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La Cina mette fuori legge il gruppo "Falun Gong": Rassegna Stampa

seconda pagina: dal 23 al 27 luglio 1999.

Vai alla terza pagina - articoli dal 27 luglio al 12 agosto 1999
Vai alla quarta pagina - articoli dal 21 settembre 1999
Vai alla prima pagina - articoli dal 25 aprile al 15 luglio 1999

Ampia rassegna stampa in lingua inglese
servizio CNN in lingua inglese.

 
 
L'ira di Pechino sulla setta ribelle

Vietata la nuova religione con cento milioni di fedeli - Il Partito comunista cinese decreta la fine della Fa Lun Gong, fondata nel 1992. Decine di arresti in tutto il paese - di RENATA PISU, La Repubblica 23 luglio 1999

Sono cento milioni, cento milioni di persone qualunque che in Cina fanno paura al Potere più di quanta ne abbiano mai fatta gli studenti che chiedevano la democrazia. Sono i fedeli della nuova setta, la Fa Lun Gong, che il Governo ha appena dichiarato fuori legge. In queste ore si ha notizia di manifestazioni di protesta da loro inscenate in tutte le città dell'immenso paese mentre si susseguono gli arresti, mentre stampa, radio e televisione continuano a accusare i guru della Ruota della Legge (questo significa "Fa Lun") di diffondere credenze superstiziose, di minare la stabilità sociale. Sono loro il nuovo temibile nemico del Partito comunista cinese. Ma chi sono, in realtà? E perché sono giudicati tanto pericolosi al punto che soltanto la loro setta, tra le centinaia e centinaia che pullulano in Cina in quest'epoca di rinascita spirituale, è stata dichiarata ufficialmente fuori-legge?

Individuarli non è facile: sono "invisibili", nel senso che non si notano, che si mimetizzano nella folla. Sono uomini e donne di mezza età, vestiti dimessamente, qualcuno ancora con la giacca alla Mao ma non per nostalgia, per necessità: i vestiti nuovi costano troppo, la vita costa cara, musica rock, droga e telefonini hanno rovinato la Cina, così predica il loro sommo Maestro Li Hongzhi. Sono per la maggior parte pensionati, costretti magari a mantenere i figli adulti da sempre disoccupati. Sembrano fragili ma sono invece estremamente vigorosi: tutte le mattine praticano la più antica di tutte le arti marziali dell'Oriente, il "Qi Gong", nei parchi delle grandi città, in piccoli gruppi guidati da un "Maestro di respirazione", e acquisiscono una forza "sovrumana". Almeno così loro credono. E così mi è parso quando, nel parco di Ritan, ho visto un uomo sui sessant'anni che, dopo aver praticato la respirazione-meditazione profonda, stando a lungo immobile, in piedi, con le gambe leggermente divaricate e piegate, le palme delle mani sulle cosce, a un tratto ha spiccato un balzo gigantesco, si è slanciato verso il tronco di un albero, lo ha afferrato e si è sollevato con le braccia in orizzontale, rimanendo in posizione di bandiera per oltre venti minuti. Non era un atleta, no. Era un pechinese qualunque. Si stava esercitando nella respirazione, nel "Qi", con altri cinque compagni: che fossero della Fa Lun Gong lo si capiva perché si erano radunati sotto uno stendardo giallo, il colore della setta, ma di gente che praticava il "Qi Gong" sotto altri vessilli ce n'era tanta nel parco di Ritan come in tutti gli altri parchi di Pechino, nei cortili delle case popolari e delle vecchie fabbriche, un reticolato di antichi punti d'incontro umano che la selva dei grattacieli non è ancora riuscita a divorare. 

L'altro ieri, per protestare contro la messa fuori legge della loro setta, in decine di città della Cina i fedeli della Fan Lun Gong si sono materializzati davanti ai luoghi deputati del Potere, come se "la terra li avesse in quell'istante partoriti", per dirla come i cinesi. Invece erano arrivati tranquilli chi in bicicletta, chi in autobus, chi a piedi, gente innocua, silenziosa, non studenti facinorosi che scandiscono slogan.

A Pechino si erano dati tacito convegno davanti alla storica sede di Chung Nan Hai, a poca distanza da Tiananamen, dove vivono i capi del Partito e del Governo, e subito la polizia è intervenuta caricandoli su autobus e furgoni che li hanno condotti in uno stadio all'estrema periferia sud della capitale. Lì sono tenuti prigionieri, o meglio sono "controllati a vista".

Tre mesi fa, quando nello stesso posto si radunarono oltre diecimila fedeli di questa nuova religione, un misto di pratiche respiratorie, di buddismo e di credenze taoiste, le autorità non intevennero e la manifestazione (ma la stampa ufficiale cinese preferì definirla un "raduno", per non darle carattere politico) si sciolse spontaneamente dopo dodici ore. Dodici ore che hanno gettato il panico all'interno del Palazzo del Potere, dodici ore in cui, come si è saputo dopo, i massimi dirigenti del partito comunista e del governo sono stati costretti a interrompere una discussione sulle clausole principali di un'eventuale partecipazione della Cina all'Organizzazione del Commercio Mondiale, la WTO, per occuparsi di quello che è poi stato definito un "evento frutto di superstizione feudale". Ma se in aprile gli aderenti alla Fa Lun Gong, la Ruota della Legge, si erano recati a Chung Nan Hai per chiedere il riconoscimento ufficiale della loro organizzazione, l'altro ieri hanno inteso protestare contro la messa al bando della loro setta, decisa nel corso di una riunione di emergenza dell'Ufficio Politico del Comitato centrale del partito svoltasi la settimana scorsa. Ora ci si domanda come mai una setta, una religione, comunque un'organizzazione che si dichiara del tutto apolitica, abbia potuto scatenare le ire di un Potere tanto forte e laico che ha deciso, dopo tre mesi di tentennamenti, cioè dopo la grande manifestazione di aprile, di sfidare, mettendo al bando le loro credenze, cento milioni di cittadini qualunque. Si può pensare che dietro lo schermo di questa Fa Lun Gong popolare, esista e operi una Fa Lun Gong clandestina, erede di quelle società segrete che, nel bene e nel male, hanno fatto la storia della Cina, costituendo l'unica forma possibile di opposizione a un Potere che è sempre stato assoluto, all'epoca dell'impero come ai giorni nostri. I membri della Fa Lun Gong, nuova religione fondata nel 1992 dal Maestro Li e propagandata in tutto il paese grazie a libri, cassette audiovisive e, soprattutto, a Internet, devono la loro prima lealtà al proprio guru, proprio come gli addetti delle società segrete. La Fa Lun Gong è un qualcosa che scaturisce dal ventre profondo della Cina, un amalgama post-moderno, ma non post-cinese, di arcaismi rivalutati per sfiducia nella scienza e nella società così come si sono venute configurando, di certo a detrimento dell'uomo (del cinese) qualunque. 

 
 
Amnesty International - Servizio informazioni: 140/99 23 luglio 1999

ANNUNCIO PUBBLICO -CINA   Detenzioni del movimento Falungong: Alienanti e potenzialmente destabilizzanti - traduzione in italiano Alessia Guidi

La detenzione arbitraria e le continue misure repressive contro i seguaci del movimento Falungong in Cina sono un nuovo esempio delle tattiche delle autorità della detenzione a scopo di molestia, o della criminalizzazione di cittadini pacifici che esercitano i diritti umani fondamentali. Queste misure restrittive vengono applicate nonostaste l'impegno del governo cinese di accrescere la libertà sociale, e segnano l'inizio di ulteriori azioni per soffocare il dissenso e attuare la repressione.

Negli ultimi giorni almeno 97 presunti leaders del Falungong pare siano stati arrestati, le loro abitazioni perquisite e le loro proprietà confiscate. Inoltre, da mercoledì, migliaia di praticanti del Falungong - soprattutto donne anziane che si ritrovano per gli esercizi mattutini, o che protestano silenziosamente contro l'arresto dei colleghi praticanti - sono stati trattenuti nelle città della Cina nord-orientale, a Shangai e a Guangzhou. Molti sono stati rilasciati dopo che la polizia li aveva portati negli stadi per sedute di "rieducazione", alcuni sono stati picchiati dalla polizia con manganelli elettrici.

Il Falungong, messo a punto da Li Hongzhi, ora residente negli USA, combina elementi di esercizi respiratori di Qigong tradizionale, buddismo, taoismo e principi sociali conservatori. I seguaci
stimati a milioni, pare comprendano membri del partito, importanti accademici e militari.

Il fenomeno ha assunto importanza internazionale lo scorso 25 aprile quando migliaia di seguaci si sono radunati un una protesta silenziosa davandi al Zhongnanhai - il complesso del governo centrale di Pechino. Il 14 giugno una circolare del Consiglio di Stato ha confutato le voci secondo cui il gruppo era stato dichiarato illegale, ma ha messo in guardia i seguaci dal non effettuare ulteriori proteste.

Il 22 luglio Il Ministero degli Affari Civili ha dichiarato che l'organizzazione non era stata legalmente registrata e sarebbe stata messa al bando perché si era «impegnata in attività illegali, aveva promosso la superstizione, diffuso convinzioni erronee, ingannato l'opinione pubblica, incitato e creato disturbo e messo a rischio la stabilità sociale».

Simultaneamente il Ministero della Sicurezza Pubblica ha decretato come illegali le seguenti attività, passibili di persecuzione: distribuire o promuovere i materiali del Falungong o incontrarsi per eseguire esercizi di meditazione per pubblicizzare il Falungong in qualsiasi modo e ovunque; sit-in silenziosi; riunirsi in marce o dimostrazioni per proteggere o pubblicizzare il Falungong; produrre o diffondere voci per incitare alla rivolta sociale, organizzare o dirigere attività di protesta contro importanti decisioni governative.

Questa direttiva comprende la globale criminalizzazione dell'esercizio delle libertà fondamentali protette dalla costituzione cinese, e dai trattati internazionali sui diritti umani.

Le misure restrittive arrivano nel corso di una campagna nazionale "anti-superstizione" in corso dalla metà del 1998. I media ufficiali hanno ripetutamente denunciato le pratiche tradizionali come il fengshui - geomanzia e la divinazione. Sono stati demoliti templi "non autorizzati", e seguaci di religioni carismatiche o non ortodosse e gruppi millenaristi sono stati assegnati, senza processo, a campi di rieducazione attraverso il lavoro. I loro presunti leaders sono stati condannati a morte o a lunghe pene detentive per presunta frode nei confronti dei seguaci, «per aver organizzato sette per l'ostruzione del rispetto della legge» o per aver indotto le seguaci di sesso femminile al sesso come "mandato sacro", che viene considerato stupro. Il Ministero della Sicurezza Pubblica ha successivamente individuato cinque importanti sette come fulcro delle misure restrittive, comprendendo il Zhushenjiao con base nello Yunnan, il cui leader Liu Jiaguo è stato condannato a morte il mese scorso.

fonte: Amnesty International, International Secretariat, 1 Easton Street, WC1X 8DJ, London, United Kingdom 

 
 

Il guru della "Ruota": «Rimpiazzerò il maoismo»

Li Honghzi partì come "maestro della respirazione profonda" - La Repubblica, 23 luglio 1999

«C'era un vuoto spirituale dopo la disfatta del marxismo e del maoismo, e io sono stato chiamato a colmarlo» sostiene Li Hongzhi, un uomo di quarantasette anni, originario della Cina del Nord, fondatore della setta Fa Lun Gong (Ruota della Legge del Respiro) che oggi vive negli Stati Uniti e che sembra abbia fedeli in tutto il mondo. 

In Cina, alla metà degli anni Ottanta, quando il Potere decise di chiudere un occhio su quelle che erano considerate "pratiche superstiziose" (nelle quali tutti però credevano e avevano sempre creduto, Mao e Deng Xiaoping compresi), Li non era che uno dei tanti "maestri di respirazione profonda", in grado di influenzare soltanto la cerchia ristretta dei suoi allievi. In pochi anni però, grazie ai moderni mezzi di informazione di massa e, recentemente, grazie a Internet, è diventato, come si dice in Cina "Maestro di diecimila esseri". È difficile spiegare, come è difficile capire, in che consista la sua dottrina, forse perché è duplice, ovvero a due livelli. 

Al primo livello migliora lo stato generale di salute, cura le malattie, aiuta a superare lo stress e la depressione «fa diventare di nuovo neri i capelli bianchi», come testimoniano, foto alla mano, migliaia di suoi fedeli. Ma a livello superiore, che succede? Li Hongzhi ha detto: «Gli occidentali pensano di poter andare in Paradiso soltanto dopo morti mentre noi orientali possiamo raggiungere uno stato divino anche da vivi». Li comunque lancia messaggi di vario genere. L'ultimo è che «gli extraterrestri sono tra noi». Sono loro, gli "alieni", che hanno introdotto nel nostro mondo i computer per corrromperci, per controllare i nostri corpi umani e per creare un mondo di cloni. L'unico antidoto a questa "invasione" sarebbero i suoi insegnamenti, raccolti in libri che in Cina sono stati proibiti fin dal 1996 (ma che si trovano ovunque) e in videocassette. 

Li Hongzhi, che secondo le autorità di Pechino sarebbe rientrato in Cina clandestinamente l'aprile scorso per la grande manifestazione di Chung Nan Hai, sostiene inoltre che, seguendo attentamente le sue istruzioni e dedicandosi pazientemente alla pratica della respirazione profonda, il fedele può riuscire a far levitare il proprio corpo pesante e a vedere, come dall'alto di una montagna, quello che accadrà nella dimensione, falsa, del tempo. Falsa perché il tempo non esiste. Alla manifestazione che i suoi seguaci hanno tenuto a Pechino nell'aprile scorso, si sono avuti momenti parossistici, specie quando un gruppo di persone, fissando l'orizzonte, ha cominciato a battere le mani e a gridare: «Lo vediamo! Lo vediamo! È il Salvatore». Si noti che Salvatore qui non ha il significato cristiano di Redentore ma è un Salvatore, come lo fu Mao, dagli scopi molto più concreti. Nessuno dei tanti che hanno avuto questa "visione" ha voluto dire cosa mai avesse visto. E' certo comunque che si trattava di un Salvatore dalle caratteristiche "politiche", fatto che spiega come mai il Partito comunista cinese abbia deciso di mettere fuori legge la setta Fa Lun Gong.

 
 

Da Waco al reverendo Moon

Negli ultimi decenni le sette religiose sono proliferate in tutto il mondo, in alcuni casi provocando vere e proprie stragi. La Repubblica, 23 luglio 1999

Con i proventi della sua setta il reverendo Moon ha costruito un impero economico. Legato ai servizi segreti americani, Moon è proprietario del giornale Washington Times, e possiede interi palazzi in America Latina.

Avviene in Guyana, nel 1978, il più drammatico suicidio collettivo della storia contemporanea: 912 membri della setta "Tempio del popolo", fondata dal meticcio americano Jim Jones, si avvelenano con una pozione a base di cianuro preparata in una grossa vasca.

Nel 1969 la "famiglia" creata da Charles Manson, uno psicopatico che ha riunito decine di persone in una sorta di setta religiosa, uccide a Los Angeles, in una specie di orgia omicida, cinque persone. Fra le vittime c'è anche l'attrice Sharon Tate, moglie del regista Roman Polanski.

A Waco, in Texas, nel '93, la folle avventura del "santone" David Koresh si conclude dopo un assedio di 51 giorni in un rogo che provoca la morte di 85 persone.

 
 

Cina, bandita la setta che sfidò il regime

Il Falun Gong sfilò nel quartiere dei leader. «È superstizione pericolosa», centinaia di arresti. Il Corriere della Sera, 23 luglio 1999

Pechino - Intensificando la sua campagna contro un movimento spirituale dai contorni indefiniti, ma in rapida espansione, il governo cinese ha messo al bando in tutto il Paese il movimento Falun Gong, Legge Buddhista. Lo scrivono tre giornali di Hong Kong: il quotidiano indipendente Sing Tao ha anche citato la direttiva del governo dove si afferma che il gruppo «pratica la superstizione e smantella l'ordine pubblico, danneggiando così la stabilità sociale». 

Il governo - riferisce un'organizzazione per i diritti umani a Hong Kong - ha iniziato la sua offensiva lunedì, arrestando un centinaio dei membri più eminenti della setta in 14 città. Nei giorni successivi si sarebbero scatenate le proteste di migliaia di adepti in decine di città. Mercoledì è intervenuta la polizia, che ha caricato i manifestanti sugli autobus e li ha portati via. 

Era stata la silenziosa veglia del 25 aprile scorso, quando 10 mila seguaci si sono raccolti a Pechino vicino al quartiere della nomenklatura, Zhongnanhai, protestando contro la repressione e chiedendo il riconoscimento ufficiale, a catapultare il gruppo dall'oscurità all'agenda delle priorità degli innervositi leader del partito. 

Falun Gong è riuscito a organizzare la più grande adunata illegale a Pechino dai tempi del movimento democratico di Tienanmen nel 1989, dando l'impressione di un formidabile potere di mobilitazione. Il gruppo dice di avere 100 milioni di adepti nel mondo. Un numero che è impossibile da verificare, soprattutto in una entità che non presenta nessuna organizzazione formale, ma chiede solo di seguire gli insegnamenti del suo fondatore, Li Hongzhi, che si affida a Internet per diffondere i suoi messaggi ai seguaci. 

Li, 48 anni, un ex funzionario dell'annonaria nella Cina settentrionale che ora è emigrato negli Stati Uniti, ha dato vita a Falun Gong nel 1992, fondendo l'antica pratica cinese di qigong (che insegna a incanalare energie vitali attraverso la respirazione) con elementi di buddhismo e taoismo. 

I seguaci dicono di non interessarsi di politica. Ma le immediate risposte popolari contro il bando danno alle autorità cinesi qualche motivo di vera preoccupazione. 

Questa settimana, nonostante il muro di silenzio dei media ufficiali sugli arresti, gli adepti del Falun Gong hanno sfilato in 30 città della Cina, tra cui Shanghai, Tianjin, Dalian, Canton, Guangzhou, Shenzhen e Wuhan, secondo quanto riferisce il Centro d'informazioni del Movimento democratico per i diritti umani in Cina. 

Il Falun Gong è solo uno dei molti movimenti semi-religiosi che sono spuntati in Cina da quando Deng Xiaoping ha dato il via alle riforme economiche nel 1979 e il controllo sociale si è allentato. Ora, mentre la Cina sta entrando in un periodo di riforme sociali ed economiche e le aziende statali stanno licenziando milioni di operai, Pechino può aver concluso che Falun Gong è diventato troppo pericoloso. 

Mercoledì scorso, centinaia di adepti del Falun Gong hanno cominciato a raccogliersi all'alba nelle strade davanti al quartiere dei leader a Pechino, Zhongnanhai. Prima che la folla potesse compattarsi, la polizia li ha spinti sugli autobus e allontanati, ha detto Wang Xiongyan, la moglie di uno dei leader detenuti, Ji Liewu. «Appena i fedeli si sono avvicinati a Zhongnanhai - ha raccontato - la polizia, che era già pronta, li ha portati via con gli autobus». La signora Wang dice che più di mille membri del Falung Gong sono stati trattenuti in uno stadio alla periferia di Pechino, per essere poi rispediti a casa. E a Pechino centinaia di poliziotti continuano a presidiare la città. 

Una ragione per cui il governo teme questa setta sta nel fatto che, a differenza degli studenti, che nel 1989 sbandieravano bandiere e urlavano slogan, i seguaci di Falun Gong sono persone di mezza età, spesso donne, spesso in pensione. Ribelli assai improbabili. «Noi semplicemente seguiamo la legge e i principi del maestro Li Hongzhi», dice Sophie Xiao, il portavoce del movimento a Hong Kong. E mentre il governo continua una indiretta campagna di critiche con i leader del partito - come l'ideologo Gong Yuzhi - che criticano in tv «le superstizioni feudali», la signora Wang si rifiuta di abbandonare il Falun Gong. «Io aspetto solo che torni mio marito - dice -. Ma continuerò a praticare il Falun Gong. Perché il maestro Li insegna la verità». 
Mark Landler, »The New York Times/Corriere della Sera»

 
 

Arresti tra gli aderenti della più grande setta cinese

Pechino mette al bando la setta Falun Gong. «Diffonde superstizione, mina la pace sociale». Proteste nelle città. Il Manifesto, 23 luglio 1999

I l governo di Pechino ha deciso di mettere al bando la Falun Gong, o Ruota della Legge, una setta religiosa fondata nel 1992 da un ex militare riparato negli Stati Uniti e diventata in breve tempo una seria minaccia per Pechino. Dopo tre giorni di massicce proteste in tutto il paese per l'arresto di una settantina di esponenti della setta, le autorità di Pechino hanno rotto gli indugi e fatto intervenire la forza per disperdere una manifestazione nel centro della capitale. Decine di dimostranti sono stati portati via dalla polizia a bordo di camionette e i pochi che hanno opposto resistenza sono stati picchiati.

Buddha e Tao

La Falun Gong unisce la pratica di arti marziali eseguite molto lentamente alla meditazione buddista e taoista. Fondata da Li Hongzhi si è proposta come la depositaria delle risposte dell'uomo finora ingannato dal comunismo. Forte di un'efficiente macchina organizzativa, in sette anni è cresciuta fino a contare oltre 70 milioni di praticanti, secondo il suo fondatore che, significativamente, la dirige dagli Stati uniti: si comprende bene la preoccupazione della leadership di Pechino se si tiente conto che gli iscritti al Partito comunista cinese "non superano" i 60 milioni.

Il provvedimento emesso dal ministero per la sicurezza pubblica e dal comitato centrale del Partito comunista è stato diffuso da radio e televisione che hanno accusato la setta di "alimentare la superstizione e pensieri malevoli" al fine di minare la stabilità sociale. Al regime non sfugge il rischio che il malcontento popolare per il dilagare della povertà dopo l'accelerazione delle riforme denghiste filo-capitaliste - sono 43milioni i poveri, ha denunciato solo ieri il presidente Jiang Zemin - della disoccupazione e per la stagnazione dei redditi, diventi terreno fertile per ideologie controrivoluzionarie e quindi sta intensificando la repressione di gruppi indipendenti e del movimento democratico, anche in vista delle celebrazioni il primo di ottobre del cinquantesimo anniversario della vittoria delle forze comuniste.

Nelle ultime settimane gli organi di informazione hanno accusato il fondatore e altri esponenti della setta di frodare e ingannare gli adepti. Ed è sulla stessa linea il comunicato diffuso oggi dall'agenzia Xinhua (Nuova Cina): «La Società di Ricerca Falun Gong conduce attività illegali, diffonde la superstizione e pensieri malevoli per accecare la gente, per creare problemi e sabotare la stabilità sociale».

I leader cinesi hanno cominciato a guardare con sospetto la Falun Gong da quando lo scorso 25 aprile oltre 10 mila persone per denunciare vessazzioni subite rimasero raccolte in silenzio per tutto il giorno nella piazza centrale di Pechino dove hanno gli uffici il presidente Jiang Zemin e altri dirigenti.

L'attacco contro la setta è scattato martedì scorso con l'arresto di 70 esponenti nella capitale e in almeno altre otto città dove si erano tenute manifestazioni; la polizia ha sequestrato nelle case degli adepti le pubblicazioni del movimento e strappato le immagini di Li Hongzhi, stando a quanto riferito anche dal Centro informazioni per i diritti umani e per il movimento democratico in Cina. Prova che si è trattato di un piano predisposto da tempo è un documento di 30 minuti trasmesso ieri dalla televisione in cui sono state filmate clandestinamente le pratiche della setta.

Anche nell'esercito

Il provvedimento restrittivo deciso ieri vieta ai membri del Partito comunista di aderire alla setta e di «tracciare una chiara linea di demarcazione ideologica con la Falun Gong», pena l'espulsione: la preoccupazione è soprattutto data dal fatto che la setta ha molti aderenti nelle alte sfere dell'esercito.

Un giornale ha scritto ieri che dietro l'organizzazione vi sono elementi provocatori stranieri. «Forze straniere stanno tentando di costringere il governo a usare le maniere forti e approfittano di ogni occasione purchè non siate lasciati tranquilli», si legge nell'articolo pubblicato dal Quotidiano di scienza e tecnologia. Un altro giornale ha descritto il giro di vite compiuto dalla polizia negli ultimi tempi come il tentativo di stroncare «il retaggio di superstizioni feudali»; un'operazione che alla fine di maggio aveva portato a 5.800 arresti.

 Tra i dirigenti della setta arrestati questa settimana vi è anche Li Chang, un rappresentante del Centro informazioni per i diritti umani e per il movimento democratico in Cina ai colloqui con il governo, si apprende nel sito Web del gruppo.

 
 

Cina: setta Falun, Pechino intensifica misure repressione

ANSA, 24 luglio 1999

(ANSA-REUTERS) - PECHINO, 24 LUG - Le autorità cinesi hanno intensificato la repressione delle attività della setta Falun Gong, da giovedì messa ufficialmente al bando nel paese. Secondo testimonianze e giornali locali, la polizia avrebbe effettuato numerosi sequestri di materiale promozionale della setta e impedito ai suoi adepti di muoversi dalla provincia alla volta di Pechino, organizzando a tal fine posti di blocco sulle strade e controllando le stazioni ferroviarie. La setta Falun Gong, che dice di avere in Cina 80 milioni di affiliati (più del Partito comunista) è stata messa al bando dopo una serie di manifestazioni culminate con centinaia di fermi. Viene accusata di essere un'organizzazione illegale che diffonde menzogne e superstizioni, ingannando la gente e minacciando il caos sociale. Il suo capo, Li Hongzhi, 47 anni, il quale sostiene di essere la reincarnazione del Buddha, da tempo vive negli Usa. La Falun Gong sul suo sito Internet paragona la repressione in atto contro la propria organizzazione in Cina a quella a suo tempo subita dal movimento degli studenti e culminata a piazza Tiananmen e denuncia come l'accesso a molti siti Web sia stato bloccato dalle autorit&ageave; cinesi. (ANSA-REUTERS). DIR 24-LUG-99 09:31

 
 

Il Partito scopre la Ruota

Pechino blindata, al via le epurazioni dopo il bando della Falungong. Di Lucio Salvati, Pechino,Il Manifesto, 24 luglio 1999

Era solo un po' più truccato del solito, come per un eccesso di zelo dettato dal momento tragico, l'annunciatore della Tv di stato cinese che giovedì ha letto i comunicati del Partito e del Ministero della pubblica sicurezza sulla messa al bando del Falungong (Ruota della Legge), un'organizzazione dedita a pratiche respiratorie tradizionali (il qigong) che ha avuto recentemente un enorme successo e che conta un enorme numero di aderenti: sessanta milioni secondo fonti della setta e secondo quanto riportato negli ultimi mesi, "solo due milioni" secondo le controdeduzioni governative che (apparentemente dopo mesi di ricerche su un fenomeno fino a ieri snobbato) hanno affollato i programmi televisivi degli ultimi due giorni ed i giornali di ieri.

È la più recente e più inquietante delle spine nel fianco di un regime che ancora si muove nella propria società civile come un elefante in un negozio di bomboniere e che ancora non trova di meglio che vietare tutto quello che è potenzialmente destabilizzante, in barba alle convenzioni Onu siglate negli ultimi anni e malgrado la già grande pressione internazionale sopportata durante la guerra in Kosovo e negli ultimi giorni per la crisi con Taiwan.

Certo la setta non è di quelle che ispirano l'immediata simpatia dell'osservatore progressista occidentale: Falungong viene introdotta in Cina per iniziativa di Li Hongzhi, un maestro di qigong, che mescola alle tradizionali tecniche respiratorie e meditative una lunga serie di elementi magici e taumaturgici (dalla cura istantanea delle malattie, alla capacità di volare, all'aumento delle potenzialità della vista), nonché più inquietanti elementi antimoderni, come il disprezzo ed il rifiuto della tecnologia (i computer sarebbero stati introdotti da extraterrestri che oggi sarebbero in grado di controllarli), ed il rifiuto delle degenerazioni e delle diversità (droga, alcol e omosessualità sono tra i "mali" della società moderna).

Aspettano la fine del mondo

Al buon senso dell'onestà della rettitudine e della benevolenza (virtù in qualche modo confuciane) si affiancano poi deliranti elementi millenaristici che riempiono le pagine dei libri e dei discorsi del maestro e che da tempo si vendono in Cina di nascosto, malgrado la setta possa vantare numerosi siti internet all'estero, sia in cinese che in inglese.

Una esplosione, una fine del mondo purificatrice che avrebbe colpito la terra già diverse volte nella storia geologica starebbe per distruggere l'attuale umanità proprio durante quest'anno (la Tv si è affrettata a smentire che Jiang Zemin e Zhu Rongji in persona abbiano chiesto a Li Hongzhi di rinviare l'esplosione). Ma malgrado questi elementi è difficile dire se la setta sia un pericolo per il paese, e se lo è non è certo perché diffonde le superstizioni, ma piuttosto perché per la prima volta il Partito comunista cinese si trova di fronte ad una forma di organizzazione non autorizzata, diffusa e determinata in grado di infiltrarsi trasversalmente nella società e - quel che è peggio nell'amministrazione dello stato e del partito stesso.

Li Hongzhi, che oggi vive negli Usa dove la setta ha un discreto successo, sostiene che Falungong non possiede una struttura organizzata, ma il partito non è della stessa opinione ed il bando viene motivato con la "mancanza di una regolare registrazione".

Durante l'annuncio televisivo allo stesso Li Hongzhi è stata dedicata una lunga e dettagliata controbiografia, in cui quello che oggi è il nemico pubblico numero uno è stato "smascherato" in tutte le sue nefandezze e incongruenze (perfino il cambio della propria data di nascita per renderla uguale a quella del Budda Sakyamuni), all'inizio di una campagna di propaganda che probabilmente durerà alcuni mesi e verrà portata fin negli angoli più remoti della Cina.

La capitale ieri era blindata (anche se tutto continua a sembrare uguale al giorno prima) ed è impossibile per i numerosi gruppi spontanei trovare dove far notare la propria protesta.

Era da qualche giorno che continuava il braccio di ferro tra il partito e la setta, come tutti la chiamano, forse impropriamente. Il giro di vite e la campagna di rieducazione ideologica sono venuti dopo tre giorni di arresti tra i leader e gli organizzatori del gruppo e dopo che notizie contrastanti si sono rincorse sull'entità delle contromanifestazioni in almeno cinque città della Cina. Un'organizzazione di Hong Kong ha parlato di circa trentamila arresti tra membri della setta in tutto il paese.

La Tian An Men chiusa

Le pratiche meditative del Falungong e qualsiasi altra attività dell'organizzazione di Li Hongzhi sono ora formalmente vietate in pubblico e chi le pratica può essere fermato o arrestato; la polizia (che ha provveduto a chiudere precauzionalmente la Piazza Tian An Men appena restaurata per le celebrazioni dei cinquant'anni della Repubblica Popolare) ha mano libera nell'arrestare chi protesta contro questa decisione. I membri del partito sono stati invitati ad abiurare in cambio dell'incolumità o ad abbandonare spontaneamente il partito stesso, per evitare l'onta dell'espulsione.

Ieri solo pochi e piccoli gruppi si sono avvicinati alle zone calde, e nei parchi, all'alba, i gruppi del Falungong - che spesso portano striscioni con il nome del gruppo e le parole del maestro - non si sono fatti vedere.

Gli incidenti del 25 aprile

L'ordine non può essere partito che direttamente da Jiang Zemin, che considerò un incidente molto serio quello del 25 aprile quando, a seguito di alcuni articoli di stampa che attaccavano le superstizioni ed il misticismo dei testi del Falungong nei confronti della setta, circa 20.000 adepti si diedero segretamente appuntamento di fronte a Zhongnanhai - la sede del governo - in un sit in silenzioso e mistico per professare il loro diritto a credere e praticare quello che vogliono.

Quel segnale di debolezza del sistema di sicurezza rispetto alle forme di dissenso e di protesta deve aver allarmato i vertici del partito, che nei successivi tre mesi hanno scoperto (facendo lavorare i servizi segreti che fino ad allora si erano occupati solamente di innocui movimenti di artisti o di intellettuali già pluri-carcerati), che i membri del Falungong sono dentro tutte le amministrazioni pubbliche, nel partito, nell'esercito, nelle "organizzazioni di massa" come i sindacati e l'organizzazione delle donne, che sono i pensionati e gli studenti, gli amministratori pubblici locali. E hanno avuto paura.

Invito alla delazione

Ora il rischio è quello di sempre, quello dell'esasperazione dei conflitti ideologici della "risoluzione delle contraddizioni in seno al popolo" come in questi giorni si torna a sentire, più ancora che dello scontro di piazza.

C'è ad esempio una modo sottile per dividere ed isolare il nemico, che passa ad esempio attraverso la delazione (cui sono stati invitati ad esempio tutti i membri del partito). I giornali non hanno mancato di sottolineare il gesto di una donna recatasi sollecitamente all'ufficio di polizia per restituire i libri di Li Hongzhi che dice di aver incautamente acquistato. La paura di ripiombare dalla parte sbagliata della barricata è senza dubbio forte.

Se il partito vuole andare in fondo al processo cominciato l'altro ieri sarà costretto a "ripulire" i propri uffici prima di tutto, poi quelli delle amminstrazioni locali, dei militari, dai membri "pensanti" dell'organizzazione, ancor prima di quanto non debba svuotare i parchi.

È la paura del buio che ha scatenato la reazione, dell'invisibile potere di una organizzazione vera (molto più vera del povero e idealista "Partito democratico" che per quest'ansia di essere coerente e visibile continua a vedere i suoi membri arrestati) in grado di mobilitare più di quanto sappia fare il sindacato.

 
 

Cina: Una risposta via Internet

«Non siamo dei nemici». Dagli Usa, il leader di Falungong chiede il dialogo con Pechino - Il Manifesto, 24 luglio 1999

l leader di Falungong (letteralmente: "La legge di Buddah") lancia un messaggio al governo di Pechino, il giorno dopo che la setta da lui guidata è stata dichiarata fuori legge in Cina con un fuoco di accuse infamanti: «incitare e creare pubblico disordine, minacciare la stabilità sociale».

Li Hongzhi, 47 anni, residente negli Stati uniti, ha diffuso su Internet la sua risposta: «È mia speranza che il governo cinese e la sua leadership non tratteranno le persone che praticano Falungong come nemici», dice la lettera aperta di Li. «Ciò porterebbe la gente a perdere fiducia nel governo e la sua leadership». Li chiede di stabilire una comunicazione diretta con il governo di Pechino.

Ieri mattina almeno duecento suoi seguaci sono stati arrestati nella capitale cinese. Erano andati in piazza Tien An Men, il cuore politico della Cina, dove avevano tentato un sit-in di protesta. Secondo le agenzie di stampa straniere, la folla è stata subito circondata da agenti in borghese e polizia paramilitare, che ha anche chiuso tutte le vie d'accesso alla gigantesca piazza. La piazza è stata riaperta dopo alcune ore, anche se è rimasta una forte presenza di polizia. I manifestanti erano stati caricati su autobus e portati via. Centinaia di persone sono state viste arrivare in bus a uno stadio, in periferia. Molti cantavano "Falun Dafa, Falun Dafa". Il portavoce del governo ha più tardi annunciato che i membri della setta, provenienti dalle regioni settentrionali del Hebei e Liaoning, sono stati fatti riposare, rifocillati e "istruiti", prima di essere rimandati a casa.

Il governo cinese ha difeso la decisione di mettere fuorilegge Falungong, che si presenta come un movimento spirituale misto a una dottrina conservatrice. Con un'aggressiva campagna sui media ufficiali, il governo fa notare che alcuni membri della setta sono morti per aver rifiutato di consultare medici e curarsi quando ammalati; altri sarebbero stati colti da follia omicida. Il governo accusa il leader della setta di avere "obiettivi segreti". Il viceministri degli affari civili Li Baoku ha però detto che il governo distinguerà tra i leader della setta, che dovranno rispondere di accuse penali, e i seguaci, che sono da considerarsi vittime.

Certo è che il governo cinese mostra di avere una gran paura di questa setta che si presenta come apolitica. Ora Li Hongzhi, nella sua dichiarazione telematica, afferma che «Falungong è solo un'attività di qigong popolare (gli eserciti di respirazione e meditazioni tradizionali cinesi, ndr). Non ha nessuna particolare struttura organizzativa, meno che mai obiettivi politici. ... Non siamo mai stati coinvolti in attività antigovernative».

 
 

Arrestati a Tienanmen 200 adepti della setta

Il guru si difende: niente politica - La Repubblica 24 luglio 1999

Pechino - La polizia cinese ha arrestato ieri un gruppo di circa 200 persone che facevano un sit- in di protesta in piazza Tienanmen a Pechino, all'indomani del bando contro la setta Falun Gong. I manifestanti sono stati portati via con alcuni autobus come era successo in precedenza ai sostenitori della setta nelle retate degli ultimi giorni.

La piazza, che era stata chiusa per l'allontanamento dei duecento dimostranti, è stata riaperta al pubblico poche ore dopo. Secondo un diplomatico occidentale «la Cina vede in questa organizzazione una ciarlataneria politica, ma in effetti quello che tutti possono dire è che si è formato un vasto movimento di gente anziana e di media età che pratica il "qi gong" (tecniche respiratorie per il benessere psico-fisico, ndr)».

Il fondatore della setta Falun Gong, Li Hongzhi, ha negato ieri tutte le accuse mosse contro di lui dalle autorità cinesi. In una nota divulgata attraverso il sito web della stessa setta negli Stati Uniti, dove vive in esilio, Li ha assicurato che i membri dell'organizzazione praticano soltanto i tradizionali esercizi di respirazione profonda del "qi gong": «Sono un praticante del qi gong e non ho mai voluto essere coinvolto nel potere politico». Il presidente Jiang Zemin ha dichiarato la setta illegale accusandola di istigare alla sovversione, promuovere la superstizione e minacciare la stabilità sociale. Li ha chiesto al governo di non trattare come nemici gli adepti dell'organizzazione che, ha detto, gode del sostegno di milioni di persone in tutto il mondo. 

 
 

Cina, 5.000 arresti per la setta proibita

La polizia continua la caccia agli adepti della Fa Lun Gong, nuove manifestazioni dei fedeli - La Repubblica 26 luglio 1999

Pechino - «Gli adepti mostrano straordinaria fermezza, continuando a riunirsi e facendo tremare di paura i poliziotti». Il bollettino su Internet dei fedeli della Fa Lun Gong (o Dafa) - la setta messa fuorilegge giovedì dal regime cinese - dimostra che la protesta dei fedeli e la repressione delle forze di sicurezza continuano.

Secondo gli esponenti della "Ruota della Legge" sarebbero oltre 5mila le persone arrestate mentre - soprattutto nella capitale, ma anche a Shanghai e nelle province di Hebei e Jiangsu - decine di seguaci del guru Li Honghzi si danno appuntamento in zone controllate dalla polizia e manifestano pacificamente.

I messaggi provenienti dalla Cina e rilanciati nel week end attraverso la rete telematica spiegano che gruppi di agenti controllano le aree dei raduni, tra cui piazza Tienanmen.

I fedeli della setta, che in Cina sarebbero ormai un centinaio di milioni, offrono cifre probabilmente esagerate sulle persone fermate: oltre 110mila persone; a queste aggiungno il numero degli adepti nella capitale: 5- 600mila. Contropropaganda per aumentare l'importanza della setta e per contrastare le dichiarazioni del regime comunista che, dalle colonne dell'organo ufficiale Quotidiano del Popolo spiega: «L'intera nazione e il popolo sostengono la decisione del partito" di proibire la Fa Lun Gong perché ha "tentato di sviluppare una forza politica"».

Su tutto il territorio di Pechino ieri erano stati istituiti posti di blocco: sotto il sole e nell'afa decine di migliaia di persone venivano controllate e interrogate dalla polizia. Gli appartenenti alla setta, che avrebbe tra i fedeli anche membri del Comitato centrale del Partito comunista, rischiano pene tra i 3 e i 10 anni di carcere per "frode", "attentato alla sicurezza dello Stato" e "minaccia all'ordine pubblico". Sono già molte le persone costrette agli arresti domiciliari.

Le proteste sembravano regredire ieri pomeriggio nella capitale, attorno al complesso di Zongnanhai dove vivono i vertici della gerarchia comunista; mentre attorno alle altre sedi istituzionali si è diradato il presidio tenuto per giorni dagli aderenti a Fa Lun Gong. Si è ridotta anche la presenza della polizia, che in mattinata aveva bloccato a Zongnanhai una decina di dimostranti; molte migliaia di altri sono stati rilasciati dopo essere stati obbligati a guardare un video propagandistico contro la setta. Alla gran parte dei membri della Fa Lun Gong fermati viene anche imposto di sottoscrivere un'autocritica e un impegno ad abbandonare il gruppo.

Da New York, dove vive, il fondatore del movimento (creato nel '92), Li Honghzi respinge le accuse e sostiene che si dedica esclusivamente alla "coltivazione dello spirito" attraverso pratiche di meditazione che mescolano taoismo, buddismo e arti marziali tradizionali. 

 
 

La setta sfida il regime cinese

Gli adepti della Falun marciano su Pechino, il governo: «Vi annienteremo» - Non si ferma la repressione contro il movimento buddista messo fuorilegge, capitale in stato d'assedio. Di STEFANO CITATI

I Seguaci della "Legge di Budda" marciano su Pechino. Centinaia di migliaia di adepti della setta Falun Gong muove verso il cuore del regime comunista cinese per protestare pacificamente. Pechino è circondata da un cordone di sicurezza, poliziotti schierati alle vie di accesso per impedire l' "invasione". In città i fedeli del Maestro Li Hongzhi continuano a sfidare - riunendosi nelle strade e nelle piazze (anche sulla Tienanmen) - l'ordinanza del governo che ha messo fuorilegge la Falun Gong. Le notizie sul fermento dei fedeli in Cina filtrano attraverso le e-mail, sui bollettini che i membri dell'associazione buddista aggiornano ogni giorno e raggiungono i fedeli in tutto il mondo.

La resistenza passiva dei seguaci che non si piegano al diktat del governo ha esasperato i vertici di Pechino: il presidente Jiang Zemin ha ordinato che entro il 1 ottobre, cinquantenario della fondazione della Repubblica popolare, tutti i dirigenti della setta siano incarcerati. Trentamila persone sono già state imprigionate, decine di migliaia di altre costrette a seguire corsi di rieducazione, a sconfessare la setta e a giurare fedeltà ai principi della Repubblica popolare. Le forze di sicurezza frugano nelle piccole stamperie - a Pechino e in varie province - alla ricerca di opuscoli e libri della Falun Gong: ne avrebbero già sequestrati molte migliaia.

I seguaci della setta che ricercano «una sana condizione fisica, il miglioramento del Xinxing (la simbiosi cuore-mente-animo) e vivere da persone buone», sono l' incubo del governo cinese terrorizzato da quest'associazione senza testa, senza leader, inafferrabile perché priva di gerarchie ma diffusa in tutte le classi sociali, che predica il rispetto delle leggi dello Stato ma tende verso un fine diverso dall'ideologia comunista.

Una forza tranquilla che ha intaccato anche il monolito del Comitato centrale, dove non pochi membri sarebbero adepti della setta, accusata di "satanismo". Fanno parte della Falun Gong professori, funzionari pubblici - 1.200 sono agli arresti nella zona di Shijazhuang, a sud-ovest di Pechino - artisti, poliziotti, contadini e membri dell'Assemblea del popolo, con la tessera del Partito nella giacca e i tre pilastri della Falun Gong - verità, tolleranza e compassione - nell'animo. «Superstiziosi e sovversivi» vengono considerati dal governo che li bracca per rieducarli e per condannarli per "frode", "attentato alla sicurezza dello Stato" e "minaccia all'ordine pubblico". Un governo già impegnato in un braccio di ferro con i "cugini ribelli" di Taiwan: ieri Jiang ha annullato il viaggio di un suo inviato sull'isola nazionalista. 

Scovare i seguaci della Falun Gong pare impresa difficile, perché non hanno luoghi di culto o di ritrovo; ma sono loro stessi in questi giorni a mostrarsi, sfilando placidamente per le vie di Pechino e altre città. È la dimensione della setta che spaventa il governo: gli appartenenti alla Falun Gong dicono di essere tra i 70 e i 100 milioni; il governo ne sminuisce l'importanza dando la cifra di 2 milioni, ma l'operazione messa in moto dalle forze di sicurezza, imponente e capillare, fa pensare a un numero assai più grande. Intanto anche in America, dove il Maestro Li, 47 anni, si è trasferito agli inizi del '98, la setta si è mostrata: almeno 300 persone si sono raggruppate davanti al Congresso di Washington.

In Italia, dove la Falun Gong (la "Ruota della Legge") - o Falun Dafa ("Legge di Budda") - ha diverse decine di aderenti, le proteste vengono raccontate e commentate da Alfredo Fava Minor, imprenditore di Biella, seguace del Maestro Li dal '95. «La situazione è drammatica: Pechino è in stato d'assedio, i praticanti del movimento confluiscono verso la città e Jiang Zemin dovrà presto decidere cosa fare; non può permettere che la situazione gli scappi di mano, perciò potrebbe dare il via a una repressione ben più dura di quella iniziata la settimana scorsa». Fava Minor frequenta da anni la società cinese e sostiene che gli adepti della Falun Gong si riconoscono i modi, la calma d'animo e la tranquillità, in una società esasperata da una grave crisi sociale. «Negli ultimi due anni sono stati licenziati 25 milioni di funzionari pubblici; anche questo ha spinto non poche persone verso la Falun Dafa, in cerca di altri ideali. Non dimentichiamo poi che la Cina è uscita da poco da un periodo di oscurantismo e la riscoperta della tradizione, della religione e delle arti marziali, ha avvicinato tanti cinesi al verbo di Li. Ho provato in me stesso la bontà di questa fede. Ora sento che in Cina i praticanti sono spaesati: non capiscono perché - pur rispettando le leggi del loro paese - vengono accusati, arrestati e gli viene fatto il lavaggio del cervello. Spero molto che il governo di Pechino non scelga una linea ancor più dura». 

 
 
Il leader della Fa lun gong: «Se continua così, ci sarà un'altra rivoluzione»

Il Manifesto, 28 luglio 1999

La repressione della setta Falun Gong potrebbe produrre una situazione analoga a quella che originò in Cina la Rivoluzione culturale. Li Hongzhi, il leader della Falun Gong, risponde da New York alle accuse e alla repressione del Partito comunista cinese. «Essi (i comunisti, ndr) hanno costretto la gente a fare certe cose. Ma non possono cambiare la volontà e il cuore delle persone. Se continuano a reprimere la Falun Gong, la gente potrebbe perdere fiducia nello stato e nei suoi governanti», continua Hongzhi, affermando poi che la disciplina della setta non presenta alcun pericolo per lo stato, poiché non ha nulla a che vedere con la politica. Hongzhi sostiene, infine, che il dominio della scienza ha generato un mondo immorale, piagato dalle droghe, dalla televisione e dalla musica rock. Ma, nonostante i proclami e le farneticazioni di Hongzhi, il Partito comunista continua la sua battaglia contro le attività "antigovernative" della setta. E il quotidiano "People's daily" ha ieri etichettatto la Falun Gong come «una forza politica che si oppone al partito e al governo», confermando che le proteste sono state "le più massicce" dai tempi delle dimostrazioni studentesche di Tian an men, nell'89.

 
 
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