Scienza, Illusione e Libertàdi © L. KramerTratto dal sito del Wellspring Retreat and Resource Center [*] Traduzione in italiano a cura di Alessia Guidi. Sono cresciuta in uno dei gruppi di Mind Science e ho passato i primi trent'anni della mia vita credendo che il mondo materiale fosse un'illusione. Secondo questa religione la creazione di Dio è spirituale e non materiale. Quando una persona capisce l'irrealtà del peccato, della malattia e della morte, e del suo stesso corpo materiale allora l'esperienza riflette questa comprensione sotto forma di guarigione, e nel vincere gli ostacoli evidenti della vita. Questo mi è stato insegnato fin dalla nascita e ho sentito parlare di molte guarigioni, così pensavo che mi avessero insegnato la verità. Me ne sono andata quando ho realizzato che la dottrina del gruppo contraddice la Bibbia, che al contrario afferma di illuminare. Oltre ai problemi dottrinali, la tragedia del mio gruppo è che nega alle persone la loro fondamentale umanità. Ai membri viene insegnato a interpretare la realtà attraverso i loro filtri religiosi, e a negare dolore e malattia. Sono un gruppo affettuoso, ma la maggioranza non riesce ad aver cura di sé stessa o degli altri ad un vero livello umano, perché non riescono a riconoscere che i loro problemi sono reali. Questa negazione è particolarmente dannosa per i bambini, perché i bambini hanno istintivamente bisogno di avere conferma del loro dolore o dei loro sentimenti. I bambini del mio gruppo possono essere consolati quando sono ammalati, ma la vera e viscerale cura e conferma di cui hanno bisogno va persa quando i genitori dicono affettuosamente che la loro malattia non è reale. Dopo aver lasciato il gruppo iniziai ad esaminare la mia vita senza i filtri religiosi. Ero cresciuta in una famiglia affettuosa, così rimasi sorpresa nello scoprirmi furiosa e profondamente ferita. Feci queste scoperte con un terapeuta sconsiderato che, nonostante mi abbia aiutata a scoprire il mio lato corrotto ed arrabbiato, non prese in considerazione la crescita spirituale che avevo vissuto dopo aver lasciato il gruppo e ridefinì la mia rigidità come manipolazione e istinto animale. Lo abbandonai dopo undici mesi di sedute quattro volte la settimana. Un altro assistente mi aiutò a raccogliere i pezzi e a stabilizzarmi. La cura dei figli e una nuova gravidanza mi fecero accantonare il problema per qualche anno. Dieci anni dopo aver lasciato il gruppo ero ancora disturbata da crisi periodiche che sembravano ad esso collegate. Avvenivano di solito quando illustravo le sue credenze, o quando sentivo cose negative sul gruppo o sulla sua leader. La crisi più recente mi è costata mesi di ansia sempre crescente. In quel periodo lessi un libro che mi fece sospettare di stare soffrendo di danno da setta, e non semplicemente di nostalgia per la mia vecchia religione. Sentii disperatamente il bisogno di parlare con qualcuno che capisse le sette. La mia ricerca mi condusse al Wellspring. Per risolvere il problema avevo bisogno di informazioni, sostegno emotivo e un luogo privato in cui sentirmi al sicuro e poter sfogare la mia rabbia, e affrontare alcuni argomenti molto dolorosi e di cui avevo paura. Wellspring si è dimostrato ciò di cui avevo bisogno. Il suo programma mi ha aiutata a capire gli aspetti settari del mio gruppo, e come mi avessero influenzato. I seminari di Ron su emozioni ed interazioni personali sono stati fondamentali per aiutarmi a comprendere ed elaborare i miei problemi. Sia Paul che Ron mi hanno pazientemente ascoltata mentre davo sfogo ad ore di rabbia e dolore confusi, prima di iniziare, alla fine, ad affrontarli. Vivere con altre vittime di setta mi ha dato la possibilità di ascoltare le loro storie e di dividere con loro le mie, acquisendo così una prospettiva migliore delle mie esperienze. Uno degli argomenti che più mi creavano problemi e che avevo bisogno di chiarire era se il mio gruppo potesse legittimamente essere chiamato “setta”. Fino ad ora non è stato riconosciuto come tale da un punto di vista laico a causa della sottigliezza dei suoi metodi. È difficile immaginare la ginnastica mentale e la sofferenza che si vivono in questo gruppo a meno di non averci vissuto, e pochi dei suoi ex membri parlano pubblicamente. Dopo aver conosciuto me e la mia storia Paul e Ron hanno deciso che il mio gruppo è realmente settario, ma opera senza molti degli evidenti sistemi di controllo usati dalla maggioranza degli altri gruppi. Li ringrazio per essermi stati ad ascoltare così attentamente. Sono riluttanti ad etichettare come “setta” un gruppo, a meno che questi non corrisponda a criteri molto chiari. La mia prima permanenza di due settimane al Wellspring mi aprì un mondo nuovo, fornendomi quelle cure, informazioni e assistenza di cui avevo bisogno. Ma si trattò solo dell'inizio del mio processo di guarigione. Dopo aver lasciato Wellspring scrissi un saggio che descriveva il mio gruppo, le sue forme di controllo e il danno emotivo che può causare. Pensavo che scriverne avrebbe potuto far capire la mia esperienza, ma invece che farmi sentire meglio scatenò una tremenda lotta interna. La causa scatenante delle mie difficoltà risultò essere l'integrazione tra l'adulta che sono ora e la parte infantile di me che è cresciuta all'interno dei limiti emotivi del mio gruppo. Privata della cura a livello viscerale di cui avevo bisogno, una piccola parte della bambina che è in me si era staccata dal resto della mia personalità. Quella parte era rimasta congelata nel tempo, e richiedeva dolorosamente nutrimento. Come membro del gruppo non ho mai imparato a soddisfare i miei bisogni profondamente umani, così quella bambina che era in me non sapeva dove e a chi rivolgersi per avere conforto. Inconsciamente odiavo quella parte di me per tutto il dolore che mi aveva causato nel corso degli anni. A complicare la faccenda quella parte di me era ancora emotivamente attaccata alla setta, e leale alla sua leader. Era una piccola parte della mia identità che si era formata nell'ambito della cultura e del credo del gruppo, e rinunciare all'ideologia del gruppo, per quella parte di me, veniva vissuto come una minaccia alla mia esistenza. Tutto questo spiega le crisi che continuavo ad avere. Raccontare alla gente del mio gruppo scatenava un processo di sofferenza, pur se contenta di esserne uscita. Parlare contro il gruppo scatenava profonde insicurezze e una lotta interiore, e sentivo come se una parte di me stesse cercando di zittire l'altra. Queste crisi erano l'espressione del dolore, della paura e del bisogno disperato per quel nutrimento viscerale che non avevo ricevuto da bambina. Dopo cinque settimane dalla stesura del mio saggio tornai nuovamente a Wellspring e impiegai giorni per scoprire la gravità dei conflitti che avevo dentro. Il mio compito allora divenne quello di cessare i conflitti trovando un modo per confortare e integrare la bambina confusa che era parte di me con il resto della mia personalità. Ero di nuovo in crisi, e Paul insistette affinché trovassi un assistente nella mia zona. Mi suggerì un'assistente cristiana a sua volta cresciuta in una setta, e proseguimmo insieme il lavoro. Ricercare quella parte confusa di me non fu facile. Significava imparare ad amare e capire quella piccola parte che non era mai cresciuta. Trovai di aiuto chiamarla “lei” piuttosto che “essa” o “quella parte di me”. Può sembrare confuso, ma non dimenticate che ero stata cresciuta con l'idea che il mio corpo materiale non era reale. Avevo bisogno di capire me stessa in termini semplici, concreti ed emotivi piuttosto che strettamente intellettuali. Gli strumenti appresi al Wellspring furono di grande aiuto nel processo per raggiungere e comprendere quella parte infantile di me. Usando quegli strumenti raggiunsi un gradino fondamentale il momento in cui “la bambina” rinunciò alla sua lealtà alla leader del gruppo, dopo aver letto le memorie di uno dei suoi seguaci più fedeli (Siccome l'autore giustificava lo stile e il comportamento autoritario della leader alla luce dei suoi stessi insegnamenti, ella emerse per quel che era dall'immagine infantile che ne avevo, e la lealtà nei suoi riguardi scomparve). Raggiunsi un altro traguardo importante quando cercai davvero di sentire e venire incontro ai miei bisogni infantili invece di dare per scontato che li capivo. Quando veramente iniziai ad ascoltare i “suoi” bisogni – i miei bisogni – iniziò un periodo meraviglioso di auto-cura e il processo di integrazione sembrò andare avanti bene. Poi si interruppe. Divenne chiaro che avevo bisogno di tornare nuovamente a Wellspring. Aspettai parecchie settimane prima di decidermi per il viaggio, e nel frattempo un problema importante iniziò a delinearsi in forma di incubi e ansia tremenda. La parte infantile di me temeva di guarire. Aveva lasciato perdere la leader della setta, ma la sua identità era ancora legata al culto. Pensava che avrebbe cessato di esistere se lasciava perdere anche la visione di realtà del gruppo, così il processo di guarigione stava di fatto diventando una minaccia per la sua vita. In altre parole, dopo tutto quel che avevo appreso e che avevo passato dopo essermi liberata dal mio gruppo, c'era ancora quella parte infantile di me che aveva bisogno di “assistenza d'uscita”. Dovevo superare questa barriera prima di poter operare ogni ulteriore integrazione. Il compito sembrava immane a causa dello strisciante terrore interiore e dell'ansia che stava iniziando a consumarmi. Non riuscivo nemmeno a provarci nella complessità della mia vita domestica, avevo bisogno della privacy e del sostegno di Wellspring per superare ciò che sapevo sarebbe stata una grossa prova fisica ed emotiva. In tre giorni di permanenza a Wellspring scoprii un nuovo livello di comunicazione con me stessa. Poi, a distanza di undici anni da che avevo lasciato la setta, la parte infantile di me lasciò andare le sue vecchie credenze e dichiarò la propria indipendenza. Sono passati alcuni mesi dalla mia terza visita a Wellspring. Sto ancora guarendo e lavorando su alcuni altri problemi con la mia assistente locale, ma per la prima volta nella vita sono veramente fuori dalla setta. Il processo di integrazione si sta dimostrando molto più facile adesso che sia la bambina che me stessa sono fuori dal gruppo. Le parole non sono sufficienti per esprimere la gratitudine che provo per ciò che Wellspring ha fatto per me. Ho lottato dieci anni dopo essere uscita dal mio gruppo. Poi le persone di Wellspring mi hanno dato compagnia e gli strumenti necessari per capire il mio passato enormemente confuso. Paul e Ron mi hanno ascoltata pazientemente mentre elaboravo il tremendo dolore e la rabbia per ciò che il sistema di credenze del gruppo avevano fatto a me e agli altri. Poi mi hanno aiutata a trovare quella vittima della setta persa dentro di me, e a liberare anche lei. Quando ho chiarito che volevo parlare delle mie cose spirituali, le hanno liberamente condivise con me e mi hanno aiutata ad affrontare parte del bagaglio spirituale che mi era rimasto del gruppo. Quando diventavo troppo dipendente da loro a livello emotivo, istituivano confini per fare in modo che quella parte interiore di me tendesse verso me stessa e non verso di loro. Si sono davvero preoccupati per il mio benessere. Una cosa mi è chiara. Dio opera attraverso quella gente, e in quel luogo. L'ho visto accadere più volte, sia per quanto riguarda la mia vita che quella di altri. Ed è una delle ragioni per cui amo tanto quel posto. Ringrazio Dio per avermi condotta a Wellspring. Un interessante articolo scritto dai Dott. Paul R. Martin, Lawrence A. Pile, Ron Burks, e Stephen D. Martin, che operano al Wellspring, è "Vincere la schiavitù della rivittimizzazione: una difesa logico/empirica della riforma del pensiero", lettura particolarmente utile a chi ritiene che «gli ambienti anti-sette» siano popolati solamente da "senza Dio" insensibili alle questioni spirituali, che avrebbero come unico scopo quello di «attaccare la religione». |