Perso nella massa di dettagli insignificanti
e di commenti scontati sulla sparatoria di Los Angeles, un particolare
della vicenda avrebbe dovuto invece attirare l'attenzione: Buford Furrow,
il killer che ha aperto il fuoco qualche giorno fa in una scuola ebraica,
ha vissuto per due anni come compagno di Debbie Mathews, la vedova di Robert
Mathews, uno dei primi e più importanti leader nazisti americani.
Mathews fu ucciso dalla polizia in uno
scontro a fuoco il giorno di Natale del 1984, ma il suo sogno di una "repubblica
bianca" nel nordovest degli Stati uniti è sopravvissuto nella cittadella
di Hayden Lake, in Idaho. Furrow fu fotografato lì, in uniforme
neonazista, davanti al ranch-fortezza del reverendo Richard Butler, nel
1995. Debbie Mathews e l'oggi ottantenne Butler sono pezzi importanti nella
storia dell'estrema destra negli Stati uniti, una galassia di movimenti
numericamente insignificanti, ma in grado di sopravvivere per decenni,
di attirare nuove reclute, di compiere attentati. Il compound di Hayden
Lake, che si trova nei boschi non lontano da Coeur d'Alene, probabilmente
vive da 15 anni con i soldi frutto di una serie di rapine organizzate da
Robert Mathews all'inizio degli anni ottanta.
Nato nel 1953, figlio di un militare, Mathews
passò l'adolescenza a Phoenix, in Arizona, uno stato conservatore
di cui Barry Goldwater era il rappresentante al Senato. Respinto dall'Accademia
militare di West Point, trovò lavoro in una miniera di rame e iniziò
a frequentare un gruppo paramilitare di Phoenix chiamato "Figli della Libertà",
un gruppuscolo antisemita dove regnava la convinzione che gli ebrei avessero
segretamente sottratto le riserve auree degli Stati uniti da Fort Knox.
Mathews si mise nei guai con gli agenti del fisco rifiutando di pagare
le tasse del 1973 per ragioni politiche. Era incensurato e il giudice lo
condannò soltanto a sei mesi di libertà sorvegliata.
Qualche tempo dopo si trasferì a
Metaline Falls, un paese di 300 abitanti nello stato di Washington, sul
Pacifico, a pochi chilometri dal confine canadese. Non era soltanto la
bellezza delle montagne ad attirarlo: la retorica dell'estrema destra lo
aveva convinto che una guerra nucleare era imminente. Già nel 1972,
dopo il voto di ammissione all'Onu della Cina popolare, aveva scritto ai
genitori: «Dalle informazioni che ho ottenuto ho la sensazione che Phoenix,
assieme alle altre maggiori città, sarebbe una trappola mortale
in caso di guerra civile, carestia, una depressione o qualsiasi altra calamità.
(...) Non preoccupatevi per me, sto bene e ho imparato un segreto della
vita che pochissimi hanno scoperto. Spero di sbagliarmi sull'arrivo della
depressione e della carestia, ma in ogni caso ho preparato tutto per prendermi
cura di voi».
Lì Mathews sposò Debbie ed
entrò in contatto con Butler e con la sua Chiesa di Gesù
Cristo cristiano, il cui simbolo era una specie di croce uncinata. Butler
era un seguace di Wesley Swift, uno dei fondatori di Christian identity,
una bizzarra teologia che sostiene che gli anglosassoni sono i "veri" discendenti
delle 12 tribù di Israele, mentre gli ebrei attuali sono "figli
di Satana". È solo nel 1982, dopo anni di vita senza problemi, che decise
di passare all'azione perché «la razza bianca è in pericolo».
In settembre, nove "guerrieri ariani" si
riunirono in un bosco vicino a Metaline Falls con la luna piena e, in un
rituale ispirato a quelli degli antichi guerrieri teutonici, giurarono
fedeltà all'Ordine. Lo stesso Mathews ha scritto il testo del giuramento,
che viene pronunciato dagli uomini, in cerchio attorno a una bambina di
cinque mesi, simbolo della purezza della razza: «Io, libero Uomo Ariano,
giuro sulle verdi tombe dei nostri antenati, sui figli ancora nel ventre
delle nostre mogli, sul trono di Dio Onnipotente - è sacro il suo
nome! - di unirmi in una Santa Unione con i Fratelli in questo cerchio.
Dichiaro che da questo momento non ho paura della morte, né dei
nemici; che ho il sacro dovere di fare il necessario per liberare la nostra
razza dall'Ebreo e di conquistare la vittoria totale per la Razza Ariana.
Io, Guerriero Ariano, giuro completa segretezza verso l'Ordine e totale
lealtà verso i miei camerati».
Il gruppo di Mathews divenne noto come
Ordine, ma il suo vero nome era Bruder Schweigen, ispirato da un libro
sulle Waffen SS intitolato "Wenn Alle Bruder Schweigen", quando
tutti i fratelli tacciono. Nome appropriato per un gruppo clandestino,
benché Mathews e i suoi non sapessero da che parte cominciare per
scatenare la loro "rivoluzione ariana". Il pragmatismo americano suggerì
di iniziare dalla raccolta di fondi e così un mese dopo tre di loro
scesero a Spokane e rapinarono un porno shop; il negozio venne scelto per
fare una "dichiarazione politica" contro la pornografia, ma il gruppo,
in realtà, non lasciò alcun messaggio e fuggì con
un bottino di appena 369 dollari.
Dopo un tentativo abortito di fabbricare
banconote false, Mathews decise di compiere una rapina da solo, in dicembre,
a Seattle. Bottino: 25.900 dollari. Nel 1984 le attività del gruppetto
si ampliarono: furono attaccati con successo due furgoni portavalori e
parte del ricavato fu distribuito a una serie di organizzazioni di estrema
destra.
Nel 1984 avviene il salto di qualità:
prima l'omicidio di Walter West, un simpatizzante che parla troppo, poi
la prima azione spettacolare, il primo attacco in grande stile contro "i
sionisti": l'uccisione a colpi di mitra di Alan Berg, un conduttore radiofonico
ebreo di Denver, in Colorado. Berg era conosciuto a livello nazionale per
il suo stile aggressivo nei confronti dei razzisti e alcuni leader dell'estrema
destra con cui l'Ordine era in contatto erano stati insultati personalmente
da lui, che li aveva provocati e umiliati in diretta. Mathews pensava che
eliminare uno "sporco ebreo" fosse un buon modo per iniziare la guerra
di liberazione della razza bianca. La vicenda ispirò, nel 1988,
il film di Oliver Stone "Talk Radio".
Un mese dopo, con un assalto di tipo militare,
il gruppo si impadronì di un furgone portavalori Brink's in California.
Aiutati da due informatori interni, 12 militanti bloccarono l'autostrada
nei pressi della cittadina di Ukiah. L'operazione fu incredibilmente audace:
Mathews e i suoi controllavano le frequenze radio usate dalla polizia,
tennero bloccato il traffico con la minaccia delle armi, usarono una decina
di veicoli per fuggire con i sacchi di denaro. Il bottino andò al
di là di ogni previsione: 3,8 milioni di dollari, sette miliardi
di lire. Proprio nel momento del successo, però, Mathews dimenticò
sul luogo della rapina la pistola acquistata da uno degli uomini usando
il suo vero nome. Alla fine fu proprio quest'arma a condurre gli investigatori
sulle sue tracce.
L'organizzazione aveva più fondi
di quanto non avesse mai osato sperare e Mathews distribuì finanziamenti
a pioggia a ogni gruppuscolo neonazista americano: il reverendo Butler,
per esempio, ricevette 40mila dollari. In appena due settimane di indagini,
però, l'Fbi riuscì a scoprire l'identità di sette
dei 12 partecipanti all'attacco contro il furgone, compreso lo stesso Mathews.
Questi, preso dalla mistica della lotta contro quello che definiva il "Governo
di occupazione sionista", pensava a intensificare le azioni di guerriglia,
andò in Louisiana a reclutare ex membri del Ku Klux Klan, preparò
l'assassinio di Morris Dees, un celebre avvocato di sinistra dell'Alabama,
sognava addirittura di arruolare scienziati per costruire armi laser in
vista della guerra totale. Nell'autunno 1984 ci fu uno scontro a fuoco
tra un contadino del Nebraska, Arthur Kirk, e la polizia. Kirk dava la
colpa dei suoi guai finanziari ai "banchieri ebrei" e si fece uccidere
sparando, al grido di "Fottuti giudei!". A Natale del 1984, Mathews condusse
i suoi fedeli su un'isola nella baia di Seattle, dove aveva affittato dei
rifugi. Whidbey Island è un'isola stretta e lunga ottanta chilometri,
con due unici punti di uscita, un traghetto all'estremità sud e
un ponte all'estremità nord: difficile immaginare un rifugio peggiore
per qualcuno in fuga. Mathews probabilmente sognava già di immolarsi
per la causa, come il suo eroe Earl Turner, e infatti dopo qualche giorno
lasciò andare tutti e aspettò da solo la polizia. Il 30 dicembre
1984 il suo cadavere bruciato venne trovato tra le ceneri dell'incendio
provocato dai candelotti lacrimogeni dell'Fbi. Il suo ultimo messaggio
diceva tra l'altro: «Sono stato un bravo soldato, un guerriero senza paura.
Morirò con onore e raggiungerò i miei fratelli nel Valhalla».
La storia del Bruder Schweigen sembrava
conclusa con un megaprocesso a Seattle nell'autunno del 1985: i dieci membri
superstiti del gruppo vennero condannati a pesanti pene detentive. Altri
vennero arrestati successivamente, molti si dichiararono colpevoli per
ottenere sconti di pena. Già a Natale di quell'anno, a Seattle,
invece, uno spostato di nome David Rice uccise a coltellate Charles Goldmark,
sua moglie Annie e i loro due figli di 10 e 12 anni. Rice compì
il suo massacro solitario, simile a quello tentato da Furrow la settimana
scorsa, nella convinzione che i Goldmark fossero ebrei.
Debbie Mathews e suo figlio Clint, fotografato
a 4 anni mentre fa il saluto nazista, parteciparono nel 1986 al congresso
di Aryan world organizzato da Butler, dove si vendevano per sette dollari
medaglioni commemorativi dei primi "martiri" della rivoluzione. Quello
stesso anno gruppetti di imitatori che si autodefinivano Bruders Schweigen
Strike Force II compirono una serie di attentati in Idaho. Nei circoli
dell'estrema destra Mathews divenne una vittima della "violenza sionista",
il rogo della casa di Whidbey Island assunse una dimensione mitica e la
sua vedova, tornata a Metaline Falls, assunse il ruolo di regina madre
del movimento.
Che tra i maschi bianchi poveri esistessero
delle correnti di simpatia per i ribelli fu dimostrato dall'assoluzione,
nel 1987, di tre leader di organizzazioni vicine a quella di Mathews: lo
stesso Butler, Bob Miles, e Louis Beam. Imputati di sedizione assieme a
sette altri neonazisti, vennero tutti discolpati da un gran giurì
in Arkansas. Un altro gran giurì, a Denver, rifiutò di incriminare
due partecipanti all'assassinio di Alan Berg.
Mathews e i suoi camerati furono visti
negli anni novanta come precursori di un "inevitabile" scontro con l'oppressivo
e "tirannico" governo federale. Fu questo clima di malcontento tra molti
lavoratori manuali bianchi e tra molti iscritti ad associazioni paramilitari
a far crescere di colpo il movimento delle milizie nel 1994-95. E fu una
giovane recluta dell'antisemitismo, un reduce della guerra del Golfo di
nome Timothy McVeigh, a compiere l'attentato più tragico dell'intera
storia americana, quello di Oklahoma City nel 1995.
Furrow è il risultato dell'evoluzione
più recente. Con McVeigh e il suo complice Terry Nichols arrestati
e condannati, l'Fbi all'erta e le milizie allo sbando, i più duri
tra i militanti si sono dati ad azioni individuali, talvolta sotto la sigla
di Phineas Brotherhood, apparsa dopo la pubblicazione, nel 1990, di "Vigilantes
del Regno di Cristo", un libro scritto da un tale Richard Hoskins che predicava
azioni violente contro neri, ebrei e impiegati del "satanico" governo federale.
La fratellanza di Pincas prende il nome
da un personaggio biblico che uccise un ebreo, il quale aveva tradito la
sua razza sposando una donna straniera. Pincas, figlio di Eleazaro e nipote
di Aronne uccise Zimri e la moglie Cozbi ottenendo la fine della carestia
e "allontanando l'ira del Signore dagli Israeliti" (Numeri 25, 11). La
scelta di Pincas come simbolo viene dall'idea che gli ebrei attuali siano
traditori della razza, e gli anglosassoni bianchi i veri eredi del popolo
di Mosè.
La polizia americana sospetta che Phineas
Brotherhood sia poco più di una sigla che permette di "nobilitare"
azioni violente individuali, come le bombe del 1996 contro tre cliniche
dove venivano praticate interruzioni della gravidanza, una serie di 22
rapine avvenute nello stesso anno oppure la sparatoria di Furrow. Il neonazismo
americano sembra rinascere in continuazione dalle sue ceneri.