Il prete italiano che fu amico e lottò con Chico Mendes

Don Luigi Ceppi, in Acre dall'84, lavora con seringueiros e indios. E chiede aiuto.

Di Daniele Barbieri, Reggio Emilia. Il Manifesto, 24 settembre 1999

Viviamo sempre nel dramma ma abbiamo oggi tre motivi di speranza in più, racconta Luiz: «Nel nostro Stato siamo riuscirti a eleggere un governatore degno al posto del precedente che era persino accusato di narco-traffico; stiamo portando avanti molti progetti di sviluppo sostenibile, non solo per quel che riguarda gomma e castagne, ma in tutta la gamma della ricchezza della foresta amazzonica e il lavoro dei popoli che l'abitano; ciò ci aiuta a rinnovare la mentalità di chi ostinatamente crede che una vera democrazia possa esistere anche qui...»

"Qui" è lo Stato brasiliano di Acre, 152 mila chilometri quadrati al confine con Perù e Bolivia: lande sperdute che però sono anche "il polmone del mondo", l'Amazzonia che ci toglierà l'aria se continua a essere devastata e bruciata. Il "Luiz" che parla è padre Luigi Ceppi, nato nel 1949 a Como e prete dal '74 ma ormai brasiliano di lingua e d'adozione visto che è laggiù dal 1979. Va nella diocesi di Rio Branco dell'Acre, nel 1984, lì diventa amico di Chico Mendes, "uomo della foresta" e leader dei seringueiros (gli estrattori del caucciù dall'Hevea brasilensis), assassinato il 22 dicembre 1988 dai latifondisti. Ceppi è in Italia sino a novembre per raccontare cosa accade e per chiedere sostegno.

Nel secolo scorso in Acre abitavano almeno 110 mila indios, oggi sono ridotti a 12-13 mila su circa 500 mila abitanti. Lo stesso massacro è avvenuto in gran parte del Brasile tanto che, 30 anni fa, Marcia Theophilo chiudeva il suo celebre libro "Il massacro degli indios" con due mappe: nella prima ogni zona aveva i nomi dei popoli indigeni (Fulnios, Tupi Guarany, Caingang, Xucurus...), nella seconda erano sostituiti dai nomi delle multinazionali che si erano impiantate.

Perché uccisero Mendes

«Ho conosciuto Chico Mendes quando lavoravo nella Commissione pastorale della terra. Lui aveva già conquistato il sindacato e portava avanti la lotta pacifica dei seringueiros. Significava convincere chi disbosca a consegnare la motosega oppure togliergliela dalle mani. Come la resistenza alla Bordon, ditta che si sussurrava legata a una multinazionale italiana». In certe zone dove hanno disboscato per fare pascoli per le mucche da hamburger oggi puoi camminare per ore senza incontrare alberi. La vera ragione della morte di Chico, racconta Ceppi, «è l'aver mandato a monte il progetto da 40 milioni di dollari del Banco interamericano di sviluppo, che veniva spacciato per industrializzazione e invece distruggeva foreste e popoli». Il suo assassino, Darly Alves, è in carcere solo per le pressioni internazionali. «La Commissione pastorale calcola oltre che i morti nei conflitti per la terra siano oltre 1510, per i quali sono stati celebrati solo 3 processi con una sola condanna, quella per Chico Mendes», ricorda Ceppi.

Dopo la morte di Chico la strada per distruzione delle foreste sembrava spianata ma la reazione mondiale contro quel crimine mise i bastoni fra le ruote. «Intanto cresceva il movimento dei seringueiros e la coscienza popolare, si riuscì a far eleggere un buon sindaco a Rio Branco e poi a mandare Marina da Silva, figlia di seringueiros, al senato federale di Brasilia», racconta Ceppi: «Certo le difficoltà non mancarono ma dal '98 abbiamo un governatore onesto e 5 deputati federali su 8 legati al Frente popular. La senatrice, il governatore e i deputati che appartengono o fanno riferimento al Pt di Lula da Silva.»

Quali richieste sei venuto a presentare in Italia? «Sono qui per sostenere due iniziative importanti. La prima è creare una scuola-bottega per l'uso razionale dl legno, principale ricchezza dell'Acre: per due anni falegnami e tecnici volontari della Brianza verranno da noi a insegnarci le tecniche. Per ora ne sarà responsabile la chiesa ma poi se ne occuperà l'amministrazione locale. Ovviamente non si tratta di disboscare ma di un uso intelligente con contemporanea riforestazione. L'altra iniziativa è legata a Cgil-Cisl-Uil di Reggio e alla fabbrica Landini che daranno trattori alla 'Centrale dei piccoli proprietari di Brasileia ed Epitassiolandia', 510 famiglie legate all'agricoltura e all'estrattivismo. Queste iniziative servono a dar lavoro, fermando anche la disperata migrazione verso le città». Ci sono poi altri 4 progetti di più largo respiro che Ceppi spera troveranno ascolto anche in Italia. «Abbiamo bisogno di molte concrete attività di sviluppo sostenibile, altrimenti la maledetta globalizzazione riuscirà a imporci la sua legge. Dobbiamo rovesciare l'uso, tipicamente coloniale, del legname sin qui fatto: non più per esportazione ma per le popolazioni di Acre. Intanto la nostra senatrice, Marina da Silva, ha presentato un progetto di legge per studiare le ricchezze naturali dell'Amazzonia: tra l'altro è il modo migliore per bloccare la pirateria bio-tecnologica di cui certo sapete. Infine è nato a Cachoeira (005568-5422561, il numero del Brasile per chi volesse saperne di più chiamando dall'Italia) un centro per l'eco-turismo. Vorrei aggiungere che in agosto questo centro è stato visitato e lodato dal presidente della repubblica Cardoso, una piccola vittoria simbolica per noi che siamo stati chiamati dal governo filhos da puta, asini, comunisti, invasori».

Storie di lotte

Nei suoi incontri reggiani, "Luiz" racconta le grandi lotte dei Sem terra e le sanguinose repressioni, che i lettori del manifesto conoscono ma che gli altri giornali europei ignorano. «Il problema è colpire il tabù latifondo ma ancor più usare la terra come fonte di vita, divisa fra coloro che ci vivono e la difendono». A ottobre si concluderà a Brasilia la grande marcia organizzata dall'Mst e dai movimenti sociali, e in dicembre i Sem terra ospiteranno gli indios zapatisti messicani a Belém do Parà nel terzo incontro contro il neo-liberalismo e per l'umanità. Intanto partiti di sinistra, sindacati e gruppi sociali di base portano avanti la Consulta popolare, «un progetto di largo respiro per costruire una democrazia rispettosa di tutte le nostre culture e legato alle classi popolari, valorizzando le potenzialità di questo paese che è passato dal 63 all'8 posto come potenza economica ma a costo di mostruose ingiustizie sociali».

Per un prete la domanda d'obbligo è sulla posizione politica della chiesa brasiliana all'indomani della morte del vescovo "rosso" Helder Camara e dopo anni di repressione del Vaticano contro la teologia della liberazione. «Non posso che rispondere a titolo personale - chiarisce -: dal '68 qui la chiesa brasiliana è rimasta dalla parte dei poveri. Io non so se questo voglia dire essere di sinistra. Personalmente preferisco dire che è al servizio della vita, a partire dai poveri. Dentro la chiesa brasiliana c'è anche dell'altro ovviamente, come il movimento carismatico, più attento ai ceti medi che all'infinità di esclusi, è in atto un processo di restaurazione. Però mi pare importante che la Conferenza episcopale abbia lanciato l'idea di un referendum nazionale sul debito estero per chiedere se la sua restituzione non sia illegale. Una sfida all'attuale governo che invece rifiuta persino l'ipotesi di una moratoria. Per questo ci dicono di fare attenzione perché così rischiamo di creare uno Stato alternativo. Anche se in effetti è proprio ciò che molti sognano». Per "Luiz" Ceppi e altri preti radicali come lui, oggi in Brasile vige una "democra-dura", ossia un misto di democrazia politica e dittatura economica.

 
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