Dieci Comandamenti di Dio

Rassegna Stampa al 15 aprile 2000.

Le notizie sull'eccidio ugandese si stanno diradando sempre più. Non che la stampa italiana ci abbia mai adeguatamente informati, sia chiaro. Oggi posso proporvi due cose soltanto: Un'intervista a Jean-François Mayer di Carlo Silini del Corriere del Ticino, e la trascrizione di un servizio mandato dalla CNN americana il 30 marzo scorso.

 
 
Trascizione del servizio The Killings In Western Uganda
trasmesso dalla CNN il 30 marzo 2000.

© per la traduzione in italiano: Alessia Guidi - non ho tradotto il primo spezzone che riporta la cronaca nota fino alla data della messa in onda, e che già conosciamo.

 

Catherine Bond, Corrispondente CNN dall'Uganda: Oggi la polizia si è di nuovo recata a Rugazi, nella casa di Dominic Kataribabo e, fondamentalmente, ha dissepolto ulteriori cadaveri da sotto il pavimento della casa. Da come sembra, moltissime persone sono state strangolate il che ha aumentato le già numerose domande su chi e come ha ucciso. Come si possono strangolare tante persone?

Una delle teorie è che alcuni membri della setta fossero stati indotti in qualche modo a credere che meritavano di essere puniti, e puniti in modo che sarebbero anche potuti morire. E questo, fino a un certo punto, li avrebbe portati ad acconsentire a questo tipo di comportamento brutale. Sono stati uccisi moltissimi bambini, e questo significa che all'interno della setta, per diversi anni, era in atto un qualche tipo di isolamento dei bambini.

Si crede che Cledonia, in modo particolare, che era una specie di profetessa del gruppo, fosse contraria ai bambini e avesse separato le madri dai figli e i mariti dalle mogli, e sostanzialmente isolato i parenti tra di loro e così ha potuto portare a termine questa cosa.

Credo che sia tutto molto strano. Non è una cosa ugandese. è estremamente insolito. Non era mai successo da queste parti, non su questa scala. E la gente è molto confusa ed allarmata dal fatto che possa essere nata una setta così stravagante, e che si sia comportata in questo modo.

Sweeney [in studio]: La polizia si aspetta di scoprire ulteriori cadaveri o pensa di aver visitato tutte le proprietà dove potevano essere sepolti corpi?

Bond: No, la polizia ritiene che ci siano altre cinque località che non sono state accuratamente esaminate, e mi sembra di aver capito che stanno per tornare ad uno dei siti precedenti per ulteriori esami, perché credono che possano esserci addirittura più cadaveri di quanti ne abbiano già trovati a Kanungu, cioè il luogo che è stato più volte scandagliato perché è dove si trovava la chiesa, dove è avvenuto l'incendio e dove si è scoperto che i primi membri della setta erano stati uccisi.

Sweeney: Molte di queste morti sono avvenute circa un mese fa. Come può essere che così tante persone siano state uccise, e nessuno nella comunità o nel vicinato abbia notato o sentito nulla?

Bond: È una domanda che viene continuamente ripetuta, e non ha ancora trovato risposte valide. Essenzialmente sembra che la gente – intendo i locali – dica che la setta stava in silenzio. I membri non parlavano. Non sappiamo che cosa stesse succedendo. Ma ci si chiede anche se, per esempio, alcuni dei parenti del prete possano essere stati trattenuti in custodia e interrogati dalla polizia, perché sicuramente sapevano qualcosa su ciò che lo zio stava per fare.

Ma non esiste risposta chiara. È molto difficile lavorare se la gente ha paura a parlare, se la gente teme che la polizia la porti via per interrogarla, se hanno paura perché sono stati in qualche modo intimiditi dai membri della setta, se sinceramente non sapevano nulla su ciò che stava accadendo.

Abbiamo chiesto a chi vive intorno alla casa «Non avete mai sentito urla o pianti? Non avete mai sentito rumori di scavo o sepoltura?» E nessuno, sembra, ha mai dato una risposta positiva. No, sembra esserci un muro di silenzio quando fai quella particolare domanda, ed è molto difficile determinare perché nessuno dice niente.

Sweeney: Il movimento per la Restaurazione dei Dieci Comandamenti di Dio aveva circa 1000 seguaci. Molti di loro sono morti, ed una zona dell'Uganda rurale descritta come una piacevole comunità sta improvvisamente vedendo arrivare un sacco di gente: giornalisti, polizia e detectives, e scienziati forensi.

Shaka Ssali è il redattore responsabile del servizio in inglese per l'Africa di the Voice of America. È ugandese di nascita, e proviene da un villaggio vicino al luogo della tragedia.

Quanto sorprende e colpisce un evento del genere in Uganda?

Shaka Ssali, Voice of America: È assolutamente scioccante. Senza dubbio. Tutti quelli a cui parli sono assolutamente sbalorditi. Alcuni dicono che, francamente, non era qualcosa che ci si aspettava potesse avvenire in Uganda. E continuano dicendo che questo è quel tipo di cose che si aspettavano potessero accadere – indovinate dove? Negli Stati Uniti d'America. E parlano di tragedie come quella di Waco.

Sweeney: Raccontaci di questa regione dell'Uganda occidentale. Che tipo di comunità c'è?

Ssali: innanzitutto la comunità è – beh, è un posto bellissimo, lussureggiante. Tutto intorno ci sono montagne. È un'area molto fertile dove si coltivano banane. E anche fagioli e patate.

Si tratta di cittadini rispettosi della legge. Persone che sono anche molto religiose, nel senso che hanno fiducia e credono nel parroco della zona. Ci sono moltissimi cattolici e anche protestanti africani. E, soprattutto a Kanungu, c'è anche una parte di comunità musulmana.

Questa gente è stata imbrogliata. E, come uno dei colleghi ha detto prima, sta attraversando momenti socialmente ed economicamente molto difficili. Sono situazioni in cui la gente è frustrata al punto da iniziare ad aspettare che un “Mosé” li porti a Cana, tanto per dire, almeno economicamente.

Sweeney: Quindi pensi che la zona fosse matura per l'esistenza di una setta?

Ssali: È assolutamente possibile, e dovrebbe essere una delle teorie da analizzare. Bisogna anche considerare il fatto che, per qualche strana ragione, i leaders della setta erano persone estremamente sofisticate, profondamente istruite, con un'educazione occidentale avanzata. Mi è stato detto, ad esempio, che Dominic Kataribabo si era laureato in teologia in California.

E ci sono persone come Joseph Kibwetere, un uomo che nella sua zona di provenienza, chiamata Washamede, era molto rispettato. Nel 1980 si era presentato come candidato al parlamento ugandese per il partito democratico, ma non era stato eletto. Ed aveva fondato istituzioni educative private. È un uomo che si era comportanto molto bene fino all'ingresso nella setta come prete. Chiaramente suscitava molta fiducia e rispetto. Nessuno, sinceramente, si aspettava che potesse accadere una cosa del genere.

Ho parlato con un membro del parlamento, il brigadiere James Kazini nella cui circoscrizione è avvenuta una delle tragedie. Infatti a Buhunga sono state uccise 153 persone. E mi ha detto «Sai Shaka, nessuno- nessuno nella mia zona, nessuno in questa città, in questa comunità crede che quella brava gente possa aver fatto una cosa del genere».

Ho anche parlato con il ministro della giustizia che mi ha detto di essere un amico personale. Erano davvero buoni amici e il Sig. Kataribabo aveva anche celebrato una cerimonia al suo matrimonio. Mi ha detto che quest'uomo era profondamente rispettato nella comunità. Era un uomo a cui avresti affidato tuo figlio.

Sweeney: E come pensi che le religioni organizzate – per esempio, come ci hai detto uno dei leaders era un ex prete – come pensi che questa setta fosse tollerata dalla Chiesa Cattolica ed altre religioni istituzionalizzate della regione?

Sali: Innanzitutto si deve accettare il fatto che la Chiesa Cattolica è disciplinata molto dall'alto, specialmente in Uganda da dove provengo. E, naturalmente, se guardi all'Irlanda del Nord e a quel che succede hai gente generalmente ben educata, molto disciplinata, gente che segue qualsiasi istruzione riceva. Esiste la possibilità che i seguaci di questa setta fossero rimasti ad un certo punto insoddisfatti di ciò che si potrebbe caratterizzare come religione tradizionale, cioè dalle chiese cattolica e anglicana. Probabilmente le avevano trovate troppo conservatrici, e forse avevano trovato che queste sette sono più accomodanti, flessibili e perciò più facili da seguire. C'è un tizio che ti dice hei, se fai questo per me avrai un appuntamento con la Vergine Maria, e prima di rendertene conto sarai in paradiso.

Sweeney: Pensi che si saprà mai che cosa è realmente accaduto?

Ssali: sinceramente sarà molto difficile, perché come sai la maggior parte delle prove è già stata distrutta. È stata bruciata. Mi par di capire che il governo ugandese avrà aiuto dagli Stati Uniti, attraverso l'FBI, perché credo che qui ci sia bisogno di personale tecnicamente esperto. C'è bisogno di gente che sappia usare la tecnologia del DNA. Servono esperti forensi che cerchino di capire, quanto meno in termini numerici. Ma dubito che sapremo mai il numero finale. Non sarei sopreso se alla fine della giornata avessimo una cifra uguale a quella di Jim Jones di Jonestown, Guyana, nel 1978. Allora i morti furono 914 [sappiamo dalle cronache successive che i morti in Uganda sono stati più di mille-ndt]. Quando ho parlato con altri giornalisti a Kampala mi hanno detto che il conteggio finale potrebbe essere tra 900 e 1000.

Sweeney: Cinque anni fa in questi giorni una setta millenarista giapponese diffuse gas nervino nella metropolitana di Tokyo. Morirono dodici persone e migliaia rimasero intossicate. Il leader del gruppo, Shoko Asahara, è a processo per aver architettato l'attacco con il gas Sarin.

I membri della setta Aum Shinrikyo hanno recentemente preso le distanze da Shoko Asahara. A gennaio hanno detto che non è più il loro leader. Hanno anche cambiato il nome del gruppo in “Alef”. Ma molti giapponesi continuano a nutrire sospetti verso il gruppo e le sue intenzioni.

Steve Hassan [1] è il fondatore del Resource Center for Freedom of Mind, organizzazione educativa che studia le sette. È anche l'autore di un libro che uscirà presto, "Releasing the Bonds: Empowering People to Think for Themselves." [Liberarsi dai vincoli: imparare a pensare da soli].

Innanzitutto, lei stesso è rimasto coinvolto in una setta. Brevemente, come è accaduto, e come ne è uscito?

Steven Hassan: Nel 1974, quando avevo 19 anni, venni ingannevolmente reclutato in una setta distruttiva a controllo mentale e finii per credere che Sun Myung Moon fosse il mMessia, che la Terza Guerra Mondiale, Armageddon, sarebbe scoppiata nel 1977. E finii per tagliare i ponti con famiglia e amici. Per due anni e mezzo lavorai sette giorni la settimana, dormendo solo tre o quattro ore per notte.

Sweeney: E poi che accadde? A che punto si rese conto che forse per lei non era un bene, o che non la soddisfaceva più e voleva uscirne?

Hassan: fondamentalmente mi addormentai al volante di un furgone usato per le raccolte di denaro dei Moonie, e nell'incidente che ne seguì mi ruppi una gamba, il che permise alla mia famiglia di trovarmi e di farmi deprogrammare. Durò cinque giorni. Devo dire che provengo da una famiglia conservatrice ebrea, e al quarto giorno della deprogrammazione dicevo cose come «non mi interessa se a Moon piace Hitler. Ho scelto di seguirlo, e lo seguirò fino alla fine».

Fortunatamente il giorno seguente tornai in me, e iniziai la mia ricerca, che dura ormai da 23 anni, per insegnare al pubblico ciò che ritengo essere una lezione importante – che le persone intelligenti e ben istruite possono essere ipnotizzate, e controllate mentalmente. E, soprattutto, che possono essere recuperate senza l'uso della forza.

Sweeney: Stavo per chiederglielo. Riguardando indietro, sei sorpreso e colpito di essere stato tanto suscettibile?

Hassan: Avevo appena rotto con la mia ragazza, e fui avvicinato da tre donne attraenti che fingevano di essere studentesse del mio campus universitario. E nel 1974 non sapevo nulla di sette. Ho trattato davvero centinaia di casi. Ne ho trattato uno di un uomo sui sessant'anni, devoto cattolico, che era rimasto irretito da una donna che sosteneva di essere una mistica. Siamo finiti per collaborare con la Chiesa Cattolica per fare un intervento che riuscisse ad allontanarlo da questa donna. Sembra che la setta ugandese sia una cosa simile – fatta della stessa stoffa.

Sweeney: Vorrei chiederle se, secondo lei, esiste un profilo tipico di una setta o di un singolo che potrebbe essere incoraggiato o costretto ad entrarvi.

Hassan: sicuramente le variabili situazionali rendono più vulnerabili, come la rottura di una relazione, cambiare lavoro, trasferirsi in una nuova città, stato o paese, o la povertà, tutto questo rende sicuramente più suscettibili. Ma la mia esperienza e la mia ricerca che dura da 23 anni dicono che se riesci ad isolare una persona, se riesci a disorientarla, se puoi controllare il suo comportamento e l'informazione, il suo pensiero e le sue emozioni, potrai quasi sicuramente controllarla e renderla completamente dipendente. E questo particolare gruppo, da quanto apprendo via via, sembra aver attuato le tecniche classiche del controllo mentale per rendere dipendenti i propri membri.

Sweeney: Esistono differenze tra una setta e un gruppo religioso alternativo?

Hassan: il mio modellosi basa sul comportamento, e posso dire che un gruppo può avere orientamenti politici, essere un'impresa commerciale, gruppo terapeutico o anche gruppo religioso. Ma se usa reclutamento ingannevole in modo che le persone non possano fare una scelta informata, e se controlla comportamento, informazione, pensiero ed emozioni – e posso aggiungere che sul mio sito web ho schemi molto precisi a questo proposito – allora quel gruppo sta usando controllo mentale. Così possiamo osservare un continuum tra gruppi diversi e variabili diverse. Chiaramente quando ai membri di un gruppo viene detto che non possono dire parole negative, avere pensieri negativi, vengono instillate fobie che se lasciano il gruppo perderanno la possibilità di salvezza, finché queste persone rimarranno isolate dal mondo esterno saranno incredibilmente vulnerabili allo sfruttamento.

E vorrei aggiungere che sono un po' disturbato dai commenti dell'Arcivescovo cattolico, sempre che siano stati correttamente riportati dalla stampa, che la chiesa cattolica non ha responsabilità e che non dovrebbero sentirsi colpevoli. Nel mio lavoro e nel mio libro "Releasing the Bonds" credo sia responsabilità di ognuno il provare a raggiungere chi è coinvolto in sette a controllo mentale, e rompere l'isolamento in cui i leader della setta vogliono mantenere i propri membri. E credo sicuramente che dobbiamo avere una reazione molto compassionevole per queste vittime dell'Uganda, molte delle quali erano bambini.

Sweeney: Come inizia la deprogrammazione di qualcuno che è stato in una setta?

Hassan: desidero fare una distinzione, e cioè che ciò che io faccio non è deprogrammazione. Non è rapimento, o trattenere qualcuno contro la sua volontà. Difendo un approccio di comunicazione strategica. Per esempio ho un intervento sulla fobia in tre stadi, in cui si riescono a minare le fobie da indottrinamento per aiutare la persona a rendersi conto che hanno scelta, che possono andarsene – per esempio nel caso di un gruppo religioso – e continuare a credere in Dio e ad essere felici e appagati.

Ma esistono anche altre tecniche criticabili di controllo mentale che ho bisogno di spiegare a chi è in una setta. Ma quando sei in una setta, non pensi di essere in una setta. Pensi che gli altri gruppi siano sette, ma non il tuo. E ciò che scopro è che piuttosto che affrontare una persona dicendole sei in una setta, quello che si deve inizialmente fare è spiegare ciò che altri gruppi fanno a livello di controllo mentale, e perché vengono definiti sette distruttive e poi chiedere in che modo il loro gruppo è diverso. In questo caso se incontrassi qualcuno ancora vivo del gruppo, gli chiederei di Jim Jones e del Tempio del Popolo, o di Applewhite e dell'Heaven's Gate, o di Aum Shinrikyo e di Shoko Asahara, e gli dimostrerei che qualsiasi gruppo smantelli il pensiero critico sta minando la loro libera volontà, che è un dono di Dio.

 
 
È ancora fitto il mistero attorno ai mille morti della setta ugandese

«Restaurazione dei Dieci Comandamenti» - Un'Apocalisse criminale. A un mese dal rogo di Kanungu.
Intervista di Carlo Silini - Corriere del Ticino, 15 aprile 2000.

Il 17 marzo scorso più o meno cinquecento persone prigioniere di una chiesa con porte e finestre inchiodate per impedire ogni via fuga, finivano i loro giorni fra le fiamme in quello che fu erroneamente definito un suicidio collettivo di massa e oggi appare essere con ogni evidenza un assassinio senza precedenti. A quasi un mese di distanza le braci sono spente, ma i fumi del rogo di Kanungu, un villagio 217 miglia a sud-oves della capitale ugandese Kampala, è come se non si fossero ancora diradati tanta è l'incertezza che grava su quei fatti. La scoperta nei giorni successivi all'incendio di alcune fosse comuni colme di cadaveri disseminate qua e là per l'Uganda ha fatto salire ad oltre mille il numero delle vittime legate al movimento "Restaurazione dei Dieci Comandamenti di Dio". E mentre è impossibile sapere se i leader della setta - il sedicente "vescovo" Joseph Kibwetere, l'ex prostituta Keredonia Mwerinde e l'ex prete Dominic Kataribabo - siano morti nella loro follia o vivi e vegeti a godersi un triste malloppo, come sospettano gli inquirenti, nel Paese africano i fantasmi dei loro seguaci reclamano una giustizia che non potrà mai arrivare. Le inchieste incespicano in difficoltà logistiche immani e i due milioni di scellini (1.300 dollari) che le auorità ugandesi promettono a chiunque aiuterà a ritrovare i capi del gruppo mostrano anche i limiti economici per pretendere un'indagine seria. In un'aria gravida di perché senza risposte abbiamo cercato di ricostruire il quadro della tragedia ugandese con lo studioso svizzero di religiosità alternativa Jean-François Mayer, forse il massimo esperto dell'Ordine del Tempio Solare ed attualmente impegnato in una serie di corsi all'Università di Friburgo sui movimenti apocalittici nell'Occidente.
Signor Mayer, in quale scenario religioso va inquadrata la tragedia di Kanungu?
«Bisogna essere anzitutto coscienti che c'è una fioritura di movimenti religiosi in numerosi paesi africani da diversi decenni. Ce ne sono diverse migliaia in Kenya, Nigeria, Africa del Sud. Si tratta in particolare di chiese indipendenti africane, o chiese afro-cristiane. Ma ci sono anche movimenti importati dall'Occidente. Gruppi e sette attivi da noi lo sono anche in Africa»
. E in Uganda?
«In Uganda la metà della popolazione è cattolica romana. Perciò qui si sono sviluppati dei movimenti ai margini del cattolicesimo. Non si tratta sempre di gruppi apocalittici. In questo caso - parlo basandomi su informazioni che ho appena ricevute dall'Uganda - il Movimento per la Restaurazione dei Dieci Comandamenti era un gruppo percepito dalla popolazione locale come cattolico, o dissidente dal cattolicesimo».
Cosa significa "ai margini del cattolicesimo"?
«Può significare sia i gruppi separati dalla Chiesa di Roma, sia formatisi - come succede pure in Occidente - attorno ad apparizioni non riconosciute».
Ciò che è successo a Kanungu non è quindi un fenomeno tipicamente africano...
 
«Esatto. Ciò che è successo in Uganda mostra dei legami con il mondo diffusissimo delle apparizioni (in questo caso non riconosciute e condannate dalla Chiesa). Ciò che qui colpisce è il fatto che numerose rivelazioni mariane più o meno riconosciute dalla Chiesa nel XIX e nel XX secolo integrino elementi apocalittici. Va però subito detto che la maggior parte dei gruppi che possiedono dottrine apocalittiche non sono pericolosi, nè commettono crimini. Qui invece c'è un gruppo in cui l'Apocalisse si è trasformata in crimine». Quali sono le certezze e quali i dubbi sulla tragedia ugandese?
«Devo subito precisare che non sono mai stato in Uganda, perciò mi baso su conoscenze di seconda mano: la lettura di articoli della stampa e i contatti con un giornalista del posto che segue la vicenda dagli inizi. Ciò detto ci sono pochissime certezze. Si è praticamente certi che, tra i capi, padre Dominic Kataribabo è morto nel primo rogo. Mentre non esistono certezze né sulla morte né sulla sopravvivenza di Joseph Kibwetere e Keredonia Mwrerinde. Bisogna prendere con le pinze le informazioni di stampa secondo le quali li sarebbero stati visti in vari luoghi in questi giorni. È un fenomeno tipico avvenuto anche dopo i fatti del Tempio Solare: Luc Jouret fu visto in tutta Europa mentre poi si stabilì con certezza che era fra le vittime di Salvan. Ma ciò che è particolarmente inquietante in questo caso è la scoperta di fosse comuni dopo il rogo iniziale di Kanungu. Stando a chi sta indagando laggiù sembrerebbe che gli assassinî delle fosse comuni siano avvenuti contemporaneamente al rogo. Ciò che presuppone problemi logistici enormi. Pensate a cosa significhi uccidere materialmente centinaia di persone nello stesso momento strangolandole! Non si sa nulla sul modo in cui tutto questo è avvenuto. Le persone sapevano che sarebbero partite per il Cielo? Come è stato possibile ucciderle senza che nessuno cercasse di fuggire? È un fatto che sembra indicare che le uccisioni avvenissero individualmente e non in presenza d'altri. Va inoltre osservato che il gruppo attirava una maggioranza di donne e che nelle fosse comuni la maggior parte dei cadaveri è di bambini, poi delle donne (probabilmente le loro madri) e infine una minoranza di uomini. Sono stati strangolati, forse alcuni avvelenati. Non si conoscono affatto nè le ragioni nè la dinamica dei fatti».
Cosa pensa dei due possibili moventi fin qui avanzati per la tragedia: un massacro voluto dai capi per fuggire coi soldi, o un massacro voluto dal governo camuffato da sciagura religiosa?
«Parto dalla seconda ipotesi: quella del massacro governativo. Non è attendibile. Me lo confermano gli stessi ugandesi, secondo i quali ipotizzarlo significa accordare una capacità organizzativa che il governo ugandese non ha. Sono ipotesi complottiste. E non si vede quale interesse avrebbe avuto il governo di eliminare centinaia di donne e di bambini».
E che dire dell'ipotesi dell'omicidio di massa per ragioni finanziarie?
«Si tratta di una teoria che corrisponde ad uno stereotipo. È la spiegazione più semplice: perché hanno ucciso tante persone? Per derubarle. Dirlo significa sottovalutare altri fattori. Si possono elaborare anche ipotesi di dissensi interni alla setta, ipotesi relative al potere, ipotesi di follia pura. Anche se in quest'ultimo caso bisogna immaginare che la follia sia stata condivisa con altre persone, dato che solo due o tre persone difficilmente possono uccidere così tanta gente. È vero che nel caso dell'Ordine del tempio Solare una decina di persone (non prive d'intelligenza) erano state convinte al passo del suicidio collettivo portando con loro nella morte decine d'altre persone. L'idea che i dirigenti abbiano convinto un gruppetto di fedeli anche nel caso ugandese non è certo da scartare. Ma va detto chiaro e forte: per ora tutte le teorie che sono state elaborate sono congetturali. Occorrerebbe una serissima inchiesta con possibilità tecniche difficili da avere sul posto evitando interpretazioni stereotipate».
Ma è quasi impossibile dato che molti corpi sono irriconoscibili dopo il rogo.
«È vero. Anche dopo i fatti di Cheiry e Salvan, e in un Paese più attrezzato come il nostro, ci sono volute le lastre dentarie e in alcuni casi le analisi del DNA per stabilire con certezza la morte di alcune persone. Tutto questo in Uganda appare quasi impossibile. Ci sono problemi tecnici che lasciano intendere che una buona parte dei corpi non saranno mai identificati».
 
 
Note:

Steven Hassan è l'autore di un libro ormai considerato pietra miliare per l'aiuto e l'assistenza a membri ed ex membri di setta, e loro familiari: "Combatting cult mind control", recentemente tradotto in italiano da Avverbi Edizioni come "Mentalmente liberi: come uscire da una setta".

Altri articoli che riguardano Steven Hassan, reperibili sul mio sito, sono: Una vittima del reverendo Moon racconta, In nome della libertà, I nuovi culti in Italia, GR 1 Cultura in tema di sette.

 
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