I Sahaja Yogi minacciano violenza

Da una e-mail di Simon

Il 1999/07/03 Peter Hewitson <hewitson@bigfoot.com> ha scritto in Usenet: 

Per chi nel Mondo sta Cercando

> Il 10 luglio 1999 si terrà un programma pubblico alla Royal Albert Hall, 
> Kensington Gore, Londra, alle 19,30 con Shri Mataji in persona. 

> L’ingresso è libero e aperto al pubblico come tutti i programmi Sahaja 
> Yoga.


Quanto sopra riportato è un esempio della crescente tendenza dei seguaci del Sahaja Yoga di Shri Mataji a spammare vari newsgroups con pubblicità di incontri di reclutamento Sahaja Yoga.

Quando segue è l’esperienza di qualcuno che ha partecipato al suddetto incontro e ha cercato di distribuire volantini all’esterno della sala, ma si è scontrato con le minacce di violenza dei Sahaja Yogi e ha dovuto cercare la protezione della polizia.

Mi sono recato all’incontro di reclutamento Sahaja Yoga alla Albert Hall per essere sicuro che i nuovi arrivati avessero accesso a informazioni diverse dalla propaganda ufficiale di Sahaja Yoga. La mia sola arma erano dei volantini, il contenuto dei quali è riprodotto alla fine di questo messaggio. Stavo esercitando i miei diritti legali e morali di dividere queste informazioni con chiunque fosse sul marciapiede davanti alla Albert Hall. Tuttavia i Sahaja Yoga avevano idee diverse.

Una Sahaja Yogini ha detto che ciò che stavo facendo era sbagliato. Ho sottolineato il fatto che i Sahaja Yogi avevano stazionato all’esterno di incontri di un altro guru, distribuendo propaganda contro quel guru – quindi qualsiasi lamentela da parte loro era pura ipocrisia. Ha avuto il buon senso di non dire altro. Infatti quando i Sahaja Yogi erano stati affrontati dai seguaci dell’altro guru su ciò che stavano facendo, avevano mentito e detto che erano pagati da un’agenzia. 

Un Sahaja Yogi portoghese ha detto che non avevo il diritto di stare lì. Gli ho fatto notare che mi trovavo sul pubblico marciapiede, dove chiunque ha il diritto di stare. Allora il tizio portoghese ha detto che avevano pagato l’affitto dell’Albert Hall – come se questo significasse che avevano anche comprato i diritti all’informazione della gente. Poi ha proseguito dicendo che qualsiasi cosa fosse scritta sul volantino era una bugia. Gli ho risposto di leggerlo attentamente e se avesse trovato una singola menzogna poteva querelarmi, visto che altri Sahaja Yogi presenti sapevano chi ero. A questo punto ha taciuto. Ricordo che all’epoca in cui anche io ero in Sahaja Yoga questo portoghese una volta, ad un incontro di reclutamento, aveva allontanato una donna che aveva fatto una domanda imbarazzante a Mataji: «Se lei è una persona così spirituale, come mai sta indossando tanto oro e diamanti, perché non li vende e aiuta i poveri?» 

I Sahaja Yogi hanno cercato di spiegare, con scuse varie, la mia presenza a chi stava lì. Hanno detto tra l’altro che: ero stato pagato da un falso guru; ero alterato dal cinismo; ero matto quindi dovevano ignorarmi; ero stato brevemente in Sahaja Yoga ma me ne ero dovuto andare perché il mio ego era troppo grande. 

Hanno inventato queste bugie senza neppure preoccuparsi di chiedermi perché ero lì. Ai nuovi arrivati è stato mentito prima ancora di partecipare all’incontro di reclutamento – tanto è l’impegno dei Sahaja Yogi per la verità.

Un altro Sahaja Yogi mi ha detto di aver chiamato la polizia, quindi che avrei fatto meglio a sparire. Gli ho risposto «Certo, lasciali venire, non ho nulla contro la legge.» La polizia non è arrivata, era solo un’altra bugia.

A questo punto quattro giovanotti Sahaja Yoga hanno preso la mia valigetta. Uno era un tizio di nome Jasbir Dosanjh, e un altro era un tipo abbronzato vestito distintamente con un accento australiano. Hanno iniziato a strapparmi di mano i volantini e farli a pezzi. Mi sono spostato e ne ho prelevati altri dalla borsa, continuando a distribuirli. A questo punto hanno cercato di rubarmi la borsa. Io l’ho tenuta stretta gridando che stava avvenendo un reato. La presenza di nuovi arrivati li ha fatti desistere. 

A questo punto hanno cambiato strategia. Non appena consegnavo un volantino loro glielo riprendevano. L’ho visto accadere diverse volte, così ho detto alla gente di tenerselo stretto e di non permettere a nessuno di prenderglielo. E loro sono diventati più insistenti per farseli consegnare. Comunque non sembrava una cosa ben fatta, così hanno adottato un’altra strategia.

Mi si sono fatti intorno in modo che non potessi arrivare alla gente, e mi hanno minacciato di prendermi a pugni se non me ne fossi andato. Gli ho fatto notare che minacce di quel tipo, per la legge britannica, erano un reato ma non li ha fatti desistere. Hanno continuato le loro minacce di violenza, che sono diventate più insistenti, e sentivo che tra loro dicevano cose tipo «dovremo menarlo» e si congratulavano a vicenda per il loro atteggiamento da macho, della serie “I ragazzi sono tornati”.

Ho iniziato ad allontanarmi. Anche se ho camminato per diversi isolati, il tizio abbronzato e con l’abito elegante mi tallonava. Alla fine ho attraversato la strada per raggiungere le cabine del telefono rosse poste all’esterno dei cancelli principali dei Kensington Gardens. Sono entrato e ho chiamato la polizia. A questo punto il tizio abbronzato ha cercato di entrare nella cabina, ma quando ha sentito che dicevo alla polizia «uno di loro sta cercando di entrare nella cabina proprio ora» si è ritratto. Ho continuato a fingere di parlare con il poliziotto anche dopo che questi aveva riattaccato, in modo che il tizio non cercasse di nuovo di entrare. L’ho visto dirigersi verso un Sahaja Yogi magro, un francese che era nel parco con un telefono cellulare. Sospetto che fosse lì per avvertirli dell’arrivo della polizia, in modo da scomparire.

Quando è arrivata la polizia ho spiegato che cosa era successo, e hanno accettato di venire con me fuori dalla Albert Hall per accertarsi che non succedesse nulla. Quando sono tornato scortato dalla polizia, i quattro “guerrieri Sahaja” erano scomparsi. Quando altri Sahaja Yogi si sono avvicinati gli ho semplicemente fatto notare che la polizia era lì a causa delle minacce dei loro colleghi, e che avrebbero fatto meglio a stare calmi. È andato tutto bene e sono riuscito a distribuire i miei volantini senza ulteriori minacce o tattiche bullistiche da parte degli scagnozzi Sahaja Yoga.

Ben presto i Sahaja Yogi hanno cercato di lavorarsi la polizia. Uno gli ha detto che andavo a dar fastidio a tutti gli incontri. È una bugia, perché era il primo meeting Sahaja Yoga a cui partecipavo dopo essere uscito dal gruppo.

Un altro ha detto di essere il fratello del tizio abbronzato, e ha detto di essere del Regno Unito, non australiano. Ha suggerito alla polizia che, nel distribuire i volantini, avevo passato i limiti (il che non era successo, avevo semplicemente detto alla gente di tenerseli). Di nuovo la polizia ha detto no. A questo punto ho detto al Sahaja Yogi che forse a passare i limiti era stato suo fratello con gli amici, dato che avevano minacciato di rompermi la faccia. Vista la presenza della polizia, non ha avuto altra scelta se non essere d’accordo.

Devo sottolineare che Jasbir Dosanjh pratica il Sahaja Yoga da 14 anni, e sospetto che gli altri tre tizi che erano con lui siano nel gruppo da pari tempo. Non si trattava di pochi fanatici che la maggioranza disconoscerebbe. Nessuno degli altri Sahaja Yogi presenti ha fatto nulla per fermarli, o per proteggere i miei diritti.

Dal suddetto incidente è chiaro che i Sahaja Yogi sono terrorizzati dal fatto che i nuovi arrivati abbiano accesso a fonti di informazione alternative. 

Si dice che l’albero di riconosce dai suoi frutti. I frutti del Sahaja Yoga sono i frutti di una setta religiosa pericolosa.

Ecco il volantino che stavo distribuendo :

Simon 
Domenica, 11 luglio 1999
 
 

Per ulteriori informazioni si veda: http://www.sahaja-yoga.org/

Nota: Ho deciso di tradurre e riportare alcune testimonianze personali di ex membri. Si tratta di testimonianze critiche e non certo lusinghiere. Naturalmente non mi assumo la responsabilità delle affermazioni fatte dagli estensori di questi scritti, mi sono limitata a tradurli e riproporli, e rimando al sito di provenienza

Mi è stato chiesto più volte: perché riporti solo testimonianze critiche? Esistono tanti membri soddisfatti della loro appartenenza, che potrebbero raccontarti quanto sono felici, realizzati, quanto il loro gruppo li ha fatti star bene.

Non ne dubito. Il fatto è che la reperibilità di tali testimonianze è facile. Siti Web e pubblicazioni ufficiali, facendo domande in uno dei centri del gruppo. Gli organi ufficiali non riportano mai testimonianze di scontentezza, di crisi, di dubbi, di contraddizioni rilevate, di critica. Quasi che non esistessero affatto. Risulta pertanto molto più difficile riuscire a sentire l’altra voce della campana. Altrettanto importante. Chi se n’è andato, chi ha sofferto non ha a disposizione pubblicazioni patinate, centri, ashram. Quando è fortunato ha a disposizione un piccolo sito web, che il più delle volte deve pagarsi di tasca propria, non con le “donazioni” dei seguaci. Quando va male viene definito "apostata", bugiardo, strumento di qualche ipotetico quanto improbabile "complotto" ai danni del guru di turno. Oppure "scemo" per essersi fatto "fregare". «A me non sarebbe mai successo» commenta spesso l'intelligentone di turno. Atteggiamenti che certo non invogliano chi ha sofferto a farsi ferire una seconda volta.

Ecco perché ho deciso di dare voce a queste persone. Lo faccio senza esprimere giudizi di merito, solo come contributo alla riflessione.

Alessia

 
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