Contro le sette religiose non servono crociate

Il Governo ticinese aderisce al «Centro intercantonale sulle credenze» che entrerà in funzione l'anno prossimo - La risposta alle domande di Donatello Poggi lasciata al Dipartimento istituzioni: l'Esecutivo non entra nel merito.

Servizio di Fabio Pontiggia, Il Corriere del Ticino, ottobre 1998

 

Prevenzione tramite informazione, ma nessuna crociata: il Dipartimento delle istituzioni intende affrontare così, in linea del resto con quanto fanno o faranno altri Cantoni, il problema delle sette religiose. La linea di condotta nei confronti di un fenomeno che in Ticino sembra ancora molto limitato è illustrata dal Dipartimento diretto da Alex Pedrazzini nella risposta a due interrogazioni presentate nel 1995 dall'ex deputato comunista Donatello Poggi.

Una risposta insolita perché non fatta propria dal Governo, come invece è la regola. Il motivo è da ricercare nella delicatezza del tema affrontato, con implicazioni che toccano le convinzioni personali e le libertà costituzionali. Approfondire il tema avrebbe richiesto tempi ancora più lunghi, con il rischio di uno scontro fra cinque visioni diverse. Di qui la scelta di lasciare a Pedrazzini la responsabilità della risposta.

Il consigliere di Stato ha convocato lunedì 19 ottobre la stampa a Palazzo, per illustrare, assieme al coordinatore del Dipartimento Giorgio Battaglioni, cosa si intende fare.

Va detto subito che di dati sulla realtà delle sette in Ticino la risposta all'interrogazione non ne fornisce. In secondo luogo il Dipartimento afferma che non si può mettere tutto in un unico calderone: vi sono sette - la maggioranza - che non costituiscono nessun pericolo ("Pericoloso - ha detto Pedrazzini - sarebbe lanciare crociate"), altre - non è detto quali - che possono essere una minaccia per singoli individui.

Concretamente, il Ticino agirà tramite il "Centro intercantonale d'informazione sulle credenze religiose", che entrerà in funzione l'anno prossimo a Ginevra come fondazione di diritto privato. Il Ticino vi ha aderito con i Cantoni romandi e Berna. Il costo (350.000 franchi annui) è assunto in gran parte dal Canton Ginevra. Il Consiglio di Stato ha dato l'adesione alla partecipazione finanziaria (alcune migliaia di franchi). Lunedì 19 ottobre è stato ribadito che alla Saceba di Morbio non vi sono stati riti satanici. Infine Scientology e i suoi adepti non beneficiano di deduzioni fiscali di nessun genere.

I Contenuti

La via maestra per affrontare il fenomeno? Informare di più e meglio i cittadini

Creare un organismo indipendente per la raccolta e la diffusione di informazioni sulla natura e sulle attività delle sette. Avere un ordine giuridico in grado di difendere le vittime dei "lavaggi di cervello". Pensare ad una formazione di base degli adolescenti in materia religiosa per dotarli di un adeguato bagaglio culturale anche nei confronti delle nuove spiritualità.

Ecco gli elementi salienti della risposta firmata da Alex Pedrazzini a nome del Dipartimento delle istituzioni, da lui diretto, alle due interrogazioni parlamentari del '95 di Donatello Poggi sul fenomeno delle «non meglio precisate sette religiose» nel nostro Cantone. Ritenendo che simili quesiti meritassero più di una «formale e succinta risposta» il Dipartimento delle istituzioni si è preso il tempo necessario per documentarsi a fondo e ha sfornato un documento di 43 pagine. Non si tratta di un censimento dei gruppi religiosi alternativi in Ticino.

Da questo punto di vista ci si limita a dire che la Polizia non ha registrato la presenza dell'Ordine del Tempio Solare nel nostro territorio. Le sette esistono anche da noi, ma, si assicura, tutte le inchieste in merito si sono concluse con decreto d'abbandono. Insomma, nonostante alcune segnalazioni apparse sui mass media, non sembra il caso di lanciare l'allarme-sette in Ticino. Il fenomeno tuttavia sembra destinato ad amplificarsi negli anni a venire ed è quindi necessario affrontarlo con strumenti adeguati fin d'ora. La risposta di Pedrazzini, dopo aver presentato una breve panoramica sul mondo della religiosità alternativa, indica alcuni criteri fondamentali per farlo. Potremmo riassumerli così: esistono gruppi settari pericolosi, ma non è vero che tutti i movimenti religiosi alternativi sono un rischio per i cittadini e per lo Stato. Non a caso la libertà di coscienza, di credenza e di culto è sancita dall'ordinamento giuridico svizzero. Alcune sette permettono persino sviluppi personali positivi dando ad esempio un senso all'esistenza di persone smarrite o disperate. D'altra parte non bisogna minimizzare gli effetti nefasti di certi gruppi. Il testo prende di mira i cosiddetti "culti distruttivi" e mette sotto accusa certi metodi di arruolamento che a poco a poco portebbero ad annullare la personalità di chi vi incappa.

Di fronte a questi scenari il Dipartimento istituzioni si chiede chi può fare qualcosa. E risponde che lo Stato, per cominciare, deve continuare a garantire le libertà fondamentali di coscienza, credenza e culto. Anche se, nell'ambito della prevenzione e repressione delle devianze settarie, in certi casi ha il dovere di ingerenza. Non nel giudicare i contenuti del credere, ma nel proibire pratiche contrarie alla legge o al buon costume.

La giustizia, dal canto suo, può combattere i fenomeni delinquenziali classici col diritto penale e quello civile, ma si trova in difficoltà nel punire abusi quali il "lavaggio di cervello". Per questo l'ordinamento giuridico dovrebbe poter tutelare anche l'integrità psichica delle persone colpendo tutto ciò che travalica i limiti dell'usuale opera di convincimento.

Quanto alla scuola, il documento lamenta un «deficit culturale che risulta da un insegnamento strettamente laico» che non assicura l'istruzione religiosa e non fa riferimento ai valori della nostra società giudeo-cristiana. Insomma, si auspica una formazione di base in materia religiosa degli adolescenti per consentire loro di fronteggiare con un sufficiente bagaglio culturale eventuali proposte settarie.

La società, poi, deve gestire il pluralismo religioso diffondendo informazioni sulla natura e sull'attività delle sette e creando organismi indipendenti per raccoglierle. Il documento ricorda che esiste già, a titolo sperimentale, un centro intercantonale di informazione sulle credenze religiose di cui fanno parte anche i rappresentanti del Ticino. Un'iniziativa nata nell'ambito di un gruppo di lavoro intercantonale promosso dal Canton Ginevra, che si avvale della collaborazione di Ticino, Friburgo, Giura, Neuchâtel, Vallese e Vaud. E le Chiese? Per combattere gli effetti nefasti di talune devianze settarie, secondo il documento, la loro collaborazione con lo Stato, nelle rispettive competenze, appare irrinunciabile.

(Carlo Silini)

 
 
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