Dieci Comandamenti di DioGruppo religioso ugandese si dà alla morte in un immane rogo. Ancora non quantificato il numero delle vittime. Breve rassegna stampa in continuo aggiornamento, a cura di Alessia Guidi e degli amici che la mantengono aggiornata. Grazie.
(c) per le foto: Africanews
Si sono lasciati bruciare vivi in un tempio - Suicidio di massa in Uganda: 230 morti
Potrebbero essere 230 i morti nel suicidio di massa avvenuto ieri in Uganda, dove gli adepti di una setta si sono lasciati bruciare vivi all'interno del loro tempio.
Il leader della misteriosa setta, chiamata dei "Dieci Comandamenti di Dio", aveva detto, ai suoi seguaci di disfarsi di tutte le loro proprietà terrene per poi seguirlo nel tempio di Kanungu.
La polizia ugandese ha reso noto che il suicidio di massa è avvenuto la sera di venerdì 17 a Kanungu, villaggio della provincia meridionale di Rukingeri situato a 320 chilometri dalla capitale Kampala. I seguaci dei
Dieci Comandamenti di Dio si sono riuniti nella loro chiesetta, hanno celebrato una messa con lettura di testi sull'Apocalisse e hanno appiccato il fuoco. Sono morti divorati dalle fiamme cantando inni sacri.
Fondata nel 1994 dal predicatore Joseph Kabitere, la setta aveva ottenuto nel 1997 il riconoscimento come organizzazione non governativa dalle autorità di Kampala [*].
Mancano altri particolari. Quello di ieri sembra essere il più grave suicidio di massa degli ultimi 25 anni, dopo quello avvenuto nel 1978 in Guyana, quando oltre 900 persone si diedero la morte con una pozione a base di cianuro.
Lo scorso settembre, le autorità ugandesi avevano ordinato lo scioglimento di un'altra setta che si faceva chiamare "Ultimo avvertimento". I suoi leader erano stati accusati di vari reati tra cui il sequestro di persona e lo stupro.
Suicidio di massa in Uganda: si danno fuoco più di 100 adepti di una setta
Kampala, 18 marzo - Più di cento adepti di una setta ugandese si sono dati fuoco in un suicidio rituale di massa. Lo ha detto oggi la polizia. I seguaci della setta «Dieci comandamenti di Dio» si sono radunati ieri in
una chiesa a 320 chilometri a sudovest di Kampala e si sono dati fuoco dopo varie ore di canti e preghiere. Un portavoce della polizia ha precisato alla Reuters che ci sono indicazioni diverse sul numero delle vittime, che
oscilla a quanto si sa tra 100 e 230.
La polizia ha aggiunto che il leader della misteriosa setta, aveva detto ai suoi seguaci di disfarsi di tutte le proprietà terrene prima di seguirlo nel tempio di Kanungu. Mancano per ora altri particolari. Quello di ieri
sembra comunque essere il più grave suicidio di massa degli ultimi 5 anni, dopo quello avvenuto nel 1978 in Guyana, quando oltre 900 persone si diedero la morte con una pozione a base di cianuro. Lo scorso settembre, le autorità ugandesi avevano ordinato lo scioglimento di un'altra setta che si faceva chiamare "Ultimo avvertimento". I suoi leader erano stati accusati di vari reati tra cui il sequestro di persona e lo stupro.
La cifra è ancora imprecisata, si sa che gli arsi vivi erano membri della setta "I 10 comandamenti di Dio"
Kampala - Il loro leader li aveva avvertiti nei giorni scorsi: «Vendete i vostri possedimenti e preparatevi ad andare in paradiso». E ieri ha mantenuto la seconda parte di quell'avvertimento, convincendo un numero imprecisato ma molto alto - almeno 235 persone - di adepti della sua setta a darsi fuoco, in un macabro suicidio collettivo. Così, dopo essersi radunati in una chiesa nel villaggio di Kanungu a 320 chilometri a sudovest di Kampala e dopo varie ore di canti e preghiere, i seguaci della setta "Dieci comandamenti di Dio" si sono tolti la vita. Fondata nel 1994 dal predicatore Joseph Kabitere, la setta aveva ottenuto nel 1997 il riconoscimento come organizzazione non governativa dalle autorità ugandesi [*].
Le sette apocalittiche o più genericamente ultrareligiose non sono una novità per lo stato africano. A settembre dell'anno scorso erano stati infatti arrestati e rinchiusi in un campo di raccolta centinaia di membri della "Chiesa del messaggio dell'ultimo ammonimento" il cui leader aveva inizialmente predetto la fine del mondo per il giugno scorso, aggiornandola poi a quest'anno, in data da definirsi.
Il portavoce della polizia, Eric Naigambi, aveva precisato allora che circa un migliaio di seguaci erano stati arrestati nei pressi della cittadina di Luwero, dove avevano allestito un campo dopo aver venduto tutti i loro beni e donato i proventi al loro guru Wilson Busharo. Secondo la polizia, in attesa dell'Apocalisse, nel campo si praticava sesso di gruppo e sette membri della setta erano stati alla fine incriminati per violenza carnale
ai danni di ragazze minorenni, mentre altri erano stati accusati di stupro, furto e sequestro di persona.
Nel novembre del '97 le cronache si erano occupate invece di un altro movimento cristiano fondamentalista dal momento che un loro raduno alla periferia della capitale era stato bersaglio di un attentato dinamitardo che aveva ucciso tre persone, ferendone oltre trenta. Il lancio della bomba a mano fu messa in relazione a una disputa sull'utilizzazione di alcuni terreni con degli integralisti musulmani.
Il fenomeno dei suicidi collettivi tende ad intensificarsi. Ecco alcuni casi
Il fenomeno dei suicidi collettivi non è certo prerogativa ugandese e anzi, negli ultimi anni, si è assistito a un suo preoccupante intensificarsi.
Nel marzo del '97, in Canada, è stata la volta di tre donne e due uomini disposti a croce sul letto dell'abitazione di un membro del Tempio del Sole, un movimento internazionale che ritiene che la morte per suicidio rituale conduca alla rinascita in un posto chiamato "Sirio". Nel dicembre del '95 altri 16 membri della medesima setta erano stati trovati senza vita in una casa bruciata poco distante da Grenoble, sulle alpi francesi. E ancora aderenti al Tempio del Sole erano le 48 persone trovate arse vive, nell'ottobre del '94, in alcuni chalet svizzeri.
Poi c'erano stati altri casi isolati in Quebec e in Vietnam per arrivare a una vicenda che fece molto scalpore, ovvero quella dei Davidiani di Waco, Texas. Nell'aprile del '93 ben 70 fedeli del carismatico David Koresh, ex chitarrista che raccontava di essere Gesù e che predicava un mix messianico di sesso, libertà e ribellione, morirono tra le fiamme e gli spari dei reparti speciali dell'Fbi e della polizia in un cascinale dopo un assedio durato 51 giorni.
Tuttavia bisogna andare indietro sino al 1978 per trovare un suicidio di massa con più vittime di quello ugandese. In quell'anno infatti il reverendo americano Jim Jones condusse 914 proseliti a togliersi la vita a Jonestown, in Guyana, bevendo un drink letale a base di frutta e cianuro. I seguaci che si rifiutarono di bere ricevettero un colpo di pistola in testa e Jones incise sul proprio altare a Jonestown un monito che recitava minaccioso «Quelli che dimenticano il passato sono condannati a riviverlo».
Kampala (Uganda)- Almeno 235 persone di una setta religiosa che credeva nella prossima fine del mondo, il «Movimento per il ripristino dei Dieci comandamenti di Dio», sono morte in un suicidio di massa in Uganda, secondo fonti della polizia locale.
Il dramma è avvenuto venerdì sera (o giovedì sera secondo il giornale ugandese The Monitor) a Kanungu, un villaggio a 350 km dalla capitale ugandese Kampala, vicino al confine con il Congo.
I fedeli della setta si sono radunati in una chiesa del movimento e, dopo ore di canti e preghiere, si sono dati alle fiamme. Il numero delle vittime è ancora incerto, ma fonti delle autorità ugandesi parlano di 235 morti.
Secondo testimonianze locali il suicidio era stato pianificato. I membri della setta infatti da una settimana festeggiavano e digiunavano dopo aver ucciso tutto il loro bestiame. Il santone Joseph Kibweteere aveva infatti predetto la fine del mondo per lo scorso 31 dicembre ma, non essendo avvenuta, l'aveva posposta di un anno. Non è chiaro se anche il leader della setta sia tra le vittime. Tra queste vi sarebbe anche un numero imprecisato di agenti di polizia, ha confermato il portavoce della polizia Asuman Mugenyi. La setta era registrata regolarmente dal 1997 secondo le leggi ugandesi.
Se confermato, si tratterebbe del secondo più grande suicidio di massa della storia moderna dopo quello avvenuto nel 1978 in Guyana dei seguaci del reverendo americano Jim Jones: 914 persone si suicidarono avvelenandosi.
Suicidio di massa in Uganda: oltre duecento morti
Kampala, 18 marzo - Più di 200 figli dell'Apocalisse si sono immolati in un orrendo sacrificio collettivo in Uganda, lasciandosi ardere vivi nel loro tempio mentre recitavano preghiere e intonavano inni religiosi.
Il fatto, ancora tutto da decifrare, risale a venerdì ma la polizia ha atteso un giorno prima di darne notizia. Nel tempio sono stati trovati solo corpi irriconoscibili. Stando alle prime informazioni, le vittime non sono comunque meno di 100.
La tragedia è avvenuta a Kanungu, una località del distretto di Rukingiri situata a 320 chilometri a sud-ovest della capitale Kampala. Le vittime erano seguaci dei "Dieci Comandamenti di Dio", una delle numerose e misteriose sette cui il governo ha da tempo dichiarato guerra. Il gruppo era attivo nella regione da tempo. «Il suo leader aveva detto ai suoi seguaci che era arrivato il momento di disfarsi di tutte le loro proprietà terrene e di prepararsi al paradiso», ha rivelato un portavoce della polizia.
Secondo uno degli investigatori, non si può escludere che sia stato lo stesso leader della setta ad appiccare il fuoco alla chiesà dopo avervi rinchiuso gli ignari fedeli. Ma per il momento gli inquirenti privilegiano l'ipotesi del sacrificio rituale di massa, pratica che negli ultimi 25 anni ha una lunga serie di precedenti nel mondo.
Il più grave è quello avvenuto in Guyana il 19 settembre 1978, quando 912 membri del Tempio del Popolo morirono avvelenati con una pozione al cianuro. L'Uganda, una ex colonia britannica dell'Africa centro- orientale, è un paese dove l'85 per cento dei suoi 16,5 milioni di abitanti sono cristiani (44,5 pc cattolici e 39 pc protestanti). Certi riti pagani, tuttavia, continuano a sopravvivere e le sette vi proliferano. Nell'ultimo anno due gruppi para-religiosi sono stati sciolti per ordine delle autorità perchè considerati una minaccia sociale.
Lo scorso settembre, nella città di Luwero, la polizia fece irruzione in un complesso che ospitava la Chiesa dell'ultimo messaggio di avvertimento, una setta con più di mille adepti. Gli agenti liberarono sette ragazze che erano trattenute contro la loro volontà e che erano state ripetutamente stuprate.
Due mesi dopo, nella località di Ntusi, 100 agenti smantellarono un altro centro clandestino dove operava una setta guidata da una sacerdotessa non ancora ventenne che imponeva ai suoi seguaci di cibarsi solo di miele.
Le autorità di Kampala ritengono che le sette siano pericolose anche sul piano politico. Alcune sarebbero infatti fiancheggiatrici dei ribelli anti-governativi che operano suprattutto nel nord e nelle regioni sud-occidentali.
Suicidio di massa, i precedenti nel mondo
Il nuovo suicidio di massa di ieri in Uganda richiama alla memoria i sacrifici umani dei seguaci di varie sette avvenuti negli ultimi 25 anni. Ecco i principali.
Appartenevano a una setta di «figli dell'Apocalisse»
Kampala - Almeno duecentotrenta appartenenti a una setta di «Figli dell'Apocalisse» (Movimento per la Restaurazione dei Dieci Comandamenti) si sono suicidati con un rogo di massa a Kanungu, un piccolo villaggio ugandese a 320 chilometri da Kampala. I fedeli - soprattutto anziani, donne e bambini - si sono dati appuntamento venerdì mattina nella loro piccola chiesa e hanno cominciato a pregare, cantare e danzare. Poi si sono barricati bloccando le porte con grandi ceppi di legno. Quindi si sono reciprocamente cosparsi di benzina e hanno appiccato il fuoco.
L'incendio è durato tutta la notte. Il capo della setta e i suoi più stretti collaboratori non erano presenti al momento del suicidio. I «figli dell'Apocalisse» credevano alla fine del mondo, prevista per il dicembre 1999, e nelle scorse settimane erano stati convinti a vendere i loro beni. Il movimento religioso, fondato nel 1994, era stato registrato nel 1997 ma un anno dopo era stato accusato di abusi su minori e le autorità ugandesi avevano chiuso una loro scuola.
Setta suicida, i morti potrebbero essere 600
Kampala, 19 marzo - Nonostante avessero inchiodato porte e finestre prima di darsi fuoco, molti hanno tentato di fuggire. La setta era sotto inchiesta da tre anni per maltrattamenti e sequestri di ragazzi
Potrebbero essere tra i 400 e i 600 i morti provocati in Uganda dal suicido collettivo degli aderenti alla setta cristiana del «Movimento per la Restaurazione dei Dieci comandamenti di Dio», e non circa 250 come era stato riferito in un primo momento. Lo ha dichiarato oggi a Kampala il portavoce della polizia Eric Naigambi.
Il portavoce ha aggiunto che i corpi carbonizzati degli aderenti alla setta - convinti della «fine imminente del mondo» - potranno difficilmente essere identificati dai medici legali inviati nella chiesa di Kanugu, nella contea di Kinkizi (circa 320 km. a sud-ovest di Kampala), dove il suicidio collettivo si era consumato venerdì. «I corpi - ha raccontato Naigambi - giacciono uno in cima all'altro, ancora fumanti. è uno spettacolo orribile».
Prima di cospargersi di benzina, paraffina e altri prodotti infiammabili e darsi fuoco, gli aderenti alla setta avevano inchiodato porte e finestre della chiesa. Ma quando le fiamme sono divampate, in molti hanno ugualmente cercato di abbandonare l'edificio e si sono diretti verso l'entrata principale, dove sono adesso ammassati decine di cadaveri carbonizzati.
La cifra iniziale di 250 morti, si è intanto appreso, era stata avanzata ieri dalla polizia in base al numero di maschi adulti aderenti alla setta che si trovavano venerdì a Kanugu.
Gli abitanti della zona hanno però riferito che nella chiesa potevano trovarsi più di 600 persone, poiché giovedì vi era stato condotto un gran numero di donne e bambini, dopo che gli aderenti alla setta avevano visitato i villaggi circostanti per annunciare che «la Vergine Maria aveva promesso di apparire loro e di condurli in paradiso» - come ha raccontato un testimone oculare, Joseph Munyanga.
La setta era sotto inchiesta da quasi tre anni con l'accusa di maltrattamenti e sequestro di ragazzi. La circostanza emerge sulla stampa ugandese di oggi, che ricorda che nel 1998 una scuola elementare gestita dalla setta (il Movimento per la Restaurazione dei 10 comandamenti) era stata chiusa, essendo stato accertato che i fanciulli che la frequentavano, circa 300, erano malnutriti, costretti a dormire sulla nuda terra senza materassi né, ed obbligati a duri lavori. Oltre a ciò, era stato accertato che molti ragazzi erano lì senza che le loro famiglie ne fossero al corrente.
La setta, peraltro, era stata riconosciuta come organizzazione non governativa nel 1997, anche se operava - come numerose altre analoghe- dall'inizio degli anni novanta.
Non è stato ancora chiarito se i leader del gruppo suicida abbiano seguito o meno la sorte dei loro fedeli. Si tratta di Joseph Kibwetere, un oppositore politico "storico" ugandese che è stato visto l'ultima volta qualche tempo fa in un ospedale keniota vittima di problemi cardiaci, e due preti domenicani scomunicati, Dominic Kataribabo e John Kamagara. Di loro non si sa nulla, ma molti dei corpi bruciati nel tragico rogo, tra cui numerosi ragazzi, sono irriconoscibili.
Morti a centinaia nell'omicidio-suicidio di massa ugandese
Kanungu, Uganda -- Almeno 150 persone sono morte sabato a seguito dell'apparente suicidio-omicidio di massa di membri di una setta millenarista nell'Uganda sud-occidentale, hanno riferito domenica fonti della polizia.
Le autorità di governo dicono di aspettarsi che il conteggio delle vittime aumenterà, ulteriori corpi stanno venendo alla luce nella casa di preghiere dove le vittime sono perite.
«La scena è terribile» ha riferito all'Associated Press il portavoce della polizia Asuman
Mugenyi dopo essersi recato sul posto. «Di soli due o tre corpi si può dire se fossero uomini o donne, il resto non ha più forma umana». La AP riferisce che secondo Mugenyi il conteggio finale potrà superare le 400 vittime, aggiungendo che la polizia tratterà il caso sia come suicidio che come omicidio, perché sono coinvolti anche bambini. «Si tratta di entrambi, perché c'erano numerosi bambini condotti lì dai genitori» ha riferito.
Conteggio delle vittime difficile da definire
Il vice portavoce della polizia Eric Naigambi ha riferito che ci vorrà almeno una settimana per determinare l'esatto numero delle vittime. «Non sappiamo chi era dentro e chi fuori» ha detto, «i parenti delle persone che si pensano morte nel rogo continuano a dirci di non vedere tra i resti i loro famigliari, e non abbiamo ancora provato la loro identità» Naigambi ha aggiunto che porte e finestre della chiesa erano state inchiodate.
Stephen Lkwalinga, comandante regionale della polizia ugandese, ha detto alla CNN che le morti accertate a tutta domenica erano 150.
I medici hanno iniziato le autopsie domenica, ed esperti forensi sono arrivati sulla scena dalla capitale, Kampala, circa 347 chilometri a nord-est.
I membri avevano salutato tutti
La setta era chiamata "Movimento per la Restaurazione dei Dieci Comandamenti di Dio". Il suo leader, Joseph Kibweteere, predicava la fine del mondo per l'anno 2000. Per prepararsi alla fine, i seguaci avevano venduto i loro beni, avevano indossato tuniche bianche, verdi e nere e si erano recati alla chiesa.
I residenti locali hanno detto a un giornale che i membri della setta mercoledì scorso avevano fatto una festa in cui avevano consumato 70 casse di bibite e tre buoi. Il giorno seguente avevano raccolto i loro beni personali, compreso abiti, denaro, valige e materiali della chiesa, e li avevano bruciati.
Giovedì i membri della setta si erano recati nei villaggi circostanti per dire addio ai vicini, hanno raccontato domenica dei testimoni al Sunday Vision. «Sapevano che sarebbero morti il 17 marzo perché la Vergine Maria aveva promesso di apparire al campo, in mattinata, per portarli in paradiso» ha detto al giornale Anastasia Komuhanti.
Venerdì mattina i membri della setta si sono riuniti in chiesa, e dopo aver cantato e salmodiato per diverse ore hanno incendiato la chiesa, ha riferito la polizia. «La gente ha detto di aver sentito urlare, ma è finito tutto molto velocemente» ha riferito Mugenyi.
Testimoni hanno raccontato di aver sentito odore di benzina e poi un'esplosione che ha incendiato la chiesa. Un'abitante del villaggio di nome Florence ha detto che i membri della setta credevano che la chiesa fosse il luogo dove recarsi in caso di calamità. «Gli avevano detto che in un certo momento dell'anno il mondo sarebbe finito, così i leaders della chiesa l'hanno fatto succedere, e forse le persone che erano là dentro hanno creduto che fosse accaduto davvero» ha aggiunto.
Il destino del leader è sconosciuto
Non è chiaro se Kibweteere è perito nel rogo. Originariamente Kibweteere aveva predetto la fine del mondo per il 31 dicembre 1999, ma successivamente aveva spostato la data al 31 dicembre 2000, ha riportato il Monitor. Il quotidiano riferisce che gli abitanti di Kanungu hanno raccontato che Kibweteere aveva iniziato a predicare nel 1994, ed era un ex appartenente alla Chiesa Cattolica Romana.
Se si stabilirà che si è trattato di un suicidio di massa, sarebbe il secondo più importante della storia recente. Nel 1978 a Jonestown, Guyana, 914 seguaci del Reverendo Jim Jones morirono avvelenati.
I membri di sette devono registrarsi al governo
In passato sette religiose violente hanno causato fastidi in Uganda, spingendo le autorità, lo scorso anno, a richiedere la registrazione dei membri.
Mugenyi ha riferito che tutti i 235 iscritti alla setta sono probabilmente periti nel rogo, assieme ad alcuni neofiti non iscritti. «Credo che (il rogo) debba spingere lo stato a rivedere la tematica delle sette, e valutare quali misure prendere per proteggere la gente comune dai leader di setta» ha detto al quotidiano governativo Sunday Vision Amama Mbabazi, Ministro degli Esteri.
Lo scorso settembre la polizia dell'Uganda centrale aveva sciolto un'altra setta millenarista, "Messaggio Mondiale dell'Ultimo Avvertimento", con 1.000 membri. I leaders erano accusati di stupro, rapimento e sequestro.
Una setta cristiana estremista e violenta, il Movimento dello Spirito Santo, era emersa alla fine degli anni '80 nelle zone più povere dell'Uganda settentrionale. Diverse centinaia di seguaci del gruppo morirono in attacchi suicidi contro le truppe governative, convinti che un olio magico li avrebbe protetti.
Il suo successore, il Lord's Resistance Army, sta ancora conducendo una guerriglia. Afferma di voler governare il paese sulla base dei Dieci Comandamenti Biblici, ed ha rapito migliaia di bambini e bambine che servono come soldati e schiavi sessuali, e commettono di frequente atrocità contro la popolazione locale.
In anni recenti ci sono stati diversi suicidi in piccoli gruppi in Europa e Nord America, tre hanno coinvolto il Tempio Solare, una setta internazionale che crede che morire con suicidio rituale conduca alla rinascita.
Sono seicento le vittime del sacrificio ugandese
Dopo la pioggia i resti carbonizzati fumavano ancora, tra le lamiere annerite e le assi bruciate. Lo
spiazzo che fino a venerdì mattina era la chiesa di Kanungu è ricoperta da un'alta crosta nera, composta da centinaia di corpi, forse seicento, secondo la difficile conta fatta dalla polizia ugandese. Il rogo apocalittico della setta per la "Restaurazione dei dieci comandamenti di Dio" si rivela come un'immane sacrifico umano, voluto dai leader della setta e subito passivamente dagli adepti del santone Kibwetere.
È stato lui, insieme ai due assistenti (preti scomunicati) a convincere i seguaci a chiudersi in preghiera nel tempio da loro eretto, dopo essersi disfatti dei beni terreni (devolvendoli a lui) e ad attendere la fine del mondo, che sarà lui a far giungere, accendendo la benzina. I corpi si allungano tutti verso una direzione, come se un'onda li avesse spinti su una riva, ammassandoli gli uni sugli altri, con la smorfia della morte sul volto.
Le fiamme li hanno immortalati nell' ultimo slancio di vita; nell'intrico di membra si distinguono braccia
piegate a proteggere il volto o un bambino, protese verso l'uscita, sbarrata. Ieri gli abitanti del villaggio nel sudovest dell'Uganda hanno raccontato che da giovedì decine di donne e bambini erano stati condotti nel "santuario della morte", dove al momento del rogo si sarebbero trovate fra le 400 e le 600 persone. Nessuno si è salvato perché porte e finestre erano state inchiodate. Dopo essersi cosparsi di benzina ed essersi dati fuoco, in molti hanno comunque cercato scampo.
Per gli aderenti alla setta, che accusava la Chiesa cattolica di "distorcere" i comandamenti, nel 2000
sarebbe giunto il giudizio universale, come avevano sentenziato i "teologi" della setta, Dominic Kataribabo e John Kamagara, preti dominicani scomunicati, in un libretto di 16 pagine: "La fine di questa generazione". Non si sa se anche loro si sono immolati nel rogo.
Porte e finestre del tempio erano state sprangate dall'esterno. Dubbi sul suicidio, molti hanno tentato invano la fuga
Kampala. Centinaia di corpi carbonizzati e ancora fumanti, rosari e crocefissi a pezzi, brandelli di abiti
bruciati e soprattutto odore di carne bruciata che si avverte a grande distanza: è questa la scena che ancora ieri si presentava nel tempio di Kanugu, in Uganda, dove il rogo collettivo degli aderenti a una setta millenarista ha provocato venerdì centinaia di morti.
Il bilancio delle vittime è cresciuto: dalle 200 iniziali la stima è passata a 400-600 suicidi (o uccisi, la cosa resta da definire). Un bilancio certo delle vittime del rogo dei seguaci del "Movimento per la restaurazione dei dieci comandamenti" resterà probabilmente impossibile da fare. Un portavoce della polizia ha annunciato che la zona di Kanugu (350 km a Sud Ovest della capitale Kampala) è stata chiusa alla stampa e che le vittime verranno sepolte in una fossa comune perché non è possibile identificare i cadaveri carbonizzati.
Comunque è sicuro che la cifra iniziale di 258 morti, riferita ai soli uomini adulti aderenti alla setta, è inferiore alla realtà. Gli abitanti della zona hanno infatti riferito che giovedì diverse numerosissime donne erano state condotte con i bambini nel «santuario della morte», dove al momento del rogo si sarebbero perciò trovate «fra le 400 e le 600 persone». Nessuno si è salvato perché prima del suicido collettivo (se tale è stato) porte e finestre del tempio erano state inchiodate per impedire eventuali fughe.
Dopo essersi cosparsi di benzina, paraffina e altri prodotti infiammabili ed essersi dati fuoco, in molti hanno però cercato ugualmente di mettersi in salvo, provando a forzare l'ingresso principale del tempio, di fronte al quale sono adesso ammassati decine di cadaveri carbonizzati. «I corpi giacciono uno sopra l'altro, ancora fumanti. È uno spettacolo orribile», ha raccontato stamane Naigambi.
Alla vigilia del rogo, ha raccontato un abitante di Kanugu, gli ader enti alla setta avevano visitato i
villaggi circostanti per accomiatarsi da parenti e amici e per annunciare che «la Vergine Maria
aveva promesso loro che sarebbe apparsa e li avrebbe condotti in paradiso». Convinti della imminente fine del mondo, gli aderenti alla setta si erano riuniti a Kanugu già da mercoledì, quando avevano festeggiato macellando due tori e avevano poi dato alle fiamme tutti i loro oggetti personali, in preparazione del rogo collettivo di due giorni dopo.
Per gli aderenti alla setta, che accusava la Chiesa cattolica di "distorcere" i dieci comandamenti, il 2000 sarebbe stato l'anno del giudizio universale, secondo quanto spiegato da due sedicenti "teologi", i domenicani scomunicati Dominic Kataribabo e John Kamagara, in un libretto di 16 pagine intitolato «La fine di questa generazione». Ma non è chiaro se anche i due si siano immolati nel rogo.
Il suicidio di Kanugu è solo l'ultimo (per ora) di una lunga serie che vede in Uganda protagoniste sette millenariste cristiane. Appena una decina di giorni fa a Luwero (un'ottantina di chilometri a Nord di Kampala) tre aderenti alla chiesa Pentecostale erano stati arrestati dopo aver confessato di aver rapito e ucciso in «sacrifici rituali» almeno 12 bambini.
Per il governo di Kampala il problema non sono solo le uccisioni insensate ma anche i risvolti politico-tribali. Una vera rivolta suscitò Alice Lakwena, ora rifugiata in Kenya, che dopo aver fondato il "Movimento dello Spirito santo" tra gli Acholi del Nord dell'Uganda arrivò a minacciare nel 1986 il governo del presidente Museveni. L'anno successivo i suoi seguci furono però distutti in battaglia. Dalle ceneri di quel movimento, nel 1989 nasceva l'"Esercito di resistenza del Signore", tuttora attivo nel Nord dell'Uganda e guidato dall'ex catechista Joseph Kony. Anche uno dei leader della setta protagonista del rogo collettivo di venerdì, Joseph Kibwetere , è un oppositore del governo pur senza aver mai imbracciato le armi.
Un testimone: potrebbe essere stato un omicidio di massa - Uganda, forse 800 morti nel rogo. Caccia al capo della setta suicida
Il bilancio dei morti nell'inferno di Kanungu, il villaggio dell'Uganda dove venerdì i fanatici di una setta apocalittica, il Movimento per la Restaurazione dei Dieci Comandamenti, si sono dati fuoco in massa, potrebbe essere molto più alto. Non 235, come si supponeva in un primo momento, ma 500, 600 o addirittura 800. Ma c’è di più: i fedeli della setta non prevedevano di morire e soprattutto non così. Non quindi di suicidio di massa si sarebbe trattato, bensì di omicidio di massa.
Il dubbio è venuto a Richard Tassime, cronista del quotidiano New Vision. Tassime ha visitato il luogo del massacro. Spiega al telefono con il Corriere: «Non sapevano che li attendeva una fine terribile. Per tutta la settimana avevano raggiunto a piccoli gruppi la loro chiesa. Avevano salutato amici e parenti sostenendo che da lì a poco sarebbe apparsa la Madonna che li avrebbe portati in paradiso. Giovedì sera hanno organizzato quella che sarebbe stata per loro l'"Ultima Cena". Erano tranquilli e felici. Sembravano più in attesa di un autobus. Non sapevano come sarebbero entrati nel regno dei cieli, ma certamente non credevano che li
attendesse una morte atroce. È' forse per questo che molti, quando alla fine si sono resi conto, hanno cercato di fuggire».
È stato il portavoce della polizia ugandese, Asuman Mugenyi, a riaggiustare verso l’alto il bilancio delle vittime: «La setta aveva costituito sezioni in parecchie città — dice al telefono —. Stimiamo che i fedeli fossero poco meno di 2000. Nei giorni scorsi molti di essi avevano abbandonato le loro case, anche a 3-400 chilometri di distanza e erano giunti a Kanungu». «Il fuoco ha fuso i cadaveri, anzi gli scheletri, che si sono impastati tra loro — aggiunge il vice di Mugenyi, Eric Naigambi —. È' difficile identificare i corpi. Non si può stabilire neppure il sesso. Qui non abbiamo tecniche sofisticate. Possiamo solo dire che c'erano
tanti, tanti bambini. Credo che faremo un funerale di massa e seppelliremo i corpi in fosse comuni».
«Sul posto del massacro — racconta Tussime — non si può respirare dalla puzza. Ciononostante la gente si è avvicinata per saccheggiare le proprietà dei fedeli, abbandonate fuori dalla porta del tempio, prima che cominciasse la cerimonia della purificazione terminata con il massacro. C'erano collanine, braccialetti, borse, vestiti, scarpe e anche mucche».
La polizia sta cercando di stabilire se il capo della setta, l'ex prete cattolico Joseph Kibwetere, è morto nel terribile rogo o sia fuggito. Tussime è riuscito a intervistare Rugambwa Kibwetere, figlio del profeta. «Era terrorizzato — racconta il reporter —. Mi ha detto che non vedeva il padre da parecchi anni, ma venerdì ha ricevuto una lettera, scritta il giorno prima, in cui il genitore annunciava la sua morte assieme a quella dei suoi fedeli».
«È stato tutto ben pianificato — spiega Mugenyi —. Per non destare sospetti sulle loro intenzioni, avevano annunciato per sabato una grande cerimonia religiosa. Avevano invitato persino il vescovo cattolico di Kanungu. Nessuno ha pensato che intendessero organizzare così il loro rito funebre».
Un'apocalisse di dubbi - di Carlo Silini
L'unica certezza, dopo le fiamme divoratrici d'uomini a Kanugu, è che qualcuno ha deciso di anticipare l'Apocalisse per centinaia di persone. Ma non è consigliabile ricorrere subito alla retorica dei guru pazzi e paranoici, dei fedeli pecoroni che si sono bevuti il cervello, dei furbi che sono scappati coi soldi della setta, insomma dei luoghi comuni ricorrenti ogni volta che succedono tragedie come questa. Certo, la possibilità che qualche mente opaca abbia architettato per lucro o per sue personali patologie un crimine di tale portata esiste. Ma prima di dirlo bisognerà avere le idee più chiare sulla dinamica dei fatti. Non si sa, forse non lo si saprà mai, se i leader del gruppo sono fra i morti. Sarà quindi arduo estinguere il dubbio che siano spariti con le tasche gonfie di banconote in paradisi terrestri inviando i loro adepti, poveri e morti, in quello celeste. E poi, se l'obiettivo era la truffa non c'era alcun bisogno di uccidere i truffati.
Altrettanto difficile sarà stabilire il contrario: che i capi accecati dalle proprie profezie si siano immolati fra le loro pecorelle, dando l'esempio e specialmente dimostrando di credere nella propria pazzia. Infine non si capisce come mai il presunto suicidio di massa sia avvenuto con modalità così crudeli. In tutti i precedenti
conosciuti i membri dei movimenti si erano uccisi più "dolcemente" (sparandosi quelli dell'Ordine del Tempio Solare in Svizzera, Francia e Canada, mangiando un budino avvelenato i seguaci della Porta del Paradiso a San Diego). Solo in un secondo tempo, nel caso dell'Ordine del Tempio, i corpi venivano dati alle
fiamme.
Qui no. Stando alle prime ricostruzioni, gli adepti si sarebbero cosparsi di liquidi infiammabili, avrebbero sprangato le uscite della chiesa e si sarebbero dati fuoco. Avrebbero scelto di morire bruciati vivi, cioè di soffrire, loro e i loro bambini, le pene dell'inferno prima di andare in paradiso, quando esistono vie, diciamo così, più sopportabili per guadagnare il Cielo. Suicidi o uccisi? é un dubbio che va capito anhce nel contesto di una vera e propria guerra che da anni si sta consumando tra il governo ugandese e le numerosissime sette
millenariste.
Bisogna infatti sapere che dal 1985 al 1996 uno dei tanti gruppi che annunciano la fine del mondo in Uganda, il Movimento dello Spirito Santo ha sposato la causa degli oppositori alle autorità di Kampala e proponendo un intruglio di dottrine cristiane e magico-animistiche ha scatenato una sanguinosissima guerriglia contro i detentori del potere. Da allora il governo ugandese guarda con sospetto ai movimenti apocalittici.
Camminiamo nel fragile sentiero delle ipotesi sotto il peso di un dubbio: considerando che il leader della
chiesa dei Dieci comandamenti Joseph Kibwetere è un oppositore storico del governo, è proprio così impensabile che nel rogo di Kanugu possa esserci qualche motivazione politica, etnica o tribale, oltre che religiosa? Ad esempio l'idea di qualche amico del governo di sbarazzarsi di fastidiosi nemici approfittando del fatto che sono seguaci di un culto discutibile?
Tanti dubbi e una certezza. Se anche il rogo di Kanugu si spiegasse esclusivamente con le paure apocalittiche del 2000 (il grande due e triplo zero temuto da nugoli di profeti), va pur detto che la tragedia sarebbe più comprensibile qui che in qualsiasi altro luogo. L'Africa della miseria, dell'Aids, delle inaudite violenze etniche, delle inondazioni e delle siccità è perennemente devastata da mali che assomigliano troppo alla fine del mondo. Non ci sarebbe da stupirsi se, sfiduciati nei propri politici e dimenticati dall'Occidente, molti
africani si aggrappassero a promesse di felicità celeste che a volte passano per le strade della follia.
Dalla strage di Bel Air a quella del Tempio del Sole - Sangue versato nel nome di una fede
Nel nome di Dio, di Satana o di un capo carismatico. Negli ultimi tre decenni molto sangue è stato versato e migliaia di persone sono morte per fanatismo, illudendosi di cercare una verità o di trovare un paradiso. A
volte si è trattato di improvvise esplosioni di violenza, altre di suicidio di massa vissuto come rito collettivo. Ecco le principali tragedie che hanno coinvolto sette e culti negli ultimi anni.
(c) per le foto: Africanews
Note di Alessia:
[*] A questo proposito sono molto interessanti le considerazioni del Rapporto della Commissione parlamentare francese emesso nel giugno 1999 a proposito delle finanze delle sette. Un intero capitolo è riservato alla facilità con cui molte sette ottengono lo statuto di ONG, addirittura con statuto consultivo presso le Nazioni Unite o altri organismi internazionali come il Consiglio d'Europa, o l'OSCE.
Sono curiosa di vedere in che modo il noto "apologeta delle sette" italiano Massimo Introvigne, direttore del CESNUR, "Centro Studi nuove Religioni", riesce a "razionalizzare" quest'ennesima tragedia, dopo aver cercato di sostenere che quella di Jonestown è da far risalire agli ideali "comunisti" di Jim Jones, quella di Waco è stata tutta colpa del FBI, ecc. ecc.
Tre ore più tardi...
Vedo ora sul sito del CESNUR che Introvigne ha già iniziato a gettare i semi del suo prossimo lavoro apologetico. A proposito dell'eccidio ugandese, sottacendo tutti quegli aspetti che un sociologo come egli si presenta dovrebbe invece sottolineare, scrive tra l'altro: «I movimenti apocalittici ugandesi si aspettano giustizia dalla fine del mondo, e non credono più nella politica. Il gruppo più famoso, il Movimento dello Spirito Santo [tenete a mente questo nome...-NdA] della profetessa Alice Lekwena, ha combattuto il governo di Kampala in una sanguinosa guerra durata dal 1985 al 1996. Nel 1999, tra settembre e novembre, il governo ha attaccato e distrutto la Chiesa del Messaggio Mondiale dell'Ultimo Avvertimento di Wilson Bushara e la comunità della profetessa Nabassa Gwajwa.».
Mi pare quasi che Introvigne voglia addossare ad un governo "sanguinario" [non manca infatti di fare riferimento al precedente regime di Idi Amin Dada, accusato di cannibalismo e di altre atrocità e se non ricordo male finito da una decina d'anni...] la responsabilità di aver spinto a morte poveri innocenti che si sentivano perseguitati.
Un articolo riportato da BBC on-line il 19 marzo 2000 e prontamente ripreso dal CESNUR, "Investigators probe cult inferno", ci fornisce ulteriori notizie sui gruppi che il governo combatte in varie forme, tra cui uno che Introvigne aveva dimenticato...: «Il governo ugandese lo scorso anno, nel sud del paese, ha disciolto due sette, e sta ancora combattendo la sua guerra contro un'altra, il "Lord's Resistance Army". Il Lord's Resistance Army è il successore della violenta setta cristiana denominata "Movimento dello Spirito Santo" (Holy Spirit Movement), formato negli anni '80. Centinaia di suoi sostenitori sono morti in attacchi suicidi, credendo che un olio magico li avrebbe protetti dalle truppe governative. Il Lord's Resistance Army sostiene di battersi per istituire un governo basato sui Dieci Comandamenti biblici. Il Ministro degli Esteri Amama Mbabazi ha detto al quotidiano governativo Sunday Vision che il governo deve rivedere le misure da prendere contro le sette, e stabilire misure per "proteggere le persone comuni dai leader di setta"».
... Lord's Resistance Army... eppure questo nome mi dice qualcosa... e infatti. L'estate scorsa, nella mia sezione dedicata ai diritti umani, avevo riportato un bellissimo articolo di Furio Colombo intitolato L'Età Perduta. Ed è proprio lì che per la prima volta avevo sentito quella denominazione. Vi riporto il brano relativo, con un invito a riflettere. Non so quale sia l'attuale situazione politica ugandese, ma al di là di ogni ulteriore considerazione, credo che esistano valori UNIVERSALI da proteggere, primi fra tutti i diritti dell'infanzia.
[...] Però storie come questa non finiscono. Provocano, anzi, una sorta di contagio. In quella stessa regione (il nord dell'Uganda) è sorto un esercito che sembra il prodotto di un fantasticare
malato. I soldati sono tutti tra i 7 e i 16 anni, le formazioni sono composte da scolari e giovani studenti rapiti quasi sempre da missioni cattoliche italiane (ma si trovano tracce di queste vicende solo nella stampa americana).
Sono maschi e femmine, spesso rapiti da buone scuole a cui erano stati affidati da famiglie preoccupate di sottrarli al disordine violento delle città. Sto parlando del "Lord Resistence Army" (Esercito
di Dio) fondato da Joseph Kony, ex soldato, ex mercenario, che comanda cinquemila bambini assassini.
Elizabeth Rubin, dall'Uganda, ne ha ricostruito il percorso. I bambini vengono rapiti quasi sempre da altri bambini-soldati, già educati al fanatismo malato del loro leader. L'indottrinamento è un periodo di terrore, con punizioni durissime per scoraggiare le fughe. Poi c'è vita di gruppo, ogni gruppo dieci bambini e bambine che diventano amici e imparano a sostenersi a vicenda. Improvvisamente il capo dell'Esercito di Dio separa uno dei bambini dal gruppo, lo dichiara "traditore". Gli altri bambini devono ucciderlo con le mani, con i sassi, con quello che trovano. Prima o poi, tutti obbediscono, racconta chi ha
esperienza di questo fenomeno.
Da quel momento hanno armi e divisa e sono "soldati di Dio", un vasto gruppo senza patria e senza pietà nell'universo del terrorismo africano.
Tutto ciò accade ai nostri giorni, a bambini come i nostri bambini, appena tre decenni dopo le crociate contro la segregazione, la violenza, la guerra di cui ci parla oggi il libro Children
di David Halberstam. (Tratto da "L'ETÀ PERDUTA" - Quando sui giovani scende la notte. Di FURIO COLOMBO. La Repubblica, 14 agosto 1999) |