Diario della Settimana
Anno V numero 9 – 1/7 marzo 2000

Vaticano New Age

A Sedona, 9 mila abitanti nel deserto dell'Arizona, milioni di fedeli hanno aspettato il Duemila come l'annuncio di una Nuova Era. Non è successo nulla. Ma il pellegrinaggio, incessante, continua.

Di Riccardo Romani

Sedona (Arizona) - La prima cosa che cercano di insegnarti è di credere solo a quello che non vedi. Che gli occhi sono solo il casello di una lunga e tortuosa autostrada che porta dritto in fondo all'anima. Ci hanno provato in tanti a fidarsi dell'impressione visiva, ma alla fine Sedona, Arizona, li ha respinti tutti brutalmente. Non capivano che non c'è niente da vedere: tutto quello di cui si parla, i milioni di turisti ogni anno, la spiritualità, gli extraterrestri, le scuole di meditazione e i vortici di energia, tutto questo in realtà avviene in un'altra dimensione. Devi essere capace di connetterti, altrimenti sei fregato. È sufficiente fare domande in giro sull'argomento, per beccarsi un'occhiata di compatimento.

All'ingresso del paese che ha mantenuto intatta la struttura da film con sparatoria finale e staccionate per il parcheggio del cavallo, c'è un bel bar in legno scuro, tappezzato con corna di bufalo, piume da pellerossa e poster di Elvis Presley, oppure James Dean con il cappello Stetson calato sugli occhi. Il Cowboy Bar and Restaurant serve bistecche che da lontano sembrano mattonelle, e sorrisi cordiali anche per l'avventore che puzza per via di una giornata trascorsa al ranch. Le cameriere ti affrontano chiamandoti «tesoro», come al cinema, e la soluzione ai tuoi quesiti te la offrono masticando quantità abnormi di chewing gum, capaci di rendere l'accento ancor più insopportabile.

«Inutile che ti spieghi: non è una cosa che si spiega. È una cosa che si sente, e una volta che la senti la tua vita non è più la stessa. Per questo tanta gente abbandona le città e si rifugia tra questi canyon. Perché avverte l'energia che c'è qui, sprigionata dalle nostre pietre e dai nostri vortici». Parole e musica di Lysette Stonehill, fotografa di moda a Los Angeles con casa sul mare a Venice fino a tre anni fa, e oggi aspirante pittrice e soprattutto cameriera a Sedona, Arizona. Geena Tomasetti è invece di Long Island, poco lontano da New York. Impiega ore a sistemare una messa in piega che le disegna un carciofo sui capo e racconta del suo passato come assistente di un noto avvocato di Manhattan. «Tutto casa e ufficio. In certi posti ti lavano il cervello. Poi un giorno il mio fidanzato di allora chiese di sposarmi e per farlo mi trascinò tra queste montagne. Beh, non l'ho sposato, ma da allora la mia vita è cambiata. Se mi dicessero di tornare a New York non basterebbero due milioni di dollari. Guardati attorno, non la senti l'energia che c'è in questo posto?».

Arricchiti con il rame, non con l'oro. Non è però il caso di drammatizzare se "l'energia" di cui parlano tutti non ti salta addosso appena scivoli dentro alla stretta strada di montagna, che da Flagstaff scodinzola fino a Sedona. Una specie di toboga affondata in mezzo ai canyon rosso fuoco dove ti sconsigliano di spingere sul gas per evitare un frontale con uno dei tanti cervi del bosco. E se, insomma, non "senti" nulla, ti consoli con la storia. Quando per esempio l'esploratore spagnolo Antonio de Espejo mise il naso in questa valle chiamata Verde Valley già 400 anni fa, non riuscì a capire che era ciò che non si vedeva a rendere il posto tanto speciale. Cercava l'oro di cui tutti gli avevano parlato: percorse in lungo e in largo la zona pestando col suo cavallo ettari ricoperti di rame mescolato al rosso della roccia, finché non si stufò e se ne andò. Non ha campato abbastanza per mangiarsi le mani perché qualche secolo dopo, alla fine dell'Ottocento, quel rame ha reso miliardarie alcune generazioni di coloni locali. Più scaltro J. J. Thomson, un irlandese di due metri che fu il primo a "sentire" qualcosa una volta messo piede a Sedona, metà del secolo scorso. Gli dettero dello scemo perché si costruì una baracca in cima alla montagna rossa: quello campò fino a 93 anni accoppando orsi, messicani fuorilegge, indiani, e allevando cavalli, oltre a una piccola truppa di sette figli. La leggenda narra che il vecchio J.J. stendesse l'avversario con la sola forza dello sguardo e che fosse capace di rimanere senza mangiare, immobile con lo sguardo fisso verso il canyon, per almeno tre giorni.

Perché la piccola comunità di montagna diventi un vero e proprio villaggio bisogna però aspettare l'arrivo sui posto di Sedona e CarI Schnebly, coniugi del Missouri in fuga dal padre di lei contrario al matrimonio. Inizio secolo. Come finiscano lì non si sa: la ragazza, robusta e cordiale, scrisse in un diario di aver visto una luce speciale in quel posto. E li si stabilì: con l'onore di essere la persona che ha dato il nome a uno dei luoghi di culto più prestigiosi d'America. È logico che quando Page Bryant, un'altra donna con le idee chiare, passò da Sedona negli anni Sessanta, e stabilì di aver individuato alcuni luoghi carichi di energia, nessuno ha provato a contraddirla e molti, piuttosto, hanno cominciato a "sentirla" quell'energia. Era nato qualcosa chiamato New Age. E forse molto di più.

Are you feel it?, ti chiedono mentre indicano Bell Rock oppure Cathedral Rock, imponenti monumenti di roccia appena fuori città. Marv Lou Keller, altra donna decisa e affascinante, fu la prima negli anni Sessanta a raccogliere le regole essenziali del nuovo movimento New Age: «Non c'è nessun luogo nel mondo tanto ideale per la contemplazione e la ricerca interiore. Nessun luogo in cui la natura e l'uomo sono tanto vicini, a voIte in simbiosi perfetta. Nessun luogo in cui l'uomo è in grado di liberarsi dentro, di sprigionare un'energia insospettabile».

Oggi, oltre 30 anni dopo, Sedona è diventato un luogo unico anche per quel che riguarda il business. Cinque milioni di turisti ogni anno, svariate centinaia di miliardi di lire in affari. Sono 45 solo le gallerie d'arte, per una popolazione di 9.090 anime. Un trentina i ristoranti, altrettanti gli alberghi, quattro le aziende turistiche che organizzano tour tra i monti con la jeep, e programmi per scalatori provetti. E ancora centri di yoga, massofisioterapia, pranoterapia, telecinesi, oltre ai migliori parapsicologi e lettori del futuro del pianeta. E poi corsi di erboristeria, olografia, cromoterapia, iridologia, flexotetapia, interpretazione dei sogni, ipnoterapia, riflessologia e soul-alchimia, che è una specie di arte del travaso delle emozioni. Ti insegnano a non sprecarne neppure una goccia. Pare.

Un ufologo alla mano. Tom Dongo è un personaggio piuttosto rispettato a Sedona. Non si fa vedere gran che in giro, accetta di parlare al telefono nelle pause tra una sparizione e l'altra, impegnato com'è a perlustrare altre dimensioni con la sola forza del pensiero. È definito ufologo per eccellenza e antesignano della New Age, oltre che autore di svariati libri sul genere. Coi suoi occhi attenti ha visto transitare a Sedona milioni di individui di varie generazioni: è la persona ideale cui chiedere l'identikit del visitatore di Sedona, Cosa cerca? Da dove arriva? «In genere», ci conforta, «non è al primo impatto che il visitatore "sente". La persona arriva senza un'idea precisa di cosa cerca, e spesso non ha convinzioni religiose e spirituali radicate. Serve quindi un primo processo di decontaminazione da tutte le scorie del mondo civile, dai gas della città, dallo stress, dal virus della competitività a ogni costo. Una volta superata questa prima fase si è pronti per sentire». la prima fase si supera grazie a una delle innumerevoli offerte che Sedona mette in mostra come ai mercati generali: dipende dai gusti dell'individuo.

C'è la ex broker di Wall Street che ora dà lezioni sui potere delle pietre e, assicura, c'è gente che sviene tenendone stretta nel palmo alcuni tipi. C'è l'ex pilota di jumbo che insegna la meditazione nei luoghi infestati dai serpenti a sonagli. Si chiama Robert Dobey e spiega che ne esistono quattro specie, una delle quali con la pessima abitudine di lasciarti vivo solo pochi minuti dopo il suo morso. Però spiega: «I serpenti a sonagli hanno molta più paura dell'uomo di quanta l'uomo ne abbia di loro. Sono innocui se non sono provocati, e anche il più velenoso, il Green Mojave, un rettile sottile di colore verde, se morde un uomo non scarica il suo veleno perché lo serba per una preda da mangiare. Anche il più stupido dei serpenti sa che uno scalatore o un turista non se lo potrà mangiare mai. Inutile sprecare fatica. A me», prosegue, «è capitato più di una volta di stare seduto su di una pietra, mentre sono immerso in contemplazione, senza accorgermi che sotto di me acciambellato c'è pure un serpente. Ma tra noi esiste una specie di tacito accordo a non molestarci a vicenda. Non so se mi spiego.»

I serpenti non mordono. La spiritualità e la superiorità del serpente a sonagli era cosa ben nota già alle tribù di indiani che popolavano la zona in tempi antichi. Dall'8000 avanti Cristo è provata la presenza di indigeni nei luoghi attorno a Sedona. Notevoli ritrovamenti archeologici hanno portato alla luce i resti di accampamenti e armi da caccia della tribù dei Sinagua, ovvero i progenitori dei più recenti Apache e Yavapai, destinati, nel secolo scorso, a finire sotto le grinfie della cavalleria americana che ne ha spazzato via ogni traccia in una decade di guerre sanguinose. Manco a dirlo, i Sinagua erano eccellenti nelle pratiche magiche e i loro stregoni erano conosciuti per la loro capacità di "riportare i morti in vita". All'aspetto spirituale i Sinagua sapevano coniugare uno spiccato senso degli affari. Furono i primi a costruire strade lungo gli insidiosi costoni montani per raggiungere le tribù vicine e avviare con esse vantaggiosi scambi di merci.

Niente male neppure nell'edilizia: gli scavi hanno rivelato costruzioni di grande raffinatezza, con palazzi persino da 35 stanze ciascuno. Oggi per affittare un bilocale con vista canyon, non ammobiliato, serve almeno un milione e 200 mila al mese. Per una casetta di legno si passano agilmente i due milioni al mese. Secondo le stime della più importante agenzia immobiliare di Sedona, la media di costo per una casa con due locali, nel 1998, è stata di 250 mila dollari, poco meno di mezzo miliardo. Sedona come Miami o Seattle, appena un gradino sotto l'esosa New York o la downtown di Chicago, più cara di posti come Denver oppure Atlanta.

Oltre ai celebri "vortici", ovvero punti che sprigionano dal nulla straordinaria energia (ce n'è uno sulla strada per l'aeroporto dove ogni tanto si forma la coda di quelli un po' giù di corda), a fare la fortuna di Sedona è stata questa inarrestabile ondata di artisti che l'hanno prescelta per stabilirsi. L'idea era venuta al surrealista Max Ernst in coppia con lo scultore egiziano Nassan Gobran. Storditi dalla bellezza del paesaggio e inebriati dall'ispirazione che da esso ne recavano, i due si trasferirono nel 1961, comprarono un vecchio granaio pieno di mele e lo battezzarono Sedona Arts Center. A ruota furono seguiti dalla Cowboy Artist of America (quale miglior scenario per loro, se non quello in cui aveva mosso i suoi pesanti passi John Wayne, oltre a Henrv Fonda, e Robert Mitchum, solo per citare i protagonisti dei western più celebri?). A quel punto Sedona aveva le carte in regola per entrare nella leggenda. Cosa puntualmente avvenuta in seguito e consolidatasi col passare degli anni.

A rendere l'offerta lancio di Sedona assolutamente irresistibile ci hanno poi pensato gli extraterrestri, che, a differenza del resto del mondo, qui sono oggetto di chiacchiera e pettegolezzo al pari del giornalaio o della figlia del farmacista. Sono parte integrante della comunità, eccetto il fatto che non pagano le tasse. E neppure le multe per eccesso di velocità. Nella libreria principale di Sedona, Arthur Giudice è l'anziano proprietario di ovvie origini, appassionato di gialli e apparizioni marziane, soggetti che spesso combaciano alla perfezione. Rivela: «Il 50 per cento della mia merce è in qualche modo legata agli extraterrestri. Con l'avvento di Internet spedisco libri anche in Nuova Zelanda ad appassionati del genere. Qui da me le regole e le classifiche di mercato non importano a nessuno. Alcune settimane fa è entrato un tale a chiedermi un libro di Grisham. Gli ho detto che se lo vuole glielo faccio arrivare, ma che noi certa roba non la teniamo».

Tutto comincia una ventina di anni fa, quando due donne a bordo della loro utilitaria stanno risalendo la statale 89 in direzione di Sedona. Sono le due del pomeriggio ed è una giornata afosa di luglio. A un certo punto "qualcosa" di molto veloce si mette alle loro calcagna. Poi le supera e scompare. Poi è di nuovo alle loro spalle. Piccolo particolare: quel "qualcosa" non ha le ruote, e quando decide finalmente di parcheggiare di fronte all'auto delle donne esterrefatte, mostra quello che realmente è: una nave spaziale di provenienza misteriosa. L'astronave si era sollevata a una sessantina di metri dal manto stradale ed era rimasta lì per almeno quindici secondi. Non ci sono dubbi su cosa fosse e non c'è timore che le donne fossero in preda alle traveggole. AImeno, nessuno a Sedona ha mai pensato che così fosse. Il fatto è che quello fu solo il primo di tutta una serie di avvistamenti fedelmente riportati da sacre scritture sull'argomento che, ovviamente, rendono ancora più appetitosa la visita al gioiello dell'Arizona. Lo stesso Tom Dongo racconta della sua personalissima esperienza in proposito: «Stavo facendo camping nel Secrer Canyon ed era notte. Avevo notato due forti luci all'orizzonte, ma avevo pensato a due stelle. Quando quelle luci si sono ingrossare fino a definire i contorni di due grosse astronavi, non ho avuto dubbi. La cosa più scioccante è che non emettono nessun rumore, e che ai loro passaggio non vi è neppure un alito di vento».

Un'autorevole pubblicista di una nota casa editrice newyorchese dichiarò al giornale locale, mentre si trovava a Sedona per lavoro, di essere stata avvicinata da un oggetto luminoso una sera d'estate: qualcosa che non era un aereo, ma neppure un elicottero. "L'incidente", così come viene catalogato dagli appassionati di Ufo, è stato rilevato da altri passanti nell'area di Oak Creek. Ma il luogo preferito dai visitatori di altri pianeti sarebbe il più recluso Faye Canyon, perché evidentemente anche i marziani sono alla ricerca di pace e tranquillità e avranno rilevato che neppure Sedona sia più la vecchia e tranquilla cittadina di un tempo.

C'è comunque la possibilità per un tour faticoso e guidato presso il suddetto Faye Canyon. Ci si apposta e si aspetta. Gli extraterrestri, per una ragione che ancora sfugge, prediligono i mesi più caldi per palesarsi. Chi ha avuto la fortuna di imbattercisi, ha poi riportato fedelmente le sue impressioni. Esiste una ricca letteratura sull'argomento; l'extraterrestre tipo sarebbe quello classico: testone e occhi ovoidali, sguardo tonto e vagamente minaccioso. Le astronavi sono a forma di pandoro, ed è stato calcolato, passano da 50 a 500 miglia all'ora in pochi secondi. Si sospetta che il fior fiore dell'ingegneria aerospaziale americana venga spedito in vacanza in Arizona in estate a fare un po' di aggiornamento professionale. In un libro di Linda Bradshaw, ripreso anche da alcuni show nazionali, sono riportate anche le foto di alcuni di questi "incidenti". Nessuna però sufficientemente chiara per fare apprezzamenti sul gusto per l'abbigliamento dei marziani, ma sono tutte abbastanza inquietanti per seminare dubbi anche nel più scettico degli osservatori.

Le astronavi-pandoro. Il trucco, se di trucco si tratta, del vedere-non-vedere funziona: prendete per esempio il Capodanno del 2000, data in cui Sedona ha fatto registrare il tutto esaurito. Rebecca Bellarny, proprietaria del Mountain View Lodge, un motel sulla strada principale, racconta: «È stata un'invasione come non se n'erano mai viste in precedenza. Un'invasione silenziosa e discreta. Molta gente è venuta per sposarsi, credo che esistesse una lunga lista d'attesa per quella notte, e molta gente è tornata a casa senza riuscirci. In ogni caso felice: già più importante della zona si è celebrata una festa popolare molto bella, una specie di Woodstock dello spirito».

La spinta decisiva verso Sedona l'aveva data lo studioso di Convergenze Armoniche, José Arguelles, che aveva definito luoghi come Sedona, le piramidi egizie di Giza, Machu Picchu, e Avebury in Inghilterra, prescelti per essere investiti da una formidabile ondata di energia positiva, in concomitanza con l'arrivo e l'inizio del nuovo millennio. Per chi avesse considerato l'ondata eccessiva, nessuno problema: per rimettersi in sesto esistono in città centri per massaggio svedese, agopuntura, aromaterapia, jhorei, trager e la sempre più richiesta jin shin jyutsu. Nel più importante e prestigioso di questi "poli" di benessere, posizionato sulla Canyon Road, un ragazzo di ormai 50 anni, coi capelli raccolti che cascano quasi fino ai piedi, invita lo scettico a lasciarsi andare. Si fa chiamare Ned e basta. Esperto di yoga e aromaterapia, sta ora sviluppando un corso sulla proprietà delle pietre. «Questa pietra», spiega porgendo un sasso di colore bruno, «ha proprietà rilassanti. Non devi stringerlo, devi sistemarlo sul palmo della tua mano e costruirgli un tetto con l'altra mano concava. Sentirai un calore salirti dentro, dovrai solo ripulire la tua mente da qualsiasi pensiero». Tracy, cliente affezionata in arrivo dal Connecticut, fa la prova e si fa sfuggire un My God! di approvazione. A Sedona cerca una cura al suo problema: deve dimagrire 40 chili, di notte svaligia il frigorifero dopo aver digiunato di giorno. Ed è anche convinta che le pietre l'aiuteranno.

Per chi invece della cura del corpo predilige quella dell'anima, c'è a disposizione la Chapel of Holy Cross, opera d'arte incagliata nel fianco di una montagna, la cui progettazione venne affidata addirittura all'immenso Lloyd Wright nel 1932. La si doveva realizzare a Budapest, secondo l'architetto Marguerite Brunswig Staude, ma la guerra spazzò via il sogno velleitario. Il capolavoro prende corpo attorno al simbolo della croce solo nel 1956, ma oggi, a rendergli visita, sul picco che domina la vallata, con uno spettacolo assolutamente mozzafiato, c'è gente di ogni religione e, più spesso, di nessuna religione. La salita è avvolta da un silenzio inquietante, talvolta sciupato dalle piroette del vento.

Il tempio dell'eclettismo. Ci sono rampe moderne per handicappati e simboli di varia natura (figure rupestri, croci stilizzate, stregoni) di elegante pietra lavorata, sparsi ovunque nel giardino che circonda la costruzione. Il posto è frequentato principalmente all'alba e al tramonto, momenti più suggestivi della giornata accompagnati dalla presenza di venditori ambulanti che offrono di tutto: dall'incenso alle foto ricordo con alle spalle la valle più bella del pianeta. E l'antico messaggio cristiano, di contrizione e rinuncia, naufraga qui ai piedi -della croce, mescolato ai piaceri della vita terrena e al godimento estremo della natura nella sua più sublime espressione.

Prima di lasciare Sedona ti consigliano una capatina all'Oxygen Bar, un luogo dove, anziché un cappuccino con la crema, per cinque dollari ti spari una razione di ossigeno che rimuove di peso ogni ansia e accende i colori come un cazzotto di un buon peso massimo. Il tipo calvo e devastato di tatuaggi che lo gestisce sostiene che liberi il meglio dell'energia interiore e ti avvicini al Creatore, chiunque esso sia. Scrivono sugli opuscoletti di benvenuto, che Dio è ciascuno di noi, perché il Dio, quello assoluto e tradizionale, non esiste. Secondo la gente di Sedona viviamo in un unico grande pentolone cosmico dove tutto agisce secondo una specie di armonia superiore, secondo una verità soggettiva e mai oggettiva, un immenso magma planetario popolato pacificamente da anime di ogni classe e distinzione e anche corpi cui è richiesto, preferibilmente, di pagare con carta di credito.

 
 
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