Traduzioni dal sito "Sahaja Yoga Facts"

Background storico di Sahaja Yoga

Mataji e Osho Questa fotografia è tratta dalla rara prima edizione del libro Hindi Jin Koja Tin Paiyan (1971). Mostra Shri Mataji in un campo di meditazione sul mare a Nargol (Distretto di Valsad, Gujarat). La fotografia fu scattata nell'aprile del 1970 - poco prima che Shri Mataji iniziasse il suo Sahaja Yoga.

L'uomo seduto sul palco era un guru chiamato Chandra Mohan Jain, che i suoi seguaci, all'epoca, riverivano come un Acharya. Chandra Mohan Jain conduceva la meditazione e teneva discorsi su chakra, kundalini e shaktipat (la trasmissione dello shakti, o grazia spirituale, dal guru al discepolo, per causare il risveglio spontaneo della kundalini). Lo shaktipat, a volte definito anugrah o diksha (iniziazione spirituale o seconda nascita) è una caratteristica di molte tradizioni religiose indiane.

Lo shaktipat è considerato l'inizio dell'evoluzione spirituale. Quando viene dato dal guru il discepolo riesce ad entrare in meditazione senza sforzo. I meccanismi tradizionali per convogliare lo shaktipat comprendono: sguardo, parola o mantra, il tocco, o semplicemente l'intenzione. Quest'ultimo a volte è chiamato mano diksha (iniziazione tramite la mente).

L'anno precedente il campo del 1970 a Nargol, Shri Mataji aveva fatto visita diverse volte a Chandra Mohan Jain nei suoi appartamenti di Woodlands, Bombay. Al campo di meditazione di Nargol, nel 1970, parteciparono centinaia di suoi seguaci. Shri Mataji al campo ebbe un'esperienza potente con il guru, dichiarato Satori (termine Zen per definire un'apparizione fugace di Illuminazione).

Dopo il campo Shri Mataji e Chandra Mohan Jain tornarono insieme a Bombay, nell'auto di Shri Maheshwari, uno dei fiduciari del suo gruppo: il Jeevan Jagruti Kentra (Centro del Risveglio della Vita o dell'Anima). Sulla via del ritorno Chandra Mohan Jain chiese a Shri Maheshwari di fermarsi alcuni minuti per prendere il te all'ashram di Swami Muktananda, che l'aveva invitato diverse volte, ma non c'era mai andato. Swami Muktananda era esponente di una forma di yoga che enfatizzava lo shaktipat come mezzo per risvegliare spontaneamente la kundalini. Questo tipo di yoga era generalmente noto con il nome di Siddha Yoga, ma a volte veniva chiamato Sahaja Yoga, o Maha Yoga. Muktananda aveva già iniziato a diffondere largamente il Siddha Yoga nel mondo occidentale. Il 2 maggio 1970 i seguaci di Swami Muktananda annotarono che Chandra Mohan Jain,

noto filosofo e maestro moderno, ci ha fatto visita. Gli è stato dato un caldo benvenuto, e gli abbiamo fatto visitare l'ashram. È rimasto molto impressionato dalla bellezza e pulizia dell'ashram, a tal punto da chiederci se poteva tenere qui uno dei suoi campi di meditazione!
Successivamente Chandra Mohan Jain disse che quando Shri Mataji
Aveva visto Muktananda, non riusciva a credere che quell'uomo dall'aspetto stupido - disgustoso, più o meno un buffone - fosse diventato un grande leader spirituale.
Dopo il te, quando rimontammo in macchina, disse «se quest'uomo può diventare un leader spirituale, perché non potrei anche io?». Io le risposi «puoi», e lei lo divenne.
Riferendosi a questo incontro con Muktananda, Shri Mataji disse che aveva scoperto che
Non esistevano guru, erano falsi, per lo più. Così dissi «Se questo è quanto fanno questi guru, allora è meglio che ci provi da sola».
È interessante notare che il 2 maggio 1970 Shri Mataji stava tornando a Bombay da Nargol, e che abbia detto di avere «aperto il Sahasrara del Virata» la mattina del 5 maggio 1970, nella stessa Nargol. Significa che dopo aver coperto la distanza andata e ritorno Bombay/Nargol di 480 km., rifece il medesimo tragitto di 480 km. dopo un giorno o due. Se veramente il 5 maggio 1970 Shri Mataji era a Nargol, significherebbe che provava una misteriosa attrazione per il luogo in cui Chandra Mohan Jain teneva i suoi campi di meditazione.

In un'occasione successiva, dopo il campo di Nargol del 1970, Shri Mataji si recò in visita agli appartamenti di Woodlands di Chandra Mohan Jain. Tuttavia Ma Yoga Laxmi, all'epoca segretaria di Chandra Mohan Jain, non la fece entrare. In seguito il guru avrebbe detto di Shri Mataji: «Lo so, ha avuto un'esperienza Satori, ma con il suo ego non è riuscita a reggerla» (tradotto dall'indi). In epoche successive Shri Mataji ha condannato Chandra Mohan Jain definendolo un demonio, e negando qualsiasi tipo di associazione con lui. I nonni con cui Chandra Mohan Jain visse da bambino lo chiamavano Chandra Mohan Rajneesh. Nel 1970 i suoi seguaci lo conoscevano come Acharya Rajneesh, poi come Bhagwan Shri Rajneesh, e infine come Osho. È stato spesso al centro dei travasi di bile di Shri Mataji. Nel 1978, ad esempio, Shri Mataji tenne un discorso intitolato I Pericoli di Rajneesh e nel 1987 disse:

ho anche visto come i discepoli di Rajneesh siano tutti matti - assolutamente matti. Sono fuori di senno. Siamo riusciti a guarirne soltanto uno - e non del tutto. Direi... [non] al 100%, forse al 75%.
Forse l'attacco più duro e astioso che Shri Mataji mosse al suo ex maestro si trova in una lettera che dettò ad uno dei suoi primi seguaci, a cui venne detto di firmarla come se fosse stata scritta dai "ricercatori [spirituali] dell'occidente" . Eccone un breve estratto:
Ci derubava della privacy, spogliava le donne e le usava. Voleva sempre toccare le parti più intime sia degli uomini che delle donne, gli piaceva annusare le parti intime sulle dita, poi le leccava: accettavamo queste schifezze perché pensavamo che fosse una prova della nostra sopportazione. Ci ha portato via tutto il denaro: dovevamo pagare per i suoi inganni che non ci portavano da nessuna parte. Alcuni di noi dovevano lavorare ore per trovare il denaro. Molte cose come questa ci sorprendevano. Alcune donne credevano che fosse stato il loro marito in vite precedenti.
È interessante notare che Shri Mataji ha affermato che Rajneesh le "aveva molto dato la caccia" sia in questa vita che nella precedente. Ha detto di essere stata la dea indù Sita, e che lui era il demone Ravanna dalle dieci teste - entrambi personaggi del Ramayana. Secondo questo racconto epico, Ravanna rapì Sita a suo marito, il dio Rama, e venne salvata soltanto con l'aiuto di un dio scimmia che poteva volare e parlare.

Un altro tipo di comportamento ha tradito la misteriosa ossessione di Shri Mataji per Rajneesh. Durante uno dei primi tour dell'India stranamente mandò un gruppo di Sahaja Yogi a visitare l'ashram di Rajneesh a Puna. Alla fine degli anni '80 inviò ai leader austriaci una videocassetta esplicita in cui si vedevano seguaci di Rajneesh impegnati in pratiche di meditazione sessuale. Shri Mataji voleva che copie di quel video fossero consegnate alle stazioni televisive tedesca e austriaca e che le scene venissero trasmesse. Questo tentativo di minare l'organizzazione di Rajneesh fallì perché nessuna stazione televisiva accettò la proposta.

Durante una conferenza stampa tenuta a Puna nel 1990, Shri Mataji condannò il suo precedente guru dicendo che si trattava di un bilandar (mascalzone) e mahachor (ladro). L'organizzazione di Rajneesh reagì mostrando alla stampa questa fotografia, e rivelando che Shri Mataji era stata seguace di Rajneesh. Ciò avvenne all'epoca in cui Shri Mataji era già sulla difensiva perché non era riuscita a soddisfare le sfide del Comitato Anti-Superstizione indiano. Reagì affermando che la fotografia era stata scattata nel corso di una visita a Rajneesh. Lo stesso anno, Shri Mataji disse in un'intervista:

Andai a vedere questo Rajneesh, che mi stava molto dietro. Andai da sola e rimasi là. Ero seduta su una piccola piattaforma sotto un albero, e guardavo tutto quel che accadeva. Rimasi sconvolta perché ipnotizzava la gente. Che cosa orribile.
I dettagli non richiesti su come e dove era seduta al campo di Nargol, identici a quelli illustrati in questa fotografia, potrebbero rappresentare un tentativo di mascherare il significato della foto. La narrazione di Shri Mataji suggerisce soltanto un momento di osservazione da sotto un albero.

Sahaja Yoga presenta spesso le visite di Shri Mataji a Rajneesh e Muktananda come parte di un progetto più ampio in cui visitò molti guru moderni, e li smascherò come incarnazioni dei demoni. Nella stessa intervista Shri Mataji fornisce una versione edulcorata della medesima storia: «Sono andata da tutti questi guru per vedere che cosa facessero, come lavoravano e via dicendo, giusto per studio». È interessante notare che Shri Mataji non parla mai di visite ad altri guru che non siano Rajneesh e Muktananda.

Se Shri Mataji avesse voluto semplicemente osservare Rajneesh avrebbe potuto farlo a Bombay senza il viaggio di 480 km. fino a Nargol e ritorno. Tralasciamo comunque sul fatto che il campo di Nargol durò più di un giorno, che viaggiò con Rajneesh sull'auto di Shri Maheshwari, e che fece diverse visite agli appartamenti di Rajneesh a Woodlands (tutte cose per cui esistono testimoni viventi). Chiediamoci piuttosto: come possiamo sapere se Shri Mataji partecipò al campo di Nargol in veste di partecipante o di spettatrice orrilipata?

Innanzitutto abbiamo la fotografia in apertura di questo articolo che ci mostra una Shri Mataji tutt'altro che orripilata o furiosa. Nella fotografia seguente, sempre scattata al campo di Nargol di Rajneesh del 1970, appare estasiata. Mataji a Nargol

Per uno strano capriccio del destino, un indicatore ancora migliore dell'atteggiamento tenuto da Shri Mataji al campo di meditazione di Rajneesh sopravvive sotto forma di filmato, che mostra chiaramente una Shri Mataji che annuisce e sorride felice. Non sembra certo una Dea a confronto con un demone in procinto di usare spiriti malvagi per catturare le anime di innocenti ricercatori spirituali. E risulta anche evidente che lo spezzone che ritrae Shri Mataji fu girato in un momento diverso, quando non sedeva più sotto l'albero.

Filmato del campo di Nargol del 1970 (formato MPEG) http://members.tripod.com/toutsursahajayoga/compressed.mpeg

Filmato del campo di Nargol del 1970 (formato Quick Time) http://members.tripod.com/toutsursahajayoga/compressed1.mov

Si dovrebbe poi notare che la passata associazione di Shri Mataji con Rajneesh era stata resa pubblica anche prima del 1990. Il libro del 1982 Shamans, Mystics and Doctors del Dott. Sudhir Kakar fa un breve riferimento al fatto: «un guru demoniaco come Rajneesh (con cui Mataji, nei suoi anni di apprendistato, fu strettamente associata)» (pag. 202). Kakar intendeva unicamente descrivere ed analizzare il Sahaja Yoga, non smascherarlo, per cui non approfondisce la questione. Generalmente i Sahaja Yogi che hanno letto il libro pensano che Kakar abbia fatto un errore.

Una persona che ha lasciato il Sahaja Yoga all'inizio degli anni '90 ha seguito il commento fugace di Kakar, rintracciando altre sei fonti indipendenti che confermavano l'associazione di Shri Mataji con Rajneesh. Queste fonti comprendono un ex Rajneeshi che ricordava la "Nirmala" seguace di Rajneesh che poi aveva fondato Sahaja Yoga. Un'altra fonte è un ex Sahaja Yogi seguace di Shri Mataji fin dal 1972. Questo Yogi della prim'ora rifiutava l'affermazione esagerata di Rajneesh secondo cui Mataji era stata sua seguace per 10 anni, ma ha confermato che l'associazione era durata almeno qualche mese. I nostri contatti con una persona che nel 1970 conobbe sia Shri Mataji che Rajneesh indicano che l'associazione durò circa un anno.

Rajneesh è morto nel gennaio del 1990. Da allora, l'ossessione di Shri Mataji nei confronti del suo ex guru si è placata.

 

Per ulteriori informazioni si veda: http://www.sahaja-yoga.org/

 

Nota:

Ho deciso di tradurre e riportare alcune testimonianze personali di ex membri. Si tratta di testimonianze critiche e non certo lusinghiere. Naturalmente non mi assumo la responsabilità delle affermazioni fatte dagli estensori di questi scritti, mi sono limitata a tradurli e riproporli, e rimando al sito di provenienza

Mi è stato chiesto più volte: perché riporti solo testimonianze critiche? Esistono tanti membri soddisfatti della loro appartenenza, che potrebbero raccontarti quanto sono felici, realizzati, quanto il loro gruppo li ha fatti star bene.

Non ne dubito. Il fatto è che la reperibilità di tali testimonianze è facile. Siti Web e pubblicazioni ufficiali, facendo domande in uno dei centri del gruppo. Gli organi ufficiali non riportano mai testimonianze di scontentezza, di crisi, di dubbi, di contraddizioni rilevate, di critica. Quasi che non esistessero affatto. Risulta pertanto molto più difficile riuscire a sentire l’altra voce della campana. Altrettanto importante. Chi se n’è andato, chi ha sofferto non ha a disposizione pubblicazioni patinate, centri, ashram. Quando è fortunato ha a disposizione un piccolo sito web, che il più delle volte deve pagarsi di tasca propria, non con le “donazioni” dei seguaci. Quando va male viene definito "apostata", bugiardo, strumento di qualche ipotetico quanto improbabile "complotto" ai danni del guru di turno. Oppure "scemo" per essersi fatto "fregare". «A me non sarebbe mai successo» commenta spesso l'intelligentone di turno. Atteggiamenti che certo non invogliano chi ha sofferto a farsi ferire una seconda volta.

Ecco perché ho deciso di dare voce a queste persone. Lo faccio senza esprimere giudizi di merito, solo come contributo alla riflessione.

Alessia

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