Lo scettico Lorenz
Tratto da:
L'anello di Re Salomone, Konrad Lorenz, cap. omonimo, pagg. 96-100, Ed. Adelphi
[...] L'uomo non ha bisogno di minimi movimenti che ne svelino le intenzioni per comunicare i suoi umori del momento, perché può esprimerli con le parole. Invece le taccole o i cani sono costretti a «leggere negli occhi» di un loro simile ciò che questi s'accinge a fare. Perciò gli animali superiori che vivono in società hanno per la comunicazione degli stati d'animo un apparato sia trasmittente sia ricevente assai più elaborato e specializzato di noi uomini, e tutti i suoni coi quali gli animali sono soliti esprimersi, come il «chia» e il «chiu» delle taccole e i versi mono o polisillabici delle oche selvatiche, non sono comparabili al nostro linguaggio verbale, ma solo a quelle nostre estrinsecazioni che, come lo sbadiglio, l'aggrottamento della fronte, il riso e simili, vengono usate inconsciamente e inconsciamente comprese in virtù di un meccanismo innato. Le «parole» dei diversi «linguaggi» animali sono, per così dire, soltanto interiezioni.
Per quanto l'uomo possa disporre di numerose sfumature mimiche inconsce, neppure il più abile attore sarebbe capace di comunicare per via esclusivamente mimica la sua intenzione di andare a piedi o di volare come sanno fare le oche selvatiche, o di esprimere con simili mezzi il proposito di tornare a casa oppure di allontanarsi ulteriormente, cosa di cui è pienamente capace una taccola. Gli animali hanno un apparato trasmittente assai più efficace di quello dell'uomo, e lo stesso si può dire dell'apparato ricevente, che non solo è in grado di distinguere selettivamente un gran numero di segnali, ma, per attenersi allo stesso paragone, anche di captare una energia trasmittente assai inferiore alla nostra. Gli animali sono capaci di cogliere e di interpretare correttamente un numero incredibile di segnali minimi che per l'uomo sono del tutto impercettibili: se un membro di uno stormo di taccole che cerca cibo a terra se ne vola via solo solo per andare a lisciarsi le penne sul prossimo melo, nessuno degli altri lo degnerà neppure di un'occhiata; ma se si accinge a coprire una distanza più lunga, sarà seguìto dal coniuge oppure da un gruppetto più consistente, a seconda della sua «autorità», pur non avendo pronunciato neppure un «chia».
Un ottimo conoscitore delle taccole è in grado di cogliere il significato di questi impercettibili segnali, ma con altri animali ciò non è possibile. Già l'«apparato ricevente» del cane sorpassa di gran lunga le nostre capacità in campo analogo: ogni conoscitore dei cani sa bene con quale incredibile sicurezza un cane fedele riconosce se il suo padrone esce di camera diretto a una qualche meta che per l'animale non ha alcun interesse, o se invece si accinge all'agognata passeggiatina. Ad esempio la mia cagna da guardia Tito, tris-trisavola del cane che posseggo ora, individuava assai bene, in maniera «telepatica», le persone e le circostanze che mi davano ai nervi, e nulla poteva impedirle di infliggere un morso delicato ma sicuro nel deretano di tali individui. Era particolarmente pericoloso per un anziano signore autoritario assumere nei miei riguardi, in una discussione, il noto atteggiamento del «comunque tu sei troppo giovane»: appena un estraneo aveva manifestato un parere del genere, lo si vedeva portare spaventato la mano nel luogo dove Tito l'aveva puntualmente castigato. Io non riuscivo proprio a capire come ciò potesse inesorabilmente accadere anche quando la cagna se ne stava sotto il tavolo, e quindi non poteva vedere il viso e i gesti delle persone; come faceva dunque a sapere chi parlava in quel momento, e con chi, e chi era che la pensava diversamente da me?
Naturalmente questa sottile comprensione dell'umore momentaneo del padrone in realtà non dipende da una forma di «telepatia»: molti animali hanno la capacità di percepire anche movimenti sorprendentemente minuti, che sfuggono all'occhio umano; e un cane, che con l'attenzione più concentrata vuol essere di servizio al suo padrone, e che letteralmente pende in permanenza dalle sue labbra, si serve di questa facoltà in modo davvero mirabile. Ma anche i cavalli raggiungono risultati considerevoli sotto questo aspetto, e non sarà quindi fuori luogo parlare qui di alcuni virtuosismi che hanno procurato a certi animali una notevole fama. Vi sono stati dei cani pensanti, e anche dei cavalli pensanti, che sapevano perfino estrarre radici cubiche, e il cane prodigio Rolf, un terrier Airedale, è giunto al punto di dettare il proprio testamento alla padrona.
Tutti questi animali che sanno contare, parlare e pensare, «parlano» battendo dei colpi o emettendo latrati che hanno un significato stabilito secondo una specie di alfabeto Morse. Le loro prestazioni sono, a prima vista, veramente sorprendenti. Vi mettono davanti il bravo cavallo, o il bravo bassotto, o quel che sia, e vi invitano a porgli voi stessi le domande; voi chiedete al cane quanto fa due per due, il cane vi guarda intensamente negli occhi e abbaia quattro volte. Ancora più straordinaria è la bravura del cavallo, perché, per rispondere coi suoi colpi di zoccolo, sembra che egli non abbia neppure bisogno di guardarvi; poiché i cavalli, che fruiscono di una cosiddetta visione indiretta, possono anche vedere in una direzione su cui non fissano propriamente lo sguardo, e sono in grado di cogliere con estrema precisione anche movimenti minimi. Siete dunque voi stessi che comunicate involontariamente all'animale «pensante» la giusta soluzione mediante piccoli segni impercettibili, tanto è vero che, se voi non conoscete la soluzione del problema, la povera bestia continuerà disperatamente ad abbaiare o a battere colpi con la zampa in attesa che le si dica «basta». Infatti pochissime persone riescono, anche imponendosi il massimo autocontrollo, a trattenere questi segni inconsci e involontari.
Che sia soltanto l'uomo a trovare la soluzione e a comunicarla all'animale
«pensante» lo dimostrò una volta un mio collega con un bassotto che era divenuto assai celebre, e che apparteneva a un'anziana zitella. Egli adottò perfidamente il seguente metodo: prese una tavoletta consistente di tanti strati sovrapposti di carta trasparente; sulla facciata anteriore era stampato in caratteri grossi un semplice problema aritmetico, ma sulla facciata posteriore si poteva leggere in trasparenza un altro problema. Quando la signora presentava al suo cane queste tavolette, egli abbaiava sempre un numero di volte corrispondente alla soluzione dei problemi letti dalla sua padrona, ma non a quella dei problemi scritti sulla facciata mostrata all'animale. Alla fine il mio amico presentò al bassotto un cartoncino impregnato dell'odore di una cagna in fregola. L'animale lo fiutò tutto eccitato, agitando la coda: lui riconosceva benissimo quell'odore, ma non la sua padrona, e quando questa chiese al cane che odore avesse quel pezzo di carta, esso rispose nel suo alfabeto Morse: «Formaggio»!
L'enorme sensibilità di certi animali che colgono movimenti espressivi quasi impercettibili, come ad esempio del cane che percepisce i sentimenti amichevoli o ostili del suo padrone verso un'altra persona, è una cosa veramente straordinaria, e non è quindi strano che l'osservatore ingenuo, portato ad antropomorfizzare, creda che una creatura, capace «perfino» di indovinare dei pensieri così intimi e inespressi, debba «a maggior ragione» comprendere ogni vera e propria parola pronunciata dal suo padrone. A questo proposito si dimentica però che negli animali sociali la capacità di comprendere anche i più lievi movimenti espressivi è così enormemente sviluppata proprio perché essi non comprendono la parola, proprio perché non sono in grado di parlare.