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Traduzioni dal sito "Sahaja
Yoga Facts"
Cerimonie e rituali nel Sahaja Yoga
Nel Sahaja Yoga la pratica centrale è la venerazione di Mataji come incarnazione dei vari aspetti di Dio, anche se questa informazione non verrà fornita ai nuovi arrivati. La venerazione riguarda sia la sua foto che lei in persona. Esiste un intero protocollo da osservare per la foto di Mataji. Non deve toccare il terreno, deve essere maneggiata con atteggiamento riverente, dovrebbe avere una bella cornice. Le cornici d’argento vanno bene. Dovrebbe essere posta su un altare. Per venerare la foto, prima si deve lavare il vetro con acqua di rose. Poi viene mescolata una pasta rossa con cui si fa un puntino che viene messo sulla fronte di Mataji (sul vetro). Dopo di che di disegnano svastiche sulle sue mani e sui suoi piedi, e il devoto si prostra sul pavimento davanti la foto. Si dovrebbero offrire fiori freschi e dolcetti. Le preghiere vengono rivolte a Mataji stessa nella forma delle diverse divinità, e viene usata una candela per descrivere una forma a ferro di cavallo intorno alla foto, per sette volte. Si suppone che questa pratica “aumenti le vibrazioni” e molti la fanno una o due volte al giorno. La venerazione della foto di Mataji viene anche fatta collettivamente nei centri o negli ashram di Sahaja Yoga, spesso la domenica. Spesso viene seguita dalla visione di video di Mataji, o dall’ascolto di nastri con una delle sue conferenze. Il puja di persona è un’altra cosa.
Durante il corso dell’anno in numerosi paesi vengono tenuti pujas importanti
av Mataji. Durano ore e Mataji viene venerata come Dio nelle varie incarnazioni
Orientali e Occidentali, e come se stessa, la “Dea Suprema”. Per esempio
Ganesha Puja (Mataji venerata come Ganesha), Krishna Puja (Mataji venerata
come Krishna), Shiva Puja (Mataji venerata come Shiva), Guru Puja (Mataji
venerata come Guru), Vishnumaya Puja (Mataji venerata come Vishnumaya –
lampo), Durga Puja (Mataji venerata come Durga), Puja di Natale (Mataji
venerata come Cristo), Sahasrara Puja (Mataji venerata comeil potere primordiale
di Dio incarnato) e così via...
Vale la pena fermarsi un attimo a riflettere. Nessuno (a parte forse i pochi fidati vicinissimi a Mataji) sa dove finisce questo denaro. Questo in un gruppo che proclama con insistenza che «non dovete pagare per la vostra auto-realizzazione» e «La Verità non può essere posseduta, e neppure comprata o venduta». Con questo si stuzzica. I pagamenti arrivano in un secondo tempo. Ai nuovi arrivati non viene detto di queste
cerimonie, per ovvi motivi. Mataji siede su un trono grande e pesante,
circondata dai fiori acquistati dai suoi seguaci. Le preghiere vengono
indirizzate a lei, così come i canti di adorazione. Le vengono lavati
i piedi, poi decorati con svastiche. Anche le mani vengono lavate
e decorate. L’acqua con cui vengono lavati mani e piedi viene accuratamente
conservata, e successivamente distribuita tra i suoi devoti. Tutta l’attenzione
è incentrata su di lei, e tutti i presenti si prostrano davanti
a lei. Si fanno molte fotografie. Le vengono fatti doni costosi – in un’occasione
una corona d’oro costata 5.000 sterline (15 milioni); in un’altra un cigno
di cristallo costato 30 milioni – con il denaro raccolto in tutti i centri
Sahaja Yoga.
Per ulteriori informazioni si veda: http://www.sahaja-yoga.org/ Nota: Ho deciso di tradurre e riportare alcune testimonianze personali di ex membri. Si tratta di testimonianze critiche e non certo lusinghiere. Naturalmente non mi assumo la responsabilità delle affermazioni fatte dagli estensori di questi scritti, mi sono limitata a tradurli e riproporli, e rimando al sito di provenienza. Mi è stato chiesto più volte: perché riporti solo testimonianze critiche? Esistono tanti membri soddisfatti della loro appartenenza, che potrebbero raccontarti quanto sono felici, realizzati, quanto il loro gruppo li ha fatti star bene. Non ne dubito. Il fatto è che la reperibilità di tali testimonianze è facile. Siti Web e pubblicazioni ufficiali, facendo domande in uno dei centri del gruppo. Gli organi ufficiali non riportano mai testimonianze di scontentezza, di crisi, di dubbi, di contraddizioni rilevate, di critica. Quasi che non esistessero affatto. Risulta pertanto molto più difficile riuscire a sentire l’altra voce della campana. Altrettanto importante. Chi se n’è andato, chi ha sofferto non ha a disposizione pubblicazioni patinate, centri, ashram. Quando è fortunato ha a disposizione un piccolo sito web, che il più delle volte deve pagarsi di tasca propria, non con le “donazioni” dei seguaci. Quando va male viene definito "apostata", bugiardo, strumento di qualche ipotetico quanto improbabile "complotto" ai danni del guru di turno. Oppure "scemo" per essersi fatto "fregare". «A me non sarebbe mai successo» commenta spesso l'intelligentone di turno. Atteggiamenti che certo non invogliano chi ha sofferto a farsi ferire una seconda volta. Ecco perché ho deciso di dare voce a queste persone. Lo faccio senza esprimere giudizi di merito, solo come contributo alla riflessione. Alessia |