Gli inizi

James Warren Jones nacque quarantasette anni fa, il 13 maggio del 1931. Era figlio unico di genitori poveri che tiravano avanti a stento nel piccolo villaggio rurale di Lynn, nell'Indiana.

Situato nei pressi del confine dell'Ohio, Lynn sorse, come quasi tutti i centri abitati dell'Indiana, lungo una linea ferroviaria che collegava le zone agricole con il cuore industriale del Midwest. Il villaggio è situato all'incrocio di due importanti arterie: l'autostrada 36, che corre a est e a ovest, e la U.S. 27, che corre a nord e a sud.

La casa di Jones si trovava alla periferia ovest del villaggio, sull'autostrada 36, subito al di là dei binari della ferrovia. A est c'era il centro dell'abitato: una banca, un paio di negozi, un ristorante all'angolo e la scuola. Tutt'intorno si estendeva a perdita d'occhio una campagna pianeggiante, chilometri e chilometri di campi coltivati a granturco e a frumento, che offrivano ben poco a un ragazzo di intelligenza media, con pochi amici e molto tempo libero a disposizione.

La fanciullezza di Jim Jones fu estremamente solitaria. Suo padre, James Jones, tornato dalla prima guerra mondiale con una grave lesione polmonare, non era più in grado di lavorare. Riceveva mensilmente dal governo una pensione per invalidità e trascorreva la maggior parte del tempo in casa. Le sue cattive condizioni di salute influenzarono i rapporti con il figlio; Jim trascorse quasi tutti gli anni della fanciullezza praticamente senza un padre.

Il Ku Klux Klan, al quale anche James Jones apparteneva, aveva un grande seguito nel villaggio. I vecchi Jones, come i padri di molti altri ragazzi di Lynn, si riunivano circa una volta la settimana in un campo a est dell'abitato. Si coprivano con lenzuoli e cappucci bianchi e covano un vangelo d'odio contro i negri.

Un ex vicino dei Jones, George Southworth, dice che durante i venti anni da lui trascorsi a Lynn vide un solo negro nel villaggio. «Esisteva una legge non scritta in base quale i neri non dovevano lasciar tramontare il sole sulle loro teste, a Lynn».

La madre di Jones, Lynetta, non era di Lynn, ma di un minuscolo centro abitato sulla riva del fiume Wabash, nell'Indiana occidentale. Molto più giovane del marito, fu costretta dalla malattia di lui a lavorare per mantenere la famiglia. Aveva un posto in una fabbrica e inoltre sbrigava Iavoretti vari per gli abitanti del villaggio. Anche se la famiglia Jones riusciva in qualche modo a sbarcare il lunario, il suo reddito era di gran lunga al di sotto della media.

Per molti abitanti del villaggio, Lynetta Jones era un po' stramba. «Si vestiva in modo strano», racconta Doris Spencer, che conosceva la famiglia e la cui figliola era una compagna di classe di Jim. «Non aveva modi cordiali come tutti noi. Vestiva sempre di scuro, anche in estate. E se ne stava sempre per conto suo».

Negli anni successivi, Jones sostenne che sua madre era una pellerossa, una cherokee. Sebbene gli atti di nascita siano andati perduti, la cognata della signora Jones, Barbara Shaffer, contesta tale affermazione. «Non era per nulla diversa da tutti gli altri», sostiene la Shaffer. «Aveva soltanto la carnagione scura, tutto qui».

Dato che suo padre era un invalido e la madre lavorava tutto il giorno, il piccolo Jim Jones veniva sorvegliato ben poco dai genitori. «È' cresciuto nelle strade», dice Bill Morris, un altro suo compagno di classe. Ma Jim non era un ragazzo da cacciarsi nei guai.

Sin dall'inizio, si mostrò interessato alla chiesa, un interesse che Lynn, dove si trovavano allora sei chiese, poteva senz'altro alimentare.

«Fingevamo spesso di trovarci in chiesa; lui era il predicatore, ci faceva stare in piedi e ci teneva sermoni», ricorda Vera Price, che risiede tuttora a Lynn. Jones poteva scegliere tra le fedi locali. «Gli era consentito di andare in qualsiasi chiesa, e andava in tutte», ha detto, ridendo, un vicino. «Quando si preparava per recarsi alla scuola domenicale, non si sapeva mai dove sarebbe andato esattamente».

La prima educazione religiosa di Jim Jones venne fortemente influenzata dalla moglie di Orville Kennedy, che abitava nella stessa strada dei Jones. La signora Kennedy prese Jim sotto le proprie ali e gli fece conoscere la fede cristiana.

Trent'anni dopo, Jim Jones rese particolarmente onore alla signora Kennedy portando tre dei suoi gruppi di fedeli a farle visita. Dodici pullman carichi, seicento persone in tutto, vale a dire quasi la metà della popolazione di Lynn, si fermarono, nel giugno del 1976, lungo la strada principale del villaggio. Ma, mentre Jones scendeva e si tratteneva per tre ore con la sua «seconda madre», come la chiamava, i gruppi di fedeli rimasero sul pullman.

Nonostante le sue tendenze religiose, anche Jim Jones era un solitario. Molto volubile, abbracciava in continuazione nuove fedi e partecipava a giri di propaganda nelle campagne, ma soltanto per stancarsi rapidamente. Per qualche tempo aderì alla Chiesa Pentecostale, diretta dagli «Holy Rollers»; la congregazione parlava, sbraitava e urlava per notti intere. Organizzò una squadra femminile di softball, ma non si dedicò mai personalmente agli sport, anche se il suo fisico snello e robusto glielo avrebbe consentito. Come ha detto il suo compagno di classe Bill Morris, «Jim non faceva niente se non era sicuro di poter primeggiare». La volontà di emergere, di essere un capo, gli derivò probabilmente dalla madre. Lynetta Jones, famosa nel villaggio per la facilità del suo turpiloquio, passeggiò un giorno lungo la via principale del villaggio fumando una sigaretta. La comunità rimase allibita: era la prima volta che succedeva una cosa simile a Lynn.

Il giovane Jones era inoltre alquanto irascibile. A scuola, durante le lezioni, se le cose non andavano come voleva lui, andava su tutte le furie. Un insegnante ha dichiarato: «Jim, quando era irritato, diventava enfatico».

Bill Townshend, avanti di due anni negli studi rispetto a Jones, ricorda: «Una volta Jim, che era un organizzatore nato, si mise in mente di dare una festa con tanto di gare e di assegnare diversi premi. Be', uno dei premi era il sollevamento pesi. Sollevai i pesi come prescritto, ma lui disse che non lo avevo fatto nel modo giusto. Lasciai cadere i pesi con violenza e ci mettemmo a litigare, finché il padre di Jim intervenne e mise fine alla festa».

Il giovane Jim assimilò ben presto le conoscenze della madre in fatto di parolacce. Un vicino ricorda che, a sei anni, andava e veniva davanti a casa sua sbraitando oscenità. «Buongiorno, figlio di puttana», era il saluto di Jim, e a questo punto i ragazzi più grandi lo inseguivano o la strada.

Ma, a parte il turpiloquio e la caparbietà, nel giovane Jones esisteva anche qualcosa di filantropico. Un giorno, uno straniero macilento arrivò a Lynn e prese a narrare la sua triste storia a chiunque fosse disposto ad ascoltarlo.

«Non ho un solo amico al mondo. Sono ormai sul punto di arrendermi», stava dicendo lo sconosciuto, mentre Jim passava per caso di lì.

«Che cosa intende dire, signore?» intervenne il ragazzo. «Dio è amico suo, e anch'io le sono amico. E mia madre l'aiuterà a trovare un lavoro».

E mamma Jones trovò effettivamente un posto per lo conosciuto nella fabbrica in cui lavorava.

Come studente, Jim Jones non era superiore alla media. Ma tutti avevano l'impressione che possedesse un'intelligenza superiore al normale. Dalle pagelle scolastiche risulta che il suo quoziente di intelligenza oscillava tra 115 e 120. «Aveva una stupefacente capacità di fingersi addormentato, in classe», rammenta un suo compagno di scuola, «e di andare poi alla lavagna e risolvere in men che non si dica un problema di geometria come se niente fosse». A volte Jones non si limitava a fingere di dormire, in classe. A causa della scarsità di denaro in famiglia, Jim lavorava di notte nell'ospedale Reid Memorial di Richmond, lontana ventiquattro chilometri. Spesso arrivava a scuola tornando direttamente dal lavoro, con i calzoni bianchi della divisa dell'ospedale.

La sua insegnante di latino, Violet Myers, dice che Jim non era come gli altri trentaquattro ragazzi della classe.

«Quasi tutti gli studenti avevano un'amichetta, ma a Jim premeva soltanto la religione. Era solito tenere riunioni di carattere religioso nei pressi della scuola media». Aveva scelto il latino perché si proponeva di andare all'università, ma ormai non sapeva più a quale facoltà voleva iscriversi.

Nel corso di quell'anno alle superiori, Jim Jones cominciò a rendersi conto del fatto che Lynn era troppo piccola per le sue notevoli aspirazioni. Il sacerdozio lo attirava; cominciò a interessarsi al problema dell'uguaglianza razziale, per la verità non molto sentito a Lynn. Robert Shumaker, il preside della scuola media superiore del villaggio, ha riassunto la cosa in questi termini: «La gente, a Lynn, si oppone ai cambiamenti. Si sente sconvolta se qualcosa modifica lo status quo». Jones confessò agli amici che, secondo lui, Lynn era «razzista». Suo padre era «un tipo da Ku Klux Klan», e Jim non aveva mai visto un negro fino all'età di dodici anni. Si riteneva un uomo del popolo, soprattutto dei poveri e degli oppressi del proletariato.

Così abbandonò le superiori di Lynn dopo il secondo anno, nel 1947, e nell'autunno si iscrisse alla scuola di Richmond, un centro abitato più grande a sud di Lynn. Là, divenne un credente ancor più convinto e cominciò a considerare seriamente l'eventualità di diventare pastore. Si diplomò nel 1949, sempre con votazioni discrete, e si iscrisse all'Università dell'Indiana, a Bloomington.

Kenneth E. Lemons, suo compagno di stanza all'università nel 1949, ha detto che Jones «non riusciva a inserirsi ed era ignorato» in quel periodo. »È un momento della mia vita che preferirei dimenticare», ha soggiunto.

Jim Jones si riteneva superiore a ogni altro e rifletteva sulla Bibbia, farneticando spesso a proposito delle proprie credenze religiose. «Diffidavo nel modo più assoluto di quel ragazzo», ha dichiarato ancora Lemons. «Metteva in imbarazzo chiunque lo conoscesse. I compagni di corso non si prendevano gioco di lui, si limitavano a ignorano. Era l'unica cosa da fare».

Si sa ben poco di Jones, in questo periodo. Teneva per sé le sue speranze e le sue aspirazioni sulla carriera ecclesiastica. Ma, dopo un breve periodo all'università, cominciò a sentirsi infelice e abbandonò gli studi per fare ritorno a Lynn.

Trovò un modesto impiego come inserviente nell'ospedale Reid Memorial. Entro un anno, conobbe Marceline Baldwin, una diplomata del corso di infermiere organizzato dal Reid Memorial. Prima di Marceline, aveva avuto poche amichette. Esile e graziosa, Marceline subì subito il fascino di Jones. Si sposarono nel 1949. Marceline aveva ventidue anni, quattro anni più del marito.

Marceline Jones, morta in Guyana con suo marito (John O'Hara, San Fracisco Chronicle).
Lemons, sempre in contatto con Jim, sebbene non fossero più compagni di stanza, disse che Marceline era «una figura materna» per Jones. «Passava a prenderla ogni giorno dopo l'orario di lavoro».

Fino a quel momento, Jim Jones aveva evitato di impegnarsi con una qualsiasi Chiesa. La Chiesa Metodista aveva offerto qualche speranza a Jones nell'adolescenza ma, ai tempi del matrimonio, si stancò dei metodisti.

«Mi disse che non c'era amore in quella Chiesa, e soggiunse che questo lo aveva indotto a decidere di fondare una Chiesa sua», ricorda un suo ex compagno.

Jones condusse Marceline a Indianapolis nel 1950 e, sebbene non avesse ancora avuto l'ordinazione, divenne pastore della Chiesa di Sommerset Southside. Inoltre organizzò e diresse un centro della comunità integrata, e in questo modo accomunò per la prima volta i suoi due ideali di religiosità e di fratellanza razziale.

Ma, nella spietata città industriale che era stata la sede dell'ufficio nazionale del Ku Klux Klan, Jones si imbatté in difficoltà maggiori del previsto. Spesso veniva preso in giro, durante le funzioni, a causa delle sue concezioni liberali sui diritti civili. Gli appartenenti più anziani alla congregazione erano ostili al veemente nuovo arrivato, che aveva cominciato a definirsi «birazziale» per la supposta origine cherokee della madre.

Gli avversari si vendicavano gettando in chiesa gatti morti, o buttando le bestiole morte nella toeletta.

A quell'epoca, Jones abitava in un quartiere piuttosto elegante di Indianapolis, vicino all'Università Butler, dove frequentò i corsi di pedagogia. Doveva impiegare quasi dieci anni per laurearsi in lettere, e doveva trascorrere un periodo di tempo quasi altrettanto lungo prima che nel I 964 venisse infine ordinato pastore della Chiesa Cristiana, una diramazione dei Discepoli di Cristo.

Infastidito dall'atteggiamento sempre ostile dei fedeli della chiesa di Sommerset, Jones se ne andò, nei primi anni cinquanta, per mettere di nuovo alla prova la sorte. Celebrò funzioni per proprio conto in una chiesa presa in affitto in un altro quartiere di Indianapolìs, e le diede il nome di Chiesa della Comunità e dell'Unità.

Man mano che la sua reputazione cresceva, Jones riuscì a diventare pastore aggiunto della vicina chiesa Tabernacle di Laurel Street, ma, una volta di più, venne osteggiato dai laici conservatori e dalla congregazione; tutti opposero resistenza alle sue ripetute richieste di accogliere i neri in chiesa. Se ne andò di nuovo deluso.

Nel 1953 si rimise per proprio conto, limitandosi alla sua Chiesa della Comunità e dell'Unità. Tentò di raccogliere fondi e di radunare fedeli per realizzare il suo nuovo sogno: una congregazione razzialmente integrata che lui potesse guidare senza attirarsi la riprovazione degli ecclesiastici dell'Indiana dalla mentalità limitata e dei fedeli conservatori che andavano in chiesa la domenica mattina.

Quei primi giorni di indipendenza furono imbarazzanti per Jones, era un apprendistato difficile. Con la cravatta a farfalla e una vistosa giacca a righe, il reverendo andava di porta in porta a vendere scimmiette importate dall'America del Sud e dall'Asia a ventinove dollari l'una. Anche se i padroni di casa non avevano alcuna intenzione di acquistare le bestiole, forse sarebbero stati disposti a recarsi in una nuova chiesa progressista, diversa da ogni altra, diceva Jones.

Entro il 1956 aveva trovato nuovi amici in quantità sufficiente per inaugurare la sua chiesa, il Tempio del Popolo, in un quartiere di Indianapolis che, da bianco, stava lentamente diventando nero. Un anno e innumerevoli dozzine di scimmie dopo, Jones acquistò una nuova sede per la sua congregazione, una ex sinagoga al numero 975 di North Delaware Street.

La famiglia di lui divenne sempre più numerosa, includendo sette figli adottivi; stando alla testimonianza di una persona che a quei tempi apparteneva alla setta, Jones «persuase non pochi appartenenti alla congregazione ad adottare a loro volta dei bambini».

I bambini adottati da Jones erano neri, bianchi e asiatici; lui li presentava a sostegno delle sue idee sull'integrazione razziale. In questo periodo presero forma le sue teorie sulla riunione delle famiglie e sui reciproci rapporti nell'ambito della chiesa.

Anche se aveva gettato le fondamenta, continuava a essere alla ricerca di uno stile in grado di attrarre tanto i suoi seguaci neri quanto le famiglie bianche proletarie rimaste nel quartiere in corso di trasformazione.

Jones compì settimanalmente dei viaggi per osservare famosi predicatori mentre tenevano i loro sermoni e una volta fu molto colpito da padre Divine, un predicatore arruffone di Filadelfia che dominava nel modo più completo i suoi adoranti seguaci, per lo più donne nere.

Imitando padre Divine, Jones annunciò che il Tempio del Popolo aveva bisogno di un «Comitato dell'Interrogatorio». Diede questa notizia durante la funzione domenicale, nel corso della quale la sua morbida voce baritonale echeggiava per tre o quattro ore di seguito.

Per i fedeli di Jones, l'idea di un «Comitato dell'Interrogatorio» costituì una novità, una novità inaspettata anche se veniva da un uomo come lui. Per il reverendo, si trattava della logica conseguenza del desiderio di consolidare la sua leadership e di essere attorniato da un gruppo di seguaci leali, in grado di esercitare un'azione di sorveglianza su tutta la congregazione.

La necessità di questa forma di disciplina, che finì poi con l'includere percosse e altre forme corporali di castigo, era giustificata anche da un altro elemento: la personalità di Jim Jones.

Da ragazzo, ricorda un vicino, «era già capace di improvvisare un buon sermone. Ricordo che lavoravo a una sessantina di metri dalla casa dei Jones. Jim chiamava una decina di ragazzini, li metteva in fila e ordinava loro di marciare. Li colpiva con un bastone, e quelli strillavano e piangevano. Mi chiedevo sempre: "Ma perché diavolo quei ragazzi sopportavano una cosa del genere?" Tornavano a giocare con lui anche il giorno dopo. Possedeva una specie di magnetismo irresistibile. Dicevo a mia moglie: "Vedi, o Jones farà un sacco di bene, o finirà come Hitler"».

Anche se Jones insisteva nel dichiarare che voleva soltanto il bene di tutti, Thomas Dickson, un appartenente alla setta di Indianapolis, non era dello stesso avviso. Il Comitato era stato creato per neutralizzare «le persone che sparlavano di Jones in chiesa», ha affermato Dickson. Jones stava cambiando, Dickson lo sentiva, e il Comitato di fedeli, sempre vigili intorno a lui, costituiva una presenza inquietante.

«La gente doveva presentarsi davanti al Comitato dell'Interrogatorio e rispondere per ore e ore a domande sui motivi per cui era contraria a Jones, o su presunti complotti orditi nella setta contro di lui». spiegò ancora Dickson.

«Diceva sempre che tutti avrebbero dovuto amarlo, e se non lo amavano diventava spaventosamente violento. Non materialmente, ma verbalmente. A volte imprecava. Prendeva la Bibbia che chiamava "il libro nero", la scaraventava sul pavimento ed esclamava: "Troppe persone badano a questo libro nero invece di badare a me."»

Deluso da questo strano voltafaccia da parte di un uomo che una volta aveva idee semplici e oneste, Dickson abbandonò la setta.

Nel 1959 uno dei figli adottivi di Jones morì in un incidente automobilistico insieme con quattro altri membri della setta, sulla strada che da Cincinnati porta a Indianapolis. Jones fece sapere in seguito di non essere salito sull'automobile a causa di un presentimento di morte; non spiegò mai perché non avesse fatto buon uso di questo preteso potere per salvare suo figlio.

Nonostante le strane avvisaglie notate dall'ex amministratore Dickson e le sempre più conclamate pretese di onniscienza, Jones continuava a essere un capo carismatico aggressivo, coraggioso e tenace nella sua fede nei diritti civili. Dagli articoli dei quotidiani locali risulta che lui e la sua famiglia subirono gretti attacchi personali nei primi tempi della lotta per i diritti civili. Sputarono addosso a sua moglie Marceline mentre aspettava l'autobus insieme al figlio adottivo di pelle nera. Jones disse inoltre di aver avuto una commozione cerebrale in seguito a un colpo in testa vibratogli con una bottiglia del latte sulla soglia di casa sua da un «collo rosso» (così erano soprannominati i contadini bianchi del Sud). I suoi figli, bianchi, neri e asiatici, ricevettero delle minacce nei parchi di ricreazione la città.

Jones parlava spesso della volta in cui, mentre giaceva malato in un ospedale di Indianapolis, aveva rifiutato ogni cura prima che un nero, appena ricoverato con gravi lesioni, fosse stato soccorso.

La sua situazione critica attrasse l'attenzione dei capi politici locali, ansiosi di dare ascolto alla protesta nazionale per il problema troppo a lungo ignorato del fanatismo razziale. Nel 1960 il sindaco Charles Boswell nominò Jones direttore della Commissione di Indianapolis per i Diritti Umani; il reverendo accettò ben volentieri l'incarico che gli fruttava settemila dollari all'anno. Tuttavia trovarsi sotto gli occhi del pubblico presentava svantaggi per il giovane e discusso leader religioso.

Un quotidiano locale pubblicò un articolo compromettente sulla vita privata di Jones, basato su rivelazioni dei collaboratori del pastore. Per tre mesi di seguito, i segregazionisti scagliarono sassi contro la sua casa, lo bersagliarono di telefonate del tipo «protettore dei negri, vattene da questa città» e lanciarono esplosivi nel suo giardino.

Il giornale rilevò che si stava attuando anche un'altra strana manovra, qualcosa che gli incursori notturni razzisti non avevano mai fatto. «Taluni arrivavano al punto di scrivere lettere contro i negri a noti fautori dei diritti civili e di firmarle con il nome di Jones».

Jones impiegava il proprio tempo (e i giornali riempivano le loro colonne) per smentire e denunciare questi falsi. Man mano che il nome e il rilievo di Jones crescevano, la sua congregazione divenne più numerosa e si strinse sempre di più intorno al suo capo.

Nel 1963, la setta di Jones venne denominata Chiesa del Vero Vangelo del Tempio del Popolo e finì col diventare una congregazione dei Discepoli di Cristo. La setta asseriva di distribuire più di mille pasti gratuiti alla settimana e si dibatteva in difficoltà finanziarie: correva infatti il pericolo di non poter attuare un programma di posti di lavoro a causa di una fattura di trecentocinquanta dollari.

Il denaro era sempre stato un bene misterioso per Jones. Sebbene insistesse nel dire che non gli piaceva accettare denaro dai fedeli, disponeva di liquido sufficiente per pagare i propri viaggi e il proprio «lancio» personale. Nei primi tempi aveva lavorato instancabilmente a favore della setta e delle sue iniziative per raccogliere fondi, ispirando a coloro che lo circondavano lo stesso genere di altruistica volontà.

Ma poi, a un tratto, Jones raccontò a numerosi appartenenti alla sua setta di aver avuto la «visione personale» di un imminente olocausto nucleare che avrebbe avvelenato il mondo. Nel momento in cui questa terrificante visione gli si era presentata, il giovane pastore leggeva un numero della rivista Esquire. I redattori della rivista avevano colto l'occasione della mania dei rifugi contro la bomba atomica che furoreggiava in quel periodo per pubblicare un articolo in parte satirico sulle «dieci località più sicure in cui vivere nell'eventualità di un attacco nucleare», infarcendolo con una quantità di dati apparentemente seri sulle condizioni climatiche, sui venti dominanti e sulle catene montuose.

Due di queste località erano Belo Horizonte, in Brasile, e Ukiah, in California, centottantasei chilometri a nord di San Francisco. Jones decise di condurre la sua famiglia in Brasile per un periodo di riposo e per una missione esplorativa oltre che per una esperienza missionaria. Nel corso dei suoi viaggi nell'America del Sud, Jones si godette una breve sosta nella piccola colonia primitiva che era la Guiana Inglese (l'attuale Repubblica di Guyana).

Nel 1963, anche la setta e il suo piccolo gruppo di pullman cominciarono a viaggiare, spostandosi nel basso Midwest per campagne revivalistiche in tenda, allo scopo di conquistare nuovi adepti e di diffondere l'annuncio dei poteri taumaturgici di Jones: guarigione con la fede.

La guarigione con la fede era stata la chiave dei poteri ipnotici di padre Divine a Filadelfia. Personaggio favoloso e pittoresco, Divine aveva fatto irruzione sulla scena nel 1932 come fondatore del Regno Mondiale del Movimento per la Pace. Le sue funzioni erano sfoghi festaioli e tumultuosi, con tanto di tappeti rossi e di corone riservate a Divine, che si autoproclamava Dio dell'Universo. Uomini di ogni razza si riunivano per ascoltare l'ometto nero predicare il suo messaggio di amore universale e di immortalità. Ma, soprattutto, erano attratti dalle guarigioni miracolose di lui; morti resuscitati, risanamento delle ferite, malattie che scomparivano.

Jones adottò lo stile «guarigione con la fede» di padre Divine, ma senza il fastoso contorno del suo modello originale. E inoltre maledisse i guaritori con la fede che si avvalevano «nel modo sbagliato dei meravigliosi poteri di guarigione di Dio».

«Essi [i guaritori con la fede] annunciano la venuta del Cristo e gli vanno incontro su una Lincoln Continental nuova di zecca», ironizzò Jones. «Costruiscono edifici magnifici e inutili e buttano via il loro denaro.»

Una tipica seduta di guarigione con la fede, nel tempio di Jones a Indianapolis, attraeva parecchie centinaia di persone, tutte ansiose di vederlo guarire disturbi cardiaci, artriti reumatiche, crisi epilettiche, articolazioni calcificate e altre malattie.

Durante le riunioni, si sentivano grida di gioia mentre Jones imponeva le mani su individui indifesi che, in preda a una frenesia religiosa, si dichiaravano guariti. Vecchi seguaci assicuravano ai nuovi membri della setta che Jones aveva guarito affezioni cardiache, fatto scomparire piaghe e resuscitato quaranta persone.

A Indianapolis, durante una di queste funzioni, Jones gridò un nome e una donna si alzò in piedi, dicendo di essere ammalata di cancro. Si portò in prima fila, dove il reverendo la toccò, quindi si recò dietro la chiesa, in una toeletta, dove le avrebbe «tolto il cancro dagli intestini».

Mentre la congregazione cantava, la donna tornò tendendo in alto le mani e gridando «Sia lodato il Signore!» La seguiva uno dei luogotenenti di Jones con in mano un tovagliolino bianco di carta contenente un grumo scuro: Jones annunciò che era il cancro eliminato dal corpo della donna.

Alcuni collaboratori della setta precedevano l'arrivo del reverendo distribuendo volantini, inchiodando affissi e spiegando che stava per giungere il «Profeta di Dio» o il «Padre». Tra la gente delle grandi città che si incontrava con Jones per la prima volta, il pastore, con modestia, ripudiava queste etichette, dicendo che erano definizioni sfuggite a suoi seguaci troppo entusiasti. La notizia si diffuse così rapidamente da riempire le pagine dei giornali. Cronisti stanchi delle continue accuse di Jones contro i suoi nemici razzisti cominciarono a prenderlo in giro, scrivendo che si trattava di un falso guaritore, sempre pronto a imbrogliare i poveri gonzi e le vedove anziane preoccupate per i loro acciacchi.

Le guarigioni di Jones a Indianapolis finirono col destare addirittura l'interesse del Board of Psychology Examiners dello Stato. Visto che i medici e le autorità dichiaravano di non essere in grado di accertare la veridicità delle asserzioni di Jones, nel 1971 lo Psychology Board annunciò che intendeva agire.

Quel che destava i maggiori sospetti era la vanteria di Jones di poter guarire il cancro.

Un medico che aveva assistito alle funzioni di Jones disse al Comitato: «Mi preoccupa il fatto che persone effettivamente malate possono illudersi di essere guarite e trovarsi in seguito in condizioni ancor più gravi».

Questo dottore chiese che il suo nome venisse taciuto per evitare degli attriti con l'Associazione Medica Americana e asserì che il «cancro» guarito dal reverendo era in realtà soltanto del materiale biancastro contenuto in un sacchetto di plastica.

Quando quel medico domandò a Jones se il «cancro» poteva essere analizzato da un patologo esperto, il pastore replicò che anche se «personalmente non aveva niente da obiettare», doveva comunque rispettare il desiderio dei capi della sua setta «di non essere coinvolti in ulteriore pubblicità».

Jones diceva di interessarsi attivamente delle «malattie psicosomatiche», ma i suoi detrattori asserivano che si trattava di pura e semplice impostura per allettare i più creduli. Jones ignorò la sfida ufficiale e lo Psychology Board non prese mai alcuna iniziativa, non scrisse neanche una lettera di critica e lasciò cadere completamente la questione.

Nonostante le proteste, a proposito delle pretese guarigioni con la fede, Jones rimase a Indianapolis dove, nel 1965, venne ordinato pastore dei Discepoli di Cristo. Il numero crescente dei suoi fedeli e il successo finanziario sempre più grande lo indussero a occuparsi di qualcosa di più dei diritti civili e della religione personale. Così il povero ragazzo di campagna fondò due società anonime.

La prima ebbe il nome altisonante di «Ali della Liberazione»; era un'impresa senza fini di lucro, il cui scopo dichiarato era quello di «promuovere il Regno di Dio e diffondere la vera Santa Parola di Dio».

La seconda fu di tipo familiare, formata da Jones, sua moglie Marceline e la madre Lynetta, e denominata Jim-Lu-Mar Corporation. Si proponeva fini di lucro e i guadagni dovevano provenire da attività finanziarie «compresa, ma non esclusivamente, la gestione di case di cura; l'acquisto, la vendita o la gestione di proprietà immobiliari; la gestione di drogherie, mercati eccetera».

Ma Jim non eccelleva in questo campo e si disinteressò ben presto di Ali della Liberazione e della Jim-Lu-Mar Corporation. Il segretario di stato dell'Indiana revocò le licenze locali a entrambe le imprese, perché non avevano presentato regolarmente i bilanci annui a partire dall'anno in cui erano state fondate, nel 1965. Anche dal punto di vista fiscale c'erano delle irregolarità. Alcuni funzionari federali riferirono che Ali della Liberazione aveva trascurato di pagare le imposte dal 1966 al 1970. La Jim-Lu-Mar Corporation le aveva pagate soltanto per il primo anno.

Vergil Berry, vicecommissario del Dipartimento delle Imposte dell'Indiana, disse lo scorso anno ai giornalisti che lo stato non aveva comunque perseguito le due società anonime: un altro colpo di fortuna della setta, davvero formidabile quando si trattava di evitare indagini ufficiali sulle sue attività.

Jones era scoraggiato da questi insuccessi finanziari. I suoi collaboratori raccontarono inoltre che era sconvolto per non essere riuscito a placare le tensioni razziali. Continuavano anche le critiche incessanti alle sue veementi asserzioni di poter guarire i malati. Le opposizioni crescenti amareggiavano le esperienze di Jones a Indianapolis; nel giugno del 1965, il reverendo era ormai deciso ad andarsene. Ricominciò a parlare del disastro nucleare, rammentando ai suoi fedeli che esisteva ancora una possibilità di salvezza a Ukiah: li avrebbe condotti laggiù, al sicuro. Perciò iniziò a predisporre il trasferimento.

Fu difficile persuadere le pecorelle del suo gregge ad abbandonare i posti di lavoro, la famiglia e la casa per emigrare altrove. La moltitudine della quale Jones aveva parlato in precedenza, i mille posti settimanali e le «centinaia» di seguaci si ridussero a un esiguo numero di fedelissimi. Secondo alcune valutazioni, il numero delle persone che formavano il gruppo migratorio oscillava tra i cento e i centosessantacinque individui. Il gruppo si mise in marcia nei mesi di giugno e luglio del 1965, a bordo di piccole roulotte, per raggiungere Jones sulla Costa Ovest.

Sei mesi prima della partenza di Jones per Ukiah, Marvin e Jackie Swinney erano entrati a far parte della setta. Si trattava di una giovane coppia bianca sui vent'anni. I due erano tornati nella loro casa di Indianapolis quando Marvin aveva trovato un impiego in una industria elettronica. Una volta sistemati, avevano deciso di unirsi alla setta che si proponeva «mirabili scopi umanitari».

«Quando bruciava la casa di qualcuno, preparavamo involti di indumenti e li portavamo a quei poveretti. Quando una persona aveva bisogno di denaro, glielo davamo. Jim era un uomo meraviglioso, ammirato da tutti noi», ha dichiarato Jackie Swinney.

I nuovi venuti constatarono che la setta era molto conciliante sull'interpretazione della Bibbia e la scuola domenicale veniva sostituita da opere buone e da conversazioni su ideali liberali come il disarmo nucleare, l'assistenza ai poveri, l'integrazione razziale. Sebbene i suoi membri fossero, per più della metà, gente di colore, la setta favoriva un'atmosfera amichevole, nella quale i rapporti inter razziali potevano svolgersi senza alcun imbarazzo.

Dopo che Marvin e Jackie erano entrati nel gruppo da sei mesi, Jones chiese loro di trasferirsi con i parenti a Ukiah. Gli Swinney, compreso il fratello di Marvin e la sua famiglia, affrontarono il viaggio caricando su quattro automobili tutto ciò che possedevano.

Jones aveva promesso al piccolo e devoto gregge di seguaci un nuovo rifugio, non soltanto libero dai problemi razziali di Indianapolis, ma anche immune da ogni nefasta conseguenza del disastro imminente. Chi sarebbe rimasto in vita quando le esplosioni atomiche avessero ucciso «tutti i razzisti» che tormentavano Jones? La sua congregazione, un gruppo bene intenzionato e multi-razziale di pionieri, guidati dal loro energico «Profeta di Dio».

 
 
 
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