Situazione birmanaLe Monde Diplomatique/Il Manifesto, Novembre 1998
Soluzioni estreme ai problemi etnici Per rendere più presentabile il Consiglio di stato per la restaurazione della legge e dell'ordine (Slorc) attraverso il quale governa, il potere militare birmano lo ha ribattezzato Consiglio di stato per lo sviluppo e la pace (Spdc). La nuova facciata non cambia affatto la natura dittatoriale di un regime che non lascia alcuno spazio all'opposizione e, in particolare, alla sua dirigente, Aung San Suu Kyi, anche se la Birmania, in nome dei "valori asiatici", è stata ammessa, nel luglio 1997, all'interno dell'Associazione delle nazioni del sud-est asiatico (Asean) che desidera contrastare l'influenza crescente della Cina su Rangoon. Quanto alle minoranze etniche, non hanno che da scegliere tra repressione e resa. Quest'ultima è ricompensata con l'autorizzazione data ad alcuni "signori della guerra" a proseguire le loro proficue attività nel traffico della droga. di André e Louis Boucaud (1) Villaggi vuoti, abbandonati, talvolta saccheggiati e bruciati dove rimangono solo i resti di donne e bambini... L'esercito spara a vista su coloro che si allontanano dalle piste, rifiutano di obbedire o non abbandonano abbastanza in fretta il proprio villaggio, centinaia di vittime cui si aggiungono coloro che sono morti di fame, malattia o sfinimento lungo le strade e nei campi di raccolta.... L'esercito birmano, per sconfiggere definitivamente la resistenza dei gruppi armati dei nazionalisti shan, appoggiati da una popolazione oppressa da sempre, ha lanciato una vasta operazione destinata a fare terra bruciata nel cuore dello stato shan. Il concentramento forzato delle popolazioni è iniziato da più di due anni: ha trasformato il centro del paese in un deserto umano e assume l'aspetto di un massacro pianificato. La zona completamente evacuata si estende ormai su un immenso territorio, arriva fino alla città di Mong Hsu a nord e alla frontiera tailandese a sud, ad est supera la valle del Salween e si avvicina, a nord-est, alla città di Taunggyi. Finora trecentomila shan, cacciati dai loro villaggi, sono stati raggruppati in tre o quattro zone per distretto, senza possibilità di coltivare un pezzo di terra e senza alcuna assistenza. Le organizzazioni non governative (Ong) come Burma Relief Center e Shan Human Right Foundation, le cui équipe percorrono clandestinamente lo stato shan, denunciano il mutismo della Thailandia, che è ben consapevole della situazione. La resistenza shan è più recente di quella dei karen (vedere il riquadro): la ribellione è scoppiata nel 1958, data in cui il potere centrale avrebbe dovuto accordare alla popolazione dello stato shan la possibilità di attuare la secessione, prevista dagli accordi di Panglong, firmati con il generale Aung San nel 1947, poco prima del suo assassinio (2) Da trent'anni, i movimenti shan sono numerosi e divisi. Alla fine degli anni '80, quando erano molto indeboliti, un gruppo ha firmato un accordo per il cessate il fuoco con i birmani, mentre altri raggiungevano le truppe del re dell'oppio, Khun Sa, allora all'apice del potere. La sua resa improvvisa, nel gennaio 1996, ha provocato la disgregazione del potente esercito e gli ufficiali shan più nazionalisti, rifiutando la sottomissione totale, hanno riorganizzato movimenti armati. Malgrado la durezza delle operazioni condotte oggi dall'esercito birmano, che sanno di pulizia etnica, i guerriglieri shan della Shan State Army (Ssa) sfuggono agli accerchiamenti, non danno tregua alle pattuglie e ai convogli birmani, colpiscono e scompaiono. L'autobus che collega Taunggyi-Keng Tung-Tachileck deve ormai essere inserito tra i convogli scortati militarmente, e il tempo del viaggio è passato da cinque a otto giorni. Malgrado il fortissimo sentimento etnico il sostegno agli insorti sembra nettamente indebolito, la popolazione è stanca e demoralizzata e tuttavia la giunta birmana continua a essere rifiutata e alcuni shan non esitano a dichiarare ad alta voce, nei tea shops, il loro odio contro il governo militare. Il nazionalismo è esasperato dalla crescente presenza cinese nello stato shan, in particolare nelle grandi città. Da Lashio a Mandalay nel nord, da Keng Tung a Taunggyi nel sud, la loro influenza economica è visibile. Le popolazioni locali constatano che questi cinesi dello Yunnan accaparrano i terreni migliori, controllano il commercio, ottengono concessioni minerarie o lo sfruttamento delle ultime coltivazioni di tek. La penetrazione è vissuta particolarmente male dalle classi più modeste che non amano questi cinesi opportunisti, arricchitisi molto rapidamente grazie alla loro collusione con i corrotti ufficiali superiori che controllano la Birmania. A Keng Tung, la capitale regionale, nel quartiere residenziale vicino all'aeroporto occupato dalla gerarchia militare, è in atto un'intensa attività edilizia che costruisce ville lussuose per imprenditori cinesi. Un bel contrasto con i vecchi casermoni di mattoni rossi del resto della città, che risalgono al periodo coloniale. Mong La, il paesino che sorge a ridosso della frontiera cinese, un centinaio di chilometri a est di Keng Tung, era un tempo controllato dai ribelli comunisti. Dalla firma degli accordi per il cessate il fuoco, Lin Min Shin, alias Sai Lin, un ex capo militare del Partito comunista birmano (Pcb), regna sulla regione come un signore della guerra. Il suo esercito, l'Eastern Shan State Army (Essa), che conta 1.800-2.000 uomini, controlla la zona est dello stato Shan, lungo le frontiere comuni con la Cina e il Laos un territorio che il Pcb chiamava Divisione 815. Sai Lin è diventato uno dei più potenti baroni della droga e il suo nome figura nella lista dell'International Narcotics Control Strategy Report del Dipartimento di stato americano del marzo 1998. Tra l'altro mantiene stretti legami con il generale Khin Nyunt, uno dei quattro principali dirigenti dell'ex Consiglio di stato per la restaurazione della legge e dell'ordine (Slorc) e capo dei servizi segreti del potere birmano all'interno del Consiglio per lo sviluppo e la pace (Spdc), che ha sostituito lo Slorc (leggere l'articolo a pagina 17). La "Las Vegas" dei cinesi L'attività di Sai Lin nel traffico dell'eroina è diventata così vistosa da preoccupare le autorità cinesi: droga e aids dilagano con velocità allarmante nello Yunnan. A seguito delle pressioni cinesi, il generale Khin Nyunt ha convinto Sai Lin ad adottare un profilo più discreto. L'ex Divisione 815 è stata chiamata Regione speciale nord 4 e, per soddisfare le richieste cinesi e gettare fumo negli occhi delle agenzie internazionali tra cui il Programma delle Nazioni unite contro le droghe (Pnucid) che finanzia programmi sostitutivi , è stata dichiarata "territorio senza oppio". In effetti, lungo la strada che porta a Mong La, non si vedono più campi di papaveri, ma resta ancora da spiegare come 45.000 ettari di queste coltivazioni siano potute sparire in qualche mese... Come non bastasse, a Mong La è sorto un Museo dell'oppio ai piedi di due colline dove sono state costruite un'enorme pagoda buddista e una chiesa cristiana. Per essere un ex dirigente comunista proveniente dalle guardie rosse, Sai Lin non manca di umorismo! Il Museo dell'oppio è stato inaugurato nel marzo del 1997 dal generale Khin Nyunt alla presenza di una delegazione cinese e diplomatici giunti in elicottero da Keng Tung. In un discorso fiume, il generale Khin Nyunt ha salutato l'impegno di Sai Lin nella lotta contro la droga e lo ha ringraziato per lo sviluppo economico offerto a Mong La. Ha sottolineato che la città dispone di elettricità ventiquattro ore su ventiquattro, mentre a Keng Tung c'è solo di notte. In realtà, le scuole e gli ambulatori da lui citati sono assai modesti e per quanto riguarda le strade e le centrali idroelettriche costruite da compagnie cinesi, esse rispondono a tutt'altri interessi che quelli della popolazione. Mong La è stata presentata anche
come meta turistica capace di accogliere cinquecentomila cinesi l'anno.
Ci si è dimenticati di precisare le reali motivazioni di questi
turisti. Infatti, l'ex borgo del periodo comunista, dalle vecchie case
di mattoni e legno, è diventato il cuore di una sorta di zona franca
dove tutto è permesso. Nei dintorni si trovano ancora le capanne
di paglia su palafitte dei montanari shan e wa, ma la cittadina è
orgogliosa della sua banca cinese con la facciata in marmo, dell'albergo
di lusso e dei numerosi night-club pieni di ragazze.
Da città aperta ai cinesi dello Yunnan che arrivano da Jinghong e Kunming, Mong La si sta trasformando in città cinese. Il personale del casinò, della banca, dell'albergo, dei ristoranti e dei dancing, del teatro, le prostitute, sono tutti cinesi. Quanto alla moneta, inutile tirare fuori dei kyat birmani, non sono accettati. Hanno corso solo gli yuan cinesi. Mong La è dunque diventata la vetrina
di un barone della droga che ufficialmente ha cessato l'attività.
Fonti locali smentiscono però che abbia rinunciato al traffico dell'eroina
e, anzi, lo considerano il più grosso produttore di anfetamine della
Birmania. Il casinò è una stupenda fabbrica per riciclare
denaro sporco. Ma per il potere birmano Sai Lin rappresenta l'ex insorto
diventato alleato che oggi investe i suoi redditi nello "sviluppo nazionale".
In cambio ha dunque conservato autonomia territoriale. Ma questa non sarà
eterna. I dirigenti del Consiglio per lo sviluppo e la pace (Spdc) lo sanno,
tanto più che Sai Lin ha già avuto un attacco cardiaco nel
dicembre 1997.
Nel Kokang, la Regione speciale nord 1, la riconquista si è appena conclusa. I capi clan del Kokang, provenienti dal Pcb, si sono alleati allo Slorc nel 1989 grazie alla mediazione di un ex "re dell'oppio", Lo Hsing Han. Avendo capito che era meglio adottare un basso profilo, hanno aperto il loro territorio all'esercito birmano e il loro gruppo armato, la Myanmar Democratic Alliance Army (Mdaa), ha consegnato le armi. Così si sono reintegrati nella comunità nazionale birmana e affermano, anche loro, di non svolgere alcuna attività inerente alla droga. Li contraddicono i wa dell'United Wa State Army (Uwsa), anche loro provenienti dal Pcb, i quali li accusano di essersi sottomessi a Rangoon in cambio della libertà di proseguire il loro traffico, e proprio in associazione con Lo Hsing Han! Inoltre essi figurano nella lista dei baroni della droga denunciati nel rapporto del Dipartimento di stato americano. Il Kokang rimane un enorme fornitore non solo di eroina e anfetamine, ma anche di droghe di sintesi come l'ecstasy, di cui è il primo produttore in Birmania. Pao Yo Chang, alias Ta Pang, padrone dell'Uwsa, dispone di un esercito di quindicimila uomini e da parte sua rifiuta lo scenario proposto dall'Spdc: i wa rifiutano per ora ogni compromesso territoriale. Ma il loro tallone di Achille è l'enclave militare da loro controllata lungo la frontiera tailandese il cui capo è un altro barone della droga, Wei Shao Kang, ricercato da un tribunale americano. Per questo motivo l'Spdc vorrebbe che Wei Shao Kang cedesse il suo territorio e accettasse uno statuto identico a quello ottenuto da Khun Sa. Ma la direzione wa di Panghsang rifiuta questa richiesta per ragioni finanziarie e strategiche. Stretto tra le pressioni birmane e l'opposizione dello stato maggiore dell'Uwsa, Wei Shao Kang ha provocato un conflitto mortale che contrappone pro e anti-Spdc (3). Mantiene relazioni sia con l'Spdc che con alti responsabili tailandesi, ma resta sulla difensiva. Il fatto che la sua minor wife (seconda moglie, non legittima) sia parente del generale Chaovalit, ex primo ministro della Tailandia, non sembra più essere una garanzia sufficiente. Tuttavia, pur non rinunciando affatto al mercato dell'eroina, che alla frontiera si vende 230.000 baht (4) al chilo, si è lanciato anche nel campo delle anfetamine. Più facili da fabbricare, queste garantiscono un guadagno netto del 300 % sulla loro vendita in Thailandia. Le ambiguità americane L'Spdc sostiene di incoraggiare la "rinuncia volontaria" al traffico garantendo l'immunità ai principali trafficanti se, come a Mong La, investono nello sviluppo di infrastrutture. Le autorità affermano anche di avere inasprito la repressione antidroga e intensificato le distruzioni di campi di papavero. Dichiarazioni contraddette dai responsabili kachin, shan e wa delle regioni interessate. In alcune zone pilota sono stati sperimentati dei programmi di sostituzione, ma i contadini, cacciati dalla repressione e dalla povertà, vanno a coltivare più lontano in zone isolate. Anche quest'anno, gli Stati uniti hanno mantenuto la Birmania nella lista dei paesi non certificati (5). Alcune fonti diplomatiche americane sembrano tuttavia dare un qualche credito agli sforzi dell'Spdc, sottolineandone ogni aspetto minimamente positivo e riprendendo così la propaganda birmana. È una posizione lontana da quelle sostenute dal Dipartimento di stato, il quale, nel rapporto pubblicato nel marzo 1998, constatando gli scarsi risultati ottenuti nella lotta contro il traffico della droga, accusa il regime birmano di proteggere i baroni e di collaborare con loro. Forse in questi atteggiamenti bisogna vedere l'influenza delle potenti compagnie di lobbying americane, tra cui la Jefferson Waterman International, che appartiene a Ann Wrobleski, ex assistente del segretario di stato per il controllo dei narcotici. Secondo il Washington Post del 24 febbraio
scorso, Jefferson Waterman International ha ricevuto per la sua campagna
di sostegno al regime mezzo milione di dollari dalla compagnia birmana
Myanmar Development Ltd., legata alla dittatura. Se a tutto questo si aggiunge
il fatto che nessuno osa sollevare il velo che copre le indegne estorsioni
compiute dall'esercito birmano all'interno dello stato Shan, un miglioramento
anche minimo nella lotta antidroga darebbe forse all'amministrazione americana
la giustificazione di cui ha bisogno per togliere l'embargo economico.
(Traduzione di G.P.)
Giro
di vite sulle minoranze
Il 14 aprile 1998, Myawaddy, una borgata birmana vicina alla frontiera tailandese, veniva brutalmente risvegliata dai colpi d'obice dei mortai e dalle raffiche delle armi automatiche. Altrettanto rapidamente di come erano erano sorti, gli assalitori karen appartenenti alla Karen National Unionion (Knu) si ritiravano nella giungla vicina dopo aver incendiato alcune baracche e aver dato fuoco ad alcuni veicoli sulla piazza del mercato. Questo raid di un commando della Knu era l'ultimo soprassalto di una ribellione esangue che si batte da 50 anni contro il potere centrale e alla quale i militari birmani offrono solo, per tutta risposta, una richiesta di resa senza condizioni? I karen sono una delle numerose etnie minoritarie
che dall'indipendenza del paese sono in lotta armata contro l'egemonia
birmana. Questa minoranza è stata, nel passato, la punta di lancia
e il catalizzatore delle minoranze etniche che si sono ribellate per difendere
la loro identità. Mons, karen, paos dapprima, poi shan e kachin,
tutti hanno preso di volta in volta le armi. Altre minoranze, come i wa
e i kokanai sono state infeudate dal potente Partito comunista birmano
(Pcb), quando questo si è ritirato nei territori che costeggiano
la frontiera cinese.
Burma.net: considerato come il sito centrale dell'opposizione, Burma.net diffonde su internet e attraverso posta elettronica un quotidiano intitolato "BurmaNet News". Una parte delle edizioni precedenti è disponibile in linea e il sito propone un dialogo permanente in tempo reale. Burmasong: archivia e diffonde "Radio Free Burma", un programma in lingua birmana che viene ripreso ogni settimana dalle antenne della stazione australiana 2NBC, insieme a canti militanti. L'Oeil du paon: questo sito in lingua francese si apre con il motto: «Non siamo colpevoli delle scelte economiche e politiche del nostro paese, ma siamo tutti responsabili del nostro silenzio». The Burma Project: il "miliardario filantropo" George Soros finanzia, attraverso il suo istituto per una società aperta (Osi) numerosi progetti. Questo sito è una miniera di informazioni e di analisi. The Burma
Action Directory Un consistente catalogo di siti consacrato alla Birmania.
A. e L. B. Il 15 dicembre 1997, la giunta militare birmana ha cambiato nome: il Consiglio di Stato per la restaurazione della legge e dell'ordine (Slorc), che dal 1988 gestiva il paese, ha ceduto il posto al Consiglio per lo sviluppo e la pace (Spdc). La modifica di queste sigle, accompagnata da alcuni cambiamenti tra le persone che facevano parte dell'équipe dirigenziale, suggella un colpo di stato "morbido" all'interno del potere. Contrariamente a quanto è accaduto nel 1988 (6), non sono state le sommosse di piazza a provocare questa rivoluzione di palazzo, ma le indirette conseguenze delle pressioni esterne. Per quanto tutto si sia svolto senza spargimento di sangue, la rivoluzione è stata seguita da un certo numero di arresti tra i dirigenti che pur furono alla base della creazione dello Slorc. Gli obiettivi di questo cambiamento sono molteplici. Rispondono alla volontà di riconquistare un poco di legittimità internazionale, attraverso una migliore immagine del regime, e nello stesso tempo di riprendere in mano il paese, nel quale il malcontento si fa fortemente sentire. La crisi finanziaria, e le sue conseguenze economiche immediate, che hanno brutalmente colpito tutta l'Asia del Sud-Est, non hanno risparmiato la Birmania. Se il corso ufficiale del kyat continua a essere di 6 kyat per 1 dollaro, il suo valore al mercato nero è precipitato da 150 a 380 kyat per dollaro. Nel settembre 1997, il generale Ne Win, l'ex dittatore sempre nascosto dietro al potere, si era recato in Indonesia per incontrare il generale Suharto, il cui paese era stato ugualmente e violentemente colpito dalla crisi finanziaria (7). Durante questo incontro, il presidente indonesiano si sarebbe lamentato con il generale dell'intollerabile livello di corruzione al quale era giunta la Birmania, corruzione con la quale si dovevano confrontare gli investitori stranieri, tra cui i figli del medesimo Suharto. Gli investimenti della famiglia Suharto in Birmania sono considerevoli. Durante la sua visita ufficiale, nel febbraio 1997, il presidente Suharto ha firmato un accordo di cooperazione a favore della Società Citra Lamtoro Gung Persada, specializzata nella costruzione di strade a pedaggio, diretta dalla figlia maggiore del presidente, Siti Hardiyanti Rukmana, alias "Tutut". La società Astra International controllata dal gruppo Nusamba, di cui l'80% appartiene a Suharto, è il principale costruttore di veicoli importati dalla Birmania. Attraverso una impresa mista (joint-venture), Myanmar Astra Chinte Motor, essa ha l'esclusiva nel paese della distribuzione delle Bmw e delle Land Rover. Bambany Trihtmoli, secondo figlio di Suharto, ha investito nella telefonia con la sua compagnia, Elecktrindo Nusantara, mentre l'altro figlio, il più piccolo, Hutoma Mandalaputra Suharto, alias "Tommy", esporta materiale da foraggio e dirigeva una compagnia aerea, Sempati Air, che collegava Rangoon a Jakarta. Questa compagnia ha cessato ogni attività nel giugno 1998 in seguito alla crisi economica dell'Indonesia. Il generale Ne Win non solo ha dovuto subire i rimproveri di uno dei suoi migliori alleati nell'ambito dell'Associazione delle nazioni del Sud-Est asiatico (Asean) (8), ma è stato costretto a reagire, dati gli interessi incrociati dei due regimi. Tanto più che la comunità affaristica di Singapore si è lamentata nello stesso modo, sottolineando che tutti i progetti dovevano avere l'approvazione di più ministeri e che ogni ministro esigeva la "sua parte". Appena rientrato, il generale Ne Win ha convocato il suo "gabinetto privato", costituito dai quattro principali dirigenti dello Slorc, i generali Khin Nyunt, Maung Aye, Than Shwe, Tin Oo. Ne Win, esterno al circolo del potere ufficiale,
vi conserva tuttavia un ruolo preminente nella definizione degli orientamenti
di base del regime. E' lui infatti a dare l'ordine di questo cambiamento
che, ancora una volta, ha colto tutti di sorpresa e, soprattutto, ha richiesto
l'esclusione di ministri-generali arricchitisi con milioni di dollari.
Il dottor Sein Win, capofila degli oppositori in esilio, afferma, in proposito, che il potere non è puramente e semplicemente diviso in due clan. I generali posti agli arresti, Tun Kyi, Kyaw Ba, Myo Nyunt, Miynt Aung, Thein Win o Sein Aung, avevano anch'essi i loro clan e i loro settori di influenza. Da parte sua, generale Than Shwe continua ad avere un proprio potere e profitta della rivalità che oppone i generali Khin Nyunt e Maung Aye. Ciò nonostante, i generali che sono stati appena promossi ministri, ma non appartengono allo Spdc, sono conosciuti per essere partigiani del generale Khin Nyunt, il che rafforza la tesi dell'indebolimento del suo omologo Maung Aye. Tra i diciannove membri dello Spdc, dodici sono capi di regioni militari. Ora, questi regional commanders dispongono di enormi poteri e di un'autonomia che, spesso, permette loro di ignorare gli ordini venuti da Rangoon. Due dei generali dello Slorc posti agli arresti domiciliari, Tun Kyi, ex ministro del commercio, e Kyaw Ba, ex ministro degli alberghi e del turismo, avevano, al loro tempo, sfidato Rangoon e la direzione dello Slorc quando erano di stanza a Mandalay e Mytkyina. Localmente, i comandanti di regione sono considerati dei quasi-signori della guerra. L'epurazione interna ha avuto come scopo quello di intimidire l'alta gerarchia militare, mentre la cooptazione dei comandanti di regione nello Spdc permette al generale Khin Nyunt di controllarli meglio. I legami che privilegeranno questi generali determineranno l'orientamento futuro della nuova giunta. Il generale Khin Nyunt avrebbe oramai il sostegno, o almeno la neutralità, di quasi la metà dei comandanti di regione. Va ricordato però che in Birmania la subordinazione di ufficiali a un clan non è mai stata definitiva. Da ciò deriva certamente l'atteggiamento prudente che il generale Khin Nyunt ha mostrato quando è stato messo in atto il cambio della guardia. Sebbene gli arresti avrebbero dovuto essere eseguiti dai suoi servizi, egli si sarebbe abilmente defilato lasciando al generale a riposo Tin Oo (da non confondere con il suo omonimo, secondo segretario dello Spdc) il compito di procedere agli arresti. Tin Oo, predecessore ed ex superiore di Khin Nyunt alla testa dei servizi di informazione, era stato silurato a seguito dell'attentato nord-coreano del 1983, poiché il generale Ne Win gli aveva, all'epoca, rimproverato il fallimento dei suoi servizi (9). A parte la purga ai vertici dello stato e nella gerarchia militare, la continuità della politica portata avanti dallo Spdc è dimostrata dal rifiuto di dialogare con l'opposizione, dal mantenimento del quasi isolamento della signora Aung San Suu Kyi e dalla volontà di mandare in pezzi il suo partito, la Lega nazionale per la democrazia (Lnd). Si può dire che il generale Khin Nyunt, a cui tutti, anche i suoi avversari, riconoscono abilità e intelligenza, sa guardare avanti. La dittatura progetterebbe di organizzare elezioni nel marzo del 1999, per il generale è quindi indispensabile creare spaccature all'interno della Lnd e neutralizzare definitivamente la sua emblematica dirigente, se possibile in maniera non cruenta, per non sollevare un concerto di proteste internazionali. La miglior soluzione consisterebbe nell'ottenere che la dirigente fosse messa da parte dal suo stesso partito. Il lavoro sotterraneo contro la signora Suu Kyi condotto dal potere, accompagnato da una terribile repressione che non cessa di decapitare ed incarcerare la cerchia della pasionaria birmana, ha cominciato a portare i suoi frutti. Numerosi militari si orientano verso l'idea di un compromesso o, meglio ancora, di una cooperazione con l'Spdc. La stanchezza e le difficoltà della vita quotidiana, aggravate dalla crisi economica, fanno sì che la resistenza si vada spegnendo. La signora Suu Kyi, che è stata a lungo malata, è psicologicamente indebolita. Critiche alla Pasionaria. Molti
birmani, interrogati in proposito, hanno risposto che effettivamente desiderano
un dialogo con i militari, un cambiamento di atteggiamento della loro dirigente,
alla quale rimproverano persino la sua intransigenza. Eppure, la Pasionaria,
malgrado le critiche che le sono mosse, gode ancora di una estrema popolarità,
soprattutto nel mondo rurale, che è maggioritario. La popolazione
urbana pensa che la propria condizione potrebbe migliorare se, tra l'altro,
le sanzioni economiche, suggerite da Suu Kyi, fossero tolte. Infatti, esse
privano il paese di un minimo di aiuti, e solo i semplici civili ne subiscono
le conseguenze. Ma se si terranno davvero le prossime elezioni, tutto dipenderà,
questa volta, dall'effettivo controllo delle urne da parte dei militari.
Libere elezioni come nel 1990 (10), non offrono infatti
alcuna garanzia di vittoria per i partigiani del regime. Per quanto la
popolazione mostri delle riserve nei riguardi dell'opposizione, essa esprime,
e a volte apertamente, il suo totale rifiuto del potere militare e dell'Union
Solidarity Development Association (Usda), un'organizzazione di massa controllata
dall'esercito. (Traduzione di G. Pri.)
Note: (2) Dirigente birmano nazionalista, padre di Aung San Suu Kyi, che negoziò l'indipendenza con gli inglesi. (3) Il conflitto ha portato all'omicidio di Sai Pao, responsabile wa degli affari esteri in Tailandia. Ufficiali wa accusano Wei Shao Kang di essere responsabile anche dell'assassinio di Tin Kwan Ming, un capo militare ritrovato decapitato in Cina. (5) Ogni anno, in marzo, il presidente degli Stati uniti "certifica" che alcuni paesi "cooperano pienamente" con Washington nella riduzione del traffico della droga. La non certificazione comporta una doppia sanzione: Washington sospende il suo aiuto bilaterale e fa in modo che gli aiuti provenienti da altri organismi finanziari internazionali siano ridotti o annullati. (6) Manifestazioni in favore della democrazia obbligarono il generale Ne Win, il vecchio dittatore, a lasciare il suo posto di primo piano, che occupava dal 1962, anno del colpo di stato. (7) Leggere Françoise Cayrac-Blanchard, "Clamoroso fallimento della dittatura indonesiana", le Monde diplomatique/il manifesto, febbraio 1998. (8) André e Louis Boucaud "Occhi chiusi sulla Birmania" le Monde diplomatique/il manifesto, giugno 1997. (9) Il generale Tin Oo, per quanto riconosciuto come l'erede politico del generale Ne Win, venne condannato e imprigionato per corruzione. Qualche anno più tardi fu rimesso in libertà e reintegrato nel circolo civile dei consiglieri dell'ex dittatore. (10) La
Lega nazionale per la democrazia aveva vinto queste elezioni.
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