Dieci Comandamenti di Dio

Rassegna Stampa, terza pagina. Aggiornamenti fino al 30 marzo 2000

 
 

Suicidio in Uganda: ecco la storia della setta
Un missionario comboniano italiano conosceva bene il leader che ha ispirato la tragedia dei giorni scorsi
La Nazione online, 22 marzo 2000 courtesy of Associated Press/La Nazione

Roma, 22 marzo - «Il Movimento millenarista di Kanungu, protagonista del tragico suicidio di massa dei giorni scorsi, nacque intorno al 1990 ed io ebbi modo di conoscere da vicino questo fenomeno religioso».

A parlare è padre Paolo Tomaino, missionario comboniano, per anni parroco nelle diocesi di Kabale e Mbarara (Uganda meridionale). A diffondere la sua testimonianza è l'agenzia di informazione dei missionari Misna. «Il fondatore del Movimento per la Restaurazione dei 10 comandamenti, Joseph Kibwetere, per anni aveva lavorato come insegnante e catechista e si era particolarmente distinto ed era persino stato nominato responsabile del Consiglio parrocchiale della missione di Kagamba, nella diocesi di Mbarara - continua il missionario -. Mi disse di aver avuto una visione divina e di aver capito che la sua missione sarebbe consistita nel ristabilire i 10 Comandamenti. Inizialmente - aggiunge il sacerdote - formò un gruppo di discepoli, del quale facevano parte tre sacerdoti ed un gruppo di ragazze. Erano fanatici che pretendevano di avere avuto delle rivelazioni personali di salvezza, che Dio chiedeva loro di annunciare al mondo. Il messaggio più sconvolgente era quello dell'approssimarsi della fine dei tempi. Ciò aveva inevitabilmente delle ricadute di tipo pratico sulla vita della gente che plagiavano. Ad esempio, per loro, era inutile mandare i ragazzi a scuola o lavorare, perché ormai era giunta l'ora della fine». Courtesi of Associated Press/La Nazione

Padre Tomaino, originario di Lamezia Terme (Catanzaro), racconta che il movimento ebbe come epicentro di diffusione la regione ugandese dell'Ankole. «Entrarono gradualmente in alcune parrocchie, specialmente nella provincia di Bushenyi, dove ottennero seguaci anche per la poca rilevanza data al fenomeno dalle autorità ecclesiastiche. Uno di loro mi disse, un giorno, che il gruppo aveva contatti con un movimento integralista australiano. Si era diffusa la voce che alcuni leader avessero trascorso alcune settimane in Australia per dei corsi di spiritualità».

La svolta, ricorda il missionario, avvenne a cavallo tra il 1993 ed il '94, «quando il movimento trasferì la propria curia nella località di Kanungu, nella provincia di Rukungiri (regione del Kigezi) dove comprarono un vasto appezzamento di terra ed edificarono le loro strutture».

Foto: in alto uno degli scorci meno drammatici della tragedia del suicidio di massa in Uganda, sotto uno dei leader del movimento religioso, Joseph Kibwetere, in una immagine d'archivio (Ap)

 

Dissepolti altri 153 cadaveri legati alla setta ugandese
Di Dean E. Murphy, redazione del Times- Los Angeles Times , 25 marzo 2000

Kampala, Uganda – Venerdì le autorità hanno scoperto una fossa comune sotto un edificio dell'Uganda sudoccidentale usato dal Movimento per la Restaurazione dei Dieci Comandamenti di Dio, setta millenarista i cui leader si pensa abbiano già ucciso più di 500 dei loro seguaci.

La fossa pare contenga almeno 153 corpi, tra cui 59 bambini. La polizia ha detto ai giornalisti qui nella capitale ugandese che le vittime sembra siano state uccise a colpi di machete o strangolate – alcune avevano ancora la corda al collo – ma i patologi non hanno rivelato pubblicamente le cause di morte.

I corpi erano stati sepolti sotto il pavimento di un edificio abbandonato, un tempo frequentato dalla setta, nei pressi della città di Rukungiri. Pare che la località sia a circa 30 miglia dalla madre chiesa del gruppo, a Kanungu, dove la polizia accusa i leader della setta di aver appiccato il rogo che ha ucciso quasi 530 persone il 17 marzo scorso, in ciò che inizialmente si pensava fosse stato un suicidio di massa.

Le possibilità di trovare ulteriori cadaveri non è stata esclusa, e le autorità continuano a setacciare altri luoghi di incontro della setta, che nel paese aveva diverse succursali. Al suo culmine, dice la polizia, la setta potrebbe aver avuto più di mille seguaci, sebbene non sia stato rinvenuto alcun elenco degli appartenenti. Venerdì sono stati emessi rapporti contrastanti sul momento della morte delle persone rinvenute nella fossa comune. Le stime variano da sei settimane a un anno.

La macabra scoperta dà credito al sospetto della polizia che la dirigenza del gruppo, capeggiato dal 68enne Joseph Kibwetere, abbia fatto ricorso all'omicidio per soffocare l'opposizione tra i suoi membri.

Ci sono stati racconti non confermati che Kibwetere e la sua assistente, Keredonia Mwerinde di 49 anni, sono vivi e in fuga. Il terzo in comando del gruppo, Dominic Kataribabo, 63 anni, ex prete cattolico, secondo quanto riferito dalla polizia è morto nell'incendio. Il quotidiano ugandese New Vision ha riferito che i membri della setta di una provincia a est dei due luoghi dell'omicidio stanno preparando una festa di due giorni per i presunti sopravvissuti.

Kibwetere e i suoi colleghi avevano predicato che il mondo sarebbe finito prima del 1 gennaio 2000. Successivamente avevano posposto la data al gennaio prossimo, ma i ranghi degli scontenti avevano già iniziato a gonfiarsi, stando ai parenti dei deceduti. «Questi leader avevano raccolto un sacco di soldi dai membri, che avevano venduto le loro proprietà quando erano entrati nella setta» ha riferito il portavoce della polizia Assuman Mugenyi. «C'era chi voleva indietro il suo denaro, e pensiamo che i leaders abbiano deciso di sbarazzarsene».

Una lettera scritta in gennaio dai massimi capi della setta diceva che il gruppo aveva 80 contribuenti, e che i pellegrinaggi al luogo santo di Kanungu – 3 ogni anno – attiravano ognuno circa 300 persone. Nel 1998 il movimento era stato registrato come società a responsabilità limitata, nell'evidente tentativo di trasformare la sua proprietà di Kanungu in un'attività lucrativa. I membri avevano piantato canna da zucchero e ananas, e avevano iniziato ad allevare polli, stando ad un riassunto delle attività del gruppo riportate dalla lettera presentata al Ministero degli Affari Interni. Avevano anche aperto una panetteria, e vendevano pani nunziali e dolci speciali ai villaggi circostanti. C'era anche il progetto di aprire un negozio di artigianato.

La setta, che raccoglieva adesioni principalmente da cattolici delusi, aveva un sistema di credenze basato sulle visioni che i leaders sostenevano di avere avuto da Gesù Cristo e dalla Vergine Maria. Ai membri è vietato parlare l'uno all'altro, eccetto che per canti, preghiere o durante gli insegnamenti religiosi, perché «le conversazioni portano molti a raccontare bugie sui loro vicini», secondo le regole fondamentali auto-dichiarate del gruppo. Come conseguenza, per comunicare i membri avevano sviluppato un primitivo linguaggio a segni.

Il movimento proibisce anche di fumare e bere birra, e predica che l'AIDS è una punizione di Dio per aver bevuto birra, proprio «come quando una madre, dopo il periodo di allattamento del suo bambino, si mette pepe sul seno», afferma il manuale del gruppo.

I membri credono che l'Uganda sia stata scelta da Dio come la "Nuova Israele" – la nazione che lui predilige. La Russia sarà invasa dalle locuste, il Mozambico sarà distrutto «dal suo stesso apparato», la Svezia soffrirà la punizione di Sodoma e Gomorra e il Messico diverrà il punto d'incontro di grossi armamenti che distruggeranno cinque paesi.

Nella sua visione millenarista, il manuale della setta parla di tre giorni di oscurità, durante i quali «chi si è pentito» si riunirà in case sicure conosciute come arche. Circa un quarto della popolazione mondiale sopravviverà alla pulizia terrestre, il resto finirà all'inferno.

Il nuovo mondo, secondo la profezia, sarà piatto come una frittella e sarà collegato al paradiso. La morte sarà sconfitta, e Satana e i suoi seguaci «messi ai ceppi». «Tutto questo non è inteso a spaventarvi, quanto piuttosto a informarvi di prepararvi per ciò che sta arrivando, e di essere sempre in stato di grazia» afferma il manuale.

La lettera di gennaio sostiene che la profezia era stata presentata al papa durante il suo pellegrinaggio in Uganda, nel 1993. Nonostante la Chiesa Cattolica Romana avesse dissociato il gruppo, i suoi membri celebrano le feste cattoliche e, almeno sulla carta, riconoscono l'autorità del papa. «Siamo indubbiamente in piena comunione con il Vicario di Cristo e con la chiesa» spiega il manuale.

Sospetti sul Movimento per la Restaurazione dei Dieci Comandamenti di Dio sono sorti fin dalla sua richiesta di operare come gruppo religioso nel 1991. Le autorità approvarono infine la richiesta nel 1993, e rinnovarono due volte la licenza, l'ultima nel 1997 per un periodo di 5 anni.

Un'autorizzazione separata per gestire una scuola elementare, tuttavia, era stata revocata lo scorso anno dai funzionari della pubblica istruzione, a causa di accuse di scarsa alimentazione dei bambini, e condizioni non in regola con gli standards sanitari.

Giovedì il presidente ugandese Museveni ha dichiarato che dal 1994 la setta aveva subito due inchieste, e alla fine si era deciso di ritenerla una minaccia non specificata alla sicurezza. Questi accertamenti tuttavia pare siano stati insabbiati da un funzionario regionale che sembrerebbe appartenesse alla setta stessa.

 

Kanungu: Nkangi difende il governo
New Vision, Kampala, 28 marzo 2000

Il governo non può essere ritenuto responsabile della morte di centinaia di seguaci del Movimento per la Restaurazione dei Dieci Comandamenti di Dio, è ciò che John Kakande attribuisce al Ministro per la Giustizia e gli Affari Costituzionali Mayanja Nkangi.

«Il governo ha autorizzato una NGO, non una setta. Su questa base, si trattava di un'entità legale. Il governo dà licenze matrimoniali, ma se poi il marito uccide la moglie si tratta di omicidio, e il governo non può esserne ritenuto responsabile» ha detto ieri Nkangi a New Vision. Ha aggiunto che l'ex prete cattolico Bishanga Kabishanga, condannato a 72 anni per l'uccisione di 9 ragazze, potrà essere nuovamente incarcerato se si stabilirà che è stato scarcerato illegalmente. Ha detto che il Servizio Carcerario dovrebbe seguire la faccenda. «Non è sufficiente che lui dica di essere stato rilasciato. Deve provare che le autorità dell'epoca lo hanno lasciato uscire» ha continuato Nkangi.

Nel 1978 Padre Bishanga Kabishanga era stato condannato a 72 anni per la morte di 9 ragazze a Fort Portal. Ma era uscito di prigione dopo il rovesciamento del regime di Amin. In una dichiarazione inviata sabato via fax a New Vision, Kabishanga ha detto «Sono stato rilasciato per volontà di Dio. Le nove ragazze sono morte per ragioni ben note al defunto Vescovo Serapio Magambo e al parroco di Kahunga.»

Il quotidiano The East African, citando esperti legali, ha scritto ieri che il governo potrebbe dover affrontare la responsabilità penale per negligenza e perdita di vite umane se i parenti delle vittime provassero che le richieste che avevano fatto perché il governo aprisse un'inchiesta sulle strane attività della setta sono state ignorate.

 

Ancora 80 corpi venuti alla luce sul terreno di uno dei leader della setta ugandese
Di Henri E. Cauvin - The New York Times, 28 marzo 2000

Kampala, Uganda 27 marzo – Oggi sono stati riesumati ulteriori 80 corpi da una fossa comune scoperta nel corso del fine settimana in un appezzamento un tempo di proprietà di un leader di una setta millenarista, che sembra essere collegata alla morte di almeno 500 persone.

Gli investigatori ritengono che le persone scoperte oggi, come i 159 rinvenuti la settimana scorsa in altre fosse comuni, siano stati assassinati "Non esiste ragione per cui 80 persone finiscano in una fossa comune" ha detto il portavoce della polizia Naigambi questa sera.

I corpi rinvenuti oggi nel villaggio di Rugazi sono la terza scoperta simile fatta dal 17 marzo, quando almeno 330 seguaci della setta, il Movimento per la Restaurazione dei Dieci Comandamenti di Dio, sono morti nel rogo appiccato da alcuni dei membri alla cappella situata su una proprietà isolata della setta a Kanungu, circa 200 miglia a sud ovest da qui. La setta credeva che la fine del mondo dovesse arrivare il 31 dicembre 1999.

Rugazi è il luogo più recente ad essere stato perquisito dalla polizia, che cerca di ricostruire che cosa sia avvenuto il 17 marzo, e determinare le responsabilità. Fino ad ora le ricerche hanno solamente aggiunto ulteriori domande a un caso già complicato.

Pochi giorni dopo l'incendio gli investigatori avevano rinvenuto sei corpi nella latrina della proprietà di Kanungu, a pochi passi dai resti della chiesa andata a fuoco. Le sei persone, che non è stato possibile identificare, erano morte ammazzate. Poi venerdì, a Rutoma, villaggio a 30 miglia da Kanungu, la polizia ha dissepolto i corpi di 153 persone che giacevano in una fossa comune su un appezzamento usato dalla setta. Erano stati uccisi a colpi di machete o strangolati nelle ultime settimane, ha riferito la polizia. Gli investigatori sono arrivati a Rugazi, che altresì dista 30 miglia da Kanungu, lo scorso fine settimana e domenica hanno scoperto i resti di esseri umani sepolti in una fossa. Gli scavi sono erano stati immediatamente sospesi, e convocata una squadra di investigatori esperti della capitale.

La squadra, capitanata dal capo del dipartimento delle indagini criminali che comprende anche un chimico e un patologo governativi, era attesa in loco per il tardo pomeriggio di oggi, riferisce un portavoce della polizia. Ma si prevede che le ricerche non ricominceranno prima di mercoledì, con l'arrivo di esperti dalla capitale. Inspiegabilmente però i funzionari locali hanno ripreso la ricerca questo pomeriggio, e hanno ben presto scoperto che il corpo ritrovato domenica non era certo il solo.

Un medico locale, esaminando i corpi, ha riferito che le vittime sembrano morte da circa un mese, così riporta la Associated Press che ha inoltre detto che alcuni dei corpi sembravano avere ferite da taglio, mentre altri avevano pezzi di tessuto legati attorno al collo.

Il perché gli scavi siano cominciati prima dell'arrivo dalla capitale della squadra, e il perché i corpi siano stati nuovamente sepolti prima di essere esaminati da quella squadra sono solo le ultime tra le domande di ciò che sembra essere un'indagine travagliata.

Evidentemente sopraffatte dal numero dei cadaveri, le autorità del posto hanno condotto solamente rapide autopsie prima di riseppellire i corpi in una fossa comune, lasciando molte importanti domande senza risposta.

L'ordine di fermare gli scavi e attendere l'arrivo degli esperti doveva essere un passo verso un raddrizzamento delle indagini. «Non sappiamo che cosa sia successo» ha risposto Naigambi, portavoce della polizia quando gli è stato chiesto perché la ricerca sia ricominciata.

Fino a poco tempo fa la proprietà apparteneva a Dominic Kataribaabo, ex prete scomunicato ed uno dei leaders della setta, che si ritiene sia morto nel rogo di Kanungu, ha riferito un altro portavoce della polizia, Assuman Mugenyi. Fino a un mese fa la casa veniva usata dalla setta per i suoi incontri, poi Kataribaabo l'ha venduta a suo fratello. Il tempismo della vendita, appena poche settimane prima dell'inferno di Kanungu, è un'altra prova circostanziale che suggerisce che molti membri della setta sapevano che stava per accadere qualcosa di decisivo. La polizia ha detto che appena poche ore prima del rogo di Kanungu i membri della setta avevano dato alle fiamme tutti e cinque gli edifici della proprietà di Rutoma, poi erano partiti per Kanungu.

I più importanti leader della setta, Joseph Kibwetere e Credonia Mwerinde, sono tra i maggiori sospettati per il massacro. Nessuno sa se sono vivi, ma per ora la polizia sta lavorando sulla presunzione che lo siano, e che siano in fuga.

 

Gli ugandesi trovano tombe recenti, recuperati 6 corpi
di Adrian Blomfield - Reuter, 28 marzo 2000

Rugazi, Uganda (Reuters) – La polizia ugandese martedì ha rinvenuto una nuova fossa comune e ha recuperato sei cadaveri in una località usata dai leader della setta millenarista sospettati di avere assassinato centinaia di membri di un gruppo.

La polizia riferisce che i 700 cadaveri rinvenuti fino a questo momento, tra fosse comuni e il rogo della chiesa, compresi oltre 100 bambini, sembrano essere stati sistematicamente ammazzati dai leader, che ora sono ritenuti in fuga.

L'ultimo ritrovamento, i cadaveri di tre donne e tre bambini piccoli, sono stati rinvenuti a Rugazi, sotto il pavimento di una stanza della casa del leader della setta, "padre" Dominic Kataribabo. Nella fossa si vedono altri cadaveri. Lunedì scorso altri 70 corpi erano stati rinvenuti in una fossa nel giardino di Kataribabo,e il portavoce della polizia Assuman Mugenyi ha riferito che martedì si è iniziato a scavare in ulteriori cinque luoghi usati dal Movimento per la Restaurazione dei Dieci Comandamenti di Dio.

Lunedì, dopo un'autopsia superficiale, il medico ha detto che molte delle vittime rinvenute nella prima fossa a Rugazi, tra cui 26 bambini, erano state strangolare o pugnalate. I corpi erano stati velocemente risepolti, ma martedì la polizia, con l'aiuto dei detenuti della prigione locale, ha riesumato molti dei cadaveri per appropriati esami forensi. «Pensiamo che alcuni siano stati avvelenati, ma lo stabiliremo in un secondo tempo» ha riferito il patologo della polizia Thaddeus Barungi, dopo aver preso campioni di fegato.

La polizia riesuma i cadaveri

Mugenyi ha riferito che la polizia tornerà anche al villaggio di Buhunga per riesumare i cadaveri dei 153 membri della setta trovati venerdì scorso, e tornerà anche a Kanungu, dove circa 500 persone sono morte il 17 marzo nel rogo della chiesa. Inizialmente si riteneva che il rogo fosse stato un suicidio di massa, ma ora viene considerato un omicidio di massa. Sospettano che i leader della setta abbiano sistematicamente ucciso i loro seguaci per mesi, dopo che la predizione che il mondo sarebbe finito con la fine del millennio non si era concretizzata. «Questo è un lavoro sistematico» ha detto Mugenyi. «Una volta gli è stato chiesto "chi tra di voi non crede che il mondo finirà presto?" Gli è stato ordinato di scrivere i loro nomi (se non ci credevano). Sospettiamo fortemente che questa gente sia stata uccisa qui, e a Buhunga, e in altri posti.»

Una teoria sostiene che alcuni membri della setta – a cui era stato richiesto di vendere le loro proprietà e versare il ricavato alla chiesa – ne pretendesse la restituzione quando il 31 dicembre non era arrivato il Giudizio Universale. La polizia ha riferito che cercherà altri cadaveri sotto il pavimento cementato di fresco della chiesa della setta di Rugazi, e nei pressi della chiesa di Kanungu, dove la fossa della latrina da cui sono stati recuperati sei cadaveri puzza ancora di carne in putrefazione.

Il portavoce della polizia, Mugenyi, ha detto di aver stimato che la setta avesse tra i 4 e i 5000 membri, e che non si pensa siano morti tutti visto che alcuni di loro ne erano usciti negli ultimi mesi. Alcuni stanno collaborando con la polizia.

 

Uganda: nuova fossa comune della setta millenarista
La Repubblica online, 30 marzo 2000

Rushojwa (Uganda) - Un'altra fossa comune riconducibile alla setta millenarista "Movimento per la restaurazione dei Dieci Comandamenti di Dio" è stata scoperta oggi dalle autorità ugandesi: sono quarantasette le salme recuperate stavolta, quasi tutte di donne e bambini.

Le autorità avevano deciso di indagare nelle vicinanze del villaggio di Rushojwa, in posizione isolata sulla cima di una collina, in seguito alla segnalazione di uno dei residenti locali, sulla misteriosa e inspiegabile "sparizione" di diverse persone.

Il terreno su cui si trova questa nuova fossa comune, la quarta della serie, apparteneva a Joseph Nyamurinda, un membro della setta scomparso insieme a 17 parenti tre giorni prima della notte del 17 marzo, quella del rogo della chiesa della setta stessa a Kanungu, dove sono stati trovati centinaia di cadaveri.

 

Gruppi di detenuti scalzi seppelliscono i morti
La Stampa online, 30 marzo 2000

Uganda: uccisi prima del rito - Sono stati scoperti alcuni cadaveri al di fuori della chiesa dove si è consumata la tragedia. La polizia sospetta che parte delle vittime possano essere state strangolate o avvelenate prima del rito a cui magari si rifiutavano di partecipare. I detenuti seppelliscono i morti. L'ultimo bilancio del rogo collettivo che si è consumato in Uganda degli aderenti alla setta millenaristica del "Movimento per la restaurazione dei dieci comandamenti di Dio" è di oltre 600 persone.

Nel villaggio di Kanungu (349 chilometri a sud-ovest di Kampala), gruppi di detenuti scalzi sono stati intanto inviati per dare sepoltura ai cadaveri carbonizzati in una grande fossa comune a fianco della chiesa in cemento e dal tetto in lamiera, le cui porte e finestre erano state inchiodate per impedire eventuali fughe, prima del suicidio collettivo di venerdì.

La polizia ha finora registrato 330 cadaveri (almeno 78 dei quali di bambini), ma altre decine di corpi non possono ormai più essere identificati nell'ammasso dei resti all'interno della chiesa divorata dalla fiamme e che - secondo i capi della setta - avrebbe dovuto essere una 'novella Arca di Noè '. Sulla sorte del leader della setta, il sedicente "vescovo" Joseph Kibwetere, continuano intanto a intrecciarsi versioni contrastanti.

Secondo il figlio Maurice, Kibwetere (68 anni) sarebbe morto nel rogo, dopo aver preannunciato alla vigilia la sua fine in una lettera inviata alla moglie Theresa. La testimonianza del figlio di Kibwetere, pubblicata dal quotidiano governativo 'New Vision', è stata però accolta con scetticismo dalla polizia, che invece sospetta che Kibwetere e i due 'teologi' della setta - i preti domenicani scomunicati Dominic Kataribabo e John Kamagara - possano essere ancora vivi.

Possidente agricolo nel distretto occidentale di Ntungamo, Kibwetere aveva fondato la setta nel 1987, dopo che le sue ambizioni politiche come candidato del Partito democratico (Dp, ora all'opposizione e da sempre legato alla Chiesa cattolica) erano state frustrate dalla discussa vittoria del Congresso popolare ugandese (Upc) dell'ex presidente Milton Obote nelle elezioni del 1980, caratterizzate da estesi brogli.

Scacciato da Ntungano, Kibwetere aveva poi trovato rifugio nella vicina Kabale, all'epoca teatro di numerose "rivelazioni mistiche". Compresa quella dello stesso Kibwetere, che un bel giorno annunciò di aver registrato una conversazione tra Gesù e la Vergine, in cui si esortavano i credenti a "restaurare" i Dieci comandamenti, "distorti" dalla Chiesa cattolica.

Allarmato per il loro proliferare, il Consiglio cristiano congiunto ugandese (Ujcc), che riunisce la Chiesa cattolica e quelle protestanti, ha intanto invitato oggi il governo di Kampala ad adottare più severi controlli sull'attività delle sette millenariste.

 
 
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