Famiglia Cristiana, 13 aprile 1999

Dalla parte dei ciarlatani

Ministri, presentatori, case editrici: ecco chi fiancheggia gli occultisti
di LUCIANO SCALETTARI

box: Sanno tutto? Gliel'ha detto l'investigatore privato
 

La legge che vieta l’attività di cartomante, indovino e affini viene spesso scavalcata. Grazie anche a un decreto firmato da Antonio Maccanico.«Telefono antiplagio conferisce l’attestato "Dalla parte dei ciarlatani 1998" all’ex ministro delle Telecomunicazioni Antonio Maccanico, per aver concesso d’autorità a cartomanti e indovini – attività vietate dal nostro ordinamento – l’accesso ai servizi audiotex "166"».

Il "premio", istituito dall’Associazione anti-maghi di Cagliari, non ha puntato il dito solo nei confronti di Maccanico: dalla parte dei ciarlatani si è distinto anche Maurizio Costanzo, per la frequente ospitalità accordata agli occultisti nel suo show, e all’editrice Adelphi, per «l’affollamento nei suoi cataloghi di autori e temi "magico-esoterici"».

Invece i riconoscimenti "in difesa dei cittadini", sono andati all’Autorità antitrust (per aver sanzionato oltre 100 pubblicità ingannevoli) e all’Istituto per l’autodisciplina pubblicitaria (per aver smascherato la promozione di prodotti magici). Infine alla Guardia di Finanza. La motivazione? «Per aver individuato in tutta Italia decine e decine di sedicenti "operatori dell’occulto" che in realtà occultavano solo i soldi».

Per quanto riguarda Maccanico, l’iniziativa del premio, divertente e un po’ goliardica, in realtà è stata accompagnata da atti molto meno scherzosi: il coordinatore dell’Antiplagio, professor Giovanni Panunzio, ha chiesto formali spiegazioni al ministero sul decreto che ha consentito ad astrologi, cartomanti e affini di potersi inserire nel "166" (il nuovo numero telefonico che doveva offrire solo servizi utili, sostituendo il famigerato "144" contro cui si era scagliato il comico Beppe Grillo, ndr). Nella lettera Panunzio chiede «com’è possibile che un illecito sia stato trasformato in servizio». Già, un illecito, perché in Italia il mestiere di ciarlatano, sotto la cui voce la legge fa rientrare pressoché tutte le specializzazioni occultistiche, è vietato.
 

panunzio

Che fa il ministero delle Telecomunicazioni? Risponde, attraverso la Direzione generale per la regolamentazione e la qualità dei servizi. In questo modo: «Non può che farsi presente che l’iniziativa in questione è stata determinata da valutazioni di natura eminentemente politica». Che vuol dire? «La risposta in "burocratese" non è molto chiara», spiega Panunzio. «Io la trovo inquietante: che tipo di "valutazioni politiche" possono spingere il ministro ad autorizzare un’attività illegale? Vista la risposta abbiamo presentato, il 30 gennaio scorso, un esposto alla Procura della Repubblica di Roma chiedendo se non siano state compiute violazioni di natura penale». 

«Non è l’unico caso in cui si chiudono tenacemente gli occhi sulla legge», insiste Panunzio. «Ad esempio, negli indirizzari telefonici, alla voce "Astrologia, cartochiromanzia, occultismo" vi sono oltre 800 maghi che pagano profumatamente la pubblicità di un mestiere illegale, e le società che gestiscono i cataloghi continuano ad accoglierne le inserzioni senza batter ciglio».

Il Telefono antiplagio e l’associazione "cugina" Telefono arcobaleno di don Fortunato Di Noto stanno diventando il terrore dei maghi. La loro opera costante di denuncia in poco più di tre anni ha ridotto del 40 per cento l’investimento pubblicitario degli occultisti sui mezzi d’informazione. Non solo. Sono partite oltre 4.000 segnalazioni ed esposti alle autorità competenti, dalle quali sono scaturite un migliaio di inchieste giudiziarie. «I risultati lentamente si ottengono», dice Panunzio. «Con la nostra attività vorremmo far capire che da questi personaggi ci si può difendere, senza paura di ritorsioni. La miglior prova che i maghi non hanno i poteri che millantano è il mio stato di salute: su di me sono stati fatti innumerevoli rituali di morte. Eppure sto bene».

I dati forniti da Antiplagio e Arcobaleno danno l’idea della pericolosità sociale dell’occultismo: la cifra complessiva spesa dai soli raggirati che si sono messi in contatto con le due associazioni si aggira intorno a 34 miliardi di lire, il 97 per cento dei quali pagati in nero. Tra il 1990 e il 1997 l’evasione fiscale documentata dei maghi censiti è di 20.000 miliardi. Insomma, un vero business realizzato sulla pelle dei raggirati: la stima è di 1.600 casi di abusi ogni anno, di cui solo 60 diventano in media denunce alla magistratura.

Il fenomeno è grave anche per la capacità di molti di questi ciarlatani di mettere i loro clienti in condizione di sudditanza psicologica. Alcuni si fanno passare per santoni, o mescolano magia e religione, o addirittura terrorizzano i clienti che minacciano la denuncia.

Una vicenda particolarmente drammatica è quella di Franca Trudu e della sua famiglia: dieci anni fa erano benestanti e proprietari di diversi immobili nel Campidano, in Sardegna. «Oggi facciamo fatica a pagare l’ipoteca per salvare la casa dove abitiamo», dice Franca. «La sedicente maga Maria Grazia, in combutta col suo convivente, ha letteralmente soggiogato i miei genitori. Ha fatto credere loro di parlare con Dio e di essere espressione del suo volere. Oltre alla rovina economica, ci ha messi l’uno contro l’altro e ci ha distrutti come persone. Io, mia madre e un mio fratello siamo finiti in cura dallo psicologo. Sono stati anni di terrore e sofferenze indicibili».

Franca Trudu non ha ancora ottenuto giustizia. Ma la sensitiva ha raggirato altri clienti (per diverse centinaia di milioni), che l’hanno invece fatta condannare dal Tribunale di Cagliari: sette anni di reclusione per associazione a delinquere e truffa aggravata. Ora è in corso l’appello. Intanto la maga è libera e, naturalmente, continua a esercitare la "professione".
 

Sanno tutto? Gliel’ha detto l’investigatore privato

«Alcuni maghi utilizzano gli investigatori privati per raccogliere informazioni sui propri clienti. Lo posso confermare per esperienza diretta: anch’io sono stato contattato in almeno cinque o sei occasioni da occultisti. Ho rifiutato perché li considero dei truffatori che speculano sulle sofferenze della gente. Purtroppo alcuni miei colleghi lavorano per loro». A parlare è Leonardo Masile, cagliaritano, che da 21 anni fa l’investigatore privato. Masile spiega il meccanismo: «Quando il cliente prende appuntamento dal mago, fornisce di solito i dati essenziali: indirizzo, telefono, talvolta anche il problema che lo affligge. Il mago incarica il detective di raccogliere tutte le informazioni possibili sul cliente e sulla sua famiglia prima della seduta, così può stupire il malcapitato dimostrando di avere poteri soprannaturali "leggendo" con gli strumenti magici la sua storia passata».

Non è l’unico sistema. Anche nei confronti di chi si presenta senza appuntamenti il trucchetto funziona lo stesso. Il cliente al primo incontro presenta il problema. Il mago prende tempo per trovare la soluzione o per preparare l’amuleto adatto. E nel tempo intercorso fra le due sedute l’investigatore viene messo in azione. «C’è anche di peggio», racconta Masile. «Non è raro che alcune persone si rivolgano a me perché vogliono avere le prove di ciò che è stato detto loro dal veggente. Un esempio: una donna poco tempo fa mi ha incaricato di seguire il marito, perché aveva forti sospetti che la tradisse con un’altra donna. Dopo aver indagato, ho riferito alla signora che non avevo trovato alcun riscontro ai suoi sospetti. Mi ha risposto che non era possibile, perché gliel’aveva rivelato il mago. Insinuano nel cliente il tradimento per poi proporre, a caro prezzo, di risolvere il problema d’amore. Capisce perché non ho mai accettato di lavorare per i maghi? A sessant’anni mi sembrerebbe squallido speculare su persone che soffrono e che, per di più, vengono raggirate».

Secondo Masile, l’utilizzo degli investigatori privati da parte di occultisti e sensitivi è pratica diffusa: «Questi episodi in Sardegna sono numerosi. Per alcuni miei colleghi è un’attività molto remunerativa. Basta chiudere un occhio, o forse tutt’e due, sulle regole della deontologia professionale». 
 

Nella foto: Giovanni Panunzio, fondatore del "Telefono antiplagio", che combatte queste truffe.

 
 
        esprimi il tuo parere