La Guyana
La Repubblica di Guyana (ex Guiana Britannica), un territorio delle dimensioni dello stato del Minnesota, ricoperto da fitte foreste, è situato sul lato nord-occidentale dell'America del Sud. Il nome deriva dal termine amerindio
guiana, «terra delle acque», che veniva attribuito all'intera regione del bacino del Rio delle Amazzoni. L'ex colonia ottenne l'indipendenza nel 1966 e il governo socialista è impegnato da allora nello sforzo di diversificare l'economia del paese, basata essenzialmente sulla coltivazione della canna da zucchero. Gli indigeni amerindi rappresentano soltanto il cinque per cento della popolazione di circa un milione di abitanti; gli indiani trasferiti qui dagli inglesi come operai a contratto costituiscono l'unico gruppo etnico di una certa consistenza, seguiti da quello dei discendenti degli schiavi africani. Posta non molto a nord rispetto all'equatore, in febbraio e in agosto la Guyana ha due stagioni delle piogge durante le quali i fiumi straripano. La temperatura media oscilla dai ventidue ai ventisette gradi con un forte tasso di umidità.
La fauna è ricca, e comprende il formichiere gigante, il bradipo e il caimano, un parente dell'alligatore. Talune zone dei bassipiani interni restano virtualmente inesplorate, tranne che dagli amerindi aborigeni.
Oltre il trentatré per cento della popolazione è di religione indù, il quaranta per cento è cristiano e il nove per cento musulmano.
Quando Jim Jones visitò per la prima volta la Guyana negli anni sessanta, si innamorò delle case in stile vittoriano e trovò la popolazione cordiale e amichevole. Ritenne inoltre che il popolo guyanese sarebbe stato disposto ad accettare il suo tipo di «guarigione spirituale».
C'erano anche altre ragioni che giustificavano la predilezione di Jones per la Guyana. La lingua ufficiale e più parlata era l'inglese. Una gran parte della popolazione era di colore, come la maggioranza degli adepti del Tempio del Popolo. I mezzi di trasporto non costavano troppo e il paese rimaneva relativamente chiuso agli Stati Uniti.
Anche la politica della Guyana attirava Jones. Il giovane governo aveva adottato un socialismo di tipo non marxista. E il paese era povero, molto povero. Questo significava che vivere lì doveva costare pochissimo.
«Jim aveva preso in considerazione anche il Canada, ma diceva che si trattava di una nazione troppo borghese», ha riferito uno dei suoi aiutanti. «E poi asseriva che in Africa ci sarebbe stata una lotta sanguinosa fra bianchi e neri.»
Il 9 dicembre 1973, i primi quattro inviati del Tempio del Popolo, tutti membri della cerchia più vicina a Jones, arrivarono nella capitale, Georgetown; ciascuno portava con sé circa cinquemila dollari. Affittarono una casa, presero a noleggio una Volkswagen e fissarono una serie di appuntamenti con i funzionari governativi. Il 12 di dicembre, altri dodici membri del Tempio giunsero in Guyana. La loro missione era quella di studiare la società guyanese e trovare una località adatta per la progettata «missione agricola».
Jones aveva posto due condizioni per la scelta dell'insediamento: doveva trovarsi in un luogo isolato e ci dovevano essere discrete possibilità di sfruttare il terreno. Il gruppo di studio decise che la regione nord-occidentale del paese era quella che sembrava prestarsi meglio. Le sorgenti di acqua potabile erano abbondanti e accessibili, il terreno sembrava fertile e la zona era pochissimo abitata, tranne qualche sparso villaggio amerindio. La zona si trovava inoltre vicina al Venezuela, in modo che se ci si fosse trovati nella necessità di fuggire dal paese il confine sarebbe stato raggiungibile con facilità. Il governo guyanese incoraggiò la scelta perché nelle sue annose controversie di confine con il Venezuela avrebbe avuto l'aiuto della presenza di un attivo e prospero insediamento.
Lo stesso Jones si recò a sovrintendere la decisione definitiva con un aereo fornito dal governo in grado di portare venti passeggeri. Jones e i suoi aiutanti sorvolarono la giungla, e scelsero una zona presso le città di Port Kaituma e di Matthews Ridge, sull'estrema punta a nord-ovest.
Alla prima scelta di Jones, una località nelle vicinanze di Matthews Ridge, fu posto il veto del governo. Infine gli fu consentito di affittare per la somma di duecento o trecento dollari l'anno un appezzamento di terreno di ventisettemila acri a circa cinquanta chilometri da quello prescelto in precedenza e distante una decina di chilometri da Port Kaituma, una sonnacchiosa cittadina sul fiume.
Jones tornò a San Francisco felice come una Pasqua. Creò immediatamente un nuovo dipartimento del Tempio per sovrintendere allo sviluppo di quella che definì la «terra promessa».
La Guyana non fu mai il paradiso proclamato da Jim Jones. Fin dall'inizio i membri della setta ebbero i loro problemi, la maggior parte dei quali derivanti dalle errate valutazioni degli zelanti ma poco competenti gruppi di pionieri. Ben presto i residenti di Jonestown si trovarono ad avere a che fare con il clima caldo e umido, i serpenti velenosi, l'astuta popolazione locale costituita da amerindi che si divertivano a commettere piccoli furti ai danni delle provviste dei bizzarri nuovi arrivati. I coloni dell'insediamento ararono i campi per il loro primo raccolto sui pendii delle colline, per cui le piogge trascinarono via lo strato superficiale di prezioso terreno fertile. Gli alberi erano di un legno così duro che i missionari rovinarono diverse seghe nel tentativo di abbatterli e, pur trovandosi nel mezzo delle più fitte foreste della terra, furono costretti a procurarsi il legname nella città di Matthews Ridge, lontana una cinquantina di chilometri. L'estendersi dell'insediamento attirò una crescente moltitudine di topi. I primi rozzi edifici avevano i pavimenti di terra battuta e una esile copertura, ma erano senza pareti, per cui, di notte, i nuovi arrivati dormivano sotto tende rudimentali costituite da zanzariere che riuscivano a tenere lontani soltanto alcuni degli insetti.
Ma Jonestown, nella Guyana, era il luogo dove Jim Jones voleva stabilire il proprio rifugio contro l'olocausto di una distruzione nucleare o da un conflitto razziale. E perciò Jonestown sorse, nonostante tutto.
Nel novembre del 1974, Jones accompagnò in volo charter una nutrita delegazione, formata da cinquanta membri della setta, da San Francisco alla Guyana, passando per il Messico. Jones voleva impressionare i suoi nuovi compatrioti con una guarigione miracolosa. Chiese a Timothy Stoen di fingere di soffrire di stomaco durante la funzione nella chiesa di Georgetown, alla quale erano presenti funzionari del governo guyanese e giornalisti locali.
«Fui costretto a fingere di star male per tutto il tempo della riunione», ha detto Stoen. «Non sono mai stato molto bravo in queste cose.» Jones «guarì» il paziente, com'era naturale, ma la dimostrazione che secondo le sue intenzioni avrebbe dovuto procurargli il favore degli ospiti si ritorse contro di lui.
«I giornalisti erano molto astuti e capirono subito come funzionava la faccenda della guarigione. Ci fecero una pessima pubblicità.» Stoen ha raccontato che Jones chiese al governo di far cessare gli articoli denigratori, ma i funzionari si rifiutarono. «Si trattò di un errore marchiano. Ciò mi indusse a dubitare di lui per la prima volta», ha ammesso Stoen.
Imperterrito, Jones decise di truccare una fotografia per illustrare il paradiso guyanese descritto nei suoi sermoni. Alcuni suoi aiutanti si recarono in un negozio di Georgetown e acquistarono banane, uva e alberelli di aranci; poi li sistemarono intorno a Jones, che si inginocchiò per far apparire le piante un pochino più alte. L'immagine che ne risultò faceva sembrare l'insediamento un vero e proprio Eden, una specie di cornucopia dell'abbondanza piena di ogni ben di Dio.
Agli inizi del 1975 quindici membri del Tempio si erano trasferiti in pianta stabile a Jonestown per disboscare ed erigere le prime strutture con l'aiuto di una squadra di amerindi assunti sul posto. Nel dicembre del 1976, quando il vicegovernatore della California Merwyn Dymally fece scalo a Jonestown nel corso del suo viaggio di ritorno da una vacanza a Trinidad, nell'insediamento vivevano cinquanta persone.
A poco a poco, gli abitanti di Jonestown cominciarono a fare progressi nell'opera di bonifica della giungla. «Negli ultimi tempi laggiù regnava un'atmosfera di vacanza», ha detto Stoen. «Organizzavamo partite di calcio prima di cena. Eravamo quasi una specie di famiglia, tipo quella di Bob Kennedy.»
Pressappoco nella stessa epoca, la setta acquistò per cinquantamila dollari una casa con cinque camere da letto nel lussuoso quartiere Lamaha Gardens di Georgetown. Divenne il quartier generale del Tempio nella capitale.
Nei primi tempi, Jones instaurò rapporti di amicizia con il governo del primo ministro Forbes Burnham, e in particolare con il vice primo ministro Polemy Reid, con il quale Jones ebbe una serie di incontri. Alla fine, il governo della Guyana venne accusato dal critici locali di far finta di niente quando la comune di Jonestown, servendosi dei suoi tre battelli, inviava all'estero i propri prodotti e importava rifornimenti senza passare per la dogana. Esistono rapporti secondo i quali Jones e i suoi seguaci appoggiarono Burnham in almeno una delle sue campagne elettorali.
«Ma non abbiamo mai investigato a fondo su di loro», ha dichiarato il direttore del principale foglio di opposizione. «C'era una gran quantità di accuse e di sospetti, ma nello stesso tempo ricevevo numerose lettere dagli Stati Uniti che dicevano quanto fosse meravigliosa quell'associazione.»
Nel maggio del 1977, i residenti fissi nella missione di Jonestown erano ancora soltanto una settantina. Lo stesso Jones trascorreva la maggior parte del tempo a San Francisco. Poi apparve una serie di articoli di critica su giornali e riviste, compresi quelli su New West, che le pubblicazioni del Tempio del Popolo denunciarono come una cospirazione dei mezzi di comunicazione di massa, della CIA, dell'FBI e dell'Interpol mirante a distruggere la setta. La paranoia di Jones crebbe; alla fine il reverendo decise che era giunto il momento di abbandonare gli Stati Uniti. Per la fine del 1977, Jones e la maggior parte della congregazione si erano trasferiti nella Guyana, lasciando dietro di loro soltanto un centinaio di persone incaricate di spedire i rifornimenti. I membri dei Tempio che espatriarono firmarono documenti con i quali cedevano alla setta le loro automobili, le loro case, tutti i loro averi: a Jonestown non sarebbero stati necessari quegli ingombri, ricordo della loro esistenza precedente.
Rosemary Williams fu una dei membri del Tempio che affrontò il viaggio. La Williams lavorava in una banca di San Francisco e suo marito Harry faceva l'idraulico del comune. Una mattina i due coniugi telefonarono ai figli per dir loro che sarebbero partiti subito per un viaggio e che avrebbero dovuto scegliere gli oggetti cui tenevano maggiormente. I Williams rifiutarono di dire dove si sarebbero recati e per quanto tempo sarebbero rimasti via.
«Piangevo e chiedevo alla mamma di dirmi che cosa stava succedendo», ha raccontato la figlia della Williams, Unjolla Daniels. «Fu gelida con noi, parve non udirci nemmeno. Ma come era possibile se per tutta la vita era stata la persona più emotiva che abbia mai conosciuto? Piangeva spesso e s'immalinconiva per un nonnulla.» Rosemary Williams asserì in seguito che lei e suo marito si erano comportati così per ordine di Jones.
I due coniugi, insieme a molti familiari e amici, si pigiarono in una giardinetta e si recarono direttamente a Miami senza fermarsi. La loro figlia Yolanda, che compì il viaggio in macchina, ma non era un membro della setta, cercò di dissuaderli dal recarsi in Guyana e riuscì a far ritardare di un mese la partenza. Harry Williams decise infine di tornare a San Francisco perché lasciare il suo impiego significava perdere la pensione municipale. Ma Rosemary decise di proseguire per la Guyana.
Era entrata a far parte della setta nel 1970, quando il Tempio era ancora insediato nella Redwood Valley. La donna aveva subito da poco un intervento per una biopsia esplorativa, e i medici non avevano riscontrato niente di patologico, ma Rosemary aveva continuato ad accusare dei disturbi. Durante una funzione nel Tempio, Jones l'aveva «guarita» dal cancro una volta per tutte, e aveva mostrato una massa carnosa, presumibilmente il tumore, come prova. Da quel momento in poi, Rosemary fece tutto quello che Jones le diceva di fare, finché non trascorse una settimana a Jonestown. Le fu dato il permesso di andarsene e lei tornò a San Francisco con una concisa valutazione del paradiso di Jones: «È un vero inferno».
«La disciplina nel campo era severa», ha raccontato Rosemary Williams, «anche per i più piccoli. Se uno del bambini bagnava il letto, veniva sottoposto a scosse elettriche. Se un altro defecava nelle mutandine, era costretto a mettersi in testa l'indumento sporco.»
Un giovane di sedici anni, Tommy Bogue, fu obbligato a scavare latrine dalle dieci di sera alle sei del mattino perché uno dei sorveglianti si era accorto che aveva rubato alcuni fogli di alluminio per coprire i tetti allo scopo di costruirsi una sua capanna al di fuori della zona dell'insediamento. Altri giovani furono costretti a mangiare granelli di pepe per aver violato le norme stabilite da Jones.
Per i membri più anziani della setta, l'esistenza a Jonestown aveva molto in comune con il rigido sistema di vita al quale erano avvezzi in California. Dopo una giornata lavorativa che incominciava alle sei del mattino e terminava alle dieci di sera, poteva esserci una seduta di «catarsi» della durata di quattro ore, nel corso della quale le persone potevano essere ridicolizzate per aver dubitato dei progressi della missione o per non essersi dimostrate all'altezza del compito loro affidato. Chi infrangeva i regolamenti poteva subire una lavata di capo o essere costretto a portare un cappello a cilindro giallo, oppure gli veniva ingiunto di non parlare per diversi giorni. Se indumenti e attrezzi venivano danneggiati o smarriti, il colpevole veniva multato per una somma pari al valore del danno. Dal momento che nessuno disponeva di danaro, il membro si vedeva privato dei pasti, che secondo i calcoli della setta valevano un dollaro l'uno, finché il debito non fosse stato saldato.
Come altri membri della setta che compirono il viaggio, la Williams entrò in Guyana a Georgetown, fermandosi nella residenza del tempio. Gli accoliti della capitale avevano il compito di mendicare viveri dai negozianti della città servendosi dello stratagemma secondo il quale tali donazioni sarebbero state inviate a Jonestown. In realtà le cibarie servivano al mantenimento del gruppo di Georgetown e soltanto in minima parte venivano inviate nella sede della giungla.
Il tragitto dalla capitale a Jonestown veniva percorso sia in aereo, sia in battello. Il viaggio di circa duecentocinquanta chilometri in aereo fino all'aeroporto di Port Kaituma durava un ora. Un camioncino della setta trasportava i viaggiatori lungo gli ultimi tredici chilometri fino alla missione. Il viaggio per via d'acqua durava ventitré ore. Il battello risaliva il fiume Kaituma, oltrepassava piccoli villaggi amerindi sparsi in mezzo alla vegetazione imponente delle foreste tropicali proprie delle zone delle grandi piogge. Non appena i membri del Tempio arrivavano, la setta confiscava soldi e passaporto.
Nel frattempo, i membri che rimanevano a San Francisco si davano da fare per inviare alla missione rifornimenti ed equipaggiamenti. Si tenevano in comunicazione con Jonestown mediante una radio a onde corte e gli altri radioamatori erano indispettiti per il modo in cui il Tempio violava i regolamenti della Commissione Federale per le Comunicazioni. I membri della setta si servivano delle frequenze riservate ai dilettanti per trattare affari, cosa illegale, e spesso per parlare in codice, pratica anch'essa vietata.
Il nome in codice di Jones era «Al», e nessuna iniziativa poteva essere presa a San Francisco e a Jonestown senza l'approvazione di «Al». Il giornalista Marshall Kilduff venne chiamato «Morris». Gli altri giornalisti venivano definiti i «filosofi». Nel codice radio della setta, che veniva spesso cambiato, erano inoltre impiegati i nomi di alcuni pezzi degli scacchi.
I radioamatori riferiscono che i membri del Tempio consideravano le frequenze da loro usate come una proprietà privata e rifiutavano di permetterne l'impiego a chiunque altro. La CFC tenne sotto controllo la radio del Tempio per quasi un anno e comminò infine a uno degli operatori della setta una multa di cinquanta dollari per non aver fornito adeguate informazioni per l'identificazione della trasmittente.
Lo stesso Jones faceva la spola tra la colonia e Georgetown per trattare con i funzionari del governo e per sovrintendere agli arrivi dei seguaci dalla California. Il Tempio non diede alcun annuncio ufficiale dell'esodo e i parenti di coloro che si erano recati in Guyana senza lasciare alcun avvertimento si trovavano di fronte a un muro di silenzio quando si rivolgevano al Tempio di San Francisco. Alcune famiglie sporsero denuncia al procuratore distrettuale della città e l'ufficio del funzionario accertò che alla metà di agosto del 1977 circa quattrocento aderenti al Tempio del Popolo erano partiti per Jonestown.
Rosemary Williams detestava quel posto e volle andarsene non appena vi ebbe messo piede. Non sopportava la disciplina. Venne messa a lavorare nelle cucine e trovò che il vitto era discreto, ma gli alloggi, baracche di un'unica stanza stipate di gente e due vasti dormitori, erano inaccettabili. L'acqua calda non esisteva e i giornali servivano da carta igienica. La Williams disse di aver perduto quattro chili e mezzo nei quattro giorni in cui lavorò a Jonestown. Tornò a Georgetown e disse a Jones che voleva andarsene.
«Jones mi minacciò, dicendo che mi sarebbe venuto un accidente e altre cose del genere, ma io insistetti che volevo tornare a casa.» Chiese ai membri della setta di fare una telefonata a suo fratello a San Francisco, e loro rimasero accanto a lei mentre parlava e registrarono la conversazione.
Infine le consentirono di partire, ma dovette giurare che non avrebbe mai parlato della sua ripugnanza per Jonestown, e che avrebbe invece affermato di essere tornata in patria per poter continuare a lavorare e assicurarsi in tal modo la pensione. Le pubblicazioni del Tempio del Popolo continuarono a elogiare l'insediamento, presentandolo come una comunità modello. Nelle lettere inviate ai quotidiani e dalle pagine dello stesso giornale della setta, il Tempio metteva in rilievo la modernità delle attrezzature sanitarie, il programma educativo, l'imminente creazione di un allevamento di bestiame e la segheria non ancora ultimata.
«Le eccellenti condizioni di salute di coloro che risiedono qui e la sbalorditiva espansione del progetto illuminano e rispecchiano lo spirito della collaborazione socialista», riportava una delle lettere ai giornali. « L'esperienza di Jonestown e l'ispirazione del suo fondatore e capo, Jim Jones, stanno creando un modo di vivere sano e felice. Ci sentiamo più orgogliosi di quanto riusciamo a esprimere per tutto ciò che siamo arrivati a realizzare in così breve tempo in questa magnifica giungla dell'interno.»
Forse la lode più entusiasta fu espressa dal procuratore del Tempio del Popolo, Charles Garry, dopo la visita da lui effettuata nel 1977, sulle pagine del giornale della setta, Peoples Forum. «Dopo quanto ho potuto vedere, sono propenso ad affermare che la società creata a Jonestown rappresenta un titolo di merito per l'umanità. Ho visto il paradiso.»