Grandi Misteri della Storia

copertina di Massimo Polidoro [**], 2002, Piemme Ed., ISBN 88-384-6922-9, Euro 17,90

IN CERCA DI MISTERI

Un uomo si stima per le sue domande non per le sue risposte
Voltaire

Albert Einstein disse un giorno che l'esperienza più bella che si possa vivere è il mistero. Ed è vero: gran parte di ciò che è intrigante e meraviglioso nella vita è circondato da un alone di mistero: l'amore, la nascita di un bambino, il comportamento degli animali, la creazione artistica... E inevitabile restare affascinati da ciò che non conosciamo e, come ben sapeva Einstein, il bisogno di saperne di più, di capire come funziona il mondo, è alla base della ricerca scientifica.

Certo, la scienza non può darci tutte le risposte che vorremmo, non ci può dire perché siamo qui, da dove veniamo, dove andiamo. A queste domande tentano di dare risposte, più o meno confortanti e più o meno ragionevoli, la filosofia e le religioni. Ma, d'altro canto, la scienza è l'unico strumento di conoscenza inventato dall'uomo che da oltre tre secoli si dimostra capace di fornire risultati pratici tutt'altro che disprezzabili: è grazie alla scienza che tante malattie sono state debellate e che l'aspettativa di vita media è pressoché raddoppiata nell'ultimo secolo; ed è sempre grazie alla scienza che possiamo sapere cosa succede dall'altra parte del mondo, che possiamo parlare con chi vive al di là dell'oceano, che possiamo viaggiare nello spazio.

Il fatto è che la Natura ci offre ogni giorno, in ogni istante, una quantità enorme di cose misteriose che ancora attendono una risposta: una risposta che in alcuni casi, probabilmente, non avremo mai. Non si sa, per esempio, perché i gatti facciano le fusa; non ci si spiega il carattere giocoso e l'intelligenza dei delfini; non si sa con certezza se c'è vita nel cosmo al di fuori della Terra, né dove questa possa localizzarsi; non si conoscono ancora tutte le specie di insetti esistenti sul pianeta... e così via, gli esempi potrebbero continuare all'infinito. Una quantità inesauribile di misteri ancora da esplorare. Nonostante la presenza di tante cose straordinarie nella vita di tutti i giorni, però, per molte persone i "veri" misteri sono tutt'altro. Costoro, per esempio, si interrogano su quesiti del tipo: quale misteriosa forza attrae in fondo al mare aerei e navi che attraversano il Triangolo delle Bermuda? Dove si nasconde l'abominevole uomo delle nevi? Quale messaggio vogliono comunicarci i disegni che compaiono in certi campi di grano? Dove si trova adesso Atlantide? E così via.

Sono domande suggestive, utili per passare qualche ora in compagnia degli amici. Magari in una sera d'inverno, davanti a un caminetto acceso, o in una notte stellata d'estate, seduti in riva al mare, di fronte a un falò. Oppure sono interrogativi che possono servire a dare conforto (se lo spiritismo è vero, significa che i nostri cari defunti non sono scomparsi per sempre), rassicurazioni (se esistono entità superiori extraterrestri che ci governano e guidano, allora tutto quello che succede nel mondo è in qualche modo sotto controllo), a delegare le proprie responsabilità (se l'astrologia è vera, allora il fatto che mi comporti male non è colpa mia ma è deciso dagli astri), a tranquillizzare (se i guaritori hanno davvero poteri straordinari, allora possono curare anche quella malattia che i medici hanno definito incurabile). Certamente, questo tipo di misteri è molto intrigante da investigare e da esplorare.

Ma se lo scopo che ci proponiamo non è quello di cercate un conforto o una rassicurazione illusoria e non è nemmeno quello di passare semplicemente qualche momento divertente, siamo sicuri che queste domande siano quelle giuste? Se cioè vogliamo soprattutto capire come stanno veramente le cose? Se vogliamo scoprire se c'è una soluzione per questi misteri o se vanno davvero al di là delle nostre possibilità, siamo certi che quelle domande vadano ancora bene?

Il quoziente di curiosità e la misteriosa scomparsa della Sandra

Proviamo a scoprirlo con un piccolo esperimento. Leggete attentamente il seguente brano:

La Sandra era un cargo a vapore di forma quadrata, con lo scafo lungo 107 metri, decorato qua e là da macchie di ruggine. Fornita di radio e con un carico di 300 tonnellate di insetticida, percorreva tranquillamente la sua strada verso sud, lungo i frequentatissimi sentieri costieri della Florida, nel giugno del 1950.

L'equipaggio, di ritorno dalla mensa, raggiunse il ponte di poppa per fumare, ammirare il tramonto e riflettere su quello che il domani avrebbe portato. Nel crepuscolo tropicale che avvolgeva la pacifica costa della Florida gli uomini guardavano l'amichevole occhieggiare del faro di St. Augustine. La mattina seguente non c'era più nulla. Nessuno vide mai più né la nave né l'equipaggio. Erano silenziosamente scomparsi nella notte sotto un cielo stellato. Nessun indizio che possa permettere di risolvere questo sconcertante mistero è mai venuto alla luce. [1]

Si tratta di un tipico esempio di quanto si può leggere, in tanti articoli e libri dedicati al cosiddetto Triangolo delle Bermuda, quando arriva il momento di descrivere la misteriosa sparizione di una nave o di un aeroplano. Un mare tranquillo, marinai che si rilassano, un tramonto, un cielo sereno: la pace. Poi, improvvisamente, più niente! Nave ed equipaggio scompaiono senza lasciare traccia.

Avete letto bene il brano? Volete rileggerlo? Fate pure con calma, io vi aspetto. Fatto? Bene, adesso scrivete su un foglio le domande che quel brano vi ha fatto venire in mente (se ve ne ha fatte venire in mente qualcuna, naturalmente).

Eccoci dunque al nostro piccolo esperimento. Si tratta di un test per determinare la qualità del vostro «quoziente di curiosità», così come l'ha definito Lawrence David Kusche, il più noto studioso critico del Triangolo delle Bermuda.

A quale delle seguenti categorie appartenevano le vostre domande: Tipo a): Quale forza misteriosa può essere all'origine della scomparsa della nave? Come mai non sono più state trovate tracce della Sandra? Quale mistero si nasconde in quel tratto di mare? Potrebbero esserci dietro gli alieni?...

Oppure:

Tipo b): Se la Sandra è scomparsa quella notte e non ha lasciato superstiti, come fa l'autore del brano a sapere che cosa facevano i marinai al tramonto? E come fa poi a sapere se avevano veramente visto il faro di St. Augustine? Il mare era davvero calmo?…

Se le vostre domande rientrano nella categoria di tipo a), significa che avete (almeno per ora) un basso quoziente di curiosità, simile a quello che dimostrano libri e periodici dedicati a diffondere in maniera acritica ogni tipo di notizia apparentemente misteriosa.

Se invece le vostre domande appartengono alla categoria di tipo b), significa che avete un alto quoziente di curiosità e che un campanellino di allarme si è messo ripetutamente a suonare nella vostra testa mentre leggevate il resoconto sopra riportato. È vero: in effetti c'è qualcosa di strano in quel paragrafo, ma, più che la sparizione della nave, riguarda il modo in cui l'evento è stato raccontato. [2]

Come può l'autore, che ci presenta il suo resoconto come un fatto documentato (e non certo come una versione romanzata, notiamo bene), sapere che i marinai si erano messi a fumare sul ponte di poppa guardando l'orizzonte? L'unico modo che avrebbe potuto permettergli di possedere informazioni così precise sarebbe stato quello di trovarsi egli stesso sulla nave quella sera. Ma pare che ciò non sia mai successo, altrimenti lo avrebbe sicuramente detto. È forse possibile, ci chiediamo allora, che il ritorno dalla mensa dei marinai e il fumare scrutando l'orizzonte siano dettagli normalmente trasmessi via radio? Improbabile. E come faceva l'autore a sapere che la nave si trovava all'altezza del faro di St. Augustine? Qualcuno li ha forse visti? E se è così perché non ci dice chi li ha visti? Da dove? A che ora?

La risposta più probabile a queste domande è che l'autore non avesse la più pallida idea di cosa fosse successo sulla nave quella sera, né dove fosse sparita esattamente, né quali fossero le condizioni del mare.

A questo punto, forse qualcuno penserà: «Ma a chi può importare se i dettagli sono inventati? È possibile che per rendere più interessante la storia l'autore abbia aggiunto un po' di colore. E allora? Niente di male, no? La cosa importante, piuttosto, è che la nave è scomparsa senza spiegazione!».

Chi la pensa così ribadisce il suo basso livello di curiosità: è chiaro che non gli interessa sapere veramente cosa è successo alla nave, ma gli basta divertirsi a pensare che non ci siano spiegazioni razionali al mistero. Quei «dettagli» invece sono fondamentali. Il fatto che l'autore abbia descritto in quel modo la situazione sulla nave aveva lo scopo di informare il lettore che tutto era calmo e tranquillo, che non c'era nessun pericolo imminente, rendendo così la sparizione della nave ancora più misteriosa. E anche l'indicazione del faro di St. Augustine come punto di riferimento serviva a localizzare l'area di scomparsa della nave e a rendere la mancanza di relitti ancora più inquietante.

Ma il punto è: la nave si trovava davvero al largo di St. Augustine? L'autore ci dice che l'equipaggio guardava il faro, non che qualcuno guardava la nave. «Silenziosamente scomparsi»: e chi lo ha detto? Per quello che ne sappiamo, non essendoci stato nessuno sul posto a prendere appunti, i marinai possono benissimo aver lottato strenuamente per portare a casa la pelle. Certo che una «scomparsa silenziosa» suona molto più misteriosa di un banale affondamento.

Al termine di quest'analisi, il lettore del tipo b) sarà giunto alla conclusione che l'autore non ha fornito alcuna prova solida per le sue affermazioni. In altre parole, può darsi che sia andata come dice lui, ma può anche darsi che sia successo qualcosa di completamente differente.

Forse, il lettore del tipo a) si sarà adagiato nel suo stupore devoto, anche perché tutti quei particolari in apparenza precisi, le «macchie di ruggine» che decoravano qua e là lo scafo, la sua lunghezza di «107 metri» esatti, possono averlo facilmente convinto che la narrazione doveva essere attendibile. Dopotutto, se l'autore è in grado di fornire una descrizione tanto precisa della nave doveva conoscerla proprio bene. Chissà, forse era stato proprio lui a vederla al largo di St. Augustine!

Peccato, però, che l'apparente precisione del nostro narratore si scontri con i fatti. Il signor Kusche di cui dicevamo sopra, infatti, mentre raccoglieva materiale per il suo libro The Bermuda Triangle Mystery Solved (Il mistero del Triangolo delle Bermuda risolto), ha controllato tutti i dati della Sandra presso i registri conservati dai Lloyd's di Londra, la famosa compagnia di assicurazione, e ha scoperto che la lunghezza della nave era di soli 56 metri, circa la metà di quanto riportato nel brano che avete letto.

Tutto questo ancora non ci aiuta a capire cosa è veramente successo alla Sandra, ma ci consente sempre più di determinare quanto poco sia attendibile l'autore. A questo punto, cosa potrà fare un diligente lettore del tipo b)? Se sarà veramente interessato a capire qualcosa di più sul caso potrà, per esempio, contattare l'archivio dell'ufficio meteorologico della zona in cui si suppone sia scomparsa la nave, vale a dire in questo caso Asheville, nella Carolina del Nord, e chiedere le indicazioni del tempo per il mese di giugno del 1950. Con le straordinarie possibilità oggi offerte da Internet, queste sono ricerche che si possono fare comodamente seduti a casa nel giro di pochi minuti. Risultato della ricerca? Il tempo era veramente calmo, proprio come descritto dal nostro autore. A questo punto possono legittimamente venirci dei dubbi. Forse c'è davvero qualcosa di inspiegabile nell'oceano che rapisce navi e aerei. Una nave, infatti, non può sparire così, in un mare tranquillo e senza lasciare tracce.

Ma il nostro lettore del tipo b) vuole essere sicuro e continua le sue indagini. Quando si conduce una ricerca su una nave scomparsa, come Kusche insegna, non si può non sentire anche i Lloyd's di Londra. Et voilà! Cosa scopriamo? Che la Sandra non era salpata in giugno, ma precisamente il 5 aprile. Un nuovo controllo alla situazione meteorologica del mese giusto e troviamo che nei giorni in cui il cargo era in navigazione, le coste a sud-est degli Stati Uniti erano battute da un vento che andava a 133 chilometri orari, una potenza inferiore di soli 4 chilometri l'ora circa rispetto a quella di un uragano! Eccoci dunque al termine della nostra indagine sulla «misteriosa» scomparsa della Sandra, un argomento che a suo tempo aveva lasciato sbigottiti i più famosi studiosi di eventi soprannaturali. È bastato un minimo di curiosità intelligente per determinare che tutti i dati, che nel racconto del nostro autore contribuivano a fornire un quadro altamente misterioso, erano sbagliati o inventati di sana pianta. Marinai sul ponte a fumare e a guardare la pacifica costa della Florida? L'amichevole occhieggiare del faro di St. Augustine? Silenziosamente scomparsi? È evidente che quella sorta di uragano modifica un po' il quadro.

Cosa dobbiamo dunque pensare degli «esperti» che avevano indicato il caso della Sandra come una delle prove più convincenti dell'esistenza del Triangolo maledetto? Secondo Kusche, tutto ciò non fa che confermare la sua teoria secondo cui «quanto meno uno scrittore conosce il proprio argomento di studio, tanto più egli è pronto per ricavarne un mistero» [3]. L'ignoranza su un argomento, infatti, è una delle tecniche principali utilizzate da tutti quelli che scrivono o parlano di paranormale in maniera acritica.

Cosa dire invece dei lettori del tipo a)? Sono quelli che di solito trovano più interessante interrogarsi sugli aspetti più superficiali e speculativi di un «mistero», che non vestire i panni del detective e cercare di trovare una soluzione. Sono dei finti curiosi, affermano di volere la verità, ma in realtà è l'ultima cosa che li interessa.

Libertà di credere e diritto di sapere

«Oh, ma insomma!» sbufferà qualcuno. «Che ci sarà mai di male in tutto questo? In fondo, se ci vogliamo divertire saranno affari nostri, no?» Proprio su questo punto, ho ricevuto poco tempo fa la lettera di un lettore. Eccola:

Vorrei dirle una cosa che molti ricercatori del «tangibile» ancora non hanno capito. Moltissime persone che credono nel paranormale «vogliono credere» al paranormale. Al pari dell'oroscopo letto alla mattina che simpaticamente «predice» la giornata.

Quello che le voglio dire è che con tutta probabilità il paranormale non esiste, ma sono uno di quelli a cui «piace crederci» come le fate per i bambini. Che male c'è? Non è un passatempo come il calcio (che detesto)?

Nessuno proverà che il paranormale esiste (non ci sono mai state prove certe) o che non esiste (smontare le prove suddette tende a non fornire una verità assoluta, ma presunta).

Il fantastico ha contribuito a farmi diventare una persona adulta e razionale, al pari della chimica e della fisica.

Quindi, lasciamo che le persone siano libere di credere o non credere. Non importa in cosa o se sia «vero», basta che ognuno creda in qualcosa che gli piace.

A proposito, anche quest'anno non ho ancora deciso cosa chiedere nella letterina di Babbo Natale... Le ha più scritte lei? Sono la cosa più bella che un adulto possa fare!

Sono d'accordo con questo lettore e con chiunque la pensi come lui. Fino a un certo punto. Ognuno deve essere libero di credere a ciò che preferisce e a ciò che lo fa sentire meglio: non c'è assolutamente niente di male. La mia amica e preziosa collega del CICAP [4], Paola De Gobbi, mi raccontava di come un suo conoscente fosse convinto di avere visto sua nonna, la sera stessa in cui era morta, andargli a fare un'ultima visita per essere sicura che lui stesse bene. Lui stesso ammetteva che poteva essere stata solo un'allucinazione o un sogno, ma crederci lo aveva aiutato a superare il lutto. L'unica cosa che Paola si era sentita di dirgli è la stessa che gli avrei detto anch'io, e cioè quanto è stato fortunato nell'avere avuto quella sensazione, e quanto fosse importante che continuasse a tenersela cara.

Il fantastico ha aiutato anche me a crescere e a diventare una persona adulta e razionale. Vedere da bambino film come Guerre stellari o leggere fumetti come «L'uomo ragno», «Hulk» o «I fantastici Quattro», con tutte quelle creature e quelle persone strane e bizzarre, mi ha aiutato a formare il mio senso di tolleranza, comprensione e rispetto per chi non è uguale a me. I romanzi del re del fantastico, Stephen King, hanno sempre, tra le righe, grandi messaggi etici e morali. Per non parlare, poi, delle lezioni di solidarietà, amicizia e rispetto per il prossimo che il mio grande amico Tiziano Sclavi riesce a trasmettere attraverso le avventure paranormali e incredibili dell'eroe che lui ha creato, Dylan Dog.

Le cose, però, cambiano, e molto, quando dal voler credere quello che si vuole si passa al voler "far credere" quello che si vuole. O quando dal divertirsi con il fantastico si passa allo scambiare il fantastico per la realtà. Il fatto è che importa eccome cosa è vero e cosa non lo è, e anche cosa è al confine tra le due cose.

Essere "liberi" di credere significa anche sapere bene a cosa si va incontro. Io sono libero di scegliere solo quando ho davanti a me tutti gli elementi per capire, per prendere una decisione: altrimenti le scelte mi vengono imposte da altri, e, spesso, questi altri hanno motivazioni tutte loro per farmi credere ciò che vogliono. Motivi che forse potrei condividere, se li conoscessi, ma che potrei anche considerare terribili. Per saperlo dovrei conoscerli e, quindi, dovrei avere la possibilità di capire come stanno le cose.

Mettiamo che a me piaccia credere che i guaritori possono veramente curare ogni malattia solo imponendo le mani. Poi arriva qualcuno che mi mostra come, in realtà, nessuno sia mai veramente guarito grazie all'intervento di un guaritore e come, anzi, molti di questi personaggi si servano di trucchi per simulare, per esempio, le famose operazioni chirurgiche "a mani nude", come i guaritori filippini. A quel punto posso naturalmente decidere di rivolgermi ugualmente a un guaritore filippino per curarmi, oppure, posso scegliere di affidarmi a chi può offrirmi cure che abbiano dimostrato di avere reali possibilità di guarigione.

Per fare una scelta, insomma, devo sapere esattamente quali sono i pro e i contro, ho diritto di conoscere tutte le opinioni in merito e devo poter distinguere tra queste e i dati di fatto. Solo così sono davvero libero.

Quanto a Babbo Natale: certo che gli scrivo ancora, anche se adesso raramente mi porta tutto quello che gli chiedo… Ma meno male che, quando ero bambino, i miei genitori sapevano bene che non bastava scrivere le letterine e che bisognava dare una mano a Babbo Natale con i doni, altrimenti stavo fresco!

Divertiamoci pure con i misteri, insomma, ma stiamo attenti a farlo in modo intelligente: il mondo è purtroppo già così pieno di irrazionalità che non ha certo bisogno di ulteriori incoraggiamenti. Studiamo i misteri, ma cerchiamo di farlo con curiosità e intelligenza.

Non si tratta di diventare dei cinici e sostenere, per partito preso, che è tutto falso e che chi crede a questi fenomeni o è in malafede o è un illuso. D'altra parte, non si deve nemmeno cadere nella trappola opposta, quella cioè di credere a qualunque cosa, vedendo misteri "inspiegabili" a ogni angolo.

Per quanto mi riguarda, sono ormai una quindicina d'anni che mi occupo di misteri, cercando di bilanciare entusiasmo e prudenza, e posso dire che è un gran bel modo per imparare cose sempre nuove divertendosi. Una delle cose che ho imparato, per esempio, è che chi racconta di avere vissuto esperienze fuori dal comune molto raramente è un visionario o un mitomane. Più spesso si tratta di persone che hanno vissuto realmente qualcosa di strano a cui, però, non sanno dare una spiegazione razionale. Ma il fatto di non riuscire a trovare una spiegazione razionale significa davvero che quella spiegazione non esiste e che quindi il fenomeno è davvero inspiegabile? oppure, significa che una spiegazione potrebbe anche esistere, ma che trovarla non è facile e richiede spesso un lungo lavoro? L'esperienza insegna che è questa seconda possibilità quella che si incontrerà più spesso.

Non necessariamente, infatti, ogni esperienza insolita od ogni stranezza che incontriamo e che non riusciamo a spiegare deve nascondere un qualche fenomeno sconosciuto se non, addirittura, paranormale. Ciò che conta è che se ci abituiamo a pensare in modo più critico circa i tanti misteri di cui leggiamo o sentiamo parlare, avremo sicuramente più possibilità di capire il mondo che ci circonda. E stiamo tranquilli: abituarsi a pensare in questo modo non «distrugge la fantasia», come alcuni amano polemicamente sostenere. La scienza non toglie magia all'universo, anzi, io rende ancora più affascinante. Un'autentica comprensione del funzionamento della Natura non solo è più utile della superstizione o dell'ignoranza, ma è anche infinitamente più interessante e sorprendente.

Personalmente, preferisco non considerare i misteri un fine, ma un inizio. L'inizio di un viaggio che può portare ad affrontare enigmi sempre più grandi. Così la pensava anche Einstein, che adorava sì i misteri e l'ignoto, ma che ebbe anche il coraggio di porre domande sempre più difficili, finché i misteri cominciarono a dargli risposte sorprendenti. Conservare i misteri per il piacere del misterioso significherebbe decretare la fine di ogni tipo di ricerca e, di conseguenza, la fine del progresso della conoscenza. Un prezzo forse un po' troppo alto.

L'universo è un posto talmente strano e meraviglioso che ogni volta che lo osserviamo da vicino ci rendiamo conto di come la realtà superi anche la fantasia più sfrenata: ci saranno sempre cose che non sappiamo, e che forse non sapremo mai. La fisica quantistica, i buchi neri, il cervello umano... ospitano misteri di gran lunga più suggestivi di qualunque invenzione della fantasia, per il semplice fatto che sono autentici. Nessuno ha dovuto proteggerli: sono stati scoperti e studiati da chi si è posto l'obiettivo di risolvere i problemi che essi ponevano. E se altri non avessero esplorato, e risolto, altri misteri in precedenza, questi sarebbero rimasti per sempre ignoti.

Una classificazione dei misteri

Qualche anno fa, lo scrittore Arthur C. Clarke, autore tra l'altro del libro che ispirò 2001: Odissea nello spazio, capolavoro cinematografico di Stanley Kubrick, si occupò per la TV di misteri. In quell'occasione, propose una classificazione in tre categorie a cui mi sono ispirato per scegliere i misteri descritti e analizzati in questo libro. La mia classificazione differisce in alcuni punti da quella di Clarke, ma mi auguro la possiate trovare ugualmente interessante e utile. Eccola:

Misteri del I tipo: sono quelli che un tempo erano assolutamente incomprensibili ma che ormai siamo riusciti a spiegare completamente. Praticamente tutti i fenomeni naturali ricadono in questa categoria: dal movimento del Sole e della Terra alla natura del fulmine, dal funzionamento del corpo umano alla struttura infinitesimale degli atomi. Uno degli esempi più familiari e meravigliosi è quello dell'arcobaleno. Un tempo, la vista dell'arcobaleno doveva rappresentare uno spettacolo stupefacente e forse terrificante. Non c'era modo di spiegarlo se non immaginandone la creazione a opera di un'intelligenza superiore. Bisognò attendere l'arrivo di Isaac Newton, nel 1704 [5], perché si scoprisse che quella che chiamiamo luce "bianca" è in realtà una miscela di tutti i possibili colori, e che è possibile scomporla facendola passare attraverso un prisma o, come nel caso dell'arcobaleno, attraverso miriadi di goccioline d'acqua che si trovano a galleggiare nel cielo. Da allora l'arcobaleno non ha più rappresentato un mistero, ma la sua magia e la sua bellezza sono rimaste inalterate.

Misteri del Il tipo: sono quelli per i quali non abbiamo una spiegazione unica e definitiva. Possono essere state avanzate ipotesi per spiegarli, ma al momento permangono. In ogni caso, è certo che prima o poi ne sapremo di più e potremo risolverli, facendoli dunque diventare misteri del I tipo. È indubbio che il XX secolo abbia visto la più grande quantità di misteri risolti rispetto a qualunque altra epoca storica. L'uomo è riuscito a trovare risposte negli ultimi cento anni per enigmi che, un tempo, sembravano inevitabilmente consegnati all'ignoto. Un esempio per tutti è rappresentato dal lato oscuro della Luna, da sempre visto come vero e proprio simbolo dell'inconoscibile. Ormai, non solo è stato completamente cartografato, ma ci sono addirittura stati uomini che hanno osservato le sue pianure e i suoi crateri a occhio nudo!

Altri misteri del Il tipo, tuttavia, sono destinati probabilmente a restare tali per sempre. Pensiamo, per esempio, a certi episodi storici su cui non si può più sapere nulla perché documenti importanti che potevano illuminarci su essi sono andati perduti o distrutti. Ci si può divertire all'infinito a fare ipotesi sulla reale esistenza di re Artù o su come fosse veramente il volto di Gesù Cristo ma, a meno che qualcuno non inventi una macchina per viaggiare a ritroso nel tempo - qualcosa di estremamente improbabile, ma non del tutto impossibile secondo alcuni -, non sapremo mai come stavano veramente le cose.

Misteri del III tipo: sono quelli per i quali non si è nemmeno sicuri che qualcosa avvenga realmente. Sono casi cioè in cui le testimonianze o le prove della loro esistenza non sono sufficienti o abbastanza convincenti. Un esempio tipico è quello del poltergeist (dal tedesco: "spirito rumoroso"), in cui oggetti verrebbero lanciati per la casa da forze invisibili innescate, si dice, da adolescenti inquieti. In tutti i casi in cui sono state condotte indagini serie, si è potuto scoprire che a lanciare gli oggetti erano in realtà gli stessi ragazzini quando nessuno li guardava [6]. Di solito, si comportavano così perché attraversavano un periodo difficile e volevano attirare l'attenzione dei genitori. In altri casi, le indagini non sono state altrettanto scrupolose e non è stato dunque possibile raggiungere una conclusione definitiva sulla causa dei fenomeni. Di sicuro c'è che finora nessuno ha mai osservato, in condizioni di affidabilità, un oggetto sollevarsi da solo e volare per aria. Quindi? Chi può dire se il poltergeist è un fenomeno autentico?

Un altro esempio è quello della "combustione umana spontanea", un fenomeno per cui, secondo alcuni, una persona prenderebbe fuoco dall'interno del proprio corpo per cause tuttora sconosciute. Solo pochissimi esempi sono stati indicati come prove di combustione umana spontanea, ma in tutti quei casi era possibile trovare spiegazioni alternative (era un fumatore, oppure c'erano fonti di calore vicine, ecc.). Nemmeno per questo fenomeno, poi, esistono testimoni oculari: nessuno ha mai visto il proprio interlocutore prendere fuoco improvvisamente dall'interno del suo organismo. Dunque? II fenomeno esiste oppure si tratta solo di una leggenda?

Misteri del IV tipo: sono quelli che Clarke chiama i "misteri del tipo zero", i non-misteri. «L'unico mistero riguardo a questi» diceva Clarke «è che qualcuno possa avere pensato realmente che fossero dei misteri!» Sono solitamente quelli a cui la televisione dedica enormi spazi e su cui si scrivono dozzine di libri che, immancabilmente, diventano best seller. Gli esempi non mancano, ma preferisco non anticiparveli. Li scoprirete da soli nel corso del nostro viaggio.

Dunque, prepariamoci a esplorare alcuni dei più famosi misteri della storia, e se scopriremo che alcuni di questi altro non erano che clamorose falsificazioni, niente paura: i misteri sono ben lontani dall'estinguersi. Qualunque rischio possa correre l'umanità nel futuro, possiamo stare tranquilli che la noia ne è esclusa.

Note:

1. KUSCHE LD. «Skeptical Inquirer», fall/winter 1977, pp. 36 s.

2. Amici del tipo a), non temete: forse non vi siete posti quelle domande non perché non ne siate in grado, ma perché nessuno vi aveva mai aiutato a scoprire come esercitare al meglio la vostra curiosità. Se mi seguirete fino alla fine del libro farete certamente pratica a sufficienza e sarete in grado da soli, in futuro, di scoprire se qualcosa non quadra nella prossima storia misteriosa in cui vi imbatterete.

3. KUSCHE L.D., op. cit, p. 39.

4. Il CICAP è il Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale, di cui l'autore è il segretario. Per saperne di più si veda a p. 349.

5. È di questa data, infatti, la pubblicazione della sua opera Opticks.

6. Casi del genere sono stati indagati anche dall'autore e raccontati in: Investigatori dell'occulto (scritto con GARLASCHELLI L., Roma 2001).


L'autore: Massimo Polidoro è, assieme a Piero Angela, Margherita Hack e Silvio Garattini, uno dei fondatori del Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale (CICAP). Ha vissuto e studiato negli Stati Uniti al seguito di James Randi, famoso illusionista e scrittore. Si è laureato in psicologia all'Università di Padova.

È direttore della rivista "Scienza & Paranormale", collabora stabilmente con il mensile "Focus" ed è consulente di diversi programmi TV, tra cui SuperQuark.

Tra i suoi titoli, ricordiamo La maledizione del Titanic (Avverbi, 1998), Il Sesto Senso. Strani fenomeni di vita quotidiana (Piemme, 2000), Il Grande Houdini (Piemme, 2001) e, negli Usa, The Final Seance: The Strange Friendship Between Houdini and Conan Doyle (Prometheus Books, 2001).

 
 
 
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