il Manifesto, 21 marzo 2000

I bambini dello Steinhof

Austria: Il primo processo per crimini nazisti dopo 25 anni - Si apre a Vienna il processo contro Heinrich Gross, lo psichiatra a capo del programma di eutanasia infantile nell'Austria nazista. Nel dopoguerra, una carriera di successo

di Angela Mayr, Vienna

Da bambino, poiché «di eredità biologica inferiore», era stato ricoverato nella clinica pediatrica "Am Spiegelgrund" dell'ospedale psichiatrico Steinhof di Vienna. È tra i pochi sopravvissuti al programma di eutanasia infantile, chiamato «azione T4», che proseguì fino al 1944. I nervi a pezzi, imputato per piccoli furti nel '75, Friedrich Zawrel, venne sottoposto a perizia psichiatrica. Così gli capitò di incontrare ancora una volta lo psichiatra Heinrich Gross, carnefice di allora. «Se tace di quel periodo le prometto di impegnarmi per lei», disse il perito psichiatrico, diventato nel frattempo primario. Zawrel invece lo accusò pubblicamente, beccandosi la diagnosi di "criminale reiterato pericoloso", bisognoso di trattamento psichiatrico e vigilanza. Quello stesso anno Gross fu insignito della "Croce d'onore per la scienza e l'arte", una delle massime onorificenze della repubblica.

Friedrich Zawrel è tra i testimoni del processo contro Heinrich Gross che si apre oggi a Vienna, presumibilmente l'ultimo contro un medico nazista, il primo in Austria contro crimini nazisti dopo 25 anni. Altri due ex bambini dello "Spiegelgrund" testimonieranno in tribunale; Alois Kaufmann, che ha raccontato la sua sofferenza in un libro, "Spiegelgrund - padiglione 18", e Johann Gross, trattato dal suo omonimo con iniezioni di zolfo che lo costrinsero per giorni a strisciare per terra.

Heinrich Gross, oggi ottantaquattrenne, dopo almeno 20 anni di scontro politico-giudiziario sul suo caso, è accusato di partecipazione in nove omicidi nell'estate del '44 nel "Spiegelgrund" - il secondo per grandezza dei trenta "reparti speciali pediatrici" creati dai nazisti. Le vittime, una bambina e otto bambini dall'età di 10 giorni a 14 anni. Uno era Lothar, di sette mesi, ricoverato il 20 luglio del '44. Cinque giorni dopo, arriva la diagnosi di Gross - «segni di mongolismo» - da lui tempestivamente comunicata alla "Commissione del Reich" di Berlino che decideva, basandosi sull'"igiene razziale", quali bambini uccidere, segnandoli con una croce. La quale finisce sul nome del piccolo, che si ammala di polmonite, e ne muore il 14 settembre. 54 anni dopo, nel cervello di Lothar - trovato tra i 30 mila frammenti di cervelli di bambini conservati da Gross sotto spirito e usati per i suoi studi scientifici - si è riscontrato tracce di Luminal, una sostanza che portava alla morte. L'accusa a Gross, basandosi su minuziose prove concrete, è di aver fornito con le sue diagnosi la base per le decisioni di eutanasia di Berlino, e di averle attuate con medicine o lasciando i bambini morire di fame. L'annientamento della «vita non degna di essere vissuta», chiamato eutanasia, iniziò coi bambini malati nel 1939, con un decreto segreto del ministero del Reich che chiedeva a tutti i medici e ostetriche di segnalare i casi di idiozia, mongolismo, micro e idrocefalite, malformazioni. Nelle "sezioni pediatriche speciali" ne furono uccisi cinquemila.

Pochi mesi dopo seguì l'eutanasia dei malati mentali adulti verso i quali si sperimentò il gas, a Hartheim, in Alta Austria; tra il '40 e '41 ne morirono 18.269. Il programma rimase in funzione anche dopo la presunta fine nel '41, fino al '44 uccidendo col gas lavoratori coatti dell'Est "malati di mente", incapaci di lavorare. Straordinario del caso Gross è la carriera strabiliante che fece dopo la guerra, operando nello stesso clinica psichiatrica Am Steinhof di Vienna, dove gli fu messo a disposizione anche un appartamento. Incredibile poi l'uso postumo dei cervelli delle vittime, tenuti sotto spirito in una cantina dell'istituto, ai fini della sua ricerca scientifica coronata di grande successo. Dal '58 è diventato perito psichiatrico a Vienna, il più occupato e perciò meglio pagato in Austria.

Nel '79 un gruppo di medici di "Medicina critica", in testa il noto chirurgo viennese Werner Vogt, irrompe in un convegno di psichiatria a Salisburgo dove Gross doveva parlare su "Omicidi compiuti da malati di mente" chiedendo che si parli invece di "omicidi compiuti su malati di mente". Denunciata, "Medicina critica" perde in prima istanza, ma vince nella seconda e viene così posto il primo tasello del processo che si apre oggi.

Il caso è considerato il paradigma di come la seconda repubblica austriaca abbia fatto i conti col passato nazista. Dal '45 al '46, i soli anni in cui la giustizia ha perseguito con rigore i criminali nazisti, Gross si trovava in una prigione sovietica. Al suo ritorno nel '48, viene arrestato e condannato nel '50 dal tribunale di Vienna a due anni, sentenza azzerata in seconda istanza per errori procedurali, infine archiviata. A questo punto la carriera di Gross, che nel '53 entra nel partito socialista (ne verrà espulso nel 1980), non incontrerà più ostacoli.

 
 
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