Amageddon
I neonati furono i primi a morire. Il cianuro fu spruzzato loro in bocca con delle siringhe.
Poi toccò ai bambini più grandicelli. Furono messi in fila nel padiglione centrale, dove Jim Jones aveva parlato loro tante volte in passato. Gli obbedirono come sempre. Tutti in coda presero le tazze di Kool-Aid cui era mescolato il veleno.
 |
| Il recipiente che conteneva la bevanda al cianuro (UPI). |
Poi fu la volta dei genitori e dei vecchi. Anch'essi aspettarono il loro turno di ricevere l'ordine di morire e obbedirono, mentre gli uomini armati erano schierati tutti intorno, pronti a sparare a chiunque cercasse di scappare.
Poi - nessuno sa di preciso in quale momento - toccò a Jim Jones morire, ucciso a quarantasette anni da un solo proiettile alla tempia destra.
«Padre» Jones aveva chiamato a sé le sue greggi e aveva detto loro che era giunta l'ora di partire per il paradiso. «Ci incontreremo altrove», promise.
Queste parole venivano ripetute in continuazione dagli altoparlanti del campo.
«C'è una grande dignità nella morte. È una grande prova per tutti, morire.»
E poi la parola finale, ripetuta sei volte: «Madre, madre, madre, madre, madre, madre».
In quelle ore spaventose, sul finire del pomeriggio di sabato 18 novembre, più di novecento persone tra uomini, donne e bambini, perirono nella comune di Jonestown, in Guyana, a migliaia di chilometri dalle loro case.
Il cianuro impiegò circa cinque minuti per uccidere le vittime. Per i più forti e sani ci volle probabilmente qualcosa di più.
Dieci chilometri più a est, alla pista di Port Kaituma, i superstiti dell'attacco in cui avevano trovato la morte il deputato Leo Ryan e altre quattro persone, aspettavano da un momento all'altro un secondo assalto degli assassini. Nessuno tra loro aveva la minima idea delle dimensioni della tragedia di cui era protagonista.
Quando Ron Javers del Chronicle ricevette le prime notizie, si trovava già al Centro Medico dell'aeronautica Malcom Grove, alla base dell'aeronautica Andrews, vicino a Washington.
Javers, con un proiettile ancora conficcato nella spalla sinistra, durante una sosta di rifornimento a Portorico era riuscito a scendere dal Medivac dell'aeronautica militare che lo trasportava per riferire telefonicamente al Chronicle l'incredibile racconto della tragedia al campo d'aviazione.
Da Adrews inviò il suo rapporto sulle interviste a Jim Jones a Jonestown. Due medici cercarono di tirarlo via dal telefono, senza riuscirci.
Alla fine intervenne un generale che costrinse Javers a farsi accompagnare in sala operatoria. John Fogarty, corrispondente del Chronicle a Washington, prelevò il taccuino di Javers e lesse quanto restava dei suoi appunti a un collega alla redazione di San Francisco.
Frattanto Keith Power, un redattore del Chronicle, si era offerto di recarsi immediatamente a Georgetown per assicurarsi che Javers ricevesse cure adeguate. I due finirono con l'incrociarsi in volo. Power arrivò a Georgetown in tempo per fare rapporto su quel che era accaduto dopo la partenza di Javers. Power chiamò il martedì 20 novembre, per riferire del ritrovamento dei primi quattrocentocinque cadaveri. Le autorità pensavano che il numero totale dei morti si sarebbe stabilizzato su quella cifra.
Javers, dal canto suo, aveva ancora qualcosa d'importante da riferire. Cominciava così: «Mentre sabato aspettavamo a Port Kaituma dopo l'uccisione del deputato Leo J. Ryan e di quattro altri del nostro gruppo, ci fu detto che a Jonestown stava per aver luogo un suicidio di massa. E ci dissero anche che sarebbe stato solo il primo capitolo di una terribile era di massacri».
 |
| Il cadavere del reverendo Jim Jones (UPI). |
Il secondo capitolo, raccontò Javers, prevedeva che Jones e alcuni dei suoi uomini più fidati sarebbero sopravvissuti e si sarebbero dati alla clandestinità, per tornare nascostamente negli Stati Uniti, dare la caccia ai loro nemici e ucciderli uno a uno.
Ex affiliati al Tempio del Popolo furono terrorizzati da questa prospettiva e vissero nel panico finché all'obitorio della base dell'aeronautica militare di Dover, nel Delaware, non fu identificato al di là di ogni dubbio il cadavere di Jones, giunto dalla Guyana in una scatola di alluminio recante il numero l3B ed etichettata «Rev. Jimmie Jones».
Ci volle del tempo per apprendere i particolari della tragedia della Guyana.
Voci autorevoli, per esempio, annunciarono immediatamente che Sharon Amos, la donna quarantaduenne che si era mostrata così cordiale con Javers alla sede di Georgetown del Tempio del Popolo, aveva assassinato i suoi tre figli e poi si era uccisa. Martin Amos, di nove anni, che durante l'intervista di sua madre con Javers giocava lì accanto, Christa Amos, di dieci anni, e Liane Harris, di ventun anni, nata da un precedente matrimonio, avevano avuto la gola tagliata.
Il padre di Liane, Sherwin Harris, un uomo corpulento e barbuto che dirige una società di distributori automatici con sede nella Baia di San Francisco, era uno del gruppo di familiari scesi a Georgetown con Ryan.
Fin dal principio disse che si trattava di omicidio. La polizia della Guyana finì con l'ammettere, una settimana dopo, che Sharon Amos, una donna minuta, non poteva essersi tagliata la gola da sola. Arrestarono Charles Edward Beikam, di quarantatre anni, i cui rapporti con Jim Jones risalivano già a vent'anni prima, nei giorni in cui Jones stava ancora sognando il successo nella sua casa natale di Indianapolis.
«Dice che lui li aiutava a suicidarsi», affermò il vicecommissario di polizia C. A. Roberts a Georgetown.
Roberts disse che la polizia aveva potuto identificare Beikam perché aveva cercato invano di uccidere una ragazza dodicenne che aveva assistito agli omicidi.
Ci sarebbe voluto del tempo prima che la polizia guyanese riuscisse a stabilire quanti seguaci del culto di Jones dovessero essere incriminati per omicidio.
Il primo a essere arrestato fu Larry Layton, di trentadue anni, l'uomo che aprì il fuoco al campo d'aviazione di Port Kaituma.
Fu accusato dell'uccisione di due persone, ma aveva già intenzione di ammazzare tutti gli occupanti di un aereo.
Layton aveva ricevuto l'incarico di fingersi un fuggitivo del Tempio per montare a bordo dell'aereo di Ryan dopo la visita a Jonestown e uccidere il pilota in volo. Se il piano avesse funzionato, sarebbero morti tutti, Layton compreso.
Invece Layton sopravvisse, ma solo per essere catturato al campo d'aviazione e incriminato per omicidio. In Guyana l'omicidio è un delitto gravissimo, punibile con l'impiccagione.
 |
| Michael Prokes (al centro) e Tim Carter (a destra), membri del Peoples Temple, tra i soldati guyanesi (Wide World Photos). |
Michael Prokes, di trentun anni, ex dirigente a Stockton, in California, di una stazione televisiva di Sacramento, fu arrestato qualche giorno dopo, quando fu scoperto nei pressi del campo di aviazione.
Prokes, ex scienziato cristiano [Christian Science] e uomo profondamente religioso, aveva intervistato Jones nel 1972 e ne era stato così affascinato da versare al predicatore i suoi risparmi per un valore di settemila dollari e mettersi a lavorare per lui come assistente al Tempio del Popolo di San Francisco.
Tim Carter, di trent'anni, proveniente da Garder City, nell'Idaho, fu arrestato contemporaneamente e nel medesimo luogo. Il giornalista del Chronicle George Draper scoprì che Carter era precedentemente tornato a San Francisco per indagare sulla missione di Ryan e conoscere in anticipo il nome dei membri della sua delegazione.
Si fanno altri nomi. Alcuni fuggiaschi di Jonestown, scampati all'assalto del campo d'aviazione, conoscevano i loro inseguitori.
 |
| Alcune armi trovate a Jonestown, in Guyana (UPI). |
Altre informazioni furono ottenute dai pochi sopravvissuti di Jonestown. Odell Rhodes, di trentasei anni, ex insegnante, era sfuggito al massacro perché il dottore del campo Lawrence Schacht gli aveva chiesto di prendergli uno stetoscopio dopo che Schacht e le infermiere della comune avevano preparato la bevanda avvelenata.
Rhodes era uscito per la commissione, ma non era più tornato. Aveva trovato un rifugio nella giungla, da cui poté assistere alla scena terrificante.
Fu Rhodes a riferire che ci vollero cinque minuti perché il cianuro facesse effetto, una pausa di tempo che permise ai membri delle famiglie di riunirsi e abbracciarsi in attesa della morte.
Solo una donna protestò, ha raccontato Rhodes, ma fu aspramente rimproverata per voler disobbedire ai comandamenti del «Padre».
Altri due scamparono al massacro di Jonestown. Uno è Grover Davis, che a settantanove anni ebbe la presenza di spirito di scappare e nascondersi nella boscaglia. L'altra superstite, Hyacinth Prahs, una donna dai capelli bianchi, era rimasta nel suo dormitorio perché era troppo malata per raggiungere gli altri e presenziare alla fatale cerimonia.
Altri due che scamparono a Jonestown furono gli avvocati Charles Garry e Mark Lane, che si erano trattenuti laggiù, quando Ryan era salito sul camion per il tragitto al campo d'aviazione di Port Kaituma.
I due legali, rabbiosi e acidi durante gran parte della visita, erano stati costretti ad agire d'accordo, quando si era trattato d'impedire a Donald Sly di tagliare la gola a Ryan, a Jonestown.
Come membro del Tempio del Popolo di San Francisco, che si era sempre proclamata setta non violenta, Sly era noto per la sua abitudine di rianimare le funzioni parareligiose urlando: «Ucciderli, ucciderli tutti!»
Lane e Garry avevano avuto motivi ancor più validi per stringere amicizia, almeno temporaneamente, quando erano stati condotti in una capanna nei pressi del padiglione poco prima che incominciassero le uccisioni di massa.
Dissero di aver visto otto uomini con fucili automatici e munizioni e altre due guardie armate fuori della capanna.
 |
| 21 novembre 1978: un abitante del luogo, in piedi accanto a un cane morto, osserva i cadaveri dei m embri del Peoples Temple (Wide World Photos). |
«Con un bel sorriso ci dissero: "Moriremo tutti"», racconterà più tardi Lane a Georgetown. «Erano tranquilli, felici; mi domandai se non fossero drogati.»
Lane disse che rivolse loro qualche parola di saluto e conforto. «Dissi loro: "Se non altro, Garry e io potremo raccontare la storia"», continuò Lane. «Loro ci abbracciarono e ci dissero addio.»
Gli avvocati raccontano che scapparono nella giungla. Ricomparvero a Port Kaituma, dopo l'arrivo delle truppe guyanesi.
Restava però il mistero di altri cinquecento residenti della colonia, apparentemente scomparsi. Portavoce militari americani dichiararono che non poteva esserci tutta quella gente nella giungla. In tal caso le tracce sarebbero state evidenti.
Ma nell'ufficio di Jones nella comune c'erano otto o novecento passaporti americani. E non si trovavano altre fosse. Dov'erano tutti quanti?
La terribile risposta arrivò venerdì. I militari statunitensi venuti a prelevare i cadaveri dei loro connazionali, dietro insistenza delle autorità guyanesi, trovarono gli adepti del Tempio mancanti all'appello ammassati ancor più in profondità di quanto si pensava possibile sulla scena del massacro di Jonestown.
 |
| Passaporti confiscati ai membri del culto trovati dopo il suicidio/omicidio di massa (Wide World Photos). |
Le vittime erano per lo più bambini piccoli.
La sepoltura delle altre vittime aveva avuto luogo precedentemente?
La salma del deputato Ryan fu riportata a casa, nella contea di San Mateo.
Cinquantaquattro colleghi del Congresso, una rappresentanza di leader politici californiani e moltissimi amici riempirono la chiesa cattolica di All Souls di San Francisco. Altri cinquecento aspettarono fuori, sotto una pioggia grigia.
Il suo corpo fu tumulato accanto alla tomba dell'ammiraglio Chester W. Nimitz al cimitero nazionale di Golden Gate, da cui si domina la Baia di San Francisco, «la baia che amava tanto», come disse uno dei suoi assistenti. E per quanto possa sembrare inverosimile, è un fatto che uno spettacolare arcobaleno doppio apparve proprio nel momento in cui la pioggia cessò e i convenuti se ne andarono.
Le esequie di Greg Robinson, il ventisettenne fotografo dell'Examìner di San Francisco, furono tenute alla chiesa episcopale di St. Jude a Burbank, California, dove vivevano i genitori e dove lui era cresciuto. La messa funebre per l'operatore Bob Brown dell'NBC fu tenuta alla chiesa St. Ambrose a Hollywood, mentre la funzione per il corrispondente dell'NBC Don Harris fu tenuta alla Prima chiesa battista nella sua città natale di Vidalia, in Georgia.
A San Francisco, gli affiliati del Tempio del Popolo erano disorientati e sconvolti. Una quarantina di loro si riunirono nello spazioso edificio in Geary Street per la cena del giorno del Ringraziamento.
Dichiararono che già stavano ricevendo sgradevoli telefonate, del tipo: «Fatto fuori nessun bambino ultimamente?» o «A tutti voialtri faremo saltare le cervella!»
 |
 |
 |
| Lena Pietila, ex membro del culto, mentre medita sulle notizie provenienti dalla Guyana (Susan Ehmer, San Francisco Chronicle). |
Margie Henderson (a sinistra) la cui madre si trovava in Guyana, tenta di superare un guardiano del Peoples Temple di San Francisco (John Storey, San Francisco Chronicle). |
A San Francisco, i membri del Peoples Temple aspettano altre notizie dalla Guyana (John Storey, San Francisco Chronicle). |
Ex membri del Tempio del Popolo, che per la maggior parte avevano parenti morti a Jonestown, erano anch'essi disperati.
Altrettanto disorientato sembrò Charles Garry, il quale davanti ad alcuni inviati della stampa affermò che riteneva ancora Jonestown «un esperimento positivo e nobile».
«Quei meravigliosi progetti distrutti in pochi minuti», disse Garry. «Non so più che cosa pensare.»
Lane, specialista in complotti, confidò che aveva sospettato sempre che ci fosse dietro le quinte qualcosa di strano, ma che non ne aveva mai discusso con Garry.
Secondo Garry, Lane sapeva delle prove generali del suicidio di massa tenute da Jones, in previsione della tragedia finale.
 |
| La bara contenente il cadavere di Ryan arriva a San Francisco (John Storey, San Francisco Chronicle). |
Ma, secondo Lane, numerose organizzazioni americane, compreso il dipartimento di stato, la CIA e l'FBI erano anch'esse al corrente dei piani suicidi della setta.
Lane disse poi di aver avuto notizie di piani di mettere sonniferi o altri farmaci nei sandwich di formaggio serviti alla delegazione di Ryan al Tempio del Popolo.
«Io mi ero portato dietro delle gocce per la tosse che contengono molto zucchero», disse Lane. «Non avrei mai mangiato i tramezzini al formaggio.»
Javers ne aveva mangiato uno. Disse che anche lui aveva sentito quelle voci. Ma né lui né alcun altro del gruppo ebbe la sensazione d'essere stato drogato.
Garry era furibondo. Disse che se Lane avesse confidato quel che sapeva si sarebbe potuto evitare la tragedia, o parlandone a Jones per convincerlo a desistere, o facendo intervenire le autorità guyanesi.
I superstiti fecero di tutto per spiegare la loro posizione, anche se nessuno riusciva a raccapezzarsi su quanto era accaduto.
A loro fecero eco i commenti di tutto il mondo.
L'Osservatore Romano del Vaticano parlò della «futilità di uno pseudomisticismo che tradisce la causa dell'uomo perché tradisce la causa di Cristo ».
La Tass di Mosca disse che nel Tempio del Popolo, definito da Jones una colonia socialista sullo stile dei soviet, si scorgeva «un segno del famigerato stile di vita americano».
 |
| I familiari di Ryan seguono il feretro del congiunto (John Storey, San Francisco Chronicle). |
A Parigi, Le Monde disse che Jones aveva dovuto trasferire i suoi seguaci lontano dagli Stati Uniti e isolarli per poter portare a compimento il suo piano. Ma per la maggior parte, il resto della stampa non ebbe altrettanti riguardi.
Il Journal de Genéve, in Svizzera, dichiarò per esempio: «Anche se ha avuto luogo in Sudamerica, questa storia raccapricciante appartiene agli Stati Uniti. Questi slanci di sentimenti religiosi sembrano essere una costante della storia americana».
«In California si nasconde forse qualcosa capace di originare una simile follia?» si chiede un articolista dell'Asahi Shimbum di Tokio.
«La società americana è composta da gregari, individui che agognano di appartenere ad associazioni», affermò il Sueddeutsche Zeitung di Monaco di Baviera, dove un pugno di gregari si riunirono alla fine della prima guerra mondiale per fondare il partito nazionalsocialista.
I commenti della stampa sono interessanti, ma l'impressione maggiore fu destata dalle parole stesse di coloro che si erano trovati più vicini al teatro della tragedia.
«Posso dire che detesto quell'uomo », disse Stephan, il figlio diciannovenne di Jones, scampato alla strage perché in quel momento si trovava a Georgetown con la squadra di pallacanestro della comune. «Ha distrutto praticamente tutto quello per cui vivevo.»