Ho avuto una esperienza di "infiltrazione" nel mondo del MLM, ed è di questo che ti vorrei parlare... delle impressioni che ne ho ricevuto e di quella atmosfera particolare che per certi versi ricorda, seppure in maniera più blanda, quella delle "comunità settarie" di cui anche tu ti occupi: persone illuse da propaganda dorata convinte di poter risolvere in quattro e quattr'otto tutti i loro problemi grazie a "soluzioni miracolose" piovute dal cielo.
Alcuni anni fa (credo cinque o poco meno), un mio ex compagno di Liceo e grande amico da sempre mi piombò in casa annunciandomi di aver trovato un sistema molto promettente per far soldi in tutta fretta. Tuttavia, nonostante le mie richieste, non volle rivelare nulla, invitandomi a seguirlo in città a casa di un amico, a una riunione... durante la quale mi sarebbero stati spiegati i contorni dell'attività.
Questo fatto mi insospettì e incuriosì allo stesso tempo, e mi sorprese molto, per certi aspetti mi inquietò: conosco questo ragazzo dai tempi in cui frequentavo le scuole medie, è uno dei miei migliori amici e so come è fatto: mai si era dimostrato con me tanto reticente su qualcosa... cominciai a pensare che gli avessero suggerito di comportarsi in un certo modo, tuttavia quello non era il suo stato mentale abituale, e mi accorgevo che si sforzava di assumere un ruolo, contravvenendo a quello che era il suo modo naturale di comportarsi: era chiuso e strano, non ne voleva parlare fintanto che non fossi salito in auto con lui e fossimo già stati a metà strada.
Così mi cambiai e lo seguii. A metà tragitto cominciò a parlarmi di una "eccezionale opportunità", di una "organizzazione di amici", di "guadagni straordinari" e così via... ripetendomi insomma la propaganda del gruppo. Sinceramente non l'avevo mai visto così. Non per il contenuto di ciò che diceva, ma per il *modo* in cui mi esponeva la cosa: non era lui, non era rilassato, ma come sul chi vive, impacciato e allo stesso tempo "intimidito", come se recitasse un copione che non gli piaceva fino in fondo, o sul quale nutriva dubbi, e questo lo imbarazzava. Lo sentivo "fragile", capisci, e da come si esprimeva pareva che stesse nascondendo qualcosa a se stesso, e che sarebbe stato sufficiente muovergli una critica o una osservazione pungente per fargli perdere la pazienza e farlo sbottare in malo modo. Era un po' come se si vergognasse di qualcosa, come se sapesse di star proponendo al suo migliore amico un affare "poco etico" e non del tutto chiaro, o una potenziale "mezza fregatura".
Mi parlò così di vendere a terzi "prodotti di qualità" per conto della ditta, e di farli a loro volta entrare nel giro per guadagnare: si trattava insomma di "un gioco dove tutti vincono". Non mi parlò all'epoca della necessità iniziale di acquistare quello che chiamavano "kit per cominciare" - ne sentii accennare dalla zia dell'amico, la quale l'aveva coinvolto pochi giorni prima nei principi di vendita della " A. ". All'epoca lui aveva giusto vent'anni.
Mi condusse a casa di un uomo sopra i cinquanta, il quale dette il benvenuto a noi e a un piccolo gruppo di partecipanti alla riunione (introdotti a loro volta da un conoscente o amico), annunciando in tono estatico che l'"A." gli aveva cambiato la vita al punto da decidere di chiudere l'attività commerciale ("troppe tasse... troppi problemi") per lanciarsi a capofitto nell'"avventura" insieme alla moglie - e la presentò proprio in questi termini: un'occasione da non perdere, un'offerta unica... "cosa avete da perdere?".
Con l'ausilio di una lavagna ci illustrò i principi del multilivello, cercando di convincerci della "matematicità" del successo strepitoso che era possibile conseguire. Da quel che ci disse, era chiaro come a sua volta che fosse stato "preso nella rete" della speranza: si interessava di multilivello da poco tempo e ancora non aveva visto i guadagni dei papaveri le cui fortune venivano ostentate e celebrate nelle pubblicazioni e materiali del gruppo. I "bottoni" psicologici sui quali era stato addestrato a premere, nel suo ruolo di reclutatore, erano i soliti: "soldi facili, in breve tempo, in abbondanza, senza rimetterci nulla." Come scrive Mancini: "stupidi, cosa aspettate ad arricchirvi?"
I convenuti erano per lo più casalinghe dall'aria sempliciotta e un po' persa alle quali, ogni volta che si nominava la parola "denaro", brillavano gli occhi di desiderio e speranza. Alcune di loro, quando interrogate, si esibivano in commenti intimiditi ed entusiastici insieme, come di chi si senta battere forte il cuore al pensiero di aver trovato finalmente una città d'oro dalle prospettive meravigliose, e al tempo stesso sia un po' impaurito dall'atmosfera di esaltazione e pressione che si respirava in quella stanza di condominio.
Il reclutatore ci mostrava in continuazione le pagine sgargianti di pubblicazioni patinate della "A.", che oggi mi ricordano molto da vicino quelle di Scientology: strilla entusiastiche, Grandi Successi, lusso e cerimonie di premiazione, con un forte culto della personalità dei leader guardati alla stregua di benefattori.
Al termine della riunione, il mio amico avrebbe dovuto introdurmi all'acquisto del kit, ma non lo fece. Anche se personalmente non mostravo a parole particolare ritrosia, anzi ponevo domande ed ero sinceramente incuriosito, dentro di me ero rimasto alquanto perplesso. Forse avvertendo il mio stato interiore, o semplicemente per amicizia (difficile vendere qualcosa al migliore amico: piuttosto gliela si regala), non mi chiese nulla e - misteriosamente - dal giorno non me ne accennò più, per anni, e io non sollevai più l'argomento.
Ne abbiamo riparlato l'anno scorso, quando per caso gli accennai alla multinazionale Scientology, a proposito della quale avevo appena letto un'indagine su una rivista. Quel giorno mi era passato a trovare anche G., vecchia conoscenza (entrambi vivono in Toscana, anche se il mio amico viaggia molto). Li considero ragazzi assolutamente svegli, capaci e intelligenti, e G. mi dimostrò subito interesse e mi spiegò che conosceva Scientology, la rilevanza del problema e mi disse che aveva letto degli articoli sull'argomento. L'amico che mi aveva introdotto alla "A.", invece, ebbe una reazione di rifiuto: era nervoso, come se non ne volesse sentire parlare... e io ne rimasi sbalordito: non mi sarei mai immaginato una reazione del genere (è mio amico per la pelle, da sempre).
Dopodiché restammo soli e andammo a fare un giro in auto... e io seguitavo a parlargli di Scientology... finché non cominciò a sciogliersi. E allora mi raccontò di come, quando gli avevo nominato l'organizzazione, per una qualche associazione di idee aveva subito pensato alla "A."... e si era sentito in qualche modo "colto in fallo" (proprio come quando mettete in dubbio le illusioni di una persona: spesso otterrete una reazione scocciata e risentita, irrazionalmente "carica").
Mi raccontò che aveva seguitato a lavorare nell'organizzazione in Inghilterra, dopo essere stato introdotto alla "filosofia del multilivello" in Italia. Se ne era presto disaffezionato, ma trovandosi da solo a Londra a dovervi trascorrere mesi, si era imbattuto per caso in una delle sedi della multinazionale e così aveva ricominciato a interessarsene.
Mi ha parlato brevemente di riunioni e di "corsi di apprendimento", ovvero dell'equivalente del "kit" venduto alle nuove reclute. E anche di come i leader di un "settore" fossero addestrati a usare tutta una serie di "scorciatoie psicologiche" del genere "imprenditore americano sanguigno e rampante" per spingere e influenzare le persone a entrare nel giro e a far meglio, vale a dire a "produrre di più" in termini di reclutati. Mi disse che alla fine si era stancato e se ne era andato... evidentemente i risultati concreti non erano incoraggianti.
Da quella volta, dopo aver "esaurito" l'argomento - è stato un po' come se si fosse liberato da un peso - non ha più avuto reazioni di questo genere.
Ciao