Regole per il mercato delle fediDi Francesco Antonioli, L'Avvenire, 7 ottobre 1999Lo Stato laico davanti ai sempre più numerosi gruppi che chiedono riconoscimento e tutela: quali criteri per classificare le aggregazioni religiose? Come tutelarsi da truffe e pericolose manipolazioni? C'è voglia di legge in materia religiosa. Il mercato delle fedi si sta ampliando a dismisura, nascondendo nuovi movimenti di dubbie finalità: con un buon drappello di megalomani e squilibrati, che istigano magari al suicidio rituale di massa, oppure con raffinati truffatori in grado di vendere costosi prodotti per l'anima ai più sprovveduti. È un bene o un male pensare a strumenti giuridici in questo campo? I tribunali certo non risolvono i problemi spirituali di fine millennio, ma non può bastare una severa applicazione del codice penale? Scenari, dubbi, preoccupazioni. Se ne parlerà da domani a Roma, al convegno internazionale «Libertà religiosa e ordinamenti democratici. Criteri per una legislazione», organizzato dal Gris, il Gruppo di ricerca e di informazione sulle sette, dalla Lumsa, la Libera Università Maria Santissima Assunta e dall'Angelicum, la Pontificia Università San Tommaso d'Aquino. Ci saranno studiosi di prim'ordine, l'arcivescovo presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, Van Thuân, e il nostro ministro degli Interni, Jervolino. Dunque è allarme? Siamo alle misure di polizia? «No», tranquillizza il giurista Giuseppe Dalla Torre, rettore della Lumsa: «Il problema è davvero più ampio, con almeno un doppio versante. Intanto esiste un certo disagio della libertà religiosa nel mondo occidentale: gli Stati tendono a dare sempre minor rilevanza sociale alle espressioni di fede, relegandole nella sfera privata. E poi, non va dimenticato, vi è un fiorire di nuovi movimenti religiosi - sètte è un termine improprio - che preoccupa. Nel giugno scorso una risoluzione del Consiglio d'Europa ha invitato a un monitoraggio vigile, a un'opera di informazione». Già, ma può uno Stato moderno, laico, legiferare decidendo che cos'è o non è religione? «È vero» risponde Dalla Torre: «ma il punto, e cercheremo di farlo al nostro convegno, sta nel trovare un equilibrio tra i paradigmi della libertà religiosa, piena, effettiva, e quei limiti legittimi che si possono porre all'esercizio dell'attività religiosa, se questa - beninteso - contrasta con i diritti fondamentali della persona. Pensiamo, per esempio, ai casi gravi di mutilazione sessuale o di circonvenzione dei più deboli e indifesi». Interviene Giuseppe Ferrari, segretario nazionale del Gris: «Poche storie» dice con la sua consueta concretezza: «le minoranze religiose vanno sempre tutelate, ci mancherebbe. Ma oltre ai diritti debbono essere previsti anche dei doveri». In Italia, senza considerare la Chiesa cattolica, - come analiticamente riportato nell'elenco qui sopra, fornito dalla Direzione generale degli Affari dei culti del Ministero dell'Interno, ndr - l'attuale situazione "di legge" è di sei confessioni religiose che hanno ottenuto l'intesa con lo Stato (il che significa, per esempio la possibilità di chiedere ai contribuenti la libera destinazione dell'otto per mille dell'Irpef) e di ben trentadue dotate di personalità giuridica. Un riconoscimento appetibile quest'ultimo? «Consente vantaggi patrimoniali e detrazioni fiscali» risponde Dalla Torre, «che certo diventano interessanti se si ammantano di religioso attività invece marcatamente commerciali...». «Il problema» incalza Ferrari «è che vi sono realtà che intendono accedere alla personalità giuridica con Statuti apparentemente tranquilli. In realtà, e questo accade soprattutto nella galassia della New Age, nascondono spaventosi rituali, con il culto della personalità di leader che si credono capaci di illuminare l'intera umanità. Che si fa? Uno Stato, una società civile, non hanno forse il dovere di vigilare, di porre degli argini per non trovarsi poi di fronte ad assurde sciagure?». Nel nostro Paese vige una vecchia normativa del 1929 sui cosiddetti "culti ammessi". Alla Camera giace un disegno di legge (il numero 3947; lo si trova facilmente su Internet all'indirizzo www.camera.it) presentato nel 1997 per iniziativa dell'allora Governo Prodi. Quarantuno articoli, attualmente bloccati in Commissione affari costituzionali, che prevedono tra l'altro la deduzione fiscale delle offerte liberali alle confessioni religiose con personalità giuridica (leggi meno soldi nelle casse del Fisco). Al convegno è annunciata la presenza del relatore, il diessino Maselli. «Questo progetto» continua Dalla Torre «è auspicabile, in quanto tradurrebbe in legge ordinaria i principi previsti dalla Costituzione. Ma vanno chiariti bene i "criteri" di valutazione dei gruppi. E questo è un aspetto che intendiamo approfondire: lo Stato non può basarsi solo sulla loro autoqualificazione». Le "leggi speciali", comunque sia, non sembrano particolarmente efficaci: in Francia hanno avuto anche un "effetto boomerang" in area cattolica. «Qui non si tratta di "leggi speciali"» ribatte Ferrari, «che evocano provvedimenti coercitivi. È solo questione di equità. Se una normativa, sulla libertà di coscienza e di religione, è giusta, non crea guai a nessuno». Il sociologo Franco Garelli, tra gli esperti che domani si confronteranno alla Lumsa: «Criteri? Dal mio punto di vista è presto detto. Per definire un gruppo o una aggregazione "religiosa" debbono coesistere almeno quattro dimensioni. La credenza: in un essere alto, superiore all'uomo; in secondo luogo l'appartenenza; quindi il rituale e l'organizzazione. È più delicato, invece, l'aspetto del riconoscimento sociale di una aggregazione. Su questo punto ci si deve mettere d'accordo, discutere, valutare. È terreno delicato». Riguarda più la spiritualità o il diritto? «Siamo in un'arena competitiva anche per la fede» conclude Garelli. «Però non interpreterei questa stagione solo come l'affanno delle religioni tradizionali che perdono fedeli. La secolarizzazione, nel lungo periodo, colpisce anche i nuovi movimenti religiosi, soprattutto se hanno un progetto impegnativo». Nota di Alessia: Interessanti commenti a firma della Dott.sa Raffaella Di Marzio sullo svolgimento e la concretezza dei lavori del convegno sono reperibili sul sito del GRIS Roma. |