Quando Bacon disse: crepi l'astrologo

di Paolo Rossi - Il Sole 24 ore, 6 agosto 2000

La distinzione fra astrologia come ricerca degli influssi stellari sul mondo delle "cose inferiori" e astronomia come studio di ciò che avviene nei cieli è una distinzione moderna, sconosciuta sia al mondo antico sia a quello medioevale. All'interno del "sistema" astrologico tutti i mutamenti e i processi di generazione, alterazione e corruzione presenti nel nostro mondo corrispondono ai mutamenti e alle posizioni dei corpi celesti. Questi ultimi, eterni e incorruttibili, agiscono sul mondo degli elementi determinando i fenomeni meteorologici, l'avvicendarsi delle stagioni, le maree, le generazioni. Le «cose inferiori» sono governate dalle «cose superiori». Al di là delle cause prossime di origine terrestre, l'astrologia ricerca l'azione dei corpi celesti, che sono, in ogni caso, la causa remota e primaria di tutti gli eventi. Da questo punto di vista le "geniture" e i cosiddetti oroscopi non sono che un settore particolare o applicativo dell'astrologia. La loro validità è legata al presupposto che l'intero mondo naturale sia governato e diretto dal movimento dei cieli e che l'uomo, in quanto essere naturale, sia soggetto alle regole e alle leggi che governano il mondo superiore. Alla vita del cielo viene connessa non solo la vita individuale, ma anche quella collettiva. Dal cielo dipendono i grandi eventi della storia, il succedersi degli imperi, dei regni e delle religioni.

L'astrologia non consisté solo, né prevalentemente, in una visione "fisica" dell'universo. Faceva uso di una matematica raffinata, ma era nata sul terreno di un'ibrida mescolanza di religione e di scienza, di una totale "umanizzazione" del cosmo, di una estensione a tutto l'universo dei comportamenti e delle emozioni dell'uomo. Per la visione che l'astrologia ha del mondo, le stelle non sono soltanto "corpi" mossi da "forze", ma esseri animati e viventi, dotati di un sesso e di un carattere, capaci di riso e di pianto, di odio e di amore. I nomi dei pianeti non sono meri "segni"; le "figure" non sono simboli convenzionalmente assunti: hanno potere evocativo, seducono e imprigionano la mente, "rappresentano" l'oggetto nel senso pieno della parola, ne rendono cioè reale la presenza, rivelano le qualità essenziali di esseri divini che si identificano con le stelle e in esse si incorporano. Come recita un testo di Stobeo: «Sette astri erranti girano in cerchio alle soglie dell'Olimpo; con []essi il Tempo compie la sua perenne rivoluzione: la Luna che brilla nella notte, il lugubre Kronos, il dolce Sole, Afrodite che prepara il letto nuziale, l'impetuoso Ares, Ermete dalle rapide ali e Zeus autore primo di ogni nascita dal quale è derivata la natura. Questi stessi astri hanno ricevuto in sorte la razza umana e v'è in noi la Luna, Zeus, Ares, Afrodite, Kronos, il Sole, Ermete. Questo è il nostro destino: ricavare dal fluido etere lacrime, riso, collera, generazione, parola, sonno, desiderio».

Ciò che distrusse l'astrologia come scienza fu la fine della separazione tra mondo celeste e mondo terrestre. A differenza che per gli antichi, per i moderni non c'è un mondo eterno e incorruttibile e un mondo corruttibile, non c'è un mondo di moti perfetti e un mondo di moti imperfetti. C'è un solo mondo e una sola fisica e la fisica parla di tutto l'universo. La celebre formula della gravitazione universale di Newton spiega sia la caduta di una mela sulla terra sia il moto dei pianeti nel cielo. Il passaggio alla modernità non fu affatto indolore. E non solo perché molti astronomi moderni continuarono nella pratica degli oroscopi. Keplero era un conoscitore profondo dei grandi testi dell'Ermetismo; la sua convinzione di una segreta corrispondenza fra le strutture della geometria e quelle dell'universo, la sua tesi di una musica celeste delle sfere che ne rivela gli arcani rapporti sono profondamente imbevute di misticismo pitagorico. Tycho Brahe (che, accanto a Keplero e Galilei, è uno dei grandi astronomi del Seicento) considerò sempre l'astrologia una legittima applicazione pratica della sua scienza.

La linea di separazione fra chi rifiutava o accettava la nuova e rivoluzionaria teoria di Copernico non coincise affatto con quella che separava gli astronomi professionali dai sostenitori dell'astrologia e della magia. I primi sostenitori della verità copernicana non sono certo facilmente inseribili fra gli assertori di un nuovo metodo scientifico; la contrapposizione fra l'universo della tradizione (chiuso dal cielo delle stelle fisse) e l'universo infinito dei moderni non venne teorizzata dagli astronomi di professione (che la ebbero in sospetto) ma da personaggi, come Giordano Bruno, più legati al mondo della magia che a quello della scienza.

Il rifiuto dell'astrologia nacque, agli inizi del mondo moderno, su un duplice e convergente terreno. Quello di una rivendicazione della libertà dell'agire e quello di una polemica contro le false scienze che non sono in grado di fornire prove empiriche o criteri di falsificazione. Nel Re Lear di William Shakespeare, Edmondo dà espressione al primo di questi due temi: «Ecco la smisurata stoltezza degli uomini! Quando la nostra fortuna vacilla (ciò che spesso accade per la nostra imprudenza) diamo la colpa dei disastri al Sole, alla Luna, alle Stelle. Come se fossimo dei ribaldi per un fato inevitabile e fossimo insensati per un impulso celeste; fraudolenti, traditori e spergiuri per l'influsso delle sfere; crapuloni, mentitori, adulteri per l'azione dei raggi degli astri; come se tutto il male che ci portiamo dentro accadesse perché il cielo a esso ci trascina. Mirabile trovata dell'impudico puttaniere mettere la sua foia caprigna a carico di una stella!».

Il secondo tema è chiaramente presente in Francis Bacon. L'astrologia va condannata perché essa è un sapere non confutabile che trascura le evidenze che le sono sfavorevoli. Nell'astrologia, come nell'interpretazione dei sogni e nei pronostici, si tiene conto solo dei casi positivi e mai di quelli negativi: «Colui al quale in un santuario venivano mostrati quadri appesi come voto da gente scampata a un naufragio, a chi lo incalzava di domande se non riconoscesse la potenza degli dei, chiese a sua volta: "Dov'è il ritratto di coloro che, pur avendo fatto il voto, sono morti ugualmente?". Questa considerazione vale per tutte le superstizioni come l'astrologia, i sogni, le divinazioni, le maledizioni».

Non si danno quasi mai, nella storia, sconfitte davvero definitive. La tradizione magico-ermetica sopravvive, a livello di costume, nelle mode dell'occultismo e dell'astrologia. Entrambe hanno dato vita a una delle più fiorenti industrie della superstizione che mai siano esistite nella storia e costituiscono un efficace veicolo per la diffusione, a livello di cultura di massa, di ambigue ideologie. In misura molto maggiore di quanto non avvenne agli inizi del Novecento le simpatie per un mondo senza scienza e senza pensiero razionale, la narcisistica convinzione che il «desiderio sia onnipotente» e che la realtà possa essere modificata dalle parole hanno, direttamente o indirettamente, raggiunto in Occidente un pubblico di massa e sono penetrate in profondità nella visione del mondo di milioni di persone.

Un ultimo punto deve essere sottolineato. Al pensiero magico, alla tradizione ermetica, alla visione astrologica del mondo è strutturalmente connessa l'idea che il sapere e il potere siano stati elargiti a eletti o a uomini d'eccezione. In ogni visione magica del mondo, il sapere e il potere vanno salvaguardati dalle masse alle quali vanno propinati, come si fa con i bambini, favole e miti. Proprio questo, con gli imponenti mezzi di cui dispone, e rivolgendosi anche ai suoi affezionati lettori dell'area progressista, continua a fare l'industria editoriale del nostro tempo.

 
 
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