Il Messaggero, 26 luglio 1999

L’INTERVENTO

Testimoni di Geova, chi frena l’intesa con lo Stato

di LUIGI MANCONI

Quanto segue potrebbe avere il seguente titolo: Come si costruisce il pregiudizio. Ovvero, come si organizza il consenso intorno a un atteggiamento di ostilità: nei confronti di un singolo o di un gruppo, di un’idea o di una etnia, di una minoranza o di una cultura.

Nel caso in questione, parliamo del pregiudizio verso i testimoni di Geova. Nei loro confronti l’ostilità (o perlomeno la disapprovazione) è robusta e diffusa. Le ragioni sono tante. La prima riguarda il tipo di proselitismo cui si dedicano: è un’attività di apostolato, la loro, condotta per le strade e presso le case private, con modalità ormai sconosciute alle consuetudini di gran parte del nostro paese. Si tratta di modalità che risultano, in genere, "fastidiose" per persone - quali noi tutti siamo - disabituate all’incontro imprevisto, alla comunicazione non sollecitata, alla relazione estemporanea; e per persone - quali noi tutti siamo - che organizzano meticolosamente la propria vita e il proprio tempo. Aggiungete a ciò che, come tutte le minoranze (non solo religiose), i testimoni di Geova hanno uno stile pedante-ossessivo e il risultato sarà, fatalmente la vasta impopolarità di cui godono.

Non solo: un paese come il nostro, largamente (anche se residuamente) monoreligioso, tende a essere, se non intollerante, certo insofferente verso le confessioni minori. Ma a queste considerazioni generali, ne va aggiunta un’altra. I mezzi di informazione si interessano dei testimoni di Geova solo in una circostanza: quando si verifica un conflitto tra appartenenti a quella confessione e un medico, a proposito di emotrasfusioni. In sostanza, come sa qualunque lettore di giornali, periodicamente accade che genitori di minori si oppongano alla trasfusione di sangue per i propri figli, a causa di motivazioni religiose. Il tema è, evidentemente, delicatissimo.

Per quanto riguarda gli adulti, infatti, il rifiuto delle emotrasfusioni rientra nel «diritto a libere scelte in materia sanitaria» (Consiglio di Stato), protetto dalla Costituzione - e puntualmente ribadito e argomentato dalla Corte Costituzionale - e tutelato da più leggi ordinarie e dalle convenzioni internazionali. Per quanto riguarda i minori, l’orientamento della Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova sembra indirizzarsi verso una mediazione accettabile: in caso di emergenza, decida il medico nella piena autonomia della sua valutazione scientifica e terapeutica. In casi non di emergenza decida un collegio medico, dove la pluralità delle opinioni garantisca maggiore affidabilità alla scelta da assumere.
Impostata in questi termini, la questione in apparenza dirompente può essere disinnescata. Tanto più se si tiene nel dovuto conto che cominciano a diffondersi metodiche scientifiche alternative alle emotrasfusioni; e che questo induce, nel complesso, a una maggiore prudenza nel ricorso a quelle tecniche.

In ogni caso, l’impostazione data a questo "dilemma tragico" (ovvero il conflitto tra diritto alla salute e libertà di cura) mi sembra condivisibile: tale da indebolire, se non superare completamente, una delle radici fondamentali del pregiudizio contro i testimoni di Geova; e tale, probabilmente, da accelerare l’iter (oggi lentissimo) della firma dell’intesa tra Stato italiano e Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova, così come è già avvenuto per altre confessioni. E, invece, mentre fa passi avanti il percorso dell’intesa con i Buddisti, quello con i Testimoni di Geova sembra incontrare resistenze assai più aspre.

Quel pregiudizio contro i Testimoni è, dunque, assai più radicato, penetra nelle nostre istituzioni, s’incrocia con l’opposizione della Chiesa cattolica. È una ragione in più affinché si lavori per superarlo. Non si cambia la testa delle persone con le buone parole e con le nobili intenzioni, e nemmeno con le leggi sagge. Ma il compito dello Stato non è quello di "educare" i cittadini: è quello, piuttosto, di "rimuovere" le condizioni che riproducono discriminazioni e disparità.
 

nota di Alessia

Leggendo questo intervento di Luigi Manconi (penso si tratti del Senatore Verde Manconi, anche se non è specificato) mi chiedo se si sia soffermato a leggere l'interrogazione parlamentare presentata il novembre scorso dai suoi colleghi, e soprattutto se si sia mai chiesto, al di là dei luoghi comuni di cui questo suo autorevole intervento è infarcito, quali sono le reali motivazioni per cui l'intesa con lo Stato che lui auspica sia "rallentata". E mi chiedo soprattutto se abbia riflettuto su queste parole «si chiede di sapere: se la negazione dei principi di appartenenza alla Nazione e il disconoscimento dello Stato e delle istituzioni, che si sostanzia con la regola imposta agli adepti di rifiutare [...] i giuramenti di fedeltà allo Stato e alle sue leggi non configuri la cosiddetta Congregazione dei testimoni di Geova, per caratteristiche strutturali ed ideologiche, come incompatibile con le norme e lo spirito della Carta costituzionale [...]» che rientrano tra i principali motivi di preoccupazione e di "rallentamento" dell'intesa che Manconi auspica.

È curioso notare come Manconi lamenti "stereotipi" che secondo lui alimenterebbero il "pregiudizio", mostrando la stessa identica superficialità di analisi che condanna in chi, secondo lui, si renderebbe colpevole di "insofferenza" se non addirittura di "intolleranza".

Credo che "tolleranza" non significhi dar ragione a chi dice «ho ragione perché sì», ma che implichi prima di tutto il rispetto delle regole del vivere civile e del prossimo. Chi rivendica diritti deve innanzitutto prendere coscienza dei propri doveri nei confronti della comunità da cui pretende diritti. In caso contrario non di tratta di "tolleranza", ma di demagogia.

Mi piacerebbe che un Senatore della Repubblica mi spiegasse in parole brevi perché lo Stato dovrebbe firmare un'intesa con chi non riconosce la sua autorità.

Forse Luigi Manconi proviene dalla stessa "scuola" del suo collega di partito Edo Ronchi, che a quanto pare accetta allegramente premi dal CCDU, gruppo di facciata della Chiesa di Scientology?

 
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