Non mi vendo per un matrimonio
Tratto da
La Repubblica, 17 maggio 2003, pag. 20
Di Raimondo Bultrini
Bangkok - Il matrimonio era già iniziato e mancava solo il cibo in tavola per gli oltre duemila invitati. Ma invece del sacerdote hindu per la cerimonia, nel cortile del grande albergo di Delhi addobbato a festa è arrivata la polizia a contestare una delle più antiche e discutibili pratiche della tradizione indiana, il dowry (dauri), una sorta di esosa dote in soldi e oggetti che le famiglie delle spose versano a quelle dei mariti da tempo immemorabile.
La storia è finita su tutti i giornali perché difficilmente la lite per questa specie di "riscatto" viene rivelata pubblicamente a due passi dall'altare. E la giovane candidata moglie, la ventunenne studentessa di computer Nisha Sharma, è diventata subito un'eroina per aver rifiutato di far piegare la sua famiglia alle richieste dei suoi futuri suoceri che volevano più soldi e più "regali" di quelli concordati. Liti furiose e addirittura gli schiaffi della madre dello sposo al padre di Nisha hanno condito la storia di questo fallito matrimonio che ha mosso l'attenzione di un'opinione pubblica indiana molto sensibile all'argomento, visto che per il dowry si consumano migliaia e migliaia di drammi familiari e anche di morti delle donne le cui famiglie non hanno abbastanza soldi per "acquistare" un buon marito.
Nisha e il suo promesso sposo si erano conosciuti, con una prassi ormai comune a molti giovani indiani, dopo l'annuncio pubblicato su un giornale dove entrambi specificano l'età, i titoli eventuali di studio e la casta d'appartenenza. Tra le numerose risposte ricevute il padre di Sharma, titolare di una piccola industria, aveva individuato quella di un ventiquattrenne "ingegnere di computer" di nome Munish Dalal, figlio di una direttrice di scuola in pensione, e presto cominciarono le trattative coi suoi genitori sul prezzo richiesto.
Nonostante all'inizio la famiglia di Munish sembrasse addirittura voler rinunciare all'offerta di denaro fatta dal signor Sharma, presto le richieste aumentarono fino a comprendere - cinque giorni prima delle nozze - due tv, due stereo, due nuovi frigo, due impianti di aria condizionata e un'auto per il padre dello sposo.
Sharma chiese tempo per pensarci e la trattativa stava per concludersi quando arrivò, alla vigilia, una nuova richiesta di soldi in contanti, proprio mentre l'uomo veniva a scoprire che il suo futuro genero non era nemmeno un ingegnere, ma un semplice insegnante di computer. Nonostante tutto il signor Sharma non se l'è sentita di dire di no proprio quando tutto era pronto per il grande giorno di sua figlia. Ma il mattino della festa la signora Dalal è tornata alla carica con altre richieste di soldi, mentre il pranzo e gli addobbi erano praticamente già pronti e gli invitati cominciavano a riempire l'assolato giardino dove suonava una scatenata orchestrina hindi.
È stato a questo punto che la giovane Nisha, esasperata dopo aver sentito che la futura suocera aveva addirittura schiaffeggiato suo padre, è scesa dal suo trono rivestito di seta ed ha deciso di chiamare la polizia sulla base della legge del 1961 (in gran parte inapplicata) che punisce a sei mesi di carcere chi pretende il dowry e addirittura a cinque anni chi lo riceve.
Vestita col suo sari più bello, dopo aver dato un'ultima occhiata al fuoco attorno al quale la coppia avrebbe dovuto girare ritualmente sette volte, Nisha non ha avuto nessuna esitazione a comunicare ai suoi ospiti che la festa andava a monte, e in pochi minuti tra lei e Munish è sceso il gelo come tra due perfetti sconosciuti. Celebrità del cinema indiano di Bollywood, politici nazionali e semplici cittadini le hanno offerto la loro solidarietà trasformando il caso di Nisha in una vicenda esemplare contro questa pratica che continua a sopravvivere nonostante i divieti di legge e una crescente consapevolezza sociale. Non a caso uan valanga di offerte di matrimonio ha letteralmente travolto la ragazza dopo che la notizia è stata resa pubblica.