Erbe, allarme sui rischi delle cure "fai da te"
Ogni anni 15 mila italiani "avvelenati"
Tratto da
Il Corriere della Sera, 15 gnnaio 2003
Empoli - Ragazzi con svenimenti e danni muscolari per colpa di incaute "overdose" di liquirizia, giovani donne colpite da diarrea, vomito e vertigini per via di un'allergia alla propoli usata per curare il mal di gola, ansiosi che, per alleviare il loro problema con un infuso calmante, si sono ritrovati con danni al fegato.
«Sono solo alcuni dei 15.000 italiani che, secondo le
nostre stime, ogni anno si "avvelenano" con le erbe», spiega Fabio
Firenzuoli, direttore del Centro di medicina naturale della Asl di Empoli e
presidente dell'Associazione nazionale medici fitoterapeuti. Il "fai da te"
è uno dei temi più dibattuti in occasione del convegno "Curarsi con le erbe:
quali garanzia?" in corso a Empoli.
«Per non parlare dei neonati - prosegue
il Firenzuoli - ricoverati in ospedale per via delle "innocue" tisane usate
dalle mamme in gravidanza per aumentare il latte». Rischi che incombono sui tre milioni di italiani "fedelissimi" alle erbe, oggi il 90 per cento in più rispetto a 10 anni fa. Un piccolo esercito, all'interno di quei 9 milioni di persone che, secondo l'Istat, si affidano alle terapie non convenzionali.
«Da una nostra indagine fra gli affezionati delle erbe è emerso - prosegue il medico - che ben il 55%, cioè un milione e mezzo di italiani, pratica l'autocura con piante medicinali. E l'85% non si preoccupa nemmeno di
avvertire il medico». Allergie e intolleranze sono fra le conseguenze più comuni, «ma anche le interazioni fra piante e farmaci tradizionali sono molto frequenti, come pure gli effetti collaterali provocati da prodotti che mescolano insieme principi attivi di diverse erbe». Il risultato? «Nel nostro Paese si contano molti piccoli, ma a volte grandi problemi - dice il fitoterapeuta - causati dal "fai da te" e dall'erroneo convincimento che le "cure naturali" non possano fare male. Tanto che, proprio per avere un
quadro del fenomeno, nel settembre 2001 abbiamo attivato un sistema di
sorveglianza per le reazioni avverse da erbe medicinali, integratori
prodotti erboristici unico nel Paese, che ha riscosso subito l'interesse
dell'Istituto Superiore di Sanità, con il quale ora stiamo collaborando».
Ma perchè gli italiani tengono all'oscuro il loro medico? «Oltre a
sottovalutare i possibili rischi, le persone non credono che i "camici
bianchi" siano preparati in questo settore. E in realtà anche questo è un
problema: oggi un medico esce dall'università - sottolinea Firenzuoli -
senza alcuna conoscenza in fitoterapia. E questo è un errore, che speriamo
di correggere con la nuova legge sull'erboristeria, sul cui testo unico è al
lavoro la Commissione Affari sociali». Corsi di base e specializzazioni "ad hoc" nelle università saranno utili a risolvere il problema, secondo
l'esperto. «Ma occorre educare anche le persone e renderle consapevoli dei rischi». Sì dunque alle cure fai da te, «ma solo per pochi giorni e problemi lievi. No, invece, per quelli cronici. Se si ricorre a rimedi vegetali, poi, è bene avvertire il medico. E nella scelta dei prodotti consultare un farmacista o un erborista. Nel caso dei bambini, poi, bisogna sempre chiedere al pediatra. Infine, erbe "vietate" in gravidanza».