Guerra legale del Ku Klux Klan: «È nostro diritto sfilare incappucciati»

Il Manifesto, 24 ottobre 1999

La famigerata organizzazione razzista americana (con ramificazioni anche in Australia) sta conducendo una paradossale battaglia legale contro il comune di New York. Il Klan ha organizzato una sfilata per le vie di Manhattan, ma il sindaco Giuliani ha imposto ai fanatici della supremazia bianca di sfilare senza i cappucci. Il sindaco della "tolleranza zero" ha invocato una legge del comune di New York, risalente al 1845, che vieta manifestazioni a volto coperto a meno che non si tratti di sfilate in maschera. Ma il Klan ha sporto denuncia e il tribunale, invocando il Primo emendamento della costituzione Usa, ha sancito il diritto a sfilare con la divisa completa. 

Giuliani non si è dato per vinto e ha fatto appello: la corte federale gli ha dato ragione, ma la battaglia continua. Il Klan ha presentato ricorso, appoggiandosi alla Unione libertà civili, che ha accettato di patrocinare la causa del gruppo razzista. Secondo un sondaggio condotto via internet dalla Cnn, il 65 per cento degli americani è favorevole alla proibizione dei cappucci bianchi. Nonostante la decisione del tribunale, i membri del Klan hanno deciso di sfilare comunque. «Non ci facciamo intimidire dalle decisioni del sindaco - ha dichiarato uno dei capi del gruppo - come americani e bianchi è nostro diritto sfilare incappucciati». 

Tuttavia il corteo, tra croci celtiche, slogan anti-cattolici e contro afroamericani ed ebrei, si doveva svolgere senza che i razzisti abbiano potuto sfruttare l'anonimato del cappuccio calato sul viso. Una contromanifestazione è stata organizzata da alcuni gruppi antirazzisti e le misure di sicurezza a Manhattan sono state rinforzate con l'invio di numerosi agenti. Il Ku Klux Klan ha vinto battaglie legali per il "dirito al cappuccio" in Pennsylvania e Indiana, ottenendo di poter condurre le sfilate con il costume da perfetto razzista. Al Ku Klux Klan resterebbe aperta la possibilità di definire le proprie manifestazioni sfilate in maschera, in modo da eludere il divieto del comune di New York e incitare liberamente all'odio razziale.

 
 
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