Guarigioni miracolose
Di Piero Angela. Tratto da "Viaggio nel Mondo del Paranormale", Best Seller, Oscar Mondadori, ISBN 88-04-48156-0, Lit. 15.000
150 medium in «trance»
Se la marcia sul fuoco rappresenta uno degli aspetti più spettacolari dell'atmosfera di misticismo (e a volte di fanatismo) che si crea in certi riti magici, c'è un altro aspetto forse altrettanto spettacolare e certamente assai più vasto per ampiezza e ripercussioni di cui vale la pena di parlare: quello dei guaritori miracolosi e dei chirurghi psichici.
Nel Brasile e nelle Filippine questi fenomeni hanno assunto proporzioni talmente vaste da diventare un fatto (anche sociale) che non può essere sottovalutato. Ciò avviene anche perché in quei paesi (e in particolare in Brasile) i riti magici hanno assunto dimensioni nazionali, superando largamente il carattere di un semplice folklore locale.
Basta andare a Rio de Janeiro per rendersene conto. Mi è capitato di assistere una sera a un rito Umbanda in un grande «Centro Espiritico» (un palazzo di vari piani, con saloni e salette per cerimonie e sedute di guarigione psichica). Quella sera erano riuniti nel salone centrale oltre 150 medium, tutti vestiti di bianco; le donne con lunghi abiti ricamati, gli uomini con candidi pigiami a maniche corte. Per entrare in trance danzarono per quasi 2 ore su ritmi scanditi dai tamburi, fumando grossi sigari, o pipe, e bevendo una specie di vino.
Alla cerimonia assisteva un folto pubblico, che alla fine delle danze entrò in sala per consultarli. Seduti a terra i medium ascoltavano i problemi di famiglia di ognuno, le preoccupazioni d'amore, di interessi, di malattia. E per ognuno avevano una profezia, un consiglio, o eventualmente un trattamento curativo praticato con il fluido delle mani.
Chiunque in Brasile, può diventare medium, se sente di averne l'attitudine: e in queste cerimonie, che si svolgono una volta la settimana, c'è la più grande mescolanza non solo di razze, ma di età e di classi sociali. Vi sono giovani e anziani, ricchi e poveri, ignoranti e laureati (avvocati, architetti): tutti in abito bianco, protesi alla ricerca di una dimensione medianica che permetta loro di diventare veggenti e guaritori.
In questi ultimi anni i riti Umbanda e Condomblé sono dilagati in tutto il Brasile. Si calcola che ci siano 20.000 centri tra grandi e piccoli solo nella zona di Rio de Janeiro: e che ben 40 milioni di brasiliani si rechino regolarmente a consulto da questi medium. In questo clima affascinante e suggestivo è naturale che molti finiscano per accordare più fiducia ai guaritori che alla medicina ufficiale. E questo crea un terreno fertile non solo per cure inadatte ma anche per imbrogli e speculazioni.
I «curanderos» brasiliani
In Brasile sono diventati celebri alcuni medium che compiono operazioni chirurgiche col coltello da cucina, come il celebre Arigò, morto qualche anno fa. Sulla strada di Arigò, molti altri hanno continuato. Ce ne parla il parapsicologo brasiliano padre Quevedo.
«Arigò è stato il più famoso, anche perché su di lui scrisse un libro il dottor Andrea Pouharich, il quale (cosa curiosa, ma non troppo) diventò in seguito anche il biografo e il tutore di Uri GeIler. Vi furono poi altri guaritori famosi, come Arigosiño, Nerone Cavalcanti ecc. Noi abbiamo girato alcuni film in cui si vedono questi curanderos in azione. Si vede per esempio Nerone mentre si lava le mani con il fuoco, cosa che so fare anch'io, ma che sulla gente semplice produce un grande effetto. Poi lo si vede mentre sta compiendo in pubblico un'operazione di tonsille, senza anestesia e senza asepsi, con una forbice che non è neppure lavata. In realtà nel film si vede benissimo che egli ha già qualcosa nella forbice, poi la rimette in gola e finge di tirarla fuori. Il malato è un suo complice. Nerone spesso ricorre a dei complici per iniziare le sedute, così come faceva Arigò.»
Padre Quevedo mi fece vedere a questo punto un vecchio film in cui si vedeva il celebre Arigò operare all'occhio. Si trattava di uno spettacolo talmente agghiacciante che quando portai in Italia il filmato per inserirlo in una mia trasmissione televisiva, il montatore Eugenio Varriale montò la sequenza Iavorando praticamente... di schiena, quasi senza guardare il film, mentre l'assistente, Eugenia Travierso, sparì letteralmente dalla moviola. Col tecnico Gianni Agamennone studiammo dei segnali acustici di «allarme» e «cessato allarme» in modo da preavvisare i telespettatori più sensibili.
La scena è veramente orrida, da Grand Guignol: si vede Arigò ficcare un coltello nell'occhio di un vecchietto, in piedi contro un muro, e girarlo dentro come se dovesse fare una majonese... Poi il coltello penetra in profondità all'interno, e rimane addirittura piantato nell'occhio, mentre Arigò si gira per prendere altri arnesi.
«Si tratta di un vecchietto che si vedeva spesso» mi ha confidato padre Quevedo «ed era d'accordo con Arigò. Questo poveretto, per pochi soldi, fingeva di farsi fare un'operazione di cataratta in piedi, con un coltello da cucina.»
«Ma la scena è impressionante...»
«Sì, però si tratta solo di una scena a effetto. Non è una cosa molto dolorosa, chiunque può farla.»
«Ma non c'è pericolo d'infezione?»
«Be', la lacrimazione dell'occhio ha molto potere disinfettante.»
«Anch'io del resto so farlo, e posso darle subito una dimostrazione. Prendo un coltello, lo strofino sotto la scarpa, e poi me lo infilo nell'occhio, Si può anche girare dentro l'occhio il coltello, facendo finta di operare.»
Padre Quevedo rifece, a questo punto, la scena agghiacciante che avevamo visto nel flimato, sia pure in modo meno spettacolare.
«Ma non fa male?»
«Non particolarmente, perché l'occhio è duro, qui, poi si punta il coltello sotto l'osso del sopracciglio, e può anche rimanere piantato, in questo modo. È solo tecnica. E questi guaritori la usano per far credere che compiono operazioni straordinarie in pochi minuti. Dicono persino di operare dei tumori; in realtà tolgono soltanto delle cisti e dei lipomi sottopelle. Ma la fama in questo modo cresce, e cresce anche il loro potere. Attualmente Nerone ha una grandissima influenza, persino tra i politici, nell'esercito, nella polizia. Non c'è nessun poliziotto che oserebbe andare contro di lui, perché tutti credono che veramente abbia dentro di sé, così come lui stesso dice, lo spirito di un morto. Sua moglie lo ha denunciato rivelando tutti i trucchi, ma questo non ha cambiato la situazione: la gente pensa sempre che abbia poteri paranormali. Ora Nerone sta cercando sua moglie dicendo che vuole ucciderla e lei è terrorizzata. Vive nascosta, e solo io e il suo avvocato sappiamo dov'è.»
«Si dice che questi curanderos lavorino gratis. È vero?»
«In apparenza, sì. Ma c'è un piccolo particolare: quando Arigò morì si scoprì che era miliardario. Il perché è molto semplice. Questi guaritori attirano una grandissima folla che viene da tutto il Brasile e anche dall'estero. Essi costituiscono quindi un grosso affare turistico per la zona, e oltre alle donazioni volontarie prendono anche la percentuale dalle compagnie di viaggio, dagli alberghi, dai taxi, dai negozi di souvenir, e persino dai night club. Così come fanno anche i guaritori filippini.»
I guaritori dalle mani nude
I guaritori filippini non hanno naturalmente bisogno di presentazione. Se ne è parlato tanto che non occorre ricordare che essi operano a mani nude, "penetrando" all'interno del corpo ed "estraendo" tessuti malati, cisti, calcoli, tumori maligni ecc., senza lasciare alcuna ferita o cicatrice. Molti prestigiatori, come il nostro bravissimo Silvan (che merita un elogio particolare per il suo atteggiamento serio e responsabile, in quanto lascia sempre chiaramente intendere, a differenza di altri, che i fenomeni da lui prodotti sono soltanto trucchi e non avvenimenti paranormali), molti prestigiatori, dicevo, hanno mostrato pubblicamente come si possono realizzare queste «operazioni psichiche», fingendo di aprire varchi nella pancia (con emorragie di... acqua colorata di rosso) ed estraendo, come da un cappello a cilindro, ogni sorta di finti organi e tessuti.
L'effetto è così efficace che tali operazioni sono indistinguibili da quelle che si vedono nei filmati dei filippini. Padre Quevedo mi ha detto che spesso ha dato queste dimostrazioni alla televisione brasiliana, per far vedere i trucchi: ma le sue finte operazioni apparivano così convincenti che, malgrado egli spiegasse che si trattava di giochi di prestigio, alcuni rimanevano comunque convinti che egli avesse speciali poteri e stesse veramente compiendo della chirurgia psichica [Cfr. "Quattro combinazioni di base", capitolo 7, pp. 128-130].
Naturalmente come sempre, si può obiettare che anche se un prestigiatore può riprodurre con un trucco un fenomeno paranormale, ciò non significa necessariamente che il fenomeno originale sia un trucco. Giustissimo (anche se è curioso osservare che gli appassionati di parapsicologia non fanno mai il ragionamento rovesciato: cioè ipotizzare che un certo fenomeno sia un imbroglio fin quando un esperto in trucchi non lo abbia passato al setaccio).
Uno dei modi più semplici per verificare se si tratta di operazioni vere o finte è quello di esaminare i tessuti estratti dal corpo del paziente. Si tratta di tessuti umani oppure no?
Ecco cosa scriveva già nel 1972 il professor F. Granone, primario neurologo dell'Ospedale Generale di Vercelli, molto noto per i suoi studi sull'ipnosi, dopo aver assistito, per 15 giorni, a vari interventi chirurgici dei filippini:
«L'autore constata come i guaritori filippini si valgano di trucchi, per cui fingono di asportare da cavità del corpo frammenti di tessuto che, all'esame istologico, si rivelano come conservati al di fuori dell'organismo e putrefatti: simulano operazioni con fuoriuscita di sangue che all'esame si rivela però come un liquido colorato che sembra sangue; barattano per calcoli estratti dal corpo umano pezzettini di sale da cucina e sassolini precedentemente preparati e nascosti spesso sotto la sponda del tavolo operatorio.» [2. "Rassegna di ipnosi e medicina psicosomatica", VIII, 19, 1972].
La stessa esperienza la ebbero altri medici e investigatori. Malgrado ciò il commercio delle guarigioni è continuato, poiché le informazioni sensazionalistiche hanno praticamente sommerso le pochissime relazioni scientifiche (e vedremo meglio, in un prossimo capitolo, perché ciò avviene di continuo nel campo del paranormale).
Qualche reperto dalle Filippine
Negli ultimi anni i guaritori si sono fatti molto più guardinghi, come testimonia questo racconto di Leslie Woodheads della Televisione indipendente inglese (Granada), che accompagnò un gruppo di malati dall'Inghilterra fino alle Filippine e poi seguì l'evolversi delle loro malattie nei mesi seguenti, dopo il rientro in patria.
«Noi filmammo tutti gli interventi, e sin dal primo giorno chiedemmo ai guaritori di poter avere, per analisi, i tessuti che essi estraevano dal corpo. Ma ci crearono mille difficoltà. Ci dissero che gli spiriti erano contrari, e cominciarono a rendere difficile anche il lavoro. Vedendo che filmavamo troppo da vicino introdussero anche una novità: fecero alzare le gambe ai pazienti e posero una Bibbia sul ventre, in modo che non si potesse vedere come operavano. Uno dei pazienti ci diede comunque i suoi abiti insanguinati, e li facemmo esaminare in Inghilterra: non era sangue umano come avevamo previsto, ma di maiale. All'ultimo giorno ci diedero finalmente un pezzetto di tumore che dissero di aver estratto dalla nuca di una ragazza che era con noi (e che era affetta da una rara forma di paralisi). Facemmo esaminare anche questo reperto, in Inghilterra, e i medici ci dissero che si trattava di un frammento di tumore al seno di una donna anziana. Evidentemente se lo erano procurato in qualche ospedale locale».
«I pazienti ebbero un beneficio da questo trattamento?»
«No, quelli malati di cancro morirono tutti secondo le previsioni mediche. Ricordo con commozione una giovane donna che dichiarò di aver trovato grande beneficio dalle cure, e quando tornò a Londra lo disse a tutti entusiasta. Sosteneva di essere guarita. Fu la prima a morire; prima ancora che il programma andasse in onda.»
«Lei ha filmato anche una specie di conferenza introduttiva, che viene offerta a questi gruppi di malati al loro arrivo nelle Filippine.»
«Sì, è una cosa molto interessante. Un signore anziano, che appartiene all'organizzazione dei guaritori, spiega ai malati come debbono comportarsi durante l'operazione; in pratica sembra quasi che dica: "Non guardate troppo da vicino, altrimenti vedete i trucchi e così non c'è più l'effetto placebo dovuto all'autosuggestione..."».
«È esattamente l'impressione che si ha ascoltandolo. Guardando troppo da vicino, infatti, si vedono proprio le cose che noi abbiamo filmato al rallentatore. Si vedono cioè chiaramente le dita che invece di penetrare nel corpo si piegano, e si nascondono sotto la mano. E sotto la mano già si trovano i tessuti che essi fingeranno poi di estrarre dal corpo. Il trucco è molto evidente.»
Un dito da 25 centesimi
Ma c'è un altro filmato ancora più interessante sulle operazioni dei filippini: è stato girato da una troupe della Televisione canadese., Dopo aver realizzato il documentario il regista chiese al prestigiatore Randi di visionare le sequenze chirurgiche, e Randi scoprì una cosa che solo un occhio allenato poteva vedere: la guaritrice che stava operando aveva un pollice più lungo dell'altro... A noi questo fatto non dice molto, ma a Randi sì.
«È la prova lampante del trucco» spiega Randi. «Si tratta di una tecnica abbastanza nota, tra i prestigiatori. E un "mezzo dito" di plastica che si può infilare nel pollice come un ditale. Allunga un po' il dito, ma ciò non si nota, specialmente se si tengono le mani in un certo modo. Nella cavità di questo "ditale" ben mimetizzato, possono mettere dei pezzetti di tessuto, del sangue o altro. Poi, con un po' di tecnica, si riesce facilmente a far uscire il contenuto al momento opportuno, dando l'impressione che ciò esca direttamente dalla pancia... Questo aggeggio costa 25 centesimi di dollaro, e si compra nei negozi di articoli magici. E con questo pezzetto di plastica da 25 centesimi si può prendere in giro parecchia gente. Specie coloro che vogliono credere a queste cose.»
Sta di fatto che moltissime persone si sono recate nelle Filippine a farsi curare da questi guaritori. Le autorità americane, di fronte al moltiplicarsi dei voli charter, e al fiorire di agenzie specializzate, hanno chiesto che si mettano in guardia i passeggeri contro le speculazioni e i trucchi.
«Ma, signor Woodheads, svelando i trucchi, non si finisce per "'togliere le illusioni" a coloro che in fondo potrebbero, se non altro, trarre un beneficio psicologico da queste cure, o perlomeno tener accesa una speranza di guarigione miracolosa?»
«Sì, anche noi ci siamo posti questo problema prima di mettere in onda il nostro documentario, e ne abbiamo parlato con i medici curanti e con gli stessi malati. Tutti ci hanno detto che bisognava denunciare questa situazione. Vede, una cosa è se queste finte cure avvengono come avvenivano anche in passato, là dove non c'è nient'altro, dove non ci sono ospedali non c'è assistenza o medicine. Allora i guaritori possono avere un ruolo sociale, così come l'avevano gli stregoni, perché aiutano il malato a sopportare meglio il suo male. Altra cosa, invece, è se qualcuno fa 20.000 km in aereo, rinunciando magari ad altre cure, spendendo somme notevoli per un lungo viaggio, per sé e per un accompagnatore, semplicemente per farsi prendere dei soldi da un'organizzazione di finti chirurghi e per farsi fare dei giochi di prestigio sulla pancia. Credo che di fronte a questa situazione non si può rimanere zitti. Non sarebbe molto civile.»
In cerca di miracoli
Rimane un ultimo punto. Si parla spesso di guarigioni miracolose, e persino di analisi ben documentate che accertano un'inspiegabile regressione della malattia (anche di casi di cancro) dopo le cure del guaritore. Questi casi di guarigioni miracolose sono stati veramente accertati? E come si possono spiegare?
C'è una possibilità che i guaritori (filippini, o di altri paesi) riescano a provocare in alcuni pazienti una tale autosuggestione da innescare una reazione positiva, che agisca non solo psicologicamente, ma anche dal punto di vista della malattia?
Un medico americano, William Nolen, si è posto la stessa domanda, e ha scritto un libro intitolato Healing, a Doctor in Search of a Miracle. In questo libro egli descrive il suo peregrinare per oltre due anni tra i guaritori e tra i malati alla ricerca di qualche caso autentico di guarigione inspiegabile e prodigiosa.
Gli ho rivolto molte domande.
«Dottor Nolen, a parte certi errori di diagnosi (che possono far credere che un individuo sia guarito da una malattia che in realtà non ha mai avuto), ha mai visto guarigioni miracolose prodotte da qualche guaritore?»
«No, mai. Esistono delle regressioni spontanee de malattie, anche del cancro, indipendentemente dal fatto che il guaritore intervenga oppure no. C'è oggi una casistica abbastanza documentata, in proposito: il dottor Cole, presidente dell'ordine dei chirurghi americani, ha raccolto in un libro la documentazione su casi di regressioni spontanee di cancro. C'è stato un caso recente, abbastanza sorprendente, reso noto da un'associazione medica che studia queste regressioni: una donna affetta da tumore al seno, con metastasi generalizzata, rifiutò di curarsi e di prendere medicine. Il tumore regredì completamente, in modo spontaneo.»
«A cosa sono dovute queste regressioni spontanee?»
«Pensiamo che si tratti di una reazione immunitaria dell'organismo. Il nostro corpo, infatti, produce continuamente difese contro le cellule cancerose; queste difese agiscono così come gli anticorpi agiscono per esempio contro il vaiolo, dopo la vaccinazione. È possibile che io abbia già avuto 20 volte il cancro, e che il mio organismo lo abbia rigettato. Il guaio grosso succede quando il nostro organismo non riconosce e non combatte efficacemente le cellule cancerose: questo permette ai tumori di svilupparsi.»
«Agendo psicologicamente sullo stress, è possibile, a suo avviso, migliorare le condizioni generali dell'individuo, e quindi consentirgli una migliore risposta, anche immunitaria?»
«Non credo, perché la risposta immunitaria è legata al "riconoscimento" delle cellule cancerose. Teoricamente, si può forse migliorare la capacità di resistenza dell'individuo: ma il guaritore non c'entra. Chiunque potrebbe svolgere questa azione psicologica: lei o io, o la sua collaboratrice Penny Hutcheson, che è qui presente.»
«Cioè siamo tutti guaritori e nessuno lo è. E non esiste un collegamento tra certe guarigioni spontanee e l'azione dei guaritori?»
«No, non c'è alcuna prova che tra i clienti dei guaritori vi siano più regressioni di cancro. Vi sono regressioni spontanee indipendentemente dal fatto che uno vada dal guaritore oppure no. Andando dal guaritore non aumentano le probabilità. Tutte le indicazioni che abbiamo dimostrano, anzi, che il guaritore non interviene in nessun caso in cui entra in funzione il sistema Immunitario.»
« Ma naturalmente se un paziente ha un caso di regressione spontanea mentre è in cura da un guaritore, nessuno potrà convincerlo che si tratta di una coincidenza: rimarrà persuaso che ciò sia dovuto a un fluido miracoloso... »
«Esattamente.»
«A parte i casi di cancro, i guaritori possono avere, a suo avviso, una qualche azione sul paziente?»
«Dipende. Se la malattia del paziente è solo organica (cancro, infezioni, tubercolosi ecc.), allora il guaritore non ha alcun effetto: se il malato deve morire, muore. Se invece la malattia è psicogena (per esempio una paralisi isterica, perché il paziente "si rifiuta" di muovere le gambe), allora il guaritore può curarlo. »
«Penso che tutti stiano ricordando in questo momento il film Luci della Ribalta, in cui anche Charlie Chaplin, nei panni del vecchio comico Calvero "guarisce" (una prima volta con le parole, una seconda volta con una sonora sberla) la giovane ballerina che "si sentiva" paralizzata alle gambe e credeva di non poter più ballare. E per quanto riguarda le malattie che sono in parte organiche e in parte psicogene? Cioè le cosiddette malattie psicosomatiche? »
«Be', sappiamo che esistono malattie collegate allo stress, come l'ulcera duodenale (dovuta all'aumento dei succhi gastrici), l'emicrania, certi disordini mestruali ecc. In questi casi il guaritore (come il medico, o anche un amico comprensivo) può aiutare a superare l'aspetto psicogeno (che è spesso l'aspetto più rilevante). »
«Cioè rimuovendo certe cause di tensione, si può agire sui disturbi?»
«Certo. Se uno impara a rilassarsi, ciò può fargli bene per l'ulcera, l'emicrania ecc.»
«Per quanto riguarda la possibilità di imparare da soli a rilassarsi, attraverso il bio-feed-back, qual è la sua opinione? E fin dove è possibile spingere queste capacità di autocontrollo del proprio organismo? »
«Il bio-feed-back è certamente un metodo che permette di agire sul sistema neurovegetativo. Sappiamo tutti, per esempio, che pensando al mare che lambisce dolcemente la spiaggia la nostra pressione diminuisce, pensando a cose che ci irritano la nostra pressione aumenta. È quindi un sistema valido, perlomeno dal punto di vista teorico. Il problema è piuttosto pratico: sembra cioè difficile mantenere la pressione bassa per lunghi periodi, attraverso il bio-feed-back, perché la gente tende inevitabilmente a ricadere in comportamenti e in attività che sono piuttosto lontane da questo tipo di "consapevolezza interna". Le faccio il mio caso personale. Io soffro appunto di pressione alta: ma non posso passare il mio tempo a pensare al mare che lambisce le spiagge... Forse se stessi seduto in cima a una montagna a contemplarmi l'ombelico potrei vivere fino a 100 anni, ma purtroppo non ho il tempo (e francamente neppure la voglia) di farlo. E credo che la maggior parte della gente la pensi come me. La gente preferisce muoversi, vivere la propria vita, divertirsi anche. Non si possono applicare continuamente certe tecniche: sarebbero poco pratiche. Ci aiuterebbero da un lato, ma ci toglierebbero molte altre cose dall'altro. Per tutte queste ragioni io prendo delle pillole, per curarmi la pressione: se ci sono delle buone pillole, senza effetti secondari (e ce ne sono) io penso che, tutto sommato, rappresentino una cura più adeguata.»
Altre guarigioni miracolose
«Torniamo ancora per un momento alle guarigioni miracolose, dottor Nolen. Esistono studi accurati sulle guarigioni, per esempio, di Lourdes?»
«Ho letto molti libri e rapporti che sono stati scritti su Lourdes, e credo che il libro più attendibile sia quello scritto da un medico inglese, il quale al termine della sua indagine concluse che non vi era un solo caso documentato di guarigione miracolosa. Del resto, sappiamo che non c'è mai stato nessuno che si sia tolto l'occhio di vetro e a cui sia ricresciuto un occhio vero, oppure si sia tolta una protesi e gli sia ricresciuta una gamba. Si vedono solo persone che si tolgono l'apparecchio acustico. Questo è anche il pezzo forte dei guaritori: mettono il malato sul podio e dicono: "Mi sente?". Se il paziente si concentra può anche sentire. Ma dopo tre settimane deve ricomprarsi un altro apparecchio. Chi è paralizzato davvero (lesioni al midollo) resterà paralizzato. Se invece si tratta solo di una paralisi isterica è anche possibile che dopo la seduta getti via le stampelle.»
«Lei ha avuto delle esperienze anche con i guaritori filippini?»
«Sì, sono andato sul posto, ho visto molte operazioni, anzi sono anche stato operato da uno di loro. Mi ha estratto dalla pancia un pezzo di carne giallognola, dicendo: "Ecco il tessuto maligno" e l'ha gettato in un secchio dove c'era dell'alcool che bruciava, per liberarmi dagli spiriti maligni.»
«Così non ha potuto analizzare il tessuto?»
«No. Però un altro paziente riuscì ad afferrare il suo calcolo prima che il guaritore potesse disfarsene: era zucchero... Tutti quelli che sono riusciti ad afferrare gli organi estratti hanno poi visto che erano di pollo o di altri piccoli animali.»
«Quanto guadagnano questi guaritori?»
«Ho fatto un calcolo per T. Agpaoa, che è forse il più conosciuto: egli operava 20 pazienti al giorno, a 200 dollari. Cioè 4000 dollari al giorno. Sua moglie organizzava viaggi dagli Stati Uniti alle Filippine, prima che la Federal Trade Commission se ne occupasse. A quel tempo c'era anche un grand tour per farsi operare 11 volte in 10 giorni, da 11 guaritori diversi. Uno di questi mi propose di sistemarmi in un hotel di prima categoria a Manila con tutte le spese se gli procuravo 12 clienti. È un'enorme truffa!»
«Vorrei porre anche a lei una domanda che ho già posto ad altri: smascherando questi guaritori non si finisce per togliere le illusioni a chi non ha più altre speranze?»
«Capisco cosa vuoi dire. Effettivamente alla gente non fa piacere sapere come stanno le cose: smascherando questi individui non si fa certo un favore a chi crede. Ma i giornali scandalistici sono così pieni di informazioni false sui guaritori miracolosi che chi non ha denaro per portare i suoi congiunti nelle Filippine pensa che li si sta privando di cure miracolose. Ciò è triste e ingiusto. Per questo ho ritenuto opportuno scrivere nel mio libro che nessuno li sta privando di nulla e queste cure sono solo denaro buttato dalla finestra. E lei sa che quando un padre di famiglia muore, la famiglia non è certo nella migliore situazione per gettar via denaro dalla finestra. Ho ricevuto lettere di gente che mi ringraziava per queste informazioni, forse deludenti, ma oneste.»
Tre abbracci
Si potrebbe continuare a lungo su questo tema dei guaritori: ognuno può avere un esempio da citare, un caso particolare da segnalare. Naturalmente non è possibile entrare nella casistica di ogni giorno. Così come non è possibile raccontare tutti i drammi umani di coloro che hanno vissuto sulla propria pelle le esperienze nefaste delle cure dei guaritori, non solo spendendo a volte tutti i loro risparmi, ma rinunciando, in pratica, a cure mediche più efficaci.
Noi abbiamo voluto semplicemente vedere se certi fenomeni di cui spesso si parla possono appartenere a un'altra dimensione, quella del paranormale. Abbiamo visto che esiste certamente un'influenza reciproca fra mente e corpo, proprio perché fanno parte di uno stesso sistema, sono due componenti inscindibili di uno stesso individuo.
Abbiamo sentito anche che esistono delle divergenze sulla portata di questa influenza, cioè sulla portata dell'effetto placebo, dell'autosuggestione e dei meccanismi psicosomatici.
Ma si tratta di un dibattito che rimane all'interno della medicina, senza dover implicare la revisione delle leggi della fisica e della chimica così come le conosciamo, o senza dover implicare l'esistenza di qualche fluido misterioso o magico di cui i guaritori siano detentori.
Questo è quanto, credo, si possa onestamente dire se si cerca di vedere i problemi in modo serio e non sensazionalistico.
C'è comunque una lezione, che esce da tutto quanto abbiamo sentito, e che a me è parsa particolarmente significativa. E cioè l'importanza di curare non solo la malattia ma l'uomo, cioè non solo l'organismo malato, ma l'individuo che soffre.
L'uomo è infatti al centro di un ecosistema assai più vasto in cui tutto influisce sulla sua salute fisica e mentale: la famiglia, l'amicizia, i rapporti personali quotidiani, l'ambiente di lavoro, gli affetti ecc.
Abbiamo bisogno non solo di buoni farmaci ma anche di un buon ambiente psicologico, che ci consenta di ritrovare un equilibrio interno che la biochimica da sola non può compensare.
Un medico mi ha detto una frase che mi e rimasta impressa, mentre realizzavo questa inchiesta. Mi ha detto: «Vede, c'è gente che viene da noi e avrebbe bisogno non di tre pillole al giorno, ma di tre abbracci al giorno».
Ed è forse proprio di questo che molti cominciano a sentire il bisogno. Non solo negli ospedali, ma nella vita.