Nuovi Ribelli

Di Andrea Benvenuti, L'Espresso 21 marzo 2000
 
 
 

Dal web alla piazza

Si organizzano grazie a Internet, ma protestano nelle strade delle città che accolgono i summit internazionali. Lottano contro la globalizzazione, i cibi transgenici e le multinazionali. E dopo Seattle e Davos...

In principio fu Parigi, nell'ottobre dello scorso anno. Ma il battesimo vero e proprio è avvenuto ai primi di dicembre, a Seattle, in occasione della Terza conferenza intergovernativa sul commercio internazionale. Mentre nella capitale francese, infatti, si registrava il mancato accordo tra i paesi dell’Ocse, su una strategia comune di investimenti a livello internazionale (Mai, Multilateral Agreement on Investiment), in quel di Seattle 80 mila persone provenienti da quattro continenti, con proteste, manifestazioni e guerriglie urbane, sono riusciti a far litigare i potenti della Terra sul negoziato che doveva stabilire le nuove regole degli scambi internazionali.

È stata la prima vittoria sul campo dei “ribelli” di Seattle. Che si sono poi dati appuntamento a Davos, per protestare contro il Forum mondiale dell’economia, e a Ginevra (contro gli accordi dell’Omc). Sono ambientalisti, solidaristi, terzomondisti, missionari, cattolici impegnati, marxisti, ecologisti, anarchici, radicali, contadini e “arrabbiati comunque” ma, soprattutto (ed è questa la novità) sono abili navigatori del Web che, in ogni angolo del mondo, si stanno collegando in rete con grandi o minuscoli protestatari in possesso, per un verso o per l’altro, di un computer, di un modem e di argomenti contro i potenti della Terra.

Secondo il settimanale inglese L’Economist, lo zoccolo duro della protesta a livello internazionale poggerebbe su oltre 29 mila Ong (le Organizzazioni Non Governative). Ma il dato, fornito dalle Nazioni Unite, rappresenta solo un primo tentativo di censire la protesta organizzata sul web, visto che soltanto negli Stati Uniti, se si considerano anche le piccole organizzazioni, la cifra supera i 2 milioni. Il network è ben organizzato tra chat, mailing-list e newsgroup. Ma i risultati si vedono nelle piazze delle città dove governanti, scienziati e imprenditori si incontrano in nome della globalizzazione.

Dove nasce la rivolta

Newsgroup, mailing list, pagine web, forum e chat: tutti gli indirizzi di un universo ricchissimo e frammentato

I ribelli della new economy hanno trovato in Internet il miglior strumento di comunicazione e diffusione. È una rete di persone che dialoga, si confronta, polemizza, organizza, accumula e produce testi, costruisce rapporti attraverso i newsgroup, le mailing list, i siti web, i forum e le chat: un universo ricchissimo e molto frammentato. Eccone uno spaccato.

Negli Stati Uniti, Public Citizen è il sito storico dei contestatori del XX secolo. Fondato da Ralph Nader (l'americano che per primo ha messo in rete il documento segreto del Mai), è un sito di campagne e informazioni a favore dei consumatori.

Nell'International Forum on Globalisation si incontrano gli intellettuali ambientalisti come Vandana Shiva, Jerry Mander, Debi Barker, Tony Clarke e Victor Menotti. Su Znet potete trovare un’interessante webmagazine con migliaia di articoli "contro". Uno spazio fisso riservato ai commenti è gestito da Noam Chomski.

Anche il sindacato statunitense è in prima linea contro la globalizzazione: sul sito dell'Afl-Cio, l'organizzazione con oltre 13 milioni di iscritti, trovano spazio diverse campagne contro lo sfruttamento della manodopera nell’era della globalizzazione e del lavoro minorile nei paesi in via di sviluppo.

Interessante è anche il sito di Global Exchange, Ong della California molto impegnata sui temi del Nord-Sud, del commercio equo e solidale, dei diritti umani e civili.

In Canada c’è un sito di riferimento per organizzare la giornata mondiale contro il capitalismo del 1° maggio, ma anche l’Australia e la Nuova Zelanda sono presenti nel mondo dei ribelli della new economy: la prima con diversi siti anti-wto tra cui MD2k a Sidney; la seconda all’indirizzo www.angelfire.com.

In Europa, l’Agp (Azione globale dei popoli) è una delle prime Ong sovranazionali con link nei diversi paesi europei, nata dopo i primi controvertici del Wto nella primavera del 1998 a Ginevra. È una rete di organizzazioni e lavora via Internet diffondendo i suoi appelli su centinaia di siti e di comunità alternative. Sito di riferimento per i gruppi anarchici e anarcosindacali è invece www.iwww.org, mentre il movimento dei liberali radicali, che invocano l’affermazione di un’economia aperta e dal basso, si ritrovano su www.libertarian.org. I movimenti alternativi europei si raccolgono intorno ad Attac, Peacenet, Altromercato e gli spazi autonomi e autogestiti dei centri sociali.

In Gran Bretagna i ribelli si ritrovano su Reclaim the Streets, il più importante movimento radical-ambientalista inglese che organizza azioni di protesta e sabotaggio contro le multinazionali e, ogni anno (il 18 giugno) il carnevale contro il capitalismo nel centro della City. Poi c'è Earth First, il sito dei movimenti anarco-ecologisti inglesi, da cui si può avere accesso a decine di forum e links non istituzionali. Infine, ecco Oxfam, una delle più importanti Ong inglesi che partecipa attivamente alle campagne contro il Mai e le biotecnologie.

E l’Italia? Non è da meno, anche se la galassia è ancora molto frammentata e in cerca di una più ampia partecipazione.

Il sito di Greenpeace è molto seguito, come quello dei Verdi per quanto riguarda le biotecnologie, gli alimenti transgenici e il relativo dibattito sugli organismi geneticamente modificati.

Unimondo è invece la versione italiana di OneWorldOnline e raccoglie le principali campagne dei movimenti anti-Wto.

Peacelink è il sito del movimento storico dei pacifisti italiani, ma quello più radicale è sicuramente il network di Isole nella Rete, che raggruppa le iniziative dei centri sociali.

Ma quello italiano è un mondo variegato che va dai promotori della campagna “Dire Mai al Mai” (che oggi hanno dato vita alla Rete Lilliput per iniziativa di Fabio Lucchesi e Valerio Magnani, e a cui aderiscono circa un migliaio di organizzazioni), a “Globalizza Azione dei Popoli”, al Movimento Azione nonviolenta, ai Beati costruttori di pace e a Pax Christi fino alle riviste missionarie Mosaico di Pace e Nigrizia.

E ancora dalla campagna di controinformazione “Chiama l’Africa”, fondata dall’ex eurodeputato Eugenio Melandri al “Centro nuovo modello di sviluppo” coordinato da Francesco Gesualdi; dalla “Campagna per la riforma della Banca mondiale”, guidata dal dirigente di Greenpeace, Francesco Martone, al “Forum mondiale per l’alternativa”, branca italiana dell’organizzazione fondata dall’economista Amir Samin.

Infine, non poteva mancare il mondo della cooperazione internazionale e del consumo critico e alternativo, con l'International Federation for Alternative Trade che si rifà ai principi del commercio equo e solidale: dall’Associazione botteghe del mondo a Bilanci di giustizia e Cocoricò (consumatori consapevoli riciclando), dalle organizzazioni riunite nel Ctm (Cooperazione terzo mondo altro mercato) alle Ong Mani tese, Rete Radié Resch e Aifo.

 

Boycott!

Contro i cibi transgenici. Contro il commercio delle armi. Contro la pena di morte. Contro la globalizzazione...Ecco le dieci campagne della rete

Dire mai al MAI

Campagna internazionale contro il M.A.I. (Multilateral Agreement on Investiments): il documento, segreto fino al 1997, è il risultato di un accorodo tra 29 paesi (industrializzati o in via di sviluppo) che consente alle multinazionali spazi illimitati per la realizzazione dei loro interessi, senza salvaguardia sociale, umana ed ambientale.
Referenti in Italia: Rete Lilliput - Campagna Dire Mai al Mai

Riforma Banca Mondiale & FMI

Campagna mondiale di informazione e sensibilizzazione sulle attività della Banca Mondiale e sulle conseguenze sociali ed ambientali dei progetti finanziati nei paesi in via di sviluppo. I promotori puntano alla riforma dell’istituto secondo i principi dello sviluppo compatibile ed equo e in base alle necessità delle comunità locali.
Referenti in Italia: Crocevia - Mani Tese - Greenpeace Italia

Alimenti Transgenici

Campagna internazionale contro l'uso di organismi geneticamente modificati. «Entro pochi anni - dicono i promotori - la maggior parte di ciò che mangiamo potrebbe essere geneticamente manipolato. Potenti multinazionali dicono che sono sicuri e nutrienti.Ma gli scienziati indipendenti ci mettono in guardia».
Referente in Italia: Greenpeace Italia

Debito paesi poveri

Jubilee 2000, è la campagna mondiale promossa da organizzazioni laiche e religiose, del volontariato, della cooperazione, ambientaliste, sindacali e della società civile, che chiede la cancellazione del debito estero dei paesi più poveri della Terra entro il 2000: un “fardello” che colpisce attualmente ben 1 miliardo di persone.
Referente in Italia: Campagna Sdebitarsi

Tobin Tax

Campagna per la riforma globale del sistema finanziario e contro gli effetti della speculazione finanziaria. E’ quanto propongono i promotori con l’introduzione della Tobin Tax, prelievo dello 0,1-0,5% da applicare alle transazioni valutarie. Secondo una stima, attraverso questa tassa si potrebbero raccogliere tra i 90 e i 100 miliardi di dollari l’anno da destinare a progetti di cooperazione allo sviluppo.
Referente in Italia: Associazione Attac

Banche armate

In Italia sono diverse le banche e gli istituti di credito che sostengono il commercio delle armi, anche nei confronti di paesi in guerra. Nel 1998 il giro di affari è stato di 1.236 miliardi di lire. Una campagna che chiede una moratoria sulle esportazioni. I promotori organizzano iniziative di boicottaggio nei confronti delle banche. L'elenco completo nel sito della campagna.
Promotori: Le riviste missionarie Nigrizia, Missione Oggi, Mosaico di Pace e la Campagna Chiama l’Africa.

Pena di morte

Campagna 2000 per la moratoria della pena di morte: 104 paesi l’hanno abolita ma 91 ancora continuano a praticarla. Bandiera della mobilitazione è Sister Helen Prejean, autrice del libro da cui è stato tratto il film Dead Man Walking. Obiettivo è raccogliere 10 milioni di firme entro l’anno da presentare al segretario generale dell’Onu, Kofi Annan.
Referenti in Italia: Sant'Egidio - Amnesty lnternational

Acquisti trasparenti

Dopo la Global March, organismi non governativi e sindacati hanno messo in piedi la realizzazione di un’azione mondiale per costringere le aziende produttrici a rispettare i diritti sociali ed economici dei lavoratori. Campagna contro lo sfruttamento dei bambini, il lavoro infantile e la negazione delle libertà sindacali.
Referente in Italia: Ctm, Cooperazione Terzo Mondo

Giochi sicuri

Campagna mondiale contro l’uso del Pvc, un componente chimico della plastica molto utilizzata a livello industriale nella produzione di giocattoli. Questa sostanza, secondo i promotori, è nociva per la salute dei bambini. Le azioni di pressione sull’International Council of Toy Manufactures (l'associazione che comprende i maggiori produttori) e le proposte di uso di componenti non nocivi.
Referente in Italia: Greenpeace Italia

Occhio alla SACE

Campagna per la riforma delle agenzie di credito all’esportazione e di sostegno agli investimenti privati italiani all’estero. E’ una mobilitazione internazionale che si svolge a livello nazionale con azioni di pressione da parte dei gruppi aderenti. In Italia l’obiettivo sono le agenzie Sace e Simest che - secondo i promotori - non garantiscono trasparenza, controllo pubblico e sostenibilità ambientale degli investimenti privati all’estero.
Referente in Italia: Campagna per la Riforma della Banca mondiale.

 

I leader della protesta

Da Ralph Nader a Jose Bové, ecco i “capi” dei ribelli di Seattle che navigano sul web. Con le loro idee, articoli e analisi, alimentano la nuova contestazione. Ecco dove trovare il loro cyberpensiero.

Jeremy Rifkin
Professore e intellettuale della cosiddetta “altra Washington”, Rifkin ha promesso di essere il peggior nemico delle biotecnologie a uso e consumo delle multinazionali. Con i suoi libri si è schierato dalla parte di chi contesta il nuovo modello del commercio globale e l’azione delle multinazionali, che fanno il bello e cattivo tempo sul pianeta senza mai rendere conto a nessuno.

Ralph Nader
È il fondatore di Public Citizen, il più importante sito dei consumatori statunitensi fondato nel 1971. Ma soprattutto è il navigatore che per primo, nel 1997, ha reso pubblico su Internet il documento sul Mai (Multilateral agreement on Investiments): bozza segreta di accordo tra 29 paesi industrializzati e in via di sviluppo che mira a rimuovere ogni possibile barriera per le multinazionali nel loro cammino di accesso ai mercati e alle risorse globali. Proprio su questa pubblicazione ha fatto leva il movimento di Parigi e Seattle. Public Citizen è il punto di riferimento sul web su tutto ciò che riguarda consumi, commercio internazionale, sviluppo ecocompatibile, globalizzazione e biotecnologie.

Noam Chomsky
Osannato e vituperato profeta del movimento che si oppone all’uso disinvolto delle nuove tecnologie nei confronti dell’uomo e dell’ambiente in cui vive. Storico dissidente statunitense e professore di Linguistica al Massachusetts Institute of Technology, Chomsky è anche filosofo e giornalista. Ha pubblicato più di 30 libri in cui se la prende con la politica internazionale ed economica degli Stati Uniti nei confronti dei paesi in via di sviluppo; denuncia lo scarso impegno degli Usa per il rispetto dei diritti umani; sottolinea il pericolo delle biotecnologie e degli effetti sull’agricoltura e l’alimentazione; attacca il potere corporativo dei mass media.

Ron Judd
È più guerriero che filosofo ma è quello che, nel febbraio del 1999, quando il movimento stava ancora affilando le armi, lanciò su Internet la proposta della marcia mondiale contro il vertice dell’Omc a Seattle. Ron Judd, sindacalista statunitense e segretario del King County Labour Council, si è prodigato non poco affinché la sua proposta si trasformasse in realtà e ha contribuito al coinvolgimento della Afl-Cio, potente centrale sindacale che conta oltre 13 milioni di iscritti. Ha dichiarato guerra allo strapotere delle multinazionali, allo sfruttamento della manodopera e a regole trasparenti sul commercio internazionale.

Vandana Shiva
Intellettuale ambientalista di origine indiana, leader di spicco dell’Ifg, l'International Forum on Globalisation, attivo dal 1994 e a cui partecipa il meglio del pensiero ecologista: da Jerry Mander, a Debi Barker, a Tony Clarke e Victor Menotti. Professoressa di economia dello sviluppo in California, Vandana Shiva ha un nuovo motto che ha sostituito il vecchio e usurato "Pensare globalmente, agire localmente". «Oggi - dice - è necessario pensare globalmente e agire globalmente». Apostola della biodiversità e della difesa delle risorse vegetali e animali del pianeta, la professoressa lotta contro chi depreda quotidianamente il pianeta per fini commerciali.

José Bové
Pastore e rappresentante del sindacato dei contadini francesi, trattenuto a Seattle insieme a Shiva e Hightower, è il nemico peggiore delle multinazionali che vogliono “omologare le colture”. Arcinemico della Mc Donald’s, il Bové-pensiero afferma che «le biotecnologie e il nucleare sono molto simili: entrambi infatti sono basati sulla segretezza dei comportamenti, su una massiccia ricerca scientifica, tecnologie sofisticate ed esclusive con effetti devastanti». Ma la differenza esiste: un test nucleare deve essere provocato dall'uomo; le biotecnologie non direttamente, «in quanto gli organismi viventi geneticamente manipolati, una volta immessi nell'ambiente, si sviluppano da soli e possono non obbedire alla volontà umana».

Jim Hightower
Viene definito come il cow boy più populista e progressista degli Stati Uniti, «un visionario con la sensibilità di un cavallo e un leader con il senso dell’umorismo». Negli States Jim Hightower , texano, è attualmente uno dei più seguiti leader fuori Washington. Editorialista, commentatore radiofonico, personaggio pubblico eccentrico, è da più di venti anni che combatte contro i palazzi della politica a Washington e quella della finanza a Wall Street, dalla parte dei consumatori, della tutela dell’infanzia, delle piccole e medie imprese per lo più a conduzione familiare. È il sostenitore del “piccolo è bello” e combatte i grandi capitali delle multinazionali.

 
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