Traduzioni dal sito "Sahaja Yoga Facts"

Sahaja Yoga: testimonianze personali di ex-membri

 


Come si viene intrappolati

Sahaja Yoga si presenta come un metodo per capire i modi in cui funzionano la tua mente e i tuoi sentimenti personali. 

Generalmente si viene portati via dai pensieri, e si può addirittura rimanere vittima dei sentimenti. La meditazione Sahaja Yoga, come altre tecniche simili, ci permette di prendere le necessarie distanze da noi stessi, per vedere che cosa succede. Cioè quello che la pubblicità di Sahaja Yoga dice essere “conosci te stesso”. 

Per il nuovo arrivato l’intera faccenda appare molto interessante, come lo è stato per me, ma avevo 21 anni e non ero un lettore di libri di psicologia. Oggi credo che chiunque con un minimo di senso critico scoprirebbe, in questi corsi di meditazione apparentemente innocenti, l’inizio di un lungo processo manipolativo.

Ho seguito Sahaja Yoga come si suppone debba essere seguito, lo consideravo un dono di Shri Mataji. Ero trascinato dall’entusiasmo collettivo, ed ero molto sensibile al sostegno caloroso dei Sahaja Yogi, non sospettando nemmeno per una volta che la loro apparente sincerità fosse in realtà un’attenta e ben allenata selezione di parole e argomenti attraenti.

Durante i mesi iniziali della pratica di Sahaja Yoga va tutto bene, ma ci si fa maggiormente coinvolgere quando riconosci logicamente Shri Mataji come una incarnazione divina: la sua fotografia sempre presente è lo strumento inevitabile per persuadere i nuovi arrivati che i benefici e l’esperienza della meditazione arrivano da lei, e che la sua natura divina risiede dentro di te sotto forma di quell’energia spirituale fonte della tua recentemente acquisita saggezza. Affermando quella appartenenza, ella diviene la tua guru personale interiore. Da qui l’importanza della meditazione davanti alla sua fotografia.

Dovete vedere la reazione tesa dei Sahaja Yogi quando un nuovo arrivato dice che preferisce meditare senza foto. La fotografia è la goccia iniziale di un processo lento ma regolare di avvelenamento/ intossicazione,  la solida pietra su cui è costruito il castello di sabbia delle credenze dei Sahaja Yogi.

In questo stadio i Sahaja Yogi ti rassicureranno ancora più caldamente insistendo che «sei il maestro di te stesso», che sei il solo ad operare le tue scelte. Nella realtà inizi molto gradualmente ad essere controllato. Quello che all’inizio era un metodo per osservare il tuo funzionamento interiore diventa un metodo di manipolazione.

Come avviene? Nella vita quotidiana inizi ad analizzare le tue azioni, pensieri ed emozioni pensando «quel che faccio, penso, sento è Sahaj?» oppure «quel che faccio, penso, sento farà piacere a Shri Mataji?». La pratica regolare di questo controllo personale diviene così automatico che dopo pochi anni ti ritrovi a fare soltanto ciò che fa piacere a Shri Mataji. Sei così adattato al suo modello di comportamento ideale che addirittura ne godi, e ne sei felice, il che in realtà peggiora le cose: Shri Mataji diviene la fonte della tua felicità. I Sahaja Yogi continuano a ripetere «Jay Shri Mataji», oppure «Grazie a Shri Mataji».

Attraverso la venerazione quotidiana di Shri Mataji come Dio sulla terra, sei alla mercè di tutti i suoi desideri, preferenze, e idee sempre più fanatiche. Non c’è nulla che un Sahaja Yogi non farebbe per lei: le persone si sposano, divorziano, mandano via i loro figli e mandano giù tutte le loro sofferenze (si tratta soltanto di insignificanti accessori umani) semplicemente perché lei dice di fare così.

Naturalmente affermano in modo molto serio che fanno queste cose di loro spontanea volontà. È perfettamente vero: la volontà di Shri Mataji È la loro volontà. Sono suoi strumenti (questa è una citazione SY, non mia). Shri Mataji può fare qualsiasi cosa, mentire, rubare, imbrogliare. Non ha neppure bisogno di spiegare il suo comportamento, ogni Sahaja Yogi farà individualmente il lavoro per conto suo. L’imbroglio supremo è che quando non riescono a trovare alcuna interpretazione cosmica per il comportamento di SM, affermeranno che lei è Maha Maya (cioè la grande illusione, le cui azioni non possono essere spiegate dal cervello umano visto che il cervello è una sua creazione, anche questa è una citazione CY, non mia), e che lei si comporta in questo modo per mettere alla prova la devozione/credenza. Passare questi “test” diventa fonte di riconoscimento e rispetto.

 

 

Ciò che mi ha aperto gli occhi

Quando M. divenne leader, era chiaro tra i genitori svizzeri che eravamo abbastanza avanti per decidere quando avremmo voluto mandare i nostri figli a Roma. Eravamo riusciti, in modo diplomatico, a far tornare i bambini da Roma per le vacanze estive (1991) e in settembre G. (il leader italiano) divenne sempre più insistente sul fatto che i bambini dovessero tornare a Roma.

All’epoca A. (una Sahaja Yogini italiana, grossa donatrice sul piano finanziario) mi disse che G. aveva bisogno di denaro per vivere, e quella era la ragione principale per cui i bambini svizzeri dovevano tornare. Parlai con M. (il nuovo leader svizzero) della faccenda, e suggerii che avremmo potuto continuare a mandare soldi ogni mese come solito, ma che noi, e non le necessità finanziarie di G., avremmo deciso se rimandare i nostri figli a Roma o no.

M. fu d’accordo, e al successivo Puja di Cabella avrebbe sollevato la faccenda con G. All’epoca solo pochi genitori conoscevano questa delicata informazione, e volevamo mantenerla confidenziale in modo che G. non si sentisse ferito. Eravamo tutti d'accordo sul fatto che, considerando il lavoro che i romani facevano per i nostri figli, era naturale compensarli con qualche tipo di aiuto finanziario. Avevo tenuta mia moglie completamente all’oscuro della cosa, per evitarle problemi. Mandare via i bambini per tanti mesi, per lei, era particolarmente doloroso.

Sebbene mia moglie fosse ancora nel mirino di Mataji, sapevo che se fosse venuta a conoscenza della vera causa per cui doveva separarsi dai bambini avrebbe reagito.

A questo punto faccio una digressione, perché dovete sapere che mia moglie era già passata per la traumatica esperienza della punizione diretta di Shri Mataji. Il leader che aveva preceduto M. era un fanatico che abusava del potere, e che godeva del sostegno al 100% di Shri Mataji.

Mia moglie ed io avemmo il primo figlio nel febbraio del 1987. Lei era davvero giovane, 19 anni, ed io ero un vecchio idiota di 24. Shri Mataji aveva combinato il nostro matrimonio nel giro di 48 ore, l’anno prima in India. Già due giorni dopo la nascita del bambino venni biasimato per aver lasciato perdere le priorità Sahaja Yoga, perché andavo a trovare mia moglie all’ospedale invece di partecipare alla meditazione collettiva: un errore che ci attrasse l’onnipotente attenzione del leader.

Vivevamo in un piccolo ashram con altre coppie e qualche ragazzo non sposato. Il leader ci faceva pressioni, auto-invitandosi ufficialmente con breve preavviso a pranzo o a meditare nel nostro ahram, in realtà al solo scopo di controllarci. Io ero nell’esercito, e tornavo a casa solo per il fine settimana, quando una volta mi invito a fare qualche havanna in mezzo alla natura, Dio solo sa dove. Gli risposi che avevo altri progetti e lui naturalmente si arrabbiò parecchio. Mia moglie mi prese la cornetta dalle mani, e fondamentalmente gli disse, in modo educato, di farsi gli affari suoi e di smetterla di mettersi tra di noi per cosiddette ragioni Sahaja Yoga.

Era caduta nella sua trappola: una ragazza indiana aveva avuto il coraggio di reagire ad un leader senior. Qualche mese dopo la faccenda venne riportata a Shri Mataji, nel corso della sua visita annuale in Svizzera. Mia moglie venne mandata a Roma per 9 mesi, e aveva un bambino che non le era permesso avvicinare.

Alla fine dei nove mesi, Shri Mataji mi diene istruzioni di mandare mia moglie in India, con un biglietto di sola andata, se avesse litigato di nuovo con il leader. Fino a quel momento mia moglie aveva fatto parte di quella folla silenziosa di donne represse, che possono facilmente essere identificate perché durante i puja siedono in ultima fila, terrorizzate che il bambino che tengono tra le braccia possa piangere in pubblico; mantengono un sorriso fasullo in modo da non poter essere incolpate di avere una faccia triste, evitano ogni situazione in cui la loro presenza possa venire notata; in poche parole, una vita di paura che molte Sahaja Yogini conoscono come il pane quotidiano.

G. prese il fatto molto male, e rispose sulla difensiva che si trattava solamente della volontà di Shri Mataji, non della sua, che i bambini dovessero essere mandati a Roma. Espose la materia a Shri Mataji. La sua reazione fu assolutamente spoporzionata. Convocò tutti i genitori svizzeri, urlò come non l’avevo mai sentita urlare prima accusandoci di essere, come sempre, così miserabili (ciononostante non parlò mai di denaro, e noi eravamo conosciuti per la nostra dannata generosità).

Urlò come una pazza contro una Sahaja Yogini, la ragazza era inchinata fino al pavimento, si teneva le mani sulle orecchie, e lei continuava a insultarla «stupida donna, creatura inutile», gridando così forte che per la prima volta sentii dentro di me che qualcosa non andava. Cacciai immediatamente quel pensiero malvagio dalla mia mente.

Alla fine dell’esplosione chiese a tutti di andarsene, e mi chiese di rimanere solo con lei. Voleva privacy assoluta, e mi chiese di seguirla nella sua stanza. Alcuni possono forse conoscere quella sensazione, sai che stai per entrare in un grosso guaio ma allo stesso tempo stai assolutamente godendo del privilegio di essere solo con lei.

Ricordo ancora le sue parole «voglio che mi dici chi ha dato il via a queste chiacchiere». Le dissi che era stata A. (la grossa donatrice). Shri Mataji mi disse immediatamente, con un’occhiata dritta negli occhi, «no, non è stata lei, non nominare mai più il suo nome» e disse che avrebbe controllato l’intera storia. Il giorno seguente mi chiamò solo davanti al puja e mi disse che aveva scoperto la verità: la colpevole era mia moglie. Era completamente eretica, e doveva essere mandata in Austria, e i bambini immediatamente a Roma.

Per la prima volta nella mia vita contestai «Shri Mataji, è impossibile, mia moglie, ancora adesso, non sa nulla della cosa». Lei si arrabbiò molto e mi disse «come puoi pensare che qualcuno possa tenermi nascosto qualcosa». Ero a pezzi, per la prima volta pensai: esco da questa merda. Il pensiero non durò abbastanza a lungo.

Di ritorno a casa, quella sera stessa dissi a mia moglie che cos’era successo, tutto quel che riuscii a dirle fu di considerare l’intera cosa come una prova. 3 giorni dopo lei era a Vienna, e la settimana seguente accompagnai in auto i miei bambini (di 1 e 4 anni) a Roma. Il fine settimana successivo incontrai A. (la grande donatrice romana) a Cabella, sulla strada di ritorno da Roma. Mi disse che Srhi Mataji le aveva parlato, e le aveva chiesto di non dare informazioni ai genitori svizzeri. Mataji sapeva che Alessandra era colei che aveva dato il via alle chiacchiere, ma aveva preferito una decisione politica migliore e se l’era presa con un obiettivo più facile: mia moglie.

Questo accadeva nel settembre del 1991. La mia famiglia passò un vero inferno, considerata eretica e divisa per tutta Europa. G. ebbe addirittura il coraggio di dire a mia moglie che l’avrebbe schiaffeggiata se avesse cercato di telefonare o mettersi in contatto con i suoi bambini. Settembre, ottobre, novembre, dicembre. Chiesi, attraverso il leader, di avere qualche notizia sul nostro futuro, Shri Mataji diceva sempre che era troppo presto per rimandare in Svizzera mia moglie.  Speravo che dopo il giro in India avremmo avuto notizie, ma nulla.

Mia moglie chiese a W. e H. (i leader austriaci) di scoprire qualcosa. Nulla. Gennaio, Febbraio. Persi la pazienza, non potevamo sopportare oltre, non avevamo futuro in Sahaja Yoga: a Roma era stato progettato che mio figlio maggiore sarebbe andato in India un anno prima del previsto, e che il piccolo, come tutti i figli di genitori divorziati, sarebbe stato a Roma per sempre.

Pensavo ancora che si trattasse di una prova, sforzandomi di non mettere in dubbio la divinità di Shri Mataji. All’inizio di febbraio presi la macchina, raccolsi mia moglie a Zurigo – durante la notte aveva lasciato Melichargasse – ed andammo a Roma per prendere i bambini. Eravamo fisicamente fuori Sahaja Yoga, ma non mentalmente, e mi sentivo ancora così parte di essa interiormente che alla mattina vomitai. Ero pieno di paura di aver fatto una cosa sbagliata, di aver voltato le spalle a Dio per il mio attaccamento alla famiglia.

Solo un anno più tardi riuscii a far sì che la mia mente analizzasse l’intera storia, e si rendesse conto del vero essere di Shri Mataji.

 

 

Dolore insopportabile

La mia storia non è insolita nel tipo di cose che succedono in Sahaja Yoga: per prima cosa Mataji mi sposò ad un ragazzo indiano che però non era tutto giusto nella testa. Durò sei settimane, poi mi disse che avrei fatto meglio a divorziare. 

Il secondo uomo a cui mi sposò si dimostrò essere verbalmente, emotivamente e, infine, finanziariamente abusivo. Dopo circa 3 anni Mataji mi disse che avrei fatto meglio a divorziare.

A quel punto mi sposò a G., «ma solo se prometti che non avrai bambini». Accettai. G. in precedenza era stato sposato da Mataji. Poco dopo la nascita del loro terzo figlio, Mataji  ordinò a lui e alla moglie di divorziare, perché la moglie era «posseduta, mentalmente malata». La moglie di G. fu mandata via, e le fu proibito avere contatti con i suoi bambini.

I bambini vennero mandati alla scuola di Roma. Avevano circa 1,3 e 4 anni. Nel frattempo G. visse in vari ashram, li vedeva occasionalmente, di solito a qualche funzione Sahaja Yoga internazionale, dove c’erano centinaia di altri seguaci raccolti per venerare Mataji. Quando ci sposammo sperai che potessimo prendere con noi i bambini (ora avevano 2,4 e 5 anni) e dar loro una casa stabile, con due genitori. Tuttavia ciò non accadde.

I bambini rimasero alla scuola di Roma per gran parte dell’anno, mentre noi vivevamo negli Stati Uniti. Mataji disse: «I bambini sono stati viziati da troppe attenzioni,  sono molto difficili, e devono essere raddrizzati a Roma. Devono essere lasciati lì per almeno 2 anni. Lasciate che G. (il leader di Roma, non mio marito) insegni loro la disciplina e li raddrizzi».

Accidenti, erano piccolissimi...

«Non preoccupatevi, e non prestate loro attenzione» aggiunse, «sono i miei bambini».

Inoltre Mataji accusò G. di avere un ego troppo grande (un ritornello costante, nonostante all’epoca fosse assolutamente devastato) e lo intimidiva costantemente per aver “dato troppa attenzione”  alla sua famiglia, “a sua madre, a sua sorella che sono diaboliche”.

A me venne ordinato di preoccuparmi soltanto della diffusione di Sahaja Yoga in America, e di svolgere i compiti di una “leader”. Cercammo di obbedire, di arrenderci, di “lasciar fare alla Madre”. Ma senza risultato. Dopo tre anni e mezzo Mataji ci ordinò di divorziare, e ordinò a G. di risposare la sua prima moglie.

Pensavo che sarei morta dal dolore, proprio come deve essersi sentita la sua prima moglie, quando divorziarono. I bambini vennero rispediti in Europa. Adesso i due più piccoli sono in una scuola Sahaja Yoga in India.

Perché tutto questo? La spiegazione ufficiale è che è tutto per la nostra “evoluzione spirituale”, per “mettere alla prova la nostra arrendevolezza alla Madre”, che noi “non dovremmo pensare”. Ma quando ci pensi, e permetti a te stesso di provare dolore (che in Sahaja Yoga ti viene insegnato a negare, reprimere, e razionalizzare) ti appare semplicemente come un altro metodo di Mataji per esercitare il totale controllo sulla tua vita.

Ecco che cosa può succedere in Sahaja Yoga.

 

 

Prova di stupidità

Ho fatto parte di Sahaja Yoga per sette anni, in Portogallo. L’anno scorso, dopo una situazione familiare difficile, ho deciso di prendermi qualche settimana lontano dalla comunità per rimettermi insieme. È stato allora che ho iniziato a vederci chiaro.

Mi sono accorto che da anni non vedevo i miei amici, che avevo terribilmente ferito la mia famiglia con i miei commenti religiosi, che avevo praticamente interrotto ogni tipo di lettura, come consigliato da Mataji, che avevo vissuto nella paura di punizioni della divinità perché pensavo di non meditare a sufficienza, e che avevo cento volte più l’idea del peccato di quanto Mataji accusi la Chiesa Cattolica.

Mi resi anche conto chiaramente del grande numero di contraddizioni nel sistema di Mataji. Ripercorsi i vari testi pubblicati all’interno di Sahaja Yoga e vidi un sistema fondamentale di credenze superficiale e povero. Il maggiore strumento del gioco è: non pensare, smetti di pensare.

L’offerta di una esistenza di questo tipo apre le porte ai giochi mentali più sconclusionati che si possano immaginare. Ciò che non riesci a capire deriva dalla tua mancanza di metidazione, semplice. Ma semplicemente non ci pensi, così va tutto bene. Devo dire comunque che io stesso mi sono tenuto dentro il mio io, perché in qualche modo mi sentivo a mio agio con la meditazione, e le promesse di evoluzione erano più che tentatrici.

Un’altra cosa di cui mi resi conto fu che, con il mio consenso e collaborazione, ero stato derubato di circa 4.500 dollari.

Avevo anticipato questo denaro come secondo pagamento per un ordine di ceramiche che Mataji aveva fatto quando era venuta per essere venerata per il Diwali del 1996. Avevo anticipato il denaro per risolvere un ritardo nell’ordine di bonifico, ma quando l’avevo chiesto indietro il Sig. AMN, all’epoca leader della Francia, mi rispose che già me l’avevano restituito. Mi spiegò (Mataji non si prende certo la briga di spiegare) che alcuni anni prima Mataji e suo marito avevano anticipato la stessa cifra ad alcuni giovani portoghesi che stavano aprendo una comunità, e che in qualche modo il denaro era stato sprecato. Così il Portogallo aveva questo debito carmico alla Dea, e ora era stato pagato. Fortunati noi!

Dopo questo incidente rimasi ancora impegnato per organizzare un secondo Diwali puja (venerazione) nel 1997. Immaginavo che si trattasse di una prova di fede, e che alla fine sarebbe andato tutto bene.

Fu una prova, sì, della mia stupidità.

 

 

Terapia costosa

Nota del Webmaster: Questa lettera proviene dal Sig. E a cui si riferisce Shri Mataji nella sua “Lettre Subtile”. Questa lettera ci è pervenuta il 15 dicembre 1999, tre mesi dopo che era stata scritta la Lettre Subtile

Cari Amici ex-Sahaja Yogi,

Mio fratello mi sta tampinando perché vi dia la mia testimonianza, e i dettagli abbastanza imbarazzanti su come Shri Mataji Nirmala Devi – la guru e autoproclamata Dea del Sahaja Yoga – mi abbia portato via una grossa somma di denaro.

All’inizio di luglio 1991 Mathias (il leader svizzero di Sahaja Yoga) informò Shri Mataji che possedevo una somma di denaro che poteva essere usata per la scuola Sahaja Yoga di Dharamsala, in India. Mio figlio maggiore ed altri bambini del collettivo svizzero di Sahaja Yoga dovevano recarsi a quella scuola, così volevo che avesse le migliori condizioni possibili. Come rivelato dalla stampa francese all’epoca dell’”Affare Yohann” [*], i bambini della scuola vivevano nello squallore, per esempio con i ratti che rosicchiavano i materassi.

La settimana dell’8 luglio ricevetti una telefonata da Alganesh (segretario personale e accompagnatore di Shri Mataji) che era in Italia e mi diceva che Shri Mataji voleva prendere a prestito quel denaro per contribuire all’acquisto di Palazzo Doria a Cabella Ligure. Sebbene avessi deciso che di quel denaro dovevano beneficiarne i bambini, piuttosto che finanziare una residenza di Shri Mataji, mi arresi alla sua volontà come ci si aspetta da un Sahaja Yogi. Shri Mataji diede istruzioni per farmi andare il prima possibile in Italia con 200 milioni di lire. Visto che la lira italiana non era ancora stata svalutata [ricordo che la grande svalutazione della lira, con una perdita di oltre il 30% sulle valute forti, risale alla fine del 1992 con l’uscita dallo SME-ndt], occorrevano ulteriori 30.000 franchi svizzeri per raggiungere la cifra tonda di 200 milioni di lire. Arneau de Kalbermatten, il precedente leader svizzero, offrì quella somma. All’epoca lavorava per la banca privata Hentsch di Ginevra, dove cambiò in lire i franchi svizzeri. Questa transazione può essere confermata perché ancora posseggo la contabile bancaria datata 11 luglio 1991 che indica il cambio di 234.500 franchi in 200 milioni di lire.

Il giorno seguente presi il treno da Ginevra a Milano. Nel pomeriggio raggiunsi l’appartamento del leader di Milano in via Boccaccio 29, dove Shri Mataji era alloggiata. Erano presenti, oltre a Shri Mataji e al leader, anche Javier Valderrama e Alganesh. Shri Mataji era estremamente grata per il prestito, grazie al quale riuscì ad acquistare Palazzo Doria di Cabella. Qualche mese dopo, prima di uno dei primi Puja tenuti nella nuova proprietà di Shri Mataji a Cabella, mi ringraziò di nuovo, alla presenza di mio fratello Mathias, per il prestito. Disse che suo marito, Sir C.P. Srivastava, insisteva che il denaro mi fosse restituito velocemente.

Un anno e mezzo dopo, nella primavera del 1993, lasciai Sahaja Yoga. Per farla breve, mi ero innamorato di una Sahaja Yogini che viveva nello stesso ashram (e che oggi è mia moglie). Shri Mataji mi diede la possibilità di rinunciare a questa relazione adulterina, oppure di lasciare Sahaja Yoga. Sapevo che Shri Mataji era estremamente ostile alla nostra relazione, visto che aveva definito la mia futura moglie come prostituta e cameriera (i due epiteti erano ugualmente derisori dalla prospettiva socialmente elitaria di Shri Mataji). Scelsi di lasciare l’organizzazione – mentre la relazione con la mia futura moglie si stava dimostrando magica e significativa, il Sahaja Yoga si stava rivelando falso e orientato al denaro. Avevo familiarità con altri aspetti delle finanze di Sahaja Yoga perché, in certe occasioni, ero stato il tesoriere di Shri Mataji, per esempio anticipando denaro per i regali dei puja che lei stessa si sceglieva, e recuperandolo poi dai centri Sahaja Yoga di tutto il mondo. Inoltre non riuscivo a non essere perplesso per il fatto che Shri Mataji aveva avuto un beneficio personale a spese dei bambini di Dharamsala.

I mesi passarono e all’inizio di ottobre 1993 scrissi a Arneau de Kalbermatten (che era stato di nuovo designato come leader svizzero dopo la morte prematura di Mathias) per dirgli che avevo bisogno del suo aiuto per recuperare il denaro che avevamo prestato a Shri Mataji. Fu riluttante, addirittura ostile all'idea, ma accettò di portare la faccenda davanti a Shri Mataji. Arneau mi telefonò qualche giorno dopo, suggerendo un incontro per pranzo. Mi accolse con un sorriso radioso e mi disse di avere notizie meravigliose per me – Shri Mataji aveva accettato di riaccogliermi nel Sahaja Yoga insieme alla mia fidanzata. Mi disse addirittura che c’era la possibilità che la nostra unione fosse benedetta personalmente da Shri Mataji in India, al matrimonio collettivo della fine dell’anno. La mia richiesta relativa al denaro sembrava coincidere con un ammorbidimento improvviso della posizione morale di Shri Mataji. Chiesi ad Arneau: «E a proposito del denaro?». E lui mi disse: «Prima devi ritornare in Sahaja Yoga, poi troveremo una soluzione al problema dei soldi». Dopo quell’incontro, il 7 ottobre 1993 scrissi ad Arneau ringraziandolo per la proposta inaspettata, ma insistendo educatamente per avere qualche notizia sui soldi, prima di prendere in considerazione qualsiasi altra cosa.

Poco più di una settimana dopo Arneau mi disse che Shri Mataji non aveva mai ricevuto denaro da me, e non aveva altro da dirmi. Gli dissi che lui più di chiunque altro sapeva che quel denaro era stato dato a Shri Mataji, visto che la somma comprendeva anche 30.000 franchi svizzeri suoi. Insistette seccamente che non aveva nient’altro da dirmi. Se volevo saperne di più dovevo parlare con Shri Mataji in persona.

Nei giorni seguenti chiamai ripetutamente Cabella, dove Shri Mataji soggiornava circa due volte la settimana. Ogni volta ricevevo le stesse risposte: Shri Mataji sta dormendo, Shri Mataji è uscita a fare spese ecc. Una volta parlai con Alganesh, un’altra con Javier, e tutti mi ripetevano la stessa storia: Shri Mataji non aveva mai ricevuto soldi che non fossero donazioni. Insistetti che volevo incontrare Shri Mataji, o parlarle al telefono, come lei stessa aveva richiesto. Allora mi fu dato il verdetto «Shri Mataji non vuole parlare con te». Arneau non avrebbe mai fatto ricorso alle ostilità, se non su istruzioni dirette di Shri Mataji. Con il senno di poi capisco che Shri Mataji aveva suggerito l’incontro come bluff – aveva dato erroneamente per scontato che non avrei mai osato chiedere indietro i miei soldi. Il 10 novembre 1993 scrissi una lettera a Shri Mataji spiegando la situazione. Non ebbi mai risposta.  Il 14 settembre 1994 scrissi una lettera a Sir C.P. Srivastava, il marito di Shri Mataji. Non ebbi mai risposta. Ma potete ben immaginare che ormai avevo capito con che gente avevo a che fare. La terapia per uscire da Sahaja Yoga è stata costosa, ma molto efficace.

José E 

[*] Nota del Webmaster: sarà di aiuto al lettore collegare questa lettera al seguente contesto storico:

Primavera 1991: L’affare Yohann esce sui media. I nonni avevano denunciato la loro figlia, in Francia, per fare uscire il nipote dalla scuola di Sahaja Yoga a Dharamsala, India.

Luglio 1991: Il denaro che il Sig. E aveva in mente per migliorare le condizioni della scuola di Dharamsala viene “prestato” a Shri Mataji, e deviato per contribuire all’acquisto di Palazzo Doria a Cabella Ligure, Italia.

Ottobre 1991: Yohann è ancora alla scuola Dharamsala. Elise Hager torna da una visita alla scuola indiana, lascia Sahaja Yoga e testimonia ai media le condizioni della scuola «È sporca, disgustosa. Non c’è riscaldamento, i materassi sono rosicchiati da topi e ratti, e ci sono pidocchi dappertutto. I bambini sono diventati aggressivi, perché vengono picchiati con un bastone “per scacciare il male che hanno dentro”. Durante il giorno si picchiano, e alla notte tornano bambini spersi che piangono di nostalgia per mamma e papà. In classe, ad ogni risposta sbagliata vengono schiaffeggiati sulla faccia con un righello. Non ci sono giocattoli, matite colorate, carta e neppure valigetta del pronto soccorso. Ho visto una bimbetta con un dente infetto e la bocca piena di pus. Ho proposto di portarla all’ospedale, ma era vietato perché ogni cosa deve essere curata con le vibrazioni dell’immagine di Shri Mataji».

Dicembre 1991: Yohann viene rimandato in Francia

Marzo 1992: Il tribunale francese decide in favore dei nonni di Yohann

Nel corso del 1991 e dei primi mesi del 1992, le sordide condizioni delle due scuole di Roma e Dharamsala erano note tra i Sahaja Yogi. C’erano dormitori sovraffollati, “ziette” oberate da troppi bambini, e niente riscaldamento centrale. Cibo, condizioni sanitarie ed igieniche erano sotto gli standard, e rappresentavano un rischio per la salute dei bambini. Queste condizioni erano accettate con molte difficoltà dai genitori che potevano giustificare questo trattamento anormale solamente come «lezione per staccarsi dal benessere dei loro bambini». È stato solo per gli sforzi diplomatici ancora in corso dei genitori Sahaja Yoga che Shri Mataji si è convinta a migliorare gradualmente le condizioni delle scuole di Roma e Dharamsala.

 

 

L'esperienza di due genitori nella scuola indiana

Una volta accettata l'idea di abbandonarsi a Sahaja Yoga, e una volta che la dea dice che è nel miglior interesse di vostro figlio non crescere con le vostre scarse vibrazioni, accetti il tutto e mandi il tuo bambino lontano, affidato alle cure della scuola indiana.

«È un posto bellissimo tra le montagne, con vibrazioni eccellenti ed un eccellente staff di insegnanti che lavorano con gli standard più alti». Ecco quel che ti dici quando ti si spezza il cuore mentre metti il tuo bambino su un aereo e lo mandi via per nove mesi.

Quando arrivano le prime pagelle e i voti non sono buoni ti chiedi che cos'è successo, perché mio figlio non si è adattato? Ma non osi parlare a nessuno degli altri, perché ti giudicherebbero severamente e si chiederebbero che cos'ha di storto il tuo bambino.

Quando l'anno scolastico finisce tuo figlio torna a casa con la testa piena di pidocchi, i vestiti a pezzi e un sacco a pelo sporchissimo. E se cerchi di fare domande, la risposta inevitabile è «Shri Mataji ha tutto sotto controllo, e lo farà funzionare».

Il tempo troppo breve con tuo figlio sta per finire, lo mandi di nuovo via con gli altri, e i cuori di tutti sono a pezzi. E continuano le pagelle scarse, e con esse messaggi che dicono che il problema è il bambino. Cerchi di telefonare per dargli conforto e comprensione. Poi ricevi una lettera dalla scuola in cui ti informano che il bambino rimane troppo sconvolto dalle tue telefonate, e sarebbe meglio che gli scrivessi e lo esortassi a impegnarsi più profondamente nella meditazione e nell'abbandono.

Quando lo vedi di nuovo con la testa piena di pidocchi e il sacco a pelo lercio, ti senti perso sulla decisione da prendere e poi iniziano i «non voglio più andare a scuola» del bambino. E siccome ti sei impegnato e abbandonato (e non vuoi che gli altri ti giudichino) lo rimandi là, e di nuovo torna a casa con la testa piena di pidocchi, e lo sporco e brutti voti. Alla fine inizi a farti domande. Alla fine scopri da altri che hanno avuto la stessa esperienza con i loro figli.

Senti che “G” ha ritirato i suoi bambini dalla scuola. Quando infine ti intenerisci e lo tieni a casa, scopri che questa cosiddetta grande istruzione lo ha lasciato molto indietro rispetto ai suoi coetanei, e c'è bisogno di lezioni private extra per portarlo agli standard del tuo paese. Non appena il bambino inizia ad aprirsi, scopri che bande di ragazzini più grandi l'hanno tormentato affinché lavorasse poco e non cooperasse. Non capivano perché fosse necessario fare il bagno ogni giorno, o lavarsi i denti dopo i pasti e rimani scioccato e ti chiedi «ma che cosa succedeva in questo paradiso tra le montagne che dovrebbe essere il Valhalla?» E poi lentamente escono i racconti del personale che ruba ai bambini, e ti sussurrano della scarsa qualità degli insegnanti e della mancanza di supervisione adeguata.

La retta per la scuola di élite Doon in India (ulteriori informazioni sulla Scuola Doon) è paragonabile a quella della scuola SY, ma la scuola Doon funziona. E allora cominci a chiederti, dove è finito tutto il denaro? Come fatto notare in altre testimonianze (si veda Terapia Costosa), il denaro che doveva essere destinato a migliorare la scuola SY è stato dirottato per finanziare la costruzione della casa di Mataji.

E come può accadere che i genitori chiudano le porte del cuore, e mandino via i loro bambini?

Ad un seminario internazionale a Ganapatipule è successo l'impensabile, e un ragazzino che frequentava la scuola è annegato. Quando Mataji ne è stata informata, ha affermato che aveva portato via il bambino ai suoi genitori perché non si occupavano di lui.

Paura di Dio, non Amore di Dio era il messaggio. Se Dio è compassione, dove sta la compassione in tutto questo?

 

 

Il mio Tour dell'India

Credo che la mia storia non sia originale né drammatica. Sono entrato in Sahaja Yoga e nell'ashram in un periodo della mia vita in cui pensavo che sostenere un gruppo fosse la cosa che volevo più di qualsiasi altra. Ero tutto solo a Vancouver, ero appena passato per un periodo di cambiamenti personali molto traumatici, ero disoccupato e tagliato fuori da famiglia e amici.

Devo dire che per me una delle principali attrazioni del Sahaja Yoga è stata la musica. Mi piaceva moltissimo. Mi piacevano il fasto e i colori dei puja. Mi piaceva anche l'idea di incontrarmi regolarmente con questa strana accozzaglia di persone.

Fin dall'inizio ebbi perplessità su Shri Mataji perché criticava apertamente il Dalai Lama, in modo molto petulante e superficiale. Io l'ho sempre rispettato perché se non fosse stato per lui e per i suoi sforzi nel preservare la sua cultura, lingua e religione del Tibet oggi sarebbero praticamente scomparse, eliminate dalla politica e dai programmi del governo comunista cinese. A parte ciò che ha fatto per il suo popolo, ha aiutato molti occidentali a capire meglio la filosofia buddista. Se qualcuno volesse controllare la vita del Dalai Lama basterebbe davvero poco. Non c'è nulla di segreto. Chiunque può dire che è un brav'uomo. Allora perché Shri Mataji lo disprezza tanto? Perché critica tante persone che altri trovano fonte di ispirazione? Un altro buon esempio sono le sue critiche quasi comiche (se non fossero ridicole e tristi) di Madre Teresa.

Ho sempre ritenuto strano il suo essere così critica verso qualsiasi altro gruppo e sistema di credenze. In Shri Mataji esistono moltissime altre bassezze del genere, ma io semplicemente le misi da parte e non le affrontai perché stavo bene nel collettivo di Vancouver e non volevo pensare a niente (hei, idea importante, avete mai pensato che cosa significa veramente “consapevolezza senza pensiero” del Sahaja Yoga? Credo che molti semplicemente smettano di pensare e lasciano che Shri Mataji pensi per loro).

Bene... per farla breve partecipati al Tour dell'India e fu quell'esperienza più di qualsiasi altra cosa che mi fece capire l'atmosfera settaria di Sahaja Yoga. I Sahaja Yogi cercheranno di dire che ero sconvolto dall'India ma quello non c'entra per nulla. Ero stato in India diverse volte e l'avevo girata tutta molto prima di entrare in Sahaja Yoga. Nel 1984 avevo insegnato inglese in Nepal. Durante l'India Tour non vissi certo un'esperienza scioccante per il paese, ma quel giro mi fornì una possibilità unica per osservare da vicino i giocatori chiave del Sahaja Yoga, e ciò che mi SCONVOLSE fu il loro comportamento verso gli altri yogi e il loro atteggiamento altezzoso verso nei confronti della tremenda durezza della vita di tante persone, laggiù.

Un esempio: nel mio India Tour c'era una donna di New York che aveva portato il suo bambino di appena pochi mesi, s'era fatta tutta la strada per arrivare in India e farlo curare per una paralisi cerebrale. La poveretta stava freneticamente cercando aiuto per il suo bimbo. L'India tour è davvero un viaggio duro, con centinaia di Sahaja Yogi di tutto il mondo che si stipano sugli autobus e nelle tende fatte in casa. Quella donna e il suo bambino passarono l'inferno e lei non riuscì mai ad arrivare vicino a Shri Mataji. Le dissero semplicemente di andare alle meditazioni mattutine e che le vibrazioni avrebbero curato il suo bambino. Inutile dire che il bambino non fu curato.

Un altro esempio è più personale. Durante il tour mi veci male mentre issavo sull'autobus un baule molto pesante. Stavo aiutando qualcuno a tirarlo su, e senti un colpo nella schiena. Da quel momento in poi ebbi sempre dolore forte e non riuscivo a camminare. Tutte le volte che facevo pressione sul piede destro sentivo un male atroce, come se qualcuno mi stesse pugnalando. Chiesi aiuto, ma nessuno mi aiutò. Volevo andare dal medico ma mi dissero di meditare di più. Solo quando tornai a Vancouver un dottore mi disse che avevo avuto una lesione discale. Feci fisioterapia per mesi, e il medico non voleva credere che dopo essermi fatto male avessi continuato per altri dieci giorni, in India.

Chiunque sia stato all'India Tour conosce Ganapatipule, la città vicino a Bombay. Si tratta semplicemente di un accampamento vicino al mare, con tutte quelle dune. Dovevo andare su e giù tutti i giorni, con un dolore insopportabile. Quando cercai di spiegare a quelli dell'ashram, a casa, che cosa mi era successo mi dissero che ero negativo, e che avevo dovuto patire tutto quel male per purgare le mie impurità.

Un altro aspetto inquietante del tour è il modo in cui ti mentono spudoratamente su quel che fanno con i soldi che paghi. Per il tour ho pagato 4000 dollari canadesi [circa 5,4 milioni di lire]. Il biglietto costava appena 2 milioni. Si dorme in tenda con il sacco a pelo e si mangia solo riso e dahl bhat (una specie di zuppa di ceci) e allora, per che cosa si paga? Poi quando cominci davvero a fare domande ti danno le risposte più diverse, tipo che si contribuisce a pagare il biglietto per i Sahaja Yogi che non possono permetterselo, o che servono per acquistare le provviste, o che vanno a Shri Mataji per aiutarla a comprare i doni per tutti! Come se avesse bisogno di aiuto. Va bene, ma avrei preferito saperlo prima di partire. Io ero disoccupato.

Un'altra cosa che mi disturbò molto del tour fu il modo il cui venivano sposate le persone. Non aveva niente a che fare con Shri Mataji. Non è lei che fa le coppie. Era quell'orribile tizio francese, uno stretto aiutante di Shri Mataji, a fare gli accoppiamenti. A uno degli uomini del collettivo di Vancouver (C.) non piaceva l'aspetto della donna a cui era stato abbinato e si fece assegnare un'altra moglie. Quando gli chiesi come potesse avere fede in un procedimento di selezione come quello, mi rispose semplicemente che aveva fiducia nelle vibrazioni di Shri Mataji, e se anche non era lei in persona a fare la selezione della sua sposa le sue vibrazioni si sarebbero prese cura di tutto. Sono sicuro che molti di questi matrimoni combinati finiscono con il divorzio, oppure i poveretti passano anni di sofferenza nel doversi sopportare.

L'ultima cosa che ho trovato intollerabile è il modo in cui Shri Mataji tratta i gay. Dicono che gli omosessuali sono posseduti dal demonio. Un giovane gay che ho incontrato durante il tour si era convinto a farsi accoppiare con una russa perché credeva veramente che le vibrazioni di Shri Mataji avrebbero potuto cambiare il suo orientamento sessuale. Gli chiesi se trovava ancora attraenti gli uomini, e rispose di sì. Non riesco a immaginare che tipo di matrimonio avranno.

Quando tornai dall'India Tour avevo in testa tutto questo e feci l'errore di raccontare i miei dubbi agli altri dell'ashram. Mi dissero che dovevo andarmene. Accettai, ma chiesi di lasciarmi il tempo per trovarmi un lavoro e un altro posto in cui vivere. Rifiutarono, insistendo che me ne andassi. Per me quella fu la fine di tutto il Sahaja. Come potevano sbattermi fuori sapendo che ero disoccupato e avevo appena speso tutti i miei risparmi per il tour che presentano come la mecca del Sahaja, e un dovere per la crescita spirituale?

Non sono molto religioso, ma ricordo un passo della Bibbia che imparai da bambino. Gesù dice che riconoscerai i falsi profeti dai frutti che portano. Direi che le mie esperienze in India sono state una lezione di cui avevo bisogno per scoprire la verità su Sahaja Yoga. Non permetterò mai più ad un gruppo di persone di prendermi in giro in questo modo. E non ho dubbi sul fatto che Shri Mataji sia una falsa profeta e una ciarlatana che si arricchisce sulla credulità di molti occidentali.

 

 

Lettera di un membro che lascia Sahaja Yoga

Ci sono momenti nella vita in cui l'energia del proprio spirito si anima, forse dopo un momento particolarmente stimolante, quando ci si iniziano a fare domande molto importanti. Un momento del genere mi ha portato in Sahaja, e sarò sempre grato per gli anni passati in questa comunità. Un momento del genere mi ha anche condotto fuori dal gruppo di Shri Mataji. Sto inviando questa lettera alla collettività Sahaja perché credo possa essere interessante, e la riguardi. Se qualcuno in quella comunità si chiedesse perché l'ho lasciata, vorrei che trovasse risposta su queste pagine. Non vorrei essere frainteso, ma sono sicuro che qualcuno fraintenderà, perché la verità che ho scoperto è controversa. Ma vorrei che fosse chiaro a tutti, in quella dolce comunità, che non voglio che si pensi che voglio contestare le sue convinzioni religiose. Dopo tutto, Shri Mataji presenta il suo Sahaja Yoga come un cammino spirituale che va oltre i confini della religione. La verità potrebbe mai contestare o minacciare Sahaja, che trova le sue radici nella Realtà? Non è forse il Sahaja Yoga che abbiamo imparato ad amare oltre la fede cieca? Può la vera fede spirituale/religiosa essere davvero fondata sulla paura? (Paura di dubitare). In realtà, è sulla base del profondo amore che nutro per Sahaja, e sulla stima che provo verso chi lo pratica, che devo scrivere questa lettera.

Negli ultimi quattro anni, da quando ho ricevuto la mia realizzazione Sahaja Yoga, ho davvero tratto beneficio dalla sua pratica e dall'appartenenza alla collettività SY. Sono anche arrivato ad amare profondamente certi suoi aspetti, e sarò sempre grato per tutto ciò che ho appreso da Shri Mataji. Sebbene intorno a lei abbia sentito alcune buone vibrazioni, da due anni a questa parte sono divenuto sempre più consapevole del fatto che, per seguire la chiamata del mio spirito, non posso più adorare Shri Mataji come Dea - L'Adi Shakti. Sebbene stia ora lasciando il gruppo Sahaja Yoga, me ne vado con vero rimpianto per tutte le anime ispirate che ho avuto la fortuna di incontrare, di avere come amici, come fratelli e sorelle nel nostro entusiasmo e fede. Pertanto ciò che scriverò è solo per chi è veramente interessato a conoscere i motivi per cui me ne vado; nonostante mi senta obbligato a dire la verità, non vorrei che quanto sto per scrivere fosse visto come un attacco polemico di qualsiasi natura.

Si crede universalmente che quando la Dea Suprema si manifesta in forma avatar umana, Ella abbia le seguenti caratteristiche:

Verità

Il Sahaja Yoga che ho imparato ad amare profondamente è davvero libero, come dice spesso Shri Mataji. Si sa che quando i santi divini e gli avatar rinascono in forma umana praticano incondizionatamente ciò che predicano. La qualità della sincerità è profondamente impressa nella memoria collettiva della nostra razza, così come incarnata da esseri come Gesù o Buddha. Un essere di questo tipo non potrebbe mai basare i suoi insegnamenti sul principio che «l'illuminazione non può essere a pagamento - Sahaja Yoga è gratuito» e poi accumulare miliardi con i dakshinas dei puja. Io so che lei lo ha fatto [**]. È mia convinzione che non possano esistere eccezioni a questo principio di Verità. L'ipocrisia è ipocrisia, indipendentemente da chi la pratica. Non possono esistere spiegazioni basate su qualche tipo di principio "maya" per una contraddizione tra parole e azioni di questa portata.

Amore

Un essere di questo tipo dovrebbe essere una miniera infinita di amore divino. Non collezionerebbe mai sontuosi palazzi in tutto il mondo, e migliaia di artefatti materiali donati dai suoi discepoli, per non parlare della ricchezza finanziaria citata in precedenza, quando al mondo c'è anche un solo singolo bambino che muore di fame.

Potere

Un essere di quel tipo non sarebbe attaccato al potere nello stesso momento in cui afferma che «la vostra Madre è oltre tutti i tipi di attaccamento». Gesù lavò i piedi ai suoi discepoli, dimostrando il potere dell'umiltà. Sul sito Sahaja Yoga Facts ci sono numerosi esempi dell'abuso del tremendo potere che Shri Mataji esercita sui suoi seguaci. Ad esempio, in una testimonianza si dice che ha fatto pressioni su un discepolo svizzero affinché le prestasse i 100.000 dollari che aveva messo da parte per migliorare le pessime condizioni dei bambini della scuola SY di Dharamsala. Ben sapendo che quel denaro era destinato ai bambini, Shri Mataji desiderava così ardentemente acquistare il castello (Palazzo Doria) di Cabella che nel 1991 il suo agente e segretario fece pressioni su quest'uomo affinché le girasse il denaro. Successivamente rinnegò l'accordo di restituirglielo, spingendosi al punto di negare di averlo mai ricevuto. In realtà esistono moltissime testimonianze di ex discepoli che provano che il comportamento di Shri Mataji non potrebbe mai essere associato a quello di una santa, per non parlare di un avatar divino.

I fatti sopra citati sono talmente ben documentati, compresi numerosi riferimenti, e il tono della presentazione è tale che credo che chi ha organizzato il sito [1] sia veramente genuino e sincero; sicuramente non le persone perverse che venivano descritte nel messaggio sahajanet che ho ricevuto nel marzo dell'anno scorso. Sicuramente non si tratta dell'incapacità di liberarsi del proprio ego davanti alle stimolanti richieste di un guru potente. Al contrario, si sono arresi per molti anni. Inoltre il sito è molto informativo, scritto in base ad esperienze di prima mano e ricerca approfondita, e rivela che a volte esiste una realtà diversa... quella che gli occhi non vedono.

Un'altra perplessità è l'insegnamento di Shri Mataji secondo cui la Verità non può essere conosciuta e perciò la mente è soltanto un ostacolo per la comprensione dei modi del "Adi Shakti". Questo insegnamento, credo, è una manipolazione del puro insegnamento yoga. Sicuro, la mente deve essere trascendente; la Realtà è oltre, ma non tanto oltre da escludere il buon senso. Grandi maestri come Shankaracharya, Socrate e addirittura Buddha insegnavano il corretto uso della mente, cioè il discernimento tra vero e falso, tra reale e irreale. Il giusto discernimento è un veicolo di trascendenza, senza di esso si cade nella fede cieca, si è costretti a cedere la propria ragione. Un maestro che spinge i suoi discepoli ad accettare incondizionatamente tutto ciò che fa, sulla base che essi sono incapaci di capire i "misteri della verità superiore" può poi riuscire ad abusare del suo potere senza che la gente se ne renda conto. E questo è ciò che sta tristemente accadendo in SY.

Intanto, l'umanità attende... Per citare Lao Tsu, «se si sovrastimano i grandi uomini, si diventa impotenti». Non è che Lao Tsu non accetti il fatto che ogni regola ha la sua eccezione. Però nonostante le nostre debolezze gli americani, tanto per citare un popolo a caso, sono ispirati dalla visione di libertà; si tratta della base e del principio su cui il nostro governo, seppure con i suoi difetti, è stato fondato. Anche se possiamo essere afflitti dall'individualismo ecc.... abbiamo una sana diffidenza verso tutti i tipi di "onnipotenza", ben consci che del potere si può abusare. Possiamo accettare la possibilità di un guru avatar, ma nel complesso - vale a dire la maggioranza della gente - non può compromettere la sua libertà personale, o almeno non a lungo. Anche se noi contempliamo questa possibilità, gli altri guarderanno con cinismo.

I problemi della società moderna sono troppo vasti, i bisogni spirituali troppo acuti perché siano soddisfatti da una guru che dimostra di essere molto meno di quanto afferma essere, o dall'entrare in un gruppo il cui tipo di fede le concede di manipolare con modalità che danneggiano le persone, e che non vive in base a semplici criteri di verità (è vero, tutti possiamo aver provato vibrazioni gioiose e di beatitudine, risultati positivi dalla pratica connessa al nostro puro desiderio, non ci sono dubbi... ma questo significa davvero che Shri Mataji è "La Dea"?). L'umanità attende qualcosa di più puro di tutto questo; non un'altra religione con i suoi dogmi imposti sulla realtà, che portano i seguaci ad esagerare e a sentirsi superiori. Abbiamo visto troppe cose di questo tipo in passato. Se il cammino puro viene rivelato sotto forma di un salvatore, allora questa persona deve elevarsi sull'umano ad un livello "sovrumano", mettendo profondamente in pratica ciò che predica. Anche se il crescente movimento spirituale in America apprezza e rispetta profondamente i maestri e gli insegnamenti tradizionali, è prudente con i "guru onnipotenti" [**]. Il loro abuso di potere rafforza unicamente la morsa di cinismo sull'umanità, e potrebbe addirittura portare i nostri figli a girare le spalle, delusi e confusi...

Se qualcuno volesse comunicare con me, naturalmente sono disponibile. Mentre questo argomento, nella sua globalità, è carico di spunti introspettivi, di contemplazione e di dialogo, la sola comunicazione che da parte mia posso tollerare è quella che serve lo Spirito. Da questo dialogo si può uscire provando un senso di maggior comprensione (anche se questo argomento indubbiamente a volte confonde) ed anche di rispetto reciproco. Invece un dibattito su questo argomento fondamentale e vitale temo possa creare soltanto ulteriore confusione, perché si farebbe competitivo, reattivo... ammassando nuvole sulla verità incontrovertibile che noi siamo spirito. La mia comunicazione, dopo tutto, è motivata dall'amore e dalla preoccupazione...

Così, cari amici, lasciatemi concludere dicendo che non aspiro a cercare di convincere nessuno a lasciare il gruppo Sahaja Yoga. Non nutro aspettative su possibili esiti risultanti da questa mia lettera. Anche se in generale esiste un movimento, non esistono crociate: viene tutto dall'interiorità. Dopo tutto, riconosco completamente il grande valore di questo gruppo e dei suoi insegnamenti, e ripeto nuovamente la mia gratitudine per esservi entrato. Naturalmente molti decideranno di restare fedeli a Mataji. Altri apriranno cuore e mente per discernere la realtà in quanto desiderio, dalla realtà in quanto tale; cosa che secondo me, sulla distanza, sarebbe auspicabile. Per chi tra voi ha sentito il richiamo a cambiare, il cambiamento potrà avvenire solo con molta attenzione e accortezza e, per molti, non senza provare un senso di confusione passeggera nel corso della transizione, visto il valore di ciò che abbiamo provato. Alcuni di noi, infatti, vedono questo cambiamento in virtù della salvezza di quel valore, a cui restiamo dedicati. Ad esempio, la mia meditazione è migliorata molto e da quando ho lasciato il Sahaja Yoga di Shri Mataji ho sentito la mia energia davvero ripulita.

Posso solo sperare che, anche fuori dal gruppo SY, manterrò alcuni dei miei amici SY. Se però non dovessimo vederci mai più, allora salutiamoci da amici.

Con tutto il mio Amore, e il mio Rispetto
Vostro Fratello
A.

**:Elizabeth Lesser, "The New American Spirituality", p. 61

Nota di Alessia: L'autore fa riferimento al sito Sahaja Yoga Facts, che voi state leggendo in traduzione italiana. La versione originale inglese è qui: www.sahaja-yoga.org.

 

 

La storia del "lancio delle pietre"

Un ex Sahaja Yogi rivela ciò che avvenne realmente durante il tour dell'India 1989-90

Stavo partecipando al tour dell'India 1989-90 quando avvenne qualcosa a cui non avevamo mai assistito in precedenza. Stavamo partecipando ai programmi pubblici di Puna quando un gruppo di manifestanti tra la folla iniziò a protestare. In tutti gli altri posti dove eravamo stati avevamo avuto solamente accoglienza pacifica.

Quando chiedemmo spiegazioni, i dirigenti del tour ci dissero che si trattava di un'organizzazione indiana guidata da un pugno di teppisti che cercavano di creare problemi al seguito di guru rispettabili, ed erano finanziati da Rajneesh e da altri falsi guru di questo tipo. Dato che la protesta era in lingua marathi, dovemmo prendere per buona quella spiegazione. Successivamente ci dissero che la stampa indiana aveva aperto un dibattito, e che Mataji stava vincendo la guerra mediatica. Ora, dopo aver letto le informazioni date su questo sito, mi rendo conto di ciò che avvenne veramente (si vedano gli articoli relativi alla conferenza di Puna).

Nel corso delle due settimane successive, ovunque ci recassimo nello stato di Maharashtra venimmo accolti dalla sgradevole presenza di quei manifestanti: erano rumorosi, ma si mantenevano a distanza.

Una sera, nei dintorni di Brahmapuri, stavamo partecipando ad un affollato programma di intrattenimento prima dell'apparizione pubblica di Shri Mataji. Ero ai margini del pubblico quando vidi arrivare da lontano i manifestanti, che poi con mia sorpresa scomparvero tra la folla. Non riuscivo più a vederli così, preoccupandomi, mi incamminai in quella direzione. Incontrai un signore che poi riconobbi come uno dei dirigenti indiani locali. Mi chiese di non andare in quella direzione, e disse che si erano già occupati del problema. Ignorai la sua richiesta ed andai avanti, fino a che trovai un gruppo di circa 20-30 giovanotti, ragazzi indiani sui 25 anni che facevano parte del gruppo di manifestanti e che erano stati chiaramente malmenati.

Mentre ci stavamo dirigendo verso il luogo in cui doveva svolgersi il programma pubblico di Shri Mataji dalla strada iniziò a farsi avanti una folla davvero arrabbiata. Quando ci videro iniziarono a tirarci sassi. Scoppiò una gran confusione. Nel trambusto che seguì, un yogi anziano scese dal palco e disse a tutti che Mataji aveva detto che i manifestanti dovevano essere picchiati, ordine a cui alcuni Sahaja Yogi obbedirono con violenza.

Continuavano a tirarci addosso sassi, poi alla fine la situazione si placò, ma l'atmosfera rimase tesa. Dopo un po' arrivarono gli autobus e tornammo al campo. Si sparse la voce che tutti quelli che erano rimasti feriti dovevano recarsi nella capanna di Mataji per essere curati. Circa 20 Sahaja Yogi avevano riportato contusioni, alcuni avevano ferite sanguinanti ed un paio avevano costole rotte. Mataji sostenne di aver guarito le ossa rotte (con scarso successo, visto che i medici del vicino ospedale dovettero poi metterci le mani) e si preoccupò di definire la responsabilità dell'incidente.

Con grande sorpresa di chi l'aveva sentita dire di "picchiarli in modo soddisfacente", Mataji negò di aver mai ordinato la violenza, e la persona che l'aveva riferito alla folla venne punita e incolpata per aver erroneamente interpretato le sue parole. Intanto si stava diffondendo la voce che tutti quelli che erano stati colpiti dovevano probabilmente espiare qualcosa, e che le ferite erano solo la conseguenza di un compassionevole trattamento divino...

Cercai di dire a Guido e David Spiro ciò che era realmente accaduto, cioè che l'inizio della violenza era stato ordinato ai Sahaja Yogi locali che poi mi avevano detto di stare zitto. Uno di loro era andato da Mataji e le aveva raccontato gli eventi, e lei aveva detto che non se ne doveva parlare, che non si doveva sapere. Qualche giorno dopo venne da me Guido e mi tenne una lezione sull'importanza della giustizia Divina, e sulla non importanza della giustizia a livello umano.

Su ordine di Mataji venimmo accompagnati all'ospedale dove passammo diverse ore cercando di documentare i danni minori a sostegno di un'azione legale che Mataji progettava di aprire contro il gruppo che aveva organizzato la protesta. Nelle rimanenti due settimane del tour ci recammo in diversi ospedali per farci documentare contusioni e bernoccoli.

Qualche giorno più tardi, arrivati a Ganapatipule per il seminario conclusivo, venimmo raggruppati di nuovo e un avvocato Sahaja Yogi di Delhi ci dette istruzioni. Ci consegnò una dichiarazione dettata da Mataji con le istruzioni su ciò che voleva che dicessimo. Ci disse di riscriverla con parole nostre e di cambiare alcuni particolari in modo che sembrassero testimonianze personali diverse: la dichiarazione sosteneva che un uomo, che si era tenuto ai margini della folla, aveva diretto il lancio delle pietre. Sapevo che si trattava di una bugia, ma il timore e la pressione dei miei compagni e quella dei leaders tenevano in riga tutti quanti, e facemmo ciò che ci dissero di fare. Poi ci recammo alla locale stazione di polizia dove firmammo dichiarazioni giurate che attestavano la veridicità dei nostri racconti.

Non so che cosa sia poi successo, ma dopo aver letto della conferenza di Puna sul sito Facts and Warning, ho pensato che fosse venuto il momento di dire la verità sull'accaduto.

 

Per ulteriori informazioni si veda: http://www.sahaja-yoga.org/

 

Nota di Alessia: Ho deciso di tradurre e riportare alcune testimonianze personali di ex membri. Si tratta di testimonianze critiche e non certo lusinghiere. Naturalmente non mi assumo la responsabilità delle affermazioni fatte dagli estensori di questi scritti, mi sono limitata a tradurli e riproporli, e rimando al sito di provenienza

Mi è stato chiesto più volte: perché riporti solo testimonianze critiche? Esistono tanti membri soddisfatti della loro appartenenza, che potrebbero raccontarti quanto sono felici, realizzati, quanto il loro gruppo li ha fatti star bene.

Non ne dubito. Il fatto è che la reperibilità di tali testimonianze è facile. Siti Web e pubblicazioni ufficiali, facendo domande in uno dei centri del gruppo. Gli organi ufficiali non riportano mai testimonianze di scontentezza, di crisi, di dubbi, di contraddizioni rilevate, di critica. Quasi che non esistessero affatto. Risulta pertanto molto più difficile riuscire a sentire l’altra voce della campana. Altrettanto importante. Chi se n’è andato, chi ha sofferto non ha a disposizione pubblicazioni patinate, centri, ashram. Quando è fortunato ha a disposizione un piccolo sito web, che il più delle volte deve pagarsi di tasca propria, non con le “donazioni” dei seguaci. Quando va male viene definito "apostata", bugiardo, strumento di qualche ipotetico quanto improbabile "complotto" ai danni del guru di turno. Oppure "scemo" per essersi fatto "fregare". «A me non sarebbe mai successo» commenta spesso l'intelligentone di turno. Atteggiamenti che certo non invogliano chi ha sofferto a farsi ferire una seconda volta.

Ecco perché ho deciso di dare voce a queste persone. Lo faccio senza esprimere giudizi di merito, solo come contributo alla riflessione.

Alessia

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