La Repubblica, 29 aprile 2001
Lo scienziato e il falso guru
di Miriam Mafai
LO show di giovedì, con il quale Celentano irrideva alla nostra legge sui trapianti mettendo alla gogna i medici che in modo irresponsabile o per errore certificherebbero la morte di un paziente per potere poi procedere a un trapianto, rischia di avere come drammatica conseguenza la diminuzione del numero dei donatori nel nostro paese? È possibile. Siamo un paese nel quale il livello di cultura scientifica è molto modesto, grande la sfiducia in tutte le istituzioni e dunque in cui l'appello, l'allarme irresponsabile e divertito di un divo della tv può avere, su una parte della pubblica opinione, un impatto maggiore delle dichiarazioni degli scienziati.
Celentano contro Veronesi. O Veronesi contro Celentano. Chi gode oggi di maggiore credibilità? È drammatico che una parte della pubblica opinione si affidi anche in tema di medicina più alle affermazioni di qualche guru televisivo, o di qualche stregone di passaggio che al suo medico. Ma è inutile fare finta che così non sia. In tema di trapianti, di accertamento scientifico della nostra morte, resistono nella cultura popolare antiche e irrazionali paure, quasi il ricordo di certi feuilleton da strapazzo intitolati alle «sepolte vive». È inquietante pensare che oggi, nel momento in cui l'uomo va nello spazio, possano sopravvivere. Ma sopravvivono.
E dunque il ministro Veronesi ha fatto bene a intervenire ieri, con la massima durezza, non solo contro le grottesche affermazioni del Molleggiato, trasformatosi in pastore d'anime e di coscienze, ma soprattutto contro questo uso improprio della nostra televisione, un uso improprio e scandaloso in quanto è stato il servizio pubblico a farsi portavoce di posizioni e allarmi che non hanno nessuna validità scientifica. Nessun paziente di cui sia stata certificata la morte (non da un solo medico, come diceva sghignazzando Celentano, ma da una equipe di medici come impone la nostra legge) potrà mai risvegliarsi e stupirsi «perché gli hanno tagliato un braccio». Centinaia di pazienti ormai condannati a morte sono invece tornati a godere di una vita normale grazie alla generosità di un donatore di organi ed alla perizia dei clinici che si occupano di trapianti. Dovremmo ringraziarli tutti, perché nessuno di noi sa se noi stessi o qualcuna delle persone cui vogliamo bene, non dovrà un giorno fare ricorso alla generosità di un donatore ed alle cure di uno specialista di trapianti.
La nostra legge, faticosamente approvata due anni fa dopo un lungo dibattito, ha significato la salvezza per migliaia di uomini, donne, bambini condannati a morte. È una legge che non obbliga nessuno a essere donatore. Che non consegna il nostro corpo e i nostri organi ad una sorta di Stato Moloch, come giovedì è stato ripetuto. È una legge che chiede ai singoli cittadini se desiderano, in piena coscienza e lucidità, decidere di donare i propri organi a chi ne avrà bisogno.
La televisione, e in particolare il servizio pubblico, avrebbero il compito e il dovere di migliorare il livello di conoscenza scientifica degli spettatori, soprattutto di coloro che, privi dei necessari strumenti culturali, possono più facilmente subire la suggestione di improvvisati e irresponsabili predicatori. Anche in questo caso - e non è il primo - la nostra Televisione non ha assolto a questo ruolo. Il presidente Zaccaria si è preoccupato soltanto del fatto che il titolo della trasmissione, «125 milioni di cazzate» venisse modificato. Ma davvero qualcuno può credere che l'uso di quella parola comporti alla nostra società più danno della sfiducia nelle leggi approvate dal Parlamento, e negli scienziati e medici che cercano di applicarla?