Il diritto alla ricerca

Di Miriam Mafai - La Repubblica, 14 febbraio 2001

E' bastato che dalla società degli scienziati venisse in questi giorni, prima con l'Appello sulla libertà della scienza e poi con la manifestazione di ieri, una pressione sulla politica, una pressione che la politica non poteva né sottovalutare né ignorare, per far emergere da una parte le incertezze, i ritardi, le divisioni del centrosinistra e dall'altra parte la straordinaria disinvoltura (e la scarsa attendibilità) di Silvio Berlusconi. Non è la prima volta che questo accade, ma è la prima volta che ciò si manifesta sul terreno, quanto mai delicato della ricerca scientifica, delle sue possibilità e delle sue prospettive, un terreno decisivo ai fini del progresso del nostro paese in una competizione ormai aperta a livello europeo e mondiale.

Gli scienziati, oltre 1500, che in questi giorni avevano firmato un appello per la libertà della scienza, lamentando i limiti frapposti alla sperimentazione nel settore delle biotecnologie e la scarsità dei finanziamenti previsti per la ricerca scientifica anche nell'ultima Finanziaria, dopo aver partecipato alla manifestazione promossa ieri a Roma, (la prima del genere a nostra memoria) hanno finalmente ottenuto un incontro con il presidente del Consiglio e il ministro Pecoraro Scanio. Nel corso di questo incontro è stato stipulato qualcosa che assomiglia a un accordo o a una tregua. Il presidente Amato ha ricordato un aumento di circa 1000 miliardi dei finanziamenti per la ricerca, e il ministro Pecoraro Scanio ha garantito che a correzione di quanto finora disposto dal suo ministero, verrà finalmente consentita una sperimentazione degli organismi geneticamente modificati, ma una soltanto in campo aperto.

Niente di più che una tregua, alla quale si è giunti dopo un’aspra polemica che ha contrapposto il mondo della scienza a quello della politica, o per essere più precisi il mondo della scienza a un governo di centro sinistra che, incerto sulla sua identità, è costretto a fare i conti con le diffidenze e i divieti che caratterizzano le culture di almeno due delle sue componenti: la cultura verde programmaticamente ostile agli OGM (spesso definiti «il cibo di Frankestein») e quella cattolica altrettanto programmaticamente ostile alla ricerca sulle cellule staminali, da cui potrebbe venire la cura per numerose drammatiche malattie. Due diversi integralismi, che su terreni e in modi diversi tendono a ridurre gli spazi della nostra ricerca, rischiano di accrescere il ritardo che già lamentiamo nei confronti di altri paesi, scoraggiano i giovani a intraprendere questo tipo di studi o costringono i migliori di loro a cercare e trovare migliori occasioni di lavoro all’estero.

In altri paesi europei, governati da partiti e coalizioni autenticamente riformisti, come la Francia la Germania o l’Inghilterra, questi paletti e questi ritardi sono sconosciuti, e la ricerca scientifica, come nella migliore tradizione del pensiero riformista e laico, gode di grande prestigio. Da qui la decisione di sostenere la ricerca con finanziamenti adeguati. (In Italia gli stanziamenti per la ricerca non raggiungono l’1% del Pil, meno della metà degli stanziamenti dei nostri partner europei). Ma a nostro avviso, il tasso di riformismo e di laicità di un partito, di uno schieramento politico e di un paese si misura anche su questo, sulla sua apertura o meno alla ricerca scientifica.

Nel corso della campagna elettorale sarà quindi opportuno, anzi indispensabile chiedere ai singoli candidati e ai diversi schieramenti precisi impegni non solo su importanti problemi di carattere sociale, come le pensioni o la flessibilità del lavoro, ma anche su problemi altrettanto rilevanti di carattere scientifico ed etico, non privi di conseguenze nella vita di ognuno di noi. Faccio solo un esempio: prima di espriemere il mio voto desidero sapere quale sia la posizione del candidato a proposito della «pillola del giorno dopo» o della fecondazione assistita o della ricerca sulle cellule staminali da cui possono ricavarsi soluzioni per la cura di gravissime malattie. (E dunque il candidato o lo schieramento che chiede il mio voto consentirà tale ricerca sugli embrioni soprannumerari attualmente congelati o preferirà che questi vengano eliminati?)

Quale sia la posizione dell’on. Berlusconi su questi temi della libertà della ricerca e della scienza non è dato sapere, anche perché il leader della Casa della Libertà è abituato a cambiare posizione con disinvoltura a seconda dell’interlocutore con il quale si trova a parlare e trattare. Ma ieri, ricevendo una delegazione degli scienziati che avevano dato vita alla manifestazione, ha fatto sapere di essere assolutamente a favore della libertà della ricerca, «uno dei cardini irrinunciabili delle società emancipate e moderne». Anzi, ha detto, farà di più: promuoverà una giornata evento sulla ricerca scientifica, intitolata addirittura (chissà poi perché in inglese) "Research Day". Il Cavaliere non finisce di stupirci..

Solo pochi mesi fa infatti, lo stesso Berlusconi impedì, prima alla Camera poi al Senato, la approvazione di una legge sulla fecondazione assistita perché alcuni degli articoli previsti, quelli che consentivano come in tutta Europa la fecondazione eterologa, erano in contrasto con i principi sostenuti dalle gerarchie cattoliche. Poco dopo, anche in virtù di questa posizione, lo stesso Berlusconi veniva accolto a braccia aperte nel Partito Popolare Europeo. Ora, vorremmo sapere da Berlusconi come riuscirà a conciliare la sua difesa della "libertà della ricerca" annunciata ieri agli scienziati italiani con la fedeltà e la difesa delle posizioni e dei principi della Chiesa Cattolica, annunciati con altrettanto vigore alle riunioni del PPE. Come Zelig, Berlusconi non teme mai di smentirsi. Ma è difficile, per chi lo ascolta, ritenerlo affidabile.

 
        esprimi il tuo parere