Nessun lucchetto al cervello

Intervista a Rita Levi Montalcini.
Di Giovanna Maria Pace, La Repubblica, 14 febbraio 2001

Roma — «Eravamo allo scontro frontale, ma nel pomeriggio c’è stata una riunione a Palazzo Chigi e abbiamo raggiunto l’intesa». E’ con sollievo che parla Rita Levi Montalcini dopo una mattina pesante, in cui alla riunione promossa dalla Fondazione "Einaudi" per illustrare le ragioni della scienza contro l’ingerenza del potere aveva usato parole quali "oscurantismo" e "neoluddismo" nei riguardi del ministro per le Politiche agricole e del divieto, vigente di fatto in Italia, di studiare gli organismi geneticamente modificati (ogm). Ma nel pomeriggio il ministro è venuto a Canossa e gli scienziati hanno vinto un round.

Professoressa Levi Montalcini, gli scienziati hanno dovuto "scendere in piazza" per difendere la libertà di ricerca. Nella storia della Repubblica non era mai successo. Ne è valsa la pena ?

«Il ministro Pecoraro Scanio ha accettato la proposta di Glauco Tocchini Valentini e di altri genetisti per condurre la sperimentazione in campo aperto di una specie, poniamo il mais, alla volta, sotto il controllo di un comitato di esperti di riproduzione vegetale. L’occhio vigile degli addetti minimizzerà i rischi e assicurerà risultati attendibili. In questo modo riparte un settore come quello delle biotecnologie applicate all’agricoltura, che ha importanza chiave nello sviluppo del Paese».

L’agrobiologo Francesco Sala che, non potendo farlo in Italia, sperimenta in Cina e in India, dice che se fosse un direttore della Monsanto ringrazierebbe i Verdi che ostacolano la ricerca agroalimentare in Europa lasciando campo libero alle multinazionali americane (e asiatiche).

«Comprimere la libertà di ricerca è un errore che in passato ha causato danni enormi. Penso alla genetica di Lysenko imposta dal regime, che costrinse l’Unione sovietica a importare grano; e, all’estremo opposto, il cappio messo alla scienza "non ariana" da Hitler e Mussolini, che ha fatto un gran regalo agli Stati Uniti (i quali mostrarono peraltro grande generosità accogliendo tanti profughi del sapere). L’uomo tende per sua natura a indagare liberamente. Non si può mettere il lucchetto al cervello.»
Nessun limite, dunque, alla libertà dello scienziato?
«Nessun limite imposto per decreto ministeriale, come accadeva fino a ieri con gli ogm. Ma autolimitazione dall’interno, questa sì. E’ la stessa comunità sapiente che detta le regole. L’onda di risentimento che si abbatte sugli scienziati (a causa della "mucca pazza"? dei proiettili all’uranio impoverito?: ma che cosa c’entra la scienza in tutto questo?) fa dimenticare che furono gli scienziati stessi, all’inizio dell’era del Dna ricombinante, a imporsi una moratoria. Parlo della conferenza di Asilomar, in cui gli addetti alla nuova disciplina decisero una pausa di riflessione. Dopodiché, visto che dai laboratori non era uscito il mostro, ripresero l’attività, che oggi Oltreoceano presenta lo sviluppo che vediamo. In questa trentina di anni gli ogm non hanno fatto male a nessuno. Se nocumento per l’uomo o l’ambiente emergesse, non dubito che gli scienziati si fermerebbero.»
Ma il danno potrebbe essere, a quel punto, irreversibile.
«Ne dubito. Comunque la vita presenta dei rischi. L’applicazione integralista del principio di precauzione, sul quale i Verdi basano molti loro argomenti, porta alla paralisi totale di qualsiasi attività. Per quanto riguarda in particolare gli ogm, occorre tenere gli occhi aperti, vigilare sul fatto che non portino alla scomparsa di specie di insetti, che non propaghino nell’ambiente specie vegetali resistenti ai diserbanti, che conservino, come di fatto conservano, la biodiversità. Ma vigilare non significa bloccare. Una interpretazione modulata del principio di precauzione s’impone se non vogliamo fermare il progresso.»
Silvio Garattini ha detto che il principio di precauzione viene invocato contro gli ogm ma dimenticato in altri casi, vedi il prossimo arrivo sul mercato di oltre mille rimedi a base di erbe di cui non si conoscono l’esatta composizione né gli effetti collaterali e la cui efficacia non è dimostrata da prove scientifiche.
«Garattini ha ragione, l’incongruenza è evidente. E non è la sola. Improprio è anche l’attacco rivoltogli dalla verde Francescato. Garattini al servizio delle multinazionali farmaceutiche? Ma se è l’uomo che ha sfrondato il Prontuario facendo risparmiare duemila miliardi allo Stato e attirandosi le ire dell’industria, soprattutto dei produttori di ricostituenti, epatoprotettori e consimile paccottiglia? Senza parlare poi dell’impegno del "Mario Negri" nello sviluppo dei farmaci per le malattie rare, che le multinazionali trascurano perché poco redditizi. Francamente non riesco a capire.»
Alla riunione di protesta degli scienziati, lei ha ascoltato con evidente interesse l’intervento di Francesco Lescai, un neolaureato che parlava a nome dei giovani i quali in diciannove atenei italiani si avviano a diventare professionisti delle biotecnologie. Lescai ha respinto l’immagine che di questa disciplina e dei suoi addetti si tende a dare. A me è venuta in mente una dichiarazione del verde Mattioli che guarda con diffidenza alla rivolta degli scienziati perché dietro ci vede l’interesse delle multinazionali.
«Questa storia delle multinazionali è davvero ridicola. La maggior parte di noi scienziati non sa neppure che cosa sono. Se li immagina, poi, i ragazzi della facoltà di agrobiologia che studiano per diventare servi del capitale americano? Chiamarli produttori di cibo di Frankenstein al soldo di interessi economici è veramente offensivo. Un’offesa che si somma alla umiliazione di non sapere se il Paese sarà in grado di utilizzare le loro conoscenze. »