Il Tirreno, 15 aprile 2001
Ma quanti pericoli nelle nuove religioni
Livorno. La musica martellante fa muovere il gruppo degli incappucciati. Il maestro dà il ritmo e ricorda: «Inspiro due, espiro uno. Inspiro due espiro uno». L'ossigeno assorbito in quantità sproporzionate produce uno stato di ebbrezza. Ed il corpo va via da solo. «Bravi, bravi, lasciatevi andare...».
Nell'altra sala di questo grande albergo della Versilia, si cerca l'Uomo attraverso la lettura di brani sempre uguali dal significato sconosciuto. «Leggete e ripetete. Non stancatevi». Un po' più in là si cercano invece l'Uomo e Dio grazie ad un personaggio che parla con gli extraterrestri. Ma dicono che riesca a mettersi in comunicazione anche con Gesù. Qualcun altro parla con i morti, certo meno illustri del Salvatore. Ma poco importa.
Siamo ad un maxi convegno di...Di che cosa? Difficile dirlo. Uno degli organizzatori parla con malcelata modestia, di scienze dell'Uomo. Come dire che dentro ci sta tutto. Dove il tutto va dalle discipline della New age alle religioni più nuove o che si spacciano come tali, nel senso di "nuove" e di "religioni".
E' un convegno questo. Al quale partecipa una nutrita rappresentativa da Livorno.
Già, perchè il livornese, in questi ultimi anni, ha scoperto che insieme alla vena di divertirsi e stare meglio che si può, nel suo corpo ne scorre una molto più spirituale. Quella della ricerca interiore. Ed allora ecco che sono fiorite da tempo, le scuole più singolari che si affiancano a religioni o diventano movimenti di pensiero o sette, intese non nel senso negativo ma di gruppi di persone che sono separate dalle altre.
Ma qualcuno si preoccupa di tutto questo. E' un gruppo di lavoro, Il Centro ascolto del segretariato attività ecomeniche, che opera nell'ambito della Diocesi sotto la guida di monsignor Alberto Ablondi, in via delle Galere 27. «Purtroppo in queste che noi definiamo nuove religioni finiscono
essenzialmente persone fragili, in profonda crisi. Persone che
possono essere strumentalizzate e finire molto male». Parla Laura Petreccia, una delle animatrici del gruppo, insieme a Francesco Barcia, Manuela Agarini, Rinaldo Cuppari, Rolando Baldacci. Quest'ultimo è diacono, Petreccia è membro del segretariato delle Attività ecumeniche e gli altri sono volontari della Curia o della missionarietà. A Livorno esistono rappresentanti di quasi tutti i 300 gruppi più o meno strutturati, legati alla predicazione di un leader che riunisce attorno a sè qualche decina di seguaci. «Abbiamo un proliferare di pseudo cristiani guidati da persone che dicono di parlare con Gesù; c'è chi si presenta come l'ultimo profeta e sostiene di essere il vero successore di Pietro. Poi ci sono gli anti-cristiani, sette gnostiche, satanisti, movimenti dei dischi volanti, neo templari, gruppi di magia cerimoniale, occultisti, neo sciamanesimi...».
Chi entra in questi gruppi, trova, almeno all'inizio, la risposta a tutte le proprie ansie, ai propri dubbi esistenziali. «Ha una identità precisa, si sente parte di una grande famiglia. Senza contare che la maggior parte delle persone che incontra sono veramente in buona fede». I problemi, stando alle statistiche, possono venire dopo. «In certi gruppi prima o poi viene chiesto di lavorare gratuitamente per gli altri. Costa sempre più caro accedere a livelli di conoscenza più alti. Si chiedono donazioni, di rinunciare a parte dello stipendio. Non si ragiona più con la propria testa. Allora si sfaldano le famiglie, si finisce male. Alla fine, la persona è più sola e disgregata di prima».
Ed ecco che Laura Petreccia e gli altri, si pongono come punto di appiglio per tanti disperati. «Ci basiamo sull'ascolto, sull'attesa e sull'attenzione. Sull'approfondimento ed il dialogo». Niente a che vedere, dunque, con i deprogrammatori ovvero quelle persone non di rado usate negli Stati Uniti ma anche in Europa, che intervengono su richiesta di familiari di persone finite in qualche setta e che usano tutti i mezzi, (ma proprio tutti), per riportare il congiunto sulla "retta via". Ovvero quella decisa dalla famiglia. Negli anni scorsi fu
anche arrestato un noto "deprogrammatore". Usava, in particolare sugli Hare Chrishna, un metodo infallibile, quello del cosiddetto "lavaggio del cervello" sperimentato nella guerra di Corea. In pratica, il "paziente", fosse o meno d'accordo, era sottoposto ad un trattamento tale da riportarlo a livello di un bambino di 3 anni. Con il cervello dunque "ripulito", veniva poi "riprogrammato".
Uno di questi casi è stato riprodotto in versione cinematografica da Kate Winslet
(che dopo... il "Titanic" si è ficcata in un altro brutto pasticcio in "Holy smoke") e Harvey Keitel il deprogrammatore del quale, ovviamente, si innamora: non poteva andare diversamente. Eppoi, c'è il transfert con lo psicologo che dovrebbe tirar fuori il nostro "Io", figuriamoci col deprogrammatore che il vostro "Io" lo costruisce lui... Ma qui c'è poco da scherzare. Al gruppo di Petreccia hanno
già raccolto casi disperati. Di persone sull'orlo del suicidio che erano addirittura state indotte a prostituirsi. Picchiate perchè minacciavano di andarsene. «Non possiamo naturalmente fare nomi. Né queste persone vogliono sporgere denuncia. Ma è
accaduto a Livorno. E, purtroppo, riaccadrà se non faremo qualcosa».
Per liberarmi sono stata sul punto di uccidermi
La testimonianza: Con tutto rispetto, Maria
Livonro. Ed ecco la testimonianza di una donna che ha vissuto una esperienza in una "setta" che ha sede in un quartiere popolare in città.
Sono stata avvicinata da certe persone in un momento di grande
sofferenza, ero al limite e non sapevo più cosa fare. Mi è stato detto che quella era la pratica e la medicina per guarire tutti i mali, fisici e dell'anima.
Sono stata terreno fertile per far sì che mi svuotassero il cervello e lo riempissero con massicce dosi di convinzioni assurde e modi ancor più demenziali di risolvere e raggiungere tutti gli scopi desiderati. Sono entrata in un inferno. Dopo anni ho perso completamente l'identità. Non sapevo più chi ero e non riconoscevo
più in me i valori ed i principi morali che avevo prima. Mi sentivo ingabbiata in qualcosa di grande e non riuscivo a venirne fuori. Il mio dolore era insopportabile.
Purtroppo quando entri in certe situazioni non è facile uscirne perchè c'è sempre qualcuno che ti minaccia psicologicamente. Ho pensato anche al suicidio per liberarmi. Non sono però riusciti a distruggere il mio innato senso di libertà.
Quando il grado della sofferenza si è fatto più grande di quando sono entrata nel gruppo, ce l'ho fatta ad uscire attraverso un grande lavoro interiore e grande riflessione e grazie all'aiuto avuto al Centro ascolto del Segretariato. Alle persone in difficoltà dico: non cadete nelle trappole di certe pseudo religioni. Spesso si approfittano della disperazione e del dolore usando certe pratiche per i loro scopi.