Ricostruire la Realtà: Teorie del complotto su Jonestown

Di Rebecca Moore, 2002. © Traduzione di Alessia Guidi, 2007.


Rebecca Moore è Professore Associato di Studi religiosi alla San Diego State University. Ha all'attivo pubblicazioni sui nuovi movimenti religiosi e mantiene il sito "Considerazioni alternative su Jonestown e il Peoples Temple" presso jonestown.sdsu.edu.

Il presente saggio è stato pubblicato su "Journal of Popular Culture" 36, no. 2 (autunno 2002): 200-20.


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Mentre descrivevo il contenuto di questo articolo a un collega durante una corsa in taxi verso un convegno, notai che l'autista stava ascoltando con attenzione. Arrivati a destinazione gli chiesi che cosa ne pensasse. Mi disse che era "interessante". Coincidenza o meno - nel mondo del cospirazionismo non esistono coincidenze - quello stesso autista ci caricò di nuovo in serata a fine convegno. Gli chiesi che cosa sapesse di Jonestown: rispose che nel novembre del 1978 era in Aviazione (Air Force) ed era stato in contatto con gente che aveva preso parte all'evacuazione dei cadaveri dei 913 membri del Peoples Temple. A Jonestown era sicuramente coinvolta la CIA, ci disse, ma le cose erano sfuggite al loro controllo quando il deputato era stato ucciso. La discussione poi si spostò su Waco, i Branch Davidians e il complotto governativo che vi era stato, e poi Su Timothy McVeigh, che in quel periodo era in attesa di esecuzione per l'attentato di Oklahoma City. La nostra conversazione con il tassista rivelò ciò che più o meno già sapevamo: che i resoconti ufficiali degli omicidi e suicidi avvenuti a Jonestown, Guyana, avevano generato la credenza in numerose teorie del complotto. Questo articolo discute di tali teorie e del perché sono nate.


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Il 18 novembre 1978 alcuni residenti del progetto agricolo del Tempio dei Popoli (Peoples Temple) assassinarono il deputato Leo Ryan e altre quattro persone su una remota pista di atterraggio nell'angolo nordoccidentale della Guyana. Ad alcune miglia di distanza, nel suo insediamento nella giungla, il leader del Tempio Jim Jones radunò gli oltre 900 seguaci che ingerirono, sia volontariamente che sotto costrizione, una miscela di cianuro di potassio e tranquillanti disciolti in una bevanda alla frutta.

I racconti iniziali furono contraddittori. Non era chiaro se c'entrassero le armi. Il conteggio del numero dei morti continuava a crescere man mano che altri cadaveri venivano scoperti. L'aspetto dei morti - disposti in file ordinate - sollevò domande sulle cause del decesso. Si trattava di suicidio o di omicidio? La quantità di psicofarmaci rinvenuta all'insediamento sembrava indicare la possibilità di un diffuso controllo o modificazione del comportamento. Oltre all'incredibile impatto provocato dall'elevato numero di morti, il fatto incomprensibile che genitori avessero ucciso i propri figli generò shock e incredulità. Nacque così parecchio scetticismo sui resoconti della sequenza esatta degli eventi.

Contemporaneamente, a partire da quel novembre del 1978, si radicarono teorie del complotto su Jim Jones, sull'assassinio di Ryan e sulla natura del progetto agricolo. Nel giro di poche settimane l'attivista politico Dick Gregory affermò che le forze di CIA-FBI avevano ucciso gli abitanti di Jonestown al fine di utilizzare i loro cadaveri per contrabbandare eroina negli Stati Uniti (Hall, 305). Nel 1979 un'organizzazione sponsorizzata dalla Chiesa di Scientology iniziò a mettere in giro resoconti secondo i quali a Jonestown, al momento dei decessi, era presente un agente della CIA (Alliance for the Preservation of Religious Liberty). Inoltre nel 1980 Joe Holsinger, Assistente Legislativo del deputato Ryan, testimoniò davanti al sottocomitato per le operazioni internazionali del Dipartimento degli Affari Esteri che la CIA aveva in corso un'operazione sotto copertura in Guyana. In seguito quei commenti servirono quale parziale fonte di numerose teorie del complotto. Un rapporto datato 20 luglio 1980 della Information Services Company fa notare collegamenti tra la CIA e Jim Jones, oltre che un interesse della CIA nella politica della Guyana. I documenti collegano l'Emendamento Hughes-Ryan del 1974, che richiedeva un'analisi preventiva delle operazioni della CIA e del National Security Council, alla la morte di uno dei suoi co-sponsor sulla pista di atterraggio di Port Kaituma (Information Services Company).

Nei ventitré anni trascorsi dalla tragedia di Jonestown le teorie del complotto sono fiorite sia in termini di quantità che di sofisticazione. Il tempo non ha risposto in modo adeguato agli interrogativi iniziali. Al contrario ha invece generato nuovi interrogativi con nuove e sorprendenti risposte. Tali risposte comprendono ciò che chiamerei un "canone delle teorie del complotto" [1]. Alcune di esse sono più plausibili di altre. Alcune sono ricercate meglio. Tutte cercano di spiegare i misteri e le ambiguità che la narrativa disponibile manca di affrontare.

Questo articolo si concentra nello specifico su alcune teorie del complotto su Jonestown dopo avere prima discusso la natura delle teorie del complotto in generale. Le teorie relative a Jonestown ricadono in tre categorie principali: quelle prodotte da cospirazionisti professionisti che tendono a vedere complotti ovunque; un sub-raggruppamento di professionisti che comprende siti Internet cospirazionisti; e quelle teorie sviluppate da non professionisti che si concentrano principalmente su Jonestown. Ciò che tali teorie dimostrano è che in assenza di narrativa credibile - vale a dire in assenza di una ricostruzione credibile di ciò che avvenne a Jonestown e perché - fioriscono spiegazioni alternative. Le teorie del complotto cercano di dare un senso a ciò che in definitiva appare insensato: che genitori abbiano volontariamente ucciso i propri figli e i genitori anziani; e che essi hanno volontariamente scelto una morte piuttosto dolorosa. Invece che accettare quella possibilità le teorie del complotto forniscono spiegazioni alternative che incolpano di quelle morti dei cospiratori. Le teorie discutono di coercizione, sia attraverso violenza esterna o "lavaggio del cervello" interno, messa in atto da pochi individui. Inoltre rifiutano la possibilità che i residenti di Jonestown abbiano compiuto una scelta razionale nel portare a termine il loro progetto collettivo attraverso ciò che pensavano essere una uccisione pietosa e un suicidio. Al contrario, il presupposto di gran parte dei cospirazionisti è che i residenti di Jonestown non abbiano compiuto una scelta. Questo punto di vista scarta i resoconti popolari e accademici degli eventi del 18 novembre 1978.

Teorie del complotto

Il titolo di questo articolo, "Ricostruire la Realtà", potrebbe suggerire che io abbia un quadro chiaro e accurato di quella che fu la realtà di Jonestown. Non ce l'ho. In questo contesto il punto focale non è la verità o la falsità di quelle teorie del complotto quanto piuttosto la loro natura e il loro scopo nello spiegare la tragedia di Jonestown. Come fa notare David Brion Davis, «[Il] fenomeno della controsovversione potrebbe essere studiato come uno speciale linguaggio, o forma culturale, a se stante da qualsiasi preconcetto sulla sua verità o falsità» (Davis XV). Mi prefiggo perciò di esaminare il fenomeno del cospirazionismo alla luce dell'osservazione di Davis, piuttosto che confutare qualche teoria.

Il termine "cospirazione" opera grossomodo alla stessa maniera in cui fa la parola "setta" al fine di screditare i sostenitori di un certo punto di vista o di una convinzione. Per descrivere resoconti storici accurati gli storici non utilizzano il termine "cospirazione" o "complotto". Al contrario, essi lo utilizzano per indicare una mancanza di oggettività o veridicità. Non sto usando la parola "cospirazione" in questo senso denigratorio ma la uso in modo descrittivo per sottolineare quei punti di vista che si discostano dalle spiegazioni popolari e accademiche di ciò che avvenne a Jonestown.

Diversi autori hanno identificato nel ventesimo secolo una generale crescita del cospirazionismo, in particolare nell'America post bellica. Richard Hofstadter lo definisce «stile paranoico» che vede una enorme e sinistra cospirazione «quale forza motivatrice degli eventi storici» (Hofstadter 29, corsivo in originale). In altre parole, nulla accade per caso o a casaccio. Tutti gli eventi sono collegati e scaturiscono da una causa specifica o da un agente specifico. Dieter Groh fa notare i problemi nell'attribuire causalità ad agenti della storia, il che comprende la «sottovalutazione della complessità e delle dinamiche dei processi storici» e «[la] convinzione [fallace] che si possano ascrivere in maniera lineare i risultati delle azioni ad intenzioni certe» (Groh, 11). Egli identifica un ulteriore problema nell'argomentare la causalità, cioè l'incapacità di dimostrare un «nesso causale» tra due o più eventi storici.

A dispetto della mancata reale certificazione della causalità, i cospirazionisti riescono comunque a schierare un numero incredibile di fatti - o "fattoidi" nelle parole di Daniel Pipes - a sostegno delle loro affermazioni (Pipes 41). Hofstadter lo definisce un accumulo «ossessivo» di evidenze, e infatti trova la plausibilità del cospirazionismo «in questa parvenza di attentissima, coscienziosa e apparentemente coerente cura per il dettaglio» (Hofstadter, 37). I cospirazionisti pongono estrema attenzione alle fonti; quelli bravi usano note a piè di pagina, a volte in modo stravagante. Esiste una forma genuina di erudizione nella citazione dei riferimenti e in realtà il problema non sono i riferimenti. Il problema sono le conclusioni che il cospirazionista trae dalle fonti. Il cospirazionista riscontra causalità qui, determina collegamenti là, e da una miriade di fatti e dettagli costruisce una struttura inespugnabile.

Quando parlo di "struttura inespugnabile" intendo dire che tali teorie sono difficili da confutare. Quelle buone hanno una coerenza logica molto plausibile e sono spesso «fornite di tutto ciò che è associato al paradigma scientifico come compreso dalla moderna storia della scienza» (Groh, 4). Ma a differenza delle ipotesi accademiche, in particolare in campo storico, le teorie del complotto non lasciano questioni insolute o in sospeso. Tutto viene spiegato e giustificato, tutto si incastra nel puzzle. Il cospirazionista però parte dal puzzle completo piuttosto che dalle sue tessere, o per dirla con le parole di Timothy Melley, dalla «narrazione principale» (Melley, 8). Melley sostiene che i complotti sono «sigillati ermeticamente»; io direi che anche le teorie del complotto sono sigillate ermeticamente grazie ad una visione del mondo che aborrisce sia la coincidenza che l'ambiguità.

Qual è il fascino di tali narrazioni principali? Gli analisti delle teorie del complotto offrono diverse spiegazioni. Melley sostiene che l'aumento del cospirazionismo nell'America postbellica scaturisce da un «panico da influenza», vale a dire da una «ansia intensa circa l'apparente perdita di autonomia o autocontrollo - la convinzione che le azioni personali stiano venendo controllate da qualcun altro, che si venga "costruiti" da potenti agenti esterni» (Melley, 12). Groh le vede come provenienti dal senso di ingiustizia degli individui. «Il mondo non è più com'era o come dovrebbe essere», scrive. «È impazzito, stravolto» (Groh, 7). Poiché le cose non sono come dovrebbero essere, la gente va in cerca di un colpevole: chi è il responsabile? Secondo Patricia A. Turner, che documenta la storia della cospirazione e dei temi della contaminazione nel folklore dei neri americani (Turner, 6) questo modo di vedere è molto evidente nella cultura afro americana. Arie Kruglanski vede le teorie del complotto come una forma di caprio espiatorio collegato alla ricerca di un colpevole (Kruglanski, 219). Spesso i capri espiatori sono stranieri, gli alieni tra noi. Secondo Serge Moscovici, la presenza dell'"altro" crea «il bisogno di integrare in una determinata causa la propria immagine della società» (Moscovici, 157, corsivo in originale).

A queste analisi vorrei aggiungere che sono gli emarginati della società ad avere la tendenza a credere alle teorie del complotto. Potrebbero essere emarginati in senso materiale, vale a dire poveri in cerca di una spiegazione per la loro povertà. O emarginati ideologicamente, vale a dire che essi ritengono che i loro punti di vista (corretti) vengano accantonati da potenti forze esterne. Ciò spiega come mai Ross Perot, un miliardario, possa credere che forze politiche abbiano cercato di disturbare la cerimonia nuziale di sua figlia, o come agricoltori in bancarotta del Midwest possano credere che banchieri ebrei stiano loro impedendo il riscatto sulle ipoteche delle fattorie, e come afro americani di città, provenienti da diverse classi socio economiche, possano credere che scienziati governativi stiano diffondendo l'AIDS nelle loro comunità. Gli emarginati credono che qualcuno stia traendo benefici a loro danno. In realtà, la domanda "a chi giova?" è la domanda chiave per comprendere la popolarità delle teorie del complotto, e la risposta rivela l'universo dei buoni e dei cattivi.

Quasi per definizione, i teorici del complotto mostrano un pensiero dualistico, la mentalità noi-contro-loro. Come si potrebbe prendere in considerazione l'idea di compromettersi con i cospiratori? L'idea è impensabile. Chi guida il complotto cerca potere e fortuna a spese di tutti gli altri. È intrinsecamente malvagio. «Il portavoce paranoico vede il destino di questa cospirazione in termini apocalittici - traffica con la nascita e la morte di mondi interi, di interi ordini politici, di interi sistemi di valori umani» dice Hofstadter (Hofstadter, 29). Il suo avversario è un nemico e non un semplice oppositore, perciò è capace di qualsiasi nefandezza o quasi (Pruitt).

Cospirazionisti di professione

Il pensiero dualistico caratterizza senz'altro gli scritti dei cospirazionisti professionisti, che io definisco come quegli autori che vedono qualsiasi evento attraverso le lenti ermeneutiche del complotto. Essi si sono guadagnati tra i seguaci la reputazione di sapere che cosa sta realmente accadendo. Interpretano le notizie quotidiane alla luce di una storia che si gioca a un livello superiore, un livello in cui gli eventi attuali servono come sviluppo di una congiura, di una soap opera in corso. Alla fine il dramma raffigura l'eterna lotta tra il bene e il male. Tra i principali cospirazionisti professionisti che hanno analizzato gli eventi di Jonestown troviamo Mark Lane, John Judge, Jim Hougan, la Chiesa di Scientology e il Dott. Peter Beter.

Forse il Dott. Beter è il meglio conosciuto grazie al suo bestseller del 1973 "The Conspiracy Against the Dollar". Egli vedeva tre fazioni rivali in competizione per il potere mondiale: il Cartello Rockfeller, l'Asse Bolscevico-Sionista e i nuovi governanti del Cremlino (Anonimo) [2]. Il riassunto della collezione delle 80 audio cassette del Dott. Beter conclude ammirevolmente che:

[La] cosa che più colpisce in questo quadro è che innumerevoli nuovi eventi apparentemente non correlati e dalla parvenza caotica non risultano essere per niente caotici. Al contrario, essi sono tutti collegati insieme da un numero limitato di forze all'opera dietro le quinte. Una volta che si conoscono tali forze, si è assolutamente in grado di vagliare il vero significato degli eventi (Anonimo).
L'audiolettera 40 del 30 novembre 1978 del Dott. Beter spiega che gli eventi di Jonestown erano stati messi in scena per mimetizzare la distruzione da parte degli Stati Uniti di una base missilistica sovietica dislocata in Guyana (Bater). Secondo il suo resoconto, agenti dell'intelligence statunitense si erano infiltrati nel Tempio dei Popoli fin dagli inizi degli anni '70. Queste forze dell'intelligence avevano trasformato Jim Jones in un «agente semicosciente di morte e intrigo». Dato il fatto che Jones «era nato ebreo», era del tutto naturale che avrebbe organizzato il suo gruppo ricalcando lo stile di un kibbutz. Il Dipartimento di Stato USA aveva deliberatamente provocato il deputato Leo Ryan affinché si recasse in Guyana al fine di celare la vera natura dell'imminente operazione militare. Le morti nel kibbutz di Jonestown servivano come scusa per un massiccio afflusso in Guyana di personale militare, e nascosero le vittime risultanti dall'operazione militare che coinvolgeva sia forze statunitensi che israeliane. In altre parole, il governo e i militari USA trassero beneficio dai morti di Jonestown poiché essi celarono la possibilità reale dell'imminente «Guerra Nucleare Uno».

Ci si potrebbe chiedere che cosa ne fu, in tale scenario, di Jim Jones. Secondo Beter il corpo identificato come Jones era una controfigura. Il vero "leader settario" fuggì in Israele per ricevere trattamenti al cobalto per il cancro che lo aveva colpito alla testa, al polmone sinistro, allo stomaco e al colon. Sentitosi dire che avrebbe ricevuto ulteriori cure altrove, Jones era salito su un piccolo apparecchio «poco dopo le 17,00 ora di Israele» diretto in Turchia.

A circa 35 miglia a est della città di Jerablus sul fiume Eufrate, l'aereo aveva attraversato brevemente lo spazio aereo siriano. A quel punto il portello dell'aereo era stato aperto e tre uomini avevano afferrato Jones. Nella sua condizione di debolezza e preso di sorpresa, era stato gettato fuori dall'aereo praticamente senza opporre resistenza (Beter).

Anche il Dott. Lawrence Schacht, medico in carica a Jonestown, era volato in Israele giungendo a Gerusalemme «[verso] le 3 di notte orario di Israele, dell'11 dicembre». Anche il Dott. Schacht aveva un cancro e, come Jones, fu scaraventato fuori da un aereo sul confine turco-siriano.

Inizio con la spiegazione del Dott. Bater su Jonestown perché è quella con minori cuciture di tutti i resoconti cospirativi sulla tragedia, e con questo intendo dire che esso si adatta alla meta-narrazione in corso con poco interesse, o anche solo considerazione, per i particolari di Jonestown. Non ha davvero importanza che cosa realmente accade sul piano storico: il Dott. Beter lo tesserà comunque nella sua analisi. La sua descrizione è pregna di quel tipo di dettagli minuziosi che caratterizzano le interviste alle celebrità di "Vanity Fair". L'orario esatto dei voli, le specifiche geografiche ed altri piccoli particolari che, nell'insieme, creano l'impressione che il Dott. Bater sappia di che cosa sta parlando. La sovrastruttura della storia è creata nel dettaglio, il che disinnesca automaticamente gli scettici e disarma i critici.

Resoconti molto più convincenti di cospirazionisti professionisti provengono da John Judge, Jim Hougan, Mark Lane e dalla Chiesa di Scientology. Dopotutto essi appongono note a piè di pagina con grande generosità o citano le loro fonti. Mentre il Dott. Bater sembra saperne un sacco, questi altri forniscono conferme indipendenti: non dovete comprarvi la mia parola - suggeriscono - eccovi qui la fonte. Ad esempio, John Judge nel suo saggio intitolato "The Black Hole of Guyana" ha 291 note. Judge considera in modo scettico le diverse conte dei morti e spiega il crescente numero di cadaveri suggerendo che le truppe "Black Watch" britanniche, che si stavano addestrando con i "Berretti Verdi" americani, uccisero 700 residenti di Jonestown che erano fuggiti nella giungla. Afferma che quelle persone furono assassinate dopo aver vissuto un'esistenza terribile all'interno di un programma di controllo mentale sponsorizzato dalla CIA, conosciuto come MK ULTRA. «Quella di Jonestown è una storia di terribili e crudeli esperimenti» dice, «non di una società religiosa utopica» (Judge, 141). Infatti Judge argomenta che Jim Jones aveva legami con la CIA, che altri membri del Tempio avevano legami con criminali nazisti e che altri ancora erano collegati all'omicidio del Dott. Martin Luther King, Jr. (Judge, 146). «Le vittime finali del controllo mentale di Jonestown sono gli americani» conclude. «La vera tragedia di Jonestown non è solo che essa è avvenuta, ma che furono davvero pochi coloro i quali scelsero di chiedersi perché o come; davvero pochi cercarono di accertare i fatti dietro la bizzarra leggenda usata per spiegare la morte di oltre 900 persone, e davvero tanti continueranno a mostrarsi ciechi davanti alla tetra realtà delle nostre agenzie di intelligence» (Judge, 151/152). In altre parole, Judge colloca la tragedia di Jonestown nel contesto della sua più ampia preoccupazione, cioè la minaccia alla democrazia rappresentata dalle agenzie di intelligence americane. Questo è il filo conduttore di tutta la sua opera e in questo senso la tessera di Jonestown si incastra bene nella sua visione del mondo.

Jim Hougan, nel suo articolo di 18 pagine intitolato "Jonestown, the secret life of Jim Jones: a parapolitical fugue", ha soltanto 68 note. In parte è debitore a Judge, sebbene sottolinei diligentemente i problemi del suo resoconto. Di tutte le teorie del complotto ancora esistenti quella di Hougan è la meglio ricercata e la più convincente. Egli si concentra sul carattere misterioso di Jim Jones ricostruendo i suoi collegamenti con Dan Mitrione, un agente dell'intelligence americano che, alla fine, fu ucciso dai tupamaros uruguayani. Segue le tracce dei movimenti di Jones in tutto l'emisfero occidentale. Come Judge, anche Hougan sostiene che gli abitanti di Jonestown furono assassinati, anche se per un motivo diverso:

Jones diede inizio al massacro di Jonestown perché temeva che l'indagine del deputato Leo Ryan lo avrebbe fatto cadere in disgrazia. Nello specifico, Jones temeva che Ryan e la stampa avrebbero scoperto le prove che il fondatore sinistroide del Tempio dei Popoli era stato per molti anni un tirapiedi intenzionale, oppure un agente, del FBI e della comunità di intelligence, e si temeva che l'indagine di Ryan avrebbe messo in imbarazzo la CIA collegando Jones ad alcuni dei programmi e operazioni più instabili dell'Agenzia (Hougan, 2).
Anche Mark Lane, nel suo libro "The Strongest Poison", discute sul fatto che i residenti di Jonestown furono assassinati. Ingaggiato dal Tempio dei Popoli per esplorare ciò che il gruppo credeva essere un complotto ordito ai suoi danni, Lane accompagnò Ryan in Guyana. Si trattenne a Jonestown quando il deputato partì per la pista di atterraggio e fuggì nella giungla con Charles Garry, un altro dei legali del Tempio, quando le morti iniziarono. Raccontò di avere sentito crepitío di armi automatiche e da ciò desume che le forze statunitensi ammazzarono i sopravvissuti di Jonestown. Crede che, vista la politica radicale e il potere del Tempio dei Popoli, le agenzie di intelligence monitorassero regolarmente il gruppo sia negli Stati Uniti che in Guyana. Funzionari americani, in particolare quelli del Dipartimento di Stato, permisero al deputato Ryan di recarsi a Jonestown ben consci che si trattava di una missione pericolosa. Lane incolpa Jim Jones, e le guardie armate della sicurezza che costrinsero i residenti a bere il veleno, degli omicidi di Jonestown. Ma incolpa anche i funzionari statunitensi coscienti del fatto che la violenza era una possibilità reale, e che in realtà esacerbarono i pericoli con agenti provocatori. Etichettando come suicidi quelle morti, piuttosto che come omicidi, sia il governo che i media insabbiarono le prove del complotto in atto per distruggere Jonestown in quanto organizzazione politica progressista - esattamente come quelle stesse forze avevano distrutto Martin Luther King.

Come Lane, anche la Chiesa di Scientology ritiene che agenti governativi avessero infiltrato Jonestown e il Tempio dei Popoli sebbene - a differenza di Lane e di altri - Scientology lo abbia sostenuto per anni. In un articolo del 1997 la rivista Scientology "Freedom" dipinge Jonestown come un'organizzazione convenzionale progressista con vasto supporto e riferisce che Ryan era stato deliziato da quanto visto nella comunità (Whittle e Thorpe, 8-9). Ma operativi della CIA avevano preso di mira Ryan e lo volevano assassinare per la sua precedente opposizione alle attività dell'agenzia, compresa la sua co-sponsorizzazione all'Emendamento Hughes-Ryan al Congresso. L'articolo cita una causa intentata dalla famiglia Ryan che accusava la CIA di avere infiltrato Jonestown. La causa fu archiviata «per motivi che a tutt'oggi non sono mai stati completamente rivelati» (Whittle e Thorpe, 10). Secondo Charles Huff, un ex Berretto Verde che fu tra i primi a giungere sulla scena, a molti residenti di Jonestown era stato forzosamente iniettato il veleno, oppure erano stati uccisi con armi da fuoco mentre fuggivano verso la giungla. Il Colonnello dell'Air Force statunitense L. Fletcher Prouty suggerì che i decessi di Jonestown avessero mascherato la vera vittima e il vero obiettivo. Parafrasando i commenti di Prouty, l'autore scrive che:

Leo Ryan si era avvicinato troppo a certi scheletri che non potevano essere disturbati. Investigatore infaticabile e non incline ai compromessi, non c'era nulla che potesse fermare Ryan - salvo la violenza. Ma come poteva essere eliminata una personalità di tale profilo senza attirare un'indagine sui perpetratori che mettesse fine a tutte le indagini? (Whittle e Thorpe, 11).

La soluzione era oscurare il suo assassinio facendolo diventare parte di una catastrofe di grandi dimensioni.

Vediamo perciò che il filo conduttore dei cospirazionisti di professione è che gli abitanti di Jonestown furono assassinati da agenti governativi americani - oppure da militari o da agenti dell'intelligence. Tali agenti commisero gli omicidi per nascondere qualche altra informazione sicuramente più dannosa: un'operazione militare contro l'Unione Sovietica; l'assassinio di un membro del Congresso; la rivelazione della vera identità di un leader radicale; la rivelazione che il governo stava conducendo esperimenti sul controllo mentale. Ciò che di questi autori colpisce maggiormente è la convinzione che tantissime vite umane fossero ritenute spendibili per così poco. Tale visione riflette un profondissimo cinismo oppure una profondissima paura, una paura che si può immaginare: 900 vite sacrificate per un solo individuo? Oppure per risparmiare una umiliazione individuale? Ma questa è la natura del cospirazionismo: con alte poste in gioco i cospiratori assumono grossi rischi. E poiché i cospiratori, per natura, sono depravati e indifferenti, da loro non ci si può attendere che questo.

Cospirazionisti in Internet

I cospirazionisti di Internet costituiscono una sottocategoria di cospirazionisti professionisti, poiché il loro pane quotidiano è lo sfruttamento di chiacchiere, allusioni e storie eccezionali [3]. Sui siti cospirazionisti si avverte spesso un senso di umorismo e divertimento, meglio illustrato dai commenti di Jonathan Vankin e John Whalen, coautori di "The Seventy Greatest Conspiracies of All Times", importante fonte dei cospirazionisti Internet per quanto riguarda Jonestown:

Ai vecchi tempi, quanto i teorici della cospirazione erano considerati dei suonati, ci volevano davvero delle belle prove per far passare i loro deliri... ora ogni volta che muore qualche personalità di rilievo chiunque abbia un collegamento Internet si affanna per essere il primo del quartiere a postare il complotto del momento (Vankin e Whalen, citati da una recensione su amazon.com).

Non è perciò chiaro quanto i cospirazionisti della Rete siano realmente devoti alle loro convinzioni complottiste.

Il 22 gennaio 2002 una ricerca in google.com sulla parola "Jonestown" ha fornito 55.400 voci. Dopo aver eliminato tutte quelle relative alle Camere di Commercio di Jonestown di Texas, Pennsylvania e Mississippi e quelle relative a guide di hotel-motel; dopo avere eliminato tutti i siti dedicati al Brian Jonestown Massacre, una rock band, e dopo aver eliminato diversi siti antisette, vale a dire siti dediti alla messa in guardia sul pericolo settario, e che formano perciò a loro volta una categoria complottistica propria, rimangono in realtà alcuni siti cospirazionisti che continuano ad emergere sotto diverse intestazioni o guise. Tra di essi un articolo di Fiona Steel (numero 12) della "Crime Library"; l'articolo spesso ripubblicato di Vankin e Whalen intitolato "The Jonestown Massacre: CIA Mind Control Run Amok" (che appare come numero 14 al sito www.conspire.com e come numero 56 sul sito di David Icke, ex leader del Partito Verde britannico, "Mind Control Archives" presso www.davidicke.net); il sito di "Freedom Magazine" di Scientology con le informazioni rilevate in precedenza (numero 25); e brasscheck.com di Ken McCarthy, dedicato a denunciare la «empia alleanza di media, governo e grandi affari» (numero 32).

Poiché Vankin e Whalen emergono ripetutamente in Internet vale la pena soffermarsi sulle loro argomentazioni. Essi mettono in discussione l'idea che Jim Jones fosse un «pazzo solitario» e si interrogano sulla plausibilità che 900 persone si siano volontariamente tolte la vita su sua richiesta. Affermano che esistono allusioni a esperimenti umani di controllo mentale, addirittura di genocidio, «e la celata presenza della CIA». Vankin e Whalen citano fonti che comprendono libri scritti a distanza di un anno o due dalle morti di Jonestown, oltre che "Raven" di Tim Reiterman e John Jacob, un resoconto frutto di estensiva ricerca sul Tempio dei Popoli e Jim Jones, e il mio stesso "A Sympathetic History of Jonestown". Particolarmente illuminante, comunque, è il riconoscimento degli autori secondo cui «[questo] capitolo mantiene un debito verso la ricerca condotta da John Judge».

L'influenza di Judge sembra chiara anche in "The Jonestown Genocide" di Robert Sterling [4], con resoconti del coinvolgimento nelle morti di Jonestown delle truppe britanniche dei "Black Watch" e dei Berretti Verdi, oltre alla Jim Jones/Dan Mitrione connection (sviluppata da Jim Hougan ma presentata per la prima volta da Judge). Sterling cita anche Michael Meiers, autore di "Was Jonestown a CIA Medical Experiment? A Review of the Evidence", che risponde in modo affermativo alla sua stessa domanda (Sterling). (Sebbene discuta Meiers più sotto, è importante sottolineare che egli basa gran parte del suo libro sulle accuse di Joe Holsinger). Come Holsinger e Meiers, Sterling è convinto che il programma segreto della CIA stesse per venire scoperto da Leo Ryan, che perciò doveva essere ucciso.

Il dodicesimo sito elencato tra le voci di Google è "Jonestown Massacre: A 'Reason' to Die" di Fiona Steel, che appare come parte delle "Crime Stories" della "Crime Library". La fascetta pubblicitaria che accompagna una foto glamour di Fiona Steel informa che l'autrice «è ex amministratore di marketing i cui talenti di scrittrice comprendono video sceneggiature best seller su marketing e formazione per compagnie internazionali, oltre che manuali di formazione manageriale e software per computer». Il capitolo intitolato "Sinister Connections?" ripete le teorie sul coinvolgimento della CIA, la Jones/Mitrione connection e l'animosità della CIA verso il deputato Ryan a causa del suo sostegno alla legislazione restrittiva sulle attività dell'agenzia.

Ken McCarthy ha scritto "Made in San Francisco. Jonestown and Official San Francisco: The Untold Story" che appare sul suo sito brasscheck.com. McCarthy enfatizza i legami che Jim Jones aveva con i leader politici di San Francisco come l'allora consigliere Willie Brown; l'ex sindaco George Moscone che fu assassinato nel novembre del 1978 assieme a Harvey Milk dall'ex supervisore Dan White; l'ex Procuratore Distrettuale di contea Joseph Freitas; l'ex governatore Jerry Brown; l'ex sindaco Art Agnos; e l'ex capo della polizia Charles Gain. McCarthy si presenta come difensore dei diritti umani in lotta a favore di chi ha sempre la peggio. Il suo sito sembra però incentrarsi principalmente sul gettare discredito sull'establishment liberale dei Democratici di San Francisco, piuttosto che sul Tempio dei Popoli.

Forse il più onesto, oltre che divertente, tra i cospirazionisti di Internet è Matthew Farrell, il quale pubblica online "World Domination Update". Il numero del dicembre 2000 riporta un articolo scritto dallo stesso Farrell intitolato "Jonestown: a skeptic's perspective" [5]. L'articolo si chiede che cosa sia successo realmente e risponde che: «[non] esistono risposte facili a meno che non vi ingoiate le spiegazioni placebo della Polizia Mentale». Farrell esamina la questione se Jim Jones si sia o meno suicidato:

Pensereste che se Jones si è suicidato sarebbe propaganda anti-Jones. Parimenti, se tutta la cosa è stata messa in scena per sembrare un suicidio di gruppo, perché "loro" sono stati così trascurati sui dettagli? Bastava sparare in testa a Jones e mettergli in mano la pistola - non ci vuole un genio. L'assenza stessa di tali importanti informazioni mi fa riflettere - e mi stuzzica i sensi (Farrell, enfasi in originale).
Farrell ritiene che la CIA sia stata in qualche modo coinvolta sebbene non si dica sicuro sul come. Pensa che il fatto che il programma MK ULTRA fosse "ufficialmente" finito nel 1973, l'anno prima dell'inizio dell'insediamento dei primi membri del Tempio dei Popoli in Guyana, sia significativo. Rifiuta l'idea del suicidio dicendo che: «[non] è stata una reinterpretazione di Masada o il beta test di Waco che vogliono farci credere sia stato». E conclude: «In Guyana è successo qualcosa di davvero brutto e probabilmente non scopriremo mai di che cosa si è trattato» (Farrell, corsivo in originale).

Le prove dimostrano che in Internet il cospirazionismo è vivo e vegeto. Ma invece che sviluppare nuove fonti, i cospirazionisti di Internet fanno affidamento su fonti di stampa, primariamente Judge, Hougan e Scientology [6]. A volte queste fonti sono mediate attraverso la lettura di Vankin e Whalen; altre volte sembrano essere state estratte direttamente. Al pari delle loro controparti che lavorano su carta, i cospirazionisti di Internet liquidano la spiegazione suicidaria come non plausibile e improbabile, preferendo vedere quelle morti come omicidi messi a segno per proteggere la CIA o altri interessi di governo. A differenza dei cospirazionisti di professione, però, i cospirazionisti di Internet sembrano scrivere con più senso del gioco. Il gioco è quello di essere oltraggiosi e gli scrittori di Internet sembrano prendere quelle morti meno sul serio. Ciò che importa non sono le morti quanto piuttosto l'idea della cospirazione. Le morti provano semplicemente e incidentalmente l'esistenza del complotto.

Cospirazionisti non professionisti

Per certi versi i cospirazionisti non professionisti discutono in modo un po' più credibile dei cospirazionisti di professione, poiché si concentrano su Jonestown piuttosto che su forze esterne o sulla narrativa in corso. Ciononostante molti giungono alle medesime conclusioni, vale a dire che i residenti di Jonestown furono assassinati. Alcuni credono che Jonestown fosse un esperimento di controllo mentale. Altri si sono concentrati sul complotto contro Jonestown nel senso che i residenti furono persuasi a credere che fosse meglio morire che vivere. In generale, comunque, i non professionisti, senza eccezione, sostengono che gli abitanti di Jonestown furono assassinati. Anche se si uccisero con le proprie mani fu comunque omicidio poiché le vittime erano state plagiate, torturate, o costrette in qualche modo.

Il titolo del libro di Michael Meiers, ad esempio, parla da solo: "Was Jonestown a CIA Medical Experiment? A Review of the Evidence". Basandosi sui colloqui avuti con Joe Holsinger, Aiutante Legislativo di Ryan, l'autore conclude che Jonestown era parte di un esperimento di quel tipo [esperimento medico], cioè del programma della CIA denominato MK ULTRA che testava farmaci per il controllo mentale su vittime inconsapevoli. Meiers discute sul fatto che la quantità di psicofarmaci, i meticolosi rapporti medici e la disposizione dei corpi indica un'attenzione al dettaglio e costituisce prova che gli sperimentatori volevano seguire l'esperimento. «Via via che la causa di morte veniva annotata sul rapporto medico di ogni persona test», scrive Meiers, «i cadaveri venivano spostati da parte e collocati in cataste ordinate» (Meiers, 413). La causa sarebbe stata suicidio o assassinio, poiché non tutte le vittime se ne andarono volontariamente. Naturalmente parte dell'esperimento non era testare i bambini quanto piuttosto la disponibilità delle madri ad uccidere i propri figli (Meiers, 445). Un comodo effetto collaterale fu l'assassinio di Ryan da parte della CIA. Un altro beneficio fu il discredito gettato su Mark Lane, destinato ad essere ucciso. Ma alla fine risultò più vantaggioso distruggere la sua carriera piuttosto che la sua vita, poiché Lane stava per dimostrare il complotto contro Martin Luther King e la sua morte avrebbe potuto indurre altri a continuare la sua indagine.

Devo aggiungere che Meiers sostiene che: «[È] assolutamente possibile che Rebecca Moore fosse un canale di comunicazione tra l'esperimento e la fazione del governo federale che lo sponsorizzava» (Meiers, 509). Giusto per la cronaca, non sono, né mai lo sono stata, un canale di comunicazione per nessuna agenzia governativa [7]. Nonostante tale avvertenza, Meiers raccomanda caldamente il mio libro "A Sympathetic History of Jonestown" a patto che il lettore tenga presente che si tratta di una difesa dei collegamenti tra la mia famiglia e Jim Jones, e la CIA [8].

Meiers fornisce una teoria universale del complotto che collega Jones e Jonestown a nazisti, AIDS, all'assassinio di George Moscone e Harvey Milk, all'Esercito di Liberazione Simbionese, alla Baia dei Porci, a Richard Nixon e al NAACP, solo per citarne alcuni. Presumibilmente Dan White assassinò Moscone e Milk - dopo tutto abbiamo solo la sua confessione - perché essi erano venuti a conoscenza dei collegamenti di Jim Jones con la CIA. Di grande interesse a questo proposito l'affermazione secondo cui:

Non esiste assolutamente alcun indizio che Jim Jones o il suo Tempio dei Popoli avessero mai avuto a che fare con Dan White, il che è in qualche modo intrinsecamente sospetto considerando la grande influenza che Jim Jones esercitava sulla politica di San Francisco (Meiers, 326).

Come giàMatthew Farrell, citato in precedenza, anche Meiers considera una prova l'assenza di prove.

Nathan Landau, un altro cospirazionista non professionista, in "Heavenly Deceptor" guarda a Jonestown dal punto di vista opposto. Jonestown, ben lungi dall'essere un'operazione della CIA, era invece un campo di concentramento antiamericano che Jones aveva istituito per prendere il controllo della Guyana in preparazione dell'assalto che aveva in mente di lanciare contro gli Stati Uniti. In modo più efficace di quanto avessero fatto i suoi antecedenti nazisti, Jones usava i farmaci per controllare « nella piantagione di Jonestown poveri pseudo schiavi neri totalmente sfruttati dai loro nuovi maestri» (Landau, 101). La «soluzione finale» di Jonestown si concentrava su omosessuali, neri e tossicodipendenti, i quali furono assassinati. Frattanto molti appartenenti al gruppo dirigenziale bianco, tra cui Jim Jones, progettavano di fuggire con milioni di dollari. «Un uomo che ha in mente di morire non deposita centinaia di milioni di dollari in conti bancari esteri» (Landau, 14, corsivo in originale). Leo Ryan però aveva interrotto i progetti del gruppo e doveva essere eliminato affinché Jones potesse scappare con i soldi.

Landau è anche solidale con Joe Holsinger e ammette che il riuscito programma di modificazione comportamentale di Jonestown potrebbe suggerire il coinvolgimento della CIA. Ma questo punto di vista «scredita gli stessi membri dirigenziali di Jonestown, molto capaci, i quali furono i veri ideatori della comune» (Landau, 164). Jonestown sarebbe stata essenzialmente un prototipo dei piccoli gruppi fascisti che prendono di mira alcune razze e religioni al fine di eliminarle.

Una delle teorie del complotto a proposito delle morti di Jonestown più particolari proviene da Laurie Efrein Kahalas, ex membro e lealista del Tempio. Scrive infatti che una cospirazione governativa seguì il Tempio dei Popoli da San Francisco alla Guyana e alla fine provocò la morte dei residenti di Jonestown incastrandoli per l'omicidio di Leo Ryan. Il suo libro "Snake Dance: Unraveling the Mysteries of Jonestown" fornisce documenti a sostegno della sua convinzione - la stessa mantenuta dai membri del Tempio - secondo cui diverse agenzie governative stavano spiando e infastidendo l'organizzazione [9]. La Kahalas afferma che ad uccidere Ryan fu una élite di tiratori scelti dell'Esercito, non i residenti di Jonestown. Come parte delle sue prove cita una audiocassetta registrata il giorno finale in cui Jones dice: «non ho ordinato la sparatoria... non so chi ha ucciso il deputato...» (Kahalas, 321). La Kahalas è convinta che ad assassinare Ryan furono dei killer governativi a causa del suo sostegno al controllo parlamentare sulle attività della CIA. L'omicidio di Ryan preparò il palcoscenico delle morti di Jonestown perché la comunità ne sarebbe stata incolpata. Di nuovo cita il nastro di morte: «Adesso non c'è più scelta. O che lo facciamo noi o che lo faranno loro... Quando spareranno ammazzeranno alcuni dei nostri bambini innocenti... tortureranno la nostra gente. Non possiamo permetterlo...» (Kahalas, 323, corsivo in originale). In questo modo le forze governative avrebbero eliminato due problemi spinosi: Leo Ryan e la comunità di Jonestown.

Una interessante nota a margine è la descrizione che Jeff Brailey fa della sua visita a Jonestown una settimana dopo la tragedia. Brailey era arrivato da Panama con la 193a Brigata di Fanteria per evacuare i cadaveri. Scrive che, mentre stava lasciando Jonestown in elicottero, un funzionario del governo americano era saltato a bordo con una grossa cassa di documenti che aveva recuperato dalla comunità. L'uomo aveva detto a Brailey di sparare a chiunque cercasse di portarsi via la cassa. Brailey rispose che non lo avrebbe fatto, ma immaginò che il tizio fosse una "spia", vale a dire un agente della CIA che stava asportando prove incriminanti (Brailey, 104-105).

Con l'eccezione della Kahalas, le teorie del complotto sviluppate dai cospirazionisti non professionisti tendono a collocare il male nel cuore stesso di Jonestown: si sarebbe trattato infatti di un esperimento di controllo mentale oppure di un campo di concentramento. Ad ogni modo la gente non aveva in realtà "scelto" di morire in senso stretto del termine. Sotto questo aspetto i cospirazionisti non professionali sono simili ai professionisti e ai cospirazionisti di Internet, e tutti sono convinti che i residenti furono assassinati. In altre parole, nessuno ritiene credibile l'opzione di un suicidio di massa.

Conclusioni

Nella storia ufficiale di Jonestown sono indiscutibilmente rilevabili vuoti e problemi che le teorie del complotto prendono in esame con diversi gradi di successo. Gran parte dell'informazione resta segretata e il sospetto che la cosa dimostri, in un modo o nell'altro, la colpevolezza del governo statunitense nei decessi contribuisce a gettare benzina sul fuoco complottista. Anche gli elementi della storia sono stuzzicanti: farmaci, droghe, sesso, rapporti razziali, comunismo e violenza ne fanno una storia molto più interessante di quanto possano essere l'agricoltura, la costruzione di mobili o il gioco del basket, tutte parti integranti della vita quotidiana della comunità di Jonestown. Infine i cospirazionisti professionisti vedranno e troveranno complotti ovunque, una tendenza che li scredita in massa, salvo che agli occhi dei veri credenti. Anche se questa volta avessero ragione non lo sapremo mai.

Inoltre la questione del suicidio imbocca i teorici del complotto. Sono sicuramente d'accordo sul fatto che la morte di bambini e anziani fu senz'altro un omicidio, poiché essi non avevano il potere di scelta. Ma il vero punto focale della faccenda è la morte degli adulti capaci - i perpetratori per così dire. I racconti dei testimoni oculari sono contraddittori. Le prove dalle audiocassette indicano che la comunità aveva inscenato il suicidio in diverse occasioni. Il gruppo stava semplicemente portando a termine un comportamento ritualizzato? Oppure era implicata qualche forma di coercizione esterna? I teorici del complotto ignorano le prove e le messe in scena del suicidio oppure le giustificano sostenendo che facevano parte dell'esperimento di controllo mentale.

Il fatto che quasi tutte le teorie del complotto rifiutino la spiegazione del suicidio è significativo per diverse ragioni. Innanzitutto sottintende che chi è sano di mente non si suicida. Similmente, nessuno che sia sano di mente ammazza i propri figli o i propri genitori. Se commettono suicidio, infanticidio o parricidio ne consegue che devono essere pazzi o comunque non sani di mente. Pertanto se la gente di Jonestown si "suicidò" non lo fece di sicuro volontariamente. Ciò significa che furono drogati o torturati. Lo scenario più probabile, per questi teorici, è che si trattava di persone sane di mente per cui deve essersi trattato di omicidio.

Nel rifiutare la spiegazione del suicidio i cospirazionisti cercano di invocare giustizia per le vittime. Nella loro visione dualistica mondo, che vede opposte le forze del male rappresentate dai cospiratori governativi come CIA o Berretti Verdi alle forze del bene rappresentate dai singoli cittadini americani, definire "suicidio" quelle morti dà modo ai cospiratori di farla franca per le loro colpe. I cospirazionisti considerano Jonestown come un evento politico piuttosto che come un evento religioso. Lo vedono come una battaglia tra grandi forze laiche del bene e del male, con il male incarnato dalla CIA oppure dai nazisti, dai razzisti o dai megalomani. Alla luce di questa spiegazione l'aspetto religioso del gruppo sbiadisce.

Le teorie del complotto, pur con tutta la loro intrinseca segretezza e implicito pericolo, sono comunque confortanti poiché eliminano l'incertezza e l'ambiguità morale. È molto più inquietante pensare che persone sane di mente abbiano fatto le prove del loro suicidio e poi lo abbiano realmente commesso, convinte di stare facendo qualcosa di nobile e giusto, che pensare che forze malvagie l'abbiano fatta franca per i loro propositi scellerati. È molto più inquietante immaginare che gente sana di mente e addirittura idealista abbia più o meno volontariamente ucciso i propri figli che immaginare che qualche oscura forza sovra personale li abbia uccisi. Pertanto le teorie del complotto ci rassicurano sul fatto che ciò che al mondo sembra sbagliato o incomprensibile ha una causa esterna alla debolezza e vulnerabilità umana, individuale o collettiva. In altre parole, l'ordine morale, sebbene messo in pericolo dai cospiratori, resta intatto.

Se siamo convinti che ordinaria gente per bene ha commesso azioni di "male" straordinario, allora l'ordine morale viene demolito. Sembra quindi preferibile credere al male sotto forma di oscuri cospiratori piuttosto che al male sotto forma dei nostri vicini di casa. Dati i profondi interrogativi sollevati da quegli stessi eventi, le teorie del complotto su Jonestown continueranno indubbiamente a proliferare poiché esse cercano di ristabilire ordine e moralità in un mondo caotico e immorale.


Note:

[1] Rebecca Moore, "Is the Canon on Jonestown Closed?" Nova Religio 4,1 (October 2000): 7-27.

[2] Sebbene il sito Web contenente "A Bird's-Eye View of the Dr. Beter AUDIO LETTER (R)" sia mantenuto da Michael Christol, un ufologo di Owensboro, Kentucky, Christol non sembra essere l'autore del sommario "Bird's-Eye".

[3] Desidero ringraziare Amanda B. Hensley, studentessa alla Oakland University di Rochester, Michigan, per avermi fatto notare la direzione giusta verso alcuni siti cospirazionisti di Internet.

[4] Ho fatto l'ultimo accesso a "The Jonestown Genocide" il 6 maggio 2001 presso http://www.parascope.com/articles0997/jonestown.html, ma il 22 gennaio 2002 il sito non era più online. Un annuncio informava che nel 2002 il sito si sarebbe trasferito su un server diverso. Comunque Sterling continua a mantenere links a fonti cospirazioniste su Jonestown presso http://www.konformist.com/vault/jnstwn.htm [accesso del 22 gennaio 2002].

[5] L'articolo di Farrell, disponibile su nel maggio 2001 su http://members.aol.com/stshade/wdu46.html#jones, non era più online il 22 gennaio 2002.

[6] Un altro articolo che si affida a tali fonti è "Jonestown, the CIA, and Mind Control," presso http://www.totse.com/en/conspiracy/mind_control/jjones.html [accesso del 24 gennaio 2002].

[7] Naturalmente nel mondo del cospirazionismo la mia smentita prova semplicemente la verità delle affermazioni di Meiers.

[8] L'ironia di tutto questo è che abbiamo fornito noi a Meiers gran parte del materiale per il suo libro, e lo abbiamo raccomandato alla Edwin Mellen Press dopo che il suo volume era stato rifiutato da altri editori.

[9] Per ulteriori informazioni sulle molestie del governo statunitense al Tempio dei Popoli, si veda Rebecca Moore, "American As Cherry Pie: Peoples Temple and Violence in America," Millennialism, Persecution, and Violence: Historical Cases, ed. Catherine Wessinger (Syracuse NY: Syracuse University Press, 2000), 121-137. In esso discuto del fatto che le agenzie del governo statunitense tenevano realmente monitorate le attività del Tempio dei Popoli, e stavano minacciando in diversi modi la sopravvivenza del gruppo.


Opere citate:

Alliance for the Preservation for Religious Liberty (APRL), "Unanswered Questions Involving Jonestown and the CIA," 31 March 1980, contained in the "Moore Family Papers," Baker Research Library of the California Historical Society.

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http://www.davidicke.net/mindcontrol/research/re020600a.html and at
http://www.conspire.com/jones.html [both accessed 22 January 2002].

 
 
 
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