Dieci Comandamenti di DioRassegna stampa, quarta pagina, fino al 3 aprile 2000.Il numero di morti continua inesorabilmente a salire, superando quello di Jonestown, l'omicidio/suicidio di una setta religiosa moderna che fino ad ora deteneva il triste primato. Centinaia i bambini, strangolati, accoltellati, fatti a pezzi. Gli studiosi che tanto amano i palcoscenici mediatici ci dicano: è davvero religione ciò che porta a morire e soprattutto a trucidare donne incinta e bambini? Se sì, perché? Se no, perché? E ci dicano, soprattutto: la libertà religiosa è illimitata? Se sì, perché? Se no, dove deve finire?
© Los Angeles Times, 28 marzo 2000 Rugazi, Uganda (Reuters) – Lunedì la polizia ha riferito di aver trovato i corpi parzialmente decomposti di altre 74 persone, molte dei quali bambini, in un'altra fossa comune di membri di una setta millenarista locale. I funzionari hanno riferito che molte vittime presentavano ferite da taglio, altre avevano corde al collo e che sembrava ci fossero molti altri corpi sepolti dietro la casa del leader della setta, “Padre” Dominic Kataribabo. La tomba conteneva 48 adulti e 26 bambini, portando così a circa 700 il numero di vittime note del Movimento per la Restaurazione dei Dieci Comandamenti di Dio, i cui leader hanno evidentemente e sistematicamente ucciso i loro membri per mesi. La polizia ha riferito che tornerà oggi a scavare in un'altra parte della proprietà dove sospetta che siano stati sepolti altri corpi. Mentre un medico esaminava velocemente corpi e parti di cadaveri prima che fossero gettati in un'altra tomba, gli abitanti del villaggio osservavano i lavori premendosi sul al naso rametti di cipresso per coprire l'odore di carne in putrefazione. "Corpo numero 36" scriveva l'assistente del medico sul suo block notes. "Corpo decomposto di un bambino, non identificato, con corda intorno al collo". La scorsa settimana la polizia aveva rinvenuto 153 corpi sotto un edificio usato dal movimento, nei pressi della città di Rukungiri. Molte delle persone sembra siano state uccise a randellate, strangolate o ammazzate a colpi di machete nelle settimane recenti. Entrambi i ritrovamenti sono stati fatti a meno di 50 miglia da Kanungu, dove il 17 marzo circa 500 membri della setta erano morti carbonizzati nel rogo della loro chiesa. Sulle prime la polizia pensava ad un suicidio di massa, ma ora dice che sembra piuttosto essere stato il culmine di una politica sistematica di sterminio dei membri. Le autorità riferiscono che alcuni membri della setta – a cui era stato chiesto di vendere i loro possedimenti e versare il ricavato alla chiesa – avevano chiesto indietro il loro denaro quando la predizione che il mondo sarebbe finito il 31 dicembre non si era avverata. La polizia sospetta che, pressati dalle richieste di rimborso, i leader della setta potrebbero aver iniziato ad uccidere i membri indisciplinati. Kataribabo e decine dei suoi seguaci avevano venduto la loro casa a Rugazi e si erano recati a Kanungu alcuni giorni prima del rogo. Parenti e vicini di Kataribabo raccontano che si erano accorti, nelle ultime settimane, degli scavi nel giardino retrostante la casa, ma non avevano avuto sospetti che stesse accadendo qualcosa di insolito. La polizia pensa che Kataribabo, un ex prete cattolico di 64 anni, sia morto nel rogo di Kanungu. Ma dice di ritenere che altri leader della setta, compresi l'auto-proclamato profeta Joseph Kibwetere e la sua assistente Keredonia Mwerinde, si siano dati alla fuga. Kataribabo era stato scomunicato dalla Chiesa Cattolica, ma i parenti raccontano che era ancora rispettato come prete. © Los Angeles Times, 29 marzo 2000. Rugazi, Uganda – Martedì la casa di uno dei leader della setta millenarista ha rivelato altre scene di massacro quando i prigionieri messi al lavoro hanno perforato un pavimento di cemento, e scoperto un'altra fossa comune nascosta. Quando alla notte i lavori sono stati interrotti erano stati recuperati 28 corpi, compresi almeno tre bambini. Molti sembravano essere stati strangolati e alcuni avevano ancora strisce di stoffa annodate al collo. Ulteriori cadaveri erano ammassati sotto il pavimento di una stanza di 4 metri per 4 adiacente al foyer di una casa di proprietà di Dominic Kataribabo, prete cattolico sospeso. Lunedì le autorità avevano riesumato i resti di 74 persone da un campo dietro la casa di Kataribabo. La polizia ha riferito che i circa 700 morti fino ad ora trovati in fosse comuni e nella chiesa incendiata, compresi oltre 100 bambini, sembravano essere stati sistematicamente uccisi dai leaders del Movimento per la Restaurazione dei Dieci Comandamenti di Dio. La polizia crede che due leaders stiano ora fuggendo alla legge. Dal 17 marzo, quando un incendio ha carbonizzato la cappella du una proprietà della setta, nella vicina Kanungu, si sono ripetute scene dell'orrore collegate al movimento apocalittico. Nel rogo morirono circa 500 persone, e inizialmente le autorità credettero trattarsi di un suicidio di massa. Le autorità stanno ora cercando i due principali leader del movimento, Keredonia Mwerinde e Joseph Kibwetere, mentre ipotizza che Kataribabo sia morto nel rogo della chiesa. Africa: incaricato di monitorare 648 gruppi religiosi, l'ufficio del governo non ha fondi e mezzi – © Los Angeles Times, 31 marzo 2000 - Di Dean E. Murphy, redazione del Times Kampala, Uganda - Joni Kasigaire ha l'incarico di tenere d'occhio i 648 gruppi religiosi registrati in questo paese dell'Africa orientale, compreso il mortale Movimento per la Restaurazione dei Dieci Comandamenti di Dio. È un lavoro impossibile, specialmente se se considera la realtà di un paese a corto di risorse, e una popolazione ansiosa di evadere dalle quotidiane ed endemiche difficoltà del continente più povero della terra. L'ufficio di Kasigaire, dietro al parcheggio del Ministero degli Interni, ha uno spoglio pavimento in cemento e un tetto da cui filtra la pioggia. La fotocopiatrice serve anche da tavolino. C'è un solo telefono che condivide con la segretaria, passandosi il ricevitore da una parte all'altra della porta. «Prima di tutto ho bisogno di un computer» dice, puntando il dito su circa 3000 faldoni traboccanti strizzati in archivi impossibili da chiudere. «Diventa difficile tenersi informati su questi gruppi, con un sistema come questo». In circostanze normali il consiglio per le organizzazioni non governative ugandese, di cui Kasigaire è segretario, riceve poco scrutinio pubblico. Ma con l'omicidio di oltre 900 membri della setta millenarista dei Dieci Comandamenti i difetti del consiglio forniscono un'importante tessera nel puzzle di come questa calamità è potuta avvenire. Controllo inadeguato del governo, autorità locali male equipaggiate e corrotte, chiese maggiori sempre più irrilevanti e un paese con tanti e pesanti problemi – dalle ribellioni interne alla incredibile povertà – che il fanatismo cristiano si mescola al mosaico di disperazione – tutto ha contribuito a liberare un mostro tanto terribile da aver distrutto un intero seguito religioso. «Se guardate il ruolo delle chiese nella società africana, troverete una situazione di crisi» ha detto Hubert Van Beek, responsabile per la chiesa e le relazioni ecumentiche del World Council of Churches con sede a Ginevra. «Né le chiese maggiori né quelle indipendenti riescono a fronteggiare le sfide economiche e sociali. È una situazione in cui la gente vuole seguire qualsiasi cosa prometta una vita migliore». L'impatto dell'orrore dei remoti villaggi dell'Uganda sudoccidentale di Kanungu, Buhunga, Rugazi e Rushojwa – luoghi in cui gli investigatori continuano la ricerca di ulteriori cadaveri di membri della setta avvelenati o mutilati e dove, martedì, hanno esumato altri 80 corpi in una fossa comune nel villaggio di Rushojwa – ha colto di sorpresa autorità e leaders religiosi. A parte i primi anni missionari e in occasione della guerra, da queste parti le uccisioni raramente sono state parte del panorama religioso, dicono gli esperti del fenomeno. Poi un gruppo millenarista, i cui leaders sembrano essersi arricchiti nascondendosi dietro profezie apocalittiche, non era probabilmente mai stato prima d'ora colto in un tale inganno palese, aggiungono. La libertà religiosa porta nuove chiese I funzionari sono preoccupati dal collasso delle operazioni di intelligence intese a tenere sotto controllo i gruppi religiosi non ortodossi. La polizia sta indagando su sospetti nei riguardi di responsabili locali che potrebbero avere intenzionalmente insabbiato informazioni dannose verso la setta dei Dieci Comandamenti, forse per tornaconto personale o per lealtà verso i suoi leaders. Mercoledì la polizia ha arrestato un funzionario del governo locale, che apparentemente stava collaborando con gli investigatori. Dopo essere arrivato al potere nel 1986, a seguito di una terribile guerra civile, il presidente Yoweri Museveni aveva revocato il divieto di libertà religiosa imposto dal dittatore Idi Amin. L'Uganda si era velocemente messa al pari con il resto dell'Africa, dove persone devastate da anni di guerre e oppressione trovavano conforto in un cristianesimo di base all'esterno delle fedi istituzionali. Nonostante le nuove libertà, le autorità rimangono sul chi vive perché il maggior gruppo di guerriglia che si oppone al governo di Kampala, il Lord's Resistance Army, è l'emanazione di una setta estremista cristiana i cui membri credevano che un olio magico li avrebbe protetti dalle truppe governative. «Dipendiamo dalla nostra intelligence, ma la nostra intelligence non si occupa di questo tipo di attività» dice il portavoce della polizia Eric Naigambi a proposito delle recenti uccisione. «Ora si sospetta il coinvolgimento di molte persone. Stiamo tutti cercando di capire che cosa sia successo». Quelle 1.000 anime in cerca che si erano ritrovate al servizio di una ex prostituta e di un politico fallito che dicevano di avere conversazioni con la Vergine Maria, però, vengono considerate come un terribile, se pur ordinario, segno dei tempi. L'anno scorso la polizia anti-terrorismo ugandese aveva sciolto due movimenti gestiti da profeti auto-proclamati, compresa un'adolescente che sostiene di essere resuscitata nel 1996. Moltissime organizzazioni simili punteggiano la campagna ugandese, e molte sono capitanate da pastori auto-proclamati che dicono di seguire le strade del Signore. La setta dei Dieci Comandamenti, i cui leaders avevano predetto la fine del mondo per il 31 dicembre 1999, ricadono all'interno di un più vasto movimento di gruppi religiosi di frangia del mondo industrializzato e sviluppato. La setta fu fondata nel 1987 dall'ex prostituta Keredonia Mwerinde, che affermava di aver ricevuto ispirazione divina. E certamente non era la sola. Tre anni fa 39 persone nei sobborghi di San Diego appartenenti al gruppo di Heaven's Gate si tolsero la vita nella convinzione che un UFO li avrebbe trasportati in paradiso. Nel 1994, 48 membri dell'Ordine del Tempio Solare in Svizzera furono trovati carbonizzati, i corpi disposti a formare una stella, il loro evidente biglietto per il nuovo mondo; altri cinque membri furono trovati morti in Canada. Nel 1993 ottantasei persone morirono nei pressi di Waco, quando gli agenti federali fecero irruzione nella proprietà dei Branch Davidians, un gruppo religioso guidato dal profeta millenarista David Koresh – nato Vernon Howell – che affermava di essere Gesù Cristo. Centinaia di Sopravvissuti Cristiani, intanto, si stanno preparando da lungo tempo ad Armageddon in Idaho e altrove negli Stati Uniti occidentali. Ma l'Africa, il continente meno sviluppato del mondo, offre terreno fertile soprattutto a promotori più o meno scrupolosi dell'aldilà. Negli anni '90 la crescente pandemia dell'AIDS, considerata dalla setta dei Dieci Comandamenti e da innumerevoli altri gruppi religiosi africani come una punizione di Dio scagliata sui peccatori, ha sommato una nuova necessità pressante ad una litania di avversità sociali ed economiche. «L'estrema frustrazione porta la gente a cercare una comunità alternativa che si prenda cura di loro, e in cui Dio agisce quasi immediatamente per conto loro» dice John Padwick, direttore internazionale di programma dell'Organizzazione delle Chiese Istituzionali d'Africa di Nairobi, Kenya. «Molti si riuniscono in piccoli gruppi religiosi dove trovano un senso di sicurezza e di cura nei loro confronti». La proliferazione di questi gruppi è stata una delle maggiori preoccupazioni sollevate dai vescovi cattolici al sinodo sull'Africa, tenutosi a Roma nel 1994. La Chiesa Cattolica è la maggior denominazione presente in Uganda, e rappresenta circa la metà di tutti i cristiani. Il Movimento per la Restaurazione dei Dieci Comandamenti di Dio era stata fondata da cattolici, ed era molto conosciuta tra i membri della chiesa. Il Rev. Augustine Lukenge, vice segretario generale della Conferenza Episcopale ugandese, un'organizzazione delle chiese cattoliche, ha detto che i leader della chiesa avevano disperatamente cercato di riportare nel seminato i leader della setta. C'erano riusciti con un prete, il Rev. Paul Ikazire, che era rimasto deluso dall'enfasi che la leadership metteva su accumulo di ricchezza e controllo della comunicazione tra i seguaci. Anche la moglie di Joseph Kibwetere, l'ex politico dell'opposizione che guidava la setta, alla fine aveva lasciato il gruppo dopo aver concluso che il marito era diventato una “persona diversa”. Ma la chiesa ebbe poca influenza su Kibwetere e i suoi due assistenti più importanti – il Rev. Dominic Kataribabo, prete di Rugazi, e la Mwerinde, che fungeva da maggior profetessa del gruppo. Tutti e tre furono infine scomunicati; anche gli appelli degli ex compagni di studio di Kataribabo in California, dove si dice che il prete si sia laureato in teologia, vennero respinti, racconta Lukenge. «Va oltre la mia comprensione» dice. «È così malvagio, credo che i leader debbano essere stati catturati dal culto del diavolo». Dal 17 marzo, quando un rogo a Kanungu ha reso chiaro i sinistri metodi della setta, i cattolici qui nella capitale ugandese si sono spinti molto avanti per offrire assicurazioni ai nove milioni di cattolici del paese. La polizia, che in un primo tempo riteneva si fosse trattato di un suicidio di massa, pensa che nell'incendio siano morte quasi 530 persone, e si sia trattato di incendio doloso. Da allora sono state rinvenute centinaia di cadaveri sepolti in fosse comuni in varie parti del paese. L'arcivescovo Paul Bakyenga ha detto durante una messa recente: «Non mi sento colpevole, mi sento triste». L'arcidiocesi sta anche preparando una dichiarazione completa sulla setta, che comprende la sua storia e tutti i suggerimenti per non essere catturati da gruppi simili. Sarà distribuita alle parrocchie di tutto il paese. Ma molti capi religiosi riconoscono che le chiese cristiane maggiori sono in gran parte impotenti nel controllare la crescente popolarità di gruppi scissionisti, qui come altrove in Africa. Molti gruppi acquisiscono fascino condannando le religioni istituzionali di corruzione e mancanza di sincerità. Il Movimento per la Restaurazione dei Dieci Comandamenti di Dio, per esempio, aderiva a diverse dottrine cattoliche, ma professava, secondo il suo manuale, la restaurazione della chiesa cattolica delle perdute origini. Le fedi cristiane a maggior espansione, in Africa, cadono al di fuori delle istituzioni con base in Europa, i cui missionari dell'epoca coloniale hanno introdotto il Vangelo nel continente, ma il cui messaggio si è andato affievolendo. Anche le chiese istituzionali che si sono spinte molto avanti per incorporare i costumi tradizionali africani e le loro tradizioni nella liturgia sono a malapena capaci di competere con le varietà autoctone. I movimenti nuovi sono troppo numerosi per essere rintracciati La tendenza risale ai primi del secolo, quando cosiddette bande di preghiera vennero istituite da leader carismatici africani che si basavano su una visione o una chiamata. All'epoca il loro numero era esiguo e largamente tollerato dalle missioni delle chiese europee dominanti; oggi chiese di facciata guidate dagli ispirati divini, generalmente privi di formazione teologica, sono troppo numerose da catalogare, secondo quanto affermato dal Concilio Mondiale delle Chiese. «È praticamente impossibile monitorare tutte queste chiese» ha detto Padwick dell'Organizzazione delle Chiese Istituzionali africane, «Il governo non ne ha la capacità, ed è anche difficile dire che le chiese dovrebbero monitorare se stesse. La Chiesa Cattolica dovrebbe definire setta ogni gruppo scissionista, ma questo è innanzitutto il modo in cui siamo diventata chiesa cristiana – ci siamo staccati dall'ebraismo». Il cristianesimo, in Africa, sta vivendo un vero boom. Le stime più recenti del Bollettino Internazionale di Ricerca Missionaria parlano di 335 milioni di credenti. Ma gran parte della crescita deve essere imputata alle cosiddette chiese del vangelo della prosperità. I gruppi, spesso una singola congregazione con un leader carismatico ma autocratico, predicano un cristianesimo del benessere con enfasi sul benessere economico. I leader del vangelo della prosperità spesso si arricchiscono attraverso la generosità dei loro confratelli, poi indicano la loro storia di “da straccione a ricco” come prova del progetto di Dio per altra povera gente. Le autorità di qui sospettano che Kibwetere e la Mwerinde abbiano progettato le uccisioni del Dieci Comandamenti dopo aver persuaso i loro seguaci a vendere le proprietà e a donare il ricavato alla setta. Se sono vivi, come crede la polizia, i due sono fuggiti con una piccola fortuna. Il Rev. Augustine Musopole, ministro presbiteriano che guida il Concilio delle Chiese del Malawi, ha detto che le vivaci chiacchiere su “arricchitevi” hanno presa sui disperati africani. Queste chiese, aggiunge, stanno letteralmente sorgendo ad ogni angolo di strada. «Proprio fuori dai nostri uffici all'ora di pranzo c'era un raduno di preghiera» ha detto Musopole durante l'intervista telefonica da Blantyre, Malawi. «Il predicatore stava dicendo che a scuola tutto quel che aveva era una camicia. Poi è diventato cristiano, e ha avuto due camicie. Poi un vestito, ha aggiunto, e “Dio mi ha benedetto”. Ha concluso la predica dicendo di sperare in una BMW». Legge sulla registrazione largamente disattesa Le autorità ugandesi dicono di essere da tempo consapevoli degli abusi perpetrati dai gruppi religiosi. Una legge del 1989 richiede a tutte le organizzazioni non governative, comprese le chiese, di registrarsi presso il governo. La legge, però, non è molto popolare neppure tra i gruppi di beneficenza legittimi. Kasigaire, il segretario del consiglio non governativo, ha detto che le organizzazioni sono offese da ciò che considerano una ingerenza del governo. Neppure i gruppi ben finanziati, molti dei quali hanno sede negli Stati Uniti, hanno offerto aiuto per attrezzare il suo ufficio. «Non vogliono aiutarci» racconta. «Non si fidano di no»". È stato estratto dall'archivio dell'ufficio di Kasigaire il fascicolo sbiadito di colore rosa intestato al Movimento per la Restaurazione dei Dieci Comandamenti di Dio. Venne aperto nel 1991, dopo la prima richiesta di licenza del gruppo. L'annotazione più recente è una lettera datata 15 gennaio, scritta dai leader della setta. Avverte le autorità che «la nostra missione è giunta a termine». La lettera sostiene che non ci sarà un 2001. Qualcuno ha sottolineato i passaggi millenaristi e ha scarabocchiato ai margini che l'affermazione doveva essere controllata. Uno sguardo alla setta ugandese Il Movimento per la Restaurazione dei Dieci Comandamenti di Dio insegnava che l'Uganda era stata scelta come la nuova Israele, e i seguaci sarebbero entrati nella “Nuova Terra” il 1 gennaio 2000. Tra gli obiettivi scritti della sua costituzione:
Dettagli della profezia millenarista compaiono nel manuale delle visioni del gruppo, chiamato “Il Pronto Messaggio dal Paradiso: La Fine dei Tempi Attuali”. La profezia, come raccontata da un sogno, dice in parte: Dopo tutto questo vennero tre giorni di oscurità, un evento che non era mai stato visto dall'inizio della creazione. A chi si era pentito fu detto di nascondersi nelle case che avevano costruito a questo scopo. Queste case sono chiamare “arche” o “navi”. Venne loro ordinato di chiudere tutte le porte e di non aprire a nessuno. Tutte le attività come mangiare, pregare … si dovettero svolgere all'interno, per tre giorni. Una truffa da 800 morti - Ai capi della setta tutti i beni degli adepti massacrati - Il Manifesto, 30 marzo 2000 Altri 53 cadaveri sono stati scoperti nel giardino, in un capanno e nella stessa casa del "teologo" della setta "Movimento per la restaurazione dei dieci comandamenti", il prete cattolico scomunicato Dominic Karatibabo. È il quarto ritrovamento di una fossa comune in due settimane, da quando i capi della setta ugandese chiusero oltre 500 adepti in una chiesa e la fecero saltare in aria. Nello stesso luogo, in due giorni, la derelitta polizia della regione (possiede una sola automobile per 900 mila abitanti) ha già estratto oltre cento corpi decomposti. I morti accertati sono già più di ottocento. L'orrore sembra non avere fine, in Uganda, insieme allo stillicidio di scoperte su nuove fosse comuni e sui precedenti dei leader della setta, nata da un gruppo di religiosi allontanati dalle autorità cattoliche della regione e rapidamente riciclatisi in un culto apocalittico diventato una fonte di guadagno per i capi e la porta dell'inferno per gli adepti. Descritti dagli abitanti dei villaggi in cui si riunivano come persone educate e gentili, i fedeli della "Restaurazione dei dieci comandamenti" erano stati convinti a vendere ogni proprietà, pagare i propri debiti, cedere il resto ai leader della setta (il fondatore Joseph Kibwetere, il "teologo" Karatibabo, un altro prete scomunicato, John Kamagara, e l'ex prostituta Credonia Mwerinde) e attendere la fine del mondo, prevista allo scoccare del Duemila. L'estrema miseria e le ingiustizie che regnano in enormi regioni del continente fanno dell'Africa una terra di conquista delle sette religiose. Ma il mondo non è finito dopo l'ultimo capodanno, e anche per non restituire il denaro (le autorità di Kampala non sanno ancora che fine abbia fatto) i capi della setta avrebbero cominciato una mortale, metodica opera di sterminio. E quello che sembrava un suicidio di massa, il rogo della "chiesa" di Kanungu, si è trasformato nell'ultimo anello di una catena di massacri. Nelle fosse comuni scoperte fino ad oggi - tre, ma restano da ispezionare altre proprietà della setta - la polizia ha messo al lavoro carcerati locali, con il volto coperto di garze imbevute o rametti di rosmarino, che da giorni estraggono corpi irriconoscibili di persone strangolate o uccise a calci, bastonate, colpi di machete. L'Interpol ha spiccato un mandato di cattura internazionale per i capi della setta: un testimone ha detto di averli visti uscire dalla chiesa, vivi, prima che tutto bruciasse. Di Gampaolo Calchi Novati, Il Manifesto 31 marzo 2000 Se neanche una success story in piena regola, con i crismi della Banca mondiale, basta a scongiurare il ripetersi di scene dell'orrore, chi o che cosa potrà salvare l'Africa? C'erano un'ovvia finzione e molta retorica dietro all'esaltazione dell'Uganda come il paese della stabilità e dello sviluppo. E per quanto Yoweri Museveni si atteggi a Bismarck dei Grandi laghi, il suo controllo effettivo dei processi politici in una regione così complessa e tormentata è evidentemente inadeguato. Con tutto ciò, Museveni e i suoi alleati non possono permettersi di vedere l'Uganda affondare in una specie di "sindrome ruandese". È per questo che il massacro scoperto nella chiesa di Kanungu e in altre fosse comuni nelle vicinanze, che le autorità di Kampala attribuiscono ai riti satanici di una setta che andava predicando la fine imminente del mondo, continua a essere circondato da tanti misteri giustificando i peggiori sospetti? Secondo certe teorie di comodo, doveva partire dalla regione dei Laghi la "rinascita" dell'Africa. Proprio Museveni, intellettuale e soldato, che si era costruita una fama di puro e duro all'università di Dar-es-Salaam quando regnava ancora Nyerere, aveva dato l'esempio inaugurando la serie delle guerre di liberazione post-coloniali e non ideologiche. Quando nel 1986 entrò da trionfatore a Kampala sulle rovine del regime che era stato di Milton Obote, paradossalmente un altro ex-protetto dello stesso Nyerere, furono in pochi a rendersi conto che non si trattava dell'ennesimo colpo di stato anonimo. Museveni era lì per restare e per lasciare un segno. Pur non avendo le risorse naturali di altri paesi africani, e per questo più defilata e con più libertà d'azione, l'Uganda mise a frutto con abilità i vantaggi della sua posizione strategica meritandosi l'attenzione dei grandi organismi finanziari internazionali e assurgendo a punto di riferimento della politica in Africa degli Stati uniti. Il peso dell'Uganda si rivelò in tutta la sua importanza prima come baluardo come la temuta espansione dell'islamismo radicale a sud del Sahara e poi come fulcro della ristrutturazione del potere in tutta l'Africa centrale dal Corno al fiume Congo. Da una parte Kampala stabilì un blocco con l'Eritrea e l'Etiopia, finché non scoppiò il conflitto sul confine, per contrastare il Sudan e destabilizzare il suo governo fondamentalista. Dall'altra, diede il via al rientro in Ruanda dei profughi tutsi che vivevano in Uganda da più di 30 anni, fornendo armi e appoggio logistico al Fronte Patriottico ruandese che conquistò il potere a Kigali sia pure a prezzo dei tremendi eccidi della primavera-estate del 1994. Sullo slancio, con le stesse motivazioni e con le stesse alleanze iniziò la lunga marcia di Kabila che detronizzò Mobutu, già pedina di lusso nel grande gioco del neocolonialismo ma irrimediabilmente datato e sostanzialmente inutilizzabile. Se non che nello Zaire ridiventato Congo la spregiudicatezza e l'inventiva di Museveni si scontrarono con i limiti, malgrado tutto, di un piccolo paese e di un governo privo della necessaria solidità (a prescindere da ogni questione di legittimità). Incominciarono le prime battute d'arresto e le prime sconfitte. A questo punto anche l'opera di ricomposizione di una compagine compatta e credibile all'interno apparve in pericolo. A rigore, nonostante l'impiego della forza accompagnato a politiche di recupero e inclusione di tutti coloro che si dimostrarono disposti a collaborare, fra l'altro attraverso una politica di decentramento delle funzioni e responsabilità amministrative che fu elogiata per la brillantezza dei risultati, Museveni non riuscì mai a "pacificare" del tutto l'Uganda. Guerre e guerriglie continuarono soprattutto nel nord, un po' sostenute dall'irrequietezza permanente delle popolazioni nilotiche contro l'egemonia dei baganda e un po' alimentate per contraccolpo dalla guerra dei sudisti in Sudan. Da quando però l'Uganda si è impegnata in tutto campo in Congo - per rovesciare quel Kabila che anche l'esercito ugandese aveva contribuito a far vincere ma che pretendeva di fare di testa sua emarginando la componente tutsi - l'insicurezza ha guadagnato tutto il territorio. Trova qualche fondamento, in queste condizioni, il dubbio che non si debba solo all'opera del Movimento per la restaurazione dei dieci comandamenti la carneficina di cui negli ultimi giorni hanno parlato le cronache e che sarebbe avvenuta in una località molto lontana dalla zona in cui agisce il Lord's Resistance Army, capeggiato da Joseph Kony, a sua volta un leader di tendenze misticheggianti, il nemico principale con cui si è dovuto misurare Museveni in questi anni. Recentemente approfittando dei mutamenti intervenuti a Khartoum, e, si dice, della stanchezza e forse della malattia dello stesso Kony, era stata raggiunta un'intesa per far cessare il flusso dei rifornimenti all'Esercito di Resistenza, che ha i suoi campi di raccolta e di addestramento ai suoi finanziatori in Sudan. Nei colloqui a Nairobi con il presidente sudanese, dal canto suo Museveni aveva promesso di tagliare i fili con i ribelli di Garang. Il tutto - nella prospettiva di Yoweri Museveni - per concentrare gli sforzi contro il fronte della guerriglia che si era aperto a ovest, anche in connessione con la guerra in Congo. Ufficialmente la formazione che ha preso le armi in questa parte dell'Uganda era nota come Allied Democratic Forces. C'è un collegamento con i morti imputati al sedicente Movimento per la restaurazione dei dieci comandamenti? In dicembre il governo aveva fatto approvare dal parlamento una legge di amnistia per tutti i ribelli che avessero deposto le armi entro sei mesi e si sa che in queste fasi di transizione si moltiplicano e le rese dei conti. In Uganda è molto diffuso il profetismo a sfondo politico, con effetti distrutti non solo per le istituzioni ma anche per l'incolumità dei cittadini. È difficile dire dove finisca il fanatismo di capi spirituali ispirati da una missione di salvezza metastorica e dove cominci il banditismo o una qualsiasi espressione di disperazione terrena. Il Lord's Resistance Army si era distinto per i rapimenti sistematici di bambini, a migliaia, per avviarli alla guerriglia o forse all'indottrinamento. Le operazioni militari delle Allied Democratic Forces avevano fatto il vuoto in una regione abbastanza vasta, dislocando i contadini, spopolando i villaggi e rendendo impraticabili le strade. Il governo di Kampala aveva cercato di dare l'impressione di una normalizzazione per favorire il ritorno dei capitali e perfino del turismo ma gli ultimi avvenimenti smentiscono ulteriormente le versioni ottimistiche. La partita grossa, come è chiaro, si combatte in Congo. Qui sono schierati gli eserciti di una mezza dozzina di paesi africani: Uganda, Ruanda e Burundi con i ribelli; Angola, Zimbabwe e Namibia con il governo. Il Ruanda vuole tenere fuori le milizie hutu che si sono rifugiate in Congo e che potrebbero riorganizzarsi in vista di una rivincita contro il potere tutsi. L'Uganda punta le ricchezze dell'ex-Zaire e si prepara a ripulire la zona di frontiera costruendo vie d'accesso di cui obiettivi sono fin troppo evidenti. A infiltrazione può ben corrispondere una contro-infiltrazione. Finora tutti i tentativi per arrivare in Congo almeno a una tregua sono puntualmente falliti. Segno dei troppi appetiti ma anche dell'assenza di una potenza regionale in grado di imporre la sua legge. Si deve rimpiangere che nell'Africa centrale non ci sia una Nigeria? L'Uganda si era candidata ma potrebbe essere impari al compito o potrebbero esserci troppi rivali decisi a impedirle di venire a capo delle molte crisi. L'Angola, anzitutto. Ma anche entità meno definibili come le multinazionali o le reti affaristico-criminose che commerciano in armi, droga e pietre preziose. Lo stesso Sudafrica si era cimentato ai tempi della prova di forza tra Kabila e Mobutu e potrebbe essersi non del tutto ritirato dalla scena anche se non ha suoi soldati sul campo, dato che i capitali nominalmente sudafricani sono alla ricerca di impieghi e reimpieghi in tutto il continente. Fra una guerra e una strage, le speranze più o meno fondate di un cambiamento positivo in Africa perdono di attualità. Saranno mai realizzate le condizioni essenziali per il decollo in termini se non altro di produzione di crescita per cui sono stati fatti i primi investimenti nell'interesse dei gruppi dirigenti più dinamici e della globalizzazione finalmente approdata anche in Africa? Uganda: la conta dei morti arriva a 924. Scoperta un'altra sospetta fossa comune, mentre le autorità continuano a indagare - Los Angeles Times, 1 aprile 2000 Kampala, Uganda – il conteggio dei morti del massacro della setta millenarista nell'Uganda sudoccidentale giovedì ha superato quota 924, sorpassando la tragedia del 1978 di Jonestown, Guyana, come peggiore uccisione di massa dei giorni nostri collegata ad una setta. La polizia ha annunciato che è stata trovata un'altra sospetta fossa comune collegata alla setta, ma dice che i lavori di scavo rimarranno fermi finché non avranno rafforzato la squadra investigativa. Ha richiesto aiuto internazionale. L'ultima fossa comune sospetta è stata scoperta nella casa di un membro della setta a Kanungu, Uganda sudoccidentale, vicino alla chiesa dove il 17 marzo oltre 500 persone sono state date alle fiamme. Le autorità ugandesi hanno promesso che arresteranno i colpevoli delle uccisioni di massa. Ma gli investigatori non hanno dato segno di essere riusciti a rintracciare i leader della setta, o addirittura di essere in grado di confermare se siano vivi. La polizia ha rivisto il conteggio dei morti della chiesa che ha dato inizio alla ricerca di ulteriori vittime tra i seguaci della setta. Le autorità inizialmente avevano parlato di almeno 330 corpi ritrovati tra le rovine della chiesa improvvisata sulla principale proprietà della setta. Controlli successivi su tre altre proprietà in villaggi circostanti avevano portato alla luce fosse comuni contenenti le vittime evidentemente uccise dopo la mancata profezia che stabiliva la fine del mondo per il 31 dicembre. Alcune vittime sembravano essere state accoltellate o strangolate, centinaia i bambini. Il governo progetta una giornata di preghiera per domenica per "consolare i parenti sopravvissuti e assicurare al paese che si stanno prendendo misure per ricercare i criminali", ha riferito il capo dello staff parlamentare Ruhakana Rugunda said. Un servizio di preghiera interdenominazionale si terrà a Kanungu. Gli investigatori forensi si sono riuniti venerdì a Kanungu presso il cimitero che sovrasta la proprietà principale del Movimento per la Restaurazione dei Dieci Comandamenti di Dio per determinare se le tombe potrebbero contenere più di un corpo. Non rilevando alcunché di sospetto hanno ritardato qualsiasi ulteriore scavo. La polizia si è poi ritirata a Kampala, la capitale, in attesa dei rapporti patologici su alcuni dei corpi già scoperti, ha riferito il patologo della polizia Thaddeus Barungi Il conteggio delle vittime ha superato la tragedia del novembre 1978 del Tempio del Popolo, consumatasi a Jonestown, nella giungla della Guyana. Il suicidio/omicidio di massa di Jonestown contò 913 vittime, tra cui il deputato statunitense Leo Ryan, giornalisti e alcuni defettori che furono uccisi a colpi di fucile mentre cercavano di salire su un aereo. La polizia ugandese sta emettendo mandati di cattura internazionali per Joseph Kibwetere, Keredonia Mwerinde e tre altri sospetti leaders della setta. Non è chiaro se qualcuno di loro o tutti siano sfuggiti dai luoghi dei massacri. I leaders attiravano principalmente cattolici ugandesi delusi, portando molti di loro alla vendita delle terre e a conformarsi alla severa dottrina di digiuno, silenzio e preghiera. Almeno uno dei leaders era un prete cattolico scomunicato. Il bilancio ufficiale, e provvisorio, annunciato dal vicepresidente dello Stato. Ormai sembra certo: si è trattato di assassini - La Repubblica, 2 aprile 2000 Kanungu (Uganda) - Mille morti della setta per il Rinnovamento dei dieci comandamenti di Dio. Assassinati e non suicidi come si era pensato finora in gesti di esaltazione religiosa. È soltanto un bilancio provvisorio quello annunciato stamane, ufficialmente, dalla vicepresidente Specioza Kazibwe a Kanungu, nel sud-ovest del paese. "Penso che ce ne siano molti di più", ha dichiarato mentre deponeva una corona di fiori proprio nel lugo dell'ultima strage scoperta, il rogo della chiesa del 17 marzo. «Nei luoghi legati alla setta ci sono altre fosse, altre tombe da scoprire. E supponiamo ci siano ancora molti bambini fra le vittime», ha dichiarato Kazibwe, mostrandosi poi molto preoccupata per gli autori di queste atrocità, i capi della setta che sono ancora in libertà. «Rappresentano un pericolo non soltanto per noi. Perché abbiano notizie che hanno cominciato a fare proseliti in Rwanda, Tanzania, Kenya». Poi la cerimonia, accompagnata dalle note di un'orchestra, è continuata. Centinaia di persone, commosse, hanno presenziato in silenzi. Nel terrore che questa celebrazione non fosse l'ultima. A capo della setta anche una ex prostituta - La moglie del leader religioso: «Quella donna lo ha plagiato». Ora si indaga all'estero – La Repubblica, 3 aprile 2000 Kanungu - Racconta la moglie che Joseph Kibweteere, capo della setta millenarista ugandese sospettato di aver massacrato migliaia di ingenui adepti, era un buon marito, un bravo padre di famiglia e un devoto cristiano prima di cadere «tra le grinfie della ex prostituta Gredonia Mwerinda, che diceva di parlare con la Vergine Maria e anche con sua sorella». Kibweteere le aveva detto di averla rendenta, «invece è lei che ha plagiato lui - ha detto l'ex moglie - facendo imporre ai devoti regole assurde». Theresa, questo il nome della donna che si è da tempo separata dal sanguinario guru africano, ha detto di aver lasciato marito e credo religioso assieme ai suoi figli per non sottostare al divieto di parlare, di usare medicine e di lavarsi col sapone. Ma mai - ha detto - avrebbe immaginato ciò che stava per accadere. Ieri che il bilancio ufficiale delle vittime bruciate, torturate, seviziate e tagliate a pezzi anche dopo morte è salito a 1000 anime, anche il vicepresidente dell'Uganda, signora Specioza Kazibwe, è arrivata per un'affollatissima cerimonia funebre sul luogo del più immane (almeno tra quelli scoperti finora) dei massacri, avvenuto a Kanungu il 17 marzo dentro una chiesa dove hanno trovato una morte orrenda, bruciati e fatti a pezzi, 500 adepti più o meno ignari di quanto sarebbe successo durante quel raduno. Gli altri cadaveri esumati (i devoti sarebbero stati 4000, e si teme possano tutti essere stati uccisi) erano sepolti e disseminati a poche decine di chilometri di distanza sotto giardini di case e luoghi di culto della setta. La testimonianza di Therese è ora una delle poche in grado di far luce sui misteri della vita all'interno del gruppo di fanatici del culto millenarista chiamato "Movimento per la Restaurazione dei 10 Comandamenti di Dio", un'ideologia frammista di concetti cristiani, animisti e filosofici che, le autorità ne hanno quasi la certezza, serviva soltanto come copertura per spillare quattrini ai devoti illudendoli di prepararsi, con la consegna di tutti i loro beni terreni, all'Apocalisse del 2000. Ma quando allo scoccare della mezzanotte tanto a lungo e trepidamente attesa non è successo nulla, Kibweteere, già ricoverato nel '98 per disturbi psichici, la sua "prostituta redenta" e altri due ex cattolici, Ursala Kamuhangi e Dominic Kataribabo, hanno messo in atto il loro piano per evitare reclami e restituzioni di beni che, a quanto pare, erano già cominciati nei vari centri di culto. La vicepresidente ugandese ha invitato le autorità dei paesi confinanti, Ruanda, Tanzania e Kenia, a verificare che la setta, e specialmente i loro capi, non stiano ancora operando, spingendo al suicidio o preparandosi a massacrare altre "vittime dell'ignoranza". Ha anche lanciato un appello alle famiglie perché rivelino i nomi dei loro parenti che sono o erano membri della setta. Ma, a parte la lista dei quattro ricercati dall'Interpol, non c'è ancora nemmeno un elenco delle vittime e le autorità ugandesi hanno fatto appello alla comunità internazionale perché collabori al lavoro di esumazione e riconoscimento dei cadaveri, dato che la polizia dispone di un solo medico legale. Secondo la vicepresidente Kazibwe la setta potrebbe addirittura avere ramificazioni in Europa. Le traduzioni in italiano sono proprietà intellettuale © di Alessia Guidi, liberamente distribuibili per scopi non commerciali. 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