Scientology, “deprogrammazione” e “propaganda nera”

Da un intervento del 1998 sul newsgroup alt.religion.scientology

Note Introduttive:

Autrice: Stacy Brooks Young, scientologista per 15 anni, ha ricoperto incarichi di grande Stacy Brooks responsabilità in alcune branche della Chiesa di Scientology, tra cui Guardian's Office, Author Service Inc. (ASI) - come responsabile della pubblicazione di diverse riviste del gruppo - e Ufficio degli Affari Speciali (OSA), maturando una perfetta conoscenza del modus operandi della dirigenza. Ha lavorato alla Golden Base di Hemet, a diretto contatto con l'attuale capo supremo di Scientology, David Miscavige. A Hemet è stata imprigionata nel "programma di rieducazione" per dissidenti chiamato "Rehabilitation Project Force" o RPF.

È stata a lungo sposata con Robert Voughn Young, 21 anni nell'organizzazione, che tra gli altri incarichi ha ricoperto quello di portavoce di Scientology per gli Stati Uniti d'America. Entrambi hanno lasciato Scientology nel 1989, dopo una fuga rocambolesca.

Stacy Brooks è una nota voce critica della Chiesa di Scientology e sicuramente una delle più molestate. Per sapere come e perché si concretizzano le molestie nei confronti dei critici, credo sia di fondamentale importanza la lettura della testimonianza giurata del 1994 rilasciata dall'ex marito, Voughn, e allegata ad un procedimento penale: “Il "Fair Game” di Scientology. Molte altre testimonianze e racconti delle molestie subite, comprese le più recenti, possono essere reperite in rete, in inglese, facendo una ricerca a nome “Stacy Young”, per esempio su Google. Un esempio di che cosa deve subire un critico attivo di Scientology è questo volantino distribuito tra i vicini degli Young. Non è che uno tra i tanti che vedono per protagonista la Brooks.

È usanza abbastanza diffusa tra numerosi membri di diverse "sette distruttive", e tra alcuni loro sostenitori, accusare di "deprogrammazione" chiunque cerchi di intervenire su un membro presentando quella serie di informazioni sul suo gruppo a cui non può avere normalmente accesso, perché esiste un preciso divieto, in modo che il seguace possa fare una scelta informata di appartenenza.

In passato effettivamente si sono usate tecniche di cosiddetta "deprogrammazione coercitiva" che implicavano l'allontanamento forzato del membro e il trattenerlo contro la sua volontà, prassi sicuramente lesiva dei diritti umani e contraria sia alla legge che alla morale. Ma già da una ventina di anni la procedura di assistenza ha preso una strada molto diversa. È innegabile però che, ancora oggi, qualche persona di pochi scrupoli agisca ancora in questo modo, il che non significa che sia prassi accettata e comunemente usata. Come in tutti i gruppi umani, anche tra chi si interessa di problematiche settarie ci sono i professionisti, gli improvvisati, i dilettanti e i cialtroni.

Il fatto che alcuni NMR e loro sostenitori continuino a parlare indiscriminatamente di "deprogrammazione" quando si cerca di intervenire in modo rispettoso dei diritti umani e della legge su un membro di un gruppo controverso, senza fare doverose distinzioni, la dice lunga sia sulla serietà del gruppo e relativi sostenitori, sia sulla loro reale volontà di dialogo.

Le foto di Stacy che ho inserito sono © Bob Minton e provengono da questo sito, dove potrete trovare moltissime altre immagini, e sono state scattate in occasione del “Lisa Memorial Day” a Clearwater nel dicembre 1998.

Alessia

 

Scientology, attraverso il suo Ufficio degli Affari Speciali, sta diffondendo nel mondo la notizia secondo cui sarei impegnata in deprogrammazione forzata. Nelle ultime due settimane operativi dell'OSA mi hanno letteralmente inseguita per tutto il paese. Conoscevano i miei piani di volo, si sono presentati all'aeroporto dove atterravo. Sapevano in quale hotel avrei alloggiato e hanno bussato alla mia camera d'albergo. Mi hanno molestata mentre pranzavo e hanno interrotto la mia cena facendomi fotografie.

Che cos'ho fatto per causare tanto scompiglio? Sono rimasta a chiacchierare con una giovane scientologista e le ho raccontato le mie esperienze dirette in Scientology. Le ho dato qualche informazione. Tutto qui. Dopo aver avuto queste informazioni, la ragazza ha deciso che non voleva più rimanere in Scientology. Nessuna forza, violenza, nessuna coercizione. Solo un libero flusso di informazioni. Libertà di scelta.

Questo significa forse “deprogrammazione” o, ancora peggio, “deprogrammazione forzata”? Io non lo credo davvero. Personalmente la descriverei come una conversazione tra due adulti che esercitano il loro diritto di libertà di parola e di pensiero. Ma lasciate che vi racconti l'intera storia di che cosa ha tanto spaventato OSA; poi voi tutti, scientologisti e non scientologisti, deciderete da soli.

Ho appena passato qualche giorno a New Orleans con una famiglia meravigliosa, i Wessel. Circa un anno fa Lara, la figlia 27enne, fu reclutata in Scientology e la sua famiglia assisteva allarmata al modo in cui la loro vivace figlia veniva avviluppata dall'organizzazione. Era stata un'aspirante attrice molto dotata, ma una volta entrata in Scientology aveva completamente abbandonato la carriera. La famiglia era molto unita, ma Lara era diventata distante. Tutto ciò di cui riusciva a parlare era Scientology. La sua famiglia temeva di perderla per sempre.

Il padre di Lara, Dave, aveva alcuni amici vagamente a conoscenza della rete di persone che trattano il problema delle sette. Contattò parecchi amici che lo misero in contatto con Monica Pignotti [1], un'assistente d'uscita di New York, e Paul Grosswald [2], un ex scientologista sempre di New York. Monica mi chiese di partecipare perché sapeva che recentemente avevo aiutato un'altra ragazza che aveva lasciato Scientology, ma quando ne era uscita era in pessimo stato sia emotivo che psicologico. Mi ero recata sulla costa orientale per passare qualche tempo con lei ed ero riuscita ad aiutarla, e aiutare la sua famiglia, semplicemente perché avevo tante informazioni su ciò che succede, e come ci si sente dentro.

Così dopo una lunga conversazione Dave, il padre di Lara, mi chiese di recarmi a New Orleans perché pensava che potessi riuscire a dare alcune informazioni utili che Lara avrebbe potuto usare per prendere una decisione su ciò che voleva fare.

Arrivai il martedì (prima di Monica e Paul) e passai la serata con la famiglia di Lara al completo – i genitori, la sorella con la sua famiglia, il fratello e famiglia, la zia e lo zio. Era veramente bello vedere quanto tutti amassero Lara. È molto fortunata ad avere una famiglia che si interessa a lei. Mi fecero molte domande a cui risposi al meglio delle mie possibilità. Lara era stata a casa per circa due settimane, in occasione del festival jazz di New Orleans, e tutta la famiglia era stata sulle spine nel cercare di non mostrarsi antagonista verso Scientology. Era stato molto stancante per tutti.

Lara aveva cercato insistentemente di reclutare in Scientology l'intera famiglia, che aveva rifiutato nel modo più educato possibile. Voleva che i suoi familiari facessero corsi alla missione di Baton Rouge ed era sicura che, dopo averli fatti, avrebbero capito perché era pronta a dedicare i successivi miliardi di anni alla Sea Orgatization, gruppo di élite di Scientology. Nonostante fossero terrorizzati i familiari avevano cercato di non darlo a vedere. Al contrario il fratello Kris a la zia Shirley avevano usato ogni occasione possibile per chiederle se non avesse voluto parlare dell'altra versione della storia di Scientology. Mi dissero che Lara aveva accettato di incontrare qualcuno. Tutta la famiglia fu d'accordo nel dire che Lara da sempre pensava in modo indipendente, e speravano che la sua forza le avrebbe permesso di ascoltare informazioni legittime, anche se negative, su Scientology.

Ma adesso che era arrivato il momento la famiglia era estremamente nervosa e volevano essere sicuri di sapere cosa fare. Il progetto era che suo fratello Kris e zia Shirley, le persone di cui Lara si fidava di più, il giorno seguente la portassero a pranzo fuori e le dicessero che il padre aveva invitato a New Orleans alcune persone che potevano darle nuove informazioni su Scientology, se solo lei avesse avuto voglia di ascoltare. La famiglia era particolarmente preoccupata su questo punto. E se lei si fosse arrabbiata e avesse detto di no? Se questo l'avesse spinta ancora più profondamente dentro Scientology peggiorando la situazione?

Da quello che mi avevano raccontato di Lara non pensavo che potesse rifiutare. Amava a sufficienza la famiglia per accettare di ascoltare l'altra versione della storia se, per la famiglia, fosse stato davvero importante. Mi sembrava anche che avesse già iniziato ad avere qualche dubbio sulla sua appartenenza. Non l'avevo ancora incontrata, ma sentivo che era una ragazza di forte volontà, con una mente propria. Pensavo che esistessero buone possibilità che avrebbe accettato di stare a sentire che cosa avevamo da dire.

Alla fine della serata la famiglia si sentiva abbastanza tranquilla perché si era resa conto che non c'era nulla di misterioso in quanto stava per accadere. Se Lara avesse accettato di parlare con noi le avremmo dato informazioni a cui non aveva avuto accesso come scientologista, e con quelle informazioni sarebbe stata nella posizione per fare una scelta informata sul restare o meno in Scientology. Se avesse rifiutato ce ne saremmo andati. Tutto qui. Ma, dissi loro, avevo fiducia che avrebbe accettato, forse per la combinazione di amore per la sua famiglia e la curiosità di sapere che cosa avessimo da dirle.

Il mattino seguente arrivarono Monica e Paul; ci incontrammo all'hotel mentre Lara usciva a pranzo con il fratello e la zia. All'avvicinarsi del momento dell'appuntamento ci recammo a casa dei genitori di Lara, sperando che ci avrebbe raggiunti presto. Parlammo un po', cercando di non essere nervosi, ma saltammo tutti in piedi quando suonò il telefono. Era Kris, il fratello di Lara. Aveva accettato di incontrarci, e stavano arrivando. Sospirammo tutti di sollievo. Il primo passo era fatto!

Kris, Shirley e Lara arrivarono in pochi minuti. Lei si diresse verso di me, mi strinse la mano e disse cordialmente «Ciao, sono Lara. Piacere di incontrarti». Fece lo stesso con Paul e Monica. Le chiesi se si sentisse nervosa e mi disse «Sì, credo di esserlo un po', ma mi interessa ascoltarvi. Iniziamo».

Cominciammo col presentarci e col raccontarle brevemente le nostre rispettive storie in Scientology. Monica c'era rimasta per sei anni, ed era stata sulla nave con Hubbard. Paul c'era rimasto solo sei mesi, ma era entrato nella Sea Org di New York, dove era anche Lara, così avevano avuto esperienze simili e conoscenze in comune. Io c'ero rimasta 15 anni, prima alla Advanced Organization di Los Angeles poi al Guardian's Office, alla Author Services, Inc., e infine all'Ufficio degli Affari Speciali (OSA).

Monica e Paul raccontarono le loro esperienze, e la risposta di Lara fu del tipo «OK, ma sono cose che possono capitare ovunque. Nessuna organizzazione è perfetta. Non cambia il fatto che Scientology aiuta un sacco di gente». Dissi «È vero, e anche io la pensavo esattamente allo stesso modo. Ma ho vissuto in prima persona cose che alla fine mi hanno costretta a rivedere il mio rapporto con Scientology. Vorrei condividere con te quelle esperienze, in modo che tu possa avere un quadro chiaro del tipo di organizzazione in cui sei coinvolta». Lei alzò le spalle dicendo «va bene, ascolto volentieri».

Passai i successivi 45 minuti raccontando alcune delle esperienze che avevo vissuto in Scientology. Le parlai del fatto che in tutti gli anni di appartenenza al gruppo avevo sempre creduto che se solo fossi riuscita ad arrivare a livelli sufficientemente alti avrei visto praticare Scientology nel modo in cui pensavo dovesse essere, cioè basata sulle policy che avevo letto. Ma dopo aver percorso tutta la scala della gerarchia, lavorando direttamente con David Miscavige, avevo scoperto che tra i ranghi alti le cose erano sicuramente peggiori che tra quelli inferiori. Le raccontai alcune delle cose che avevo visto fare da Miscavige agli staff, alcune delle cose che mi aveva ordinato di fare allo staff e che mi ero rifiutata di fare, e le raccontai ciò che mi spinse a rifiutare di lavorare con lui, cosa per cui fui spedita sul RPF.

Quando conclusi il mio racconto Lara decise di non voler appartenere ad un gruppo in cui le persone venivano maltrattate come lo ero stata io, o come lo erano state altre persone che avevo descritto. Questo è quel che è successo. Le abbiano dato informazioni che prima non conosceva. Anche Monica e Paul le raccontarono la loro esperienza, non solo in Scientology ma anche su cos'è e come funziona il controllo mentale. E questo è quanto abbiamo detto, e che ha indotto Lara Wessel a decidere di non voler più essere una scientologista.

Lara ha preso la sua decisione mercoledì sera, 6 maggio, lo stesso giorno in cui le abbiamo parlato. Il giorno seguente, giovedì, eravamo tutti a casa di sua sorella per guardare alcuni video di programmi su Scientology e il controllo mentale quando il padre arrivò con la notizia che due scientologisti si erano presentati alla porta di casa cercando Lara. Gli aveva detto che la ragazza era fuori città per qualche giorno, e pensava che questo sarebbe stato sufficiente per farli andare via. Naturalmente, come avremmo presto scoperto, questa cosa alimentò semplicemente la loro paranoia che Lara stesse subendo una “deprogrammazione forzata”.

Giovedì sera la zia sorprese tutti con i biglietti per l'orchestra di New Orleans. La musica fu superba e ci divertimmo molto, in particolare Lara che disse di essere molto contenta di essere tornata alla sua vita normale. Dopo lo spettacolo eravamo d'accordo di andare a cena con suo fratello e la moglie, ma quando Lara lo chiamò le raccontò una storia incredibile.

La polizia di New Orleans e un'ambulanza erano arrivate a casa dei genitori a sirene spiegate. La polizia aveva ricevuto una telefonata anonima che informava che nella casa qualcuno si stava suicidando. In casa non c'era nessuno (visto che eravamo tutti a teatro) così la polizia era entrata e aveva effettuato una perquisizione. Non trovando nessuno, se n'era andata.

Avevamo avvertito i Wessel che Scientology non avrebbe creduto al fatto che Lara avesse deciso da sola di andarsene, che sarebbero stati convinti che vi era stata costretta in qualche modo. Ma anche noi rimanemmo sbalorditi dal fatto che Scientology si fosse spinta a questo punto. Lara e suo padre andarono alla polizia ed entrambi rilasciarono dichiarazioni su che cosa stava succedendo. Lara mise per iscritto che aveva parlato con noi di sua spontanea volontà, che non era stata costretta in alcun modo, e che aveva deciso di lasciare Scientology unicamente sulla base delle informazioni che le avevamo dato.

Tutti pensavamo che sarebbe finita lì, ma ci sbagliavamo. La sera seguente, venerdì, Monica, Paul e io stavamo rientrando all'hotel, e Lara e i genitori erano andati a dormire alle 22,30. Verso le 23,30 Lara fu svegliata da luci lampeggianti alle finestre e dal campanello che suonava ripetutamente. Aveva paura che un elicottero di OSA stesse venendo a prenderla e corse al piano superiore nella stanza dei genitori. Svegliò il padre che scese e scoprì diversi poliziotti davanti la porta d'ingresso.

Raccontarono di aver ricevuto una telefonata anonima che qualcuno, in quella casa, veniva trattenuto contro la sua volontà, e volevano entrare per controlli. Il padre di Lara rispose che erano benvenuti, di entrare pure, ma che pensava di sapere che cosa stesse accadendo e spiegò loro la storia di Lara e di Scientology. Poi chiamò la ragazza che, in pigiama, spiegò di non essere trattenuta contro la sua volontà, di amare i genitori e di essere molto contenta che l'avessero aiutata a uscire da Scientology. A questo punto i poliziotti si arrabbiarono per essere stati evidentemente manipolati, e uno di loro disse al padre che se avesse avuto altri problemi avrebbe fatto in modo che i colpevoli fossero arrestati.

A questo punto tutta la famiglia Wessel era davvero attonita ed allarmata. Sicuramente Lara stava assistendo con i suoi occhi alla parte di Scientology che non aveva mai visto prima. Spiegammo che è letteralmente impossibile che uno scientologista accetti il fatto che qualcuno possa fare la scelta informata di andarsene. Crede fermamente che il solo motivo per cui una persona nella posizione di Lara lascia Scientology è perché è stata costretta a farlo, ammanettata, imbavagliata e trattenuta contro la sua volontà. Così questa gente stava orchestrando tutti questi incidenti credendo sinceramente di aiutare Lara a fuggire dal branco di malvagi deprogrammatori. La famiglia scosse la testa stupita.

Sabato Monica e Paul se ne andarono, e Lara ed io ci prendemmo una giornata di relax. Pranzammo alla House of Blues e mi portò un po' in giro per New Orleans. Poi tornammo al mio hotel per guardare insieme un paio di video che non aveva avuto ancora la possibilità di vedere. Verso le 20,30 bussarono pesantemente alla porta. Aprii e mi trovai davanti due donne robuste, molto serie. Una di loro mi spinse da parte e sgomitando attraverso l'ingresso disse «Siamo qui per vedere Lara Wessel. Dov'è?» Lara ed io ci guardammo incredule. Altri scientologisti! Non volendo essere maleducata invitai la donna ad entrare e presentai Lara e me. Le due donne sembrarono sorprese dal mio invito ma entrarono, visibilmente a disagio. Chiesi come si chiamavano. «Mary», disse quella dai capelli scuri. «Tracy» rispose la bionda. «Nessun cognome?» domandai. Tracy rispose: «Non hai bisogno di sapere i nostri cognomi.»

Le invitai a sedersi sul letto e lo fecero, e rimanemmo a chiacchierare per un bel po'. Lara raccontò quanto era accaduto – che aveva ricevuto informazioni su Scientology che non aveva mai avuto prima, e su quelle informazioni aveva deciso di non volerci avere più niente a che fare. Questo per Mary e Tracy era completamente inaccettabile. Ma come, Lara non si rendeva conto che qualsiasi cosa una come me potesse dirle erano menzogne? Lara rispose che non pensava che nessuno di noi le avesse mentito, e le invitava ad ascoltare le stesse cose. Tracy rispose con disgusto «Non voglio sentire le sue bugie».

Riuscii a sapere che entrambe erano pubblico sulle linee della Missione di Baton Rouge. Spiegai loro che al loro livello non potevano sapere il tipo di esperienza che avevo avuto negli alti livelli dirigenziali di Scientology, e che molto di quanto avevo visto mi aveva portata a rendermi conto che Scientology non era ciò che pensavo che fosse.

Tracy si voltò verso Lara e incredibilmente disse: «Ascolta, che cosa succederebbe se tu fossi una cattolica e scoprissi che il Papa si scopa qualche suora del convento? Ti impedirebbe di essere una devota cattolica e di avere i benefici del cattolicesimo? Bene, non ha importanza ciò che avviene nella dirigenza di Scientology. Puoi ancora avere vittorie e procedere sul Ponte della Libertà Totale. Che differenza fa per te, o per la tua vita, quello che il management sta facendo?»

Rimanemmo un momento senza parole di fronte a questa candida uscita. Mi ripresi per prima e dissi «Tracy, come devota cattolica non sentiresti qualche responsabilità almeno nel rendere noto al Papa che non approvi questa condotta? Non ti sembrerebbe incredibilmente ipocrita se il Papa scopasse questa suora mentre insiste che i tutti cattolici del mondo devono rispettare la santità del matrimonio? Personalmente ho pensato che se la dirigenza di Scientology era così corrotta come ho scoperto essere, non potrei perdonare il loro comportamento continuando ad essere una scientologista».

Ovviamente Tracy si rese conto di aver preso un granchio con l'analogia che aveva fatto a proposito del Papa e la suora. Cercò di cambiare argomento tornando alla mia mancanza di credibilità, ma Lara la interruppe. «Non credo che tu ti renda conto» disse «che non siete state le sole ad aver fatto visita a me e alla mia famiglia». Le raccontò tutti gli avvenimenti degli ultimi giorni, compresa la polizia e i lampeggianti, le sirene che l'avevano svegliata di notte, e come tutto questo avesse spaventato lei e la sua famiglia. «Devo dirti che vi state inavvertitamente facendo carico di molestia e invadenza nella privacy mia e della mia famiglia». A questo punto le due donne si guardarono a disagio, e si alzarono. «È stato molto gentile da parte tua invitarci nella tua stanza» mi disse Tracy«Credo che per noi sia il momento di andare».

Mary ci chiese se volevamo vedere un video con la loro versione della storia. Accettammo. Disse che ce l'avrebbe portato, e se ne andarono.

Il mattino seguente giunse il momento dei saluti. Fu una partenza triste perché io e Lara c'eravamo trovate molto bene. Ma promettemmo di rivederci presto.

Una troupe televisiva svedese mi aveva chiesto di incontrarli a Washington, D.C. per un'intervista, così salii sull'aereo. Il viaggio a New Orleans mi aveva davvero svuotato emotivamente. Sedendomi al mio posto mi sentii improvvisamente esausta. Volevo una serata rilassante in hotel. Ma così non doveva essere.

Quando scesi dall'aereo a Washington vidi Sylvia Stanard dell'ufficio degli Affari Pubblici OSA D.C. venire verso di me. Sylvia ed io ci conoscevamo fin dalla fine degli anni '70. «Sylvia!»le dissi mentre mi si avvicinava. «Come mai mi vieni a prendere all'aeroporto?». Lei rispose «Ho sentito che adesso sei nel ramo delle deprogrammazioni forzate, Stacy. Volevo essere sicura che non stessi progettando di rapire qualcuno del mio staff». Vedevo che era assolutamente seria, e non riuscivo a crederci. «Che cosa fai qui a DC se non sei qui per deprogrammare qualcuno?» Le spiegai che ero lì per un'intervista con la TV svedese, ma non mi credette. «Perché vorrebbero intervistarti? Non sai nulla della situazione in Svezia» mi disse guardandomi scettica. «No, non sei qui per questo». Stacy Brooks

Cercai di dirle che tutto quel che avevo fatto a New Orleans era stato dare a Lara informazioni che le avevano permesso di fare la sua scelta, ma fu presto chiaro che Sylvia non mi credeva, qualsiasi cosa le avessi detto. Adesso ero un deprogrammatore a forza, punto e basta. Poi cambiò argomento. Voleva sapere che cosa mi avesse fatto lasciare Scientology, così la invitai a venire con me in albergo. Le raccontai l'intera storia di Vaughn che era stato picchiato da Norman Starkey [3], di come Marion Dendiu, all'epoca Ufficiale dell'Org alla ASI, avesse portato Vaughn nel suo ufficio e l'avesse assegnato a condizioni inferiori [4] per aver sconvolto Norman a tal punto da fargli perdere le staffe. Sylvia pensava chiaramente che le stessi mentendo.

Quando arrivammo al mio albergo ricominciò a preoccuparsi del fatto che secondo lei stavo per rapire il suo staff per deprogrammarlo. «Stacy» disse «Voglio che mi guardi dritta negli occhi e mi prometti che non rapirai nessuno mentre sei qui». Ero così esasperata che telefonai a Lara e le chiesi di dire a Sylvia che cos'era successo a New Orleans. Parlarono per circa un quarto d'ora, mentre io aprivo la valigia. Sylvia sembrò sorpresa che non mi preoccupassi del fatto che parlava con Lara, ma pensavo: perché no? Forse qualcosa che potevamo dirle l'avrebbe raggiunta, facendola riflettere. C'è sempre questa speranza.

Quella sera Sylvia ed io ci salutammo cordialmente. Mi disse che le avrebbe fatto piacere rivederci mentre ero a DC. Ne fui contenta, ma il risultato fu molto diverso da quanto mi aspettassi.

Il giorno seguente incontrai Joachim e Phillip della televisione svedese. Filmarono l'intervista nella lobby del Renaissance Hotel, dopo di che andammo a pranzo nel ristorante dell'albergo. Avevamo appena ordinato quando Sue Taylor e Alex Jones di OSA DC si presentarono al nostro tavolo e iniziarono a molestarci. Naturalmente Phillip prese la telecamera e cominciò a filmare. Ero sorpresa dal fatto che Sue fosse così maleducata con Joachim, ben sapendo di essere ripresa e che tutto sarebbe apparso alla TV nazionale svedese. Alla fine li convincemmo ad andarsene e lasciarci finire il pranzo, ma dopo dieci minuti Sue, Alex e Sylvia tornarono al nostro tavolo. Ci stavano addosso e non riuscivamo a mangiare. Mi scusai e andai a chiedere alla sicurezza dell'albergo di accompagnarli fuori perché ci stavano chiaramente molestando. Tornai al tavolo e mi sedetti. Poco dopo arrivò l'uomo della sicurezza che pacatamente disse a Sue Taylor, «Se non ve ne andate immediatamente vi aiuterò io ad uscire» e a questo punto lasciarono l'hotel.

Bob Minton [5] era a DC per altri affari, e io non avevo mai incontrato Arnie Lerma [6] di persona così il martedì sera Bob ci portò entrambi a cena fuori in modo che potessimo finalmente conoscerci. Ci stavamo divertendo quando improvvisamente Matt Braschi, uno dei più boriosi operativi di OSA, si presentò al nostro tavolo e iniziò a farci delle foto. Si comportò in modo assolutamente offensivo. Mi alzai e convinsi Matt a sedersi vicino a Bob in modo che potessi fotografarli insieme. Mi porse la macchina fotografica e io la diedi immediatamente al maitre che la portò in cucina per disporne in seguito. Matt schizzò in piedi e lo rincorse, facendo un'incredibile scenata nel ristorante. Ben presto riemerse con la sua macchina fotografica e scappò fuori, accusandomi di furto.

Il mio viaggio era giunto a termine. Tutti questi scontri con gli scientologisti mi avevano esaurita. Mi addormentai nel momento stesso in cui l'aereo decollò e non mi svegliai che all'annuncio del pilota che stavamo per atterrare a Seattle. Non vedevo l'ora di arrivare a casa e rilassarmi. Uscii dall'aereo e mi diressi al terminal. La prima persona che vidi fu Vaughn, e la cosa successiva di cui mi resi conto fu che Ann Ruble, la DSA Seattle [Direttore degli Affari Speciali di Scientology], stava avanzando tra me e Vaughn rendendomi impossibile salutarlo. Con lei c'era un uomo chiamato Larry qualcosa - mi sfuggì il cognome. Credo che non mi sarei dovuta sorprendere, ma lo fui. Non riuscivo a credere che fossero lì. Mi resi conto di essere stata letteralmente pedinata attraverso tutto il paese. Sapevano quali voli avrei preso, sapevano in quali hotel sarei scesa, addirittura il numero della stanza. Era davvero sconvolgente rendermi conto che ero stata tallonata così da vicino da questa gente.

«Stacy» disse Ann. «Sylvia ha chiamato dicendo che le avevi promesso di telefonarle e farle sapere in anticipo prima di deprogrammare i suoi staff di DC. Voglio che mi prometti la stessa cosa qui a Seattle». Questa gente aveva colto Vaughn di sopresa. Non si era reso conto che fossero scientologisti ma quando lo capì andò su tutte le furie. Voleva chiamare la sicurezza dell'aeroporto per farli accompagnare fuori. Lo convinsi a lasciarmi parlare qualche minuto con Ann, ma lei fu davvero sgarbata e chiaramente era lì al solo scopo di molestarmi e farmi paura. Mi disse «Stacy, conosci Rick Ross, vero? Non vuoi che ti succeda la stessa cosa qui nello stato di Washington, vero?» Vaughn, nel sentire queste cose, le chiese se era tra chi aveva ordinato la distribuzione di volantini inneggianti all'odio contro di noi nella città di Vashon, e se era tra chi aveva ordinato di rapire e picchiare il nostro cane fino quasi ad ammazzarlo. Negò di essere al corrente di queste cose, e negò addirittura di sapere chi è l'investigatore privato David Lee.

È possibile che non fosse stata lei la responsabile delle molestie di cui eravamo rimasti vittima, e che non ne fosse stata informata, se non per quello che la stampa locale aveva scritto. Probabilmente tutte le operazioni erano state dirette da Los Angeles. Non credo che Ann avrebbe avuto lo stomaco di giocarci quei tiri di cui eravamo rimasti vittime, di sicuro non credo che avrebbe perdonato le torture al nostro cane Mac. È fondamentalmente una persona premurosa che pensa di stare aiutando il prossimo con la sua appartenenza a Scientology. È una sempliciotta.

Intanto Lara Wessel è elettrizzata all'idea di essersi riappropriata della sua vita. Non vede l'ora di tornare alla carriera di attrice. È contenta di essere riuscita a rivedere gli amici. Si sta informando sul controllo mentale in modo da non cascarci più. È molto sollevata all'idea di aver ripreso il controllo dei suoi pensieri.

Dopo questa esperienza mi è molto più chiaro che mai che la libertà di parola e la libertà di pensiero sono i mortali nemici del totalitarismo. Nessuna sorpresa che Scientology voglia distruggere Internet. Nessun sistema di governo totalitario può sopravvivere ad un flusso informativo continuo. Non mi meraviglia che Scientology abbia così paura che uno dei suoi membri possa sedersi a chiacchierare con me. Dio vieta allo scientologista di aver accesso a informazioni che non siano sotto il controllo dell'organizzazione. Dio vieta agli scientologisti di cominciare ad esercitare i loro inalienabili diritti di libertà di parola, pensiero e associazione.

Spero di avere altre possibilità di fare quattro chiacchiere con degli scientologisti. Sarei più che felice di condividere la mia esperienza e punti di vista con qualsiasi scientologista interessato in quel che ho da dire. Potete trovarmi al 206-463-6809. Sentitevi liberi di chiamarmi a qualsiasi ora del giorno o della notte.

Stacy Young

© per la traduzione in italiano: Alessia Guidi
Vi prego di completare e approfondire l'argomento visionando il volantino offensivo contro Stacy Brooks Young, e leggendo le note allegate.

 
 
Note:

1. Monica Pignotti ha scritto due importanti saggi: Le Mie Nove Vite in Scientology, e Uso del Controllo Mentale in Scientology.

2. Paul Grosswald è uscito da Scientology nel 1990, dopo l'incontro con Monica Pignotti. Il racconto di quell'esperienza si può leggere qui: Come ho lasciato Scientology.

3. Ancora oggi uno dei massimi responsabili di Scientology.

4. L'"Etica" di Scientology funziona in base a "condizioni", ognuna delle quali prevede una "formula" da seguire per tornare a condizioni superiori. Essere assegnati a "condizioni inferiori" significa essere severamente puniti e dover "espiare" per tornare nelle grazie dei superiori. Le "formule" sono molto più severe per lo staff dell'organizzazione, in modo particolare per i membri della Sea Org, come era Robert Voughn Young.

5. Bob Minton è un miliardario di Boston. Ha speso oltre 2,2 milioni di dollari per sostenere critici della chiesa coinvolti in cause civili, e ha contribuito al pagamento delle spese per il procedimento intentato dalla famiglia di Lisa Mc Pherson contro Scientology. Alcune delle molestie a lui dirette si possono leggere nell'articolo: Quando Scientology va in tribunale ama giocare pesante, molto pesante.

6. Arnie Lerma è un ex scientologista che ha lasciato da tempo l'organizzazione, dopo aver lavorato a fianco di Hubbard e avere avuto una relazione molto osteggiata con una delle sue figlie. Gestisce un sito critico, è stato condirettore di FACNet e «Sabato 12 agosto 1995 ad Arlington, Virginia, lo schietto critico di Scientology Arnie Lerma stava bevendo il suo caffè mattutino quando qualcuno bussò alla porta. Agenti federali e investigatori privati assunti da Scientology si trattennero per tre ore, esaminando documenti e files privati prima di andarsene con i suoi computers, l'agenda Rolodex e le braccia cariche di documenti e libri personali». Parte della sua storia può essere letta nell'articolo Quando Scientology va in tribunale ama giocare pesante, molto pesante.

 
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