Dieci Comandamenti di Dio - rass. stampa seconda paginaGruppo religioso ugandese si dà (o viene messo) a morte in un immane rogo. Forse oltre 500 le vittime, di cui circa 80 bambini. Rivenuti in un paese vicino, sepolti in una fossa comune scavata in una proprietà della setta, 153 cadaveri di cui 59 bambini. L'esame medico afferma trattarsi di morte violenta: strangolati, abbattuti a colpi di machete, crani sfondati. Sconosciuto il destino dei leaders. Rassegna stampa internazionale dal 20 al 27 marzo 2000, a cura di Alessia Guidi e degli amici che la mantengono aggiornata. Grazie. Le traduzioni in italiano sono proprietà intellettuale © di Alessia Guidi, liberamente distribuibili per scopi non commerciali. Dalla presente sono esclusi CESNUR Italia, USA e Internazionale, e i loro amici e simpatizzanti. Perché? Semplice. Il CESNUR Italia riceve finanziamenti pubblici, cioè soldi dei contribuenti italiani. Ma il contribuente italiano che vuole avere notizie nella sua lingua sui fatti ugandesi non trova nulla sul sito che finanzia. Il CESNUR non fornisce traduzioni, e in italiano pubblica quasi esclusivamente, e non sempre, le opinioni del suo direttore. Il contribuente italiano interessato ai fatti ugandesi, o a quelli del Falun Gong dell'estate scorsa, ricorre alla rassegna stampa nella sua lingua fornita da Alessia Guidi, che nella fattispecie rende al contribuente italiano un servizio migliore di quello reso dal CESNUR. Va da sé che se il CESNUR desidera avere materiale tradotto da mettere a disposizione dei suoi finanziatori, cioè se desidera fornire un servizio a chi lo paga perchè renda quel servizio di interesse pubblico, si paghi un traduttore e non usufruisca gratuitamente del mio lavoro. Suggerisco ai contribuenti italiani che si sentissero offesi dal comportamento di chi beneficia del loro denaro, di inviare proteste a: cesnurto@tin.it e, in copia, alla regione Piemonte che elargisce denaro pubblico alla suddetta organizzazione.
Sunday Vision - Kampala, 20 marzo 2000 Nel maggio del 1999, mentre le sette millenariste di tutto il mondo si preparavano per il nuovo millennio, Matthias Mugisha del Sunday Vision aveva fatto visita al Movimento per la Restaurazione dei Dieci Comandamenti a Kanungu, Rukungiri. Questo è l'articolo che avevamo pubblicato l'anno scorso. «Il mondo finirà l'anno prossimo. Non c'è tempo da perdere» dice Emmanuel Twinomujuni quando gli chiedo perché ha lasciato la scuola. Twinomujuni, 19anni, come molti colleghi del Movimento per la Restaurazione dei Dieci Comandamenti, se ne va in giro praticamente senza un soldo, sembra colpito dalla povertà e conduce una vita di duro lavoro e preghiera. «Alcuni dei nostri leader parlano direttamente con Dio. Ogni credente che sarà in un punto prestabilito e non ancora svelato sarà salvato, quando verrà la fine del mondo». Twinomujuni racconta che quel luogo è conosciuto solamente dai leader della setta che parlano con Dio. La sede della setta, chiamata “Ishayuriro rya Maria” (Luogo di salvezza per la Vergine Maria) si crede sia la “Terra Santa”. È situata a Kanungu, nel distretto di Rukungiri. Il suo leader è un ex attivista del Partito Democratico (DP) della zona, Joseph Kibwetere. Quando il Sunday Vision ha visitato la “terra santa” lui e i suoi assistenti erano in predicazione. Jerimaya Kabateriene, insegnante, dice «Questa non è una setta religiosa. È il Movimento per la Restaurazione dei Dieci Comandamenti». «I Dieci Comandamenti sono stati distorti. Noi li raddrizziamo» continua. Racconta che il movimento è stato fondato verso il 1987 quando una notte un anziano ex catechista cattolico, il defunto Paul Kashaku, ebbe una visione. Vide Gesù Cristo, la Vergine Maria e Giuseppe. Il terzetto mandò l'anziano in missione affinché la gente si pentisse. Per una coincidenza inspiegabile molte persone iniziarono ad avere le stesse visioni, e successivamente si riunirono per scrivere un libro. “Okuwhaho Kwobusinge Obu” (La Fine di Questa Generazione), divenne il fondamento su cui si basa il movimento. Il libro ha sedici capitoli, comprese diverse dottrine opposte agli insegnamenti della chiesa cattolica. Secondo l'elenco riportato dal libro, 28 copie dello stesso sono state inviate a varie personalità e istituzioni, compresi il Papa, il Presidente Museveni, e l'editore di New Vision. Kabateriene afferma che il movimento ha centinaia di membri in tutto il mondo. «La chiesa cattolica non ci vuole» dice, aggiungendo che il motivo è che il movimento ha sfidato la chiesa per aver ignorato alcuni comandamenti. Non dice quali. Padre Christopher Businge della parrocchia di Makiro, situata a pochi chilometri da Ishayuriro rya Maria, dice che la Legge Canonica (la legge che governa la chiesa) N. 1374 afferma che «…chi entra in un'associazione che congiura contro la Chiesa deve essere punito con una giusta pena: chi promuove o modera un'associazione di questo tipo, tuttavia, deve essere punito con l'interdizione». Sebbene il movimento comprenda persone di diverse credenze, la maggioranza è cattolica, compresi due preti, Padre Dominic Kataribaho e Joseph Kasapurari. Un ex membro, Padre Paul Ikaze, è tornato alla chiesa cattolica. I membri della setta parlano raramente, scegliendo attentamente le poche parole per timore di infrangere l'ottavo comandamento “non mentire”. La questione della vendita delle proprietà è chiarita nel libro: «Se è il momento di raccogliere denaro chi ha deve pagare, chi non ha, deve vendere parte della sua proprietà e chi ha la chiamata abbandoni la vita terrena per andare a predicare, come i dodici apostoli di Gesù». Nonostante la convinzione che la fine sia vicina, il movimento ha aperto una scuola elementare con convitto. Tuttavia nel novembre 1998 è stata chiusa a tempo indefinito dall'Amministrazione Distrettuale di Rukungiri per «aver compiuto azioni che violano la Costituzione della Repubblica di Uganda, la Legge Governativa Locale e le regole di Igiene Pubblica». Il Sunday Vision ha visto la lettera che ordinava la chiusura della scuola, firmata dal Capo Ufficiale Amministrativo del distretto di Rukungiri, Frank Ntaho, e diretta al leader del movimento. «Mentre sono in corso ulteriori indagini sulle sue responsabilità, il Consiglio Distrettuale ha deciso di fermare le vostre attività come scuola con effetto immediato». La lettera continua: «Il pranzo dei bambini è costituito da solo porridge, dormono sul nudo pavimento, senza coperte e materassi, appaiono malnutriti e sono soggetti a lavoro minorile, e alcuni sono da voi ad insaputa dei genitori». Ma Kabateriene, che insegnava in quella scuola, incolpa di quella chiusura alcune fotografie manipolate. «Insieme agli ispettori scolastici c'era un fotografo, e ha manipolato la sua macchina per far vedere che le nostre toilettes erano piene, invece erano piene a metà. Abbiamo le migliori aule della zona» aggiunge. L'Ufficiale per l'Educazione del distretto, Zabuloni Bakeiha, ha riferito che parte del programma scolastico non era accettabile per il sistema educativo ugandese. «L'istruzione non prepara alla fine del mondo» ha aggiunto. di Rosalind Russell - Reuters, 21 marzo 2000 Kanungu, 21 marzo (Reuters) – I leaders delle centinaia di seguaci della setta millenarista ugandese morti in massa nel rogo di una chiesa venerdì scorso, era fatto divieto di avere rapporti sessuali, ed erano costretti a duro lavoro non salariato. Parenti ed ex membri della setta hanno raccontato che uomini e donne, comprese le coppie sposate, dormivano in dormitori separati e nei tredici anni di vita della setta non sono nati bambini. «Nessuno ha mai fatto bambini» ha riferito Marsiali Baryeihahwenki, lo zio di uno dei leaders della setta. «Una volta una donna è rimasta incinta, ma è stata picchiata finché non ha abortito. Alla fine ha lasciato la religione». Venerdì mattina circa 400 membri del “Movimento per la Restaurazione dei Dieci Comandamenti di Dio” hanno perso la vita in un rogo appiccato con la benzina alla loro chiesa di legno, nella cittadina di Kanungu, Uganda sudoccidentale. Lunedì la scoperta di ulteriori cadaveri gettati nella fossa di una latrina ha gettato una luce più sinistra su ciò che inizialmente sembrava un suicidio rituale di massa. La polizia ugandese ha detto di aver aperto un'inchiesta per omicidio, visto che sospettano che molti tra gli adulti, e sicuramente le decine di bambini morti nel rogo, erano stati attirati non sospettando il loro destino. Baryeihahwenki ha riferito che all'ingresso nella setta le famiglie venivano separate, e i membri spostati di frequente tra i diversi insediamenti, in questa povera regione agricola dell'Uganda sudoccidentale, per interrompere o evitare legami stretti. «Arrivavano con un pick-up e dicevano alla gente di entrare, senza avvertimento preventivo» ha raccontato. «Venivano spostati continuamente». Ai membri era stato detto che il mondo sarebbe finito all'inizio del nuovo millennio. Sarebbero stati portati in paradiso se avessero rinunciato a tutti i loro beni terreni, e avessero seguito la dottrina della setta, che permetteva loro di comunicare solo a gesti. Leaders arricchiti Il movimento fu fondato nel 1987 da un ex politico carismatico di nome Joseph Kibwetere dopo che, raccontava, aveva udito una conversazione tra la Vergine Maria e Gesù, che aveva registrato su una cassetta. La nipote di Baryeihahwenki, Gredonia Mwerinda, ex cameriera e prostituta, fece squadra con Kibwetere quello stesso anno, dopo aver affermato che anche lei aveva ricevuto la chiamata della Vergine Maria. Baryeihahwenki ha raccontato che la Mwerinda si era arricchita a spese dei suoi seguaci, possedeva una grande fattoria, diversi negozi e autoveicoli, e viaggiava frequentemente in tutta l'Africa per evangelizzare e reclutare nuovi membri. Ma pare abbia diviso lo stesso destino dei suoi seguaci. La polizia ha detto che hanno identificato il suo corpo tra i cadaveri carbonizzati, e sospettano che sia morto anche Kibwetere. I leader indossavano tuniche bianche, mentre i membri che avevano donato generosamente al momento del reclutamento indossavano tuniche verdi. I restanti potevano vestire solo in nero, e venivano mandati a lavorare nei campi o nei laboratori, senza ricevere salario. La disobbedienza veniva punita con bastonate o privazione di cibo. «Mi facevano lavorare fino all'esaurimento. Venivamo trattati come servi della gleba» ha riferito Emmanuel Bisgye, che ha lasciato la setta tre anni fa, ma nel rogo ha perso 25 parenti. «Se vendevamo prodotti o manufatti non potevamo tenere il denaro». Ha raccontato che anche i bambini che le nuove reclute portavano nella setta venivano messi al lavoro, dovevano trasportare acqua e legna da ardere. Una scuola elementare gestita dai leader della setta era stata chiusa nel 1998 dalle autorità locali, che in un rapporto hanno riferito che i bambini erano malnutriti e fatti dormire sul pavimento senza materassi o coperte. Bisgye, che un giorno semplicemente ha lasciato il campo dove stava lavorando, ha detto di essere stato uno dei pochissimi che hanno lasciato la setta. «Tutti noi credevamo nella Beata Vergine. Pensavamo che avrebbe fatto miracoli per noi, e ci avrebbe salvati». di Henry E. Cauvin - The New York Times, 21 marzo 2000 Kanungu, 20 marzo – La conta dei cadaveri è giunta a termine ieri, in questo lussureggiante villaggio di montagna dove centinaia di seguaci di una setta millenarista sono morti in un inferno apocalittico. I resti bruciati e contorti dei cadaveri, trovati dopo il rogo che venerdì ha distrutto la loro piccola chiesa, sono stati sepolti in una tomba comune. Ciò che è rimasto della chiesa è stato abbattuto, e gettato nella stessa fossa. Ma con la sepoltura degli effetti fisici di quell'orrore, parenti e amici delle vittime rimangono tormentati dalle domande. Anche quelle più fondamentali, cioè in quanti sono morti e le esatte circostanze, potrebbero rimanere un mistero. Setacciando tra corpi martoriati la polizia ha contato 330 persone, tra cui 78 bambini. Ma un numero imprecisato è stato ridotto completamente in cenere, lasciando agli investigatori poco da identificare. I funzionari ugandesi hanno detto che il numero dei morti potrebbe superare i 500. Questo lo renderebbe il maggior suicidio di massa dopo la morte, 22 anni fa in Guyana, dei quasi 1000 seguaci di Jim Jones, che bevvero, o furono costretti a farlo, un succo di frutta avvelenato col cianide. Ma alcuni locali dicono di essere scettici sul fatto che in così tanti abbiano volontariamente scelto di togliersi la vita. Rutenda Didas, amministratore locale, ha detto alla Reuters che i seguaci possono sì essere entrati volontariamente in chiesa, ma solo per essere drogati. «È stato tutto programmato dai loro leaders» ha suggerito. Ufficiali di polizia hanno detto di ritenere che tutti e cinque i leader della setta, la Restaurazione dei Dieci Comandamenti, sono periti nell'incendio. I leader comprendono Joseph Kibwetere, 68 anni, ex prete cattolico, e Cledonia Mwerinde, 40, ex prostituta. Il comandante Stephen Okwalinga, coordinatore regionale della polizia addetto alla supervisione di patologi e poliziotti che hanno scandagliato il luogo, ha detto in un'intervista che la polizia stava cercando di determinare se esistono altre branche dei Dieci Comandamenti, per chiuderle. È anche stata aumentata la sorveglianza di altre sette, ha riferito il comandante Okwalinga «Dobbiamo davvero analizzare al meglio i loro interessi e le loro attività». Negli ultimi anni, con il peggiorare dei problemi sociali e politici, in Uganda sono sorti numerosi gruppi religiosi mistici. Il Lord's Resistance Army, rivoluzionari auto-proclamati che hanno terrorizzato il nord del paese, sono partiti come setta fondamentalista cristiana, conosciuta come Movimento dello Spirito Santo, nel 1986. La loro leader, Alice Lakwena, sosteneva di dare ai suoi seguaci, tramite unzione con acqua santa, l'immunità ai proiettili. E lo scorso settembre la polizia ha sfrattato un migliaio di membri di una setta da un insediamento illegale, dove un auto-proclamato profeta si diceva vendesse posti in paradiso a chi pagava di più. La polizia ha accusato il gruppo di crimini quali stupro, rapimento e furto. Sulla setta dei Dieci Comandamenti rimangono molte domande, ma gli abitanti del villaggio dicono che da tempo erano sospettosi sul fascino che il gruppo sprigionava. Apparentemente il gruppo attirava in questo villaggio a 200 chilometri dalla capitale, Kampala, membri di tutto il paese. Ma il gruppo, apparentemente diretto da un ex prete cattolico di nome Joseph Kwibweteere, impediva ai membri di comunicare con gli estranei, e richiedeva a molti di vendere i loro beni prima di entrare a farne parte. «I locali rifiutarono di entrare» ha detto in un'intervista Anne Kaberaho, che vive vicino alla proprietà della chiesa. Gli abitanti del villaggio hanno detto ai giornalisti che i membri della setta recentemente avevano raccontato di aver visto la Vergine Maria. E la settimana scorsa, hanno raccontato, i seguaci hanno fatto una festa con un bue arrostito e bibite, dopo aver venduto ciò che rimaneva dei loro beni e aver detto addio agli amici. Oggi la proprietà, ridotta a cumuli di cenere, attira persone ammutolite e imbambolate che da lontano osservano una grande macchina scavare una gigantesca fossa. Più vicino soldati, operai e poliziotti osservano con la stessa muta curiosità. Alcuni si tengono la testa tra le mani. Altri si premono il fazzoletto su bocca e naso. Grace Kemerwa è venuta con i suoi parenti molto scossi per vedere il posto dove una zia e 10 dei suoi figli sembrano aver incontrato la fine. Ha detto che la zia era stata convocata qui una settimana prima del rogo. «Sono confusa» ha detto la Sig.ra Kemerwa, fissando il cumulo di cadaveri. «Sono confusa sul perché la gente fa queste cose. Persone sane di mente non potrebbero mai farlo». Agence France Presse, 23 marzo 2000 Kampala, 23 marzo (AFP) – Sospetti sul “bizzarro comportamento” della setta millenarista ugandese erano stati sollevati fin dal 1994, ha detto martedì il presidente Yoweri Museveni, annunciando una commissione di inchiesta sulla morte di centinaia di suoi membri. «Però ci siano stati almeno due rapporti sul comportamento bizzarro di questo gruppo» ha riferito Museveni alla conferenza stampa. Il primo era stato stilato nel 1994 dal commissario distrettuale residente (RDC) della zona dell'Uganda sudoccidentale dove la Restaurazione dei Dieci Comandamenti di Dio aveva la sede. Venerdì scorso almeno 330 membri della setta, tra cui 78 bambini, sono morti nell'incendio della loro chiesa posta sulla proprietà del villaggio di Kanungu. Il rapporto critico del RDC «venne inviato al consiglio delle Organizzazioni Non Governative [che] inviò investigatori a indagare sul comportamento di questo gruppo. Ma questi riferirono che si trattava semplicemente di persone religiose, non c'era problema. Così il consiglio delle NGO li registrò» ha riferito Museveni. Più di recente, ha continuato senza specificare l'anno, un ufficiale della sicurezza interna aveva riportato che i membri della setta erano una minaccia alla sicurezza interna. Il vice commissario distrettuale residente «non l'aveva fatto proseguire. Ora sentiamo storie secondo cui anche lui sarebbe stato un membro di quella religione». E Museveni ha aggiunto «Non si è trattato di un completo fallimento del servizio di sicurezza, ma l'informazione non è stata completamente utilizzata». Il presidente ha proseguito dicendo che sarà istituita una commissione di inchiesta per indagare sulla setta della Restaurazione dei Dieci Comandamenti di Dio e su altri gruppi. «Sarà diretta da qualcuno di grosso calibro». Il presidente ha detto di escludere una messa al bando generale delle sette, aggiungendo che incrementando lo sviluppo del paese si ridurrà la dipendenza dalla “metafisica” della povera Uganda. «Esiste un grande gap tra l'élite e i contadini. Non so se sarebbe davvero giusto mettere al bando tutte le religioni. Le nuove sette sono non tradizionali, ma a volte mescolano il cristianesimo con religioni tradizionali» ha aggiunto. «La gente inizia a cercare risposte nel regno della metafisica perché non ha risposta nella vita reale. Ecco perché la mia linea è sempre stata quella che dobbiamo muoverci rapidamente per l'industrializzazione del paese. Promuovendo vigorosamente gli investimenti, saremo in grado di risolvere alcune, ma non tutte, di quelle frustrazioni… sul lungo termine la trasformazione del paese attraverso istruzione e occupazione le sradicherà tutte.» BBC, 24 marzo 2000 È stato reso noto che più di 150 corpi sono stati esumati da fosse comuni in una proprietà appartenente alla setta millenarista coinvolta, la settimana scorsa, nella morte di centinaia dei suoi membri. L'ufficiale locale della polizia militare, Jim Muhwezi, ha riferito che «funzionari della sicurezza del distretto di Rukingere hanno trovato una fossa in cui hanno scoperto 20 corpi, principalmente donne e bambini». Più di 140 corpi sono stati rinvenuti in una seconda fossa più grande, dove lo scavo continua. Muhwezi ha detto che i corpi sembrano essere stati sepolti circa un anno fa, e alcuni sono stati rinvenuti con corde al collo. La maggioranza è morta per strangolamento o ferite da taglio. Il Sig. Muhwezi, ex capo dell'Organizzazione della Sicurezza Interna ugandese, ha detto di essere in costante contatto con le forze di sicurezza che stanno lavorando sul luogo delle fosse. I corpi sono stati scoperti a Buhunga, in una proprietà del Movimento per la Restaurazione dei Dieci Comandamenti di Dio, a circa 50 chilometri dalla chiesa di Kanungu dove venerdì scorso sono morti almeno 300 membri della setta. Omicidio di massa I primi rapporti dell'incidente suggerivano che i membri della setta avessero usato benzina per darsi alle fiamme in un suicidio di massa. Tuttavia recenti indagini hanno indicato che il fuoco è stato appiccato dall'esplosione di bombe collocate in sei diversi punti della chiesa, le cui porte e finestre erano state inchiodate. Martedì scorso la polizia aveva rinvenuto, nella fossa della latrina della casa usata dai leaders della setta, i cadaveri decomposti di sei uomini. Il medico ha riferito che gli uomini, che erano stati abbattuti a colpi di machete e poi ricoperti di acido, sembravano essere stati uccisi prima del rogo. La polizia ha riferito che potrebbero essere stati uccisi per assicurarsi il loro silenzio sui progetti dei leader della setta. Venerdì la scoperta di fosse comuni ha aumentato il peso dei sospetti della polizia, cioè che i membri della setta siano rimasti vittime di un omicidio di massa, piuttosto che di un suicidio. «Consideriamo le morti [nella chiesa] come omicidio, a parte i leaders che, se periti sul posto, si sono suicidati, perché sapevano che cosa stava per succedere» ha detto Eric Naigambi all'agenzia di stampa francese AFP. Ha aggiunto che, quando sono entrati in chiesa, i membri della setta potrebbero non essere stati a conoscenza di ciò che stava per accadere. Credevano che la Vergine Maria stesse venendo a portarli via, ma possono non essere stati consapevoli del progetto di incendiare l'edificio. Leaders scomparsi Il destino dei leaders è ancora sconosciuto. Il corpo di uno di loro, Dominic Katirababwo, ex prete cattolico, è stato identificato dal collarino talare tra i resti carbonizzati. Ma il capo della setta, Joseph Kibwetere, e la sua profetessa più importante, Credonia Mwerinde, potrebbero essere fuggiti, hanno detto i sopravvissuti. Un membro diciassettenne ha riferito ai funzionari di aver visto la coppia che si allontanava dalla chiesa portandosi dietro piccole borse, venerdì mattina presto. La polizia sta anche cercando di stabilire che cosa ne è stato del denaro raccolto dalla setta prima dell'incendio. Nei giorni precedenti la tragedia ai membri era stato ordinato di vendere tutti i loro beni, e di pagare tutti i loro debiti. di Paul Busharizi - Reuters, 24 marzo 2000 Kampala, 25 marzo (Reuters) –La polizia ugandese intensificherà la ricerca di ulteriori fosse comuni nel sud-ovest, dopo il ritrovamento dei cadaveri di 153 membri della setta millenarista strangolati o uccisi a colpi di machete. La polizia ha riferito che l'ultimo raccapricciante ritrovamento di membri della setta assassinati di recente, in maggioranza donne e bambini, è stato fatto a Buhunga, circa 60 chilometri da Kanungu dove una settimana fa circa 500 membri della stessa setta sono morti nel rogo appiccato della loro chiesa. La polizia, in un primo tempo, aveva trattato il rogo di Kanungu come un caso di suicidio di massa, sebbene avesse sempre sostenuto che le decine di bambini periti nell'incendio erano stati assassinati. Ora la polizia dice che sembrerebbe che i leaders della setta abbiano ucciso i loro seguaci e si siano probabilmente dati alla fuga. «È stata una mossa preordinata per uccidere delle persone, e sospettiamo che si siano dati alla fuga» ha riferito venerdì alla Reuters il portavoce della polizia Assuman Mugenyi. «Facciamo appello alla comunità internazionale perché ci aiuti a trovare queste persone. Sospettiamo che possano aver lasciato il paese». Ritrovati corpi in tre fosse comuni Nella scoperta più recente i corpi sono stati rinvenuti in tre fosse sotto l'edificio usato dalla setta. La polizia ha riferito di stare indagando tre ulteriori siti nell'Uganda sudoccidentale, visto che stanno aumentando le ipotesi che potrebbero essere rinvenuti ulteriori cadaveri. «Sembrerebbe che ci siano state uccisioni ovunque avessero una chiesa» ha riferito alla Reuters il membro locale del parlamento Jim Muhwenzi. Cinquantanove dei corpi rinvenuti più di recente, che la polizia sostiene essere stati assassinati circa un mese fa o meno, erano di bambini, e molti altri di donne. Mugenyi ha detto che alcuni sono stati strangolati. «Altri avevano ferite al ventre, e altri indicatori che erano stati ammazzati a colpi di machete». Il ministro degli Affari Interni Edward Rugumayo si è detto scioccato dai recenti ritrovamenti. «È una vera tragedia. È un disastro. L'intera cosa è diabolica». Ai membri della setta, il Movimento per la Restaurazione dei Dieci Comandamenti di Dio, era stato richiesto di vendere i loro beni e consegnare il ricavato alla chiesa, i cui leaders avevano predetto l'imminente fine del mondo. Ma quando la precedente predizione che la fine sarebbe avvenuta il 31 dicembre 1999 non si è avverata, i leaders della chiesa erano stati messi sotto pressione per la restituzione del denaro – un possibile movente per le uccisioni. Un giovane membro della chiesa ha raccontato ai giornalisti locali di aver visto il leader della setta, Joseph Kibwetere, e la sua assistente Gredonia Mwerinda lasciare la chiesa appena prima che il fuoco venisse appiccato. Kibwetere, 68 anni, era un politico fallito, e un profeta auto-proclamato che affermava di aver sentito, nel 1987, una conversazione tra la Vergine Maria e Gesù, che predicevano distruzione del mondo se non si fosse obbedito ai Dieci Comandamenti. di Anne Mugisa e W. Bakandema - New Vision, Kampala. 25 marzo 2000 Funzionari della sicurezza hanno scoperto ieri 153 corpi in un'altra fossa comune della setta di Kanungu. I corpi erano stati occultati sotto il pavimento di una casa, a 60 chilometri dal luogo in cui, venerdì scorso, si pensa siano morte 600 persone nel rogo di una chiesa. Il nuovo sito è a Rutooma, Buhunga, 10 km dalla città di Rukungiri, sulla strada di Kitagata. 59 cadaveri di bambini e 94 di adulti, la maggioranza donne, sono stati riesumati da tre fosse comuni scavate all'interno di una casa isolata di sei stanze. L'esame post-mortem, eseguito dal dott. Ssebudde, ha indicato che alcuni dei corpi presentavano ferite da taglio, alcuni avevano il cranio sfondato ed altri segni di strangolamento. I corpi decomposti avevano corde attorno al collo e, secondo Ssebudde, erano stati sepolti non più tardi di due settimane fa. Sono stati riesumati dai detenuti della prigione di Rukungiri, e sepolti di nuovo in due fosse comuni dopo l'esame post-mortem. I funzionari della sicurezza hanno riferito che il luogo del ritrovamento era, fino ad una settimana prima dell'inferno, un campo di transito della setta. Le tombe di Buhunga sono state trovate a seguito di un crollo dovuto alle piogge intense. Il soffitto della casa era stato rimosso dal nuovo proprietario, che una settimana fa aveva acquistato la casa dai membri della setta. Si tratta di un uomo d'affari di Kampala, identificato come Daliano Tibehurira. Gli ex proprietari sono stati identificati solo come Natu, figlio di Philip Busharizi. La fonte ha riferito che il campo di transito gestiva seguaci che arrivavano anche da posti lontani come Iganga, Kampala e Bundibugyo. Ha detto che esistono prove che almeno 280 persone morte venerdì scorso provenivano da queste località. Gli abitanti del villaggio di Buhunga hanno raccontato che tutti i mesi oltre 500 persone erano solite radunarsi nella casa, e rimanervi per circa due settimane. Quando se ne andavano lasciavano sul posto circa 20 colleghi. Gli abitanti del villaggio hanno anche detto che a volte i membri della setta annunciavano la morte di qualcuno, ma procedevano sempre alla sepoltura durante la notte, scoraggiando i locali dal partecipare ai funerali. Sono anche state trovate otto tombe nella piantagione di banane. Le fonti hanno inoltre riferito che i funzionari della sicurezza hanno saputo che due dei preti della setta, tre giorni prima dell'inferno di Kanungu, avevano acquistato 29 canestri da 20 litri di benzina dal distributore Agip Petrol di via Ben Kiwanuka, a Kampala. I preti avevano noleggiato un pick-up presso la Mbarara, di fronte ad un posto chiamato Kikuubo, che ha trasportato il carburante. Le fonti hanno riferito che i preti avevano caricato anche balle di coperte, posho ed altre attrezzature domestiche che venivano tenute in una casa di Ggaba. L'autista ha detto alla sicurezza che i preti avevano scaricato da soli il carburante nel cortile di Kanungu, e successivamente avevano chiamato il resto della congregazione per scaricare coperte e posho. Ha raccontato che tra Mbarara e Rukungigi la polizia di un posto di blocco aveva fermato il veicolo, chiedendo dove i preti stessero portando quel carburante. Il prete aveva mostrato un documento di identità rilasciato da Kibwetere e aveva dato ai poliziotti 70.000 sh, prima di essere lasciato proseguire. di Eddie Ssejjoba, Enock Kakande e Gawaya Tegule - New Vision, Kampala. 25 Marzo 2000 La polizia si è accampata nella parrocchia di Mbuye, a Rakai, dove si sospetta che credenti lì riuniti a celebrare appartengano al gruppo di Kanungu. I capi della Chiesa Cattolica di Mbuye hanno richiesto alla polizia di fornire sorveglianza stretta per evitare ulteriori vittime. Il parroco ha chiesto che il gruppo venga sciolto, perché il Vescovo in pensione Adrian Dungu ha negato il permesso di campeggiare presso la chiesa. Tuttavia Irene Tibaaga, comandante della polizia distrettuale che si è incontrata con i capi della chiesa, ha rifiutato di usare la forza per sfrattare i fedeli. Ha detto che un atto del genere avrebbe dato l'impressione che il governo stesse dettando legge, e avrebbe interferito con l'operato della Chiesa. I capi distrettuali hanno richiesto alla Chiesa di sfrattare il gruppo, visto che il loro culto contravviene la dottrina cattolica. Il parroco ha detto che i seguaci, il cui fondatore è Speciosa Mukantabana, hanno insegnamenti, tra le altre cose, contrari al sesso, alla carne di maiale, annunciano il Giudizio Universale, non accettano la medicina moderna, non predicano di lavorare sodo, tutte cose contrarie alla Chiesa. di Milton Olupot e Geoffrey Kamali - New Vision, Kampala, 25 marzo 2000 Ieri la Confraternita delle Chiese Rinate di Uganda ha pubblicamente condannato la setta millenarista di Kanungu, sostenendo che non era suo membro. L'organizzazione, che ha tenuto una conferenza stampa presso la chiesa Namirembe Christian Fellowship (NCF), ha anche condannato il massacro di centinaia di ugandesi da parte della setta, capeggiata dal profeta auto-proclamato Joseph Kibwetere. Alla conferenza stampa hanno partecipato più di 80 leaders di chiese. I leaders, visibilmente disturbati dai collegamenti con la setta, hanno appoggiato la richiesta del presidente Yoweri Museveni di una commissione di inchiesta sulle morti. Hanno detto che sono disponibili a farne parte. Simeon Kayiwa, presidente e pastore principale della NCF, ha detto che volevano correggere l'impressione che la setta «fosse una delle rinate». «Contro di noi sono state rilasciate molte informazioni false. Dopo le recenti affermazioni fatte in tutto il paese, abbiamo deciso di riunirci qui perché qualcuno potrebbe usare il massacro di Kibwetere per perseguitarci» ha aggiunto. «Condanniamo l'atto, la setta e il leader della setta per la vergogna e l'angoscia che hanno gettato sul nostro paese. Vorremmo chiarire che la forza sottostante questo atto e questa setta non è Dio, ma Satana» ha dichiarato. Kayiwa, che ha definito una setta come «insegnamenti estranei alla dottrina biblica», ha detto che erano turbati dal crescente scherno pubblico che collega i cristiani rinati alla setta di Kibwetere. BBC 26 marzo 2000 La polizia ugandese ha scoperto quella che potrebbe essere un'altra fossa comune collegata alla setta religiosa la cui chiesa è stata distrutta dalle fiamme, con gravi perdite umane. La polizia ha interrotto gli scavi quando ha scoperto il braccio di un cadavere dietro la casa dell'importante leader della setta Padre Dominic Kataribabo, prete cattolico scomunicato che si pensava fosse morto nell'incendio appiccato con carburante. La polizia, prima di proseguire i lavori, è in attesa dell'arrivo a Rugazi, Uganda sudoccidentale, della squadra medica e investigativa. Durante il week-end ha setacciato le sei proprietà della setta dopo aver scoperto 153 cadaveri strangolati e mutilati sepolti in una località collegata al Movimento per la Restaurazione dei Dieci Comandamenti. «Pensiamo che potrebbero esserci ulteriori fosse comuni ovunque ci fosse una branca della setta» ha detto Jim Muhwezi, un politico locale. Il ministro degli Affari Interni Edward Rugumayo ha riferito alla BBC che i cadaveri denudati erano stati assassinati di recente. Acido solforico L'incendio nella chiesa del 17 marzo era stato inizialmente considerato un patto suicida, ma ora viene visto come un assassinio per tornaconto finanziario. Sono morte oltre 400 persone. Gli investigatori hanno scoperto che l'incendio ha avuto origine da bombe piazzate in sei punti diversi, e che porte e finestre erano state inchiodate. La polizia ha detto che cinque giorni prima dell'incendio Padre Kataribabo aveva acquistato grandi quantità di acido solforico concentrato. La sostanza chimica era stata usata su sei corpi scoperti in una latrina in una delle case usate dai leader della setta. La polizia ritiene che il capo della setta, Joseph Kibwetere, e la sua principale profetessa, Credonia Mwerinde, possano essere fuggiti. Sta anche cercando di stabilire che cosa ne è stato del denaro raccolto dalla setta. Nei giorni precedenti la morte, ai membri era stato detto di vendere tutti i loro averi e di pagare tutti i loro debiti. Racconti diversi attribuiscono al movimento tra i 1000 e i 5000 membri. di Henri E. Cauvin - The New York Times, 26 marzo 2000 Rutoma, Uganda, 25 marzo – Almeno alcune tra le 153 persone uccise in una proprietà isolata della setta, nel sud ovest del paese, sono morte diverse settimane prima delle centinaia di seguaci periti nell'inferno della loro chiesa la settimana scorsa, ha riferito la polizia. La proprietà, situata alla fine di uno stretto viottolo, è stata data alle fiamme qualche ora prima dell'inferno scoppiato nella chiesa il 17 marzo scorso, in cui sono morte almeno 330 persone. L'incendio nella proprietà ha sventrato cinque piccoli edifici, e ha carbonizzato gran parte del terreno circostante, in un misterioso preludio alla catastrofe poi scoppiata nel villaggio di Kanungu, che la setta, conosciuta come il Movimento per la Restaurazione dei Dieci Comandamenti di Dio, aveva eletto a dimora. Qui il fuoco e la scoperta di persone apparentemente morte settimane, o forse addirittura mesi, fa ha fatto aumentare, tra gli investigatori, la crescente sensazione che quanto accaduto nella chiesa di Kanungu sia stato, ad un certo livello, un'azione orchestrata dal leader della setta, Joseph Kibwetere, e da alcuni dei suoi luogotenenti. «A meno di provare che anche loro sono morti, dovranno rispondere dell'accusa di omicidio» ha detto il portavoce del Servizio di Polizia Nazionale Assuman Mugenyi in un'intervista telefonica da Kampala, la capitale. I funzionari di polizia, sopraffatti dalle loro macabre scoperte, hanno oggi riferito che gradirebbero aiuto internazionale per le loro forze non equipaggiate. Nella speranza di trovare indizi su quanto accaduto a Kanungu, gli investigatori stavano setacciando altri luoghi in cui la setta operava. Quando venerdì scorso sono iniziati i lavori di scavo il conteggio è stato impressionante: 153 corpi, ha detto il Sig. Mugenyi. Dei morti, 59 erano bambini e tutti, pare, sono stati uccisi. Alcuni di loro sono stati strangolati, altri uccisi a colpi di machete. A differenza del massacro di Kanungu, dove la gente è morta tutta insieme, le uccisioni qui sembrano essere avvenute in un periodo durato settimane, ha riferito Mugenyi. La proprietà, situata alla fine di uno stretto viottolo, veniva usata dalla setta per reclutare nuovi membri e introdurli ai loro ideali, ha riferito la polizia. «Era un luogo di indottrinamento» ha affermato Terense Kinyera, capo regionale delle indagini criminali della polizia ugandese, dopo essersi incontrato con gli altri investigatori sul posto. I corpi ritrovati sono stati esaminati dagli investigatori medici, e poi sepolti in massa in una fossa scavata nei pressi di uno degli edifici. Con manodopera limitata e il terreno duro che rende difficile i lavori, gli investigatori sono stati rallentati nella loro opera di ricerca di prove. Ad oltre una settimana dall'incendio di Kanungu, gli investigatori solo oggi iniziano le ricerche in un altro dei siti della setta, nelle vicinanze del villaggio di Bushenyi. E non avranno mai il tipo di prova forense che potrebbe essere d'aiuto in esami di laboratorio. Ma la rimozione dei corpi sarebbe stata una sfida logistica enorme, anche per una polizia dotata di molte più risorse e forza. «Questo per noi è un grosso problema, perché la nostra polizia è male equipaggiata» ha detto Mugenyi. «Se potessimo avere assistenza internazionale ne saremmo lieti. Abbiamo bisogno di esperti, specialmente in omicidio, per rafforzare la nostra squadra». Al caso sono stati assegnati dai 20 ai 30 investigatori, ha continuato, e «anche queste risorse non sono sufficienti per svolgere un lavoro accurato». Associated Press, 26 marzo, 2000 Rugazi, Uganda (AP) – L'indagine sulla morte sospetta di almeno 490 membri della setta millenarista cristiana è stata ingarbugliata domenica quando un importante legislatore ha speculato sul fatto che dietro la loro morte ci sarebbero i leader della setta. La polizia locale sta sorvegliando una fossa comune scoperta presso una remota area della setta nell'Uganda sudoccidentale, in attesa dell'arrivo dei patologi dalla capitale, Kampala, e degli investigatori della vicina città, per proseguire l'esumazione della fossa comune. Ma la polizia ha riferito che il capo patologo non ha mai lasciato la capitale. «La logistica è un problema» ha detto il portavoce della polizia Mugenyi Assuman al telefono da Kampala. Intanto una squadra investigativa in attesa del patologo a Rukungiri, 19 miglia dal luogo del ritrovamento, non è mai stata informata del ritardo. Funzionari ugandesi hanno riferito che un membro diciassettenne della setta avrebbe detto che i due capi più importanti - Cledonia Mwerinde, 40 anni e Joseph Kibweteere, 68 – potrebbero essere fuggiti dalla zona lo scorso 17 marzo, quando un incendio in una delle chiese del gruppo ha ucciso 330 membri. Questi racconti non hanno trovato conferma. Le morti nel villaggio di Kanungu erano state inizialmente considerate un suicidio di massa. Tuttavia funzionari, polizia e gente del villaggio hanno speculato sul fatto che i due leaders avessero abbandonato la setta dopo i crescenti malumori dovuti al fatto che il mondo non fosse finito il 31 dicembre, come previsto, e volessero indietro i loro beni, che avevano consegnato all'adesione al gruppo. Jim Muhezi, membro del parlamento e un tempo a capo del servizio di sicurezza interno, sabato ha teorizzato che i leader della setta abbiano usato la mano pesante con gli scontenti, avvelenandone alcuni e incoraggiando il suicidio di massa per frenare ulteriori defezioni. Muhezi ha anche criticato le indagini sulla morte di centinaia di membri del Movimento per la Restaurazione dei Dieci Comandamenti. Alla domanda dei giornalisti sul perché i 153 corpi rinvenuti venerdì su una proprietà della setta nella vicina Buhunga fossero stati riesumati e poi frettolosamente sepolti senza essere identificati, Muhezi ha risposto: «ne so quanto voi. È stato un lavoro investigativo fatto male». Le autorità del paese dell'Africa orientale dicono che la loro indagine è ostacolata dalla mancanza di attrezzature, veicoli e personale. L'iniziale convinzione che i morti di Kanungu fossero un suicidio di massa, una tragedia senza senso, si è presto tramutata in un fatto sinistro quando in una delle latrine della proprietà sono stati rinvenuti i corpi ammassati di sei uomini, che pare siano stati assassinati. Pochi giorni dopo sono stati rinvenuti i 153 corpi nella proprietà di Buhunga, a circa 13 miglia di distanza. La setta aveva circa 1000 membri, e le autorità locali temono che la maggior parte ne sia rimasta vittima. I funzionari del governo considerano il capo del movimento, Kibwetere, come fuggiasco, e tutti i deceduti come vittime di omicidio. In attesa dell'arrivo degli esperti, le autorità locali di Rugazi, 36 miglia da Buhunga, stanno ispezionando una piccola piantagione di canna da zucchero che confina con la proprietà, facendo rilevamenti per circoscrivere possibili nuovi scavi alla ricerca di ulteriori corpi. In un angolo del campo c'era infatti la fossa comune semi-aperta, da cui spuntavano dalla terra bruna solamente un braccio e un'anca. La polizia aveva scoperto la fossa venerdì scorso, quando si era recata sul posto per ispezionare la proprietà, che fino a poco tempo fa apparteneva a Dominic Kataribabo, divenuto uno dei leader della setta poco dopo essere stato scomunicato dal vescovo locale, agli inizi degli anni '90. Kataribo era un prete cattolico romano. Ai seguaci della setta che si recavano nella proprietà composta da tre edifici, e con una vista sul vicino Lago Edward da togliere il fiato, Kataribo predicava il messaggio apocalittico del movimento, e criticava i funzionari della chiesa cattolica romana perché a suo dire non vivevano in armonia con i pubblici insegnamenti. di Henri E. Cauvin -The New York Times, 27 marzo 2000 Kabumba, Uganda, 26 marzo – Nell'incontrare Joseph Kibwetere per la prima volta, le tre donne gli avevano detto che lui era stato consacrato per aiutarle a diffondere la parola di Dio, che la Vergine Maria le aveva condotte da lui, un cattolico romano conosciuto tra gli ugandesi per la sua pietà, preghiera e opere. Stando al racconto dei parenti del Sig. Kibwetere, quell'incontro del 1989 fu l'inizio di una fatale catena di eventi che hanno condotto al distacco dal loro padre e marito, agli scontri con la Chiesa Cattolica Romana, alla scomunica e, il 17 marzo, alla morte di almeno 330 seguaci della sua setta, nella deflagrazione che ha inghiottito la remota chiesa di montagna, a Kanungu. Non è chiaro se l'inferno sia stato un suicidio di massa – il secondo per importanza dopo che Jim Jones aveva condotto a morte 912 seguaci in Guyana nel 1978 – o un omicidio di massa. La polizia ugandese, sotto dimensionata e male equipaggiata, propende per la seconda ipotesi, in modo particolare dopo aver scoperto, nel corso di questa settimana, altri 159 cadaveri. Sei erano sepolti in una latrina a fianco della chiesa rasa al suolo, e altri 153, di cui 59 bambini, in una proprietà della chiesa a circa 30 miglia di distanza. Oggi la polizia ha dichiarato che stava cercando ulteriori cadaveri, dopo averne scoperto almeno uno in una casa di proprietà di un altro leader della setta. Qualsiasi sia la verità dietro questo macabro spettacolo, questa povera nazione di 11 milioni di abitanti si trova ad affrontare molte domande: sull'importanza della libertà religiosa in un paese dove sono fiorite molte sette, sulla competenza dei servizi di sicurezza del governo e sulla rete dei servizi segreti; sul misterioso Movimento per la Restaurazione dei Dieci Comandamenti di Dio del Sig. Kibwetere e, naturalmente, sull'uomo che lo guidava. Come molto altro, anche il destino di Joseph Kibwetere rimane un enigma. Nessuno sa se era tra i morti nella cappella carbonizzata, o se sia fuggito prima o durante l'incendio. Per ora la polizia presume che lui e forse alcuni altri dei leader della setta siano vivi, il che lo rende un sospettato di omicidio. Vivo o morto, il Sig. Kibwetere è, secondo suo figlio maggiore, un assassino. «Sto male per quelli che sono morti» dice il figlio Juvenar Rugambwa, 36 anni, nella casa di famiglia. «Odio davvero mio padre. Se è scappato e lo incontrassi, non esiterei ad ucciderlo». Il Sig. Rugambwa e sua madre, Theresa, che in 40 anni di matrimonio gli ha dato 16 figli, hanno detto che l'uomo che per decenni hanno conosciuto come un pio cattolico, dedito ad opere di bene, iniziò a cambiare drasticamente dopo essere stato avvicinato, nel 1989, da tre donne durante la messa. Le tre donne - Credonia Mwerinde, Ursula Komuhangi e Angela Mugisha – erano già a capo di una setta cristiana devota alla Vergine Maria che, dicevano, gli aveva ordinato di portarle con lui. E così fece, così iniziò la setta, dice la famiglia. Predicando la fine del mondo con la fine del 1999, la setta conduceva una crociata per il ritorno ad una vita secondo i Dieci Comandamenti, dicendo che erano il solo cammino per la salvezza. Nato nel 1932 in questa regione, Joseph Kibwetere crebbe alla locale scuola cattolica e, dicono i suoi coetanei, si aggrappò alla sua fede come al timone che avrebbe guidato lui e chi gli stava intorno sul cammino della virtù. Divenne maestro, e finì alla sua vecchia scuola elementare, dove impressionava gli studenti per la devozione alla sua fede. «Era un uomo pio» racconta Matthias Igusha, studente nella scuola di Kibwetere nei primi anni '60. «Potevi capirlo dalla sua condotta: andare in chiesa, prendersi cura degli ammalati». Statura e ricchezza di Kibwetere crebbero, e così fece la sua dedizione alla chiesa. Divenne supervisore per la regione delle scuole cattoliche, e fondò una propria scuola privata cattolica. Passato qualche anno, dopo essersi trasferito al servizio di governo e politica, donò la terra su cui sono state costruite due scuole cattoliche locali. «Non abbiamo mai litigato» ricorda la moglie, anche lei insegnante, che sposò nel 1960. «A casa nostra non c'erano mai discussioni. Era un uomo pacifico». La stanza in cui sta parlando porta i segni della devozione religiosa: immagini di Gesù e Maria, rosari e santini, una fotografia del marito che prega durante un pellegrinaggio a Roma, e un certificato di riconoscimento della speciale benedizione papale che aveva ricevuto. «Siamo cresciuti in una bella casa, in una bella famiglia, finché non ci ha portato in casa quella gente» dice il figlio, imprenditore edile e padre di quattro bambini. Quando le tre donne apparvero per la prima volta, la Sig.ra Kibwetere aderì inizialmente alle loro attività. Ma via via che sempre più seguaci venivano a vivere nella fattoria della famiglia, crebbe la tensione tra questa e i circa 200 seguaci. «Quanto questa gente è arrivata ha iniziato a maltrattare noi, i familiari, i bambini e la mamma, dicendo che la Vergine Maria gli aveva detto di fare così, di tenerci senza mangiare e di punirci» ricorda il Sig. Rugambwa. Così reagì, prima da solo poi con l'aiuto della madre e dei fratelli, contro la gente che, dice, lo faceva sentire prigioniero a casa sua. La famiglia ebbe la meglio. Nel 1992 la setta e i sui leader fecero i bagagli e partirono per Kanungu. Kibwetere non tornò mai più indietro, nonostante gli inviti della famiglia. Stabilitasi su un magnifico appezzamento di fertile terra collinare, la setta si mise in moto per diffondere il suo messaggio, principalmente attraverso un manifesto di 163 pagine intitolato “Messaggio Tempestivo dal Cielo: La fine dell'Epoca Attuale”. Gran parte del libro è dedicata alle rivelazioni che Kibwetere e gli altri capi della setta dicevano di aver ricevuto. Il volume contiene oscure profezie di carestie e guerre, di fiumi che si trasformano in sangue e cibo che diventa veleno. Enumera i problemi a cui particolari paesi andranno incontro: »Il Mozambico sarà distrutto dal suo stesso apparato», e «sul Giappone continuerà a piovere fintanto che lo vorrà mio Padre». Con Kibwetere come capo proselitizzatore, la setta prese piede. «Quest'uomo era importante in molti modi» dice il figlio, sottolineando i servizi presso commissioni governative, e il suo ruolo come organizzatore per il Partito Democratico di opposizione. «La gente lo rispettava perché era religioso e aveva denaro. Quando hai i soldi sei rispettato e amato. E aveva una lingua convincente. Era brillante e istruito». Ma agli occhi della chiesa Kibwetere era diventato un peccatore e della peggior specie, perché affermava di avere contatto diretto con Dio e rifiutava gli ordini di desistere di un vecchio amico, il Vescovo John Baptist Kakubi. Florence Igusha, che conobbe Kibwetere tramite suo marito, è grata al vescovo per le sue ammonizioni. «Credo che se il vescovo non ci avesse fermati, molti di noi sarebbero entrati nel suo gruppo» racconta. La collera della chiesa crebbe quando reclutò alla sua causa due preti, e alla fine Kibwetere venne scomunicato. «Di fatto sfidò la leadership del Papa» ha detto al quotidiano governativo New Vision il Vescovo Kakubi, ora in pensione. I ranghi della setta si ingrossarono, con una stima che si aggira tra i 1.000 e i 4.000 seguaci. Per unirsi al gruppo si dovevano vendere tutti i beni e girare il denaro alla setta, dicono molti parenti delle vittime di Kanungu. Sulla proprietà lo stile di vita era molto ascetico, il sesso era scoraggiato anche tra le coppie sposate e la comunicazione limitata principalmente ad un sistema di linguaggio a segni che gli avevano insegnato, raccontano i familiari. Che cosa sia esattamente accaduto quando, il 31 dicembre 1999, il mondo non è finito non è chiaro. Ciò che si sa è che decine di seguaci hanno fatto rotta su Kanungu il 16 e 17 marzo, unendosi ad altri che già c'erano. La mattina del 17 marzo il gregge si è radunato nella cappella, che guarda la Rugyeyo Mountain. È stato appiccato il fuoco, forse più d'uno. Alle 12,45 la stazione di polizia di Rukungiri, il quartier generale della zona, ha ricevuto una chiamata radio, ha riferito il vice comandante Stephen Musok la settimana scorsa. La chiamata proveniva da un ufficiale di Kambuga, due villaggi di distanza da Kanungu e il più vicino al posto di polizia. L'ufficiale ha informato che c'era stato un incendio nella sede del gruppo di Kibwetere, e che c'erano dei morti. Solo quando gli abitanti del villaggio e la polizia si sono avvicinati all'edificio la portata del fatto è diventata evidente. I resti di centinaia di persone, per lo più ossa, e in certi casi solo cenere, giacevano ammassati contro una delle estremità della cappella. Non è stato possibile identificare praticamente nessuno, e lunedì sera sono stati tutti sepolti insieme in una fossa a fianco della loro chiesa devastata. Il giorno precedente l'incendio a casa di Kibwetere è arrivato un pacchetto. Conteneva libri e documenti della setta, il suo certificato di registrazione, una copia dei dieci comandamenti della setta ed altri articoli. Il tutto, secondo la famiglia, è stato inviato da Joseph Kibwetere. «Non può averli mandati nessun altro» dice il figlio. «Voleva che noi portassimo avanti il suo messaggio». |