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La Cina mette fuori legge il gruppo "Falun Gong": Rassegna Stampa 

terza pagina: dal 27 luglio al 12 agosto 1999. 

Vai alla quarta pagina - articoli dal 21 settembre 1999
Vai alla prima pagina - articoli dal 25 aprile al 14 luglio 1999
Vai alla seconda pagina - articoli dal 23 al 27 luglio 1999.

Ampia rassegna stampa in lingua inglese
servizio CNN in lingua inglese.
 

La Verità ti fa male

Perché il palazzo di Pechino ha paura della setta. La notizia è di ieri. Il presidente cinese Jiang Zemin ha ordinato che tutti i dirigenti della setta Fa Lun Gong siano in carcere entro il primo ottobre, cinquantesimo anniversario della fondazione della Repubblica popolare. La scorsa settimana la setta era stata messa fuori legge. Di  LAO LONG - Il Manifesto 27 luglio 1999

Il 25 aprile 1999 è una data entrata "silenziosamente" negli annali della moderna storia cinese. Dal lontano maggio e giugno 1989, i mesi delle manifestazioni studentesche e operaie, finite tragicamente col massacro di Piazza Tian An Men, nessuno, a Pechino, aveva più osato sfidare pubblicamente le autorità cinesi e il loro più imperscrutabile organismo, il Partito comunista cinese. Imperscrutabile del Partito è anche la sua sede. Nel cuore della citta, sulla Chang An Jie - l'enorme, lunghissimo viale che attraversa Pechino da est ad ovest, ombreggiato in primavera da intervallati alberi di pesco - subito dopo Xidan, sul lato sinistro procedendo verso la piazza, sorge inviolabile il santuario del potere, la cittadella-fortezza del Partito comunista cinese: Zhongnanhai.

La prima manifestazione

Quella mattina, che sembrava una mattina come tante altre, una telefonata buttò giù dal letto il presidente Jiang Zemin. La notizia ricevuta aveva infatti dell'incredibile. Il vecchio Jiang si aggrappò al telefono e chiamò l'ignaro capo della polizia: ma come - gli disse - testa di birillo, tutto il mondo attraverso internet è già informato, e tu non sai ancora che siamo circondati? E giù, un fiume di parolacce.

 Fuori da Zhongnanhai, da un gran silenzio che sembrava quasi artificiale, emergeva compostissimo il magico "sit in" di una marea di persone che più in là si snodava in un enorme corteo silenzioso di circa 20-30.000 partecipanti: un corteo lungo circa due chilometri che abbracciava tutto il centro di Pechino, da est ad ovest, da sud a nord, fino alla Wan Fuqin, la stazione centrale, fino alle vicinanze di Fuximenwai. Erano i seguaci del "Fa Lun Gong" - più variamente definito "il Gong della ruota della legge" o "La forza del Karma" - il movimento fondato nel 1992 dal Maestro Li Hongzhi che oggi risiede negli Usa. Ma più che movimento sarebbe meglio definirlo una "scuola": una delle tante - circa 250 - scuole di Qi Gong oggi esistenti in Cina. Quella di Pechino non era la loro "prima uscita".

 Avevano già svolto una manifestazione di protesta a Tianjin, dopo la pubblicazione, su una rivista locale, di un articolo in cui si diffidavano i giovani dall'indulgere in pratiche antiscientifiche e superstiziose quali, appunto, il Fa Lun Gong, per incoraggiarli piuttosto alla serietà degli studi scientifici. Ai seguaci del movimento non era andata proprio giù. Tanto più che durante la manifestazione alcuni di loro erano stati fermati e tratti in arresto.

 La protesta aveva rotto gli argini dopo che il professor He Zhe Xiu, un eminente fisico che negli anni '60 aveva partecipato alla messa a punto della bomba all'idrogeno cinese, aveva accusato il loro capo spirituale, il Maestro Li, di essere un manipolatore di coscienze e denunciato come irrazionale la pratica, diffusa nel movimento, di rifuggire dalla medicina e dalle cure medicinali. Aggiungendo poi che ciò rappresentava un danno per l'intera società. Apriti cielo! E così, in un crescendo, in cui l'irritazione per l'orgoglio ferito si teneva con la necessità di manifestare fedeltà al capo spirituale, i seguaci si erano dati convegno a Pechino, davanti alla sede del Partito, giungendovi quella mattina da varie città e persino da lontani distretti.

 Il Maestro Li è infatti per i suoi seguaci l'incarnazione della divinità suprema, la più alta divinità giunta da un mondo parallelo - il mondo della beata eternità - a cui ognuno di noi può accedere in carne ed ossa purché lo voglia e creda nel Maestro. Le altre divinità, adorate nelle altre religioni (il cristianesimo, il buddismo e l'islamismo) non sono stati che dei Maestri di rango inferiore. L'ultimo, il definitivo "inviato" è lui: il Maestro Li. Ognuno di noi può vederlo, se solo riesce a far dischiudere il "Tianmu", ovvero "l'Occhio celeste". Chi riesce a far dischiudere il suo "terzo occhio" guadagna l'immortalità, chi non ci riesce subito, può sempre sperare di farcela. Intanto, però, eseguendo quotidianamente gli esercizi respiratori prescritti dal Maestro Li ed entrando spiritualmente in contatto con lui, può migliorare il proprio stato di salute o, addirittura, guarire da inguaribili malattie.

 Questo è in sostanza quanto mi dicono tre fervidi, gentilissimi seguaci del Maestro Li, il giorno dopo la manifestazione a Zhongnanhai, quando li raggiungo nella loro modesta casa, nella zona di Ya Yuncun (il villaggio olimpico che sorge tra il terzo e il quarto anello, a nord est della città). Sono una famiglia di operai: la moglie, «grazie al Fa Lun Gong e al Maestro Li», è guarita da una malattia al cuore, dall'artrite e dall'ulcera. La figlia venticiquenne sprizza salute da tutti i pori, e il marito non dimostra i sessant'anni che ha in groppa. E se tutto questo non fosse bastato per convincermi dell'utilità della loro disciplina, sarei stato il benvenuto nel loro gruppo che si riunisce ogni venerdì pomeriggio in uno spiazzo, piuttosto silenzioso e appartato, vicino alla loro casa.

Quanti e chi sono?

Rifletto: anche le erbe, gli unguenti, i decotti e gli aghi della medicina tradizionale cinese, a volte sono miracolosi; Pechino è piena di ragazze venticinquenni allegre e gagliarde; e quanto al non mostrare l'età che si ha, questa è una cosa che continua a stupirmi in ogni cinese anziano che incontro. Intanto se lo desidero, mi dicono nel congedarci, sono lieti di farmi dono di una copia del volume dove sono raccolti gli scritti del Maestro, la Bibbia del movimento. Ma - aggiungono - non è proprio una Bibbia, come può intenderla un cattolico; non contiene elementi religiosi; vi sono racchiusi i capisaldi del pensiero del maestro, la filosofia del movimento.

 Ma quanti sono i seguaci di questa scuola?

Un'indagine, svolta dagli uffici governativi, stima siano circa 40 milioni. A sentir loro, invece, sono già circa 100 milioni. E provengono dalle più differenti sfere sociali: impiegati, operai, professionisti, intellettuali e molti quadri della polizia, dell'esercito e dello stesso Partito comunista. Ciò potrebbe dirla lunga sul perché il Partito comunista, in una prima fase, si sia mosso sì con risolutezza - per esempio sono state emanate disposizioni che proibiscono ai militari di praticare il Fa Lun Gong - ma anche con molta prudenza; cercando per prima cosa di estendere il controllo sulla maggior parte degli appartenenti alla setta e riservandosi, in un secondo momento, di sconfessare il movimento e decretarne la messa al bando. Subito dopo la protesta davanti a Zhongnanhai, infatti, il presidente Jiang Zeming aveva organizzato una task force ad alto livello che aveva lo scopo di monitorare il gruppo, schedarne i seguaci e infiltrarne l'organizzazione. Già perché la grande paura del potere, oggi, in Cina, è che da una qualche fede religiosa possa nascere un gruppo politico capace di cotrapporsi all'attuale gruppo dirigente e prendere il potere. «La Cina - mi dice sommessamente una sera, a cena, un amico, maestro di Qi Gong - è stata ripetutamente percorsa e squassata nel passato da violente rivolte proletarie, cariche di ideali e di un forte anelito mistico-religioso, capaci ogni volta di far traballare il vecchio impero, o di fronteggiare gli invasori stranieri»: la rivolta dei Taiping, la rivolta dei "Turbanti Gialli", la rivolta dei "Fazzoletti Rossi" e tante altre.

Concorrenza al partito

Tutte queste confraternite avevano una caratteristica comune: erano delle "società segrete". Ecco perché il potere in questi casi ha paura ed è capace di ricorrere a qualunque stratagemma pur di bloccare sul nascere i pericoli che ne possono derivare. Ed è per questo, forse, che Li Honzhi non ha mai smesso di ribadire il carattere non religioso e apolitico del movimento. Aggiungendo, nel tentativo di tranquillizzare la leadership cinese, che obiettivi del suo movimento sono «la tranquillità sociale, la collaborazione col governo, il benessere del popolo».

 Il Fa Lun Gong combina gli antichi esercizi del Qi Gong e della meditazione buddista e taoista, con elementi di moralità e di misticismo che esortano alla Verita-Compassione-Tolleranza. «La nostra scuola - si legge in uno dei suoi libri che possono essere consultati su internet anche in italiano: www.falundafa.org - punta sulla coltivazione integrata di Zhen-Shan-Ren. La "Zhen" (Verità) significa dire la verità, comportarsi con sincerità, per ritornare alla vera origine e alla fine diventare una vera persona. La "Shan" (Compassione) significa generare la compassione, fare delle buone azioni e offrire la salvezza agli altri. La "Ren" (Tolleranza), particolarmente importante: solo tramite la Ren, un praticante può acquisire virtù molto elevate.»

Ma il potere ha continuato a diffidare. Di più. In un paese in cui la parola potere è sinonimo di scandali e di corruzione, si è temuto che Li Hongzhi potesse arrogarsi l'autorità morale di stabilire cosa è il bene e cosa è il male, cosa è giusto e cosa è sbagliato, impadronirsi di ciò che per definizione è prerogativa esclusiva del Partito comunista. E il Partito avrebbe potuto correre il rischio di perdere completamente il controllo sulla società.
1 - continua
 
 

Le Meditazioni del potere

In tutta la Cina arresti e presidi militari. Braccio di ferro tra Partito e Setta - Il Partito ricompatta i suoi quadri e i militari. Ma la protesta della setta non si placa, continuano gli arresti e Pechino e tutte le città cinesi sono presidiate dalla polizia militare
Di  LAO LONG, Il Manifesto 28 luglio 1999

Il timore di questi giorni del potere cinese per la presa sulla società della setta di meditazione Fa Lun Gong, non può non venire anche dalla consapevolezza di una crisi profonda di valori. «No, questa classe dirigente, non capisce i bisogni della nostra società - mi dice un docente dell'Università del Popolo - Oltre a una grande crisi economica, c'è un vuoto spirituale, una crisi di valori, che non si possono colmare con le droghe ideologiche e con il miraggio edonistico; la gente, tutti, i giovani e gli anziani sentono disperatamente il bisogno di aggrapparsi a un ideale, ad una fede; e il Fa Lun Gong parla alla gente con il linguaggio dell'antica cultura cinese, ricca di elementi della filosofia buddista e taoista, e con la semplicità di una promessa reale che rende accessibile il mistero, dunque non c'è da stupirsi che in un simile contesto abbia potuto così facilmente prosperare».

Doppia escalation

In queste ultime settimane, la paura del Partito, dovuta allo shock per la manifestazione silenziosa del 25 aprile, ha generato un'escalation di rappresaglie da parte delle autorità nei confronti dei membri della setta, e una lunga serie di manifestazioni di piazza da parte di questi ultimi in quasi tutte le più grandi città cinesi. Il Maestro Li, in una dichiarazione dagli Usa, si è augurato che le autorità cinesi vogliano onorare la parola data ai portavoce del Fa Lun Gong, ricevuti a Zhongnanhai il giorno del sit in, e non reprimano il movimento (era stato il primo ministro Zhu Rongji a parlamentare con loro).

 La tensione però non ha cessato di crescere. Si sono intensificati gli arresti, ma non per questo si è abbassata la voce della protesta, che anzi è andata salendo di giorno in giorno. Infine, l'annuncio di giovedì scorso, dato con grande rilievo sui giornali e dai media: Il Ministero della pubblica sicurezza cinese dichiara la messa al bando del movimento "Fa Lun Gong".

Cagliostro orientale

Il Quotidiano del Popolo si scaglia con grande veemenza contro Li Hongzhi, definendolo un impostore, un ciarlatano, un malvagio: altro che il "Sommo Budda" che solleva il popolo dalle sofferenze! Insomma, niente altro che un perfido mentitore che non porta i suoi seguaci alla salvezza, ma ad una disastrosa e miserabile fine, procurando enormi danni alla loro salute fisica e mentale.

 Dipingendolo come una specie di "Cagliostro orientale", capace di dominare psicologicamente i suoi accoliti, alcuni dei quali, convinti di possedere capacità extrasensoriali sovrumane hanno finito col suicidarsi, altri, diventati degli psicotici, giacciono negli ospedali psichiatrici.

Nellarticolo si irride dei poteri sovrumani del Maestro, capace solo, da giovane, di suonare la trombetta nel reggimento in cui aveva prestato servizio; si smascherano menzogne con cui avrebbe alterato, ad arte, la sua biografia; si descrive il Fa Lun Gong, da lui fondato, come una macchina per far quattrini a cui il Maestro avrebbe attinto a piene mani, arricchendosi.

Una circolare, della stessa giornata , del comitato centrale del Partito comunista, proibisce ai suoi membri di praticare il Fa Lun Gong e ordina loro di dissociarsi da qualunque tipo di attività legata alla setta, pena l'immediata espulsione dal partito.

Monito ai quadri

«I quadri del partito, coinvolti nelle attività illegali della setta, che non vorranno subito dissociarsi e pentirsi, saranno severamente puniti secondo i regolamenti della disciplina di Partito e le leggi dello Stato».

È chiaro, dunque, che per il Partito comunista, il pericolo, il nemico non è solo esterno; non è solo Li Hongzhi; non sono solo i suoi milioni di seguaci, gente comune, donne e uomini di tutte le età e di tutti i ceti sociali che in questi giorni, in quasi tutte le citta cinesi, quasi con il fervore dei primi catecumeni, cantando e inneggiando al loro movimento, scendono in piazza per farsi immancabilmente picchiare, arrestare, schedare; c'è anche una serpe che cova nel suo seno, e questa serpe va snidata e schiacciata.

Intanto va schiacciato il movimento. Vengono incarcerati i suoi aderenti. Vengono perquisiti e chiusi i suoi centri. Vengono oscurati i suoi siti Internet. Vengono confiscati e distrutti i libri e gli audiovisivi del Maestro.

Negli stadi

La settimana scorsa, nei giorni 21, 22 e 23, a Dalian, Tianjin, Shijiazhuang, Harbin, Taiyuan, e in molte altre città, migliaia di manifestanti sono stati tratti in arresto, o come è accaduto a Pechino, caricati su dei pullman e trasferiti in uno stadio, alla periferia della città, dove vengono guardati a vista.

Mi era sembrata nient'altro che una battuta da osteria, quella che girava per Pechino qualche settimana fa: «Quanti sono questi del Fa Lun Gong? - diceva - 60 milioni? Bene, anche noi del Partito siamo 60 milioni. Vorrà dire che metteremo ognuno dei nostri alle calcagna di ognuno di loro!».

I "traditori"

Era forse una battuta, ma sintomatica di un disagio, di una paura che cresceva, mano a mano che crescevano il numero dei dimostranti e delle proteste, mano a mano che aumentavano le lettere spedite al governo da anziani funzionari, da vecchi combattenti dell'esercito, nelle quali si chiedeva di non considerare i seguaci del Fa Lun Gong come dei nemici e di credere alla loro onestà d'animo.

Non c'era forse anche Li Qihua, già capo della "Sezione medica" dell'Esercito di Liberazione del Popolo, tra i rappresentanti della setta che avevano negoziato con i capi del Partito, durante la manifestazione di aprile a Zhongnanhai?

I potenziali traditori non erano solo nel Partito, ma anche nell'Esercito, nelle Forze Armate, nella Polizia militare. Andavano al più presto smascherati, rieducati o puniti. «Questa, non è solo una battaglia tra materialismo e idealismo - ha scritto Il Quotidiano del Popolo - ma una seria battaglia politica».

Tre squilli di tromba, ed è partita alla carica una sfrenata campagna di propaganda ideologica, volta sia a sconfiggere gli eretici del Fa Lun Gong, accusato di seminare superstizioni, di minare la stabilità del Paese, di volersi contrapporre al Governo, sia a ricercare la massima coesione di tutte le forze politiche e militari attorno alle direttive del Comitato Centrale del Partito. I risultati non si sono fatti attendere.

Il Partito si ricompatta

Il Partito sembra ricompattato, anche se non sappiamo ancora quali sono le teste che sono rotolate o che stanno per rotolare.

Il Quotidiano del Popolo, nell'editoriale di lunedì 26, ammette pubblicamente, per la prima volta, che molti quadri del Partito hanno svolto funzioni direttive e organizzative all'interno dell'organizzazione messa fuori legge. E aggiunge: «È imperativo rinserrare le fila del Partito ed erigere una Grande Muraglia ideologica capace di resistere all'infiltrazione di idee sbagliate e fallaci».

I militari, intanto, sono scattati sull'attenti ed hanno ancora una volta giurato fedeltà ai leader. Sulla protesta, che che non accenna a placarsi, si è abbattuta ancora più inesorabile la repressione. Si sono susseguiti gli arresti e, in queste ore, quasi tutte le città cinesi sono presidiate dalla polizia militare.

A Pechino, le vie d'accesso alla città sono sbarrate, per impedire che vi giungano i seguaci provenienti da altre città; e grossi spiegamenti di polizia sono visibili intorno alla Stazione centrale, ai parchi, agli edifici governativi.

Intanto, alle voci che sono circolate, in Cina, durante le scorse settimane - puntualmente smentite dagli organi ufficiali - secondo le quali il governo cinese sarebbe stato disposto a sborsare 500 milioni di dollari pur di riavere a Pechino il grande Guru della setta, si è aggiunta quella di una probabile, imminente richiesta di estradizione di Li Hongzhi, che la Cina si appresterebbe a rivolgere agli Stati Uniti.

Il Maestro evasore?

L'accusa sarebbe di evasione fiscale. «Ho sentito queste voci - ha detto il Maestro Li - in un'intervista al Wall Street Journal - e sono rimasto molto turbato. Anche i miei seguaci lo sono, e si sono rivolti al Dipartimento di Stato americano, perché mi aiuti». Riferendosi alla repressione del movimento, in corso in Cina, Li ha detto: «Potranno infliggere loro delle punizioni corporali, ma non potranno cambiare il loro cuore».

«So - ha dichiarato in un comunicato scritto per un'agenzia di stampa - che i miei seguaci saranno duramente perseguitati». Aggiungendo: «Sono profondamente preoccupato, perché temo che potrà nascere un nuovo 4 giugno». E in una lettera via Internet si è detto pronto a dialogare col governo di Pechino «per chiarire le incomprensioni e a riconoscere i propri errori, qualora ne avesse commessi».

"Il popolo vi guarda"

Di tutt'altro tono, invece, la lettera da lui indirizzata ai capi del governo, giovedì scorso. Vi si legge tra l'altro: «Se il Governo di un Paese, davvero, scambiasse le brave persone per dei malvagi, per la gente del popolo, non sarebbe forse questo, un tristo Governo? Nel decidere la soppressione del Fa Lun Gong, vi siete chiesti, voi signori capi del Governo, cosa penserà in futuro il popolo di voi? Per quanto possiate dir male del Fa Lun Gong, il popolo sa cos'è il Fa Lun Gong, sa che siamo tutti delle brave persone. Che si possono acciuffare facilimente, che si possono colpire facilmente». E ancora: «Delle malelingue dicono che io e il Fa Lun Gong copriremmo chissà quali forze internazionali e quali interessi politici. Se fosse così, perché ci staremmo facendo strumentalizzare? Per denaro? Basterebbe che io dicessi una parola e ognuno mi darebbe uno yuan. Pensate, 100 milioni di persone che mi danno uno yuan. Diventerei subito un riccone».

"Siamo disinteressati"

«Oppure - continuava il Maestro -, se non è per il denaro, faremmo tutto questo forse per il potere? Noi che pratichiamo il Qigong, siamo assolutamente disinteressati. Vorrei ricordare che nella Storia del nostro Paese non sono stati pochi gli imperatori e i re che hanno messo da parte il potere e hanno cominciato a praticare il Qi Gong. Per cosa allora?».

Per poi chiudere così. «Vi prego di non prestar fede alle dicerie; spero che il Governo possa direttamente comunicare con me. Che si possano risolvere le incomprensioni. Si può piegare la gente, ma non il cuore della gente. E anche a me spiacerebbe se il nostro Paese dovesse andare, ancora una volta, incontro a una tragedia».

La risposta del Governo, forse ancor più irritato, è stata il pugno di ferro. Mentre gli Stati uniti e le organizzazioni internazionali per i diritti civili, risollevano il loro dito accusatore, la Cina si arrocca, e attende in difesa, le celebrazioni per il 50.mo anniversari della Repubblica e il ritorno di Macao, alla madre patria. C'è da chiedersi: quale sarà il futuro del Fa Lun Gong in Cina? Questa è una domanda alla quale, per quanto illuminato, oggi, forse neppure il Maestro Li potrebbe rispondere. Né lo potrebbero le task force del potere centrale.
(2/ fine, prima puntata 27/7)
 

Comunicato Stampa: La crisi del Falun Dafa in Cina
Reperibile sul sito ufficiale del movimento

WASHINGTON, D.C. 29 luglio 1999 - traduzione in italiano (c) Alessia Guidi

Oggi abbiamo indetto questa conferenza stampa perché, come sappiamo, stiamo attualmente vivendo una situazione di crisi in Cina. Se permettiamo che le cose si aggravino ulteriormente nessuno, né il governo cinese né i praticanti di Falun Dafa, ne trarrà beneficio. Il tipo di soppressione brutale mostrata nelle ultime settimane dalle autorità cinesi non si era più vista dagli incidenti di Tienanmen dieci anni fa. E il tipo di tattica del terrore e programmi di "rieducazione" ideologica che vengono usati sembrano un ritorno ad un'era che sarebbe meglio dimenticare.

La Cina e il resto del mondo sono davvero pronti per un'altra Rivoluzione Culturale? Con in gioco la vita di decine di milioni di praticanti, la conseguenza di un continuo aggravamento potrebbe essere impressionante, sia sotto il profilo economico che politico. Potrà un governo che attacca i suoi stessi cittadini ricevere alla fine fiducia e rispetto?

Il Falun Dafa è una pratica di natura pacifica, e non abbiamo cattive intenzioni contro il governo cinese. Speriamo soltanto che il governo rilascerà i praticanti detenuti, perché non hanno fatto nulla di male. Praticare un pacifico Qi Gong nei parchi per migliorare la propria salute fisica e mentale è una attività tradizionale cinese e difficilmente può essere definita pericolosa.

Se il governo ci garantisse la libertà di esercitare le nostre credenze e mettesse fine alla brutalità e alle molestie, si accorgerebbe che non c'è nulla da temere. Non abbiamo un programma politico. Il Falun Dafa esiste in Cina da diversi anni e in precedenza non ci sono mai stati problemi. Al contrario, le notizie negli USA e nel resto del mondo riportano che un funzionario della Commissione Cinese per lo Sport qualche mese fa ha detto che la pratica del Falun Gong stava facendo risparmiare al governo centinaia di migliaia di dollari in spese mediche.

L'attuale conflitto, se si permetterà che prosegua, non potrà che danneggiarci tutti. Vi chiediamo, come membri della comunità internazionale e dei media, di aiutarci ad esprimere al governo cinese la nostra buona volontà e trasmettere il nostro desiderio di risolvere la questione con mezzi pacifici. È il momento per un dialogo sincero ed aperto in modo che si possa disegnare un programma accettabile da tutti.

I. Introduzione al Falun Dafa

Il Falun Dafa è un fenomeno senza precedenti, e i tentativi di confrontarlo a religioni o vari movimenti di massa della storia cinese sarà inevitabilmente restrittivo. Questa pratica ha catturato il cuore di decine di milioni di persone in tutto il mondo, e non senza buone ragioni.

Il Falun Dafa, conosciuto anche come Falun Gong, è un tipo di pratica tradizionale cinese di Qi Gong. In Cina la pratica di diversi tipi di qigong, come il Tai-Chi, è un tipo di passatempo così come il baseball qui negli USA. Ai cinesi piace praticare nei parchi la mattina, e poi andare a scuola o al lavoro rinvigoriti.

Ma ciò che attrae le persone verso il Falun Dafa in particolare sono i suoi potenti e provati effetti curativi su molte malattie e disturbi, così come la guida spirituale che fornisce. I racconti di malattie curate e nuovo benessere spirituale ritrovato abbondano. La pratica si è diffusa così velocemente in soli sette anni quasi unicamente con il passaparola, non perché esista qualche insidioso progetto per sfidare qualche governo. Come si può non essere curiosi quando si vede che il vicino si è completamente ripreso da un debilitante caso di artrite, o malattia cardiaca o depressione?

Il Falun Dafa insegna che per essere veramente in salute, sia fisicamente che mentalmente, occorre diventare persone di carattere altamente morale, e bisogna avere grande virtù per raggiungere livelli spirituali più alti. Un vero praticante di Falun Dafa cerca sempre di attenersi ai principi di Verità, Compassione e Pazienza, cercando di eliminare le abitudini negative, di essere gentile e tenere in considerazione il prossimo.

I praticanti provengono da ogni strato sociale, possono essere importanti studiosi, quadri governativi oppure donne anziane o bambini. Non esiste una struttura definita, o una forma di iscrizione - la gente semplicemente arriva autonomamente sui luoghi dove si pratica.

II. Situazione persecutoria in Cina

Come forse voi tutti sapete, il governo della Repubblica Popolare Cinese sta brutalmente sopprimendo la pratica del Falun Dafa. Decine di milioni di persone pacifiche sono state denunciate come sostenitori di una "religione malvagia" e diffusori di superstizioni.

La settimana scorsa la polizia cinese ha arrestato almeno cento persone chiave del Falun Dafa, saccheggiando le loro case nel mezzo della notte e confiscando materiali. Quando decine di migliaia di altri praticanti hanno iniziato a radunarsi in gruppi in tutto il paese, richiedendo il loro rilascio, le autorità cinesi hanno risposto costringendo la gente a lasciare le loro città, spesso prendendoli per i capelli e picchiandoli, poi trattenendoli in stadi per giorni interi senza cibo e acqua. La polizia non ha esitato a usare la forza contro donne anziane ed anche bambini piccoli.

Le ultime notizie che abbiamo è che 1.200 praticanti, che sono anche membri del Partito Comunista, sono stati mandati ad una scuola vicino Pechino per la cosiddetta "rieducazione". Le autorità sostengono che questi praticanti, prima di essere rilasciati, devono garantire che "lasceranno" il Falun Dafa anche se, tecnicamente, non esiste organizzazione da lasciare. O che si crede e si pratica, o non lo si fa. A tutt'oggi nessuno è stato rilasciato.

III. Verifica dei fatti in risposta alle false accuse

Siamo convinti che il governo cinese, sopprimendo i nostri praticanti, abbia fatto un grosso errore. Ci accusano falsamente di opporci al governo cinese, ma non è vero. Ci etichettano falsamente come "setta" o "culto", ma non lo siamo. Il Falun Dafa non è una organizzazione. I suoi praticanti sono volontari. Non è politico. E non è di resistenza. Siamo non violenti, e ansiosi di iniziare un dialogo con un governo che si è convinto che siamo oppositori pericolosi - ma non lo siamo.

La settimana scorsa Il governo cinese ha messo il Falun Dafa fuori legge. Afferma che in Cina i praticanti sono controllati e sostenuti finanziariamente da interessi stranieri per opporsi al governo cinese. È completamente falso. Non ci sarebbe modo di "controllare" esternamente le azioni di tante decine di milioni di persone, sotto l'occhio guardingo delle autorità del PCC. Il governo cinese ha anche accusato i praticanti di Falun Dafa di aver danneggiato, nei loro incontri, la proprietà pubblica, ma tutte le assemblee sono state pacifiche e ordinate, al punto che non abbiamo neppure lasciato spazzatura, o bloccato il traffico. Nessun praticante che si attenga ai principi di Verità, Compassione e Pazienza danneggerebbe volontariamente qualcosa, o metterebbe in pericolo qualcuno.

Stiamo citando queste accuse perché abbiamo sentito che, secondo le "leggi" che il regime comunista ha varato nei giorni scorsi, la condanna per queste accuse basate su "prove" viene ora punita con la morte.

Il governo ha anche ascoltato e creduto ad alcuni racconti di gente che si è suicidata, o ha ucciso, o è entrata in stato di trance dopo aver appreso il Falun Dafa. Ma queste persone, tanto per cominciare, erano mentalmente malate e praticavano diversi tipi di Qigong allo stesso tempo. Il Falun Dafa chiaramente richiede che a nessun paziente mentalmente malato venga permesso praticare il Falun Dafa. È un fatto noto nella comunità degli estimatori che praticare qualsiasi forma di Qigong, compreso il Tai chi, è pericoloso per individui mentalmente malati. Inoltre questi individui citati dal governo hanno provato sistemi diversi nello stesso momento. È giusto incolpare il Falun Dafa della loro tragica fine?

Il governo ci ha etichettati come superstiziosi. Ma sullo stesso piano sono anche religioni come il cattolicesimo, il protestantesimo e il buddismo? Ciò che ci è stato insegnato nel Falun Dafa non va oltre lo scopo dei suoi insegnamenti. La costituzione non ci permette forse libertà di credo?

Nella campagna diffamatoria del governo cinese contro il Falun Dafa ci sono troppe false accuse per poterle qui menzionare tutte. Abbiamo risposto ad alcune di esse.

IV. Conclusioni

Abbiamo bisogno del vostro aiuto, e ne abbiamo bisogno ora. Questo è un grosso problema di dimensioni internazionali che coinvolge quasi 100 milioni di persone. Persone vere, compassionevoli e pacifiche. Ma i diritti umani di questi praticanti a radunarsi, ed esprimersi e a praticare le loro credenze vengono soppressi in violazione alla costituzione della Repubblica Popolare Cinese e alla Dichiarazione Internazionale dei Diritti Umani. Non è una faccenda interna della Cina, ma un argomento di preoccupazione urgente per tutta la comunità internazionale.

Così come la comunità internazionale è allarmata dalle pulizie etniche in altre parti del mondo, deve parlare chiaro contro questa insidiosa forma di pulizia spirituale in Cina. Facciamo appello alla comunità internazionale, comprese le Nazioni Unite e i governi preoccupati di tutto il mondo, ad intervenire immediatamente ad aiutarci a risolvere questa crisi in modo pacifico e giusto.

Vi chiediamo urgentemente di assisterci nello stabilire un dialogo con il governo cinese e incoraggiarlo a rilasciare i praticanti detenuti, a ristabilire la regola della legge, e una cultura di tolleranza.

Comprendiamo che il governo sia innervosito dal gran numero di praticanti di Falun Dafa, soprattutto perché una parte considerevole fa parte dei Partito Comunista, ma le due cose non si escludono reciprocamente e automaticamente. Come pensa il governo di controllare la mente di tante persone?

Il Falun Dafa non è e non sarà coinvolto nella politica. I praticanti di Falun Dafa non hanno interesse nel potere politico. La nostra sola speranza è che i detenuti vengano rilasciati, e che la crisi venga risolta in modo pacifico così  da poter continuare a esercitare in pace le nostre credenze.
Contact: Gail Rachlin (212) 501-8080
 
 

Parla il seguace italiano

Cina, al rogo i libri del Falun Gong - di Marco del Corona, Corriere della Sera 29 luglio 1999

Il fuoco contro gli «eretici». Il regime cinese prosegue la sua offensiva contro il culto del Falun Gong, messo fuorilegge perché «pericolosamente superstizioso». Centinaia di migliaia tra libri, cassette e video sono stati pubblicamente bruciati a Wuhan, Tianjin e Urümqi. Atti che riportano la Cina agli anni della Rivoluzione culturale e delle Guardie rosse. «Dietro queste azioni c'è una capillare attività di intelligence condotta dalla polizia dopo la manifestazione dei 10 mila a Pechino, in aprile. Telefoni sotto controllo, appostamenti, ronde nei parchi dove i praticanti fanno esercizi, inviti alla delazione»: a parlare è Alfredo Fava, seguace del maestro Li Hongzhi e traduttore delle sue opere in italiano. Fava - 55 anni, imprenditore tessile di Biella con interessi in Cina - segue con apprensione la repressione. «Sì, il regime comunista teme il Falun Gong come potenziale veicolo della disperazione sociale. Ma i nostri precetti sono "verità, compassione, tolleranza": non facciamo politica». 

Quando si accostò al Falun Gong? 

«A Pechino, Natale '95, partecipai a un incontro con Li. Andai che ero scettico e malato, ne uscii in salute, conquistato dal carisma dell'uomo. Cominciai a seguire gli insegnamenti perché pativo un grande vuoto spirituale». 

Pechino accusa il movimento di gestire immensi fondi.

«Del Falun Gong mi colpì subito il ruolo inesistente del denaro. I fedeli si autotassavano per ogni attività. I nostri testi, poi, sono accessibili a tutti su Internet: non c'è lucro. E il maestro Li dà solo un impulso spirituale, non organizza nulla». 

Come si spiega la diffusione così rapida del Falun Gong? Li cominciò la predicazione solo nel '92... 

«Dopo il '93 Li cominciò a parlare in impianti sportivi: migliaia e migliaia di persone venivano a contatto con i suoi insegnamenti in corsi di 9 giorni, il proselitismo seguiva il tam-tam tra conoscenti. Inoltre, il Falun Gong è una forma di buddhismo, quindi non è estraneo alla cultura cinese. Soprattutto, è efficace: seguendo i suoi dettami la salute ne trae giovamento». 

Quando sono cominciate le «attenzioni» del regime cinese? 

«Tra la fine del '97 e il '98, con articoli di taglio pseudo-scientifico su riviste, assai critici verso il maestro. La situazione è precipitata dopo gli arresti compiuti a Tianjin, in primavera, prima della manifestazione dei 10 mila». 

Qual è la struttura del movimento? 

«Non ci sono capi, ma "assistenti" che aiutano i praticanti. I membri si conoscono tra loro, impossibile essere infiltrati da spie. Tutti devono rispettare le istituzioni, nessuno può odiare. Il nodo ora è questo: come obbedire alle leggi dello Stato se lo Stato ti mette fuorilegge? Di una cosa sono certissimo: il Falun Gong non reagirà mai con la violenza alla repressione». 
 
 

Cina: mandato internazionale d'arresto per il capo della setta Falun Gong

Chiesta la collaborazione dell'Interpol per la cattura di Li Honzhi - Corriere della Sera, 29 luglio 1999 - Ultime Notizie h. 16,35

Pechino (Cina) - La Cina ha emesso un mandato internazionale di arresto nei confronti del fondatore e leader della setta Falun Gong, Li Honzhi, che da circa un anno vive negli Stati Uniti. È stata anche chiesta la collaborazione dell'Interpol per la sua cattura. Lo ha reso noto il ministero della Pubblica sicurezza che in un comunicato diffuso dall'agenzia ufficiale Nuova Cina accusa Li di «aver diffuso superstizione e falsità malevole per ingannare il popolo, causando così la morte di molti seguaci». Nei giorni scorsi gli organi d'informazione ufficiali cinesi hanno pubblicato notizie riguardanti almeno 743 seguaci della setta che sarebbero morti dopo aver rifiutato le cure mediche come predicato da Li e che si sono affidati per la guarigione solo alle pratiche di ginnastica e meditazione di Falun Gong. In Cina sono stati sequestrati per essere mandati al macero un milione e 550 mila tra libri e altre pubblicazioni di Falun Gong. La televisione continua a trasmettere le immagini dello schiacciasassi che, davanti a una folla di bambini, distrugge opere e cassette della setta messa fuori legge da una settimana. 
 
 

Al rogo in Cina i libri del Falun Gong

Sempre più dura la repressione della setta buddhista - Come al tempo della Rivoluzione Culturale, i testi di ginnastica mistica di Li Hongzhi sono stati dati alle fiamme in molte città. Di Luoyan Shen - La Stampa 29 luglio 1999

Pechino - E’ vecchia quanto la scrittura l’opinione che la temperatura a cui bruci la carta, 451 gradi Fahrenheit, sia la stessa a cui brucino le idee. In Cina in questi giorni sono messe al rogo le pericolose parole di Li Hongzhi, dio in terra della setta Falun Gong. Come non succedeva da 30 anni, dai tempi dell’infame rivoluzione culturale, agenti di pulizia culturale fanno ardere milioni di copie della bibbia del gruppo religioso. 

Il testo, peraltro da mesi ufficialmente proibito, continuava ad affollare gli scaffali delle librerie cinesi. Negli spazi rimasti vuoti il governo sta ora mettendo volumi di geologia, mineralogia, astronomia... allo scopo di combattere la superstizione con la scienza.

I giornali ufficiali non nascondevano da un paio di mesi la campagna ufficiale a favore della tecnologia e per contrastare l’avanzata di credenze messianiche, millenaristiche come quella dei Falun Gong. Costoro fino a un anno fa minacciavano: tutti coloro che non si convertiranno a Li Hongzhi moriranno nell’apocalisse che brucerà il mondo allo scoccare del 2000. Dall’ecatombe, promettevano, si sarebbero salvati solo i fedeli al Falun Dafa, il grande metodo del ciclo del Kharma. 

Il rogo dei libri è una vecchia idea per la Cina, ma mai ammantata di valori positivi. A bruciare cominciò il primo imperatore, Qin Shi Huangdi, unificatore del Paese, alla fine del terzo secolo a.C. mandò in cenere tutti i volumi che non fossero quelli di tecnica e di agronomia. I classici confuciani vennero nascosti dagli studiosi, ma arsi nella pubblica piazza dove si annunciava: solo i libri della filosofia legalista sono ammessi. Vi ricorda qualcosa? Gli studiosi vennero vendicati. Morto il primo imperatore un piccolo ex funzionario, Liu Bang, fondò una dinastia, la Han, che promosse il confucianesimo a ideologia di Stato. 
Ci vollero circa 2000 anni perché, dopo l’impatto con l’Occidente, studiosi cinesi rivalutassero i pensatori legalisti e ridimensionassero quelli confuciani. Ai roghi cartacei si tornò 30 anni fa durante la rivoluzione culturale, con il risultato che poco dopo i libri condannati (letteratura straniera, antichi testi eccetera) tornarono di gran moda e fecero scomparire dal mercato i classici del Marx-Lenin e Mao Zedong pensiero. 

Adesso gli arrestati per aver partecipato alle dimostrazioni di Falun Gong sono costretti a studiarsi i documenti del partito, e a giovani e vecchi in cerca di soddisfazione spirituale, si propinano illustri testi di mineralogia. Lo studio delle pietre va bene, e va anche bene quello di un partito che in 20 anni ha quintuplicato la ricchezza nazionale, ma cosa c’entra? E’ come dare acqua a un affamato; disseta, riempie la pancia, ma non soddisfa la richiesta principale del poveretto, la fame, appunto. I milioni che hanno letto e compulsato le parole di Li Hongzhi cercavano religione e questo continueranno a cercare anche se sommersi da montagne di tecniche moderne e occidentali. 

E’ vero «è una gioia appiccare il fuoco. E’ una gioia speciale vedere le cose divorate, vederle annerite, «diverse». Per questo forse a qualcosa servono i roghi. Gli occidentali osservavano soddisfatti le ruspe che macinavano milioni di cassette di film hollywoodiani piratati in Cina. Era per la difesa del sacro diritto di proprietà intellettuale ma nella forma non era diverso dal rogo dei libri; e hanno posto un argine alla pirateria. 

Forse diciamo che i roghi non servono perché abbiamo timore che a qualcosa servano. O almeno che a qualcosa siano serviti in passato. La letteratura Maya ora non esiste più, proprio per un rogo di libri voluto da un prete cattolico quella volta. 

Ma oggi quando Internet si diffonde in Cina come un fuoco in una prateria, è impossibile frenare le idee di Li fermando la carta stampata. Sarebbe come bruciare papiri copiati a mano nell’epoca della stampa a caratteri mobili.Quelle fiamme ora potrebbero servire a Li Hongzhi per rinascere come una fenice, mentre chi oggi brucia, se non spegne l’incendio, potrebbe finire bruciato. Per ardere le idee non bastano 451 gradi Fahrenheit. 
 
 

La magia e i lumi

La setta Falungong contro mercato e modernità. Di Edoarda Masi, Il Manifesto 29 luglio 1999

«Ho vissuto dieci anni lontano dal mio villaggio. Sono tornato contaminato dall'ipocrisia dell'operosa buona società, col corpo che emana da ogni poro un lezzo soffocante perché immerso a lungo nelle fetide acque della sporca vita cittadina... La strana morte (della seconda nonna) aveva risvegliato nella mente di tutti gli abitanti della regione di Gaomi il senso del mistero sopito nel profondo del loro cuore. Questo senso del mistero vive nella memoria degli anziani del mio villaggio; scorre lento, come un fluido dolce, denso e rosso, che un giorno germoglierà, crescerà, si rafforzerà, tramutandosi in una potente arma di pensiero con la quale sarà possibile affrontare il mondo sconosciuto.Ogni volta che ritorno al mio villaggio, questa forza misteriosa mi arriva dagli occhi ebbri dei vecchi... Io temo che i miei occhi intelligenti e attenti mandino la stessa luce intelligente e attenta che hanno gli occhi dei conigli; temo di ripetere ciò che altri hanno copiato da altri libri di altri ancora...». Così scrive Mo Yan, alla conclusione dell'epopea diSorgo rosso. 

Le scarpe rotte di Mao

Scriveva Mao Zedong in anni lontani: «Dicono che sono canaglia. Questi uomini che andavano per le campagne con le scarpe rotte, con un ombrello stracciato sotto il braccio e addosso lunghe gonne verdi, che tiravano i dadi e giocavano a soldi, in una parola, tutti quelli disprezzati, che i signori bene gettavano nel fango, che non avevano posto nella società, ai quali era negato totalmente il diritto di parola, hanno alzato la testa; non solo, ma hanno preso in mano il potere...». «L'esercito rosso è composto in parti di vagabondi... I vagabondi sono capaci di combattere...». E più tardi farà appello ai "fratelli" della Gelaohui, società segreta, affinché si uniscano al resto del popolo nella resistenza all'invasione giapponese. "Banditi" erano per il legittimo governo del Gmd i soldati dell'"esercito rosso". Gli stessi ai quali Lu Xun vicino a morte inviava il messaggio «Voi siete la speranza della Cina e di tutta l'umanità».

Un soldato rosso è pure il ragazzo contadino che disperato "nuota contro la corrente" dei compaesani (tornati a barbarie? portatori di altra verità?) che lo travolgono, nel finale del film Terra gialla di Chen Kaige: ed è solo uno fra i tanti episodi dove la giovane narrativa cinese e il cinema (non importa se da punti di vista molteplici e con giudizi differenti) rappresentano la condizione di una frattura radicale che si voleva sanata e tragicamente riemerge.

La frattura è fra la visione laica, razionale e razionalistica dei letterati e il "mondo magico" dei subalterni. I letterati come classe dirigente (la più consapevole e solida della storia umana) fin dall'antichità governano la frattura istituzionalizzandola ed esorcizzandola: la "irrazionalità" dei subalterni viene assoggettata e controllata coi riti e con l'educazione del popolo a un'etica comune.

La frattura si estende oltre le immense masse popolari, penetra negli animi degli stessi letterati, percorre come un controcanto le opere letterarie e il pensiero filosofico; consente l'acquisizione, da parte del confucianesimo illuminato, di correnti come il taoismo (riferimento alla natura) e di altre estranee come il buddhismo (momento di salvezza "asociale"), fino al grande sincretismo della scolastica medioevale e alle contese intellettuali dal XV al XVIII secolo. Consente, in quella letteratura confuciana, la presenza e la vitalità di tanti elementi fieramente anticonfuciani.

Ricchi e poveri

Ma dei frutti della contraddizione consapevolmente vissuta beneficiano infine ancora le élites dirigenti, i colti e i semicolti, parte della popolazione urbana. La massa contadina, che è la grande maggioranza, ne risulta a un tempo esclusa e inclusa (i letterati sanno imprimere sull'intera società forme comuni: è questa la loro grandezza).

Ne deriva una complessa dialettica: periodi nei quali la società tende ad articolarsi in organismo unitario si alternano a periodi di "disordine" (al culmine, le grandi rivolte), quando la maggioranza semiesclusa emerge indipendente come controsocietà (che continua tuttavia a mimare le forme comuni. Perfino il regno dei cieli si configura ripetutamente quale copia dell'impero terreno.)

Più delle fonti storiche, ricchissime ma via via regolate dagli interessi politici del potere dominante, le fonti letterarie e anche le arti figurative ci dicono molto su quel che si cela dietro il "disordine", sull'alternativa che anima l'intera storia della Cina, da leggere come storia di una società dialetticamente divisa-unita, oppure come storia di due società. Fili conduttori a intendere quella subalterna sono i culti e le credenze popolari, la rete complessa delle società segrete, il banditismo endemico.

Subalterni e irrazionali

Le correnti che sul finire del secolo XIX e all'inizio del XX rovesciano il dispotismo utilizzando in parte i "lumi" dell'Occidente, dalla Riforma del 1898 al Movimento del 4 maggio 1919, non saldano la grande frattura perché interessano quasi esclusivamente i ceti colti e semicolti urbani. I nodi vengono al pettine sul finire degli anni venti e l'inizio dei trenta, quando i "banditi" comunisti (pur sempre guidati da elementi del ceto colto) portano alla ribalta le grandi masse dei subalterni contadini. Ha inizio allora, e dura per la lunga storia delle guerre e delle rivoluzioni fino agli anni settanta, il processo che mira a saldare la frattura, per le vie della conciliazione, della creazione di nuove gerarchie, o del rovesciamento - per quanto riguarda il potere. Ma il nocciolo culturale della rivoluzione è l'intento di ricollegare (escludendo la subalternità) la sfera del "mondo magico" con quella della ragione illuminata, in qualcosa di più che un'alleanza fra ceti colti e classi subalterne, in vista della comune "liberazione": dai padroni e dai fantasmi, e ad un tempo dalla ferrea tirannia della cultura razionale e libresca.

La ricerca originale di una via d'uscita dalla dialettica dell'illuminismo si interrompe e si perde nella presente catastrofe della società cinese - non così lontana e diversa dalla catastrofe planetaria. Dagli anni ottanta è in atto un processo di "mercatizzazione del potere", secondo più di un analista.

Scrive l'economista He Qinglian (*): «I detentori del potere e i loro parassiti hanno saccheggiato la ricchezza pubblica», e «l'ineguaglianza e la corruzione si espandono drammaticamente dopo il 1992». Nelle province più povere il reddito pro capite è in diminuzione, mentre nell'intera Cina il quinto più ricco della popolazione possedeva nel 1994 il 50,2% della ricchezza totale, e al quinto più povero toccava il 4,3%; la popolazione rurale e delle piccole città (quattro quinti del totale) produce tre quinti della ricchezza e ne consuma due quinti.

Socialismo abbandonato

Il quoziente di potere perduto dal partito è andato a favore non dei cittadini ma di una nuova classe di baroni predatori. L'economia sommersa - inclusi il traffico di droga, il contrabbando, la compravendita di esseri umani, la prostituzione, la pornografia - è fusa e confusa con l'economia legale. In alcune zone delle campagne capi fuorilegge hanno assunto il potere politico o stretto alleanze con funzionari pubblici a formare una forza che costringe i contadini in condizione di semischiavitù.

L'abbandono delle scelte socialiste e l'opzione per l'entrata nel "mercato" mondiale ha inteso cancellare oltre cinquant'anni di storia e toglie significato anche ai conflitti drammatici, all'opposizione comunista alla sopraffazione burocratica, alle lotte giovanili per la libertà, alla critica di politiche economiche in parte errate, che pure hanno accompagnato quegli anni straordinari. Intende cancellare ogni significato al "senso del mistero" di cui scrive Mo Yan, alla forza sotterranea della controsocietà già emersa alla luce grazie ai "lumi" non più del confucianesimo né dell'Occidente ma del socialismo contadino.

Come in ogni paese, la memoria profonda delle antiche tradizioni (magiche, religiose, di autonomia e solidarietà) viene deformata e oltraggiata - ultima offesa a chi è spogliato di tutto -, ridotta a merce di scarto, fonte di fanatismi: pronta a divenire strumento di un dominio non più illuminato, non sorretto nemmeno dalla ragione alta delle classi dirigenti (come era stato nel passato, pur dispotico).

Un popolo al quale sono state strappate autocoscienza e speranza, che non crede più a nulla, giacché gli viene proposto - nella povertà estrema e nell'assenza di un'etica comune e di ogni ordine razionale - il solo miraggio dell'altrui gratuito arricchimento, può facilmente cadere nella trappola di idoli, come quelli proposti dalla Falungong, di recente venuta all'attenzione del governo e dei media.

L'oppio della setta

Non "fluido dolce, denso e rosso", che si tramuti "in una potente arma di pensiero", ma rimasugli di tradizioni (le forme della società segreta, i frammenti del culto buddista e di arti marziali) accozzati a funzionare da duplice oppio - falsa alternativa per il popolo disperato e falso strumento di dominio per la parte corrotta della burocrazia, che è intrallazzata in questa società Falungong come nei loschi traffici del capitale selvaggio, e se ne vale come mezzo di diversione.

Il cosiddetto mercato priva il popolo delle armi mentali per la sua liberazione - dei "lumi" della ragione e della forza potente del "mistero" - per ridurlo allo stato di schiavitù anche intellettuale e di integrale mercificazione, comune a tutte le zone del trionfante neoliberismo. Resta la speranza che il popolo e il governo cinese conservino ancora la forza per combattere questi fenomeni, non solo con la necessaria repressione ma ritrovando le vie di liberazione e di libertà che oggi sembrano abbandonate.

(*) He Qinglian, Zhongguode xianjing (Cina in pericolo). Pubblicato in Cina (Beijing, Jintian chubanshe, 1998) non è disponibile in italiano. Si può leggerne un'ampia recensione di Liu Binyan e Perry Link, A Great Leap Backward?, in "New York Review of Books", XLV: 15, Oct.8, 1998.
 
 

La Cina chiede all’Interpol «Catturate il guru ribelle» 

Il capo del Falun Gong vive negli Usa - «Le sue superstizioni hanno causato la morte di 743 adepti della setta». La Stampa, 30 luglio 1999

Pechino - Il ministero per la Sicurezza pubblica ha emesso ieri un mandato di arresto contro il fondatore della setta buddista «Falun Gong», Li Hongzhi che accusa di aver provocato la morte di centinaia di adepti, di aver diffuso credenze superstiziose e di turbamento dell'ordine pubblico. Pechino ha chiesto per la cattura del guru la collaborazione dell'Interpol. L'agenzia «Xinhua» non ha precisato se la Cina intenda chiedere l'estradizione di Li agli Stati Uniti - dove il guru vive - che comunque quasi certamente la negherebbero.

Sempre secondo le accuse del ministero, Li Hongzhi, che ha 47 anni, avrebbe utilizzato la Falun Dafa Research Society e il gruppo Falun per imbrogliare gli adepti. Nel mandato di cattura si legge che «Li Hongzhi ha anche complottato e organizzato, senza avere avuto una preventiva autorizzazione, come esige la legge, assembramenti, manifestazioni ed altre azioni per turbare l'ordine pubblico ed è dunque sospettato di reato di turbamento dell'ordine pubblico». Quest’ultima accusa si riferisce al fatto che Li Hongzhi è stato ispiratore delle proteste che decine di migliaia di suoi seguaci avevano attuato nei giorni scorsi a Pechino per denunciare i rigidissimi controlli e le azioni di disturbo condotte dalle forze di sicurezza nei loro confronti. Le manifestazioni erano state soffocate dalla polizia con centinaia di arresti. 

I decessi che nel provvedimento vengono attribuiti alla responsabilità di Li sono 743. I media ufficiali cinesi avevano sostenuto che si tratta di adepti della setta morti dopo aver rifiutato le cure mediche per le loro malattie ed essersi affidati per la guarigione solo alle pratiche di ginnastica e meditazione proprie di Falun Gong. 

Trecentomila testi della setta, dichiarata fuori legge dal governo il 22 luglio, sono stati intanto già distrutti a Pechino, e 45 mila a Shanghai. Analoghe operazioni di sequestro sono scattate in tutta la Cina, e in particolare nelle province di Guangdong, Shangdong, Hebei, Sichuan, Shaanxi, Liaoning. 

Nella capitale sono state controllate non solo centinaia di librerie, ma anche tipografie e altri locali dove era venduto il materiale illustrativo di Falun Gong, comprendente anche supporti su cd. In alcuni casi, i negozi sono stati colpiti da ordine di chiusura. Nella capillare iniziativa propagandistica lanciata dalle autorità cinesi, la durata dei notiziari televisivi è stata raddoppiata, dai normali 30 minuti a un'ora, per dedicare ampi spazi a accuse e critiche nei riguardi della setta. 

La setta, fondata nel '92, conta 70 milioni di adepti e pratica una meditazione fondata su un misto di taoismo e arti marziali tradizionali. Ma secondo le autorità cinesi ha in realtà scopi politici e minaccia l'autorità del partito comunista. Li Honghzi ha sempre respinto queste accuse e afferma che Falun Gong riguarda solo la «coltivazione dello spirito». 

Falun Gong fin dalla sua nascita aveva operato senza interferenze delle autorità cinesi, fino al 25 aprile scorso, quando 10 mila membri del movimento si erano radunati silenziosamente davanti al complesso residenziale di Zhongnanhai dove vivono il presidente Jiang Zemin e tutti gli altri massimi dirigenti comunisti.
 
 

"Arrestate Li"

Cina: «Gli adepti della setta si lasciano morire senza cure». Ordine di cattura per Li Hongzhi, leader della Falun Gong che vive negli Stati uniti. Coinvolta l'Interpol. Al "rogo" i libri della setta. Di Ester Nemo, Il Manifesto 30 luglio 1999

Le autorità cinesi hanno emesso un ordine di arresto nei confronti del fondatore e leader della setta Falun Gong, Li Honzhi, che da circa un anno vive negli Stati Uniti. Lo ha reso noto il ministero della Pubblica Sicurezza che in un comunicato diffuso dall'agenzia ufficiale Xinhua accusa Li di «aver diffuso superstizione e falsità malevole per ingannare il popolo, causando così la morte di molti seguaci». L'ordine di arresto è stato trasmesso a tutti i posti di confine, perché il capo di Falun Gong sia bloccato subito nel caso tenti di tornare in Cina.

Il provvedimento contro Li è stato annunciato nel pieno di una campagna repressiva e propagandistica contro la setta. In tutto il Paese sono stati sequestrati per essere mandati al macero un milione e 550mila tra libri e altre pubblicazioni di Falun Gong.

Nell'ordine d'arresto, a Li Hongzhi, 47 anni, viene contestato anche il reato di "disturbo dell'ordine pubblico" come ispiratore delle proteste che decine di migliaia di suoi seguaci avevano attuato nei giorni scorsi a Pechino per denunciare i soffocanti controlli e le azioni di disturbo condotte dalle forze di sicurezza nei loro confronti. Le manifestazioni erano state soffocate dalla polizia con centinaia di arresti. I decessi che nel provvedimento vengono attribuiti alla responsabilità di Li non sono specificati. Ma nei giorni scorsi i media ufficiali cinesi avevano sostenuto che almeno 16 adepti della setta sono morti dopo aver rifiutato le cure mediche per le loro malattie ed essersi affidati per la guarigione solo alle pratiche di ginnastica e meditazione proprie di Falun Gong.

Per la cattura di Li, la Cina ha chiesto la collaborazione dell'Interpol.

Trecentomila testi della setta, dichiarata fuori legge dal governo il 22 luglio, sono stati intanto già distrutti a Pechino, e 45 mila a Shanghai. Analoghe operazioni di sequestro sono scattate in tutta la Cina, e in particolare nelle province di Guangdong, Shangdong, Hebei, Sichuan, Shaanxi, Liaoning. Nella capitale sono state controllate non solo centinaia di librerie, ma anche tipografie e altri locali dove era venduto il materiale illustrativo di Falun Gong, comprendente anche supporti su cd. In alcuni casi, i negozi sono stati colpiti da ordine di chiusura. Il capo del dipartimento propaganda dell'amministrazione pechinese, Long Xinin, ha dichiarato all'agenzia ufficiale Xinhua (Nuova Cina) che il sequestro e l'invio al macero di testi e opuscoli della setta era necessario "per far tornare alla normalità il mercato e garantire un sano sviluppo della cultura a Pechino".

Nella capillare iniziativa propagandistica lanciata dalle autorità cinesi, la durata dei notiziari televisivi è stata raddoppiata, dai normali 30 minuti a un'ora, per dedicare ampi spazi a accuse e critiche nei riguardi della setta.

La setta, fondata nel '92, conta - secondo gli aderenti - 70 milioni di adepti e pratica una meditazione fondata su un misto di taoismo e arti marziali tradizionali. Ma secondo le autorità cinesi ha in realtà scopi politici e minaccia l'autorità del partito comunista. Li Honghzi ha sempre respinto queste accuse e afferma che Falun Gong riguarda solo la "coltivazione dello spirito".

L'agenzia Xinhua non ha precisato se la Cina intenda chiedere l'estradizione di Li agli Usa, che comunque quasi certamente la negherebbero. La fonte ufficiale ha sostenuto che sono 743 i decessi di adepti della setta causati dal loro rifiuto delle cure mediche e di cui Li Hongzhi è considerato responsabile.

Falun Gong fin dalla sua nascita aveva operato senza interferenze delle autorità cinesi fino al 25 aprile scorso, quando 10 mila membri del movimento si erano radunati silenziosamente davanti al complesso residenziale di Zhongnanhai dove vivono il presidente Jiang Zemin e tutti gli altri massimi dirigenti comunisti. 
 
 

Gli Usa si oppongono all'estradizione di Honghzi

Cina: Arrestati 20 adepti della Falun Gong. Il leader della setta non sarà consegnato alle autorità di Pechino. il Manifesto, 31 luglio 1999

Li Hongzhi risponde alle accuse contestategli nell'ordine di arresto emesso da Pechino, ma nel frattempo le autorità continuano la repressione nei confronti dei sostenitori della setta Fa lun gong, messa fuori legge il 22 luglio scorso. Mentre il Dipartimento di stato Usa fa sapere che non concederà l'estradizione per il leader della setta.

A una settimana dalla messa al bando e dalla prima ondata di fermi, l'altro ieri era giunto anche il mandato di cattura nei confronti del leader spirituale Li Hongzhi, un ex dipendente pubblico trasferitosi un anno fa negli Usa. Li è accusato di avere organizzato le proteste dei giorni scorsi - che avevano causato la reazione del regime, con numerosi arresti -, e di aver predicato superstizioni e false credenze che avrebbero causato la morte di 743 membri della setta, deceduti dopo aver rifiutato le terapie mediche necessarie per le loro malattie, preferendo curarsi con la ginnastica e la meditazione insegnategli da Li. Il leader della Fa lun, in una conferenza stampa a New York, ha respinto le accuse e ribadito ancora una volta che la setta non ha alcuna finalità politica, ma si dedica esclusivamente alla "coltivazione dello spirito" attraverso una serie di pratiche derivanti da una fusione di principi taoisti e buddisti con le pratiche tradizionali del qigong.

Il Dipartimento di stato americano, intanto, ha escluso che Li Hongzhi possa essere consegnato alla Cina, poichè non esiste un trattato sull'estradizione tra Washington e Pechino. Il governo cinese ha però chiesto la collaborazione dell'Interpol per la sua cattura. Continuano, nel frattempo, in tutta la Cina i sequestri dei libri e di tutte le pubblicazioni della Fa lun gong. Sarebbero già due milioni, infatti, i testi ritirati da librerie e tipografie e mandati al macero. Mentre almeno venti adepti della setta sarebbero stati arrestati a Pechino, davanti al complesso governativo di Zhongnanhai, dove vivono e lavorano il presidente Jang Zemin e i vertici del partito comunista.

Nella popolosa provincia di Henan - 93 milioni di abitanti -, invece, le autorità avrebbero bloccato decine di migliaia di persone che si stavano organizzando per andare a manifestare a Pechino contro la messa al bando della Fa lun gong. Li Chengyu, vicegovernatore della provincia, ha riferito che la calma è ritornata dopo che i membri della Fa lun gong sono stati "educati" sulla dannosità degli insegnamenti della setta, negando però che ci siano stati arresti di massa.

La setta, nata nel '92, può contare su svariati milioni di seguaci - cento, secondo i suoi leader; solo due, secondo il partito comunista -. La scintilla che ha fatto scoccare la repressione sarebbe stata una manifestazione di circa 10mila adepti a Zhongnanhai, per protestare contro i continui controlli della polizia.
 
 

Il governo scatena anche i pirati telematici

La Repubblica, 1 agosto 1999

New York - La repressione cinese contro la setta Falun Gong passerebbe anche per aggressioni di pirateria informatica contro i siti aperti un po' ovunque su Internet dal movimento che mescola buddismo e taoismo con arti marziali e meditazione, ma che Pechino accusa di puntare a fini politici. 

La denuncia è venuta da seguaci americani della Falun Gong, i quali hanno rivelato di dover fare fronte agli "hacker" della Repubblica Popolare da parecchio tempo, da prima cioè che rastrellamenti e arresti di adepti da parte delle forze di sicurezza cinesi fossero conosciute all'estero. Segnalazioni di sabotaggio telematico ai danni della setta sono arrivate anche dalla Gran Bretagna
 
 

L'Interpol non arresterà il santone della setta

Continua il braccio di ferro tra la Cina e Falun Gong: «Non ci sono le prove dei crimini commessi da Li Hongzhi» - La Repubblica, 3 agosto 1999

Pechino - «Non ci sono informazioni sui crimini che Li Hongzhi avrebbe commesso». L'Interpol risponde con un no secco alla richiesta delle autorità cinesi di arrestare il leader della setta Falun Gong, che da un anno vive a New York. E no dovrebbe essere la replica alla richiesta di estradizione avanzata da Pechino al governo thailandese contro Sun Senlum, cognato di Li. «La Thailandia è un paese libero dove la gente può esercitare il suo diritto di praticare la religione che preferisce», ha detto Surin Pitsuwan, capo della diplomazia di Bangkok.

L'affare Falun Gong rischia quindi di diventare un caso internazionale. Di grosse proporzioni, come grosse sono le dimensioni della setta, che conta oltre 70 milioni di adepti. Un numero impressionante anche per la Repubblica popolare cinese, se si pensa che il Partito comunista ha solo 60 milioni di iscritti. Un pericolo che è aggravato dal sospetto che dall'esterno si stia gettando benzina sul fuoco. «Forze straniere stanno tentando di costringere il governo a usare le maniere forti», ha scritto giorni fa il Quotidiano di Scienza e Tecnologia. 

La questione è infatti, politica prima ancora che religiosa. Il governo di Jiang Zemin è infatti preoccupato che il fine ultimo dei capi del movimento sia quello di minare i già fragili equilibri politici cinesi. Per questo il 22 luglio le autorità hanno messo fuori legge la setta e i suoi militanti. Con un'accusa grave: «La società di ricerca Falun Gong conduce attività illegali, diffonde superstizione e pensieri malevoli per accecare la gente, per creare problemi e sabotare la stabilità sociale».

Da allora è cominciata una durissima repressione. Culminata con l'arresto di migliaia di adepti in tutte le città della Cina, con la distruzione di 300.000 pubblicazioni di propaganda nella sola Pechino, con la messa in campo dell'esercito, con la chiusura dei siti web cinesi e l'hackeraggio di quelli all'estero. E con l'ordine di cattura internazionale contro il quarantasettenne santone Li Hongzhi. Che dalla sua residenza americana si è difeso sostenendo di non essere "nemico" della Cina e di non fomentare alcun disordine: «Non ho alcun controllo su di loro», ha detto a proposito delle manifestazioni di protesta organizzate dai suoi adepti. 

Ma cosa predica "Il Gong della Ruota della Legge"? Niente di diverso dalle centinaia di altre sette orientali, almeno in apparenza. Gli adepti praticano il Qi-Gong, un esercizio di respirazione e meditazione, e le arti marziali, cercano il miglioramento del Xinxing (la simbiosi cuore-mente animo), curano l'equilibrio fra salute del corpo e pienezza dello spirito. Un misto di buddhismo e taoismo senza alcuna vocazione o aspirazione politica.

Il fatto è però che Falun Gong ha mietuto proseliti dovunque, anche nelle alte sfere della burocrazia e della politica. Fino a intaccare il Comitato centrale del Partito, come pure si vocifera. È forse questa la preoccupazione delle autorità cinesi, spaventate dal fatto che un potere occulto possa prendere in mano le redini di un paese già attraversato da mille contraddizioni. Ed è sicuramente questo all'origine della paradossale accusa di "incitamento alla superstizione feudale" contro una setta il cui principale mezzo di comunicazione è Internet.
 
 

La guerra contro la setta si combatte anche sul web

I webmaster dei siti di Falun Gong accusano: «Il governo cinese cerca di hackerare le nostre pagine» Di Giancarlo Mola, La Repubblica 3 agosto 1999

Guerra totale a Falun Gong. Dopo la messa al bando della setta, l'utilizzo dell'esercito, il rogo dei libri, e il mandato di cattura internazionale contro il santone Li Hongzhi il governo cinese ha messo in campo anche le armi telematiche. Ha chiuso tutti i siti cinesi aperti dai seguaci del "Gong della Ruota della Legge" per fare proselitismo. E ha sguinzagliato i suoi migliori hacker per sabotare i server che il gruppo religioso ha aperto in tutto il mondo.

L'accusa arriva dai webmaster dei siti di Falun negli Stati Uniti, in Canada e nel Regno Unito. Che dopo aver subito numerosissimi attacchi hanno puntato l'indice direttamente contro il governo di Pechino. In più di una occasione infatti gli hacker si sono fatti sorprendere con le dita ancora sporche di marmellata. È accaduto per esempio durante un goffo tentativo di accesso al server di Falunusa.net, che si trova a Middletown, nel Maryland. I pirati hanno infatti cercato di scardinare il sistema di sicurezza spacciandosi per utenti abilitati a modificare le directory. Dimenticandosi però di cancellare le tracce del loro passaggio. Per il webmaster Bob Mcwee è stato un gioco da ragazzi risalire dall'Internet Protocol dei computer usati per l'assalto ai numeri telefonici utilizzati per la connessione. Si è così scoperto che il tentato hackeraggio era partito dal Centro informazioni sulla rete per l'Asia e il Pacifico, che ha sede a Pechino. 

Il resto dell'opera l'ha fatto l'Associated Press. Un giornalista dell'agenzia ha chiamato il numero. Gli ha risposto un uomo, qualificandosi come un funzionario del ministero per la Pubblica sicurezza. E al centralino hanno affermato che quello era proprio l'Ufficio di controllo su Internet del governo cinese.

Anche altri attacchi al sito Usa si sono rivelati maldestri. Gli hacker hanno cercato di bloccare il server sommergendolo di richieste di informazioni. Questa volta però i sabotatori hanno provato a mascherare la loro provenienza, lasciando codici numerici messi lì a caso. La sfortuna ha voluto però che uno di questi indirizzi appartenesse al ministero dei Trasporti americano. Che è quindi diventato involontario testimone dei tentativi di crackdown.

Ma atti di pirateria informatica sono stati denunciati anche altrove. A Nottingham, in Gran Bretagna, alcune pagine web del sito di Falun Gong sono state cancellate, su altre sono apparsi messaggi offensivi contro la setta. Qualcosa di simile è accaduto anche ai computer gestiti da Jillian Ye, responsabile dei siti canadesi. Negli ultimi mesi infatto il webmaster aveva notato irregolarità di funzionamento delle macchine. Problemi tecnici che sono andati aumentando con il passare del tempo. E che sono stati risolti solo quando le pagine web sono state portate su altri server.
 

Chi ha paura di Falun 
Un culto che promette miracolose guarigioni. Un guru in esilio. Cento milioni di discepoli innocui. Ma il regime si sente minacciato. Come da un irresistibile contropotere - di Gianni Perrelli - L'Espresso 12 agosto 1999

Il nuovo subdolo nemico della potente Cina si cela nei panni insospettabili del pensionato che all'alba o al tramonto fa i suoi esercizi di respirazione e meditazione al parco. E che infagottato in una giubba logora, cascame del look maoista, cerca di sincronizzare l'energia virtuale situata nell'addome con il movimento di rotazione dell'universo. Per il governo di Pechino l'adepto della disciplina Falun Gong (la più diffusa delle cento sette che coniugano spiritualità e arti marziali) è diventato un pericoloso sovversivo. Molto più destabilizzante dello studente con la bandana che nell'89 reclamava la democrazia in piazza Tienanmen. Molto più insidioso del dissidente costretto all'esilio o a mendicare udienza presso le ambasciate occidentali. Una figura che nell'ultima settimana di luglio è stata eliminata dagli spazi verdi delle metropoli. Arrestata, picchiata, segregata negli stadi, rispedita nelle città natali con il foglio di via. E che il governo si ripromette di cancellare entro il 1. ottobre, cinquantenario della Repubblica popolare cinese, che in economia celebrerà i fasti del capitalismo legittimato da Deng Xiaoping e in politica ribadirà i principî incrollabili del marxismo in versione maoista. Un paese, due sistemi. Al di fuori della possibilità di arricchirsi sotto l'ala del comunismo non sono ammesse eresie. Neanche sotto la maschera del misticismo. 

Il Falun Gong (Forza del ciclo del kharma) è un fritto misto di credenze buddiste e taoiste e riti salutisti incentrati intorno alla pratica del Qi Gong (energia interiore), tecnica simile allo yoga indiano. Dal suo orizzonte filosofico sono totalmente assenti le implicazioni politiche. Una bufala mistica, secondo i più seri studiosi della spiritualità orientale. Una sorta di massoneria dedita a una innocua ginnastica da giardino, per il pensiero più laico. Ma con almeno due imperdonabili pecche agli occhi dei governanti di Pechino: un'organizzazione ramificata nel territorio (chi dice ottanta, chi cento milioni di aderenti, comunque quasi il doppio degli iscritti al partito comunista) e la capacità di manovrare ingenti capitali con le terapie alternative e il commercio dei sacri testi che racchiudono il pensiero del capo supremo, Li Hongzi, un ex militare di 48 anni riparato negli Usa.

Il Falun Gong ha sfruttato il disorientamento delle masse tagliate fuori dal miracolo economico che in vent'anni ha quintuplicato la ricchezza nazionale. Del nuovo corso che ha sconvolto i costumi della Cina, creando un inarrestabile flusso di urbanizzazione, hanno approfittato gli affaristi più spericolati, gli alti papaveri del partito, i funzionari più corrotti. Ma con la frenata della crescita, innescata dalla crisi dei mercati asiatici che continua a minacciare milioni di posti di lavoro e il futuro delle pensioni, il paese reale è costretto a stringere la cinghia. Quasi 400 milioni di lavoratori hanno un reddito non superiore ai 360 dollari l'anno. Esclusi quindi dalle consolazioni del consumismo che aveva in qualche modo sostituito la fede nell'ideologia. A colmare quel vuoto è intervenuto il Falun Gong, con il suo campionario di fumistiche e contraddittorie suggestioni: rilancio di antiche superstizioni, teorie apocalittiche, stregonerie, promesse di benessere fisico e psicologico, illusioni di longevità. Divulgate con l'ausilio delle tecnologie di avanguardia: Internet e telefoni cellulari. Un ritorno al clima del feudalesimo in chiave postmoderna. Una miscela irresistibile per il popolino, soprattutto in un periodo di crollo del sistema sanitario. E che ha finito per contagiare anche qualche dirigente comunista. Al punto che il partito l'ha percepita come una minaccia sociale. Nel timore che il movimento possa provocare un'insurrezione degli insoddisfatti contro il potere centralizzato. E diventi il cavallo di Troia per la penetrazione del pluralismo politico attraverso la religione.

La setta nasce ufficialmente nel '92 a Changqun, nord della Cina. E rielabora teorie già in auge in Oriente un paio di secoli prima della nascita di Cristo. Il riferimento storico è il Falun, il discorso sul Dharma (o Ruota della legge) della religione buddista. Mescolato in una forma di sincretismo alle regole del Tao, antichissima via di conoscenza che si colloca al di là di ogni tipo di morale, e quindi oltre la legge e il potere. L'insegnamento ruota intorno alle tre supreme qualità cosmiche: Zen, Shan, Ren (Verità, Compassione, Pazienza). E il suo orientamento mistico e salutistico non suscita inizialmente allarme. Le autorità ne autorizzano la pratica, consigliandolo anzi come antidoto contro lo stress.

Li Hongzi, il fondatore, si è improvvisato guru appena un anno prima. Proviene dalle file dell'esercito, dove non ha fatto molta carriera ma ha stretto fidati rapporti con la nomenclatura militare. Poi ha tentato la carriera del musicista (suona la tromba) e dell'imprenditore alberghiero. Un avventuriero senza troppa fortuna. Ma la folgorazione mistica gli cambia la vita. Secondo la tradizione orale è l'incontro casuale con alcuni maestri a fargli scoprire i sentieri dello spirito. Ma lui rivendica radici più profonde. La religiosità è una dimensione familiare, lasciatagli in eredità dal padre chirurgo e dalla madre ginecologa che esercitavano la loro attività nelle campagne. La sua predicazione, perlopiù negli stadi, è suadente. E si trasforma in una fabbrica del consenso. Convince donne e uomini, giovani e anziani, indistintamente. Nella Cina rurale, soprattutto nelle regioni dello Yunnan e del Guangxi. Ma anche nelle metropoli. Il quartier generale è fissato a Pechino. E controlla 39 succursali distribuite in tutte le province, 1.900 scuole, quasi 30 mila centri di esercizio. In un lustro, lo sviluppo si fa incontenibile, ma senza dar troppo nell'occhio. Passano inosservate le fanfaronate di Li che, propagandando la sua tecnica del respiro, promette di far lievitare i corpi, di far diventare di nuovo neri i capelli bianchi e parla a ruota libera di extraterrestri che hanno introdotto nel nostro mondo i computer per corrompere gli umani. «Mille anni fa in Occidente», è il suo vaticinio, «non si sapeva che c'era la Cina e qualcuno credeva che la Cina e i cinesi fossero una superstizione. E anche in Cina quando si parlava di Roma pochi ci credevano. Oggi con gli Ufo è lo stesso, e magari domani scopriremo che erano da tempo fra noi». 

La riscoperta del magico e del soprannaturale affascina le masse. Ma deborda rapidamente verso il culto della personalità e gli scogli dell'irrazionalità. Il guru definisce profeti minori Dio, Buddha e Maometto. È lui il terzo occhio del cielo, la reincarnazione di un illuminato, l'interprete autorizzato della divinità suprema. E tutti coloro che non si convertiranno ai principî della setta moriranno nell'apocalisse che scoppierà all'arrivo dell'anno Duemila. Nella deriva visionaria, esplode il fanatismo degli adepti. Si racconta che il grande maestro riesca a piantare a distanza l'energia cosmica per 24 ore nel basso ventre dei discepoli. E in tal modo curerebbe malattie mortali senza bisogno di ricorrere al bisturi o ai medicinali. Che i suoi santoni siano in grado di camminare sulle uova senza romperle o di non cadere dal soffitto appendendosi a un semplice pezzo di carta. Si moltiplicano in questa cornice gli imbrogli, i plagi, i furti, gli stupri, i suicidi. La misura è quasi colma. E già all'inizio del '98 i concetti ispiratori della setta vengono messi fuori legge. Ma il guru compie un altro miracolo. Riesce a sgattaiolare fuori della Cina e a emigrare negli Stati Uniti (oggi vive a New York), da dove continua a irradiare il verbo. In combutta, secondo Pechino, con i capi di Scientology e delle sette evangeliche.

Lo scontro vero è rimandato di un anno. I seguaci del Falun non sono solo fedeli devoti, ma anche temperamenti suscettibili. La scorsa primavera He Zouxiu, uno scienziato di Tianjin, attacca su un periodico la setta invitando i giovani a praticare attività sportive anziché perdere tempo con il Qi gong. Per tutta risposta, gli adepti occupano la sede del giornale e del partito comunista con un pacifico sit-in di sei giorni. E quando la polizia arresta una dozzina di santoni, porta la protesta nel cuore del potere politico. Il 25 aprile diecimila fedeli invadono in silenzio a Pechino l'area di Zhong Nanhai, la cittadella della nomenclatura. E strappano un colloquio con il premier riformista Zhu Rongji che per quieto vivere (si sta avvicinando il decimo anniversario di Tienanmen) ritira gli anatemi. Ma il presidente Jiang Zemin, colto in contropiede dagli avvenimenti, non gradisce la pur parziale riabilitazione. Il Falun Gong, sentenzia, è una setta che sfida l'autorità morale del partito. Inconciliabile con i principî teoricamente ancora vigenti del maoismo e con la gestione tuttora centralizzata del potere politico. 

Ci sono inoltre un paio di precedenti storici a turbare i sonni di Zemin. Nel 1851, in un contesto di crisi economica e sociale molto simile a quello di oggi, un mistico di nome Hong Xiuquan si proclamò fratello di Gesù e fondò il regno della grande pace. Sostenuto da migliaia di adepti affluiti dalle società segrete, si impadronì di Nanchino, iniziò una guerra civile a bassa intensità e indebolì l'ultima dinastia Qing. Tra il 1899 e il 1900 scoppiò invece la rivolta dei Boxers: un movimento nazionalista con agganci religiosi, cultore delle arti marziali, che seminò il panico prima di essere strumentalizzato dalla principessa Xi Si in chiave xenofoba. Due classici casi di correnti spirituali che hanno fatto traballare il potere politico. A cui si aggiunge per i governanti di Pechino l'inquietante ricordo del ruolo svolto dalla Chiesa nel disfacimento del comunismo in Europa dell'Est.

Da qui la violenta controffensiva. La decisione di mettere definitivamente al bando il Falun Gong. Di screditarlo con la diffusione di un documentario televisivo che illustra le sue componenti di paranoia ai danni dei fedeli più influenzabili. Di rendere inoffensivi i suoi guru. Di denunciarli per ciarlataneria, plagio e abuso della credulità popolare. Di sequestrare e mandare al rogo le loro bibbie in volume e in videocassetta. Di spiccare un mandato internazionale di cattura per Li Hongzi pur sapendo che gli Stati Uniti neanche l'avrebbero preso in considerazione. Una repressione di ampio respiro che ricorda lo stile coercitivo della rivoluzione culturale. Anche se con accenti meno persecutori. Oggi non ci sono più intellettuali avviati ai lavori forzati in campagna. La rieducazione è morbida. Invita i sovversivi a rivalutare il mito in caduta libera dell'imbalsamato Mao Tse Tung, ridotto ormai ad attrattiva turistica nel mausoleo al centro della piazza Tienanmen. Stimola a riscoprire le virtù salvifiche del materialismo storico e di quello dialettico, concetti precipitati in disuso. Sostituisce i saggi di Li Hongzi con i polverosi classici del marxismo e con i trattati scientifici. E la ginnastica mistica addirittura con l'aerobica e i ritmi profani della disco dance. Sollecita l'autocritica in maniera meno cruenta, senza pretendere che il deviato si inginocchi davanti alle direttive del partito. E garantisce il perdono, quindi la reintegrazione nella società, a chi si pentirà.

Una linea di recupero che cerca di evitare l'indignazione delle democrazie occidentali, ancora scosse da Tienanmen. Che sta però ottenendo scarsi risultati. Da New York il guru getta acqua sul fuoco ribadendo che non ha mire politiche. Ma intanto esorta anche con le minacce a non abbassare la guardia: «Nessun discepolo del Falun Gong deve tollerare il sabotaggio del culto. Chi cessa di manifestare viene automaticamente espulso dal movimento. Ogni adepto è un educatore. Bisogna continuare fino alla fine, sormontare tutti gli ostacoli. Non oseranno mai arrestarci tutti. Non abbiate paura». E anziché inabissarsi nelle catacombe, la setta acquisisce ancor più visibilità.

Secondo i cultori della dietrologia, la sfida verrebbe enfatizzata dalla corrente dei riformatori oggi al potere. Zhu Rongij è nel mirino dei conservatori che gli imputano il fallimento delle trattative per l'ingresso della Cina nel Wto. Un suo uomo di fiducia, Zhu Xiaohua, è inoltre implicato in uno scandalo finanziario che ha sfiorato il governo. Anche se Zemin è formalmente ancora schierato dalla sua parte, la posizione del premier si è fatta vulnerabile. Solo un grande successo di immagine può diradare le ombre sul suo futuro. 

Per questo condurrebbe una lotta senza quartiere contro un'insidia dilagante come il Falun Gong. Per smentire la pericolosa (almeno in Cina) etichetta di leader dal volto liberale. E mettere a tacere i numerosi nemici che gli fanno la fronda. Imperscrutabili rimangono gli equilibri di potere in Cina. Ma a dieci anni esatti dalla strage di Tienanmen la crociata contro il Falun Gong conferma in ogni caso una cruda realtà. Il regime non è disposto a cedere una sola briciola del suo controllo ferreo sulla società. Si tratti di diritti civili o di libertà religiose. 

 
 
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