Lo strano caso degli acquedottiChe cosa dobbiamo insegnare ai bambini.Nei primi anni, invece di opprimere con le date, bisogna far comprendere gli snodi delle culture. Di Umberto Eco, La Bustina di Minerva, L'Espresso 30 marzo 2000. Mi è accaduto di esprimere alcune idee sulle scuole elementari e medie di domani, in un convegno a Roma. I giornali hanno riportato le mie opinioni in forma corretta, ma fatalmente succinta. Mario Pirani, sulla "Repubblica" del 13 marzo, riferendosi a riassunti giornalistici, si è detto "titubante" rispetto a una mia presunta idea: che i ragazzi delle elementari e delle medie potrebbero anche non dover memorizzare subito la data della battaglia di Zama, ma imparare in cambio come funzionavano gli acquedotti. Pirani tituba sugli acquedotti e confessa di non sapere neppure manovrare un videoregistratore. Anch'io ho dei problemi col videoregistratore, ma non mi riferivo agli acquedotti odierni (anche se, per ragioni igieniche ed ecologiche, non mi pare male che un bambino apprenda come l'acqua gli arrivi sino al rubinetto). Mi riferivo a quelli romani. Molti bambini vedono intorno a loro rovine di acquedotti e dovrebbero capire che cosa avevano costruito i romani, e perché altri popoli erano rimasti provvisoriamente in coda. Se in cambio il bambino crede che la battaglia di Zama sia stata combattuta nel 204 a.C. invece che nel 202, pazienza, si rifarà al liceo (anch'io, per essere sicuro, ho controllato sulla Garzantina). Mi pare più importante che capisca quale confronto si stabiliva tra la civiltà dei cartaginesi e quella dei romani, purché gli si spieghi che anche i cartaginesi proprio dei baluba non dovevano essere (mi chiedo sempre come Annibale sia riuscito a far passare gli elefanti attraverso le montagne, visto che oggi non ne sarebbe capace neppure la famiglia Orfei). Nei primi anni, invece di opprimere i bambini con date, bisogna fargli comprendere i grandi snodi di sviluppo delle culture, magari in riferimento ai nostri problemi: per esempio, dicevo, per capire che cosa voleva dire una battaglia navale a quei tempi, sarebbe interessante comparare il modellino di una nave di allora (col timone laterale) con il modellino di Luna Rossa. Non insistere troppo presto con le date non vuole dire perdere il senso della storia, al contrario. Tutti hanno imparato a scuola la data della battaglia di Zama, ma pochi sarebbero capaci di dire quanto tempo è trascorso tra Zama e la battaglia navale di Azio, dove Augusto ha sconfitto Antonio e Cleopatra. Bene, sono più di duecento anni, poco più di quanti ne sono trascorsi tra oggi e la battaglia di Trafalgar, dove Nelson ha sconfitto Napoleone. Anche un bambino forse sa quanto le navi del tempo napoleonico fossero diverse dalle portaerei americane nel Golfo, ma non sa quanto le navi si siano modificate tra le guerre puniche e Colombo. Per non perdere il senso delle distanze storiche non bastano le date (che non si "vedono"). Occorre che ogni scuola sia provvista, insieme agli atlanti (lungi da me l'idea di eliminare la geografia), di un indice graduato che scorra lungo le sue quattro pareti. Uno magari a livello superiore, diciamo dai dinosauri alla nascita di Gesù, in scala di millenni, e l'altro a livello inferiore, da Gesù a noi, in scala di secoli. Così, di qualsiasi evento si parli, i ragazzi sarebbero in grado di piantare una bandierina sullo spazio temporale in cui si sono svolte le guerre puniche, è caduta Roma, è vissuto Dante, ha navigato Colombo o c'è stata la rivoluzione francese. Se poi, per i primi anni, si confonde il 1321 col 1331, e si crede che Dante sia morto un poco più tardi, poco male, almeno si saprà che era nato più o meno quando era ancora in vita San Tommaso, mentre sant'Agostino era morto da più di otto secoli. Chiedete a qualcuno in giro se lo sa. |