Port Kaituma, Guyana, 18 novembre 1978
Accadde tutto così in fretta.
Ci trovavamo nella giungla, al margine della pista erbosa dell'aeroporto di Port Kaituma, in attesa di salire a bordo del piccolo aereo. Vidi i fucili. Ci fu uno sparo e una pallottola mi colpì alla spalla sinistra. Caddi. Tre uomini avanzarono verso di noi.
Mi accorsi che anche Don Harris della NBC era stato ferito. Mentre gli uomini armati si avvicinavano, Bob Brown, l'operatore della NBC, cercò di restare in piedi e continuò a filmare quanto stava capitando. Tranquillamente, freddamente, con brutalità, quegli uomini fecero saltare la testa ai loro bersagli. Don Harris venne ucciso. Il cervello di Bob Brown schizzò dappertutto sulla sua minicamera blu dell'NBC. Non riuscii a vedere che cosa era successo al deputato al Congresso Leo Ryan.
Presi una decisione immediata: balzai in piedi e mi misi a correre più velocemente che potevo, come non mi era mai capitato prima di allora; attraversai la pista e mi slanciai nella giungla. Ricordo di aver pensato che era meglio procedere a zig-zag, per non offrire un bersaglio troppo facile sull'erba corta. Ma rammento di aver pensato anche: No, saresti troppo lento. Corri in linea retta. Mi gettai nella giungla, graffiandomi le mani e le braccia, perdendo gli occhiali e la macchina fotografica che portavo appesa al collo. Ero certo che quegli uomini mi avrebbero inseguito.
Ansimante, mi inoltrai nella foresta per una cinquantina di metri. Poi mi fermai. Ero immerso in un acquitrino fino alla cintola. È' il momento di tirare le somme, mi dissi.
Mi tolsi di tasca un fazzoletto e lo applicai risolutamente a mo' di tampone sulla parte alta della spalla sinistra, dove ero stato colpito. La mia camicia color kaki era già inzuppata di sangue.
Riannodai con cura i lacci delle scarpe che si erano sciolti durante la fuga nel fango vischioso. Riuscii in qualche modo a riacquistare la calma. Di lì ad un'ora sarebbe scesa la notte e se mi fossi addentrato ancora nella palude non sarei mai più riuscito a venirne fuori. Decisi di camminare parallelamente alla pista dell'aeroporto, per avere almeno una vaga idea di dove mi trovavo. Arrancai nella palude finché non fui a circa trecento metri dal punto dell'attacco.
Mi nascosi tra la vegetazione al margine della pista e dal mio posto d'osservazione tra l'erba sbirciai l'aereo con cautela, con infinita cautela.
Il deputato Ryan era disteso nel fango davanti alla ruota sul lato destro dell'apparecchio.
Un colpo di fucile gli aveva portato via la faccia.
Il cadavere di Don Harris giaceva all'altezza della fusoliera.
Il corpo di Bob Brown era vicino alla coda dell'aereo.
Patricia Parks, la figlia della donna che aveva sfidato Jones ostinandosi a voler partire, era distesa ai piedi della scaletta dell'aereo.
Un altro componente del nostro gruppo, Greg Robinson, il giovane e brillante fotografo del San Francisco Examiner, era accanto alla ruota sul lato sinistro, con un coltello piantato nel corpo.
Era impossibile sapere che cosa stava succedendo a Jonestown. Molto prima del nostro arrivo in Guyana avevamo sentito parlare di suicidi di massa nel caso in cui Jones si fosse trovato di fronte a difficoltà insormontabili.
Adesso quelle voci non sembravano più così incredibili...
RON JAVERS