La famigerata organizzazione razzista americana
(con ramificazioni anche in Australia) sta conducendo una paradossale battaglia
legale contro il comune di New York. Il Klan ha organizzato una sfilata
per le vie di Manhattan, ma il sindaco Giuliani ha imposto ai fanatici
della supremazia bianca di sfilare senza i cappucci. Il sindaco della "tolleranza
zero" ha invocato una legge del comune di New York, risalente al 1845,
che vieta manifestazioni a volto coperto a meno che non si tratti di sfilate
in maschera. Ma il Klan ha sporto denuncia e il tribunale, invocando il
Primo emendamento della costituzione Usa, ha sancito il diritto a sfilare
con la divisa completa.
Giuliani non si è dato per vinto
e ha fatto appello: la corte federale gli ha dato ragione, ma la battaglia
continua. Il Klan ha presentato ricorso, appoggiandosi alla Unione libertà
civili, che ha accettato di patrocinare la causa del gruppo razzista. Secondo
un sondaggio condotto via internet dalla Cnn, il 65 per cento degli americani
è favorevole alla proibizione dei cappucci bianchi. Nonostante la
decisione del tribunale, i membri del Klan hanno deciso di sfilare comunque.
«Non ci facciamo intimidire dalle decisioni del sindaco - ha dichiarato
uno dei capi del gruppo - come americani e bianchi è nostro diritto
sfilare incappucciati».
Tuttavia il corteo, tra croci celtiche,
slogan anti-cattolici e contro afroamericani ed ebrei, si doveva svolgere
senza che i razzisti abbiano potuto sfruttare l'anonimato del cappuccio
calato sul viso. Una contromanifestazione è stata organizzata da
alcuni gruppi antirazzisti e le misure di sicurezza a Manhattan sono state
rinforzate con l'invio di numerosi agenti. Il Ku Klux Klan ha vinto battaglie
legali per il "dirito al cappuccio" in Pennsylvania e Indiana, ottenendo
di poter condurre le sfilate con il costume da perfetto razzista. Al Ku
Klux Klan resterebbe aperta la possibilità di definire le proprie
manifestazioni sfilate in maschera, in modo da eludere il divieto del comune
di New York e incitare liberamente all'odio razziale.