New Age anch'io

La fede in Di Bella. L'emozione Titanic. Le profezie di Celestino. I guru ayurvedici... Il fascino dell'irrazionalità incanta l'Italia. Fino ai leader dell'Ulivo che benedicono l'età dell'Acquario.

Di Enrico Arosio, L'Espresso 16 aprile 1998

L'Italia ricorda l'Uganda, sostiene il quotidiano britannico The Guardian. L'anno scorso furono alcune migliaia gli ugandesi malati di Aids che sfilarono per le strade di Kampala, la capitale, implorando la terapia a base di mariandina. Si tratta di un preparato a base di anti-ossidanti, minerali e vitamine messo a punto da Charles Ssali, un medico ugandese laureato a Edimburgo. Il ministero della Sanità di Kampala ne aveva vietato l'importazione, poi aveva revocato il divieto, quindi lo aveva reintrodotto.

In Italia, al posto della mariandina, c'è la somatostatina. In luogo del professor Ssali, il professor Luigi Di Bella. Anziché le strade di Kampala, quelle di Modena, o piazza Montecitorio (o l'agorà Santoro, o il salotto Vespa). Ma l'Italia, diversamente dall'Uganda, è policentrica. Il 31 marzo si segnalavano blocchi stradali, folla agitatissima e alcuni episodi isterici davanti all'ospedale Fallacara di Triggiano, provincia di Bari. Tra i dibelliani affiorano slogan di cadenza calcistica: .La cura - la cura - la cura che guarisce!.. Insiste The Guardian, con sadismo ben temperato: .La voglia di credere nei miracoli è molto profonda nella cultura italiana..

Sarcasmo offensivo di conio inglese? Anche, certo. Ma se guardiamo con attenzione tra le pieghe della società italiana, notiamo nei comportamenti collettivi, nei consumi di alcuni beni e servizi un tasso stupefacente di irrazionalità. Infatuazioni tenacissime, mitologie istantanee, derive spiritualiste, ricerche di benessere tramite pratiche suggestive. A sentire i cultori della New Age, o della Next Age (la seconda sarebbe la Rinascenza piena rispetto alla Preparazione; diciamo Michelangelo rispetto ad Antonello da Messina), l'Italia, la Terra, l'umanità starebbero entrando nell'Età dell'Acquario, l'era della grande sintesi tra corpo, anima e mente.

Altri preferiscono esprimersi con maggior prudenza. Ma è un fatto che il paese è percorso da brame di guarigione, esoterismi di popolo, nuove promesse di totalità. Ha fiutato l'aria anche la sinistra di governo che, sostituito Gramsci con Popper, teme forse ulteriori spiazzamenti teorici. Il 2 aprile, su sollecitazione del gruppo parlamentare verde e in particolare del portavoce Luigi Manconi, che è in contatto, spiega, da un paio d'anni con i "movimenti emergenti", diversi esponenti dell'Ulivo hanno incontrato nella Biblioteca della Camera associazioni e comunità legate alla New Age, alle ricerche e pratiche spirituali, desiderose di riconoscimento legislativo. Attentissimo Carlo Rognoni, vicepresidente del Senato, che ha sottolineato la necessità di difendere le attività accreditate dalle «invasioni di campo dei furbi e degli incapaci». Mentre Livia Turco, ministro della Solidarietà sociale, confessa, dopo vent'anni di "pensiero della differenza", uno schietto «interesse personale». Educati messaggi scritti sono giunti da Walter Veltroni e Carlo Azeglio Ciampi. Confortato da questa nuova attenzione istituzionale, "L'Espresso" affronta, con l'inchiesta che segue, un viaggio periglioso tra Infatuazioni & Misteri del Bel Paese.

Il carisma dell'omino bianco

Perché cominciare da lui, di cui tanto si è parlato? Per aggiungere un dettaglio, suggerire un approfondimento. Luigi Di Bella, il professore di Modena assurto a eroe popolare grazie a una terapia anticancro, sembra uscito dalla "Morfologia della fiaba", il celebre libro di Vladimir J.Propp del 1928 che fu tra le pietre miliari dello strutturalismo. In cosa consiste il carisma di Di Bella?

Di Bella è anziano, piccolo e curvo. È l'elfo benefico, più che lo gnomo operoso. Parla a bassa voce e per lemmi essenziali. Per farsi intendere, il suo verbo ha bisogno d'interpreti. Che sono il figlio, il portavoce o l'avvocato, il pretore, la radio locale o le associazioni dei malati, tutti i protagonisti di questi mesi. Essi sono i discepoli, i divulgatori di un pensatore che appare nobile e fragile e di sé dà solo frammenti, come Nietzsche malato.

Di Bella è bianco. Di chioma e di camice. La sua testa atipica, nella vulgata, rimanda subito al sapiente, allo scienziato geniale e incompreso: Einstein all'ufficio brevetti. Il camice richiama la purezza delle idee, il sacerdozio di una medicina dolce. Bianco è il colore degli angeli, gli angeli del Bene.

Di Bella è solo ed è puro. Si è formato in provincia, nella periferia. È stato lontano dagli onori, avulso dal dibattito internazionale. Non ha cercato la fama, la carriera. Si è donato agli altri senza brame per sé. La sua esclusione dall'ortodossia medica, l'estraneità al gran circo massmediatico l'hanno reso subito protagonista. Ne hanno potenziato il carisma.

Di Bella, infine, è l'esule. «Nemo propheta in patria». I portavoce hanno minacciato il suo abbandono dell'Italia. L'operazione politica del breve viaggio in Argentina e Brasile è stata rivenduta come un'esperienza pastorale. Da ultimo, dolce vendetta del proscritto, entrano in scena gli oncologi canadesi. I canadesi in fila da Di Bella. Si infrange la barriera del mondo latino (inferiore) e si acquista credito presso quello anglosassone (superiore), sottaciuto complesso della destra italiana sin dai tempi di Mario Appelius.

Sono elementi, questi, di forte impatto simbolico. Agiscono in un ambito, quello della speranza umana di fronte al male incurabile, dove l'amore, la positività, persino la preghiera giocano la loro parte consolatoria. Non è un caso che "Essere-New Age", una rivista militante, intitoli "Voglia di miracoli" il suo contributo di marzo sul caso Di Bella, che parli di «problemi di schieramento», del «diritto di sperare» e concluda che l'entusiasmo, la fiducia, le aspettative favorevoli sono «fattori sufficienti a innescare un circuito psicosomatico virtuoso». Nelle scorse settimane, alla Borsa di Milano, il titolo della Schiapparelli farmaceutici, presunta (non lo è) produttrice di somatostatina, è esploso, toccando un vertiginoso più 800 per cento rispetto alla quotazione di inizio anno, per ridiscendere a più 300.

Feticismi su un naufragio

Qui il fenomeno è coloniale. Importazione pura. Ma è formidabile come l'effetto "Titanic", il film di James Cameron premiato da 11 Oscar, abbia prodotto in Italia un vortice di passioni, di dolci impazzimenti, di allegre clonazioni, senza dimenticare il culto reliquario. "Titanic" è il film che ha innescato anche in un paese ridanciano il culto di un naufragio. Ed è il naufragio - siamo nel 1912 - della Belle Epoque, due anni prima di Sarajevo, come oggi siamo a due anni dal Duemila. C'è nel tema una perfetta duplicazione dei fantasmi di fine epoca. Ma "Titanic" è anche altro. La storia di un eroe in un'età antieroica: Leonardo DiCaprio, alfiere della giovinezza e dell'amore. Sul ponte in teak del "Titanic", tra l'eroe di terza classe e l'eroina di prima non si svolge la Guerra di Classe ma l'Amore Negato, l'anelito di fusione di due anime.

I giornali italiani riportano, ammirati, la storia di una ragazzina dodicenne di Castelfranco Emilia che è andata 40, 50, 60 volte al cinema ad ammirare il suo DiCaprio. Poi si scopre che fenomeni simili accadono in Inghilterra, in Olanda. Nei varietà televisivi, nelle discoteche si esibiscono i cloni di Di Caprio, i suoi sosia. Un sito Internet che mostra il fotogramma di un precedente film con Leonardo nudo si blocca per ore per l'eccesso di contatti. Gli editori italiani hanno saputo che negli Stati Uniti "Titanic" è anche un rilevante fenomeno editoriale. Possono dunque scegliere tra oltre 20 titoli angloamericani, da "James Cameron's Titanic" di Ed W. Marsh (editore Harper Collins) con le foto di scena, fino alla gastronomia lugubre di "Last Dinner on the Titanic", menù e ricette del fatal viaggio (editore Hyperion). Rizzoli, per esempio, ha scelto il genere survivor: "Il sopravvissuto del Titanic", di Archibald Gracie. Dopo l'incidente mortale di Diana e Dodi, tragedia virtuale del 1997, "Titanic" è la catastrofe virtuale del 1998. Si elabora il lutto per un evento di 86 anni prima. Ha detto in un'intervista a "Der Spiegel" Hans Magnus Enzensberger: «Gli uomini amano le catastrofi che non li minacciano».

Profezie e visioni

James Redfield vive in Alabama, profondo Sud schiavista. Non è mai stato in Italia. In Europa lo ricordano soltanto alla Fiera del Libro di Francoforte del 1994. Il suo editore italiano, Corbaccio, non ha mai speso un soldo in pubblicità. Eppure gli ormai cinque libri sull'Illuminato si sono propagati col tam-tam dei lettori a un ritmo impressionante. Dal primo, "La profezia di Celestino" (28 ristampe), all'ultimo, "La visione di Celestino" (appena uscito, 130 mila copie), sono passati tre anni e la tiratura ha superato il milione di esemplari. L'editore Corbaccio, però, non è solo al centro di un fenomeno editoriale. Celestino ha suscitato un movimento parareligioso: con adesione motivata, percorso iniziatico, crescita personale. Celestino è un culto che ruota intorno ai concetti di coincidenza, di destino e ispirazione. E anche qui ci sono gli interpreti e i seguaci.

«Siamo giudicanti o inquisitori? Vittime o carnefici? Rubiamo o ci facciamo rubare l'energia? Qual è lo scopo primario della nostra esistenza?». Sono frasi tratte dall'opuscolo di una didatta celestiniana, tale Neva Oberto da Segrate (Milano) che promette di approfondire la Profezia di Celestino tramite il "lavoro in gruppo". Un signor Daniele Razzoli distribuisce la newsletter mensile con cui Redfield comunica col mondo, "Il giornale di Celestino" (D&D Features, Milano, lire 45 mila annue). Diffonde celestinismo ("dalla Profezia alla pratica") anche Giorgio Cerquetti, un loquace signore con la barba che dopo il liceo Parini, nei tardi Sessanta, si fiondò in quella California dove la New Age si è sviluppata «mentre i miei compagni sceglievano il movimento studentesco». Oggi scrive, parla, insegna, e della New Age dice con soavità: «È una cultura millefiori. Come un'ape che prende il nettare dai fiori migliori. Celestino interpreta proprio questa cultura sincretistica, dolce, nemica delle "religioni verticali". »

Supermarket del sapere

Vi ha stupito il successo della saga di Ramses di Christian Jacq (Mondadori), oltre due milioni 400 mila copie in Italia? Ecco gli ultimi aggiornamenti. Una notizia alta: Mediaset si è aggiudicata i diritti televisivi per tre miniserie in due puntate in coproduzione internazionale. E una notizia bassa: la Synergic Italiana, azienda di San Lazzaro di Savena (Bologna), lancia il materasso benefico Faraone ad «architettura dolcemente scalare verso il centro».

Ma se Ramses ha rapporti solo indiretti (la civiltà scomparsa) con la nuova ondata spiritualista, il brasiliano Paulo Coelho è invece un caso da manuale. Il suo "L'Alchimista", storia di puro esoterismo, 45 edizioni, ha venduto oltre 500 mila copie. Ora esce "Monte Cinque", narrazione ispirata al Libro dei Re, protagonista il profeta Elia. Sempre edito da Bompiani, con una tiratura iniziale superiore alle 100 mila. Prodotto vincente, è facile prevedere, a partire dal titolo (la Montagna è Sacra, il Monte è Analogo). Nelle interviste di lancio, in Italia, Coelho ha abilmente ridimensionato la sua adesione alla New Age, preferendo ricordare la «fame di spiritualità» che ci accomuna. Gli americani parlano di narrativa "inspirational".

Aumenta intanto la domanda di terapeuti corpo-anima-mente delle scuole più varie. Dal 19 al 22 giugno a Milano terrà il suo primo seminario italiano Anthony Robbins, sorta di trainer spirituale per spiriti leader («Risveglia il gigante dormiente») e profeta della tecnica Nac (condizionamento neuro-associativo). Sostiene di avere ispirato Bill Clinton. Assai richiesto è Deepak Chopra, medico ayurvedico di stanza a La Jolla, California, testo base "Benessere totale" (Sperling & Kupfer). Si dichiarano suoi estimatori bei nomi dello show business e della fashion society, come Demi Moore, Michael Jackson, Donna Karan, ma anche l'ex dittatore di Panama Manuel Noriega. Deepak Chopra vuole aprire un suo centro del benessere anche in Italia, paese ospitale che lo scorso ottobre, durante gli incontri riminesi del Centro Pio Manzù, gli ha conferito la medaglia d'oro della presidenza della Repubblica.

Un terzo caso interessante è quello di Rosemary Altea, medium e guaritrice scozzese in grado di evocare en suplesse i nostri cari estinti. Anche lei è pubblicata da Sperling & Kupfer. E, a differenza di altri, non si nega ai talk-show. Lo scorso settembre, dopo un'apparizione da Maurizio Costanzo, il suo "Spirito libero" è schizzato di colpo in testa alla classifica della saggistica. In capo a pochi mesi alla Sperling sono arrivate 1.200 lettere di persone che desiderano incontrarla per comunicare con i parenti morti. Dopo una presentazione a Napoli, la gente la avvicinava in strada per toccarla. Ancora adesso è posteggiata tra i top ten: "I colori dell'anima", manuale di guarigione spirituale completo di audiocassetta ("Fatevi guidare dalla sua voce"), ha già venduto più di 100 mila copie, e segue da presso - questo è il mood, questo è l'andazzo - "Il libro nero del comunismo".

Il supermercato della spiritualità: è la definizione più accreditata, tra quelle beffarde, della New Age. D'altra parte, vogliamo fare un salto al primo Salone della New & Next Age (2-5 aprile) al centro commerciale Il Girasole di Lacchiarella, a sud di Milano? Il non iniziato, o anche solo il povero razionalista laico, proverà un lieve stordimento nel vedersi invitato a confrontarsi in poche ore con il therapeutic touch di Maud Nordwald Pollock e con l'energia di guarigione dei cristalli; ad assistere a dimostrazioni di Tai Chi Chuan, Kendo e biodanza; ad approfondire la divinazione con le conchiglie, il rebirthing transpersonale, l'ascolto di musica dei chakra. Sarà pericoloso ascoltare una Lorenza Menegoni che disserta su "Sciamanesimo per il mondo moderno"? Meno pericoloso, forse, dell'affidarsi al tedesco Peter Mandel e alla sua diagnosi Kirlian (oddio, "con sperimentazioni"); anche perché è un Heilpraktiker (guaritore), e in lingua originale il suo titolo suona temibile.

Quando si dice: un sapere orizzontale. Orizzontale è l'architettura Esselunga. Il supermercato della spiritualità, in fondo, è già nei fatti. Incrocia una domanda e un'offerta. Passi col carrello e scegli. Questo è il paese dove nel 1998 il culto di Padre Pio da Pietrelcina fa fiorire l'industria pugliese dei devotionalia. È il paese in cui Lucio Barani, sindaco socialista di Aulla (Massa), ha proposto con successo alla giunta di istituire nei prossimi mesi un servizio comunale di chiromanzia. È il paese in cui su Rai 3 la conduttrice Lorenza Foschini sta preparando la quarta serie di "Misteri", programma sul paranormale adorato dai mitomani. E dove ad Alcatraz (Umbria) il figlio di un premio Nobel per la letteratura, Jacopo Fo, organizza fine settimana ben retribuiti nei quali immerge dei benintenzionati in una vasca d'acqua calda e li tiene a mollo per un po', spiegando che il tutto si chiama acquabalancing. Ebbene sì: proliferano i week-end terapeutici in luoghi ameni, montani o termali, o almeno costosi. Gli italiani desiderano guarire da qualcosa che li ammorba e di cui raramente sanno il nome.

Compratori di felicità

E' la prossima sfida per gli strateghi di marketing e i creativi dell'advertising. Swatch e Mondadori già comprano pagine di pubblicità su "Essere-New Age". La nebulosa del nuovo spiritualismo sta vivendo un boom commerciale, come s'è visto, soprattutto nell'editoria. In subordine, nella musica. Ed è considerata promettente nel turismo, nella fitness (o wellness), nella cosmetica e nell'alimentazione. La scommessa è quella di uscire dalla nicchia. E in effetti: Costa Crociere, lo scorso autunno, ha organizzato un "Viaggio col cuore e con il corpo", sette giorni lungo le coste greche e turche rallegrate da biodanza, Tai Chi, cristalloterapia e chirologia. Alcune multinazionali alimentari, Barilla, Parmalat e Nestlé, scommettono su prodotti riequilibranti e armonizzanti. La Ford Ka ha un nome che richiama la mitologia indiana. La campagna televisiva di Gatorade propone un «Non importa se sei leone o gazzella. Corri», con sottofondo di canti Native American. La pubblicità tv degli orologi Invicta, diretta da Wim Wenders, ripete con voce suadente "Think Positive, Please" su una base musicale di sitar e cornamuse. «È un fiorire di prodotti portatori di una promessa olistica», osserva Paola Righetti, che ha studiato il fenomeno per la Gpf &Associati: «La diffusione sociale della New Age si presenta priva di caratteri prescrittivi, normativi, assoluti. Al contrario, è libera e relativistica. E i bisogni sono tutti riconducibili al benessere psicofisico. Per questo il cliente New Age appare più rilevante dell'adepto».

A furia di promesse olistiche, è ovvio, c'è spazio per l'equivoco. Con effetti a volte deliziosi. Grazie a un titolo di sagacia sopraffina, "L'arte di essere felici", casa Adelphi è riuscita a piazzare 50 mila copie di una silloge di materiali sparsi di Schopenhauer curata da Franco Volpi. E com'è che in Italia Schopenhauer si vende come il pane fresco? Semplice. Molti lettori credono si tratti di un manuale New Age. E per punizione si ritrovano con un filosofo discretamente arcigno, corredato di apparato filologico. Caso lampante: qui l'aquila è l'Adelphi, e il pollo, caso mai, il lettore.

 
 
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