Pillola del Giorno dopo

Intervista a Vincenzo Donvito, presidente di Audc - tratto da Veneto Internet Press

Secondo l'Osservatore romano, il quotidiano dei cattolici, è una crudele ipocrisia la distribuzione della pillola del giorno dopo. Sulla polemica si spende anche l'Aduc, l'associazione degli utenti e consumatori che ricorda che la  pillola del giorno dopo -che impedisce, nel 95% dei casi, l'attecchimento dell'ovulo fecondato nelle 24 ore precedenti - è da oggi distribuita nelle scuole francesi (medie e superiori) alle ragazze che lo chiederanno e senza avvisare le famiglie.Vincenzo Donvito, presidente di Audc, dice: «Ha preso quindi il via la super-criticata iniziativa del Governo Jospin, ma che è considerata positiva dai due terzi dei francesi. Una coraggiosa iniziativa che consente di fare chiarezza su tanti aspetti dell'interruzione di gravidanza, spesso celati per barriere ideologiche. Questa pillola è la versione soft della RU486 la altrettanta pillola in grado di causare un aborto non chirurgico, in vendita e in uso in tutti i Paesi della Ue con l'eccezione di Italia, Irlanda, Lussemburgo e Portogallo. Entrambe le pillole hanno la capacità di rendere inesistenti i costi sanitari per un'interruzione di gravidanza (nel caso della pillola del giorno dopo) o farli diventare minimi (nel caso della RU486, perché sarebbe sufficiente una assistenza medica ambulatoriale).

E allora perché in Italia ciò non succede, e quando si va in giro a chiedere informazioni agli addetti ai lavori (come hanno fatto di recente due giornaliste del settimanale L'Espresso) si trovano muri di ignoranza, indifferenza e opposizione totale? E' legale o no, in Italia, l'interruzione di gravidanza? La legge in vigore è stata confermata o no, più volte, da referendum popolari? Il servizio Sanitario Nazionale non dovrebbe garantire a chiunque l'applicazione di una legge con il metodo più pratico e meno dispendioso per le casse dello Stato? Non siamo in Europa anche per questo? I risultati positivi della Francia -dove la RU486 è legale dal 1988, della Gran Bretagna - dal 1990, della Svezia - dal 1991, e la commercializzazione avviata da Germania, Austria, Belgio, Danimarca, Spagna, Finlandia, Grecia e Paesi Bassi, sono fatti secondari e non indicazioni di politiche comunitarie unitarie? Ci sembra che motivi di opportunismo politico e/o motivazioni individuali di chi decide, siano alla base di una politica dello struzzo che si fa pagare al contribuente e all'utente. I vantaggi di prevedere l'interruzione di gravidanza anche con metodi farmacologici, non sarebbero solo economici, ma anche umani e sanitari, perché senza ospedalizzazione si eviterebbe una tortura psicologica: oggi le donne che decidono di abortire vengono ospedalizzate in reparti e camere dove ci sono donne in attesa di partorire: non crediamo esista una donna che non senta imbarazzo in una situazione del genere, proprio perché la scelta dell'aborto è sempre sofferta, culturalmente e fisicamente.

Non vorremmo che il detto biblico "partorirai con dolore" sia alla base dell'attuale "abortirai con dolore", dove per dolore - grazie alla pur minima legge in vigore - si intende solo quello psicologico. Oppure scienza, ricerca e tecnologia sono fattori estranei al miglioramento della qualità della vita?»

 
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