Diritti umani calpestati, ignorati e derisi,
nella giornata del cinquantesimo anniversario della Carta del 1948: in
un carcere venezuelano dieci detenuti sono stati uccisi dalle guardie durante
una rivolta, in Iran uno scrittore dissidente, scomparso da alcuni giorni,
è stato trovato strangolato in un sobborgo di Teheran.
L'assassinio dello scrittore, poeta e
giornalista iraniano Mohammed Mokhtari è solo uno dei tanti episodi
di violenza contro i dissidenti e i moderati da parte dei sostenitori dell'ala
conservatrice delle gerarchie religiose. Lo scrittore era scomparso giovedì
scorso. L'organizzazione americana dei diritti umani "Human Rights Watch"
sostiene che il corpo presenta tagli alla gola e alla testa e ipotizza
un omicidio per strangolamento. E il mese scorso il leader di un gruppo
di opposizione, Dariush Foruhar, era stato assassinato a coltellate nella
sua abitazione di Teheran assieme alla moglie Parvaneh. Lo scrittore Mokhtari
nell'ottobre scorso era stato arrestato assieme ad altri cinque scrittori
e rilasciato pochi giorni dopo. Ex segretario nazionale della associazione
degli scrittori iraniani, messa fuori legge dagli ayatollah, Mokhtari era
stato arrestato nel 1982 e aveva trascorso in carcere parecchi anni. Nel
1994 aveva firmato un manifesto che sollecitava l'abolizio della censura
e invocava la libertà d'espressione. La moglie del poeta, Maryam
Hossenzadeh, ha denunciato la scomparsa di un altro intellettuale, lo scrittore
Mohammad Jafar Puyandeh, che di recente era stato più volte interrogato
dalla polizia assieme al marito e ad altri sei intellettuali dissidenti.
«Oggi è la giornata dei diritti umani, ma queste sono parole senza
senso qui», ha denunciato la vedova.
Dall'Iran al Venezuela, dove nel carcere
di El Dorado dieci detenuti sono stati uccisi e altri 51 feriti in una
rivolta. El Dorado è considerato dalle organizzazioni dei diritti
umani uno dei penitenziari più duri del Venezuela, dove in varie
insurrezione carcerarie l'anno scorso sono morti 325 detenuti. Il ministro
della Giustizia ha ammesso che la ribellione è stata scatenata da
un inasprimento del regime carcerario e che le guardie hanno aperto il
fuoco contro i reclusi quando questi hanno tentato di incendiare un braccio
del penitenziario.