Diario della Settimana
anno v numero 9. 1-7 marzo 2000

Matrimonio misto in oriente

Di Gabriele Romagnoli

Box: Aspettando la Mercedes

 

In attesa di altre, pił globali nozze occidentali (tra Fiat e Daimler-Chrysler?) l'Avvocato si è alleato con il Reverendo Moon. Produrrą auto in Corea del Nord. Dove arriverą un'"autostrada dei Valori"…

«Un sacco di anticomunisti ha cambiato idea». (Aidan Foster-Carter, professore all'Universita' di Leeds, esperto di Corea)

Macché Daimler-Chrysler. Il nuovo alleato della Fiat è pił sorprendente, esotico e vicino a Dio. Il suo nome è Sun Myung Moon, pił conosciuto semplicemente come "il Reverendo Moon", fondatore della Chiesa dell'Unificazione, movimento religioso con milioni di fedeli nel mondo. Noto, soprattutto, per i matrimoni di massa, celebrati nello stadio di Seoul, al Madison Square Garden, per videoconferenza, via Internet, tra migliaia di coppie che s'incontrano per la prima volta al momento del sì. Nozze tra sconosciuti, che scoprono, poi, di avere molto in comune, perché il Destino non sbaglia. Un po' come accade tra il Reverendo e l'Avvocato, la strana coppia che la globalizzazione ha fatto "maritare" e che "convivrą" nel lontano porto di Nampo, Corea del Nord, dove darą alla luce tante Fiat Siena per trasportare famiglie orientali lungo l'autostrada della distensione Seoul-Pyongyang, costruita dal valente Giancarlo Elia Valori, lasciandosi alle spalle le divisioni, i risciò e il fantasma dell'anticomunismo, nel nome del mercato, della velocitą, del "divino genitale maschile" e del prodigioso numero 9, dovunque esso appaia: contachilometri, voce di bilancio, maglia di Pippo Inzaghi o calendario che si squarcia sotto il peso e la ridicola infamia dei tempi.

Ma, prima che tutto questo accada, facciamo un passo indietro e ricostruiamo la storia di questa "benedetta unione".

Passaggio a Nord (Ovest). La notizia apre pagina 16 dell'Herald Tribune, 16 febbraio. La riprenderą il Financial Times. La metterą sott'olio la stampa italiana. La notizia è che "il braccio finanziario" della Chiesa dell'Unificazione del reverendo Moon ha raggiunto un accordo per produrre automobili nella, un tempo nemica, Corea del Nord, in collaborazione con la Fiat. Lo stabilimento, con sede a Nampo, sarą operativo da aprile, la produzione vera e propria comincerą nel 2001. Sfornerą ogni anno 10 mila vetture (modello Siena), ma avrą una capacitą dieci volte superiore. La Chiesa di Moon investirą 300 milioni di dollari in cinque anni e riceverą il 70 per cento dei profitti. È il secondo pił grande investimento di una societą del Sud nella Corea del Nord.

Anche il primo (900 milioni di dollari) aveva a che fare con le auto, essendo targato Hyundai. Si trattava di un fondo per lo sviluppo del turismo, mirato alla costruzione di un parco industriale contenente, guarda caso, una fabbrica di automobili. Interrogato dall'Herald Tribune sul senso dell'operazione in un Paese dall'economia traballante e dove pochi possono permettersi un'auto, pardòn, una Siena, il direttore della produzione Fiat per Asia e Medio Oriente, Giuseppe Masci, ha risposto: «È un investimento per il futuro». Deve aver visto all'orizzonte i caselli dell'"autostrada dei Valori", su cui correrą la "Chiesa mobile dell'Unificazione" tra le due Coree. A quel punto, sì, l'affare potrą mettersi in moto. L'importante è prepararsi. Conferme caute e con qualche imbarazzo dall'ufficio relazioni esterne di corso Marconi. «I nostri manager in Asia agiscono liberamente». «Abbiamo accordi analoghi per produrre Regata in Vietnam e c'è un progetto Alfa Romeo in Thailandia». «Se non ci andavamo noi, in Nord Corea ci sarebbe andata la Renault». È la globalizzazione, bellezza. E se vi alleate con Daimler-Chrysler porterete il primo pezzo d'America alla corte di Kim Il Sung, buffo no? «Quell'accordo, per ora, non esiste». Esiste, invece, quello con il reverendo Moon. Chissą se qualcuno degli indipendenti manager Fiat in Asia ha trasmesso una relazione sulle sue attivitą prima di concludere la trattativa, chissą se qualcuno l'ha letta. In caso contrario, potrei raccontare una storia.

Tè, incenso e chitarra. L'anno era il 1996. L'uomo, un ex operaio Fiat convertitosi alla vendita di prodotti di erboristeria. La cittą, ovviamente, Torino. La via, corso Francia, un tappetone d'asfalto che comincia vicino al centro, prosegue quando Torino è gią diventata Collegno e, per quel che se ne intravede, potrebbe arrivare a Pyongyang: deve averlo disteso Valori. L'uomo, che aveva anche infilato un "san" tra nome e cognome, mi aveva invitato a conoscere la sua famiglia. La moglie orientale l'aveva incontrata il giorno del matrimonio, in uno stadio tedesco. Officiante: il Reverendo Moon. Da allora avevano vissuto felici e contenti. Prodotto due bei bambini. La casa era piena di oggetti tintinnanti. Nell'aria, incenso profumato. La sposa mi preparò un delizioso tè verde. Prese la chitarra e suonò per me melodie della sua terra natìa. Me ne andai a malincuore, rifuggendo soprattutto dal desiderio di farmi adottare. Mi frenava l'esperienza indiretta in fatto di culti. Ti conquista un giorno di dolcezza e spiritualitą. Ti seduce una notte di orge di massa. Poi, ben che vada, fai un assegno che ti svuota il conto, intestandolo a un burattinaio o, mal che vada, ti disponi in cerchio con altri fratelli, mentre il capobanda dą fuoco alla pira che spedirą tutti sul pianeta Papalla.

Questa specie mi sembrava meno pericolosa, e pił interessante. Aiutato dal massimo esperto mondiale di sette e culti, il professor Massimo Introvigne, mi addentrai nei misteri di Moon, nei rovesci della sua vita privata e delle sue attivitą finanziarie. Trovai una strana passione per l'America e i riti di massa. Una difficoltą a individuare un erede decente. La presenza di molte serpi in seno. Una fase finale piuttosto confusa. Quest'uomo, pensai, ricorda qualcuno. «Ma capirlo, ultimamente, è diventato un rompicapo», avvertì Introvigne.

La suocera è peggio morta. Moon fondò la sua Chiesa nel 1954. Dopo 40 anni, il 1° maggio del 1994, ne chiuse i battenti, dichiarando esaurito un ciclo e dissolvendola nella Famiglia. Una mossa gattopardesca: tutto era come prima, niente era uguale. Dopo anni di trionfi e nozze di massa in Oriente e Nord America, Moon cercava di rivitalizzarsi, ma anche di cambiare ragione sociale per sfuggire ai creditori e al fallimento. Era cominciata nella sua esistenza una nuova fase, spirituale e finanziaria. Erano arrivati gli angeli dell'aldilą e un laureato da Harvard.

Le modifiche dottrinali sono quelle dove maggiormente è apparsa la confusione che, sotto questo cielo, domina anche la mente degli "eletti". Avvicinandosi alla soglia degli ottant'anni e presagendo imminente la fine, Moon, anziché fare il passo verso l'aldilą, ha attirato l'aldilą a sé, con effetti per lo pił grotteschi. Molti uomini hanno problemi con la suocera, patendone gli interventi indebiti. Ma quando la signora è viva. Moon è l'unico essere umano tiranneggiato dalla suocera morta. Da quando è trapassata, Dae Mo Nim ("La Nonna") manda messaggi in continuazione tramite la medium Hjo Nam Kim, divenuta la vera guida spirituale del culto, organizzatrice di simposi a raffica dove diffonde il credo venuto dal paradiso. Vi partecipano, a pagamento, migliaia di discepoli e, si dice gratis, angeli e spiriti. Per i pił raffinati tra gli adepti, si propagandano convegni tenuti direttamente nell'altro mondo, a cui sovrintende il figlio di Moon, Heung Jin, deceduto in un incidente d'auto nel 1984.

Tra le pił recenti pubblicazioni della congregazione: Vita nel mondo degli spiriti sulla Terra, scritto dal maestro San Hung Lee dopo la sua morte e contenente, al capitolo cinque, le interviste dall'aldilą richieste dal Reverendo in persona. A domanda rispondono: Hitler, Lenin e Stalin. La stessa triade fu benedetta da Moon, insieme con 120 milioni di coppie, il 30 giugno 1998, aprendo formalmente i cancelli per «la liberazione dell'inferno».

Altra "liberazione" storica compiuta dal Reverendo, quella del numero 9. Nientemeno. Avvenuta con una benedizione impartita alle 9, 9 minuti e 9 secondi del 9/9/1999. Come annota stupefatto Introvigne nel suo libro di prossima pubblicazione Studies in Contemporary Religion: «Avendo Moon 79 anni il numero 9 era presente 9 volte nella circostanza e la cerimonia, nelle intenzioni, lo riscattava da Satana, restituendolo a Dio».

La forza per riuscire in una simile impresa gli veniva forse dalle potenti alleanze concluse, prima ancora di quella con l'Avvocato. Al fianco del Reverendo, durante i suoi sacramenti di massa si sono segnalati, di volta in volta: l'agitatore della Islam Nation, Louis Farrakhan, l'arcivescovo Emmanuel Milingo, l'ex vicepresidente semi-analfabeta Dan Quayle. E solo per nominare i vivi. Consensi all'esterno, ma anche contrasti interni, derivanti da due svolte improvvide di natura religiosa e politica.

Non moriremo anti-comunisti. «L'organo sessuale maschile ha natura divina». È un'affermazione condivisa in molti bar della Padania e in alcuni testi taoisti, ma che, pronunciata da un uomo sulla soglia degli ottant'anni, ha destato, pił che scalpore, incredulitą. I saggi della congregazione si sono divisi e; mentre Moon e signora cercavano conferme a Pantanal, nel loro nuovo possedimento terriero "Il Giardino Orientale della Nuova Speranza", sette milioni e mezzo di acri comperati in Brasile, si è rischiato lo scisma.

Ancor pił discussa fu, a suo tempo, la scelta che ha spianato la strada alla Fiat Siena: quella di riaprire il dialogo con il rosso Kim Il Sung, sancita da un primo colloquio del 1991. L'estrema destra sud-coreana non gliel'ha perdonato, togliendogli l'appoggio, ma il Reverendo aveva bisogno di nuovi mercati e ha preferito qualche sostenitore in meno e qualche cliente in pił. Lo richiedevano i tempi e i bilanci. La Tongil, la holding che rappresentava il braccio finanziario della chiesa, era sull'orlo del fallimento. Nonostante tutto. Nonostante avesse il monopolio mondiale del commercio di ginseng. Nonostante il ruolo di leader nell'industria pesante e nei componenti auto in Corea del Sud. Nonostante le partecipazioni in molte societą editoriali e di comunicazione (nel portafoglio personale di Moon c'è il Washington Times). Nonostante i letti di marmo.

Precisamente. Nella storia degli accordi economici tra Italia e Moon, l'Avvocato arriva secondo. Al primo posto: i marmisti di Carrara. Succede che in Corea, per tradizione, si dorme sul pavimento. Le tradizioni, è noto a chi le sperimenta, col tempo tolgono il sonno. Per cui, le classi pił abbienti, dovendo scegliere tra spezzare il tabł o la colonna vertebrale, non hanno avuto dubbi. E vai col letto. Ma l'ipocrisia è sempre in agguato e trova compromessi di lusso: ecco allora l'idea dei letti di marmo, piattaforme che richiamano il pavimento, ma su cui posare la comoditą di un materasso. Costo medio: 10 mila dollari. Provenienza: Carrara. Importatore: la Tongil del Reverendo Moon. Non è bastato per evitare il rosso dei bilanci. E allora: via alle trattative col rosso Kim Il Sung. Via alle trattative con chiunque potesse procacciare affari: il nero Farrakhan, il pallido Quayle.

L'amico americano. L'Avvocato, la strategia delle alleanze a 360 gradi la conosce da tempo. Gli accordi con i comunisti, ex o post (pił affidabili di una destra in mano a ex cantanti da crociera) non li snobba. E se la cava anche nella gestione del business, una volta avviato, se gli riesce di tenere a bada qualche vecchio spirito che non ne vuol sapere di trapassare andare a intervistare Lenin. Moon, invece, è sempre stato un disastro, come lui stesso ha riconosciuto, finché non gli è venuta una luminosa intuizione: far studiare i figli. Così, mentre il primogenito Hyo Jin affondava nel vortice della tossicodipendenza (come rivelato dalla ex moglie in un libro di sofferte memorie dal titolo All'ombra dei Moon), il terzogenito Hyun Jin andava a Harvard. Fino a quel momento, era andato a cavallo, arrivando a rappresentare la Corea nell'equitazione alle Olimpiadi del 1988 e del 1992. Dopo: a studiare. Curvo sui libri di economia per conquistare, nel 1998, il master in Business Administration e tornare poi a Seoul per cercare di rimettere insieme i cocci della Tongil, ormai suddivisa in una serie di "scatole coreane" tra cui la Pyongwha Motor Company, affiliata per la produzione automobilistica che ha stretto l'accordo con Fiat, insieme con la societą statale nord coreana Ryungbong.

«Ci stiamo ristrutturando», ha dichiarato, firmando orgoglioso, il Reverendo Hwan, "missionario" al Nord. Una nuova fase si accende per la congregazione. Girato il contachilomentri del tempo sul doppio 9 di fine millennio, il futuro si è annunciato con un accordo prestigioso siglato il 3 febbraio e una grande festa celebrata il 10, ottantesimo compleanno del Reverendo. Nell'occasione, per tenersi in esercizio, ha sposato qualche migliaia di fedeli e ricevuto da loro un modesto dono: un tempio, il primo della sua religione, una specie di Lingotto eretto a Chung Pyung, a immagine e somiglianza di quello del re Salomone.

Dio lo vuole. Una cerimonia semplice e toccante, che ha riaffermato i valori della Famiglia e opportunamente taciuto sulla pił riuscita incarnazione della natura divina. Ha detto il reverendo: «è volontą celeste la riunificazione tra le due Coree». Aggiungendo: «Dobbiamo trovare uno strumento d'amore che le avvicini beneficiandole entrambe». Soluzione: un'autostrada dei Valori percorsa da frotte di Siena.

«È una nuova alba», ha annunciato il suo braccio destro, reverendo Hwan, Una radiosa epoca di alleanze a 360 gradi, benedette da religioni-supermarket.

I vecchi timonieri s'inchinano alla rotta della globalizzazione e s'incontrano a metą autostrada su un letto di lussuosi compromessi. Dovrebbero vedersi davvero, l'Avvocato e il Reverendo, sontuosi e crepuscolari, patriarchi di famiglie sterminate e sfortunate, costruttori di cittą visibili e invisibili, padroni di squadre di calcio, cavalli e cavalieri, giornali pił o meno autorevoli, padroni dei Giochi, capaci di avere le Olimpiadi a Seoul e, se nevica, a Torino.

Sopravanzati, entrambi, da una nuova leva di arroganti profeti della new economy e della new age, messaggeri elettronici di un Dio degli affari che si annida nella Rete. Fondatori di industrie che si fanno chiesa e viceversa. Profani al proprio credo, autostoppisti lungo la carretera dei valori, destinati al fulgido tramonto, chi a Villar Perosa, chi a Pantanal, dove, è l'ultima rivelazione, dovrebbero aprirsi i cancelli del Cielo. O quelli di Mirafiori. Per lasciar apparire la lucente, promessa, Fiat Siena.

 
 
Aspettando la Mercedes

L'annuncio era atteso per la fine di gennaio. Invece, silenzio. Le voci sul matrimonio tra Fiat e Daimler-Chrysler continuano ad attraversare La business community, ma restano soltanto voci. Eppure nel mondo dell'auto La globalizzazione e la corcentrazione sono strade obbligate. La Fiat, ancora leader nel mercato interno e con qualche buon punto di forza in Paesi emergenti o del Terzo Mondo, non può pensare di fare da sola. Ha raggiunto punti d'eccellenza in alcuni settori (veicoli industriali, macchine agricole, Ferrari...), ma resta debole nel cuore del suo business: la Fiat Auto. È del tutto assente, per esempio, dalle ricerche sul motore "a cella di combustibile", il motore del futuro, non inquinante e a basso consumo di benzina. Dunque un'intesa tra Fiat e Daimler-Chrysler (l'azienda, a guida tedesca, che ha unito la statunitense Chrysler e La tedesca Daimler-Mercedes-Benz) avrebbe anche una logica industriale, poiché metterebbe insieme gamme di prodotti complementari. Ma l'annuncio del matrimonio non è arrivato. Perché?

Tre le spiegazioni possibili. Prima ipotesi. La trattativa tra le due aziende potrebbe essersi arenata (come già negli anni Ottanta tra Fiat e Ford) sullo scoglio delle cariche sociali: chi dovrà occupare la poltrona di presidente? Gianni Agnelli, che non vuole passare alla storia come colui che ha venduto la Fiat agli stranieri, vorrebbe che quella poltrona fosse sua, lasciando ai partner le cariche operative.

Seconda ipotesi. La trattativa potrebbe essersi incagliata nelle secche della "Due diligence", la valutazione del valore dell'azienda realizzata, come sempre in questi casi, da advisor indipendenti. La Fiat, infatti, potrebbe valere, a conti fatti, più di quanto fosse previsto dai partner.

Terza ipotesi. L'accordo potrebbe già essere stato siglato, ma tenuto per ora riservato, con L'impegno di dare L'annuncio più avanti magari dopo le elezioni regionali italiane: la Fiat e i suoi destini, in fondo, pesano ancora molto sulla vita e sulla politica italiane. In attesa del grande accordo, resta il piccolo accordo tra la Fiat e la holding del Reverendo Moon.

 
 
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