La Bustina di Minerva - L'Espresso 3 giugno 1999

Attenzione: questa Bustina è delirante. Riflessioni su alcuni rituali linguistici 

È proibito pensare che il terrorismo abbia motivazioni 
Di Umberto Eco

A ogni accenno di terrorismo l'opinione pubblica reagisce in modo isterico. Nulla di strano, perché il terrorismo È un nemico strisciante, non si capisce mai quale potrebbe essere il suo prossimo obiettivo, il terrorista potrebbe sederci accanto al ristorante, e pertanto nascono inquietudine e senso di instabilità. Che è poi quello che il terrorista vuole - destabilizzare.

Coloro che hanno vissuto gli anni di piombo sanno però che l'inquietudine genera curiosi tabù e rituali linguistici. Anzitutto è proibito pensare che quattro giovanotti esaltati abbiano concepito un piano perfetto come quello di via Fani, altrimenti dovremmo temere di tutto e di tutti; pertanto bisogna anzitutto affermare che dietro ai brigatisti ci debbano essere Altri (e, alla fine della catena, il Grande Vecchio). In secondo luogo, se si considera il terrorismo un fenomeno di devianza sociale come la droga o il delitto passionale, si finisce per accettarlo, e dunque è proibito pensare che abbia delle motivazioni; pertanto ogni menzione dei comunicati dei terroristi deve essere preceduta dall'aggettivo "delirante".

Quanto al primo punto nessuno considerava che, se molti coetanei dei giovanotti di via Fani erano già laureati alla Bocconi e facevano soldi a Wall Street, organizzavano villaggi turistici in Polinesia, o erano piloti di Tornado, non c'era nulla di strano che dei trentenni fossero capaci di organizzare il rapimento di Moro, e bastava si fossero diplomati per corrispondenza.

Per il secondo punto, gran parte delle analisi politiche dei comunicati dei brigatisti (come per esempio le osservazioni sullo Stato delle Multinazionali) non erano affatto deliranti; discutibili, magari, ma normalmente discusse in serissimi libri reperibili in biblioteca. Delirante (ovvero infantile) era se mai la conclusione se essi ne traevano, che cioè si potesse battere il potere delle multinazionali ammazzando un poveretto che usciva di casa al mattino - e più infantile ancora era l'idea che si potesse colpire il cuore dello Stato. Quei giovanotti avevano letto Baran e Sweezy, ma non avevano letto Foucault, e non sapevano che il Potere (e immaginiamoci quello delle multinazionali) non ha un centro, e quindi neppure un cuore vulnerabile.

A vent'anni di distanza ci risiamo. Il comunicato dei brigatisti è delirante, Bertinotti si è lasciato scappare che delirante del tutto non è, e rischia di diventare lui il Grande Vecchio - mentre è solo uno che cento ne fa e cento ne sbaglia, e non ha neppure capito che la buona educazione politica impone che si debba dire anzitutto «delirante», altrimenti non si va avanti a discutere. Ma il bello è che tutti i giornali dicono che quelle ventotto pagine contengono informazioni a cui potevano avere accesso solo esperti o del ministero o dei sindacati, e quindi del tutto deliranti non dovrebbero essere. In realtà immagino che questo documento (al tempo stesso, pare, scientificamente preciso e delirante) sia come i precedenti: parte da una analisi più o meno discutibile e ne trae conclusioni politico-operative infantili. Come gli anziani, i nuovi brigatisti non sono deliranti, sono politicamente e culturalmente immaturi.

Anche questa volta si cercano agenti esterni perché pare impossibile che i terroristi siano rinati di colpo nel nostro corpo sociale. Santa pazienza, è vent'anni che leggiamo di ragazzi che ammazzano durante un rito satanico, di alcuni che spaccano la testa ai genitori per prendere l'eredità, di molti che gettano sassi dal cavalcavia per passare la serata, di altri ancora che si rimpinzano di droga e si schiantano sull'autostrada, e tutto questo per dare un senso a una vita vuota, e ci pare impensabile che ce ne siano alcuni che per dar senso al loro vuoto si riuniscono in una cosca terroristica? Se ci sono ragazzi che ritengono possibile evocare legioni di demoni, perché non debbono essercene altri che ritengono possibile fare insorgere il proletariato mondiale?

Qualcuno dirà che, se il terrorismo politico è una delle tante canalizzazioni della violenza sociale, dovrebbe essere tipico dei lunghi periodi di pace e non dovrebbe manifestarsi in tempo di guerra, quando la violenza trova canali, per così dire, ufficiali e autorizzati. Come la mettiamo allora con la guerra nei Balcani? Però gli anni di piombo sono iniziati nel clima della guerra in Viet-Nam: il terrorismo non nasce all'interno di un paese in guerra, ma può nascere quando, in tempo di pace, si è ossessionati dalla violenza di una guerra lontana e inesplicabile. Proprio come la guerra nei Balcani: vicina geograficamente, ma lontanissima psicologicamente. E la nuova ondata terroristica sarebbe uno dei tanti sintomi, o effetti collaterali, di questa anomalia.

Capisco che non è consolante sapere che il neoterrorismo ci confonde ancor più le idee circa la guerra in atto. Il vero problema è come fare perché i terroristi non sparino ancora. Ma forse lo scavare sotto l'apparenza di un supposto delirio potrebbe servire anche a questo.

 
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