Gli antichi astronautiTratto da Il Manifesto del 31 dicembre 2002. Di Marco D'Eramo.Vero o falso che sia, l'annuncio della nascita di Eva, la prima clone della storia umana, ha procurato gratis una fantastica campagna pubblicitaria alla setta dei raeliti, al suo fondatore «Rael» e alla loro fede che l'umanità sia stata creata per clonazione 25.000 anni fa da extraterrestri provenienti dallo spazio profondo. È certo che in breve i raeliti e la loro cosmogonia torneranno nel sottobosco delle superstizioni da cui la storia della clonazione li ha sottratti per un breve istante, per portarli sotto le effimere luci della ribalta («nella sua vita ognuno di noi sarà stato famoso per un quarto d'ora», Andy Warhol dixit). Ma la prevedibile caducità della loro fama non ci deve far dimenticare la tendenza sottostante, ben più duratura, e cioè che credenze come quelle raelite si ripresentano saltuariamente, ma con straordinaria costanza, nella storia della cultura moderna occidentale, come se questo corpus di credenze costituisse un possente fiume di lava che solo di tanto in tanto si manifesta con eruzioni in superficie. Ma riepiloghiamo un po' meglio la dottrina raelita, che il 13 settembre 1973 fu «rivelata» all'ex cantante e giornalista francese - allora ventisettenne editore di una piccola rivista di automobili - Claude Vorilhon mentre camminava sulle montagne vulcaniche del Massiccio centrale: qui da un disco volante scese un extraterrestre umanoide dal colorito olivastro, occhi a mandorla, lunghi capelli neri, alto un metro e venti. Per i successivi sei giorni Vorilhon conversò con l'alieno che gli dette il nome di Rael e gli spiegò che gli uomini erano stati creati in laboratorio 25.000 anni fa dagli Elohim (termine plurale che nella Bibbia indica Dio ma che Rael traduce come «coloro che sono venuti dal cielo»). Missione di Rael da allora è diffondere i «messaggi» degli Elohim e raccogliere fondi per costruire un'ambasciata, possibilmente a Gerusalemme, per accoglierli nel 2035. Il raelismo è quindi una variante della dottrina degli Antichi Astronauti evocata all'inizio di 2001, Odissea nello spazio. Della setta raelità vanno sottolineati tre elementi. Il primo è il materialismo scientista, che anzi fa della scienza una religione, per cui la clonazione è solo il primo passo verso la vita eterna (una volta la fecondazione in vitro faceva scandalizzare i moralisti, dice Vorilhon, ora è politically correct). Per i raeliti, il passo successivo sarà la clonazione con crescita accelerata che permetterà di trasferire in un corpo adulto tutta la propria personalità e i propri ricordi. La vita eterna qui è la versione materialista della trasmigrazione delle anime. Il secondo elemento è che il raelismo «ha per base l'amore, la ricerca del piacere, una totale libertà, di pensiero e sessuale; è fondamentalmente individualista, ateo» (Le Monde). Il terzo elemento è che, come altri gruppi religiosi, si rivela capace di attrarre scienziati usciti da ottime università. Brigitte Boisselier, 46 anni, che dice di aver eseguito la clonazione, ha un dottorato di ricerca francese e uno americano in chimica analitica e ha studiato management all'Insead. Appena subito dopo l'annuncio della nascita di Eva, un giornalista, Michael Guillen, si è candidato per verificare la veridicità della clonazione. Guillen è un tipico esempio del tipo di persone che troviamo coinvolte in queste cosmogonie extraterrestri: ha ottenuto a Cornell University un dottorato in fisica teorica, matematica e astronomia, ha insegnato fisica del primo biennio a Harvard, ha ricevuto un premio Emmy come giornalista scientifico, è stato responsabile per le notizie scientifiche della rete tv Abc. Nello stesso tempo, ha prodotto per l'appuntamento mattutino di «Good Morning America» una serie di trasmissioni intitolata «Illusione o frontiera - la scienza al limite» in cui suggeriva che ci potrebbe essere una base scientifica per l'astrologia, i poteri extrasensoriali e la telecinesi (muovere oggetti con il pensiero). C'è sempre uno scienziato pronto a scivolare nel paranormale, o qualche ciarlatano pronto a usare pseudoscienza per convincere i creduloni. Ora, la chiave per inquadrare tutti gli elementi del raelismo è la data della rivelazione, il 1973, perché ci ricorda che gli anni `60 furono non solo il decennio del movimento studentesco, del movimento per i diritti civili in America, delle indipendenze africane, ma furono anche l'epoca della liberazione sessuale - in cui si diffusero le teorie alla Wilhem Reich con i suoi orgoni -, e in cui esplose «l'epidemia» degli Antichi Astronauti (2001, Odissea nello spazio è del 1968). Perciò con la sua variante della teoria degli Antichi Astronauti e con il messaggio di libero amore e ricerca del piacere, Vorhillon è, a modo suo, un tipico esponente degli anni '60. Non dimentichiamo infatti che uno degli eroi della contestazione di allora, Malcolm X, sostenne con tutta serietà la teoria cosmogonica della Nation of Islam per cui l'umanità era in origine nera e la razza dei «diavoli bianchi» sarebbe stata creata per selezione genetica 6.000 anni fa da uno scienziato incattivito, Yakub. Come si vede, anche in Malcolm X troviamo quel miscuglio di scientismo e affabulazione che tanto spesso riaffiora. Ma soprattutto gli anni `60 furono l'epoca d'oro della corsa spaziale: Yuri Gagarin compì il primo volo orbitale nel 1961 e nel 1969 avveniva il primo sbarco sulla Luna (l'ultimo sarebbe avvenuto nel dicembre 1972, un anno prima delle «rivelazioni» a Vorilhon). Non stupisce così se negli anni `60 compaiono in Francia, Italia e Svizzera, libri che - con qualche piccola differenza - propagandano la teoria degli Antichi astronauti, cioè di astronauti extraterrestri che arrivano in tempi antichissimi sulla terra e, con inseminazione artificiale, provocano una mutazione nei primati umanoidi facendoli diventare umani. I primi in ordine cronologico furono i francesi Louis Pauwels e Jacques Berger, che nel `61 pubblicarono da Gallimard Le Matin des magiciens che ebbero un successo strepitoso, tanto che, per continuare a diffonderne i temi, Pauwels decise di fondare nell'ottobre 1961 una rivista, Planète, che ebbe un successo immediato, fino a vendere più di 100.000 copie: nel 1963 apparvero Planeta in America Latina e Spagna, Pianeta in Italia, Bres-Planet in Olanda. In Le Matin des Magiciens, la teoria degli Antichi astronauti occupava un ruolo secondario, ma il libro conteneva già tutti gli esempi che poi si ripeteranno stucchevoli come dimostrazioni che extraterrestri hanno visitato la terra: le grandi statue dell'Isola di Pasqua, le rovine andine di Tihauanaco, il blocco monolitico di Baalbeck in Libano, la piramide di Cheope con i suoi significati astronomici, e così via. Tutti temi che saranno ripresi nel 1963 dall'ex impiegato delle poste Robert Charroux, nella sua Histoire inconnue des hommes depuis cent mille ans (Laffont), la prima formulazione completa della teoria degli Antichi astronauti, che sarà poi diffusa in Italia l'anno dopo da Peter Kolosimo (i cui libri sarebbero stati tradotti in inglese e francese negli anni `70) in Terra senza tempo (Sugar editore). Ma il delirio avrebbe raggiunto il suo apice nel 1968: mentre noi leggevamo Herbert Marcuse, milioni di lettori si appassionavano a Erinnerungen an die Zukunft (Econ-Verlag) di Erich von Däniken, subito tradotto in francese, inglese, spagnolo. Nei soli Stati uniti, già nel 1974 Ricordi dal futuro erano giunti alla 44esima edizione con 5 milioni di copie vendute. Il libro fu tradotto in turco, in tre lingue indiane; edizioni pirata apparvero in Iran. Complessivamente, fra il 1968 e il 1997, Däniken afferma di aver venduto più di 54 milioni di copie dei suoi 20 libri. Né si contano gli scrittori che hanno ripreso le sue idee. Ma l'aspetto più interessante di tutta la faccenda è che a sua volta la teoria degli Antichi Astronauti costituisce la riemersione, negli anni `60 di un altro fiume concettuale sotterraneo ben più corposo e con incredibili ramificazioni nella società moderna. Un fiume che trova la sua sorgente in una riunione, il 7 settembre 1875, in un bislacco appartamento newyorkese di proprietà di un'emigrata russa, mostruosamente obesa, di una bruttezza eccezionale, gran bestemmiatrice, Pietrovna Blavatsky e del suo casto partner, l'avvocato Henry Steele Olcott. Fu in quell'occasione che i presenti decisero di fondare la Società Teosofica. Appena decise di trasferire la sua sede in India, la Società conobbe una diffusione internazionale fulminea: nel 1885 erano già state fondate 121 logge. Della società furono membri Thomas Edison e, più tardi, il nobel per la chimica William Crookes, e Henry Wallace, vicepresidente di Franklin D. Roosevelt. Ed è noto che le dottrine della società teosofica influirono sullo psicanalista Karl Jung, su Rudolf Steiner, su Gandhi (nel 1967 per ringraziare la società della sua opera Sri Lanka stampò un francobollo con l'immagine di Olcott), sui pittori Piet Mondrian e Vassily Kandisky, sugli scrittori James Joyce, Aldous Huxley e William Butler. Moltissimi dei temi della teoria degli Antichi Astronauti sono ripresi dalle dottrine teosofiche, che sono a loro volta un assemblaggio sincretico di fonti tra le più disparate, dai testi indiani alle teorie gnostiche. La storia di questa tradizione culturale sotterranea che scorre sotto la cultura ufficiale è stata raccontata da un bellissimo libro (ma se fosse un po' asciugato non gli farebbe male) edito da Flammarion nel 1999: Des hommes, des dieux et des extratrerrestres. Etnologie d'une croyance moderne, di Wiktor Stoczowki. Guarda in che meandri se ti metti a scavare su un bislacco come Rael! |