Addio a T. A. Sebeok, scettico e curioso
Tratto da
L'Espresso, 10 gennaio 2002.
"La Bustina di Minerva", di Umberto Eco
Due Bustine fa rimandavo a una raccolta di saggi sul metodo di
Sherlock Holmes, pubblicata a cura mia e di Thomas A. Sebeok. Senza
volere ricordavo un amico che di lì a tre settimane sarebbe
scomparso. E infatti il 21 dicembre ci ha lasciato, a ottantun anni,
Thomas Sebeok, che gli studiosi di linguistica e semiotica di tutto
il mondo conoscevano molto bene. Chiunque si sia occupato di problemi
della comunicazione, prima o poi ha avuto a che fare con Sebeok, con
la rivista "Semiotica" che aveva fondato e dirigeva, con le varie
collane internazionali che sapeva animare, con la sua abilità di
talent scout, con quella insaziabile attenzione al lavoro altrui che
lo portava a mettere in contatto linguisti, antropologi, biologi,
etologi, per approfondire le trame della comunicazione a ogni livello.
Per sé aveva da tempo riservato il territorio della comunicazione
animale, ovvero la zoosemiotica, e su questa strada era andato così
avanti che negli ultimi tempi si occupava di comunicazione tra i
bacteri - e lo prendevamo anche un poco in giro per questa sua
frenesia bacterica, ma rispettavamo la curiosità che lo animava nello
spostare sempre in avanti le frontiere dello studio semiotico.
Però quest'uomo, che talora si innamorava di certi problemi, è sempre
stato il primo a invitarci ad affrontarli col dovuto scetticismo.
Credeva certamente che esistessero sistemi di comunicazione tra
animali, ma l'ho sempre udito esprimere dubbi fortissimi sui rapporti
comunicativi tra animali e uomini, sia a proposito di cavalli
calcolatori che delle più celebri scimmie intelligenti degli ultimi
decenni. E una volta questo suo prudentissimo scetticismo lo ha
esercitato anche nei confronti dei sistemi di comunicazione umana, a
cui si era pure dedicato dalla giovinezza. La storia è andata così.
Nel 1984 l'Office of Nuclear Waste Isolation gli aveva chiesto aiuto
per rispondere a un quesito posto dalla U.S. Nuclear Regulatory
Commission. Il governo americano aveva scelto alcune zone desertiche
degli Stati Uniti per seppellirvi (a molte centinaia di metri di
profondità) delle scorie nucleari. Il problema non era tanto di
proteggere la zona da intrusioni di imprudenti, oggi; era come
proteggerle in futuro, dato che sarebbero rimaste radioattive per
diecimila anni. Gli enti nucleari si erano resi conto, pensando a
quante cose sono successe negli ultimi diecimila anni, che nei
prossimi diecimila la terra potrebbe subire rivolgimenti tali da
essere abitata da popolazioni tornate a uno stato di barbarie,
incapaci di leggere avvisi scritti oggi in inglese, come noi siamo
oggi incapaci di leggere i geroglifici egizi. Oppure che nel
frattempo potrebbe essere visitata da viaggiatori provenienti da
altri pianeti. Come informare quei visitatori futuri che la zona è
pericolosa?
Sebeok ha subito escluso ogni comunicazione verbale, i segnali
elettrici perché richiederebbero energia costante, i messaggi
olfattivi perché di breve durata, e qualsiasi forma di ideogramma
riconoscibile solo in base a precise convenzioni. Anche se si crede
che qualsiasi popolo possa comprendere alcuni pittogrammi
fondamentali (figura umana, schizzi di animale, eccetera), Sebeok ha
subito individuato una immagine dalla quale era impossibile decidere
se gli individui rappresentati stessero lottando, danzando, cacciando
o compiendo qualche altra attività. Quindi erano esclusi anche
avvisi "figurativi".
Una soluzione sarebbe stata stabilire segmenti temporali di tre
generazioni ciascuno (calcolando che in qualsiasi civiltà la lingua
non cambia sensibilmente tra nonno e nipote) e fornire istruzioni
perché allo scadere del periodo i messaggi venissero riformulati
adattandoli alle convenzioni semiotiche del momento. Ma questa
soluzione presupponeva proprio quella continuità sociale e
territoriale che il quesito metteva in questione. Altra soluzione era
di infittire nella zona messaggi di qualsiasi tipo, in ogni lingua e
sistema semiotico, speculando sulla possibilità statistica che almeno
uno dei sistemi potesse rimanere comprensibile ai visitatori futuri -
così che quell'insieme di messaggi funzionasse come una sorta di
nuova stele di Rosetta. Ma anche questo presumeva una continuità
culturale, per esile che fosse.
Alla fine Sebeok ha preferito tornare all'antico. Ha consigliato di
istituire una sorta di casta sacerdotale, formata da scienziati
nucleari, antropologi, linguisti, psicologi, che si perpetui nei
secoli per cooptazione e mantenga viva la conoscenza del pericolo,
creando miti, leggende e superstizioni. Costoro col tempo forse
continuerebbero a tramandare qualcosa di cui hanno perduto l'esatta
nozione, ma anche in un consorzio umano tornato alla barbarie
potrebbero far sopravvivere oscuri ma efficaci tabù.
Non credo che gli enti interessati abbiano dato ascolto a Sebeok.
Volevano qualcosa di più concreto. Ma lo scetticismo di Sebeok li
aveva avvertiti che, in certe circostanze, non c'è nulla di più
concreto del mito.