La Repubblica 8 luglio 1999

Kosovo o Bangladesh turisti non per caso

Quando la vacanza è anche altruismo - Costruire ospedali, aprire scuole, aiutare popoli del terzo mondo: sempre più persone scelgono viaggi impegnati. Senza rimpianti
di CORRADO ZUNINO 

Roma - Partono giovedì prossimo per Pec e Mitrovica, "il peggior Kosovo di tutto il Kosovo", lo definiscono i Beati costruttori di pace. Sono dieci persone, scelte e consapevoli, più volte sottoposte a "training obbligatori di preparazione". Conoscitori di serbo e albanese, proveranno a far parlare i serbi - asserragliati e minacciati nelle loro case - con i kosovari che stanno rientrando dai campi profughi di confine: «Oggi dobbiamo difendere i vecchi slavi», spiega don Albino Bizzotto, capospedizione dell'associazione di Padova: «Rischiano la ritorsione albanese». Un viaggio alla radice dell'odio, a spese dei Beati, che è già tutto esaurito. Ma i ragazzi di don Albino vogliono «costruire un esercito civile di pace» e per farlo chiedono nuovi militari, fanti sensibili pronti a studiare e a partire. Per una vacanza che sarà una missione.

Oltre a Pec, nei Balcani c'è il villaggio albanese di Villipoya, 35 chilometri da Scutari: lì si aiutano i portatori di handicap, già alloggiati in case-famiglia del Centro laici italiani per le missioni, si cucina e si spazza per terra. Le Acli Ipsia di Milano e Padova chiedono invece 250 mila lire a chi vorrà - e c'è la fila - raggiungere con loro da fine luglio a fine agosto il campo profughi di Dubrava, 40 chilometri da Mostar, Bosnia, per dare vita con 350 croati e bosniaci alle Olimpiadi ecologiche. I Balcani dilaniati sono una delle mete possibili di questo neoturismo solidale, una di cinquecento. E i Beati costruttori, il Celim, le Acli del Nord-Est sono solo tre delle 86 organizzazioni cattoliche e laiche (tutte non governative) che hanno creato in Italia un circuito virtuoso di vacanze di aiuto.

Il fenomeno - recente e crescente, censito da "Vacanze contromano", guida edita dal mensile di strada "Terre di mezzo" - ha un nome impegnativo: turismo responsabile. Ma propone anche mete esotiche, viaggi leggeri. Come quello che porterà Paola Larghi, 32 anni, da Busto Arsizio a Silves, abbacinante Amazzonia brasiliana, isola lacustre del popolo dei riberinhos. Volo di linea Milano-Manaus, l'umida città di Mister No, l'eroe dei fumetti. Poi pullman per Itapiranga: sei ore di sterrato e fermata urlata dal conducente. Ancora dieci minuti in barca e approdo al paradiso responsabile. Racconta Paola, attivista dell'associazione Aspac: «Nel '93 abbiamo costruito in Amazzonia bungalow di mattoni e legno e lì vogliamo portare viaggiatori che sognano di fare una gita notturna lungo il Rio Urubù rispettando questi posti e aiutando questi popoli». Quel che si può fare a Silves con 80 mila lire il giorno (vitto, alloggio ed escursioni) più 100 mila lire di cassa comune (i costi di avvicinamento sono a carico dell'escursionista) è da film di Herzog: visite al tramonto dei coccodrilli acquattati nella foresta sommersa, incontri con le comunità che fanno - e ti spiegano come si fa - il cacao, notti sull' amaca mentre i riberinhos vegliano fucili in braccio per tener lontana l'onsa, la pantera dell'Amazzonia. E pranzi a base di Pirarucù, pesce gigante la cui lingua dura come un osso serve a costruire le grattugie. Aiutati dai viaggiatori responsabili, «i riberinhos hanno iniziato a difendersi dai predatori di Manaus che, con i loro pescherecci e le reti a strascico, distruggevano questo ecosistema fragile».

Il turismo responsabile «ti cambia la vita», assicura Cristina Dumas, titolare della Calimero viaggi, agenzia tradizionale che si è assicurata una citazione in "Vacanze contromano". Umberto Di Maria, che con Massimo Acanfora ha curato l'agenda degli spostamenti sensibili, prova a quantificare: «Nel '97 dalla Lombardia sono partite 30 mila persone per i campi di solidarietà». E solo Legambiente - che suggerisce viaggi a Chiriboga, in Ecuador, per osservare le biodiversità - la scorsa stagione ha mosso 2200 persone l'anno. Pindorama, dal '96 tour operator responsabile (con certificato), sposta 600 persone l'anno. Uno di questi è Enos Rota, 49 anni, impiegato del Comune di Correggio, Reggio Emilia, autore di un libro-memoria sullo scrittore Pier Vittorio Tondelli: «Tre volte l'anno devo partire, per non morire di routine. A Nova Iguacu, quartiere di Rio de Janeiro, tre milioni di abitanti distribuiti tra palafitte e favelas, ho visto undicenni sniffare colla, trasportare coca. E ragazzini uccisi ogni sera dagli squadroni della morte. Su 23 giorni di viaggio, sei li ho vissuti con padre Renato Chiera, uno che manda avanti scuole e officine per i meniños de rua, i figli della strada, rimasti vivi. Da allora, viaggi organizzati in Marocco mai più».

In Perù il Centro sviluppo del Terzo mondo di Mirano, Venezia, il 21 agosto farà conoscere a dieci adulti i bimbi che hanno adottato in Italia versando 360 mila lire l'anno. Arrivati a Trujillo, i padri a distanza potranno fare gite oltre i 4 mila sulla Cordillera Blanca e cenare nelle mense popolares. Ma dovranno anche controllare i campi di asparagi avviati con i finanziamenti dell'Unione europea: stanno sottraendo spazio alla monocultura della canna da zucchero e denaro alle industrie legate al narcotraffico. Informa la guida, poi, che nel Bangladesh di Youth action for peace «si fa la doccia a secchiate». Mentre Pindorama ha annullato il viaggio nel centro medievale di Badolato, Calabria, dove sono stati ospitati i primi curdi sbarcati in Italia. Cucina speziata preparata dai profughi: nessuno dei 600 viaggiatori abituali, questa volta, disponibile.

 
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