Chi ha armato quei ragazzi?
La Repubblica 23 aprile 1999 pagina 21 - di FURIO COLOMBO
Due adolescenti stravolti dall'odio e accecati
dalla vendetta (pare che abbiano detto più volte questa parola)
hanno fatto strage di compagni di scuola, usando esplosivo e armi automatiche,
un evento di sangue durato ore, preparato da giorni e segnato anche da
esplosioni a tempo che sono avvenute anche molto dopo la fine dell'assedio.
Che cosa c'è che non va in questa
frase, che pure è un corretto riassunto dei "lanci di agenzia" con
cui la notizia ha fatto il giro del mondo?
Mi riferisco alla sparatoria della Columbine
School nella cittadina di Littleton, in Colorado, l'evento più tragico
fra tanti che pure accadono con una certa frequenza nelle scuole di quel
paese.
Ci sono dunque i due ragazzi, resi ottusi
dall'isolamento a cui si erano condannati, bizzarri per quei loro cappotti
neri indossati col caldo e col freddo, tanto per farsi notare. Ragazzi
di cui si rideva. Attenzione a questo particolare. Fin dalla scuola elementare,
i bambini americani hanno un sesto senso sulla forza e la pericolosità
degli altri, compagni di scuola o coetanei estranei appena intravisti.
Sanno sempre quando tenersi alla larga e quando stare in guardia. Ma questo
Eric Harris e questo Dylan Klebold, a lungo, molto a lungo, non sono sembrati
pericolosi ai compagni. Avevano le loro feste, le loro ragazze, il loro
clan di coetanei con la stessa mania dei cappotti neri.
Poi, una bella mattina, scoppia l'inferno.
Restano, nei corridoi della scuola modello, dodici ragazzi morti, un insegnante,
decine di feriti anche gravi.
Ecco che cosa non quadra. Non tanto la
meticolosità, che può essere un tratto della follia. Piuttosto
la complessità, la "potenza di fuoco" (come dice la polizia), una
organizzazione complicata, che richiede preparazione, materiali, e dislocazione
di quei materiali in tanti luoghi diversi con una certa competenza militare.
Altre persone, altre mani assassine che
si sono ritirate in tempo? Questo sta ora cercando di accertare la polizia.
La cultura americana predilige l'individuo
sul gruppo, ama la psicologia più delle scienze sociali, dunque
delle teorie, di cui diffida. Anche nei grandi delitti pubblici, si ferma
volentieri a quell'uno o due che sono già nella rete. C'è
il delitto, c'è il colpevole, perché inseguire le ombre?
A Littleton, i due ragazzi, Eric e Dylan
sono stati trovati morti sul posto, suicidi. Capitolo orrendo, capitolo
chiuso. Segue un grande rito, per abbracciarsi, pregare e dimenticare.
C'è saggezza, in questo modo di curare simili tremende ferite. Eppure
manca un pezzo alla storia.
Possono due adolescenti allo sbando provvedere
allo stesso tempo alla dotazione di odio, di armi e di preparazione organizzativa
e logistica, senza guida, senza istruttori, senza un percorso di orientamento?
Uno dei due ragazzi (Dylan) era molto
bravo con il computer. Inventava programmi e percorsi. Lo aveva scoperto
John Dvorak, "columnist" di P.C. Magazine, che gli aveva dedicato una nota
di elogio. Il rabbino Cooper, del centro Wiesenthal, aveva intercettato
il sito Web dall' altro ragazzo (Eric) e aveva notato "un po' di odio".
Roba da ragazzi, più che da neo-nazisti, dice di avere pensato.
Eppure i ricercatori dello stesso centro
avevano riferito al New York Times (25 agosto 1993) che "molti gruppi del
nuovo odio razziale non agiscono direttamente. Il "White Arian Resistence"
(WAR) e il movimento "Order" da anni reclutano giovani e giovanissimi.
Siamo riusciti a provare decine di omicidi attribuiti a ragazzi balordi
ma in realtà commessi per conto di WAR e di altre organizzazioni
neo-naziste in America".
Anche i cappotti neri ci sono. Sono descritti
in alcuni romanzi che circolano più o meno clandestinamente, come
uniforme dei giovani "ariani" che libereranno l'America dal governo "venduto"
degli ebrei, dei neri, delle Nazioni Unite. I libri sono "Il giuramento",
"Penetrare l'oscurità", "La torcia di Gideon", "La fine dell'epoca",
tutti distribuiti da un unico centro, il "World Publishing", che funziona
solo in rete, ed è legato alla cosiddetta "chiesa ariana", parte
del più vasto movimento di destra armata "Order".
IL "PROFETA" Koresh, suicidatosi con cento
dei suoi discepoli a Waco, Texas, (19 aprile 1993), per non arrendersi
all' Fbi; il giovane McVeigh, condannato per la strage di Oklahoma City
(19 aprile 1995, stesso giorno, perché la strage di Oklahoma era
intesa come commemorazione di Waco e di Koresh al modo in cui, forse, la
strage di Littleton doveva essere compiuta nel giorno del compleanno di
Hitler) conoscevano questa letteratura, conoscevano le organizzazioni che
producono questi libri, frequentavano i centri di addestramento e utilizzavano
i depositi di armi.
Conoscevano tutto questo anche i ragazzi
Eric e Dylan? Qualcuno li aveva agganciati e messi in condizione di agire
con buona logica militare, e la stesso millenaristico spirito di autoimmolazione
che si trova nel libro "La torcia di Gideon"? Oppure la febbre fuori controllo
dell'adolescenza allo sbando basta a spiegare tutto?
C'è una curiosa coincidenza tra
questa cupa avventura di ragazzi che portano morte e trovano morte, e il
recente film americano "Arlington Road". Quel film si occupa di gruppi
come WAR, come il movimento "Order". Mostra che essi sono in grado di fabbricare
sia l'evento criminoso che il colpevole. Il colpevole viene trovato morto
sul luogo dell'attentato. I media provvedono a impossessarsi della notizia
e a trovare i dettagli che "provano" la vicenda e la chiudono. Fantasia?