La Repubblica, 10 dicembre 1998

Dove i diritti umani sono parole senza senso


In Iran assassinato un poeta e giornalista dissidente, in Venezuela detenuti uccisi in una rivolta in carcere
 

Diritti umani calpestati, ignorati e derisi, nella giornata del cinquantesimo anniversario della Carta del 1948: in un carcere venezuelano dieci detenuti sono stati uccisi dalle guardie durante una rivolta, in Iran uno scrittore dissidente, scomparso da alcuni giorni, è stato trovato strangolato in un sobborgo di Teheran.

L'assassinio dello scrittore, poeta e giornalista iraniano Mohammed Mokhtari è solo uno dei tanti episodi di violenza contro i dissidenti e i moderati da parte dei sostenitori dell'ala conservatrice delle gerarchie religiose. Lo scrittore era scomparso giovedì scorso. L'organizzazione americana dei diritti umani "Human Rights Watch" sostiene che il corpo presenta tagli alla gola e alla testa e ipotizza un omicidio per strangolamento. E il mese scorso il leader di un gruppo di opposizione, Dariush Foruhar, era stato assassinato a coltellate nella sua abitazione di Teheran assieme alla moglie Parvaneh. Lo scrittore Mokhtari nell'ottobre scorso era stato arrestato assieme ad altri cinque scrittori e rilasciato pochi giorni dopo. Ex segretario nazionale della associazione degli scrittori iraniani, messa fuori legge dagli ayatollah, Mokhtari era stato arrestato nel 1982 e aveva trascorso in carcere parecchi anni. Nel 1994 aveva firmato un manifesto che sollecitava l'abolizio della censura e invocava la libertà d'espressione. La moglie del poeta, Maryam Hossenzadeh, ha denunciato la scomparsa di un altro intellettuale, lo scrittore Mohammad Jafar Puyandeh, che di recente era stato più volte interrogato dalla polizia assieme al marito e ad altri sei intellettuali dissidenti. «Oggi è la giornata dei diritti umani, ma queste sono parole senza senso qui», ha denunciato la vedova.

Dall'Iran al Venezuela, dove nel carcere di El Dorado dieci detenuti sono stati uccisi e altri 51 feriti in una rivolta. El Dorado è considerato dalle organizzazioni dei diritti umani uno dei penitenziari più duri del Venezuela, dove in varie insurrezione carcerarie l'anno scorso sono morti 325 detenuti. Il ministro della Giustizia ha ammesso che la ribellione è stata scatenata da un inasprimento del regime carcerario e che le guardie hanno aperto il fuoco contro i reclusi quando questi hanno tentato di incendiare un braccio del penitenziario. 

 
 
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